updated 5:12 PM UTC, Jan 15, 2021

Il viceministro all'Economia: "Lavoratori autonomi e professionisti tra i più colpiti dalla crisi pandemica"

"Il mondo del lavoro autonomo e dei professionisti è tra i più colpiti dalla crisi" pandemica, avendo sofferto "le maggiori difficoltà, sia per le misure restrittive che siamo stati costretti ad assumere, a più riprese, sia per una generale crisi economica che ha colpito tutte le economie avanzate, compreso, purtroppo, il nostro Paese". Così si è espresso il viceministro dell'Economia Antonio Misiani, intervistato al forum di ItaliaOggi di questa mattina, aggiungendo che occorre "continuare a sostenere" nell'emergenza le famiglie, i lavoratori e le imprese, "per metterli in condizione di reggere il più possibile i colpi della recessione", ha proseguito.

 

(Fonte: Ansa)

Lavoro, i danni del Covid: colpite 12 milioni di persone. L'allarme del Cnel: "Con la fine della Cig e del blocco dei licenziamenti situazione esplosiva"

Pandemia e lockdown hanno messo in crisi un numero impressionante di lavoratori dipendenti e autonomi. Donne e giovani pagano il prezzo più alto. Previsto un aumento dell'economia sommersa e del lavoro nero. Treu: "Sono aumentate le diseguaglianze, serve più coesione sociale"


Coronavirus: il protocollo di sicurezza dei lavoratori aggiornato

Il mercato del lavoro "all’inizio del 2021 presenta più ombre che luci" e "la situazione è destinata molto probabilmente ad accentuarsi e diventare ‘esplosiva’ con l’interruzione della cassa integrazione e la fine del blocco dei licenziamenti". È la fotografia allarmante che emerge dal 'Rapporto sul Mercato del lavoro e la contrattazione 2020' del Cnel.

Si teme, sottolinea il Cnel, "che una parte degli esuberi verrà sicuramente ‘assorbita’ dall’economia sommersa non riuscendo a trovare un’occupazione in regola andando ad aumentare la quota già aumentata negli ultimi anni di lavoro nero".

"La crisi conseguente alla pandemia ha colpito circa 12 milioni di lavoratori tra dipendenti e autonomi, per i quali l’attività lavorativa è stata sospesa o ridotta, in seguito al lockdown deciso dal Governo per limitare l’aumento esponenziale dei contagi". 

Giovani e donne pagano il prezzo più alto della crisi innescata dalla pandemia di Covid.

"Lo scarso investimento pubblico sulle nuove generazioni (in particolare la parte che va efficacemente a rafforzare la loro formazione e l’inserimento solido nel mondo del lavoro) è il principale nodo che vincola al ribasso le possibilità di crescita italiane, da sciogliere prima ancora che sul piano del rapporto tra giovani e lavoro, su quello più alto del ruolo delle nuove generazioni nel modello di sviluppo del Paese. Se non si inverte questa tendenza non solo si pregiudicano le prospettive economiche del Paese, ma si rischia di alterare in profondità il patto fra le generazioni che è un elemento costitutivo dell’assetto sociale, della sua equità e stabilità", si legge nel rapporto.    

Con la chiusura delle scuole e l’adozione della didattica a distanza inoltre non è stata bloccata "la frequenza delle lezioni" ma è ne stata ridotta "complessivamente la qualità e ha esposto ad una forte crescita del rischio di dispersione scolastica. Con la conseguenza di inasprire non solo le diseguaglianze generazionali ma anche quelle sociali", dice ancora il Cnel.      

Quanto invece alle donne, per il Cnel hanno pagato il prezzo più alto della crisi "in quanto impegnate a ricoprire ruoli e a svolgere lavori più precari, soprattutto nei servizi.

Il Cnel ha più volte sottolineato "come per promuovere la occupazione femminile non bastino politiche di incentivazione economica alle assunzioni, ma serva anzitutto allargare la offerta di servizi, non soltanto asili nido, ma scuola a pieno tempo e servizi per gli anziani, nonché promuovere forme organizzative del lavoro più favorevoli alla conciliazione". 

Dalla crisi generata dalla pandemia dobbiamo trarre insegnamenti per guardare avanti, ha detto il presidente del Cnel Tiziano Treu.

Con il Covid - ha sottolineato - abbiamo scoperto quanti "buchi ci sono nella rete di sicurezza, del welfare: sanita', ammortizzatori, sostegno alla poverta'". In questo anno - ha riconosciuto Treu - si sono moltiplicati gli interventi di carattere generale universalistico: una cosa ottima ma le diseguaglianze sono aumentate".

"Le fondamenta del mondo del lavoro sono ancora fragili - ha fatto notare Treu - ed esposte ancora agli impatti esterni". Le politiche del lavoro devono essere universalistiche ma va fatta un'analisi sulle distorsioni. Questa riflessione dovra' essere centrale nei prossimi mesi".

Secondo Treu, va ricalibrato il sistema del welfare e la protezione del reddito ma va anche perseguita la connessione tra politiche attive e configurazione di un mercato lavoro più resistente agli shock. E' quindi necessario - ha concluso - rafforzare gli strumenti di coesione sociale altrimenti lo squilibrio non si correggerà".

 

(Fonte: Agi)

 

Contrazione del reddito, l'allarme di Bankitalia: "Un terzo delle famiglie ha riserve economiche solo per tre mesi e il 30% degli italiani non andrà in vacanza"

Oltre metà della popolazione lamenta danni al reddito familiare dall'emergenza Covid. Impatto del lockdown più severo per i lavoratori autonomi. Un terzo delle famiglie ha riserve per soli 3 mesi, il 40% in difficoltà con il mutuo


"Oltre la metà della popolazione dichiara di aver subito una contrazione nel reddito familiare dopo le misure adottate per il contenimento" del coronavirus. E' quanto emerge dall'indagine straordinaria sulle famiglie condotta dalla Banca d'Italia. "Più di un terzo delle famiglie - si legge - dichiara di disporre di risorse finanziarie sufficienti per meno di 3 mesi a coprire le spese essenziali della famiglia in assenza di altre entrate".

"L'impatto è stato particolarmente severo per i lavoratori indipendenti", spiega Bankitalia, sottolineando che "quasi l'80% ha subito un calo nel reddito e per il 36% la caduta è di oltre la metà del reddito familiare".

Quasi il 40% delle famiglie ha difficoltà a sostenere le rate del mutuo Quasi il 40% degli individui indebitati dichiara di avere difficoltà nel sostenere le rate del mutuo a causa della crisi. "La quota - si legge nell'indagine - è più elevata nel Centro e nel Mezzogiorno". 

Inoltre, secondo il report, "solo un terzo di chi è in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo ha fatto ricorso o intende far ricorso alla moratoria mutui. Fra coloro che hanno un finanziamento per credito al consumo la percentuale di individui in difficoltà con il pagamento della rata è del 34%".

Niente vacanze per il 30% degli italiani L'emergenza sanitaria incide negativamente sulle aspettative di spesa degli italiani: circa il 30% della popolazione dichiara di non potersi permettere di andare in vacanza la prossima estate e quasi il 60% ritiene che anche quando l'epidemia sarà terminata le proprie spese per viaggi, vacanze, ristoranti, cinema e teatri saranno comunque inferiori a quelle pre-crisi.

Pandemia lavoro, ad aprile crollo degli occupati: in due mesi persi 400mila posti. Forte crescita degli inattivi

Ad aprile 2020, mese di lockdown, si contano 274 mila occupati in meno rispetto a marzo. Lo rileva l'Istat, parlando di una "marcata diminuzione". L'effetto dell'emergenza Covid-19 sul mercato del lavoro "appare decisamente più marcato rispetto a marzo", spiega l'Istituto. "L'occupazione ha registrato una diminuzione di quasi 300 mila unità, che ha portato nei due mesi a un calo complessivo di 400 mila occupati e di un punto percentuale nel tasso di occupazione", viene sottolineato nel commento che accompagna le stime. Gli inattivi, coloro che né hanno né cercano un lavoro, salgono di 746mila unità. L'istituto parla di "un'ulteriore forte crescita dell'inattività"


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Ad aprile si sono registrati 274mila occupati in meno rispetto a marzo. Lo rileva l'Istat, sottolineando che l'effetto dell'emergenza coronavirus sul mercato del lavoro "appare decisamente più marcato". Il crollo dell'occupazione è generalizzato, anche se il calo più forte in proporzione interessa i dipendenti a tempo determinato: -129mila, con una discesa del 4,6% su marzo. In un anno sono quasi mezzo milione gli occupati in meno.

Disoccupazione giù del 6,3% - Ad aprile il tasso di disoccupazione è sceso al 6,3% dall'8,0% di marzo. Si tratta del minimo dal novembre del 2007 su cui pesa l'effetto del lockdown, con 484 mila persone in meno che cercano lavoro (-23,9% rispetto a marzo). Il numero dei disoccupati, appunto di coloro che sono a caccia di un impiego, cala a 1 milione e 543 mila. Gli inattivi, cioè coloro che non hanno e non cercano lavoro sono saliti ad aprile, mese di lockdown, a 746mila unità. 

Il calo più forte almeno dal 2004 - Una perdita di 274 mila posti di lavoro in un solo mese non si era mai vista. Almeno da quando sono disponibile le serie congiunturali, ovvero dal 2004. Stando ai dati dell'Istat finora la riduzione maggiore era stata, appunto, quella del settembre del 2009, quando però l'emorragia si fermò a 125mila occupati. 

 Crollo generalizzato - Il crollo dell'occupazione nel mese di aprile è generalizzato "coinvolge donne (-1,5%, pari a -143mila), uomini (-1,0%, pari a -131mila), dipendenti (-1,1% pari a -205mila), indipendenti (-1,3% pari a -69mila) e tutte le classi d'età, portando il tasso di occupazione al 57,9% (-0,7 punti percentuali)". Così l'Istat. Il calo più forte in proporzione, però, interessa i dipendenti a tempo determinato: -129 mila, con una discesa del 4,6% rispetto a marzo. 

 Mezzo milione di posti in meno in un anno - In sostanza abbiamo quasi mezzo milione di posti in meno in un anno. "Il netto calo congiunturale dell'occupazione determina una flessione rilevante anche rispetto al mese di aprile 2019 (-2,1% pari a -497mila unità)", spiega l'Istat. Una riduzione verificata "per i dipendenti temporanei (-480mila), per gli autonomi (-192mila) e per tutte le classi d'età, con le uniche eccezioni degli over 50 e dei dipendenti permanenti (+175mila)".  Nel confronto annuo anche le persone in cerca di lavoro, i disoccupati, "calano in misura consistente" (-41,9%, pari a 1 milione 112mila unita'), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+11,1%, pari a +1 milione 462mila).

 I dati in Europa - Oltre 200mila disoccupati in più nell'area euro ad aprile e quasi 400mila in più guardando a tutta l'Unione europea, a causa della pandemia di Covid e dei lockdown imposti nei vcari Paesi per conternerla. Il tasso di disoccupazione nell'area euro è salito al 7,3%, secondo i dati pubblicati da Eurostat, a fronte del 7,1% cui era già salito ad aprile. L'ente di statistica comunitario ha contato 11 milioni e 919mila disoccupati nell'area valutaria, 211mila in più rispetto al mese precedente. In tutta l'Ue a 27 i disoccupati sono 14 milioni e 79mila, e in questo caso l'aumento è di 397mila unità.

Coronavirus, nella Fase 2 al lavoro più anziani che giovani, più dipendenti che autonomi, più al Nord che al Sud. La fotografia dell'Itala operativa dal 4 maggio

Over 50, uomini, lavoratori dipendenti nel Nord Italia. E' l'identikit di una grossa fetta dei 4,4 milioni di italiani che dal 4 maggio, secondo quanto stabilito dal Dpcm del 26 aprile, riprenderanno la propria attività lavorativa mentre 2,7 milioni continueranno a restare a casa in attesa di successive misure governative. A tracciarlo la nuova indagine della Fondazione studi consulenti del lavoro "Ritorno al lavoro per 4,4 milioni di italiani. Al Nord prima che al Sud, anziani più dei giovani", che approfondisce appunto le caratteristiche di chi da lunedì riprenderà a lavorare - (LEGGI TUTTO)


Chi torna al lavoro il 4 maggio (e come)

Secondo la ricerca dei consulenti del lavoro, realizzata a partire dai microdati delle Forze Lavoro Istat, su 100 rimasti a casa per effetto dei provvedimenti di sospensione delle attività, ben il 62,2% potrà tornare al lavoro. La ripresa però avrà effetti inattesi. Coinvolgerà soprattutto lavoratori over 50, rispetto ai giovani, interesserà maggiormente il Nord Italia, più esposto al contagio in questi due mesi di emergenza da Covid-19, e favorirà i lavoratori dipendenti a discapito degli autonomi. La ripresa, sottolineano i consulenti del lavoro, interesserà principalmente i lavoratori dell’industria, dove l’attività potrà ritornare a pieno regime (100% dei settori riaperti): su 100 lavoratori che rientreranno al lavoro il 60,7% lavora nel settore manifatturiero; il 15,1% nelle costruzioni; il 12,7% nel commercio e l’11,4% in altre attività di servizio.

a tornare al lavoro sarà principalmente la componente maschile, più presente in questo comparto. Saranno, infatti, 3,3 milioni gli uomini che torneranno al lavoro (il 74,8% del totale), mentre “solo” 1,1 milioni le donne (25,2%). In generale, saranno soprattutto lavoratori dipendenti (3,5 mln, pari al 79,4% di chi riprenderà a lavorare) mentre gli autonomi (il restante 20,6%) dovranno ancora aspettare: solo il 49% di quanti sono stati interessati dai provvedimenti di sospensione potrà riaprire già dal 4 maggio.

E tra i paradossi legati alla riapertura delle attività produttive prevista dalla Fase 2, nonostante il dibattito nazionale sull’opportunità di prevedere rientri differenziati per tutelare maggiormente la popolazione più adulta, c’è l’aspetto legato all’età dei lavoratori coinvolti. Gli over 50 riprenderanno a lavorare prima dei giovani. Su 100 occupati in settori 'sospesi', a rientrare saranno il 68,7% dei 50-59enni; il 67,1% dei 40-49enni; il 59% dei 30-39enni e il 48,8% degli under 30. Alta anche la percentuale degli over 60 (pari al 60,1% di quanti sono rimasti a casa per effetto del blocco delle attività).

Secondo la ricerca dei consulenti del lavoro, anche la 'settorialità' delle aperture delinea un quadro non coerente rispetto alla diffusione della pandemiaLa ripresa, infatti, si concentrerà proprio nelle aree più interessate dal virus: a fronte di 2,8 milioni di lavoratori al Nord Italia, saranno 812 mila al Centro e 822 mila al Sud gli occupati che rientreranno al lavoro.

Tra le regioni interessate: Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Marche e Lombardia, dove il tasso di rientro oscilla intorno al 69%; di contro in Val d’Aosta (49,3%), Lazio (46,7%), Sicilia (43,4%), Calabria (42,5%) e Sardegna (39,2%), la ripresa interesserà meno di un lavoratore su due tra quelli "sospesi".

Ovviamente la riapertura dei settori non comporterà necessariamente la presenza in sede dei lavoratori, ma seguendo le indicazioni ribadite negli stessi ultimi provvedimenti governativi, dovrà essere promosso il più possibile il lavoro agile.

Da questo punto di vista, tuttavia, l’indagine evidenzia come solo nel 36,6% dei casi i lavoratori chiamati a riprendere le proprie attività potranno farlo in smart working; mentre la maggior parte (63,4%), per le caratteristiche del proprio lavoro, non potrà che farlo in sede.

 

(Fonte: Adnkronos)

Coronavirus, la vera strage sarà quella dei posti di lavoro: nel 2020 mezzo milione di occupati in meno, turismo falcidiato. La stima di Unioncamere: "Scenario di crisi senza precedenti"

Possibili 422mila occupati in meno nel 2020, la metà dei quali nel turismo. E' quanto emerge dall'aggiornamento realizzato a marzo da Unioncamere del modello di previsione dei fabbisogni occupazionali. "Si tratta - è scritto - di uno scenario di crisi senza precedenti". Nel 2020, al netto dei lavoratori che beneficeranno della cassa integrazione guadagni ordinaria o in deroga, si stimano, in media annuale, di 422mila unità rispetto al 2019 (-2,1%): per gli indipendenti una riduzione di 190mila unità (-3,4%) e per i dipendenti privati di 232mila unità. Crollano le ricerche di lavoro attraverso internet a marzo a causa dell'epidemia Covid e questo probabilmente mitigherà l'aumento del tasso di disoccupazione. Lo si legge in un articolo di economisti della Banca d'Italia che analizza gli effetti dell'attuale epidemia di Covid-19 sull'offerta di lavoro, concentrandosi sull'Italia, primo paese occidentale ad essere gravemente colpito. L'articolo analizza il Google Index (GI) su queste ricerche crollato a marzo del 39%. "Si rileva - si legge - un calo senza precedenti della ricerca di lavoro a seguito dell'epidemia".


Occupazione in Basilicata, persi 1500 posti di lavoro - Basilicata24

Unioncamere ha stimato quasi un mezzo milione di posti di lavoro persi alla fine di quest’anno, per la precisione 420mila, la metà dei quali nel settore turistico, ovviamente il più penalizzato dall’impossibilità di spostarsi, di varcare i confini, di viaggiare in aereo.

Uno scenario, chiaramente, senza precedenti. Nel 2020, al netto dei lavoratori che beneficeranno della cassa integrazione guadagni ordinaria o in deroga, Unioncamere stima dunque un calo dello stock di occupati dei settori privati dell’industria e dei servizi, in media annuale, di 422mila unità rispetto al 2019 (-2,1%). Infatti, si prevede per gli indipendenti una riduzione di 190mila unità (-3,4%) e per i dipendenti privati di 232mila unità (-1,6%). Dall’analisi dei principali comparti produttivi, in particolare, si evidenzia una flessione stimata di 113mila unità nell’industria e di circa 309mila nei servizi.

Il turismo risulta il settore maggiormente in sofferenza, con un calo stimato nel 2020 di 220mila occupati, ma si stimano ampie flessioni nello stock di occupati anche nei comparti delle costruzioni (-31mila unità), della moda (-19mila unità), della metallurgia (-17mila unità), della meccatronica (-10mila unità) e delle industrie della gomma e delle materie plastiche (-10mila unità). Per quanto riguarda i servizi, oltre al dato del turismo si segnalano importanti riduzioni degli occupati nel commercio (-72mila unità), nei servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone (-24mila unità) e nel trasporto e logistica (-18mila unità).

Pochi i settori per i quali si può prevedere un saldo positivo, e legati all’emergenza sanitaria e all’utilizzo delle tecnologie per il lavoro da remoto e non solo: sono infatti quelli della sanità (+26mila unità), dei servizi ICT (+8mila unità) e le industrie farmaceutiche (+1.200 unità). Ma oltre ai dei semplici dati, l’emergenza coronavirus fornisce anche delle chiavi di lettura per reinterpretare i modelli organizzativi del lavoro. Da una ricerca dell’AIDP (l’associazione nazionale dei direttori del personale), ad esempio, viene fuori una certa preoccupazione: il 56% immagina chiusure e crisi aziendali e il 52% tassi di disoccupazione elevati.

Ma soprattutto per il 62% ci sarà una riprogettazione secondo le norme di tutela della salute e una costante attività di prevenzione dal virus; il 55%, invece, prevede un potenziamento delle attività in smart working, il 22% investimenti nelle infrastrutture informatiche e quasi l’11% di potenziamento dello smart learning. La costante, in questo caso, è nel binomio sicurezza per la salute e nuove tecnologie, che va letta come grande opportunità di preparazione e prevenzione. Tuttavia ci si aspetta ancora per lungo tempo un sostegno dello Stato: il 46% dei direttori del personale si aspetta un allungamento della durata della cassa integrazione in deroga Covid 19 per tutto il 2020 e il 39% l’introduzione di misure di accesso al credito agevolato.

Coronavirus, caos per il bonus di 600 euro: sito dell'Inps in tilt e i dati degli utenti diventano pubblici. Lite Conte-Salvini, insorge la Meloni

Sito Inps in tilt per le domande relative al bonus da 600 euro. L'enorme mole di richieste per accedere alle indennità, infatti, ha generato quasi un 'crash' informatico: secondo quanto denunciato da più utenti, infatti, entrando con i propri dati nella pagina dedicata del sito per presentare la domanda di bonus, si viene rinviati a una pagina in cui figurano nominativi privati, insieme a una serie di informazioni strettamente personali di cui è in possesso l'Inps ponendo quindi evidenti problemi di tutela della privacy. Sarebbero centinaia le schede di cittadini con dati sensibili che escono. Non solo: l'operazione a questo punto si blocca e la domanda di richiesta del bonus non riesce più a procedere. L'allarme sta circolando con un tam tam sui social, tra ironia e preoccupazione


Botta e risposta tra Conte e Salvini. Insorge anche Giorgia Meloni

Scintille tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini al vertice a palazzo Chigi sull'emergenza coronavirus. Oggetto del contendere, riferiscono fonti del centrodestra, un post 'in tempo reale' del leader della Lega sul sito Inps in tilt. Questo è soffiare sul malcontento, una cosa diversa dal confronto che stiamo facendo qui, sarebbe sbottato il capo del governo. Pronta la replica di Salvini: se il sito è in tilt, è in tilt...

"Avete ragione, l’ho appena fatto presente al governo ora in riunione a Palazzo Chigi, speriamo si muovano o finisce male", ha scritto Salvini in un tweet.

"Stiamo ricevendo da tutta Italia migliaia di segnalazioni sul pessimo funzionamento del sito dell'Inps. Il portale è in tilt: da stanotte i lavoratori autonomi e le partite Iva stanno riscontrando problemi enormi per presentare la domanda per il bonus di 600 euro. Preoccupante la situazione in termini di sicurezza dei dati e di privacy degli utenti", ha scritto Giorgia Meloni, su Facebook.

"Oltre al danno di ricevere poco più di un'elemosina, ora migliaia di lavoratori rimasti senza reddito sono costretti a subire un vero e proprio calvario digitale per avere dallo Stato i pochi euro che il governo ha stanziato. Purtroppo non è un pesce d'aprile, ma una drammatica verità", ha aggiunto la leader di Fdi.

 

(Fonte: adnkronos)

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