Covid, gravissime accuse di Francesco Zambon, ex funzionario Oms: "Allarme ignorato per pressioni cinesi. L'Italia avrebbe potuto limitare i danni"

Il medico veneto che ha coordinato lo studio italiano sul coronavirus, al centro di un'inchiesta dei pm di Bergamo: "Taiwan informò sul virus il 31 dicembre. Dall'Organizzazione mondiale della sanità errore imperdonabile. Si occupa di salute o fa politica?"


Piano pandemico, Zambon vs Oms/ "Accordo per insabbiare tutto e proteggere  governo"

"Come emerge dagli atti della procura, dalle chat, dalle mail, il report sul Covid è stato ritirato per pressioni cinesi, principalmente. E poi perché si è ritenuto fosse troppo critico con l'approccio italiano". Così l'ex funzionario dell'Oms e medico veneto Francesco Zambon, che coordinò il report, poi messo da parte, al centro di un'inchiesta dei pm di Bergamo. "Penso che quello dell'Oms sia stato un errore imperdonabile", aggiunge.

"Si potevano fare tante cose che non sono state fatte" "Le date sono una traccia importante. Il 21 gennaio l'Oms aveva comunicato che esisteva un virus che si trasmetteva da uomo a uomo. L'Italia aveva un piano nazionale pandemico, seppur datato al 2006 e mai aggiornato. Ma c'era", osserva Zambon in un'intervista a Repubblica. "Ecco, io penso che da gennaio al 21 febbraio si potessero fare tante cose che non sono state fatte. Piuttosto che donare le mascherine, era necessario stoccarle, verificare il magazzino italiano, formare il personale sanitario. L'Italia non si sarebbe salvata dalla pandemia, ma avremmo potuto ridurre di molto i danni. Ma non è stato soltanto un problema italiano. Il fronte più importante è quello internazionale", prosegue.

"Taiwan informò sul virus il 31 dicembre" "Il 31 dicembre Taiwan ha captato autonomamente, perché non gli era stato notificato dalla Cina, che c'era un'infezione di un virus nuovo - afferma l'ex funzionario italiano -. Taiwan non è uno Stato membro Oms. Lo stesso giorno ha allertato l'Oms di una possibile trasmissione tra uomo e uomo. L'Oms lo ha detto ufficialmente solo il 21 gennaio, sono passati venti giorni. Questo perché l'Oms non ascolta, per ragioni politiche, Taiwan. E Taiwan è uno degli Stati che ha avuto una reazione migliore al virus: ad oggi 12 morti".

"L'Oms fa politica o si occupa di salute?" "La domanda che cerco di porre è semplice: l'Oms fa politica o si occupa di salute? Io so che la Cina è allergica alle discussioni, ma noi abbiamo il dovere di capire in maniera autonoma cosa è accaduto, perché di fronte alla prossima pandemia dovremo dare risposte migliori", conclude il medico.

 

(Fonte: tgcom24)

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Scuola, la previsione del ministro Bianchi: "Tra 10 anni 1,4 milioni di studenti in meno" (VIDEO)

Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, in audizione in commissioni Cultura congiunte: "Abbiamo bisogno di prof per avere classi più piccole e aumentare il tempo a scuola". Il grosso problema della dispersione - (VIDEO)


Dati e supercalcolo nella transizione economica. Intervista a Patrizio  Bianchi - Pandora Rivista

Le Commissioni riunite Cultura di Camera e Senato, presso la Sala del Mappamondo, svolgono l'audizione del ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, sulle linee programmatiche del suo dicastero

"Il ministero così come è oggi, non è più in grado di organizzare la specificità e la complessità dei compiti. Stiamo ampliando l'età dell'educazione dai 0 anni fino alla formazione continua: serve un dipartimento che si occupi di formazione tecnica superiore, dobbiamo mettere mano all'organizzazione del ministero e degli organi decentrati", ha detto il ministro dell'Istruzione.

Il ministro ha parlato della necessità di una riforma del ministero dell'Istruzione e della governance complessiva. "Poi vanno rafforzate le strutture del sistema scolastico: il Piano di ripresa e resilienza ci aiuta moltissimo basta pensare agli investimenti per la fascia dei più piccoli", ha aggiunto.

"Il Mef ci ha riconosciuto gli organici del passato e ha dato qualcosa in più. Nei prossimi 10 anni avremo 1 milione e 400 mila ragazzi in meno, avremmo quindi dovuto avere tanti insegnanti in meno. Abbiamo bisogno di prof per avere classi più piccole e aumentare il tempo scuola. Dobbiamo uscire dalla meccanica lineare tot docenti-tot studenti. Abbiamo bisogno anche di più dirigenti. I dirigenti hanno una funzione fondamentale, non abbiamo dato il giusto peso alla gravosità degli impegni che hanno avuto, va e andrà riconosciuto di più nel confronto contrattuale".

"La pandemia come choc esterno ha esasperato le diversità e messo a nudo delle situazioni non più sostenibili come il diritto allo studio: abbiamo un indice insostenibile di dispersione scolastica. C'è una dispersione esplicita, di chi non riesce a raggiungere titolo di studio, e chi lo consegue ma non ha le competenze adeguate. Dobbiamo iniziare fin dall'estate a fare un ponte verso l'anno prossimo usando fondi già in carico al ministero, 150 milioni. Altri 320 milioni li metteremo a disposizione per una struttura di supporto che dall'estate si proietti all'anno prossimo: inizieremo ad avere una scuola più aperta e interattiva col territorio, come parte di una nuova fase di scuola. Altri 40 milioni li dedichiamo alla povertà educativa" con progetti che "si rivolgono alle aree periferiche e marginali: è una azione che va vista nella logica di un riequilibrio". 

"Abbiamo il tema del transitorio: come recuperare coloro che hanno accumulato esperienza e che hanno bisogno di stabilità - ha detto il ministro dell'Istruzione -, su quasi 500 mila posti comuni, abbiamo oltre 200 mila docenti a tempo determinato con situazioni diverse: la cosa sbagliata e trattarli tutti allo stesso modo, sono persone con esperienze, titoli e esperienze diverse. Stiamo ragionando col Mef per capire come riconoscere titoli e merito diversi e permettere di far confluire queste persone all'interno di una visione stabile per far partire la macchina di una assunzione regolare e continua". 

"Bisogna programmare - ha detto Bianchi - le uscite degli insegnanti: con l'Inps siamo riusciti ad avere per tempo le previsioni di uscita di quest'anno e dei prossimi 10 anni e ci vuole anno per anno la possibilità di reclutamento che tenga conto delle uscite per garantire continuità e stabilità nei processi di reclutamento. Inoltre la professione del docente va riconosciuta anche in termini salariali, servono carriere più articolate per i docenti e tutto il personale delle scuole". 

 

(Fonte: Ansa)

Smart working, quanto ci costa lavorare da casa. Bollette e connessioni internet: perché chi ha famiglia è più penalizzato

A fare i conti è l'ultimo report SOStariffe.it, che ha stimato tutte le maggiorazioni di spesa dovute alle attività di studio/lavoro casalingo nel 2020 scoprendo che in media gli italiani hanno speso tra 145 (i single) e 268 euro in più (le famiglie)


Smart working: come funziona il lavoro da casa | Starting Finance

Non solo la salute. Il coronavirus e la pandemia hanno cambiato anche il modo di lavorare di ognuno di noi. E per alcuni il salotto di casa si è trasformato di colpo in un ufficio. La diffusione dello 'smart working' è infatti una delle tante rivoluzioni portate dal virus, una rivoluzione che ha però inciso con dei costi sulle famiglie che hanno dovuto fare i conti con bollette di gas, luce e anche connessione internet lievitate nei mesi. Quanto ci è costato, dunque, finora?

A fare i conti è l'ultimo report SOStariffe.it, che ha stimato tutte le maggiorazioni di spesa dovute alle attività di studio/lavoro casalingo nel 2020 scoprendo che in media gli italiani hanno speso tra 145 (i single) e 268 euro in più (le famiglie).

Sono stati esaminati tre profili di consumatore tipo: il single, la coppia e la famiglia. Si è calcolata la spesa media annuale di ciascuno e, tramite simulazioni, si è potuto stimare l'incremento dei consumi dovuto alle nuove attività da casa. È emerso che, nel complesso, i single hanno speso 145 euro in più, le coppie se la sono cavata aggiungendo 193 euro alle solite bollette e, infine, le famiglie hanno dovuto mettere in conto 268 euro in più. Il costo dello smart working grava soprattutto sulle famiglie

L'indagine, condotta tramite i comparatori SOStariffe.it per le offerte luce e gas e le offerte internet casa, ha evidenziato che svolgere le consuete attività di lavoro e studio da casa, anziché recarsi all'esterno della propria abitazione, comporta un aggravio di costi soprattutto per i nuclei familiari. I single, nel corso del 2020, hanno speso per le tre utenze considerate un totale di 1.116 euro (di cui 719 per luce e gas e 397 per internet). Lo smart working ha fatto loro sborsare in media 145 euro in più. Le coppie, nel complesso, hanno dovuto sostenere, nel 2020, una spesa di 1484 euro per le bollette (che comprende 1087 di luce e gas e 397 di internet).

La permanenza domestica per studio e lavoro ha inciso in media per 193 euro sul bilancio annuale delle coppie. Il profilo di consumatore-tipo che ha risentito di più dei rincari dovuti allo smart working sono proprio le famiglie (quelle considerate dallo studio SOStariffe.it sono composte da due genitori e un figlio). In media i nuclei familiari hanno speso 2058 euro per le bollette nel corso del 2020 (di cui 1661 per la luce e il gas e 397 per la connessione da rete fissa). In questo caso l'incremento di spesa sostenuta in smart working si aggira sui 268 euro. Come risparmiare sulle utenze nel 2021 Lo smart working semplificato, salvo proroghe dovute all'andamento dei contagi e dei vaccini, sarà in vigore fino al 31 marzo.

Cosa fare dunque per risparmiare sulle utenze domestiche? “Un consiglio utile – risponde Alessandro Voci, responsabile Ufficio Studi e Indagini di SOStariffe.it - è passare al mercato libero già da ora e approfittare della migliore offerta luce o gas, magari una promozione di tipo dual fuel (una fornitura congiunta più facile da gestire e spesso piuttosto conveniente). Per quanto riguarda la connessione domestica, invece, possiamo individuare una promozione, magari per la fibra ottica Ftth, spendendo meno di 30 euro mensili”.

Tra le novità in arrivo per le famiglie italiane, segnala quindi SOStariffe.it, c’è anche un bonus smart working. Si tratta di un’agevolazione, che potrebbe essere erogata sotto forma di contributo una tantum, per compensare la rinuncia a straordinari e buoni pasto dovuta al passaggio al lavoro agile. Tale contributo economico dovrebbe coprire, almeno parzialmente, le spese per le utenze necessarie al lavoro domestico.

 

(Fonte: Adnkronos)

Forse non tutti sanno che... anche le videoconferenze fanno male all'ambiente. Ecco perché

Lo studio che sorprende: solo un'ora di videoconferenza o streaming, ad esempio, emette 150-1.000 grammi di anidride carbonica (tre litri circa di benzina bruciata da un'auto ne emettono più o meno 8.887 grammi), richiede 2-12 litri di acqua e una superficie terrestre che si somma a circa le dimensioni di un iPad Mini


Videoconferenza, Multiconferenza, Telepresenza. Software, sistemi da sala e  accessori

Se non è strettamente necessario, meglio spegnere la fotocamera durante i meeting online. L'ambiente ringrazierà. Questo il messaggio che arriva da una ricerca della Purdue University, pubblicata su Resources, Conservation & Recycling.

Secondo lo studio nonostante un calo delle emissioni globali nel 2020, con pandemia e lavoro a distanza vi è ancora un impatto ambientale significativo a causa del modo in cui i dati di Internet vengono archiviati e trasferiti in tutto il mondo.

Solo un'ora di videoconferenza o streaming, ad esempio, emette 150-1.000 grammi di anidride carbonica (tre litri circa di benzina bruciata da un'auto ne emettono più o meno 8.887 grammi), richiede 2-12 litri di acqua e richiede una superficie terrestre che si somma a circa le dimensioni di un iPad Mini.

Ma lasciare la fotocamera spenta durante una chiamata web può ridurre queste impronte di carbonio del 96%. Anche lo streaming di contenuti in definizione standard piuttosto che in alta definizione durante l'utilizzo di app come Netflix o Hulu potrebbe portare a una riduzione dell'86%, secondo le stime dei ricercatori. Il team di studiosi ha raccolto dati relativi a Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Iran, Giappone, Messico, Pakistan, Russia, Sud Africa, Regno Unito e Stati Uniti.

La ricerca ha evidenziato che alcuni Paesi hanno segnalato un aumento di almeno il 20% del traffico Internet da marzo. Se la tendenza continuerà fino alla fine del 2021 gli studiosi prevedono che questo aumento dell'uso di Internet richiederebbe una foresta di circa 71.600 miglia quadrate - il doppio della superficie terrestre dell'Indiana - per far fronte al carbonio emesso. L'acqua aggiuntiva necessaria per l'elaborazione e la trasmissione dei dati sarebbe sufficiente invece per riempire più di 300.000 piscine olimpioniche, mentre l'impronta risultante a livello di terreno sarebbe quasi uguale alle dimensioni di Los Angeles.

 

(Fonte: Ansa)

Il vaccino Oxford - AstraZaneca è sicuro negli anziani e genera un'importante risposta immunitaria

In collaborazione con l'azienda farmaceutica AstraZeneca e altre organizzazioni, i ricercatori di Oxford, hanno testato il preparato, chiamato ChAdOx1 nCoV-19


La rivista medica "The Lancet" riporta che la seconda fase dei test clinici del vaccino contro il covid-19, sviluppato dall'Università inglese di Oxford, mostra che è sicuro negli anziani sani e provoca una veloce risposta immunitaria. In collaborazione con l'azienda farmaceutica AstraZeneca e altre organizzazioni, i ricercatori hanno testato il preparato, chiamato ChAdOx1 nCoV-19, in un esperimento con 560 adulti sani, di cui 240 di età superiore ai 70 anni, con l'obiettivo di osservarne l'impatto sul sistema immunitario e possibili effetti collaterali.

Risultati (dalla rivista TheLancet)

Tra il 30 maggio e l'8 agosto 2020, sono stati iscritti 560 partecipanti: 160 di età compresa tra 18 e 55 anni (100 assegnati a ChAdOx1 nCoV-19, 60 assegnati a MenACWY), 160 di età compresa tra 56 e 69 anni (120 assegnati a ChAdOx1 nCoV-19: 40 assegnati a MenACWY) e 240 di età pari o superiore a 70 anni (200 assegnati a ChAdOx1 nCoV-19: 40 assegnati a MenACWY). Sette partecipanti non hanno ricevuto la dose boost del regime a due dosi assegnato, un partecipante ha ricevuto il vaccino errato e tre sono stati esclusi dalle analisi di immunogenicità a causa di campioni etichettati in modo errato. 280 (50%) dei 552 partecipanti analizzabili erano donne. Le reazioni locali e sistemiche erano più comuni nei partecipanti trattati con ChAdOx1 nCoV-19 rispetto a quelli trattati con il vaccino di controllo e di natura simile a quelle precedentemente riportate (dolore al sito di iniezione, sensazione di febbre, dolore muscolare, mal di testa), ma erano meno comuni negli adulti più anziani (di età ≥56 anni) rispetto agli adulti più giovani. In coloro che hanno ricevuto due dosi standard di ChAdOx1 nCoV-19, dopo la vaccinazione primaria sono state riportate reazioni locali in 43 (88%) di 49 partecipanti nel gruppo 18-55 anni, 22 (73%) su 30 nei 56-69 anni gruppo, e 30 (61%) su 49 nel gruppo di età pari o superiore a 70 anni, e reazioni sistemiche in 42 (86%) partecipanti nel gruppo 18-55 anni, 23 (77%) nel gruppo 56-69 anni, e 32 (65%) nel gruppo di 70 anni e più. Al 26 ottobre 2020, durante il periodo di studio si sono verificati 13 eventi avversi gravi, nessuno dei quali è stato considerato correlato a nessuno dei due vaccini in studio. Nei partecipanti che hanno ricevuto due dosi di vaccino, le risposte mediane anti-picco SARS-CoV-2 IgG 28 giorni dopo la dose boost erano simili nelle tre coorti di età (gruppi a dose standard: 18-55 anni, 20 713 unità arbitrarie [AU] / mL [IQR 13 898–33 550], n = 39; 56-69 anni, 16 170 UA / mL [10 233–40 353], n = 26; e ≥70 anni 17 561 UA / mL [9705–37 796], n = 47; p = 0 · 68). I titoli anticorpali neutralizzanti dopo una dose boost erano simili in tutti i gruppi di età (MNA mediano80 al giorno 42 nei gruppi a dose standard: 18–55 anni, 193 [IQR 113–238], n = 39; 56–69 anni, 144 [119–347], n = 20; e ≥70 anni, 161 [73–323], n = 47; p = 0,40). Entro 14 giorni dalla dose boost, 208 (> 99%) dei 209 partecipanti potenziati avevano risposte anticorpali neutralizzanti. Le risposte dei linfociti T hanno raggiunto il picco al giorno 14 dopo una singola dose standard di ChAdOx1 nCoV-19 (18–55 anni: mediana 1187 cellule che formano macchie [SFC] per milione di cellule mononucleate del sangue periferico [IQR 841–2428], n = 24; 56–69 anni: 797 SFC [383–1817], n = 29 e ≥70 anni: 977 SFC [458–1914], n = 48).

CONCLUSIONE:

ChAdOx1 nCoV-19 sembra essere meglio tollerato negli adulti più anziani che nei giovani adulti e ha un'immunogenicità simile in tutti i gruppi di età dopo una dose boost. Un'ulteriore valutazione dell'efficacia di questo vaccino è giustificata in tutti i gruppi di età e in individui con comorbidità. ltri studi clinici hanno anche valutato la sicurezza, la tollerabilità e l'immunogenicità dei vaccini SARS-CoV-2 negli anziani. Un vaccino basato sul vettore dell'adenovirus 5 aveva anche una ridotta reattogenicità negli adulti di età pari o superiore a 55 anni rispetto agli adulti di età compresa tra 18 e 54 anni dopo una singola dose di vaccino, sebbene l'immunogenicità fosse contemporaneamente ridotta in questo gruppo di età avanzata. Un vaccino mRNA a due dosi ha anche dimostrato di essere immunogenico negli adulti di età superiore a 56 anni con risposte immunitarie dose-dipendenti e titoli anticorpali neutralizzanti simili e risposte immunitarie cellulari nei giovani adulti. Un altro vaccino mRNA a due dosi ha mostrato immunogenicità negli anziani, ma le risposte anticorpali neutralizzanti assolute negli adulti di età compresa tra 65 e 85 anni erano inferiori rispetto a quelle di età compresa tra 18 e 55 anni.

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Coronavirus, tra immunità che non dura, ricadute e anticorpi boomerang. La scienza ci dice di non stare tranquilli. E ci sono pure forti dubbi sull'efficacia di un futuro vaccino

Diversi studi mettono in luce la breve durata della protettività degli anticorpi sviluppati dopo la malattia. Eʼ possibile che il Covid abbia lo stesso meccanismo delle influenze comuni. Una ricerca è particolarmente inquietante: gli anticorpi acquisiti dall'infezione provocata da Sars-CoV-2 non solo potrebbero non proteggerci da una nuova infezione, ma aumenterebbero le probabilità di svilupparne una nuova più violenta e più grave


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Mentre si moltiplicano i casi di guariti di coronavirus che tornano a contrarre il virus, cresce la paura che anche un vaccino potrebbe non essere davvero efficace contro la malattia. Se gli anticorpi prodotti da un ex positivo non proteggono da un ritorno dalla malattia a distanza di poche settimane, lo potrà fare un vaccino? Gli esperti si interrogano e gli studi epidemiologici danno indicazioni tutt'altro che rassicuranti.

Infezioni bis in tutto il mondo - Seconde infezioni vengono segnalate in tutto il mondo: l'ultima nel nostro Paese, una donna di Pozzuoli, 84 anni, che è risultata di nuovo positiva al Covid dopo aver contratto la stessa malattia ad aprile, con sintomi poco gravi, risolta nel giro di un mese. Tuttavia Pierangelo Clerici, presidente dell'Associazione microbiologi clinici italiana, scrive il "Corriere della Sera", precisa che non è chiaro se si tratti davvero di seconde malattie oppure se il virus sfugga al tampone, pur presente nell'organismo, o ancora se frammenti virali restino nel corpo a lungo, a sintomi ormai terminati. 

Immunità double face - Una ricerca italiana pubblicata su Bmj Global Health ipotizza che l'immunità acquisita non solo non sarebbe protettiva, ma potrebbe favorire reinfezioni con sintomi più gravi. C'è un altro studio del King's College di Londra che parla di un'immunità lunga pochi mesi: nei pazienti esaminati gli anticorpi raggiungono il picco dopo tre settimane e successivamente diminuiscono.

Anticorpi e protezione - Dagli studi risulta che i malati sviluppano anticorpi entro 19 giorni in grado di respingere eventuali nuovi attacchi. Ma non è chiaro quanto duri l'immunità concessa da questi anticorpi. A complicare le cose le cose c'è la natura di questo specifico virus, che fa ammalare la stragrande maggioranza senza sintomi o con sintomi molto deboli: impossibile quindi sapere se la risposta immunitaria sia realmente protettiva. 

Come le influenze comuni - Inevitabile quindi che ci siano forti dubbi sull'efficacia del vaccino: sarà temporanea? Questa è l'ipotesi più probabile, visti gli esiti di molte ricerche. Il meccanismo sembra quello delle influenze comuni, in cui lo stesso virus può tornare a infettare di nuovo le stesse persone, anche se l'eventualità dovrà essere confermata da altri test clinici. La responsabile dello studio inglese Katie Doores chiarisce: "La produzione di anticorpi di chi si ammala ha riguardato nei nostri casi solo un breve periodo. E se l'infezione genera anticorpi così limitati nel tempo, anche la copertura di un futuro vaccino teoricamente avrà una durata limitata". 

Anticorpi boomerang - Si fa strada inoltre l'idea che gli anticorpi potrebbero anche rivelarsi una sorta di boomerang. Un altro studio, spiega il "Giornale", condotto tra i colleghi italiani dell'Irccs Burlo Garofalo di Trieste, ha puntato l'attenzione sulla "elevata trasmissibilità e sul tasso di casi severi tra gli operatori sanitari", afferma Luca Cegolon, medico epidemiologico all'Ausl 2 di Marca Trevigiana di Treviso. Colpisce, dicono gli esperti, anche la minore incidenza tra i bambini, che hanno meno anticorpi rispetto agli adulti perché non hanno ancora avuto modo di svilupparli: questo potrebbe proteggerli maggiormente dal rischio infezione. 

Funzionamento dei coronavirus - D'altra parte, tutti i coronavirus possono essere contratti più di una volta, indipendentemente dagli anticorpi sviluppati inizialmente. Per i ceppi più pericolosi, il Mers-CoV e il Sars-CoV, si è identificato il fenomeno immunologico dell'Antibody Dependent Enhancement, scatenato da re-infezioni. Secondo Cegolon "non solo l'immunità acquisita non sembra proteggere ma può allearsi con il virus durante infezioni secondarie per facilitarne l'ingresso, sopprimere l'immunità innata e scatenare o amplificare una reazione infiammatoria importante dell'organismo". Chi ha contratto il virus in primavera dunque potrebbe riammalarsi in autunno,. Magari in modo più violento. 

 

(Fonte: Tgcom24)

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La prossima emergenza sanitaria? La depressione. Disoccupazione e crisi economica post Covid: previsti fino a 200mila casi in più

I dati della Fondazione Onda rivelano uno scenario inquietante. La Lombardia regione più colpita. Gli effetti a breve e a lungo termine dell'epidemia da coronavirus avranno costi sociali altissimi


Depressione - Psicologo Viterbo - Dott. Andrea Clementi

“La disoccupazione generata dalla crisi economica potrebbe determinare un aumento sino a 150 - 200mila casi di depressione in Italia, pari al 7% delle persone depresse. Il numero di depressi si appresta a raggiungere quello di malati di diabete in Italia”. Lo confermano studi condotti da esperti sul tema e i dati che emergono dal percorso di sensibilizzazione di Fondazione Onda: “Uscire dall’ombra della depresregione più colpitasione”. 

Cosa dicono i dati

Istituzioni e rappresentanti locali a livello medico, assistenziale e sociale si incontrano, in modalità virtuale, per facilitare l’accesso alla diagnosi e alle cure più appropriate. Da questi incontri emerge che in Lombardia, la regione più colpita dalla pandemia, si stimano oltre 150 mila persone con depressione maggiore, la forma più grave e invalidante della malattia, e 1,3 residenti ogni 100 mila abitanti hanno ottenuto una prestazione previdenziale per invalidità o inabilità nel 2015 con un costo pari a circa 9.500 euro pro-capite. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che l’emergenza coronavirus riguardi anche la salute mentale. “L’emergenza sanitaria prolunga la sua ombra sul benessere psicologico delle persone, con effetti a breve e a lungo termine i cui esiti si potranno vedere anche nei prossimi anni”, spiega Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano.

“Nell’arco di qualche mese si è verificato, infatti, un aumento dei sintomi depressivi nella popolazione a causa della concomitanza di più fattori di rischio quali distanziamento sociale, solitudine, paura del contagio ed evitamento, ma prevediamo anche una crescita delle depressioni dovuta da un lato alle conseguenze di una serie di lutti complicati e dall’altro dall’imminente crisi economica. Basso reddito e aumento della disoccupazione determineranno, secondo diversi studi, un rischio 2-3 volte superiore di ammalarsi".

"In particolare, la disoccupazione generata dalla crisi economica potrebbe determinare un aumento dai 150-200.000 casi di depressione, pari al 7% delle persone depresse. Con queste prospettive il numero di depressi si appresta a raggiungere quello di malati di diabete in Italia, con un maggior impatto della depressione sia a livello economico sia sulla qualità di vita”.

I numeri della depressione

La depressione è riconosciuta dall’OMS come prima causa di disabilità a livello mondiale e riguarda circa 3 milioni di italiani, di cui circa 1 milione soffre della forma più grave, la depressione maggiore. Da una stima dei dati Istat, oltre 150.000 persone soffrono di depressione maggiore in Lombardia.

Tra questi 21.000 non rispondono ai trattamenti, secondo la rielaborazione su base regionale dei dati dello studio epidemiologico italiano Dory, volto a identificare i pazienti affetti da depressione resistente attraverso un’analisi di database amministrativi.

In tale contesto, Istituzioni e rappresentati locali a livello medico, assistenziale e sociale si sono confrontati, in modalità virtuale, su come affrontare più efficacemente la malattia, superare lo stigma associato alla depressione, facilitare l’accesso alla diagnosi e alle cure più appropriate.

 “I costi diretti non sono l’unico tassello da tenere in considerazione se si vuole cogliere appieno il peso economico e sociale di questa patologia. I costi indiretti (sociali e previdenziali) la fanno da padrone rappresentando il 70% del totale dei costi della malattia”, dice Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria e Direttore del EEHTA del CEIS dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

“Basti pensare ai costi previdenziali legati all’elevato numero di giorni di assenza dal lavoro causato dalla depressione maggiore, alla perdita di produttività legata al presenteismo. Visto l’incremento previsto del numero delle persone con depressione in seguito alla pandemia di Covid-19, il peso economico della malattia è destinato ad aumentare”. Anche il costo legato agli assegni ordinari di invalidità e alle pensioni di inabilità, che si aggira intorno ai 106 milioni di euro, pari a 9.500 euro annui a beneficiario, rientra tra i costi indiretti legati alla malattia.

In Lombardia, secondo un’analisi dell’EEHTA del CEIS (Economic Evaluation and HTA CEIS) basata su dati del 2015, tali prestazioni di invalidità previdenziale vengono concesse a 1,3 persone con depressione maggiore ogni 100.000 abitanti. Analizzando la situazione per provincia, a Cremona sono state accolte 2,8 domande di invalidità previdenziale, a cui segue Como con 2,7, Varese con 1,8, Mantova con 1,5, Bergamo con 1,4, Pavia con 1,1, Milano e Brescia con 1,0 e infine Sondrio con 0,0 ogni 100.000 abitanti.

Questi dati testimoniano che stiamo parlando di una malattia fortemente invalidante, che impatta in maniera significativa sulla vita dei pazienti e della società, da molteplici punti di vista”, prosegue Mennini. “Gestire il paziente in una fase precoce della malattia consente non solo un miglioramento della sua qualità di vita, ma anche una riduzione dell’impatto dei costi per il sistema sanitario e sociale”. 

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Esame di maturità, ci siamo: come si svolgerà il colloquio della prova pensata per l'emergenza Covid

Mercoledì 17 giugno si parte con l'esame di maturità, che si svolge in condizioni particolari a causa dell’emergenza coronavirus. Per quest’anno previsto solo il colloquio orale. Ecco come si svolgerà la prova e quali misure di sicurezza sono state previste


Maturità 2020: entro il 13 giugno la consegna della tesina ...

Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli, da domani i circa 500mila studenti dell'ultimo anno delle superiori affronteranno l'esame di maturità. Ma le scuole già da ieri hanno aperto i battenti con i presidenti delle 12.900 commissioni per la Maturità e i commissari (6 professori per ciascuna delle classi che sosterranno l'esame) che hanno tenuto la 'riunione plenaria che anticipa il colloquio dei primi maturandi.

La riunione, come poi gli esami, si è svolta sulla base delle disposizioni sanitarie previste dai protocolli di sicurezza. Questi prevedono: autocertificazioni sullo stato di salutedistanziamento fisico, mascherine indossate, stanze areate.

Il numero dei candidati che sostengono il colloquio, per ogni giornata, non potrà essere superiore a cinque, salvo esigenza organizzativa motivata. La commissione ha proceduto con l’estrazione della classe e della lettera dei cognomi di chi farà per primo l’esame e ha quindi stilato il calendario dei colloqui.

Entro il 13 giugno i maturandi – secondo quanto stabilito dalla ordinanza ministeriale del 16 maggio scorso – hanno dovuto presentare via email l’elaborato, sulle discipline di indirizzo, che dovranno discutere nel corso del colloquio. I contenuti dell’elaborato sono stati assegnati a ciascun maturando ammesso entro il 1° giugno scorso, dai docenti delle stesse discipline di indirizzo.

Come si svolgerà il colloquio con gli studenti - Per gli studenti dei licei musicali e coreutici, la discussione è stata integrata da una parte performativa individuale, a scelta del candidato, della durata massima di 10 minuti. Il colloquio, che durerà circa un’ora, proseguirà con la discussione di un breve testo, già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana durante il quinto anno; con l’analisi, da parte del candidato, del materiale scelto dalla commissione; con l’esposizione da parte del maturando, mediante una breve relazione ovvero un elaborato multimediale, dell’esperienza di alternanza scuola lavoro svolta nel corso del percorso di studi e infine con l’accertamento delle conoscenze e delle competenze maturate nell’ambito delle attività relative a “Cittadinanza e Costituzione”.

La Commissione dovrà provvedere alla predisposizione dei materiali prima di ogni giornata di colloquio, per i relativi candidati. Il materiale sarà costituito da un testo, un documento, un’esperienza, un progetto, un problema ed è finalizzato a favorire la trattazione dei nodi concettuali che caratterizzano le diverse discipline e del loro rapporto interdisciplinare. Nella predisposizione dei materiali e nella preliminare assegnazione ai candidati, la commissione deve tenere conto del percorso didattico effettivamente svolto, in coerenza con il documento di ciascun consiglio di classe, considerare le metodologie adottate, i progetti e le esperienze svolte.

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