updated 5:12 PM UTC, Jan 15, 2021

Lavoro, i danni del Covid: colpite 12 milioni di persone. L'allarme del Cnel: "Con la fine della Cig e del blocco dei licenziamenti situazione esplosiva"

Pandemia e lockdown hanno messo in crisi un numero impressionante di lavoratori dipendenti e autonomi. Donne e giovani pagano il prezzo più alto. Previsto un aumento dell'economia sommersa e del lavoro nero. Treu: "Sono aumentate le diseguaglianze, serve più coesione sociale"


Coronavirus: il protocollo di sicurezza dei lavoratori aggiornato

Il mercato del lavoro "all’inizio del 2021 presenta più ombre che luci" e "la situazione è destinata molto probabilmente ad accentuarsi e diventare ‘esplosiva’ con l’interruzione della cassa integrazione e la fine del blocco dei licenziamenti". È la fotografia allarmante che emerge dal 'Rapporto sul Mercato del lavoro e la contrattazione 2020' del Cnel.

Si teme, sottolinea il Cnel, "che una parte degli esuberi verrà sicuramente ‘assorbita’ dall’economia sommersa non riuscendo a trovare un’occupazione in regola andando ad aumentare la quota già aumentata negli ultimi anni di lavoro nero".

"La crisi conseguente alla pandemia ha colpito circa 12 milioni di lavoratori tra dipendenti e autonomi, per i quali l’attività lavorativa è stata sospesa o ridotta, in seguito al lockdown deciso dal Governo per limitare l’aumento esponenziale dei contagi". 

Giovani e donne pagano il prezzo più alto della crisi innescata dalla pandemia di Covid.

"Lo scarso investimento pubblico sulle nuove generazioni (in particolare la parte che va efficacemente a rafforzare la loro formazione e l’inserimento solido nel mondo del lavoro) è il principale nodo che vincola al ribasso le possibilità di crescita italiane, da sciogliere prima ancora che sul piano del rapporto tra giovani e lavoro, su quello più alto del ruolo delle nuove generazioni nel modello di sviluppo del Paese. Se non si inverte questa tendenza non solo si pregiudicano le prospettive economiche del Paese, ma si rischia di alterare in profondità il patto fra le generazioni che è un elemento costitutivo dell’assetto sociale, della sua equità e stabilità", si legge nel rapporto.    

Con la chiusura delle scuole e l’adozione della didattica a distanza inoltre non è stata bloccata "la frequenza delle lezioni" ma è ne stata ridotta "complessivamente la qualità e ha esposto ad una forte crescita del rischio di dispersione scolastica. Con la conseguenza di inasprire non solo le diseguaglianze generazionali ma anche quelle sociali", dice ancora il Cnel.      

Quanto invece alle donne, per il Cnel hanno pagato il prezzo più alto della crisi "in quanto impegnate a ricoprire ruoli e a svolgere lavori più precari, soprattutto nei servizi.

Il Cnel ha più volte sottolineato "come per promuovere la occupazione femminile non bastino politiche di incentivazione economica alle assunzioni, ma serva anzitutto allargare la offerta di servizi, non soltanto asili nido, ma scuola a pieno tempo e servizi per gli anziani, nonché promuovere forme organizzative del lavoro più favorevoli alla conciliazione". 

Dalla crisi generata dalla pandemia dobbiamo trarre insegnamenti per guardare avanti, ha detto il presidente del Cnel Tiziano Treu.

Con il Covid - ha sottolineato - abbiamo scoperto quanti "buchi ci sono nella rete di sicurezza, del welfare: sanita', ammortizzatori, sostegno alla poverta'". In questo anno - ha riconosciuto Treu - si sono moltiplicati gli interventi di carattere generale universalistico: una cosa ottima ma le diseguaglianze sono aumentate".

"Le fondamenta del mondo del lavoro sono ancora fragili - ha fatto notare Treu - ed esposte ancora agli impatti esterni". Le politiche del lavoro devono essere universalistiche ma va fatta un'analisi sulle distorsioni. Questa riflessione dovra' essere centrale nei prossimi mesi".

Secondo Treu, va ricalibrato il sistema del welfare e la protezione del reddito ma va anche perseguita la connessione tra politiche attive e configurazione di un mercato lavoro più resistente agli shock. E' quindi necessario - ha concluso - rafforzare gli strumenti di coesione sociale altrimenti lo squilibrio non si correggerà".

 

(Fonte: Agi)

 

Usa, Trump sarà brutto e cattivo ma con lui l'economia vola. I dati sorprendenti di Pil e occupazione in America

Si tratta della maggiore espansione di sempre e segue il tracollo del periodo aprile-giugno per la pandemia. Calano oltre le attese i sussidi di disoccupazione: 751.000. Il presidente uscente esulta per i numeri: "I più grandi e i migliori della storia del nostro paese... il prossimo anno sarà fantastico"


Nel terzo trimestre dell'anno il Pil Usa è balzato del 33,1% sopra le attese degli analisti che avevano previsto un +31%. Nel secondo trimestre il Pil era crollato del 31,4%. Si tratta della maggiore espansione di sempre e segue il tracollo del periodo aprile-giugno in cui l'economia statunitense è stata colpita dalla pandemia con molte imprese chiuse e molte persone costrette a stare a casa.

Ma buone notizie per gli States arrivano anche sul fronte lavoro: i sussidi settimanali di disoccupazione negli Usa restano sotto quota 800.000 unità e calano oltre le attese. Si attestano a 751.000 in flessione rispetto a 791.000 della precedente settimana (dato rivisto dall'iniziale 787.000) e più delle attese che stimavano un calo a 775.000 unità. Si tratta del miglior dato dall'inizio della crisi. Dopo i dati su Pil e sussidi i future di Wall Street invertono la rotta e diventano positivi. Quelli sul Dow Jones guadagnano lo 0,24%, sullo S&P 500 dello 0,34% e infine sul Nasdaq avanzano dello 0,74%.

I dati sul Pil sono "i piu' grandi e i migliori della storia del nostro paese... il prossimo anno sarà fantastico". Ha commentato il presidente Donald Trump su Twitter.

 

(Fonte: Agi)

  • Pubblicato in Esteri

Blocco dei licenziamenti e cig, nessun accordo tra governo e sindacati. I consulenti lavoro: servono misure straordinarie a sostegno delle imprese

Si è concluso la notte scorsa con un "nulla di fatto" il confronto tra Cgil, Cisl, Uil e il Governo, con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ed il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, sulla proroga della cassa integrazione ed il blocco dei licenziamenti. "Molto distanti", affermano i sindacati, le posizioni espresse dalle parti.

Dopo alcune ore di trattativa, Cgil, Cisl e Uil hanno "valutato insufficiente la proposta del Governo" ed hanno "proposto una soluzione in cui le ulteriori 18 settimane di cassa integrazione annunciate dal Governo e il blocco dei licenziamenti devono camminare di pari passo".
A questo punto, proseguono, "ritengono necessaria e utile una convocazione da parte del presidente del Consiglio e attendono l'avvio, in tempi brevissimi, di un tavolo a Palazzo Chigi" su questo capitolo e in generale sulla riforma degli ammortizzatori sociali, sulle politiche attive del lavoro, sulla manovra economica e sui fondi europei. 


Studio Gabellone Studio Professionale di Consulenza del Lavoro

La situazione di difficoltà in cui versano già moltissime piccole e medie imprese richiede misure straordinarie a loro sostegno, in grado di supportarle economicamente e salvaguardarne i livelli occupazionali. E' uno degli aspetti che emergono dall'indagine 'Crisi, emergenza sanitaria e lavoro nelle pmi', che sarà presentata al Festival del Lavoro, in programma oggi e domani, e condotta dalla Fondazione studi consulenti del lavoro tra gli iscritti.

Il 56,6% dei consulenti intervistati indica al primo posto l’urgenza di fornire contributi a fondo perduto per sostenere l’attività; a seguire, il 53,2% la proroga degli ammortizzatori sociali e il 51,9% la sospensione delle scadenze fiscali. Interventi importanti, a fronte dei quali altre possibili misure di incentivo e supporto, quali contributi per sostenere i costi della sicurezza o riorganizzare le aziende in modalità agile appaiono del tutto residuali.

Secondo la ricerca dei consulenti del lavoro l'esigenza di convogliare le risorse in interventi rilevanti da un punto di vista economico, per consentire il necessario afflusso di liquidità, rappresenta lo stato di forte criticità con cui le piccole e medie imprese si apprestano ad affrontare la seconda ondata pandemica. È indicativo che al Sud, prima ancora che contributi e ammortizzatori sociali, si indichi come prioritaria la sospensione delle scadenze fiscali, segnalando l’impossibilità totale delle aziende di far fronte ai propri adempimenti. Di contro al Nord, l’attenzione è posta soprattutto sugli ammortizzatori sociali, per rendere sostenibile il proseguimento delle attività, anche in condizione di forte criticità, puntando quanto possibile alla salvaguardia dei livelli occupazionali.

 

(Fonti: Ansa e Adnkronos)

Reddito di cittadinanza a oltre 3 milioni di persone, il 20,3% è in Campania. A Napoli il doppio dei beneficiari che in Lombardia e Veneto messi insieme

I dati dell'Osservatorio Inps sul Reddito di cittadinanza per settembre. Analizzando la distribuzione provinciale emerge che le province con il tasso di inclusione più elevato sono Palermo, Napoli e Crotone con più di 150 persone coinvolte ogni mille abitanti; quelle con il minor tasso di inclusione sono Bolzano e Belluno con meno di 10 persone coinvolte ogni mille abitanti


L'Inps ha accolto da aprile 1,5 milioni di domande di Reddito di Cittadinanza per altrettante famiglie e di queste 166mila sono decadute dal diritto. I nuclei restanti (1,3 milioni) sono costituiti per 1,2 milioni da percettori di Reddito di Cittadinanza, con circa 3 milioni di persone coinvolte, e per 137mila da percettori di Pensione (156mila in tutto). Lo si legge nell'Osservatorio Inps sui dati di settembre, secondo cui un beneficiario su 5 è in Campania.

L'Inps segnala inoltre che a settembre il beneficio è scaduto per 376mila nuclei familiari, che lo hanno ricevuto continuativamente per 18 mesi. L'importo medio mensile erogato è pari oggi a 526 euro: vengono percepiti 563 euro per il reddito e 246 per la pensione di cittadinanza. 

A Napoli il reddito a 166mila famiglie, più di Lombardia e Veneto - Nella provincia di Napoli oltre 166mila famiglie percepiscono il reddito, per quasi mezzo milione di persone coinvolte: il numero supera quello di Lombardia e Veneto messe insieme. Nella prima regione il reddito va a 112.939 nuclei per quasi 241mila persone, nel Veneto a 36.820 famiglie per un totale di 76mila persone coinvolte. In tutta la Campania percepiscono il sostegno 269mila famiglie (oltre 741mila persone) su un numero complessivo di beneficiari che a settembre è pari a 1,32 milioni. In Campania risiedono quindi il 20,3% dei nuclei interessati alla misura.

Occupazione, un anno molto duro ma a luglio torna a crescere. Cosa dice l'Istat sulla situazione del lavoro in Italia

"Da febbraio 2020 il livello dell'occupazione è sceso di quasi 500 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono cresciute di circa 50 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 400 mila". Lo scrive l'Istat nelle statistiche flash su occupati e disoccupati a luglio

"In quattro mesi, - continua l'Istituto - il tasso di occupazione perde oltre un punto, mentre quello di disoccupazione, col dato di luglio, torna sopra ai livelli di febbraio". L'ultimo anno ha visto un'emorragia di dipendenti a termine (calati del -16,2% a luglio sui 12 mesi, -498mila) e lavoratori indipendenti (-4,5% pari a -239 mila). Il calo degli occupati registrato dall'Istat, non riguarda invece i lavoratori permanenti, che sono tutelati anche dal blocco dei licenziamenti per il Covid-19 e sono cresciuti dell'1,2% (+181 mila).

 

LO SCATTO DI LUGLIO  - A luglio, dopo quattro mesi di flessioni consecutive, l'occupazione "torna a crescere". L'Istat registra un aumento dell'occupazione su base mensile (+0,4% pari a +85mila unità) che coinvolge le donne (+0,8% pari a +80mila), i dipendenti (+0,8% pari a +145mila) e tutte le classi d'età, ad eccezione dei 25-34enni. Gli uomini occupati risultano sostanzialmente stabili, mentre diminuiscono gli indipendenti. Nel complesso, il tasso di occupazione sale al 57,8% (+0,2 punti percentuali). Rispetto a luglio 2019 gli occupati diminuiscono di 556.000 unità e il tasso di occupazione perde 1,3 punti percentuali.


10 rivendicazioni perchè salute e sicurezza dei lavoratori non vengano più  sacrificate alla produttività e al profitto

A luglio, dopo quattro mesi di flessioni consecutive, l’occupazione torna a crescere mentre, a fronte del calo dell’inattività, prosegue l’aumento del numero di persone in cerca di lavoro. E' quanto rileva l'Istat.

L’aumento dell’occupazione su base mensile (+0,4% pari a +85mila unità) coinvolge le donne (+0,8% pari a +80mila), i dipendenti (+0,8% pari a +145mila) e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 25-34enni; gli uomini occupati risultano sostanzialmente stabili, mentre diminuiscono gli indipendenti. Nel complesso, il tasso di occupazione sale al 57,8% (+0,2 punti percentuali). La rilevante diminuzione nel numero di inattivi (-1,6% pari a -224mila unità) riguarda uomini, donne e tutte le classi d’età. Il tasso di inattività diminuisce, attestandosi al 35,8% ( 0,6 punti).

Il confronto tra il trimestre maggio-luglio 2020 e quello precedente (febbraio-aprile 2020) segnala comunque un livello di occupazione inferiore dell’1,2%, corrispondente a -286mila unità. Nel trimestre crescono, invece, sia le persone in cerca di occupazione (+10,4% pari a +218mila), sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3% pari a +39mila unità).

Le ripetute flessioni congiunturali registrate a partire da marzo 2020 hanno contribuito a una rilevante contrazione dell’occupazione rispetto al mese di luglio 2019 (-2,4% pari a -556mila unità), che ha coinvolto uomini e donne di qualsiasi età, così come dipendenti (-317mila) e autonomi (-239mila); unica eccezione sono gli over50 con un incremento di occupati (+153mila) che, tuttavia, è dovuto esclusivamente alla componente demografica. Il tasso di occupazione scende in un anno di 1,3 punti.

A luglio 2020 il numero di ore pro capite effettivamente lavorate, calcolato sul complesso degli occupati, prosegue nella tendenza all’aumento. Il livello di luglio, pari a 33,1 ore, è solo di 1,2 ore inferiore a quello registrato a luglio 2019. Per i dipendenti il gap rispetto a luglio 2019 è ancora più ridotto (-0,8 ore).

Nell’arco dei dodici mesi, le persone in cerca di lavoro diminuiscono (-1,8%, pari a 44mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+3,6%, pari a +475mila).

A luglio il tasso di disoccupazione sale al 9,7% (+0,5 punti) e, tra i giovani, raggiunge il 31,1% (+1,5 punti). E' quanto rileva l'Istat, nell'evidenziare come il dato sia cresciuto per via "dell'aumento consistente" delle persone in cerca di lavoro nel mese preso in esame (+5,8% pari a +134mila unità). Aumento che, precisa l'istituto di statistica, è diffuso per genere ed età.

"Dopo quattro mesi di flessione, a luglio 2020, il numero di occupati torna a crescere, soprattutto tra le donne e i lavoratori con più di 35 anni; continua il recupero delle ore lavorate pro capite e l’espansione del segmento di persone in cerca di lavoro. Ciononostante, da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso di quasi 500 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono cresciute di circa 50 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 400 mila". E' quanto spiega l'Istat nel diffondere i dati sull'occupazione di luglio.

"In quattro mesi, il tasso di occupazione perde oltre un punto, mentre quello di disoccupazione, col dato di luglio, torna sopra ai livelli di febbraio", ricorda ancora l'istituto di statistica.

 

Finito il lockdown l'emergenza si chiama lavoro: la disoccupazione sale al 7,8%. Preoccupa il dato sui giovani: a casa il 23,5%

Dalla rilevazione Istat un quadro allarmante: "Da febbraio 2020 il livello di occupazione è diminuito di oltre mezzo milione di unità e le persone in cerca di lavoro di quasi 400 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 900 mila unità" - (LEGGI TUTTO)


Noi, generazione che paga i fallimenti degli altri - Il Fatto ...

Il tasso di disoccupazione, a maggio, è tornato a salire attestandosi al 7,8% (+1,2 punti). Lo rileva l'Istat, nell'indicare che anche il dato relativo ai giovani è salito al 23,5% (+2,0 punti). Con la fine del lockdown, aumentano le persone in cerca di lavoro (+18,9% pari a +307mila unità), maggiormente tra le donne (+31,3%, pari a +227mila unità) rispetto agli uomini (+8,8%, pari a +80mila) e coinvolge tutte le classi di età.

Rispetto ad aprile, a maggio continua a ritmo meno sostenuto la diminuzione dell’occupazione e torna a crescere il numero di persone in cerca di lavoro, a fronte di un marcato calo dell’inattività. Dopo due mesi di decisa diminuzione, aumenta anche il numero di ore lavorate pro capite. La diminuzione dell’occupazione su base mensile (-0,4% pari a -84mila unità) coinvolge soprattutto le donne (-0,7% contro -0,1% degli uomini, pari rispettivamente a -65mila e -19mila), i dipendenti (-0,5% pari a -90mila) e gli under 50 mentre aumentano leggermente gli occupati indipendenti e gli ultracinquantenni. Nel complesso il tasso di occupazione scende al 57,6% (-0,2 punti percentuali).

Generalizzata anche la diminuzione del numero di inattivi (-1,6%, pari a -229mila unità): -1,7% tra le donne (pari a -158mila unità) e -1,3% tra gli uomini (pari a -71mila), con conseguente calo del tasso di inattività che si attesta al 37,3% (-0,6 punti). Il calo congiunturale dell’occupazione, spiega Istat, determina una flessione rilevante anche rispetto al mese di maggio 2019 (-2,6% pari a -613mila unità), che coinvolge entrambe le componenti di genere, i dipendenti temporanei (-592mila), gli autonomi (-204mila) e tutte le classi d’età; le uniche eccezioni risultano essere gli over50 e i dipendenti permanenti (+183mila). Il tasso di occupazione scende in un anno di 1,5 punti. Inoltre, nell’arco dei dodici mesi, calano in misura consistente le persone in cerca di lavoro (-25,7%, pari a 669mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+8,7%, pari a +1 milione 140mila).

Su base trimestrale, confrontando il periodo marzo-maggio 2020 con quello precedente (dicembre 2019-febbraio 2020), l’occupazione risulta in evidente calo (-1,6%, pari a -381mila unità) per entrambe le componenti di genere. Diminuiscono nel trimestre anche le persone in cerca di occupazione (-22,3% pari a -533mila), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+6,6% pari a +880mila unità).

Economia, pil, consumi e occupazione, il 2020 sarà un disastro. Si confida nella parziale ripresa del prossimo anno

Pil 2020 in frenata con una parziale ripresa nel 2021, consumi delle famiglie in caduta e boom degli inattivi, coloro, cioè, che hanno smesso di cercare lavoro (con una conseguente diminuzione dell'occupazione). E' il quadro disegnato dall'Istat nelle "Prospettive per l'economia italiana"


PIL 2017: l'Umbria è ancora la peggiore d'Italia « ilTamTam.it il ...

L'Istat prevede una marcata contrazione del Pil nel 2020 (-8,3%) e una ripresa parziale nel 2021 (+4,6%). In media d’anno il Pil è previsto segnare un calo significativo rispetto al 2019 (-8,3%), influenzato dalla caduta della domanda interna che, al netto delle scorte, contribuirebbe negativamente per 7,2 punti percentuali. Anche la domanda estera netta e le scorte fornirebbero un contributo negativo ma di intensità decisamente ridotta (-0,3 e -0,8 punti percentuali rispettivamente).

Il percorso di ripresa, previsto rafforzarsi nei prossimi mesi, produrrà effetti positivi, in media d’anno, nel 2021, quando il Pil è previsto tornare ad aumentare (+4,6%) sostenuto dal contributo della domanda interna al netto delle scorte (4,2 punti percentuali) e in misura più contenuta dalla domanda estera netta (0,3 punti percentuali) e dalle scorte (0,1 punti percentuali). Nonostante la ripresa, alla fine del 2021 i livelli dei principali aggregati del quadro macroeconomico risulterebbero inferiori a quelli del 2019. Lo indica l'Istat nelle prospettive economiche per l'economia italiana 2020-2021.

Alla fine del 2019, l’economia italiana presentava evidenti segnali di stagnazione, solo in parte mitigati, a inizio 2020, da alcuni segnali positivi sulla produzione industriale e il commercio estero. A partire da fine febbraio, il dilagare dell’epidemia di Covid-19 e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal Governo hanno determinato un impatto profondo sull’economia, alterando le scelte e le possibilità di produzione, investimento e consumo ed il funzionamento del mercato del lavoro. Inoltre, la rapida diffusione dell’epidemia a livello globale ha drasticamente ridotto gli scambi internazionali e quindi la domanda estera rivolta alle nostre imprese. E' lo scenario che tratteggia l'Istat nelle prospettive per l'economia italiana per il 2020 e il 2021.

L’evoluzione dell’occupazione, misurata in termini di Ula, è prevista evolversi in linea con il Pil, con una brusca riduzione nel 2020 (-9,3%) e una ripresa nel 2021 (+4,1%). Diversa appare la lettura della crisi del mercato del lavoro attraverso il tasso di disoccupazione, il cui andamento rifletterebbe anche la decisa ricomposizione tra disoccupati e inattivi e la riduzione del numero di ore lavorate.

Il Covid-19 si è manifestato in una fase del ciclo economico italiano caratterizzata da segnali di debolezza (-0,2% la variazione congiunturale del Pil nel quarto trimestre 2019). Nei primi mesi del 2020 gli indici di fiducia delle imprese mostravano una sostanziale stabilità mentre quelli delle famiglie evidenziavano una limitata flessione. Inoltre la produzione industriale aveva registrato un deciso rimbalzo congiunturale a gennaio.

In questo quadro le misure di contenimento adottate dal Governo hanno determinato a marzo la sospensione delle attività di settori in cui sono presenti 2,1 milioni di imprese (poco meno del 48% del totale), con un’occupazione di 7,1 milioni di addetti di cui 4,8 milioni di dipendenti. Sulla base dei dati riferiti al 2017 tali imprese generano il 41,4% per cento del fatturato complessivo, il 39,5% del valore aggiunto e rappresentano il 63,9% per cento delle esportazioni di beni. Il blocco delle attività ha avuto effetti immediati sulla produzione.

Secondo i dati di contabilità nazionale, nel primo trimestre dell’anno il Pil ha registrato una contrazione del 5,3% segnando arretramenti del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti rispettivamente dell’1,9%, dell’8,1% e del 4,4%.

Pandemia lavoro, ad aprile crollo degli occupati: in due mesi persi 400mila posti. Forte crescita degli inattivi

Ad aprile 2020, mese di lockdown, si contano 274 mila occupati in meno rispetto a marzo. Lo rileva l'Istat, parlando di una "marcata diminuzione". L'effetto dell'emergenza Covid-19 sul mercato del lavoro "appare decisamente più marcato rispetto a marzo", spiega l'Istituto. "L'occupazione ha registrato una diminuzione di quasi 300 mila unità, che ha portato nei due mesi a un calo complessivo di 400 mila occupati e di un punto percentuale nel tasso di occupazione", viene sottolineato nel commento che accompagna le stime. Gli inattivi, coloro che né hanno né cercano un lavoro, salgono di 746mila unità. L'istituto parla di "un'ulteriore forte crescita dell'inattività"


Lavoratori Isolati Lavoro Isolato Sicurezza Lavoratori

Ad aprile si sono registrati 274mila occupati in meno rispetto a marzo. Lo rileva l'Istat, sottolineando che l'effetto dell'emergenza coronavirus sul mercato del lavoro "appare decisamente più marcato". Il crollo dell'occupazione è generalizzato, anche se il calo più forte in proporzione interessa i dipendenti a tempo determinato: -129mila, con una discesa del 4,6% su marzo. In un anno sono quasi mezzo milione gli occupati in meno.

Disoccupazione giù del 6,3% - Ad aprile il tasso di disoccupazione è sceso al 6,3% dall'8,0% di marzo. Si tratta del minimo dal novembre del 2007 su cui pesa l'effetto del lockdown, con 484 mila persone in meno che cercano lavoro (-23,9% rispetto a marzo). Il numero dei disoccupati, appunto di coloro che sono a caccia di un impiego, cala a 1 milione e 543 mila. Gli inattivi, cioè coloro che non hanno e non cercano lavoro sono saliti ad aprile, mese di lockdown, a 746mila unità. 

Il calo più forte almeno dal 2004 - Una perdita di 274 mila posti di lavoro in un solo mese non si era mai vista. Almeno da quando sono disponibile le serie congiunturali, ovvero dal 2004. Stando ai dati dell'Istat finora la riduzione maggiore era stata, appunto, quella del settembre del 2009, quando però l'emorragia si fermò a 125mila occupati. 

 Crollo generalizzato - Il crollo dell'occupazione nel mese di aprile è generalizzato "coinvolge donne (-1,5%, pari a -143mila), uomini (-1,0%, pari a -131mila), dipendenti (-1,1% pari a -205mila), indipendenti (-1,3% pari a -69mila) e tutte le classi d'età, portando il tasso di occupazione al 57,9% (-0,7 punti percentuali)". Così l'Istat. Il calo più forte in proporzione, però, interessa i dipendenti a tempo determinato: -129 mila, con una discesa del 4,6% rispetto a marzo. 

 Mezzo milione di posti in meno in un anno - In sostanza abbiamo quasi mezzo milione di posti in meno in un anno. "Il netto calo congiunturale dell'occupazione determina una flessione rilevante anche rispetto al mese di aprile 2019 (-2,1% pari a -497mila unità)", spiega l'Istat. Una riduzione verificata "per i dipendenti temporanei (-480mila), per gli autonomi (-192mila) e per tutte le classi d'età, con le uniche eccezioni degli over 50 e dei dipendenti permanenti (+175mila)".  Nel confronto annuo anche le persone in cerca di lavoro, i disoccupati, "calano in misura consistente" (-41,9%, pari a 1 milione 112mila unita'), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+11,1%, pari a +1 milione 462mila).

 I dati in Europa - Oltre 200mila disoccupati in più nell'area euro ad aprile e quasi 400mila in più guardando a tutta l'Unione europea, a causa della pandemia di Covid e dei lockdown imposti nei vcari Paesi per conternerla. Il tasso di disoccupazione nell'area euro è salito al 7,3%, secondo i dati pubblicati da Eurostat, a fronte del 7,1% cui era già salito ad aprile. L'ente di statistica comunitario ha contato 11 milioni e 919mila disoccupati nell'area valutaria, 211mila in più rispetto al mese precedente. In tutta l'Ue a 27 i disoccupati sono 14 milioni e 79mila, e in questo caso l'aumento è di 397mila unità.

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