updated 7:17 AM UTC, May 14, 2021

Auto elettriche meno care di benzina e diesel entro il 2027. La mobilità sostenibile passa anche dai costi

Lo studio di Bloomberg: determinanti il calo del prezzo delle batterie e una più stringente normativa europea sulle emissioni di CO2. La svolta green, insomma, ha bisogno di forti indirizzi e non può essere caricata solo sulle tasche dei consumatori


Misure volte a favorire la mobilità elettrica nel 2019: incentivi auto  elettriche e non solo - e-Station

Entro il 2027 in Ue i veicoli elettrici avranno un prezzo inferiore rispetto a quelli con motore a combustibili fossili. E' quanto prevede un rapporto stilato da Bloomberg, secondo cui auto e furgoni elettrici saranno in grado di coprire il 100% delle vendite nel territorio dell'Unione entro il 2035, anche in assenza di tassazioni agevolate o di eventuali incentivi economici all'acquisto.

Fondamentali saranno, secondo il report, la diminuzione del costo delle batterie e una più stringente normativa comunitaria sulle emissioni di CO2.

Nel dettaglio, rileva lo studio commissionato dalla Federazione europea Transport & Environment, il primo segmento di veicoli elettrici a diventare più convenienti di quelli tradizionali sarà quello dei commerciali leggeri, già nel 2025.

Seguiranno, l'anno successivo, le berline elettriche (segmenti C e D) e i SUV di tutte le dimensioni. Le ultime a raggiungere la parità, fra sei anni, saranno le auto più piccole (segmento B).

Secondo gli analisti, la diminuzione dei costi di produzione e l'aumento di attrattività per i consumatori sono strettamente connessi con l'incremento dei volumi di produzione e vendite di veicoli elettrici. Molto dipende - ricorda ancora lo studio - anche dal costo delle nuove batterie, previsto in diminuzione del 58% entro il 2030.

Senza forti politiche di indirizzo, conclude la ricerca, le auto elettriche a batteria raggiungeranno invece una quota di mercato dell'85% e i furgoni solo l'83% entro il 2035. 

 

(Fonte: Ansa)

Calcio, Gravina avverte la Juve: "Se resta in Superlega fuori dalla Serie A"

Se al momento dell'iscrizione al nuovo campionato di Serie A la Juventus dovesse essere ancora nella Superleague, "sarebbe esclusa". Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, a Napoli per un incontro con i dirigenti della territoriale, ai cronisti risponde nettamente a una domanda precisa. "La Juve sarebbe esclusa se non si ritira dalla Superlega - dice - come sapete per nove società c'è stato il ritorno. Altre tre, tra cui la Juventus, sono abbastanza resistenti. Ma c'è una norma molto chiara e precisa del Cio, e a scendere negli statuti del Coni e delle Federazioni. Se la società non dovesse accettare il principio, mi dispiace, sarebbe fuori. Io spero però che presto cessi questo braccio di ferro". 

"Vietare auto diesel e benzina, solo elettrico entro il 2035". L'appello dei grandi marchi

Vietare la vendita di auto diesel, benzina, e anche ibride, entro il 2035. Per quella data soltanto mezzi elettrici. Questo l'obiettivo dell'appello rivolto alla commissione Europea, al Parlamento europeo e ai governi dei Paesi membri Ue, sottoscritto da 27 grandi aziende - tra cui Coca-Cola, Ikea, Sky, Uber, Volvo, e le italiane Enel X e Novamont - insieme con 6 associazioni di automotive, energia, sanità, finanza. Nell'appello - aperto a nuovi ingressi - si fa presente che, fissando "un obiettivo di CO2 per i costruttori di veicoli a 0 grammi per chilometro", si potrebbe inaugurare "una nuova era di mobilità a zero emissioni".

Calcio, fallita la Superlega i club europei parlano arabo: Al-Khealifi presidente dell'Eca, prende il posto di Agnelli

Nella nota con l'annuncio delle nomine, la European club association (Eca) dichiara di accogliere "con favore la decisione dei suoi ex club membri di non portare avanti il progetto 'Superlega', dopo la netta condanna da parte dell'intera comunità calcistica e della società nel suo insieme"


Il Comitato esecutivo della European club association (Eca) ha nominato proprio presidente Nasser Al-Khelaifi, presidente e ad del Paris Saint-Germain). Il dirigente del Bayern Monaco Michael Gerlinger è stato nominato primo vicepresidente ed affiancherà gli attuali numeri due Edwin van der Sar (Ajax), Dariusz Mioduski (Legia Varsavia) e Aki Riihilahti (Helsinki).

Nella nota con l'annuncio delle nomine, l'Eca dichiara di accogliere "con favore la decisione dei suoi ex club membri di non portare avanti il progetto 'Superlega', dopo la netta condanna da parte dell'intera comunità calcistica e della società nel suo insieme".

"Tali eventi - continua la nota - hanno ricordato che i proprietari sono i custodi dei loro club, che sono fari storici che significano così tanto per i fan e le loro comunità". L'Eca sottolinea infine che "sia responsabilità di ogni club garantire lo sviluppo del calcio e lasciarlo in un posto migliore per la prossima generazione; non per smantellarlo puntando al guadagno finanziario". 

La Brexit danneggia l'export del vino italiano: giù del 36%

L'analisi del Centro Studi DIVULGA: "La Gran Bretagna resta il terzo mercato di sbocco del vino Made in Italy, dopo Stati Uniti e Germania, ma ostacoli burocratici e amministrativi frenano le esportazioni dopo l'uscita dall'Unione europea. Negli anni l'Italia aveva sorpassato la Francia in bottiglie vendute nel Regno Unito". Ora si aprono nuove complesse sfide per superare le barriere


I vini italiani più amati all'estero - BIANCOVINO

Storico crollo del 36% delle esportazioni di vino Made in Italy in Gran Bretagna per effetto degli ostacoli burocratici ed amministrativi che frenano gli scambi commerciali dopo la Brexit. E’ quanto emerge dall’analisi del Centro Studi DIVULGA (www.divulgastudi.it) sulla base dei dati Istat relativi al commercio esterno nel primo mese del 2021, dopo l’uscita dall’Unione Europea.

La Gran Bretagna – sottolinea Centro Studi DIVULGA - resta il terzo mercato di sbocco del vino Made in Italy, dopo Stati Uniti e Germania, ma le spedizioni hanno raggiunto quest’anno il minimo del decennio. I dodici (nuovi) vincoli obbligatori solo per esportare il vino nel Regno Unito nel post-Brexit – precisa il Centro Studi DIVULGA - - sono solo la punta dell’iceberg di una overdose di burocrazia con la quale le imprese nazionali del settore agroalimentare dovranno dunque fare i conti. La complessa documentazione richiesta per entrare in Gran Bretagna è una delle numerose criticità evidenziate dal primo completo report sull’export nel Regno Unito delle imprese vitivinicole realizzato dal Centro Studi DIVULGA.

Si parte dall’etichettatura: fino al 30 settembre 2022 nessuna modifica, ma successivamente a tale data bisogna cambiare etichetta e indicare nome e indirizzo dell’importatore o imbottigliatore che opera nel Regno Unito.  E’ richiesto subito un certificato specifico, incerto invece il Modello VI-1-. Per il vino biologico nel 2022 scatta un certificato di ispezione. E ancora, novità sugli obblighi degli imballaggi, un nuovo codice, informazioni in etichetta che scoraggino l’uso di alcol, registrazione su Banca dati Rex per spedizioni di oltre seimila euro e infine un nuovo regime tariffario (che per il momento salva le produzioni di origine Ue).

Per le imprese si aprono dunque nuove e complesse sfide burocratiche che si rifletteranno su un business che è stato finora particolarmente ricco. Il Regno Unito – spiega l’analisi del Centro Studi DIVULGA – con un valore delle importazioni di vino e spumanti di 3,7 miliardi è oggi il secondo mercato mondiale per il settore dopo gli Stati Uniti. Nel Paese sono state inviate etichette Made in Italy nel 2020 per 714 milioni di euro di cui 324 milioni sono esportazioni di spumanti, con gli inglesi che sono i principali consumatori mondiali di Prosecco secondo la Coldiretti. Vino e bollicine sono la principale voce di esportazione dell’agroalimentare Made in Italy con oltre un quinto del totale delle spedizioni di prodotti agroalimentari in Gran Bretagna mettendo a segno negli ultimi 10 anni un balzo del 40%.

L’Italia vitivinicola – conclude il Centro Studi DIVULGA (www.divulgastudi.it) - ha conquistato spazi e negli ultimi anni è riuscita a sorpassare in bottiglie vendute nel Regno Unito le produzioni francesi. Per il nostro Paese, dunque, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea apre uno scenario segnato da molte ombre. I nuovi adempimenti, peraltro ancora non perfettamente chiariti, rischiano di frenare i flussi commerciali e di aggravare, con ulteriori costi richiesti dalle nuove procedure, il bilancio del settore vitivinicolo già duramente provato dall’effetto Covid 19.

Superlega, che cos'è, come funziona e quanto incassano i club che aderiscono

Il format della neonata e discussa competizione riservata a società dell'élite europea: due gironi da 10 squadre, le prime tre classificate accederanno ai quarti di finale, mentre la quarta e la quinta dei gruppi si disputeranno gli ultimi due pass per la fase a eliminazione diretta. I partecipanti "riceveranno 3,5 miliardi di euro per sostenere i piani di investimento e per assorbire l'impatto della pandemia"


La Superlega è nata. Come funzionerà il nuovo torneo? Quanto vale? Quando inizia? "La Super League è una nuova competizione europea tra 20 club che comprendono 15 club fondatori e 5 qualificati annualmente. Ci saranno due Gironi composti da 10 squadre ciascuno, che giocheranno sia in casa che in trasferta. La Super League, riunendo i migliori club e i migliori giocatori al mondo, riuscirà ad offrire un’emozione e un coinvolgimento mai visti prima nel calcio", si legge sul sito ufficiale, appena lanciato. I club che aderiscono "riceveranno 3,5 miliardi di euro per sostenere i piani di investimento e per assorbire l'impatto della pandemia".

Quando comincia il torneo? Sul sito si fa riferimento ad un generico "inizio ad agosto", senza indicare l'anno: si parte già nel 2021? Quando si comincerà, si creeranno 2 gironi da 10 squadre, con andata e ritorno. Le prime 3 di ogni girone accederanno ai quarti di finale, la quarta e la quinta classificata dei 2 gruppi si giocheranno gli ultimi 2 posti per la fase a eliminazione diretta. Quindi, avanti con quarti di finale e semifinali fino alla finale che si giocherà in gara unica in campo neutro.

Sul sito si fa riferimento anche ai "contributi di solidarietà" che "cresceranno in linea con i ricavi della lega e si prevede che superino i 10 miliardi di euro durante il corso del periodo iniziale di impegno dei club. Questi contributi di solidarietà seguiranno un nuovo modello di regolare rendicontazione pubblica in piena trasparenza".

Il riso italiano supera la Grande Muraglia: la Cina dà il via libera all'importazione della nostra eccellenza agroalimentare. Oltre 200 varietà, un patrimonio unico che conquista il mondo

Dal Carnaroli all'Arborio e al Vialone Nano, primo riso Igp, passando per il Roma e il Baldo: l'Italia è il primo produttore dell'Unione europea. Ora lo storico accordo per l'export nel gigante asiatico, gran consumatore di riso. Milioni di cinesi potranno apprezzare il nostro risotto


Via libera al risotto italiano in Cina, accordo storico | Agromagazine

Il riso da risotto italiano alla conquista delle tavole dei cinesi. Dopo un lungo negoziato è finalmente arrivato l’ok delle autorità competenti di Pechino all’import delle nostre varietà da risotto, vere eccellenze del Made in Italy agroalimentare. Grazie a questo accordo, il riso italiano potrà esser apprezzato anche da decine di milioni di consumatori del Paese del Dragone.

L’Italia è, attualmente, il primo produttore dell’Unione europea, assicurando oltre il 50% della produzione di riso, che si distingue da quello coltivato nel resto del mondo grazie a varietà tipiche, valorizzate grazie a marchi Dop e Igp che riconoscono le specificità dei territori di origine. Con 228 mila ettari coltivati (+4% nel 2020) e quattromila aziende che raccolgono 1 milione di tonnellate di riso lavorato, si contano più di 200 varietà: dal Carnaroli, il “re dei risi”, all’Arborio e al Vialone Nano, primo riso Igp, passando per il Roma e il Baldo.

Attualmente il 60% del riso italiano è destinato all’export, soprattutto in Germania e in Inghilterra. L’intesa corona un lungo negoziato diplomatico e tecnico condotto insieme al mondo imprenditoriale del comparto. Le agenzie fitosanitarie cinesi hanno, infatti, effettuato controlli molto severi e pignoli prima di autorizzare l’import del nostro riso, mandando in questi anni diverse delegazioni nelle aziende italiane per verificarne l’eccellenza dei metodi di produzione.

“Un via libera tanto atteso su un mercato di primaria rilevanza per l’agroalimentare italiano – dichiara Dino Scanavino, presidente di Cia-Agricoltori Italiani -. Si tratta di un successo che ha visto le istituzioni e la filiera risicola nazionale unite in difesa del riso italiano e alla conquista di nuove quote di mercato. Per l’Italia, primo produttore europeo, si apre ora un mercato importante, con milioni di cinesi pronti ad apprezzare il nostro risotto”.

 

(Fonte: Agi)

Il New York Times: "Draghi sta facendo dell'Italia una potenza in Europa"

Lusinghiero articolo del corrispondente a Roma del quotidiano Usa dedicato al presidente del Consiglio a due mesi dal suo insediamento a Palazzo Chigi


Perché il New York Times ha deciso di aprire un sito nel dark web

"Come Mario Draghi sta facendo dell'Italia una potenza in Europa". Si intitola così un lungo articolo che il 'New York Times' dedica al premier italiano, a due mesi dal suo insediamento a Palazzo Chigi, e al suo ruolo di leadership nella Ue. "In poco tempo - sottolinea il corrispondente da Roma Jason Horowitz - Draghi ha rapidamente usato a proprio vantaggio la sue relazioni europee, la sua abilità di navigare tra le istituzioni europee e la sua reputazione quasi messianica per fare dell'Italia un attore di primo piano nel continente in un modo che non si vedeva da decenni".

"Con l'amica cancelliera tedesca Angela Merkel che a settembre lascerà l'incarico, con il presidente francese Emmanuel Macron che ha davanti a sé il prossimo anno elezioni difficili e con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in lotta per dimostrare la sua competenza, Draghi è destinato a riempire il vuoto di leadership in Europa", osserva il quotidiano americano.

"Sempre di più sembra parlare a nome di tutti in Europa", continua Horowitz, che ricorda il suo primo viaggio all'estero in Libia, teso "a ripristinare l'influenza italiana in calo nell'ex colonia", ma sottolinea tuttavia come sia "all'interno dell'Ue che Draghi ha dimostrato che l'Italia sta puntando in alto oltre il suo peso".

Nel suo lungo articolo, il New York Times rievoca tra l'altro l'esordio del premier al Consiglio europeo di Bruxelles con le dure prese di posizione sulle aziende produttrici di vaccini, e poi lo stop all'export in Australia di 250mila dosi di AstraZeneca, le accuse all'azienda anglosvedese di essersi venduta i vaccini due o tre volte, le telefonate ai ceo di Big Pharma, passando dalla richiesta di rinegoziare i contratti.

 

(Fonte: Adnkronos)

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