updated 10:13 PM UTC, Mar 8, 2021

Riecco Donald Trump: "Ricandidarmi nel 2024? Troppo presto per dirlo, ma abbiamo enorme sostegno". Da Twitter "noioso" a Biden che "mente" sui vaccini, si vede che le armi non le ha mai deposte (VIDEO)

Dopo che la scorsa settimana il Senato lo ha assolto nel secondo processo di impeachment, Trump in un'intervista a Newsmax ha ammesso che gli "manca essere presidente", ma non rivela se si candiderà alla Casa Bianca nel 2024. "E' troppo presto per dirlo, ma vedo grandi sondaggi", ha dichiarato. "Non lo dirò ancora, ma abbiamo un enorme sostegno", ha affermato, aggiungendo che "sono l'unico che viene messo sotto accusa ed i cui consensi salgono". Sulla Cnn, il suo successore aveva detto di non aver "trovato nulla nei frigoriferi", riferendosi alla scarsa quantità di dosi: Trump ha ricordato come Biden in persona sia stato vaccinato il 21 dicembre e come abbia fatto anche il secondo richiamo a gennaio - (VIDEO)


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Donald Trump non si sbilancia sulla sua ricandidatura alla presidenza tra quattro anni ma sottolinea come il suo consenso sia alto. 

"2024? Troppo presto per dirlo", dichiara l'ex presidente in un'intervista all'emittente Newsmax, sottolineando come anche con l'impeachment (da quale è stato assolto per la seconda volta) le sue quotazioni salgano.

"Mi manca essere presidente", ha affermato. Trump ha dichiarato che non tornerà su Twitter da cui è stato bandito, ma sta valutando una piattaforma alternativa al social: "Sappiamo come far sentire la nostra voce". 

L'ex presidente degli Stati Uniti riferisce di aver guardato parte del townhall su Cnn con Joe Biden e accusa il successore di "mentire o essere fuori di testa" per aver detto che non c'era il vaccino contro il Coronavirus prima del suo insediamento alla Casa Bianca lo scorso 20 gennaio. Sulla Cnn, Biden ha detto di non aver "trovato nulla nei frigoriferi", riferendosi alla scarsa quantità di dosi: Trump ha ricordato come Biden in persona sia stato vaccinato il 21 dicembre e come abbia fatto anche il secondo richiamo a gennaio.


"Non tornerò su Twitter". Lo ha annunciato l'ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che in realtà è stato bandito dalla piattaforma di microblogging dopo l'irruzione dei suoi sostenitori all'interno del Congresso. "Twitter è diventato molto noioso e milioni di persone lo stanno abbandonando perché non è più lo stesso, posso capirli", ha dichiarato Trump in un'intervista a 'Newsmax'.

L'ex presidente ha quindi aperto alla possibilità di creare una propria piattaforma social. "C'è anche l'altra opzione di costruire un nostro sito", ha aggiunto ribadendo il "grande consenso" di cui gode tra l'elettorato repubblicano.

Dopo che la scorsa settimana il Senato lo ha assolto nel secondo processo di impeachment, Trump ha quindi ammesso che gli "manca essere presidente", ma non rivela se si candiderà alla Casa Bianca nel 2024. "E' troppo presto per dirlo, ma vedo grandi sondaggi", ha dichiarato l'ex presidente. "Non lo dirò ancora, ma abbiamo un enorme sostegno", ha detto Trump, aggiungendo che "sono l'unico che viene messo sotto accusa ed i cui consensi salgono".

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Usa, con Biden la politica estera cambia poco: restano le sanzioni all'Iran e critiche alla Cina senza "un briciolo di democrazia"

Solo toni diversi rispetto al suo predecessore Donald Trump, ma la sua mano con i rivali a livello internazionale non sarà meno dura. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, parlando in tv avverte Teheran sul programma nucleare e attacca il presidente cinese Xi Jinping. Saranno questi due i dossier più spinosi e complicati del suo mandato


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Gli Stati Uniti non toglieranno le sanzioni all'Iran fino a che Teheran non rispetterà i suoi impegni: lo afferma il presidente americano Joe Biden in un'intervista nella quale sostiene anche che nel presidente cinese Xi Jinping "non c'è un briciolo di democrazia". Biden, parlando alla Cbs, ha ribadito che la sua amministrazione non è disposta a togliere le sanzioni imposte da Trump per convincere Teheran a tornare al tavolo delle trattative per rinnovare l'accordo sul programma nucleare iraniano.

Una richiesta, quella di togliere le sanzioni, avanzata negli ultimi giorni dalla Repubblica islamica. Ma nei pensieri di Biden negli ultimi giorni c'è anche la Cina, con la sua amministrazione che ha preso una posizione durissima sul fronte della persecuzione degli uiguri e su quello delle minacce a Taiwan. "Conosco bene Xi Jinping, è molto intelligente ma è troppo duro, in lui non c'è un briciolo di democrazia, è la realtà", afferma Biden nell'intervista a Cbs, confermando come non abbia ancora parlato col leader cinese. "Ma non c'è alcuna ragione per non chiamarlo", aggiunge il presidente americano, ricordando come da vice di Obama ha speso molto più tempo con Xi di ogni altro leader mondiale: "Circa 24-25 ore di incontri privati e migliaia di chilometri fatti insieme". Biden assicura quindi come anche l'approccio con Pechino cambierà rispetto all'era Trump: "Siamo pronti a una forte competizione, ma non vogliamo un conflitto".

 

(Fonte: Ansa)

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Israele, comanda sempre Netanyahu. Il premier saldamente in testa nei sondaggi sulle elezioni del 23 marzo

Secondo una rilevazione diffusa da Channel 12, se le elezioni, le quarte in due anni, si tenessero oggi il Likud conquisterebbe 30 seggi. Male il centrista Benny Gantz. A destra "Bibi" stacca i rivali, sinistra nel caos


Netanyahu vince in Israele, ma gli mancherebbe un seggio | laRegione

A poco meno di due mesi dalle elezioni del 23 marzo, la scena politica israeliana è in subbuglio: gli ultimi sondaggi danno il premier Benjamin Netanyahu saldamente in testa, crolla invece il rivale centrista Benny Gantz.
A destra, i partiti alternativi al Likud registrano un calo mentre a sinistra si discute di fusioni tra Meretz e il Labour guidato dalla nuova leader, Merav Michaeli; intanto il leader di Telem, Moshe Ya'alon e l'ex ministro della Giustizia Avi Nissenkorn hanno annunciato che non parteciperanno al voto. C'è tempo fino al 4 febbraio per presentare le liste alla Commissione centrale elettorale. 

Secondo il sondaggio diffuso da Channel 12, se le elezioni, le quarte in due anni, si tenessero oggi il Likud di Netanyahu conquisterebbe 30 seggi, confermandosi il primo partito, seguito a distanza dalla formazione centrista Yesh Atid di Yair Lapid che si fermerebbe a 17. In calo i due partiti alternativi al Likud a destra: la nuova creatura di Gideon Sa'ar 'Nuova Speranza', che prenderebbe 14 seggi, e Yamina di Naftali Bennett (13); la Lista Unita araba, oggi a 15 seggi, scenderebbe a 10, mentre i partiti ultra-ortodossi Shas e United Torah Judaism ne conquisterebbero otto e il partito Yisrael Beitenu di Avigdor Liberman sette.

I laburisti guidati da Michaeli sono in salita (5), Meretz a quattro, mentre crolla Blu e Bianco di Gantz a quattro dagli attuali 14. 'Gli Israeliani', la nuova formazione del sindaco di Tel Aviv, Ron Huldai, non riuscirebbe invece a superare la soglia di sbarramento, così come Gesher di Orly Levy e Telem dell'ex capo di Stato maggiore Moshe Ya'alon. Quest'ultimo, alla luce delle proiezioni, ha annunciato che il partito non parteciperà alle elezioni: "Credevo che correre indipendentemente avrebbe potuto aumentare il potere del campo che cerca il cambiamento. Una tesi che si è rivelata erronea" alla luce delle "circostanze politiche che si sono venute a creare". 

Passo indietro dall'arena politica anche da parte dell'ex ministro della Giustizia Avi Nissenkorn, che ha annunciato l'addio al partito di Huldai al quale si era unito solo un mese fa come numero due, dopo aver lasciato Blu e Bianco. La mossa apre la strada a una possibile fusione con i laburisti: entrambe le formazioni vogliono rafforzarsi e, secondo voci, Michaeli avrebbe posto l'uscita di Nissenkorn come condizione per un'unione.

"Quando il campo ha bisogno di fusioni con altri per sopravvivere e ci sono una molteplicità di partiti e candidati, va bene sapere come farsi da parte e prendersi una pausa, che è quello che faccio io oggi", ha spiegato l'ex ministro della Giustizia. Il primo cittadino di Tel Aviv lo ha ringraziato per poi ricordare, alla luce delle voci di fusione, che "l'unico modo per generare un potere significativo è insieme, e tutti dovranno fare concessioni". 

 

(Fonte: Agi)

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Giustizia, Palamara: "Nel 2013 la magistratura si compattò contro Berlusconi"

L'ex presidente dell'Anm in tv: "Era necessario un rinnovamento della magistratura e una riflessione su cosa non ha funzionato ed io ho voluto fare un'operazione di verità"


"Il 2013 era caratterizzato da un forte scontro tra la magistratura e Berlusconi e la magistratura si compattava, realizzando un sistema". Lo dice l'ex presidente dell'Anm Luca Palamara ospite di Nicola Porro a "Quarta Repubblica". "Il fatto di compattarsi contro Berlusconi - aggiunge l'ex pm - significa che la magistratura ritiene in quegli anni di mantenere la sua autonomia ed indipendenza in questo modo". Oggi, conclude Palamara, "c'è la volontà di dire riflettiamo su quello che è accaduto".

"Non mi sento né colpevole né pentito", ha detto ancora l'ex pm. "Il mio è un racconto fatto da dentro la magistratura, anche il Partito radicale in cui sono entrato appoggerà la commissione d'inchiesta", ha aggiunto Palamara, spiegando: "Era necessario un rinnovamento della magistratura e una riflessione su cosa non ha funzionato ed io ho voluto fare un'operazione di verità".

La Disney vieta "Dumbo", "Gli Aristogatti" e "Peter Pan" ai minori di 7 anni: veicolano stereotipi e messaggi razzisti. La "cancel culture" tra il ridicolo e il preoccupante

I film sono stati cancellati dalla sezione Disney+ dedicata ai bambini, ma restano visibili per gli adulti con la "dovuta" nota introduttiva che spiega come i programmi "includono rappresentazioni negative e/o denigrano popolazioni e culture" e quindi "piuttosto che rimuovere questi contenuti, vogliamo riconoscerne l'impatto dannoso, imparare da esso e stimolare il dibattito per creare insieme un futuro più inclusivo", come recita il disclaimer che precede i titoli di testa dei film


Il live action di "Peter Pan": nel cast anche Jude Law? - 361magazine

La "cancel culture" come viene definita dai più scettici, che ne contestano le scelte falsamente moraliste, colpisce ancora. Questa volta a cadere sotto la scure della censura sono tre pietre miliari del cinema per bambini "Dumbo", "Gli Aristogatti" e "Peter Pan". Disney ne ha vietata la visione ai minori di sette anni perché veicolerebbero stereotipi e messaggi dannosi e razzisti.

I film sono stati cancellati dalla sezione Disney + dedicata ai bambini, ma restano visibili per gli adulti con la "dovuta" nota introduttiva che spiega come i programmi "includono rappresentazioni negative e/o denigrano popolazione e culture" e quindi "piuttosto che rimuovere questi contenuti, vogliamo riconoscerne l’impatto dannoso, imparare da esso e stimolare il dibattito per creare insieme un futuro più inclusivo", come recita il disclaimer che precede i titoli di testa dei film.

Gli aristogatti (1970) - Streaming | FilmTV.it

Ecco perché i tre cartoon sono stati censurati
In pieno clima da "revisionismo storico" la nuova morale di Hollywood, che trova moltissimi in disaccordo, ha deciso di contestare a "Dumbo" i versi di una canzone che suonerebbero irrispettosi verso gli schiavi afroamericani che lavoravano nelle piantagioni (“E quando poi veniamo pagati, buttiamo via tutti i nostri sogni”), 

Peter Pan avrebbe invece denigrato i nativi americani chiamando i membri della propria tribù Giglio Tigrato “pellirosse”, un titolo considerato offensivo. Infine Gli Aristogatti sarebbero colpevoli di aver offeso il popolo asiatico con la caricatura Shun Gon, il siamese con denti spioventi, gli occhi a mandorla e le bacchette.

 

(Fonte: tgcom24)

Ora il virologo vuole fare i palinsesti tv. Renzi sfora e Galli sbotta con la Berlinguer: "Bisognerebbe occuparsi solo del Covid". E Crisanti commenta la crisi di governo (VIDEO)

L'onnipresente direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano protagonista di un siparietto nello trasmissione Rai Caratabianca dopo l'intervista a Matteo Renzi sulla crisi di governo. Il professore, apparso molto scocciato, ha espresso tutto il suo disappunto per il ritardo nel collegamento, commentando anche l'intervento del leader di Italia Viva: "Sono preoccupato dalla serqua di luoghi comuni che ho sentito"


Cartabianca, Bianca Berlinguer si infuria per i rumori in studio mentre  parla Renzi. E Galli per il ritardo: “Sono molto scocciato” - Il Fatto  Quotidiano

Matteo Renzi sfora e il professor Massimo Galli sbotta. L'intervista del leader di Italia Viva, nello studio di Cartabianca, dura circa un'ora. Alle 23, Bianca Berlinguer si collega con Galli. E il professore, responsabile di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, non nasconde il suo malumore. "Ha un'aria un po' scocciata, professore", esordisce la giornalista. "Un po' troppo scocciata, abbia pazienza. Sono in piedi a lavorare dalle 6 di stamattina, faccio a meno... Sono preoccupato per la crisi di governo? Sono preoccupato dalla serqua di luoghi comuni che ho sentito, oltretutto, mi perdoni: forse è il caso che ne parliamo un'altra sera con tranquillità". In studio arriva anche il professor Andrea Crisanti: "La crisi di governo? Non la auspico, crea un vuoto di potere in un momento delicato". "In questo momento bisognerebbe occuparsi in maniera specifica e diretta di questo", dice Galli riferendosi all'emergenza Covid, "e di non molto altro".

Vaccino anti-Covid, Sileri: "Se lo fa solo il 30%, serve l'obbligo". E sul Natale: "Mantenere rigore, altrimenti ci sarà un nuovo picco"

Il viceministro della Salute in tv: "Non possiamo permetterci che il virus continui a circolare. Se oggi c'è qualche no-vax secondo il quale il vaccino non serve dopo 60-70mila morti, e a mio avviso saranno ancora di più fino a quando si arriverà a una protezione di gregge mi dispiace per lui"


Vaccino Covid, Sileri: Se solo 30% lo farà, serve obbligo

“Io credo che la popolazione richiederà il vaccino e non ci saranno problemi. Ma se dopo un anno si sarà vaccinato solo il 30% della popolazione, allora qualche forma di obbligatorietà sarà necessaria, per fermare il virus”. E' quanto ha affermato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto ad 'Agorà' su Rai 3, che "sul vaccino aspetto i risultati dell’Ema". "Sicuramente non avremo la possibilità di vaccinare 30 milioni di italiani in un mese: che vuol dire che dobbiamo continuare a convivere con il virus”, ha aggiunto.

L'obbligo in caso di mancata vaccinazione volontaria, secondo Sileri, sarà necessario perché "non possiamo permetterci che il virus continui a circolare. Se oggi c'è qualche no-vax secondo il quale il vaccino non serve dopo 60-70mila morti, e a mio avviso saranno ancora di più fino a quando si arriverà a una protezione di gregge - riflette il viceministro e medico - mi dispiace per lui". La diffidenza verso il vaccino da parte degli italiani indicata dai sondaggi, spiega, è anche legata al fatto che "se ne parla male. Se se ne parla con i dubbi, se non vengono usate le parole giuste come quando si dice che è stato fatto 'in fretta', questo può far pensare che sia stato fatto male. Bisogna spiegare invece perché è stato fatto in maniera veloce". In questo modo, la percentuale dei diffidenti "si ridurrà". Per Sileri, inoltre, "non posiamo permetterci il rischio di ritardi. Il virus potrebbe certo scomparire, ma potrebbe anche mutare rendendo inefficace il vaccino stesso", conclude sottolineando che, per quanto riguarda la sicurezza e il controllo degli effetti dei vaccini anche dopo la vaccinazione, "la vigilanza che l'Aifa attua dà garanzie serie come per tutti i farmaci disponibili .

Sileri spiega che anche ha avuto il Covid, "mi vaccinerò quando sarà il mio turno. Immagino" però "che avendo già avuto l'infezione sarò fra gli ultimi, e spero che la mia dose iniziale vada a un nonno di 85 anni che così potrà andare avanti nella sua vita e spegnersi naturalmente senza Covid". Se lo augura il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, che ad 'Agorà' su Rai 3 spiega perché anche chi è già stato contagiato da Sars-CoV-2 dovrà sottoporsi alla vaccinazione: "Sicuramente più avanti nel tempo, ma andrà fatta. Sarà come una sorta di richiamo", precisa.

In merito all'immunità guadagnata da chi si è ammalato di Covid-19 ed è guarito, "è difficile" avere certezze "perché il virus è nuovo, però sicuramente chi lo ha avuto ha una sorta di immunità che potrà essere più o meno forte, più o meno duratura. Ma sicuramente un ricordo" dell'incontro con il coronavirus "nelle mie cellule immunitarie ci sarà. Quanto poi durerà, francamente non lo sa nessuno ed è per questo - ripete il viceministro e medico - che il vaccino andrà fatto anche a coloro che hanno avuto il Covid".

Quanto al Natale, bisogna mantenere una linea di rigore. "E' presto per dare anticipazioni" sulle eventuali nuove misure anti-Covid allo studio per Natale, "che verrebbero cavalcate e creerebbero sicuramente ulteriore scompiglio nella popolazione". Ma "rimango della mia idea: l'impostazione che abbiamo oggi, in cui avremo spero tutte le regioni gialle per Natale, ma con le chiusure che sono state definite, con il blocco anche" degli spostamenti "fra i Comuni, rimane". Perché già così "il Natale di per sé, anche" festeggiato dentro i confini di uno "stesso Comune, porterà le famiglie a stare insieme e quindi è inevitabile che vi sarà una risalita dei contagi".

"Se sarà una risalita piccola sarà gestibile", però se non lo sarà "ci troveremo con un nuovo picco - è convinto Sileri - che impedirà da gennaio di fare ciò che dobbiamo fare: riaprire le scuole, riaprire i ristoranti, consentire alle persone di andare a sciare, riprenderci la nostra vita". "Fare tutto questo nel periodo natalizio è un rischio", ammonisce, mentre "farlo in maniera diluita a partire dal 7, 8, 10 gennaio è possibile, a patto che i casi non siano 30-40mila come abbiamo osservato un mese fa", osserva Sileri che ricorda quanto accaduto negli Usa dopo la Festa del Ringraziamento. "Non vedo perché dobbiamo andare incontro a una terza ondata", chiosa il viceministro e medico.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Compensi dei virologi in tv, il Condacons vuole sapere quanto costa l'infinito talk show degli ospiti-esperti

L'associazione dei consumatori annuncia una istanza d'accesso a Rai, Mediaset e La7 per conoscere gli eventuali emolumenti percepiti da medici e studiosi che "spesso si contraddicono tra loro e che non sempre contribuiscono a chiarire i dubbi e le preoccupazioni dei cittadini in tema di Covid"


Massimo Galli/ "Farmacie faticano a reperire il vaccino antinfluenzale"

Il Codacons annuncia un'istanza di accesso agli atti a Rai, La7 e Mediaset perché "vuole sapere quanto costano virologi e medici che, oramai da mesi, imperversano sulle reti televisive italiane. Dallo scoppio dell’emergenza coronavirus ad oggi, alcuni virologi hanno visto impennare la propria popolarità e, con ogni probabilità, il proprio conto in banca, grazie ad ospitate continue nei programmi televisivi -spiega l’associazione- Walter Ricciardi, Massimo Galli, Ilaria Capua, Matteo Bassetti, Fabrizio Pregliasco, Alberto Zangrillo, Andrea Crisanti sono nomi oramai conosciuti da tutti gli italiani grazie alla loro onnipresenza in tv, per non parlare di Roberto Burioni, a cui la Rai ha addirittura regalato uno spazio fisso a 'Che tempo che fa'".

Meluzzi: "Sul coronavirus io credo a Zangrillo, non al trio Fazio-Burioni-Littizzetto"  - Secolo d'Italia
"Vogliamo capire però -prosegue l'associazione dei consumatori- se e quanto costino alle varie emittenti gli interventi di tali esperti, che spesso si contraddicono tra loro e che non sempre contribuiscono a chiarire i dubbi e le preoccupazioni dei cittadini in tema di Covid". Per tale motivo l’associazione annuncia una istanza d’accesso a Rai, Mediaset e La7, "per chiedere di avere accesso agli atti su tutti i compensi elargiti da febbraio ad oggi ai medici e virologi Walter Ricciardi, Massimo Galli, Ilaria Capua, Matteo Bassetti, Fabrizio Pregliasco, Alberto Zangrillo, Andrea Crisanti, Roberto Burioni".
Alberto Zangrillo ne ha le palle piene di COVID-19
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