Caos in Europa

Caos in Europa: il Parlamento minaccia un’azione legale contro la Commissione

Avantgardia

La Commissione europea sotto accusa per aver sbloccato i fondi all’Ungheria

Il Parlamento europeo ha votato a favore di una risoluzione che minaccia di portare in tribunale la Commissione europea per aver autorizzato il pagamento di 10 miliardi di euro di fondi all’Ungheria, che erano stati congelati per le violazioni dello stato di diritto.

La decisione arriva in un momento di tensione tra i paesi dell’UE sui pacchetti di aiuti militari ed economici destinati all’Ucraina. La Commissione (l’organo esecutivo dell’UE), ha concesso i 10 miliardi di euro all’Ungheria alla vigilia di un summit, questo per ottenere l’appoggio del premier ungherese Viktor Orban nella per la richiesta di un aumento dei fondi destinati al dell’Ucraina. Il motivo della concessione all’Ungheria pare sia legato ad una azione giuridica ungherese atta a rafforzare l’indipendenza della sua giustizia e quindi secondo la Commissione UE aveva il diritto di ricevere i fondi. Ma i parlamentari contestano che Budapest non ha attuato le riforme e accusano la Commissione di aver ceduto alle pressioni di Orban.

“Il Parlamento valuterà se sia opportuno avviare un’azione legale per annullare la decisione di sbloccare in parte i fondi e ricorda che può usare una serie di strumenti legali e politici”, ha dichiarato il parlamentare in una nota.

Inoltre il Parlamento UE ha anche chiesto agli Stati membri dell’UE di proseguire una procedura contro l’Ungheria iniziata nel 2018 per il suo regresso rispetto ai principali valori democratici dell’Unione Europea. Nota importante questa procedura potrebbe comportare la sospensione del diritto di voto dell’Ungheria in tutte le riunioni dell’UE.

Infatti i miliardi di euro assegnati all’Ungheria erano stati bloccati da Bruxelles, in attesa di importanti progressi su questioni legate allo stato di diritto, come criteri più severi per l’assegnazione di appalti pubblici, salvaguardia della  libertà accademica, tutela dei diritti delle persone LGBTQ e riconoscimento del diritto dei migranti di chiedere asilo. Questioni queste su cui Orban pare non sentire ragioni.

Nel mese di  dicembre, Orban ha posto il veto a 50 miliardi di euro di nuovi aiuti dell’UE verso l’Ucraina, un blocco che potrebbe protrarsi per i prossimi quattro anni e si è astenuto dalla decisione di avviare negoziati con Kiev sull’ingresso nel blocco. A metà Dicembre Orban ha giocato il suo asso nella manica e in cambio del ritiro del veto sugli aiuti all’Ucraina, chiedendo il versamento di tutti i fondi UE spettanti all’Ungheria. Aggiungendo che il sostegno UE verso l’Ucraina si sarebbe poi dovuto discutere ogni anni e non con un lasso di tempo più lungo.

“Se vogliamo aiutare l’Ucraina, facciamolo fuori dal bilancio dell’UE e su base annuale. Questa è l’unica posizione democratica a soli cinque mesi dalle elezioni”, ha scritto Orban in un post su X.

Una proposta che è in netta contrapposizione con un recente appello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a fornire agli ucraini “finanziamenti stabili per tutto il 2024 e oltre, così che possa recuperare il suo legittimo territorio”.

La Commissione si dice pronta, nel caso non riuscisse nell’attuale  piano di un finanziamento all’Ucraina, a cercare di  convincere gli altri 26 Stati membri di fornire denaro al di fuori del bilancio dell’UE, una probabilità questa che non potrebbe essere attuata in un tempo breve.

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