updated 3:03 PM UTC, Jun 22, 2021

Industria, sorride il fatturato: "Ben al di sopra dei livelli precedenti la crisi". Italia ora più attraente per gli investitori stranieri

Ad aprile è cresciuto del 3,3% sul mese precedente rafforzando un andamento già positivo. Secondo l'Istat ci sono  "segnali di accelerazione" sia sul mercato domestico che fuori dai confini nazionali


Servizi - Innovazione e Industria 4.0

Quinto mese di rialzo consecutivo per il fatturato dell'industria italiana, che ad aprile sale "ben al di sopra dei livelli precedenti la crisi". L'Istat rintraccia "segnali di accelerazione" sia sul mercato domestico che fuori dai confini nazionali, "con la componente interna che mostra una maggiore vivacità rispetto a quella estera". Così l'Istituto commenta gli ultimi dati sul fatturato dell'industria, che ad aprile è cresciuto del 3,3% sul mese precedente (sintesi di un +4% sul mercato interno e +1,7% rispetto a quello estero). Dato che rafforza l'andamento nella media del trimestre febbraio-aprile: nel periodo, l'indice complessivo è cresciuto del 4,8% rispetto al  trimestre precedente.

Un altro segnale, dunque, di ripartenza dell'attività economica che si auspica si possa rafforzare in estate con la riattivazione anche del settore dei servizi, che ha sofferto maggiormente le restrizioni imposte per combattere l'emergenza sanitaria. Ottimismo che fa il paio con quanto tracciato dai consulenti di EY nella Europe Attractiveness Survey, studio che analizza l’andamento degli investimenti esteri in Europa e che sonda le percezioni dei player internazionali con l’obiettivo di indagare quale sia il livello di attrattività di ciascun Paese. I dati pubblicati in contemporanea con l'Istat dicono infatti che il 48% dei manager ha intenzione di investire in Italia in futuro ed il 60% è convinto che nei prossimi tre anni il Paese sarà più attrattivo.

Per il momento, la consistenza della ripresa industriale è ben rappresentata dai numeri dell'indice destagionalizzato del fatturato che si trovano nelle tabelle dell'Istat: ad aprile l'indicatore totale (nazionale più estero) si è portato a 114,2 punti (la quota 100 è il livello del 2015). Nel febbraio 2020, prima dunque dello scoppio della pandemia, era a 108,1 punti, a gennaio 2020 era a 110,3. Durante la scorsa estate, ad agosto in particolare quando il Covid aveva allentato la presa, era risalito ma al massimo a 106,5 punti.

Nei dati Istat c'è anche il raffronto con l'aprile del 2020, ma la crescita del 105,1% è ovviamente poco rappresentativa visto il paragone con il periodo del lockdown. Con riferimento al comparto manufatturiero, si rilevano aumenti tendenziali per tutti i settori di attività economica e solo i farmaceutici segnano un risultato negativo (-1,0%).

Economia e pandemia, l'alimentare resiste alla crisi: bene supermercati e negozi, boom dell'online

Donatella Prampolini, presidente Fida e vice presidente di Confcommercio: "Il dettaglio alimentare ha dimostrato una capacità di adattamento alla pandemia ed alle conseguenti nuove richieste dei consumatori, encomiabile". Crescono le prenotazioni della spesa tramite Social Network o Whatsapp 


La crisi Covid non tocca le imprese alimentari della distribuzione organizzata e della distribuzione al dettaglio, e anzi la metà di queste nel 2020 ha visto migliorare il proprio andamento economico". E' quanto emerge dall'indagine dell'Osservatorio 2021 FIDA Confcommercio secondo cui tuttavia le aziende hanno registrato "un significativo peggioramento dei prezzi praticati dai fornitori".

Dall'indagine emerge "un vero boom sul lato digitalizzazione, fortemente accelerata dalla pandemia. Prima della crisi sanitaria il 13% accettava prenotazioni della spesa tramite Social Network o Whatsapp, oggi sono il 31%; prima della crisi, l'11% delle imprese offriva ai consumatori la possibilità di effettuare la spesa online sul sito dell'impresa o tramite posta elettronica, oggi il 27%". Sul fronte dei consumatori, la pandemia ha profondamente modificato i comportamenti di acquisto. Oggi quasi il 20% acquista prodotti alimentari online almeno una volta al mese, e lo fa principalmente perché in questo modo può fare la spesa a qualsiasi orario, nel 50% dei casi inoltre presso un negozio dove precedentemente non acquistava di persona.
   

Per Donatella Prampolini, presidente Fida e vice presidente di Confcommercio: "il dettaglio alimentare ha dimostrato una capacità di adattamento alla pandemia ed alle conseguenti nuove richieste dei consumatori, encomiabile".

 

(Fonte: Ansa)

Economia, voglia di ripresa e finalmente qualche luce: lo scatto record del manifatturiero ad aprile

Sale l'indice Pmi manifatturiero italiano. Le aziende campione hanno attribuito la crescita alla migliore domanda e alla maggiore fiducia da parte dei clienti. Le interruzioni sulla catena di distribuzione continuano tuttavia a frenare il settore. C'è comunque ottimismo per il futuro


Settore manifatturiero, l'analisi della Cna Picena: produzione crollata di  oltre il 30%, recessione peggiore

Balzo record dell'indice manifatturiero italiano ad aprile: in un mese è passato da 59,8 a 60,7 punti, il maggior miglioramento mai realizzato da quando viene calcolato l'indice (giugno 1997).

Il tasso di aumento della sola produzione è stato il terzo più elevato di sempre, mentre la crescita dei nuovi ordini, conseguentemente al rafforzamento della domanda da parte dei clienti e alla migliore fiducia del mercato, è risultata la più alta da aprile 2000.

La prestazione straordinaria di aprile, spiega Ihs Markit, è attribuibile soprattutto alla crescita più veloce della produzione e dei nuovi ordini: la prima in aumento al terzo valore record su base mensile, mentre i nuovi ordini totali sono cresciuti al livello maggiore in 21 anni.

Le aziende campione hanno attribuito la crescita alla migliore domanda e alla maggiore fiducia da parte dei clienti. Gli ordini esteri ad aprile sono rimasti elevati, aumentando notevolmente anche se ad un tasso leggermente più lento di quello di marzo.

"Il settore manifatturiero italiano continua ad aprile la forte ripresa - commenta Lewis Cooper, Economist di Ihs Markit - Il Pmi principale ha raggiunto il valore record storico di 60,7, dovuto alla crescita quasi record della produzione e all'espansione più veloce dei nuovi ordini in 21 anni, con le imprese campione che hanno riportato l'ennesimo miglioramento delle condizioni della domanda e una maggiore fiducia da parte dei clienti.

Le interruzioni sulla catena di distribuzione continuano tuttavia a frenare il settore. I tempi medi di consegna si sono allungati a livelli quasi record facendo aumentare notevolmente i costi e ponendo maggiori pressioni inflazionistiche.

Di conseguenza le aziende hanno incrementato i prezzi medi di vendita a livelli record. Gli ultimi dati hanno comunque mostrato nient'altro che una prestazione del settore complessivamente strepitosa.

I produttori dei beni di consumo hanno continuato ad arrancare in parte a causa del significativo impatto delle problematiche relative alla fornitura. Crescite quasi record sono state però osservate nel sottosettore dei beni intermedi e in quello dei beni di investimento.

Le aziende del settore sono rimaste convinte che la produzione aumenterà ulteriormente nel corso dell'anno prossimo, e anche se gli ostacoli sulla catena di distribuzione restano una grande preoccupazione, gli ultimi dati Pmi non hanno ancora mostrato segnali di rallentamento nel settore manifatturiero italiano".

 

(Fonte: Agi)

Economia, prove di ripartenza: ad aprile aumenta la fiducia di consumatori e imprese

L'analisi dell'Istat sottolineando che il livello raggiunto è ancora leggermente inferiore a quello precedente l’emergenza sanitaria


Decreto Rilancio, per le piccole imprese aiuti a fondo perduto e Cdp potrà  entrare nel capitale delle grandi. Per tre mesi bollette scontate - Il  Fatto Quotidiano

Ad aprile si stima un incremento sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 100,9 a 102,3) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 94,2 a 97,3). Lo rende noto l'Istat, aggiungendo che tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in aumento.     

"Ad aprile - commenta l'Istat - il clima di fiducia delle imprese aumenta per il quinto mese consecutivo, tuttavia il livello raggiunto è ancora leggermente inferiore a quello precedente l’emergenza sanitaria. L’aumento dell’indice riferito alle imprese è diffuso a tutti i settori ed è più marcato per l’industria manifatturiera e per il commercio".

"Anche l’indice di fiducia dei consumatori è in aumento, dopo il deterioramento registrato nel mese di marzo. In questo caso la crescita è trainata dalle aspettative sia sulla situazione economica del paese, sia su quella familiare", aggiunge.

Il clima economico e quello personale passano, rispettivamente, da 90,2 a 91,6 e da 104,5 a 105,9. Il clima corrente aumenta da 96,7 a 97,4 e quello futuro, che registra l’incremento più marcato, sale da 107,1 a 109,6.     

Per quel che riguarda le imprese, prosegue l'Istat, si registra un miglioramento della fiducia in tutti i settori osservati. In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 101,9 a 105,4 e nelle costruzioni da 147,9 a 148,5. Nei servizi di mercato l’indice aumenta da 85,4 a 87,1 e nel commercio al dettaglio da 91,2 a 95,8.     

Nell’industria manifatturiera migliorano tutte le componenti dell’indice di fiducia mentre nelle costruzioni si assiste ad un’evoluzione positiva solo dei giudizi sugli ordini.  Per i servizi, l’aumento degli indici di fiducia è trainato dalle aspettative sugli ordini nei servizi di mercato e da quelle sulle vendite per il commercio al dettaglio.

Tutte le altre componenti sono in peggioramento. Con riferimento ai circuiti distributivi del commercio al dettaglio, il miglioramento della fiducia è diffuso ad entrambi i circuiti analizzati ma con intensità diverse: nella grande distribuzione l’aumento è marcato (l’indice sale da 95,8 a 101,2) mentre nella distribuzione tradizionale è più contenuto (l’indice passa da 81,8 a 82,7). 

 

(Fonte: Agi)

Turismo, il movimento Partite Iva Unite scrive al governo: ecco gli interventi che servono subito

Pubblichiamo integralmente la missiva che il movimento "Partite Iva Unite" ha inviato al presidente del Consiglio e ai ministri competenti avanzando proposte concrete per misure assolutamente urgenti a sostegno di uno dei settori messi maggiormente in crisi dalla pandemia


PARTITE IVA UNITE - Partito Politico Nazionale | Facebook

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Mario Draghi

Egregi Ministro del Turismo On.le Massimo Garavaglia e dello Sviluppo Economico On.le Giancarlo Giorgetti

L’onda pandemica che ha travolto e sconvolto le nostre esistenze, oltre alla indubbia rilevanza sotto l’aspetto umano per le perdite di migliaia di nostri concittadini e per la sofferenza ancora di troppi, ha avuto e, soprattutto, avrà gravissime ripercussioni sotto l’aspetto sociale ed economico ancora per lunghi anni. Una sorta di guerra non dichiarata che, con le sue “bombe”, tuttora sta minando le nostre esistenze presenti e future.
Ma la storia ha sempre insegnato che è nei momenti di crisi più buia, dalla profondità di una strada impervia ed all’apparenza senza via di uscita che nasce la spinta verso la ricrescita più florida.
Ogni nazione ha il suo punto di forza, il suo fiore all’occhiello. E l’Italia, grazie alla sua unicità di bellezze paesaggistiche, alla sua storia millenaria, alla sua cultura, alle sue eccellenze enogastronomiche, alla sua arte, alle sue tradizioni, al suo artigianato, al suo genio creativo, da tutto questo non può e non deve esimersi dall’attingere la linfa della propria salvezza economica.
Ed e’ il turismo nazionale, con le sue diverse sfaccettature, l’attore che può e deve giocare il ruolo da protagonista.

Un settore questo oramai giunto però allo stadio di malato terminale. La crisi, che da oltre un anno oramai imperversa sul comparto, ha lasciato una lunga scia di aziende costrette a chiudere la propria attività ed altre che purtroppo seguiranno lo stesso destino, con una flessione al momento di 53 miliardi di euro in entrate. E l’orizzonte che si prospetta e’ ancora denso di nubi, visto che si prevedono ulteriori miliardi di euro di perdita nel semestre del 2021.
Una tragedia davvero senza precedenti per il settore.
Da questo quadro per nulla rassicurante abbiamo pertanto il dovere e la necessità di fornire valide e concrete soluzioni alle sorti, altrimenti avverse, di un comparto essenziale ai fini della rinascita economica del Paese. Ricordiamo che il turismo vale oggi il 13% di PIL, a cui andrebbe aggiunto il 7% di indotto costituito dalla produzione di beni e/o servizi da parte di aziende che vivono in toto o in parte grazie al nostro “petrolio”.
Evitare una crisi così importante sarebbe stato impossibile, considerata la globalità della stessa. Di contro, però, limitare i danni ed accelerare il ritorno ai viaggi, comunque in sicurezza, sarebbe possibile attraverso politiche di sviluppo urgenti. E’ opportuno, in primis, sensibilizzare i politici ad intraprendere percorsi già battuti da altri Paesi, come di seguito esposto, e dare ampio spazio alle progettualità innovative, al fine di limitare i danni e contestualmente dare maggiore ossigeno all’economia.
Alla luce di ciò, ci preme esporre di seguito alcuni interventi immediati ed indispensabili, che certamente potranno accelerare questo processo di rinascita del comparto attraverso l’istituzione, primaria, dei cosiddetti “corridoi sanitari nazionali ed internazionali”.
Il Governo, di concerto con gli altri Paesi, dovrebbe investire nella costituzione di queste strutture e di contro favorire il soggiorno sicuro nei poli turistici italiani, obbligando l’adozione di protocolli sanitari con la sottoscrizione di polizze assicurative (rilasciate unicamente in sede di verifica dell’applicazione dei protocolli) a cura delle aziende costituenti la filiera.

Di seguito quelle che per il partito PIU’ possono essere le azioni propedeutiche e strutturali per la creazione di questi corridoi turistici:
– Introduzione di protocolli sanitari uguali per tutti i Paesi facenti parte della cordata per l’istituzione dei corridoi stessi;
– Adozione da parte dei governi di una chiara politica di gestione del rischio in conformità con le recenti raccomandazioni degli organi preposti alla sicurezza sanitaria mondiale, che di fatto risulta essere in netto contrasto con l’attuale prevenzione dei rischi, come il caso della quarantena, che di fatto blocca o non favorisce gli spostamenti;
– Emissione del pass di viaggio digitale attraverso l’uso di un QRcode sul proprio cellulare che, attraverso la lettura dello stesso tramite tablet o pistola-lettore di codici, garantirebbe il risultato dei test del tampone 48 ore prima della prevista partenza oppure l’avvenuta vaccinazione, evitando in tal
modo la necessità di barriere restrittive e quarantene controproducenti. Al contrario, il tentativo di introdurre i cosiddetti “passaporti sanitari” non farebbe che ritardarne ulteriormente i tempi.
L’assunzione di corridoi sanitari per il turismo è già presente in alcuni Paesi e ciò dimostra che i viaggi internazionali possono avvenire con un rischio minimo ed accettabile. Sarebbe sufficiente l’uso di misure precauzionali che i governi dovrebbero condividere tra loro, almeno per quanto concerne le
destinazioni più frequentate. Azione peraltro largamente suggerita dal WTTC (World Travel & Tourism Council), il forum dei leader di business globali per i viaggi ed il turismo, composto da presidenti ed amministratori delegati di cento fra le organizzazioni più importanti del mondo, in rappresentanza di tutte le regioni e settori dell’industria.
I governi devono dimostrare ora la propria leadership, aprendo corridoi di viaggio bilaterali su rottechiave internazionali con Paesi che applicano i medesimi processi di gestione delle criticità da COVID-19. E’ indispensabile, e lo ripetiamo, far ripartire immediatamente il Turismo. Non è pensabile per la filiera globale, e soprattutto per l’Italia, attendere che la fase di vaccinazione di massa sia conclusa, peraltro aggravando il tutto con l’ipotetica introduzione del famoso passaporto sanitario.
Certamente i vaccini sicuri ed efficaci saranno fondamentali per debellare il virus e apporteranno comunque un beneficio di carattere psicologico. Tuttavia non devono e non possono essere un requisito per viaggiare, in quanto ciò ritarderebbe ulteriormente la rinascita del già sofferente settore del turismo, che assiste, impotente, alla perdita di milioni di posti di lavoro, con pesantissimi risvolti negativi sull’importante indotto e quindi sulla intera economia. Una recente ricerca del WTTC parla addirittura di 174 milioni di posti di lavoro a rischio nel mondo. Una visione catastrofica che mina terribilmente le già tenui forze economiche di numerosi Paesi a vocazione turistica, dove primeggia l’Italia.
La prevista riapertura poi della ristorazione all’aperto prevista per il prossimo 26 aprile, rappresenta un rischio per due motivi:
– Una penalizzazione per i ristoranti con sale interne che già a partire dallo scorso anno si erano dotati di tutti i DPI previsti dal protocollo, adottando le precauzioni relative alla sanificazione interna delle sale, oltre all’organizzazione dei servizi con i dovuti distanziamenti a norma.
– La ristorazione effettuata all’aperto, specie in siti dove è di solito presente un continuo passaggio di persone (centri storici, borghi, vie di passeggio) potenzialmente portatrici di virus, potrebbe addirittura favorire la trasmissione del covid.
La soluzione del QRcode da mostrare all’ingresso a cura di ogni cliente per dimostrare, sempre attraverso un tablet o uno smartphone, l’avvenuto vaccino o un esito favorevole del tampone effettuato in una data prestabilita, potrebbe essere la soluzione, alla stregua dei corridoi sanitari.
A fronte della grave crisi economica che attanaglia il settore, pensiamo sia anche opportuno indirizzare, in proporzione della perdita avuta, il 5×1000 della quota dell’IRPEF.
Si potrebbe considerare dell’altro.
Si parla di innovazione: la pandemia ha di fatto cambiato le nostre abitudini, sviluppando l’uso frequente della videoconferenza, di colpo divenuta una pratica alla stregua dell’uso del cellulare agli albori della telefonia mobile. Ciò ha sviluppato una serie di attività giornaliere di natura lavorativa, sociale e di svago che di fatto limita fortemente la componente del contatto fisico ma di contro sviluppa la conoscenza di nuovi orizzonti e rende più assidua la frequentazione tra persone lontane.
Nel settore turistico ciò è la cartina di tornasole, dove le destinazioni minori e fuori dall’occhio del turista internazionale diventerebbero un mezzo con forte potenzialità di sviluppo. Alla luce di ciò sarebbero fondamentali immediati investimenti nella tecnologia digitale. L’Italia è al 25° posto in Europa in fatto di digitalizzazione e all’ultimo posto per competenze digitali (solo il 44% le possiede).
La tecnologia digitale può, senza ombra di dubbio alcuno, favorire l’occupazione, offrendo una migliore qualità della vita; per esempio assicurando un migliore sanità, un ambiente più pulito, nuove possibilità di comunicazione e un accesso più agevole ai servizi pubblici ed ai contenuti culturali.
Internet è ancora un mondo costellato di ostacoli e barriere, quando invece sarebbe opportuno creare un mercato unico che permetta di sfruttare i benefici dell’era digitale.
Un ulteriore approccio al problema e’ dato dall’utilizzo, che riteniamo fondamentale anche nel settore turistico, della nuova frontiera del Blockchain, una sorta di evoluzione del QRcode, con maggiore certezza, rispetto a questo, di non essere modificato dal più esperto hacker. Permetterebbe quindi una “certificazione verde” assolutamente sicura da ogni tipo di contraffazione, evitando altresì pericolosi rischi di contagio.
Un altro punto da valutare, per noi di primaria importanza, e’ l’attenzione nell’estendere il sistema collaudato dell’eco-sismabonus 110% al settore ricettivo ed ai servizi annessi, con riparametrazione del massimale non per unità catastali bensì per metri cubi.

In ultima analisi -ultima non per importanza- e’ opportuno considerare, in tutte le sue sfaccettature, un punto che merita particolare attenzione, ossia quali siano gli interventi di salvataggio più idonei e tempestivi per le imprese turistiche ad evitare il forte rischio di trovarsi “vulnerabili” verso i potenziali
approcci della criminalità organizzata, ben propensa a “fiutarne” l’affare.
Alla luce di ciò pensiamo fermamente alla opportunità necessaria di valutare una sorta di “golden power” per il settore, tramite la creazione di un soggetto a partecipazione pubblica -o utilizzando anche la stessa Invitalia S.p.a.- con l’obiettivo di acquisire strutture ricettive già operanti sul mercato ma in crisi a causa dei risvolti pandemici, con immediata concessione in rent to buy aziendale agli stessi proprietari/gestori; tali strutture dovranno comunque essere in possesso di parametri tali al 31/12/2019 che dimostrino la loro capacità economica e finanziaria di operare sul mercato già in tempi pre covid.
I vantaggi di una simile operazione sarebbero molteplici, fra tutti:
– un’operazione per lo Stato a saldo zero, anzi spesso in attivo, considerando che a livello patrimoniale ci si troverebbe un valore intrinseco, dato da una struttura in cui l’immobile rappresenterebbe l’oggetto principale e non un mero credito, con tutte le problematiche di questo legate al suo eventuale recupero;
– evitare lo sciacallaggio da parte di investitori esteri e/o di natura criminale;
– mantenere un maggior tasso occupazionale, legato ad una già consolidata capacità di gestione pluriennale da parte dei precedenti conduttori delle strutture.

Convinti dell’ottima riuscita nel raggiungere l’obiettivo di risanare il settore turistico da parte delle nostre proposte sopra elencate, rimaniamo a disposizione per qualunque chiarimento in merito.

Con l’auspicio di un prossimo confronto cogliamo l’occasione per porgerVi i più cordiali saluti, augurandoVi un sereno e proficuo lavoro.

Dott.ssa Daniela Manno
Presidente Nazionale PIU’

Dott. Antonio Gigliotti
Segretario Nazionale PIU’

Dott. Mino Reganato
Direttore Nazionale Commissione Turismo PIU’

 

Russia-Ucraina, Mosca manda due navi da sbarco nel Mar Nero

La Russia ha inviato due navi da sbarco della flotta baltica, la Kaliningrad e la Korolyov, nel Mar Nero. Lo riferiscono i media turchi, che hanno pubblicato immagini delle due grandi imbarcazioni da guerra che attraversano il Bosforo. Le due navi sono dirette a Sebastopoli, in Crimea, riferisce l'agenzia Interfax.

Continua quindi la concentrazione di personale e mezzi militari russi ai confini dell'Ucraina. Nel Mar Nero è stato dispiegato inoltre uno squadrone della flotta del Caspio di 15 imbarcazioni, che saranno impegnate in esercitazioni con il sostegno di mezzi aerei. 

  • Pubblicato in Esteri

Gli acquisti online soffocano i negozi: in 70mila a rischio chiusura

L'analisi di Confesercenti rivela le conseguenze delle restrizioni e per gli esercizi fisici che non reggono la concorrenza dell'e-commerce. A rischio soprattutto le 35mila attività nei centri e gallerie commerciali, dice l'associazione, che chiede che anche i centri commerciali vengano inseriti nel piano delle riaperture


Chiusure per aeroporti, metro e negozi -

Le restrizioni per il Covid spingono le vendite online e affossano quelle di negozi e supermercati e questo, insieme alla crisi dei consumi innescata dalla pandemia, sta mettendo in grave difficoltà l'intero comparto del commercio al dettaglio. Lo evidenzia un'analisi di Confesercenti, secondo le cui stime sono circa 70mila le attività commerciali che, senza una decisa inversione di tendenza, potrebbero cessare definitivamente nel 2021.

A rischio soprattutto le 35mila attività nei centri e gallerie commerciali, dice Confesercenti, che chiede che "anche i centri commerciali" vengano "inseriti nel piano delle riaperture".

Nel primo bimestre del 2021, evidenzia l'analisi di Confesercenti, gli acquisti presso la grande distribuzione e le piccole superfici si sono ridotti, rispettivamente, del 3,8 e del 10,7%, mentre le vendite sul canale on-line sono aumentate del 37,2%. Significativamente, l'espansione del commercio elettronico ha segnato un'accelerazione a partire dallo scorso ottobre, quando le misure adottate per contrastare la seconda e poi la terza ondata del contagio hanno piegato vero il basso le vendite nei canali tradizionali, spiega lo studio, precisando che si tratta di un'evoluzione già osservata in occasione del primo lockdown di marzo-aprile 2020. Lo spostamento delle quote di mercato a vantaggio dell'online, unitamente alla crisi dei consumi innescata dalla pandemia, sta mettendo in grave difficoltà l'intero comparto del commercio al dettaglio.

"Di fatto, le misure di restrizione, per le modalità con cui continuano a essere attuate, stanno determinando una strutturale e non governata redistribuzione delle quote di vendita verso il canale on-line", commenta Confesercenti. "A rischio sono soprattutto le 35mila attività collocate dentro i centri e gallerie commerciali. L'obbligo di chiusura nel fine settimana, che rappresenta il 40% delle vendite di queste attività, è un cataclisma sul comparto. Un divieto - puntualizza Confesercenti - che ignora gli alti standard di sicurezza, dall'areazione al controllo degli ingressi, disposti da centri e gallerie e che genera una perdita di almeno 1,5 miliardi di euro per ogni weekend, in buona parte a vantaggio del canale di distribuzione online".

Famiglie in difficoltà, calano gli introiti per una su due: più difficile sostenere le spese fondamentali rispetto a un anno fa

L'indagine annuale "Termometro Altroconsumo" dell'Organizzazione per la tutela dei consumatori dice il 40% dei interpellati ha avuto difficoltà con le uscite per la casa e per la salute. Aumentano le diseguaglianze tra chi sta bene e chi arranca


Case-famiglia | Famiglie per l'Accoglienza

Casa, salute, alimentazione, mobilità, cultura e tempo libero e istruzione, sono queste le principali aree di spesa delle famiglie italiane e sono proprio le più fondamentali - ovvero salute e abitazione - quelle in cui ci sono maggiori difficoltà. E' quanto emerge dall’indagine annuale 'Termometro Altroconsumo', che l’Organizzazione per la tutela dei consumatori realizza al fine di ricavare un indice che esprima la capacità delle famiglie italiane di sostenere le spese principali nell’anno precedente. Dall’indagine 2020 emerge una certa stabilità dell’indice, che passa da 48,3 a 48,9, rispetto al 2019, ma anche una forte polarizzazione: aumentano, infatti, sia le famiglie che non hanno avuto difficoltà economiche sia quelle che hanno riscontrato gravi problemi.

I risultati dell’indagine mostrano un aumento sia fra le famiglie che hanno riscontrato gravi problematiche (aumentate di due punti percentuali, dal 5% al 7%), ovvero che dichiarano difficoltà per tutte le categorie di spesa, che fra quelle che non ne hanno avute, passate dal 28% al 34%. Questa situazione è stata principalmente causata dall’avvento dell’emergenza sanitaria. Le restrizioni imposte per contenere il contagio hanno portato ad una riduzione forzata di una serie di attività e relativi costi, consentendo alle famiglie una maggiore facilità nel sostenere le restanti spese e nel risparmiare.

D’altro canto la metà dei nuclei (49%) ha subìto, invece, un calo degli introiti a causa della pandemia: per inattività temporanea (51%), diminuzione dei guadagni (37%), chiusura temporanea della propria attività (17%). Si è generata quindi una forte polarizzazione tra le famiglie che hanno mantenuto gli stessi guadagni dell’anno precedente (1 su 2) – il cui indice risulta pari a 54,4 - e quelle che hanno perso più del 25% delle entrate rispetto al 2019 (circa 1 famiglia su 4). Per queste ultime la situazione risulta particolarmente critica e il valore dell’indice, pari a 39, lo dimostra.

Ma come hanno affrontato nello specifico le principali spese i cittadini dello Stivale? Circa il 40% dei rispondenti ha avuto difficoltà con le uscite per la casa e per la salute, dato in calo rispettivamente del 7% e del 2% confronto al 2019. Diminuiscono (-5%), inoltre, anche gli italiani con difficoltà legate all’ambito mobilità (36%), principalmente a causa dei limiti alla circolazione imposti per contenere la pandemia e il conseguente calo di spostamenti, viaggi e trasferte. Le spese per l’educazione sono state, invece, più complesse da sostenere rispetto all’anno scorso. Il 27% dei rispondenti (+3% vs 2019) ha avuto, infatti, problemi a causa verosimilmente degli investimenti tecnologici imposti dal sistema Dad.

Lo stile di vita e le possibilità di spesa cambiano in base a diversi fattori che caratterizzano le famiglie italiane. Facendo un confronto di tipo geografico, risulta esserci un progressivo aumento delle difficoltà economiche scendendo dal Nord al Sud. Se nel Nord Ovest il 39% delle famiglie non ha avuto difficoltà a sostenere le spese nel 2020, nel Meridione il dato scende fino ad arrivare al 28%. Non a caso, è proprio a Sud e nelle isole che si riscontra la maggiore percentuale di nuclei con gravi difficoltà economiche, pari al 10%. Paragonando i risultati relativi alle diverse tipologie di nuclei familiari, invece, si conferma che le famiglie che hanno avuto maggiori difficoltà ad affrontare le spese sono quelle numerose (l’indice passa da 56,2 per i single a 39,8 per le famiglie di 6-8 componenti) e quelle i cui membri hanno bassi livelli di istruzione (55,6 l’indice delle famiglie in cui entrambi i partner sono laureati, 44,8 quello di famiglie in cui nessuno dei due lo è).

Infine, sono stati messi a confronto i risultati italiani con quelli degli altri paesi coinvolti nell’indagine (Portogallo, Spagna e Belgio). Fatta eccezione per il Portogallo che ha un indice pari a 47,4, la capacità di affrontare le spese negli altri stati è sensibilmente superiore a quella degli italiani (Belgio 56,1; Spagna 52,5). Inoltre, rispetto al 2019, gli altri Paesi hanno registrato miglioramenti più evidenti: Belgio (+2,3), Portogallo (+2,8), Spagna (+3,8) contro il +0,6 del Bel Paese.

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