Nuovo Dpcm, il dramma di ristorazione e agroalimentare. Anche chi aveva successo ora dice: "In queste condizioni meglio chiudere"

Ristoranti chiusi, un settore in ginocchio Ristoranti chiusi, un settore in ginocchio

Perso il 98% degli affari. Così è meglio chiudere”. Sui giornali di oggi le reazioni, comprensibilmente dure, al nuovo Dpcm in vigore da oggi che ferma bar e ristoranti alle 18.00


I locali possono restare aperti tutti i giorni -domenica compresa - fino alle 18.00 con limitazioni per numero di persone anche al singolo tavolo (più di quattro solo se conviventi) e poi fare asporto fino a mezzanotte (salvo diverse disposizioni regionali). Una misura che mortifica e abbatte un intero settore già fortemente provato e, come sottolinea Coldiretti, avrà ripercussioni su tutto il settore agroalimentare.

Il Dpcm, su questo punto, ha incontrato l’opposizione di diversi Governatori, come Zaia e Toti, oltre che di molti nomi di riferimento del settore. Da leggere Mariella Tanzarella che su Repubblica Milano dà un primo quadro delle strategie messe in campo dagli operatori: chi cambia orario invertendo il pranzo con la cena, chi punta su take away e delivery ma c’è anche chi ha deciso di chiudere (“Perché ora in una città come Milano non ha senso tenere aperto” come dichiarato da Diego Rossi del Trippa locale che fino a prima delle chiusure registrava il sold out ogni sera).

Così ci rovinano” è il laconico pensiero di Knam mentre su QN interviene Iginio Massari: “Così a rischio anche il Natale” perché la gente, spaventata e scoraggiata, potrebbe decidere di chiudersi in casa. @ Intanto tra le “vittime” eccellenti della nuova peggiorata situazione si annovera anche la Fiera del Tartufo di Alba che sospende gli eventi in presenza e il mercato e si affiderà unicamente alla propria proposta digitale come l’Alba Digital Truffle Lab e Langhe Digital Wine Lab.

 

(Fonte: ilgolosario.it)

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