updated 10:10 AM UTC, Nov 27, 2020

In barba al Covid cresce l'export del cibo made in Italy: boom della pasta sui mercati esteri, bene anche gli ortaggi e gli oli

Un’elaborazione di Ismea sui dati Istat per comparto, disponibili solo sui primi sette mesi dell’anno, evidenziano "una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019"


«Anche nei mesi più critici dell'emergenza epidemiologica – notano dall’Istituto per i servizi per il mercato agricolo alimentare – a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio»

Il dato di agosto conferma, nel complesso, una progressione del food made in Italy sui mercati esteri (+3% sui primi 8 mesi del 2019), per un valore di 29,4 miliardi di euro. I dati per comparto, disponibili solo per i primi sette mesi dell’anno, evidenziano una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019.

Secondo le elaborazioni dell'Ismea sui dati Istat, anche nei mesi più critici dell’emergenza epidemiologica, a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio.

Oltre all’ottima performance della pasta e, più in generale, dell’intero comparto dei derivati dei cereali (+13% nel periodo gennaio-luglio), l’analisi dell’Ismea evidenzia il buon andamento degli ortaggi freschi e trasformati (+7,8%), in un contesto positivo anche per gli oli (+5%) e le coltivazioni industriali (+13,7%).

Rimangono stabili il comparto degli animali e carni e quello ittico, mentre accusano una netta flessione il comparto florovivaistico (-10,7%) e quello dei vini e mosti (-3,2%).

L'altra faccia della crisi da pandemia: riscoperti i negozi di quartiere, uno su due ha raddoppiato la clientela

L'Osservatorio Fida-Confcommercio: le imprese si sono adeguate con successo e tempestività alle nuove disposizioni sanitarie e di sicurezza. Accelerati i processi d’innovazione


Con il Covid-19 le imprese delle distribuzione alimentare al dettaglio sono state messe a dura prova e, soprattutto durante il lockdown, i punti vendita sono stati in prima linea per assicurare la spesa e continuare ad erogare, in condizioni di difficoltà, un servizio fondamentale per i cittadini facendo riscoprire anche il ruolo dei negozi di vicinato (come afferma il 70% delle imprese) e quasi un’impresa su due (47,3%) ha rilevato un aumento di nuovi clienti. È quanto emerge dall’Osservatorio della Fida, la Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione aderente a Confcommercio, realizzato in collaborazione con Format Research. 

Secondo l'analisi, il 31% delle imprese prevede un peggioramento della propria attività economica nei prossimi tre mesi, mentre per il 59% la situazione rimarrà stazionaria. Principalmente all’inizio e nella fase più acuta della pandemia le imprese hanno dovuto risolvere problemi di carattere organizzativo mai affrontati prima, con dispendio di energie e risorse, come il reperimento dei dispositivi di protezione individuale, ma si sono adeguate con successo e tempestività alle nuove disposizioni sanitarie e di sicurezza: dalla pulizia e sanificazione quotidiana di ambienti e strumenti, all’installazione dei pannelli separatori in plexiglass tra dipendenti e clienti.

L'emergenza sanitaria ha accelerato i processi di innovazione nel settore: il 40,7% delle imprese ha iniziato a fare consegne a domicilio, il 32,2%, di quelle che già lo facevano, ha intensificato questo servizio e il 14,2% ha attivato servizi di asporto. E anche sul fronte digitale crescono le imprese che hanno avviato servizi che prima non offrivano come la prenotazione spesa tramite email (per il 13,1%), tramite Social Network (per il 9%), il click & collect (per il 7,1%) e la vendita per mezzo di piattaforme online (per il 4,7%). Le imprese della distribuzione alimentare al dettaglio in Italia sono oltre 140 mila, pari a circa il 4% del totale complessivo delle imprese, di cui il 60% 'specializzate'.

La Casa del Quartiere è uno degli snodi di distribuzione di beni alimentari  e di prima necessità di Torino Solidale – Casa del Quartiere di San Salvario

Boom della pasta 100% italiana: in sei mesi consumi su del 28,5%

Volano i consumi di pasta con dicitura che richiama l'origine nazionale della materia prima, in controtendenza rispetto all'andamento degli acquisti negli ultimi anni in Italia, che registrano una costante riduzione, in un settore considerato dagli esperti maturo. Lo evidenzia il report Ismea "Tendenze. Frumento duro – pasta di semola"


Ecco i pastifici che portano a tavola la pasta fatta al 100% con grano  italiano

Volano i consumi di pasta 100% italiana che nel primo semestre dell'anno mettono a segno aumenti del 23% in quantità e del 28,5% in valore. Questo in controtendenza rispetto all'andamento in calo degli acquisti nazionali di pasta generica. Un dato che conferma come in un comparto ormai maturo, il richiamo all'origine nazionale della materia prima ha fornito un forte e nuovo stimolo per le famiglie. E' quanto evidenzia il report Ismea 'Tendenze sul frumento duro', precisando che nel 2019 la confezioni con etichetta '100% italiana' hanno avuto una crescita del 13% sia a volume che a valore.

Il peso della pasta 100% italiana sui consumi totali di quella di semola secca, segnala il report, è costantemente aumentato: da una quota del 14% in volume e del 17% in valore nel 2018, ha superato nei due casi il 20%. Durante i mesi del lockdown in analogia a quanto verificatosi per l'intero comparto alimentare anche le vendite di pasta sono risultate in netto aumento. Il primi sei mesi del 2020 fanno infatti segnare una crescita su base annua dell'8% in volume, e del 13,5% della spesa. In generale l'attuale pandemia e le conseguenti misure restrittive, hanno esposto le industrie della trasformazione molitoria e pastaria italiana a una forte vulnerabilità, data la strutturale dipendenza dalla materia prima estera. Va ricordato, infatti, che i quantitativi di granella che provengono oltre frontiera oscillano annualmente tra il 30% e 40% del fabbisogno delle imprese. Tale preoccupazione è stata maggiormente sentita durante le prime settimane dell'emergenza, successivamente la filiera ha mostrato un elevato grado di resilienza: sono aumentate infatti sia le importazioni di materia prima sia le esportazioni di pasta di semola, così come il consumo domestico dei derivati del frumento duro. 

Frontiere chiuse agli americani, turismo ed enogastronomia: quanto perde l'Italia. La stima di Coldiretti è drammatica

Circa 1,8 miliardi di euro in meno per l'Italia. Questa la previsione di Coldiretti, principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale, dopo la decisione dell'Unione europea di tenere chiuse le frontiere agli Stati Uniti. L'economia della Penisola sarà quindi costretta a rinunciare a 1,4 milioni di turisti americani abitualmente accolti durante l'estate. Inoltre, gli statunitensi sono gli stranieri più presenti tra quelli extra-Ue: in Italia spendono circa il 29% del totale dei vacanzieri non europei. A farne le spese sarebbe soprattutto il settore enogastronomico


Coldiretti: frontiere chiuse a 1,4 milioni di turisti Usa in Italia

Anche l'Umbria al Villaggio Coldiretti di Milano « ilTamTam.it il ...

L'Unione europea chiude le frontiere a 1,4 milioni di turisti Usa in viaggio durante l'estate in Italia dove sono gli stranieri più presenti, tra quelli provenienti da fuori dei confini comunitari. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Bankitalia sugli effetti della riapertura delle frontiere europee senza obbligo di quarantena dal 1 luglio ad un gruppo limitato di paesi quali Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay mentre per la Cina la reciprocità è una condizione necessaria per entrare nella lista di viaggi sicuri che verrà rivista ogni 14 giorni.

"Ad essere esclusi dalla lista che rappresenta una raccomandazione per gli Stati membri - sottolinea la Coldiretti - sono anche i quattrocentomila turisti estivi nel Belpaese provenienti dalla Russia mentre positiva è la riapertura dei confini europei ai quindici paesi tra i quali in particolare i quasi mezzo milione di viaggiatori dal Canada e ai 120mila cittadini giapponesi che hanno visitato l'Italia durante l'estate lo scorso anno". "La perdita dei turisti statunitensi - continua la Coldiretti - è particolarmente pesante perché hanno un budget elevato con una spesa estiva complessiva di 1,8 miliardi in Italia, pari a quasi 1/3 (29%) del totale della spesa totale dei cittadini extracomunitari nella Penisola durante i mesi di luglio, agosto e settembre".

"Le mete privilegiate sono le città d'arte che risentiranno più notevolmente della loro mancanza ma - precisa l'associazione - gli americani prestano anche particolare attenzione alla qualità dell'alimentazione per la quale destinano una quota elevata della spesa durante la vacanza. Gli effetti si faranno sentire anche dal venir meno della leva positiva del turismo sulle esportazioni nazionali con i turisti che al ritorno in patria cercano sugli scaffali i prodotti gustati durante il viaggio".

"Non mancano le preoccupazioni sugli effetti che la decisione dell'Unione europea potrebbe avere sulla guerra commerciale in atto con gli Stati Uniti con il presidente Donald Trump che - ricorda la Coldiretti - ha appena pubblicato la lista definitiva dei prodotti e dei Paesi europei sotto esame per nuovi dazi che per l'Italia interessa i 2/3 del valore dell'export agroalimentare e si estende tra l'altro vino, olio e pasta Made in Italy oltre ai formaggi e salumi che sono stati già colpiti".

Con gli arrivi dai Paesi comunitari che sono ancora molto ridotti, il vuoto dei turisti stranieri non viene compensato dal turismo domestico - segnala l'associazione - con appena 34 milioni gli italiani che hanno deciso di andare in vacanza per almeno qualche giorno nell'estate 2020, in calo del 13% secondo l'analisi Coldiretti/Ixè che evidenzia comunque che l'Italia è di gran lunga la destinazione preferita dal 93% degli italiani rispetto all’86%% dello scorso anno. "A rischio c'è un sistema turistico Made in Italy che si compone di 612mila imprese con oltre 700mila unità locali e rappresenta - conclude la Coldiretti - il 10,1% del sistema produttivo nazionale, superando il settore manifatturiero, con 2,7 milioni di lavoratori, il 12,6% dell'occupazione nazionale secondo Unioncamere".

Crollano le vendite al dettaglio ad aprile, tiene l'alimentare. Rialzo a doppia cifra per i supermercati, boom del commercio online

Vendite al dettaglio ancora in caduta. Ad aprile diminuiscono del 10,5% in valore rispetto a marzo. E anche stavolta "a determinare il forte calo" sono le vendite dei beni non alimentari, che diminuiscono del 24,0%. Una flessione "dovuta alla chiusura di molte attività per l'intero mese a causa dell'emergenza sanitaria Covid-19". Per il cibo invece si registra un, seppur lieve, aumento (+0,6%). Tornando al totale, nel confronto annuo, il ribasso è del 26,3%. Lo rileva l'Istat.  "Il commercio elettronico, unica forma di vendita in crescita, mostra un'accelerazione" ad aprile, mettendo a segno su base annua "un deciso aumento": +27,1%. Nello stesso mese, sempre in termini tendenziali, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce del 16,4% per la grande distribuzione e del 37,1% per i piccoli negozi. Rialzo a doppia cifra per le vendite nei supermercati. Ad aprile, mese di lockdown, l'aumento è stato del 10,5% su base annua. Seguono i discount alimentari, con un incremento del 9,3%. Quasi azzerate le vendite per le calzature (-90,6%), i mobili (-83,6%), l'abbigliamento (-83,4%) e i giochi (-82,5%). Questo secondo l'Istat quanto accaduto ad aprile, a confronto con lo stesso mese dell'anno precedente. Una situazione dovuta al lockdown. Evidentemente il commercio online non è riuscito a risollevare le sorti di certi settori nel periodo più acuto dell'emergenza Covid.


Centro Lame - Negozi

Ad aprile 2020 l'Istat stima, per le vendite al dettaglio, una diminuzione rispetto a marzo del 10,5% in valore e dell’11,4% in volume. Come per lo scorso mese, a determinare il forte calo sono le vendite dei beni non alimentari, che diminuiscono del 24,0% in valore e del 24,5% in volume, mentre quelle dei beni alimentari aumentano in valore (+0,6%) e sono in diminuzione in volume (-0,4%). E' quanto rileva l'Istat.

Su base tendenziale, nel mese si registra una diminuzione delle vendite del 26,3% in valore e del 28,1% in volume. Sono ancora le vendite dei beni non alimentari, evidenzia l'istituto di statistica, a calare sensibilmente (-52,2% in valore e -52,5% in volume), mentre crescono quelle dei beni alimentari (+6,1% in valore e +2,9% in volume). Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per tutti i gruppi di prodotti. Le diminuzioni maggiori riguardano Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-90,6%), Mobili, articoli tessili e arredamento (-83,6%), Abbigliamento e pellicceria (-83,4%) e Giochi, giocattoli, sport e campeggio (-82,5%), mentre il calo minore si registra per i Prodotti farmaceutici (-3,5%).

Rispetto ad aprile 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce del 16,4% per la grande distribuzione e del 37,1% per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi calano del 45,2% mentre è in deciso aumento il commercio elettronico (+27,1%).

Nel trimestre febbraio-aprile 2020, continua l'istituto di statistica, le vendite al dettaglio registrano un calo del 15,8% in valore e del 16,6% in volume rispetto al trimestre precedente. Diminuiscono le vendite dei beni non alimentari (-29,9% in valore e -30,1% in volume), mentre le vendite dei beni alimentari mostrano variazioni positive (rispettivamente +3,1% in valore e +2,4% in volume).

"Nel corso della fase di rilevazione dei dati - precisa l'Istat - vi è stata una contenuta riduzione del tasso di risposta delle imprese, conseguente all’emergenza sanitaria in corso. Le azioni messe in atto per fare fronte a queste perturbazioni nella fase di raccolta dei dati hanno consentito di elaborare e diffondere gli indici relativi al mese di aprile 2020.

"Ad aprile si osserva un’ulteriore diminuzione congiunturale delle vendite di beni non alimentari (-24,0%) dovuta alla chiusura di molte attività per l’intero mese a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19" commenta l'Istat. Nel mese, evidenzia l'istituto di statistica, "il commercio elettronico, unica forma di vendita in crescita, mostra un’accelerazione".

"Su base annua - continua l'Istat - le vendite del comparto alimentare crescono sia nella grande distribuzione (+6,9%), sia nelle imprese operanti su piccole superfici (+11,2%), mentre le vendite dei beni non alimentari diminuiscono in misura consistente (rispettivamente -62,2% e -51,5%). Nella grande distribuzione cresce il divario tra gli esercizi specializzati (-76,8%), maggiormente colpiti dalla chiusura imposta dalle misure di isolamento, e gli esercizi non specializzati (-1,5%), che sono rimasti per lo più aperti".

 

(Fonti: Ansa e Adnkronos)

Coronavirus, speculazione contro il latte italiano. La denuncia della Coldiretti che si mobilita: un indirizzo mail per segnalare gli attacchi. Si moltiplicano le adesioni alla campagna #MangioItaliano

Sono in atto manovre speculative su prodotti alimentari di prima necessità tra cui il latte: la Coldiretti denuncia il fenomeno e reagisce con forti iniziative. Prandini: "Alto tradimento nei confronti di famiglie e imprese". Piace la mobilitazione #MangioItaliano per invitare alla responsabilità e a sostenere la produzione nazionale. I lombardi: "Ognuno faccia la propria parte"


Con l’emergenza c’è chi come in guerra approfitta della situazione di difficoltà e arriva addirittura a speculare sui generi alimentari di prima necessità come il latte. È quanto denuncia il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini (nella foto sopra), nel segnalare “insostenibili richieste di riduzione del prezzo pagato agli allevatori proprio mentre i supermercati vengono presi d’assalto e nelle stalle si continua a mungere per garantire le produzioni e i rifornimenti nelle dispense degli italiani”.

Con i cittadini in fila proprio per acquistare gli alimenti base della dieta, il pretesto della chiusura di bar e ristoranti per disdire al ribasso unilateralmente i contratti “è inaccettabile in un momento in cui il Paese – sottolinea Coldiretti – ha bisogno del latte italiano. Un ricatto per lucrare sulle difficoltà proprio nel momento in cui si moltiplicano le adesioni alla mobilitazione #MangioItaliano per invitare alla responsabilità e a sostenere la produzione nazionale privilegiando negli approvvigionamenti delle industrie e della distribuzione commerciale il Made in Italy, preferendo le mozzarelle con il latte italiano al posto di quelle ottenute da cagliate straniere”.

“C’è purtroppo chi cerca di sfruttare il proprio potere contrattuale – sostiene Coldiretti – per pagare prezzi stracciati alimenti deperibili come latte, la cui produzione non può essere fermata nelle stalle. Una manovra vergognosa di chi, violando anche il principio base della solidarietà nazionale nei momenti di crisi, tenta di riempirsi le tasche approfittando delle difficoltà del Paese”. “Non lo permetteremo”, dichiara Prandini che parla di “alto tradimento nei confronti delle famiglie e delle imprese”.

Risultato immagini per latte italiano

“In gioco – rileva Coldiretti – c’è il futuro di un settore che produce ogni anno oltre 12 milioni di tonnellate di litri di latte di mucca grazie a circa 30mila allevamenti diffusi lungo tutta la Penisola che garantiscono il primato tricolore in Europa nella produzione di formaggi a denominazione di origine protetta (Dop)”. Per questo la Coldiretti ha già informato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova ed allertato tutte la rete organizzativa a livello nazionale, con uffici provinciali e locali, per monitorare gli attacchi contro le stalle attivando una casella di posta Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per raccogliere informazioni e segnalazioni sulla base delle quali agire a livello giudiziario se non verranno fornite adeguate motivazioni.

LA LOMBARDIA - Paolo Voltini, presidente di Coldiretti Lombardia, chiede certezze: "L’impegno da parte del mondo agricolo c’è, ma serve responsabilità da parte di tutti i soggetti della filiera. Ognuno deve fare la propria parte nel rispetto degli accordi definiti, per salvaguardare un settore che solo in Lombardia conta più di 5 mila allevamenti con 500mila vacche da latte e produce oltre il 40% del latte italiano". Gli fa eco Alessandro Rota, presidente Coldiretti di Milano: "C’è purtroppo chi cerca di sfruttare il proprio potere contrattuale per pagare prezzi stracciati alimenti deperibili come il latte o altri prodotti come il riso. Una manovra vergognosa". Il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, parla di "alto tradimento nei confronti delle famiglie e delle imprese". L’assessore regionale all’Agricoltura, Fabio Rolfi, svela: "Ho invitato i rappresentanti dell’industria della trasformazione a fare il possibile per sostituire i quantitativi di latte e di cagliate stranieri, ancora oggi utilizzati, con latte italiano. Si può fare in una logica di solidarietà nazionale. Per affrontare questa emergenza stiamo operando affinché almeno 500 tonnellate di materia prima vengano indirizzate alla produzione di siero in polvere di uso zootecnico".

Coronavirus, la Filiera Alimentare assicura: "Il cibo non mancherà, inutile e controproducente l'assalto ai supermercati"

Il cibo non mancherà. Il settore agroalimentare "continuerà a garantire capillarmente e con continuità l'approvvigionamento e la distribuzione dei prodotti agroalimentari”. Lo assicura la Filiera Alimentare in una nota, evidenziando che è "inutile e controproducente quindi, bene ribadirlo, l'assalto ai supermercati che rischia solo di ritardare i tempi di riassortimento"


Le nuove misure annunciate ieri sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e contenute nel Dpcm già firmato, pur prevedendo un inasprimento delle misure volte a contenere il contagio da COVID-19, tutelano le attività produttive indispensabili. “Prime fra tutte quelle del settore agroalimentare”. Lo sottolinea Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia. "E questo, come lo stesso premier afferma, accogliendo una delle principali istanze poste in questi giorni di emergenza da Filiera Italia “riguarda non solo le attività del settore agricolo, zootecnico, di trasformazione agroalimentare ma anche le filiere che ne forniscono beni e servizi”.

“Un’affermazione che in un momento tanto serio non può che tranquillizzare -proseguono dalla Fondazione - il cibo non mancherà, il nostro settore continuerà a garantire capillarmente e con continuità l’approvvigionamento e la distribuzione dei prodotti agroalimentari”. Inutile e controproducente quindi, bene ribadirlo, l’assalto ai supermercati che rischia solo di ritardare i tempi di riassortimento. “Gli scaffali non saranno vuoti - prosegue Scordamaglia - la centralità del settore agroalimentare con tutte le sue filiere connesse è garantito”

Un messaggio fondamentale che la Filiera Italia aveva già lanciato qualche giorno fa e che oggi trova una conferma ufficiale nelle parole di Conte. “Le nostre industrie e tutte le attività ad esse collegate sono pronte a fare la loro parte rispettando tutte le regole per garantire la salute dei lavoratori e per assicurare i servizi fondamentali al paese. Ora però concentriamoci sulle misure economiche indispensabili per dare ossigeno a lavoratori imprese e famiglie che stiamo approfondendo con il Governo e che sono attese dal Consiglio dei Ministri di domani” conclude Scordamaglia.

 

Quei poveri italiani di cui molti parlano ma che pochi vedono (VIDEO)

Il lavoro perso e non ritrovato a 50 anni, una separazione, una malattia, un incidente o un'ingiustizia. Ecco come si può finire in mezzo a una strada, oggi, da cittadini italiani, anche in una città come Milano; tra chi, come l'associazione ProTetto, dà loro un aiuto concreto e chi si gira dall'altra parte, magari prima di tornare a casa e scrivere, in tutta comodità, qualche bel post contro il "razzismo".

(GUARDA IL SERVIZIO DI GABRIELLA SIMONI DEL TG5)

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