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updated 7:58 AM UTC, Aug 13, 2020

Via ai saldi in tutta Italia: 6 su 10 faranno acquisti, ma il budget scende del 20% (116 euro a persona)

Saldi estivi al via ufficialmente in tutta Italia. Dopo l'apertura anticipata di Sicilia e Calabria (il primo luglio), Campania (21 luglio) e Piemonte, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia (la scorsa settimana), oggi le vendite di fine stagione partono in tutte le restanti regioni d'Italia. Lo ricorda Confesercenti in una nota nella quale riporta i dati del sondaggio realizzato con Swg, condotto su un campione dimille consumatori e di 6000 imprese dell'abbigliamento e delle calzature - (LEGGI TUTTO)


Bennet Saldi | Ipermercati Bennet

Saldi estivi finalmente al via. Dopo l’apertura anticipata di Sicilia e Calabria (il primo luglio), Campania (21 luglio) e Piemonte, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia (la scorsa settimana), oggi sabato primo agosto le vendite di fine stagione partono in tutte le restanti regioni d’Italia. Stando a un'analisi di Confesercenti-Swg il pubblico è in crescita, 6 italiani su 10 faranno acquisti ma il budget previsto scende a 116 euro a persona con un calo del 20%.

Secondo il consueto sondaggio Confesercenti-Swg sui saldi di fine stagione, condotto su un campione di mille consumatori e di 600 imprese del commercio di abbigliamento e calzature, le prospettive sono timidamente positive, con un interesse dei consumatori in crescita: 6 italiani su 10 hanno già deciso di acquistare (o già acquistato, nelle regioni in cui le vendite sono già partite). Un dato quasi doppio rispetto al 33% registrato in occasione dei saldi estivi dello scorso anno. In calo, invece, il budget medio previsto per gli acquisti, che passa a 116 euro, il 20% in meno di quanto allocato lo scorso anno (146 euro).

Il confronto con lo scorso anno è condizionato dallo spostamento delle date di partenza. Solitamente, infatti, segnala la Confesercenti, i saldi estivi prendono il via il primo weekend di luglio, mentre quest’anno la Conferenza Stato Regioni ha deciso di posticipare l’apertura delle vendite a saldo al primo agosto, vista la ripartenza difficile: nei due mesi di riapertura piena delle attività (giugno e luglio) le imprese del settore hanno registrato un calo medio del 26% del fatturato. La scelta di posticipare i saldi, però, ha diviso i commercianti: il 50% condivide lo spostamento, mentre il 33% si è detto contrario. Due negozi su dieci, proprio per questo, hanno praticato promozioni pre-saldo nel mese di luglio.

Anticipi o no, i consumatori sembrano comunque orientati a sfruttare l’occasione dei saldi su più canali di vendita. Con buone previsioni per i negozi indipendenti: il 29% segnala di voler compiere qui i propri acquisti, una quota di poco inferiore a chi sceglie le grandi catene (33%). Il 26% comprerà anche in un outlet, mentre il 16% si rivolgerà ad un negozio di un brand in franchising. Farà shopping online, invece, un quarto (25%) degli intervistati.

Sono le scarpe e le magliette i prodotti più ricercati negli acquisti che oggi vedono l'avvio definitivo, in tutt'Italia, dei saldi estivi. Stando alla ricerca Confesercenti-Swg, le calzature sono nella lista degli acquisti da fare del 56% dei consumatori che parteciperanno ai saldi, il 48% per le magliette. Percentuali più alte del solito, indice forse di ‘acquisti rimandati’ negli ultimi mesi. Seguono, nei desideri dei clienti, camicie e camicette (indicate dal 32%), intimo (26%) e costumi (18%).

Fase 2, Confcommercio: "Riaperto il 90% dei negozi di abbigliamento". Bar e ristoranti fanno i conti col crollo degli incassi e le spese per le misure di sicurezza

Nel secondo giorno della ripartenza post lockdown le città si rianimano, torna il traffico e c'è più gente sui mezzi pubblici. Gli esercizi commerciali, dai negozi di abbigliamento a quelli di calzature, dai parrucchieri ai centri estetici, ma anche ristoranti, bistrot, chiese, tutti si adoperano a predisporre la sanificazione dei locali e a distribuire gel igienizzanti, mascherine e guanti. Ma restano le difficoltà nel reperire con facilità il materiale previsto dalle normative vigenti per far fronte all'epidemia


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Confcommercio: "Oltre il 90% dei negozi di abbigliamento ha riaperto in sicurezza: intimo, camicie e scarpe sono tra i prodotti più richiesti. Riprende ossigeno la ristorazione ma l'avvio è lento: il 70% dei bar e dei ristoranti hanno aperto tutti ben equipaggiati di mascherine e gel disinfettanti, ma con personale ridotto: infatti il 40% dei dipendenti è rimasto a casa, pari a circa 400.000 unità. Tanti sono i titolari che utilizzeranno i divisori all'interno del ristorante soprattutto nell'area cassa, quasi nessuno sui tavoli.  Nel Paese la percentuale dei mercati riaperti si aggira intorno al 50% - 60% del totale. Lo riferisce Confcommercio. A Roma sono aperti tutti i mercati coperti e su area attrezzata. I mercati periodici, diversamente dal resto della regione, sono ancora chiusi come in Piemonte, Sicilia e in parte della Lombardia, compresa Milano. In Campania consentita soltanto l'attività di vendita dei prodotti alimentari. Nel resto del Paese le aperture sono a macchia di leopardo./p>

Un crollo dei consumi pari a quasi l'80% si è registrato in ristoranti, pizzerie, trattorie e agriturismi per effetto delle mancate riaperture, ma anche per il ridotto afflusso della clientela che ha provocato un drastico taglio delle forniture alimentari rispetto alla norma. E' quanto emerge da una stima della Coldiretti sull'inizio della Fase 2 con la possibilità per gli italiani di tornare a mangiare fuori casa. A pesare sul calo delle ordinazioni di cibo e bevande, sottolinea la Coldiretti, è in molti casi la decisione di non riaprire ma anche il calo delle presenze per la chiusura degli uffici con lo smart working e l'assenza totale dei turisti italiani e stranieri. Meno impattante in questa fase è, invece, il vincolo del rispetto delle distanze con la riduzione dei posti a sedere disponibili. Un duro colpo per l'economia, visto che la spesa per il cibo 'fuori casa' era il 35% del totale dei consumi alimentari per un valore di 84 miliardi di euro. Le difficoltà della ristorazione, ricorda la Coldiretti, hanno un effetto a valanga sull'agroalimentare con il mancato acquisto di cibi e bevande in industrie e aziende agricole.

"Io credo che sicuramente i bar e i ristoranti vadano gestiti con estrema attenzione, perché sono uno dei luoghi in cui bisogna fare in modo che le regole vengano rispettate nel modo più rigoroso possibile: se ci si comporta bene, si può andare avanti con aperture, altrimenti si rischia di creare qualche pasticcio". E' l'avvertimento del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, a proposito della riapertura delle attività di ristorazione. "In alcune Regioni si dice che il distanziamento tra membri della stessa famiglia non è obbligatorio, noi invece questa regola l'abbiamo voluta lasciare per evitare scuse: il distanziamento all'interno dei ristoranti è fondamentale e noi pretendiamo che venga rispettato da tutti", ha affermato Fontana

Si entra così nel vivo della 'Fase 2'. Dal 15 giugno via ai centri estivi. E il ministro degli Esteri Luigi Di Maio vuol riportare i turisti in Italia. In un vertice Ue dedicato al turismo assicura che 'dal 3 giugno l'Italia ripartirà a 360 gradi. Ci si potrà muovere tra regioni e siamo pronti ad accogliere in sicurezza cittadini europei che vogliono passare le loro ferie in Italia. Le nostre strutture sono pronte'. Ma niente "black list" tra i Paesi europei. Fredda la risposta di Berlino: "Bisognerà parlare". Pieno accordo nel dire no ad "accordi bilaterali" tra Paesi Ue.

Intanto, gli Orafi e Orologiai della Cgia invitano i propri clienti, con un apposito cartello, di abbassare la mascherina e guardare a volto scoperto la telecamera. Questo per una questione di sicurezza, per poter così riconoscere il volto della clientela. Una questione molto importante per orafi e orologiai che spesso sono a rischio furti e rapine. "Abbiamo riaperto in totale sicurezza ed opportunamente attrezzati - rileva Claudio Dozzo, presidente Categoria Orafi Artigiani - Temiamo, tuttavia, un acuirsi degli episodi di furti con destrezza e rapine, complice anche il fatto che le persone hanno l'obbligo di utilizzare le mascherine. È per questo che rivolgiamo un invito a tutti i nostri clienti con un cartello apposito: fatti riconoscere in sicurezza". La mascherina resta naturalmente un obbligo di legge e va sempre indossata per la sicurezza di tutti, tuttavia permette ai malintenzionati (purtroppo non sono mancati in questi anni anche a Mestre episodi di furti con destrezza) di travisarsi ulteriormente. Magari ricorrendo anche all'uso di occhiali, berretti, parrucche e quant'altro permetta di nascondere e travisare in parte il proprio aspetto. "Le nostre attività - conclude Dozzo - non possono operare con le porte dei negozi aperte, purtroppo non possiamo fare altrimenti".

Riapre giovedì 21 maggio, dopo oltre dieci settimane di chiusura per l'emergenza coronavirus, il Giardino di Boboli di Firenze che sarà accessibile sia dall'ingresso di Palazzo Pitti, sia attraverso la porta di Annalena tutti i giorni della settimana (dalle 8,45 alle 18,15). In una nota, le Gallerie degli Uffizi ricordano che all'interno del Giardino valgono tutte le norme nazionali e regionali per contrastare la diffusione del coronavirus: è vietato l'ingresso a persone con la temperatura oltre 37,5 gradi, è obbligatorio l'utilizzo della mascherina, è necessario mantenere la distanza interpersonale di almeno 1,80 m, sono vietati assembramenti, i gruppi non possono eccedere il numero di dieci persone e le guide turistiche devono sempre utilizzare microfono e auricolari. La Grotta Grande e il Museo delle Porcellane rimarranno chiusi.

Ludoteche e parchi gioco rischiano di non risollevarsi dopo l'emergenza Coronavirus e su una stima di oltre 2.500 realtà che muovono una forza lavoro di 20 mila persone, il 50% è a rischio chiusura. Lo sostiene, in una nota, il gruppo nazionale 'Parchi Gioco e Ludoteche Italia' che partito dalla Lombardia con un'ottantina di adesioni, riunisce ora 620 attività in tutta la Penisola. "Eppure potrebbero essere sfruttate - sostengono - proprio per aumentare l'offerta di servizi alle famiglie che, durante l'estate, dovranno fare i conti con le limitazioni ai centri estivi, mentre i genitori riprenderanno a lavorare". Per sensibilizzare sulle difficoltà del settore hanno inviato lettere prima al governatore della Lombardia Fontana, poi al premier Conte e alla ministra Bonetti.

 

(Fonte: Ansa)

Coronavirus, il lockdown fa crollare i consumi. Turismo, auto, abbigliamento e calzature: i numeri del disastro

Consumi in picchiata del 31,7% a marzo rispetto allo stesso periodo del 2019 e per il primo trimestre di quest'anno si stima una riduzione tendenziale del 10,4%. E' quanto emerge dallo studio di Confcommercio sugli effetti del lockdown imposto per l'emergenza coronavirus. Un crollo che fa prevedere per il solo mese di aprile una contrazione del Pil del 13% a fronte di un calo tendenziale del -3,5% atteso per il primo trimestre 2020


 L'impatto del coronavirus sul turismo italiano. La mappa, regione ...

Crollano i consumi in Italia sotto la pressione dell'emergenza dettata dal nuovo coronavirus. Secondo il primo consuntivo sui consumi di marzo diffusi oggi da Confcommercio, per il primo trimestre dell’anno in corso l'Ufficio studi dell'associazione stima una riduzione dei consumi del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il mese di marzo, evidenzia Confcommercio, è completamente responsabile della suddetta caduta (-31,7%).

"Siamo in presenza di dinamiche inedite sotto il profilo statistico-contabile, che esibiscono tassi di variazione negativi in doppia cifra non presenti nella memoria storica di qualunque analista". "Con qualche ritardo rispetto al depotenziamento repentino della domanda, la produzione si è adeguata. Fiducia e indici di attività produttiva sono crollati in marzo, sommandosi alla scomparsa della domanda per consumi" segnalano gli analisti di Confcommercio.

Confcommercio rileva che il crollo dei consumi del 31,7% è sintesi di un rallentamento nei primi 10 giorni del mese, quando non era ancora in atto la chiusura di gran parte delle attività, e di un sostanziale blocco della domanda, ad eccezione di alcune voci, nei giorni successivi. I più penalizzati sono risultati i servizi ed in particolare quelli relativi al tempo libero.

SANGALLI: "SERVE LIQUIDITÀ IMMEDIATA SENZA BUROCRAZIA" - "I dati di marzo confermano il crollo dei consumi e del fatturato delle imprese. Serve liquidità immediata senza burocrazia integrando le garanzie dello Stato con indennizzi e contributi a fondo perduto" scandisce il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. E "va pianificata attentamente la riapertura delle attività preparando i livelli sanitari, tecnologici e organizzativi perché il Paese appena possibile deve riaccendere i motori e ripartire in assoluta sicurezza".

CROLLO VENDITE FINO AL 100% IN ALCUNI SETTORI - L'emergenza coronavirus che ha colpito il nostro Paese ha fatto registrare un vero crollo delle vendite pari fino al 100% in alcuni settori del commercio. Stando al primo consuntivo sui consumi di marzo diffusi da Confcommercio, "purtroppo sono profili declinanti molto prossimi alla realtà: i dati 'veri' sull’accoglienza turistica (-95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo), sulle immatricolazioni di auto (-82% nei confronti dei privati), sulle vendite di abbigliamento e calzature (attualmente -100% per la maggior parte delle aziende, precisamente quelle non attive su piattaforme virtuali)" danno uno spaccato della realtà italiana. Confcommercio inoltre stima che per i bar e la ristorazione il dato sia pari a -68% considerando anche le coraggiose attività di delivery presso il domicilio dei consumatori. Insomma, gli analisti di Confcommercio parlano di "sconcertante evidenza".

PRECIPITA PIL DI APRILE - Nei primi 4 mesi del 2020 il Pil è andato giù del 3,5%, stima Confcommercio, e ad aprile 2020 il Pil del nostro Paese precipita del 13%. "I provvedimenti delle autorità nazionali e internazionali non possono modificare il profilo delle perdite di prodotto. Possono, però, mitigare notevolmente le perdite di reddito disponibile connesse alla riduzione dell’attività, trasformandole in larga misura in deficit pubblico e quindi debito sovrano" sottolineano gli analisti dell'associazione.

INFLAZIONE - Quanto all'inflazione, "sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, per il mese di aprile 2020 si stima una riduzione dello 0,6% in termini congiunturali e dello 0,7% nel confronto con lo stesso mese del 2019". "La caduta dei prezzi - commentano gli analisti di Confcommercio - riflette la riduzione registrata dagli energetici regolamentati e non, che cominciano a risentire della caduta del prezzo del petrolio, le cui quotazioni nominali in dollari sono tornate ai valori dei primi mesi del 2004".

OK LIQUIDITA' MA ANCHE 'TRASFERIMENTI A FONDO PERDUTO' - "La strada prevalente in Italia è la riduzione degli impatti della crisi attraverso la concessione di abbondante liquidità a costi molto esigui. Sarebbe opportuno affiancare a questi provvedimenti una serie di indennizzi proporzionali alle perdite (al netto delle imposte potenzialmente dovute) subite dagli imprenditori e dai lavoratori" evidenzia Confcommercio. "Senza lo strumento dei 'trasferimenti a fondo perduto' - argomenta la Confederazione - si corre il rischio che l’eccezionale liquidità non sarà realmente domandata, almeno dai soggetti più deboli, lasciando ferite permanenti nel tessuto produttivo e rendendo meno vivace la ripartenza".

"Il tema della ripresa quando l’Italia riaprirà è denso di incognite. Infatti, al termine dello scorso anno, non erano stati ancora recuperati i livelli di reddito disponibile e consumi - in termini reali - sperimentati nel 2007: le perdite ammontavano ancora rispettivamente a 1.700 e 800 euro per abitante. Insomma, detto senza giri di parole, oggi è necessario evitare che, dopo il coronavirus, la ricostruzione dei livelli di benessere economico, già depressi, del 2019, duri troppi anni" sottolinea Confcommercio avvertendo che "il rischio è la marginalizzazione strutturale del Paese rispetto alle dinamiche internazionali dell’integrazione, dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità e, in definitiva, della crescita di lungo termine" e che "a pagarne il prezzo più alto sarebbero le generazioni più giovani".

 

 

 

 

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