Declino dei Piccoli Negozi in Italia: Rigenerazione Urbana?

Avantgardia

Una grave crisi, che vede sindaci e commercianti uniti per elaborare strategie di rigenerazione urbana.

Negli ultimi dieci anni, l’Italia ha assistito a una significativa riduzione dei piccoli negozi, con 120.000 chiusure che hanno trasformato il panorama del commercio al dettaglio.

Librerie e negozi di giocattoli hanno subito un calo del 31%, mentre i negozi di mobili e ferramenta del 30,5%. Nonostante la crescita di settori come telefonia e farmacie, il bilancio complessivo rivela una preoccupante perdita di 105.770 negozi dal 2012 al 2022, pari al 15,7% del totale, con ulteriori 14.889 chiusure nei primi dieci mesi del 2023.

Di fronte a questa crisi, sindaci e commercianti si sono uniti per elaborare strategie di rigenerazione urbana, mirate a rivitalizzare le città e contrastare la tendenza negativa. Queste iniziative includono la firma di un protocollo d’intesa tra Anci e Confcommercio e l’adozione di misure per stimolare l’economia locale e sociale.

A Bari, ad esempio, nuovi bandi offrono incentivi economici a imprese che contribuiscono al tessuto sociale, come parrucchieri che realizzano parrucche per pazienti oncologici o negozi di moto che promuovono la sicurezza stradale. A Firenze, il Comune si impegna a proteggere i negozi storici, opponendosi persino all’apertura di catene internazionali nel cuore della città, in controtendenza con Milano.

Queste azioni rappresentano un passo importante verso la rigenerazione urbana, che combina il rinnovamento fisico con il rafforzamento della coesione sociale ed economica, sostenendo così la vitalità delle comunità urbane.

A Milano, la realizzazione di nuove piste ciclabili ha suscitato un dibattito riguardo il loro impatto sui negozi locali. Da un lato, alcuni commercianti esprimono preoccupazione per la possibile riduzione del traffico veicolare e la conseguente difficoltà di parcheggio, che potrebbero influenzare negativamente gli affari. D’altra parte, ci sono studi e opinioni che suggeriscono come le piste ciclabili possano effettivamente aumentare la visibilità e l’accessibilità dei negozi, incoraggiando i consumatori a fare acquisti più frequentemente e a livello locale. Peccato constatare che oltre l’aumento del traffico, perennemente incolonnato, la mancanza di posteggi porta i consumatori sempre più spesso ad affollare i grandi centri commerciali, presenti sia in città che nell’immediata periferia.

In particolare, la ciclabile di Corso Buenos Aires a Milano è stata al centro delle polemiche, con Confcommercio che ha espresso preoccupazioni sulla possibile “pietra tombale della floridità economica” della via dello shopping. Tuttavia, esistono anche dati che indicano come i ciclisti urbani tendano a spendere di più rispetto ad altri utenti della strada e che le infrastrutture per le biciclette possano generare conseguenze positive sul fatturato dei locali vicini. Rispetto a questi studi, rimane comunque difficile immaginare un ciclista caricare la sua bicicletta delle ingombranti borse della spesa (o pacchi) e tornare in sicurezza verso casa.

Inoltre, la città di Milano sta affrontando una fase di transizione verso una maggiore sostenibilità e mobilità alternativa, che richiede un equilibrio tra le esigenze dei commercianti e l’obiettivo di ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità della vita urbana. L’area B ne è un esempio. Purtroppo i comuni adiacenti alla città non applicano le stesse rigide regole e l’inquinamento non cambia, anzi in alcuni casi peggiora. Forse bisognerà pensare a strade alternative, per evitare che oltre ai negozi chiusi, si verifichi una emigrazione dei cittadini milanesi verso comuni (limitrofi), più a misura d’uomo.

Comments: 0

Your email address will not be published. Required fields are marked with *