updated 7:17 AM UTC, May 14, 2021

CHI ASSAGGIA? - Dalla Barbera al Grignolino, la famiglia Accornero e quell'amore per il Monferrato che vive da generazioni

Rubrica a cura di Andrea Sala, Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier, dedicata ai piccoli produttori di vini di qualità del meraviglioso territorio italiano


Andrea Sala

Andrea Sala

La famiglia Accornero e l’amore per il Monferrato

 Giulio Accornero

La cantina vinicola Accornero è situata in Piemonte nell’area del Monferrato. L’azienda è stata fondata dalla famiglia Accornero nel 1839 da Bartolomeo e la sua consorte, adesso la famiglia è proprietaria della tenuta da oltre quattro generazioni. La generazione attuale è guidata Ermanno Accornero insieme a sua moglie e loro figlia.

La famiglia Accornero è proprietaria di una delle aziende più rappresentative del territorio del Monferrato e la loro cantina è situata nel comune di Vignale Monferrato a Cà Cima, una vecchia cascina comprata dalla famiglia nel 1897.

Accornero: il Monferrato, le vigne e il vino » World Wine Passion

I vigneti aziendali hanno una superficie di circa 25 ettari nei quali vengono coltivati i vitigni Piemontesi più classici come Barbera, Grignolino, Freisa, Nebbiolo, Malvasia di Casorzo e altri considerati internazionali come Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Sauvignon blanc che sorprendono per la loro qualità in questo territorio. Anche se vi è la presenza di vitigni non autoctoni Piemontesi l’azienda è molto rinomata sia in Italia che Internazionalmente per la qualità dei vini prodotti dalle uve Barbera e Grignolino, fiori all’occhiello della famiglia Accornero.

Sebbene la Barbera sia un vitigno molto famoso in giro per il mondo la famiglia Accornero è capace di di farlo esprimere al suo meglio dando un'interpretazione personale e territoriale. La cantina Accornero produce diverse etichette di Barbera che rappresentano diversi cru all’interno della zona del Monferrato, in modo da dimostrare le diverse espressione dello stesso vitigno.

Agricola Giulio Accornero 1897 - ilmangiaweb

Un altro vitigno al quale la famiglia è particolarmente legata e riconosciuta è il Grignolino, inoltre il comune nel quale la cantina è situata è considerato il migliore per la produzione di questa varietà.

Il Grignolino è una varietà sicuramente meno conosciuta a livello internazionale ma grazie al lavoro svolto da questa famiglia ha trovato il suo piccolo spazio nel mercato vinicolo. Questa è una delle varietà piemontesi più interessanti e sottovalutate perché considerata “difficile” per le sue caratteristiche austere generalmente. Il Grignolino è famoso per avere un colore rosso/aranciato poco concentrato, media struttura ma con tannini e acidità ben evidenti. Un’altra caratteristica del vitigno è di produrre vini capaci di evolvere nel tempo in bottiglia.

Gli Accornero oggi rappresentano una delle realtà più interessanti del Piemonte. Grazie al grande amore per la loro terra continuano a portare avanti e rappresentare le tradizioni vinicole dell’area dal quale provengono, il Monferrato.

                     

2015 Bricco del Bosco Vigne Vecchie – Grignolino del Monferrato Casalese DOC

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Grignolino

Produzione: Vinificato in acciaio; matura in Tonneau per 36 mesi

Prezzo:  35 euro 

Rosso rubino scarico con riflessi granati. Buona intesità, carattere elegante. Sentori di marasca, ribes, more, rabarbaro e scorza d’arancia. Continua con note di china, pepe nero e petali di rosa. Il sorso è dinamico, acidità viva e media trama tannica. Finale gustativo sottile con lunga persistenza.

 

2015 Bricco Battista – Barbera del Monferrato Superiore DOCG

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Barbera

Produzione: Vinificato in acciaio; matura in Tonneau per 18 mesi

Prezzo:  30 euro 

Colore rosso rubino intenso. Profilo olfattivo generoso e intenso, note di lampone, mora, ciliegia. Continua con sentori tostati, liquirizia e sbuffi balsamici. Il palato è ricco, ottima struttura e buon equilibrio. Lungo finale saporito e di grande personalità con note fruttate e tostate.

                     

2018 Brigantino – Casorzo DOC

Tipologia: Vino rosso dolce

Vitigno: Malvasia di Casorzo

Produzione: Vinificato in acciaio

Prezzo:  12 euro 

Rosso rubino luminoso, leggera effervescenza. Profumi intensi e fragranti al naso. Sentori di frutti rossi come lampone e fragole, continua con pesca gialla matura e petali di rosa. Il vino al palato ha ottimo equilibrio dolce-acido, piacevole finale gustativo fruttato.

 Bricco del Bosco 2018 – Al Settimo Senso

Altri vini da provare: Bricco del Bosco (Grignolino), Cima Riserva della Casa (Barbera), La Mattacchiona (Barbera), Giulin (Barbera), La Bernardina (Freisa), Centenario (Cabernet Sauvignon).

 

Andrea Sala

Advanced Sommelier - Court of Master Sommeliers

 

Covid, sale il tasso di positività: il governo verso una nuova stretta. Lockdown, zone rosse, coprifuoco anticipato: cosa può succedere nelle prossime ore

Una nuova stretta sulle misure, per contrastare l'impennata dei contagi di Covid e il diffondersi delle varianti, al vaglio del governo Draghi e degli esperti del Cts: le ipotesi in campo. Tra le ipotesi più drastiche, come detto, vi è anche quella di una super zona rossa che di fatto riguarderebbe buona parte del Paese, con possibili eccezioni per le poche aree (come la Sardegna) con un tasso del contagio meno preoccupante. Non è nemmeno da escludere che l'inizio del coprifuoco, attualmente in vigore in tutto il Paese dalle 22 alle 5, possa essere anticipato di un'ora o più


Lockdown locali sempre più diffusi che porteranno buona parte dell'Italia in rosso e un monitoraggio costante dell'andamento della curva del virus, per essere pronti ad intervenire con "il massimo rigore" nel caso le varianti dovessero far salire in maniera esponenziale i contagi. Il governo si prepara ad affrontare un'altra settimana difficile nella lotta al Covid, consapevole che potrebbe esser chiamato ad adottare ulteriori provvedimenti nonostante il primo Dpcm firmato dal premier Mario Draghi sia in vigore da sole 24 ore.

I numeri confermano la preoccupazione espressa degli scienziati, che più volte nei giorni scorsi hanno ribadito la necessità di rafforzare e innalzare le misure a livello nazionale e locale e di ridurre drasticamente la mobilità e le interazioni tra i cittadini: anche oggi quasi 21mila nuovi positivi, il tasso di positività che sale di ben un punto e si assesta al 7,6% e altri 207 morti, con il numero delle vittime che nelle prossime ore supererà la cifra, inimmaginabile un anno fa, di 100mila dall'inizio dell'emergenza. Non solo. Nei reparti ordinari degli ospedali ci sono stati altri 443 ingressi in 24 ore, con il totale dei ricoverati che è tornato sopra i 21mila. E le terapie intensive crescono costantemente da 18 giorni: oggi ci sono 2.605 pazienti, oltre 500 in più in due settimane. Nove regioni, inoltre, hanno superato la soglia critica del 30% di occupazione dei posti in rianimazione. Tutti chiari sintomi che la curva continua a crescere inesorabilmente. "Questo sarà un mese complicato" ammette il ministro della Salute Roberto Speranza ribadendo come le varianti abbiano "prodotto una nuova fase di accelerazione dell'epidemia", con il virus che "oggi è più capace di correre" rispetto ai mesi scorsi.

Bisognerà dunque intervenire, anche se dal governo continuano a ripetere che al momento non si sta ragionando di un lockdown generale, se non altro perché la situazione è molto diversa da regione a regione. Basta vedere i dati quotidiani: su quasi 21mila positivi, più della metà sono in tre regioni, Lombardia ( quasi 4.400 casi), Emilia Romagna (3.056) e Campania (2.560) mentre in altre 8 non si raggiungono i 500 casi. "Oggi abbiamo un'enorme differenziazione tra territori e il modello costruito serve proprio a evidenziare queste differenze" dice Speranza confermando dunque che si andrà avanti con il sistema delle fasce. Ciò non significa però che non ci sarà una stretta, anzi. "Monitoriamo la curva e verificheremo sulla base della proporzionalità quali siano le misure più adeguate. Mi aspetto nei prossimi giorni e nelle prossime settimane che la curva possa salire ancora e dunque mi aspetto altre regioni in rosso". In attesa del passaggio di fascia, che ci sarà venerdì con il nuovo monitoraggio, sono comunque sindaci e governatori ad intervenire. Da lunedì la provincia di Frosinone si andrà ad aggiungere alle altre decine già in rosso, mentre a Firenze il sindaco Dario Nardella ha annunciato limitazioni alla mobilità in determinati momenti e luoghi della città.

Diversi anche gli interventi in varie città per evitare gli assembramenti, con le forze di polizia che nelle ultime 24 ore hanno controllato 92mila persone, sanzionandone 1.800, e quasi 13mila negozi. Sui Navigli a Milano sono scattati i blocchi ai punti di accesso alla Darsena per limitare la presenza dei giovani all'ora dell'aperitivo, mentre a Roma i controlli non hanno portato alla chiusura delle zone della movida come accaduto ieri. In Sardegna invece il primo sabato in zona bianca si è chiuso con una maxi rissa con lancio di bottiglie e sedie nel centro di Nuoro, con protagonisti una ventina di giovani tutti senza mascherine. Se poi non dovessero bastare le misure a livello locale, sul tavolo del governo ci sono una serie di ipotesi che potrebbero essere adottate in vista di Pasqua: dalla proroga del divieto di spostamento, che scade il 27 marzo e già viene data per scontata, al coprifuoco anticipato fino ad un innalzamento delle restrizioni come avvenne nel periodo di Natale. Tutti interventi per cercare di evitare fino alla fine un lockdown generale che metterebbe ulteriormente in ginocchio l'economia.

 

(Fonti: Adnkronos e Ansa)

L'Italia e i colori dell'emergenza: da lunedì Lombardia, Piemonte e Marche in zona arancione. De Luca chiude le scuole. La sorpresa lieta della Sardegna: è la prima in bianco

Il ministro della Salute Speranza ha firmato le nuove ordinanze: scatta il rosso per Molise e Basilicata. L'Emilia-Romagna rischia un'ulteriore stretta


Da lunedì primo marzo passeranno in area arancione le Regioni Lombardia, Marche e Piemonte e in area rossa le Regioni Basilicata e Molise. La Sardegna passa in area bianca.

Lo prevedono le nuove ordinanze firmate dal ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia. È intanto in corso il tavolo di confronto tra Ministero della Salute, Iss e Regione Sardegna per definire le modalità attuative del passaggio. 

La Regione Sardegna ha già preso visione dell'ordinanza firmata dal ministro della Salute con cui si certifica la zona bianca per l'isola. Lo apprende l'ANSA dall'assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu. Adesso il presidente della Regione Christian Solinas dovrebbe adottare una sua ordinanza che prevederà riaperture graduali e controllate, e comunque concordate costantemente con il Ministero e il comitato tecnico scientifico. 

E' stata pubblicata l'ordinanza del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che stabilisce la chiusura delle scuole dal 1 marzo 2021 e fino al 14 marzo 2021. "E' sospesa l'attività didattica in presenza dei servizi educativi per l'infanzia e dei servizi per l'infanzia (sistema integrato 0-6 anni) nonché delle scuole di ogni ordine e grado, nonché delle Università - si legge nel testo -restano comunque consentite in presenza le attività destinate agli alunni con bisogni educativi speciali e/o con disabilità, e in ogni caso garantendo il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica a distanza". Nell'ordinanza si raccomanda anche "alla popolazione di evitare tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile". Si ribadisce anche "l'obbligo di rispetto delle misure raccomandate dalle autorità sanitarie, compresi i provvedimenti di quarantena dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi" e si invitano "gli enti competenti a rafforzare il controllo del rispetto delle disposizioni del Dpcm 14 gennaio 2021 e delle disposizioni del presente provvedimento".

Da lunedì prossimo, 1 marzo, quando la Basilicata diventerà zona rossa, la didattica a distanza sarà obbligatoria in tutte le scuole lucane. Lo si è appreso a Potenza al termine di una riunione dell'Unità di crisi regionale. Nelle prossime ore saranno resi noti i dettagli dell'ordinanza che sarà firmata dal presidente della Regione, Vito Bardi.

La riapertura di cinema e teatri "è stata individuata in una giornata simbolica ma bisognerà vedere cosa succede in queste ore. Se l'indice di contagiosità resterà basso si potranno sicuramente riaprire con le restrizioni, posti limitati, prenotazioni, nome e numeri di telefono per essere rintracciati, mascherina, igienizzante. Se però l'indice contagiosità tenderà ad aumentare ovviamente non riapriranno". Lo dice il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, a Skytg24."Sarebbe in controtendenza - dice - chiudere le scuole perché c'è maggiore diffusione di una variante e contemporaneamente riaprire cinema e teatri, sarebbe una nota stonata"

Zona gialla da oggi in sedici regioni: tutte le regole. Assembramenti, lite Cts-Comuni

Spostamenti consentiti tra le 5 e le 22, ma solo nella regione in cui ci si trova (salvo, come sempre, i motivi di lavoro, salute o necessità; e il raggiungimento di seconde case). Sui concentramenti di persone registrati in diverse città nel weekend il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo chiede ai primi cittadini di fare di più. Antonio Decaro replica: "Basta tiro al bersaglio. Dare la colpa a noi sta diventando il nuovo sport nazionale"


Zona gialla da oggi, lunedì 1 febbraio, per 16 regioni in Italia, con regole meno restrittive. Diminuiscono i divieti. Tra le aree del Paese che passano alla fascia con il più basso rischio Covid ci sono Lombardia, Veneto e Lazio, mentre sono solo 5 le regioni che si trovano ancora in zona arancione (Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e la Provincia Autonoma di Bolzano) secondo le ordinanze firmate dal ministro della Salute, Roberto Speranza. La zona gialla, come noto, prevede misure e restrizioni più leggere. Ecco cosa si può fare e cosa no, secondo le disposizioni del governo.

COPRIFUOCO E SPOSTAMENTI

Il coprifuoco è fissato dalle 22 fino alle 5. Dopo quell’ora ci si può muovere solo per esigenze lavorative, situazioni di necessità o per motivi di salute. Per spostarsi in quegli orari bisognerà fare un’autocertificazione. Resta l’obbligo di mascherina anche all’aperto, a eccezione dei bambini sotto ai sei anni, di chi svolge attività sportiva e di chi ha patologie. Fino al 15 febbraio è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, tranne quelli per esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute.

VISITE

Una sola volta al giorno è permesso spostarsi verso un'altra abitazione privata abitata della stessa Regione o Provincia autonoma, tra le 5 e le 22, a un massimo di due persone, oltre a quelle che già vivono nella casa di destinazione. Chi si sposta può portare con sé i figli minori di 14 anni e le persone disabili o non autosufficienti conviventi.

SCUOLA

Le scuole superiori adottano la didattica in presenza almeno al 50 per cento ed entro il limite del 75 per cento. Per medie ed elementari resta la didattica in presenza, ma con l’obbligo di mascherina per i bambini con più di sei anni. Le università organizzano la didattica con le autorità regionali.

BAR E RISTORANTI

Per bar e ristoranti restano le regole di apertura dalle 5 alle 18, consegna a domicilio consentita, asporto possibile con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. I musei possono rimanere aperti dal lunedì al venerdì tranne nei giorni festivi.

CINEMA, TEATRI, SPORT

Rimangono chiusi i cinema, i teatri, le sale scommesse, le sale da gioco, le discoteche, le sale da ballo, le sale da concerto, le palestre, le piscine, i parchi tematici, le terme, i centri benessere. I negozi sono aperti ma i centri commerciali sono chiusi nel weekend. Chiusi gli impianti sciistici fino al 15 febbraio, previa autorizzazione delle autorità regionali, in base alla situazione sanitaria.7

LITE CTS SINDACI SUGLI ASSEMBRAMENTI

Botta e risposta tra Agostino Miozzo del Cts e Antonio Decaro dell'Anci sugli assembramenti. "Dare la colpa ai sindaci sta diventando il nuovo sport nazionale. Miozzo, che ci accusa di immobilismo di fronte agli assembramenti nelle città, sembra impegnato in un disperato tentativo di allontanare da sé le responsabilità e addossarle sugli obiettivi più facili, quelli che per natura e per senso del proprio dovere, sono abituati a esporsi in prima persona, sempre: i sindaci", dice Decaro, presidente Anci e sindaco di Bari, commentando le parole del coordinatore del Comitato tecnico scientifico che sull'allarme assembramenti ha chiesto ai sindaci di fare di più.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

 

Scuola, chi tornerà in classe l'11 gennaio e chi no. Il calendario della ripresa in presenza Regione per Regione

La Lombardia - tra le Regioni che si erano dette pronte a riaccogliere gli studenti delle superiori in classe già dal 7 gennaio - dopo il rinvio ha seguito la linea del Lazio, facendo quindi riprendere subito le lezioni in presenza per materne, elementari e medie, mentre l'11 gennaio riapriranno gli istituti superiori. Ecco dove invece se ne riparlerà il mese prossimo


Istituto comprensivo n. 7 della Spezia – scuola dell'infanzia – scuola  primaria – scuola secondaria di primo grado

Finite ufficialmente le vacanze natalizie per gli studenti è ora di pensare al rientro tra i banchi. Tuttavia, anche se è cambiato anno, le vecchie problematiche rimangono e rischiano di far saltare il ritorno a scuola di molti ragazzi, soprattutto di quelli più grandi. Se già da oggi, 7 gennaio 2021, sono infatti attesi in classe quasi tutti gli alunni di elementari e medie, ancora incerto è il destino degli studenti delle superiori, che ora è quasi tutto nelle mani delle Regioni: quali saranno le scuole che potranno riaprire l’11 gennaio, così come previsto dalle ultime decisioni del Governo?

Abruzzo

Si dovrebbe seguire la regola generale: dall’11 gennaio si dovrebbe tornare alla didattica in presenza al 50%, come stabilito dall'ultimo decreto governativo. Gli studenti, dunque, verranno divisi: una metà della classe si recherà a scuola, l'altra metà continuerà a seguire a distanza; con i due gruppi che si alterneranno a seconda dei giorni.

Basilicata

Anche qui, il presidente Vito Bardi sta valutando se far ripartire le attività in presenza dall’11 gennaio per i ragazzi delle superiori; ancora però non è stata rilasciata una decisione ufficiale in merito.

Calabria

In Calabria, invece, neanche gli studenti di elementari e medie sono potuti tornare in classe: per loro il rientro è previsto non prima del 15 gennaio, mentre per i ragazzi delle superiori la riapertura degli istituti avverrà non prima della fine del mese di gennaio.

Campania

Secondo l’ultima ordinanza del presidente De Luca, lunedì 11 gennaio riapriranno solamente le scuole dell'infanzia e le prime due classi della scuola primaria. Mentre a partire dal 18 gennaio sarà valutata la possibilità del ritorno in presenza per l'intera scuola primaria e successivamente, dal 25 gennaio, verrà discussa la riapertura per la secondaria di primo e secondo grado. Quindi per i primi giorni del 2021 la didattica sarà per tutti a distanza.

Emilia-Romagna

Studenti di elementari e medie regolarmente in classe il 7 gennaio. Mentre quelli delle superiori dovranno attendere lunedì 11 gennaio per tornare a seguire in presenza, al 50%. Alla fine, dunque, per l'Emilia-Romagna sarà comunque un passo indietro rispetto alle previsioni, visto che qui ci si attendeva un ritorno fino al 75% delle classi.

Friuli Venezia Giulia

Il governatore Massimiliano Fedriga ha firmato un’ordinanza che prevede il rinvio dell’apertura delle scuole superiori a non prima del 31 gennaio, mentre i ragazzi di elementari e medie potranno frequentare gli istituti già dal 7 gennaio.

Lazio

Nel Lazio riprendono il 7 gennaio le lezioni in presenza per materne, elementari e medie, mentre l'11 gennaio torneranno in presenza anche i ragazzi delle superiori, così come stabilito dal Consiglio dei Ministri.

Liguria

Qui le scuole primarie e medie sono rientrate in aula dal 7 gennaio. Le superiori, invece, torneranno dall’11 gennaio e adotteranno una didattica mista al 50%, alternando lezioni in presenza e giornate in Dad.

Lombardia

La Lombardia - che è tra le regioni che si erano dette pronte a riaccogliere gli studenti delle superiori in classe già dal sette gennaio - dopo il rinvio ha seguito la linea del Lazio, facendo quindi riprendere subito le lezioni in presenza per materne, elementari e medie, mentre l'11 gennaio riapriranno gli istituti superiori.

Marche

Le Marche, invece, fanno parte del fronte delle regioni contrarie alla riapertura. Così, qui è stato deciso di tenere in Dad al 100% le scuole superiori fino al 31 gennaio, scuole primarie e secondarie di primo grado sono tornate però in presenza a partire dal 7 gennaio.

Molise

Il presidente della Regione Molise, Donato Toma, ha emanato una nuova ordinanza, che fa slittare il rientro a scuola non prima del 18 gennaio, ma dando la facoltà ai sindaci di consentire il rientro in presenza (soltanto per le scuole primarie).

Piemonte

Qualcosa di simile al Molise avverrà in Piemonte, dove il governatore Alberto Cirio ha deciso di far tornare gli studenti delle superiori in classe solo a partire dal 18 gennaio (ma solo se la curva dei contagi, nel frattempo, lo consentirà). Elementari e medie, invece, hanno ripreso il 7 gennaio.

Puglia

Anche la nuova ordinanza del presidente Emiliano ha stabilito che le scuole di ogni ordine e grado rimarranno al 100% in Dad, almeno fino al 15 gennaio.

Sardegna

In Sardegna riapertura delle scuole superiori posticipata a non prima del 18 gennaio o, più probabilmente, a inizio febbraio; tuttavia è attesa nelle prossime ore un’ordinanza ufficiale. Mentre per le scuole primarie e secondarie di primo grado si è già tornati in presenza il 7 gennaio.

Sicilia

Possibile riapertura prevista per l’11 gennaio per gli studenti delle superiori, ma ancora non è stata pubblicata l'ordinanza regionale; confermata la didattica in presenza per primarie e secondarie di primo grado già dal 7 gennaio.

Toscana

La regione si accoda a Lazio e Lombardia, aprendo le scuole primarie e secondarie di primo grado il 7 gennaio e riportando in classe gli studenti delle superiori a partire dall’11 gennaio.

Trentino-Alto Adige

Nelle province autonome di Trento e Bolzano già dal 7 gennaio, gli studenti delle scuole superiori torneranno in presenza almeno al 50% ma, in alcuni casi, si arriverà a una quota del 75%.

Umbria

Elementari e medie in classe già dal 7 gennaio, le superiori invece dovranno attendere l’11 gennaio; una data che però potrebbe slittare a dopo la metà di gennaio; molto dipenderà dai nuovi dati sulla pandemia, attesi per il weekend.

Valle d’Aosta

Sebbene si dichiarasse pronta ad aprire le scuole secondarie già dal 7 gennaio, la regione sì è adeguata alla linea generale e per ora ha aperto solo primarie e secondarie di primo grado, rinviando l’apertura delle superiori all’11 gennaio, come proposto dal Governo. 

Veneto

Dal 7 gennaio in classe solo i ragazzi di elementari e medie, gli studenti delle superiori invece in Dad almeno fino al 31 gennaio,: questo il contenuto dell’ultima ordinanza del governatore Zaia, tra i più accesi contrari alla ripresa della didattica in presenza per gli studenti delle superiori.

 

(Fonte: tgcom24)

 

Sci, la proposta delle Regioni alpine: impianti aperti solo per gli ospiti degli hotel e delle seconde case

Il documento degli amministratori locali arriva sul tavolo del governo per "evitare un completo tracollo del settore turistico invernale"


Le Regioni Veneto, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e le Province Autonome di Bolzano e Trento, hanno presentato al Governo una proposta di mediazione per evitare un completo tracollo del settore turistico invernale: prevede, in sintesi, la possibilità di aprire gli impianti di risalita dello sci in occasione delle prossime festività natalizie per gli ospiti degli alberghi e delle seconde case. Lo indica una nota sottoscritta dai rappresentanti delle Regioni e delle Province.

Si tratta, spiegano le Regioni alpine italiane, di una idea di "vacanze di Natale diverse, con la possibilità di sciare solo per chi pernotta almeno una notte nelle diverse destinazioni o per chi possiede o affitta una seconda casa nelle zone sciistiche".

La proposta è stata formulata dagli Assessori delle Regioni alpine per evitare gli assembramenti nelle località turistiche. "Concedere lo skipass a chi ha pernottato in una struttura ricettiva e a chi possiede o prende in affitto una seconda casa consente di controllare al meglio l'afflusso all'impianto sciistico. Il pendolarismo può infatti essere un problema in certe giornate" affermano gli assessori di Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

"La soluzione che proponiamo al Governo Conte - proseguono - permette di avviare la stagione invernale con gradualità, in questo modo si potranno applicare i protocolli di sicurezza che abbiamo approvato lunedì scorso e metterli alla prova". Secondo gli assessori delle 5 Regioni e delle due Province autonome, se si consente l'acquisto degli skipass solo a chi ha pernottato in una struttura ricettiva o in una seconda casa "si sarà in grado di sapere con precisione il numero degli avventori per ogni giorno e in questo modo potremo gestire al meglio l'afflusso e il deflusso agli impianti di risalita. Si tratta di una soluzione ragionevole, da adattare alle esigenze di ciascun territorio. Il Governo ci ascolti, consenta l'apertura degli impianti di risalita con questo criterio e permetta la mobilità regionale". Permettere la mobilità regionale durante le festività è infatti, sostengono le aree alpine, un requisito necessario per il settore: "se il Comitato Tecnico Scientifico e il Governo intendono vietarla per evitare feste e momenti di aggregazione, consentano perlomeno la mobilità tra Regioni per chi ha prenotato in una struttura ricettiva almeno una notte". 

 

(Fonte: Ansa)
   

Lombardia, Piemonte e Calabria in zona arancione da oggi: cosa cambia, chi apre e chi no. Fontana: "Comprare italiano"

Zona arancione da oggi per Lombardia, Piemonte e Calabria. Dal 29 novembre le tre Regioni cambiano colore fino al 3 dicembre in base a quanto stabilito dall'ordinanza del ministro Roberto Speranza. Il passaggio prevede un allentamento delle misure anti-Covid anche se restano molte regole e divieti. "Non è iniziata la stagione del liberi tutti" avverte il governatore lombardo Attilio Fontana che invita i cittadini a "non abbassare la guardia" e a "comprare italiano, lombardo" visto che da oggi i negozi potranno riaprire.

- Sarà, comunque, vietato circolare dalle ore 22 alle ore 5 del mattino, salvo comprovati motivi di lavoro, necessità e salute. Vietati gli spostamenti in entrata e in uscita da una Regione all'altra e da un Comune all'altro, salvo comprovati motivi di lavoro, studio, salute, necessità. Raccomandazione di evitare spostamenti non necessari nel corso della giornata all'interno del proprio Comune.

- Negozi aperti, ma restano chiusi bar e ristoranti, 7 giorni su 7. L'asporto è consentito fino alle ore 22. Per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni. Chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi a eccezione delle farmacie, parafarmacie, punti vendita di generi alimentari, tabaccherie ed edicole al loro interno. Chiusi musei e mostre.

- Didattica a distanza per le scuole superiori, fatta eccezione per gli studenti con disabilità e in caso di uso di laboratori; didattica in presenza per scuole dell'infanzia, scuole elementari e scuole medie come regola generale. "Da lunedì i ragazzi delle medie frequenteranno la scuola in presenza" conferma il governatore lombardo Attilio Fontana. Diversa la posizione del presidente del Piemonte Alberto Cirio ha scelto di mantenere la didattica a distanza per la seconda e terza media. "Vogliamo riaprire in sicurezza per non chiudere fra un mese" ha detto. Chiuse le università, salvo alcune attività per le matricole e per i laboratori.

- Riduzione fino al 50% per il trasporto pubblico, ad eccezione dei mezzi di trasporto scolastico. Sospensione di attività di sale giochi, sale scommesse, bingo e slot machine anche nei bar e tabaccherie.

- Restano chiuse piscine, palestre, teatri, cinema. Restano aperti i centri sportivi.

Il governo blocca lo sci, le Regioni non ci stanno: "Sarebbe un danno irreversibile all'economia della montagna e dei nostri territori". Da Tomba a Federica Brignone, si mobilitano anche i campioni

Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Province di Trento e Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia chiedono di aprire gli impianti almeno per le festività: "Pronti a stabilire una data comune d'avvio"


La rabbia delle Regioni: "Stagione senza sci sarebbe un suicidio, Conte ci ripensi"

Gli assessori lombardi Caparini e Sertori: "Scelta scriteriata, incomprensibile da parte di un governo disorientato"

E' scontro tra il governo e le Regioni per l'apertura degli impianti sciistici. Se da una parte l'esecutivo sembra deciso a non far partire la stagione per evitare che i contagi da coronavirus aumentino, dall'altra i governatori sono invece pronti a riavviare gli impianti. "Una stagione senza sci sarebbe un suicidio", ha detto Luca Zaia, mentre dalla Lombardia si parla di scelta "scriteriata, il governo ci ripensi".

"Sarebbe un danno irreversibile all'economia della montagna dei nostri territori", ha ribadito anche il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, dopo l'approvazione da parte dei presidenti delle linee guida sullo sci." La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome - ha, infatti, annunciato il governatore della Liguria - ha approvato le linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte di sciatori amatoriali.

Piste sul ghiacciaio della Val Senales - Impianti sci aperti in Alto Adige

E` un documento che inviamo al governo come contributo propositivo per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all'economia della montagna dei nostri territori". Tra i governatori in prima linea sulla questione c'è Luca Zaia (Veneto), che ha detto: "Una stagione senza sci sarebbe un suicidio, sul piano economico e social. Lo sci si pratica sulla cresta delle montagne ed è per questo che vorremo un coordinamento europeo perché pensare di vedere che da altre parti si scia mentre noi siamo chiusi è difficilmente giustificabile". Dello stesso avviso Alberto Cirio (Piemonte) che ha aggiunto: "Per lo sci invernale possiamo trovare un punto di equilibrio, come stanno facendo in altri Paesi. E' uno sport e lo si può praticare in sicurezza. Si potrebbe consentire l'attività sciistica, lasciando chiusi bar e ristoranti. E' una strada che dobbiamo percorrere insieme al governo". 

In polemica con il governo anche Davide Caparini e Massimo Sertori, rispettivamente assessore al Bilancio e alla Montagna della Lombardia, che chiedono al premier Conte di rivedere le scelte fatte perché "tenere chiusi gli impianti sciistici vuol dire fare fallire l'economia della montagna. E' una scelta scriteriata, incomprensibile da parte di un governo disorientato". Gli assessori lombardi hanno poi aggiunto che "mentre a Natale si andrà a sciare in Svizzera, in Austria e in Francia secondo il governo da questa parte delle Alpi dovrà essere tutto chiuso". 

"E' necessario - si legge in una nota congiunta degli assessori con delega agli impianti di risalita delle Regioni alpine - darsi una data comune per l'avvio della stagione bianca, tenuto conto del quadro sanitario che andrà a delinearsi nelle prossime settimane". Gli assessori di Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno quindi sottolineato che "molte realtà imprenditoriali legate alla stagione bianca, tra cui scuole di sci, noleggi, aziende di trasporto, hotel e ospitalita' in genere, ecc., aspettano risposte per programmare la stagione invernale

Il Mondo dello sci si mobilita

Covid, Tomba e Brignone, appello al governo: «Le piste da sci devono essere  aperte a Natale»- Corriere.it

Alberto Tomba non ha dubbi. "Lo sci è per eccellenza sport all'aperto ed individuale: in più, visto come ci si veste quando si va a sciare, non "è davvero un problema di mascherine, perché già ora si usano normalmente protezioni della bocca e del viso.

E sciando neppure c'è un problema di distanziamento". Suona come un appello alla riapertura degli impianti - tema al centro del dibattito in ambito covid, con gli operatori del settore che si oppongono alla chiusura voluta dal governo - quello del più famoso campione azzurro dello sci, secondo il quale "le piste dovrebbero dunque essere aperte, anche se ci sono ovviamente degli accorgimenti da prendere".

"Per gli impianti non vedo però problemi particolari: dove c'è un seggiovia a due o tre posti si va da soli, se "è da cinque si va in tre. E si possono benissimo diminuire e segnare anche i posti sulle cabinovie: non c'è dunque problema a mantenere il distanziamento sugli impianti", aggiunge Tomba dalla casa di famiglia di Castel de britti.

"Il problema è, semmai quello dell'apres ski e dei rifugi dove si va a bere e mangiare qualcosa dopo una sciata - spiega poi il bolognese - ma anche in questo caso, come avviene nei ristoranti, si può limitare gli accessi, con mascherina e distanziamento obbligatori".    

"E' molto importante che gli impianti sciistici aprano a Natale, perché sarebbe un segnale positivo per tutti. Altrimenti, con le stazioni chiuse, il danno sarebbe irreparabile". Parlando all'ANSA Federica Brignone, detentrice della coppa del mondo di sci, prende posizione in maniera forte sul dibattito del giorno sul fronte misure anticovid.

Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS