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updated 7:58 AM UTC, Aug 13, 2020

Traffico, le date critiche e le strade più complicate dell'esodo estivo. Occhio a quel bollino nero!

Iniziata a rilento, tra lockdown e parziali aperture, l'estate degli italiani sembra prendere il via da questa settimana. Bollino rosso domani e domenica, ma già da stasera via ai primi incolonnamenti. Secondo il piano dei servizi per l'esodo estivo 2020 di Viabilità Italia la giornata peggiore sarà l'8 agosto per chi dovrà spostarsi sulle strade e autostrade italiane in direzione Sud


Giornata da bollino nero sulle autostrade italiane il prossimo otto agosto. E' quanto prevdde il Piano dei servizi per lïesodo estivo 2020 di Viabilità Italia. I dati di traffico riferiti a questi ultimi due mesi hanno suggerito di contrassegnare con il "bollino rosso" i fine settimana del 24 - 26 luglio e del 31 luglio - 2 agosto prossimi. Il fine settimana del 7 - 9 agosto è quello in cui si prevedono i maggiori volumi di traffico, con una previsione di criticità da bollino nero per la mattina di sabato 8 agosto. 
   

I dati di traffico riferiti a questi ultimi due mesi hanno invece suggerito di contrassegnare con il 'bollino rosso' i fine settimana del 24 - 26 luglio e del 31 luglio - 2 agosto prossimi. Il fine settimana del 7 - 9 agosto e' quello in cui si prevedono i maggiori volumi di traffico.

Viabilità Italia segnala anche che il tratto della A10 tra Genova e Ventimiglia, quello della A12 tra Genova e Viareggio e della A15 tra Parma e La Spezia sono tra le direttrici che saranno maggiormente interessate dai flussi di traffico turistico nelle prossime settimane.

Viabilita' Italia segnala anche la A22, lungo l'intera tratta e in particolare in prossimita' delle uscite per le localita' di montagna; A4, in uscita da Milano, tra Sommacampagna e lïallacciamento con la A22, tra Padova e Quarto dïAltino, e piu' generalmente lungo lïintero tratto veneto e friulano fino alla Barriera di Lisert; A6 tra Torino e Savona; A8/A9, in prossimita' del confine di Stato con la Svizzera.

Sara' molto trafficata anche la A1, tra Piacenza e il bivio con la A15, nel nodo bolognese e in quello fiorentino, tra Roma e Cassino e tra Caserta e lïallacciamento con la A30; A3, tra Napoli e Salerno; A14, tra Bologna e Cattolica e tra Ancona e Vasto; A30 tra lïallacciamento con la A1 e il raccordo Salerno-Avellino; A23, in prossimita' del confine di Stato con lïAustria dallïintersezione con la A4.

Le Prefetture hanno inoltre elaborato piani di intervento e di gestione delle emergenze che prevedono da un lato il presidio h24 in punti strategici di mezzi di soccorso meccanico e sanitario, dallïaltro un rafforzamento dei servizi di polizia stradale e di protezione civile, sia lungo gli itinerari autostradali principali che lungo la viabilita' ordinaria alternativa, dove opereranno le forze di polizia.

 

 

Turismo, senza americani sono dolori: quasi 2 miliardi di incassi in meno con la chiusura delle frontiere Ue. E Trump potrebbe vendicarsi sui dazi

I turisti statunitensi sono i viaggiatori stranieri più presenti nella penisola e con un budget elevato, con ben 12,4 milioni di pernottamenti durante l’estate secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Bankitalia relativi al terzo trimestre del 2019. Una perdita importante che – sottolinea la Coldiretti - si somma a quelle dei viaggiatori provenienti dalla Russia che sono stati in costante crescita negli ultimi anni mentre deboli segnali arrivano ancora sulle presenze da Germania e nord Europa nonostante la riapertura delle frontiere da quasi 15 giorni


Turismo, Roma perde 35 miliardi - Il Sole 24 ORE

Una perdita di 1,8 miliardi di euro per il turismo Made in Italy con le frontiere chiuse durante l’estate agli americani che sono i viaggiatori stranieri più presenti in Italia, al di fuori dai confini comunitari. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti della riapertura delle frontiere esterne dell’Unione Europea senza obbligo di quarantena limitata ad un gruppo ridotto di paesi che non ricomprende gli Stati Uniti colpiti duramente dall’emergenza coronavirus.

I viaggiatori provenienti dagli Usa sono i turisti extracomunitari più affezionati all’Italia con ben 12,4 milioni di pernottamenti durante l’estate secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Bankitalia relativi al terzo trimestre del 2019. Una perdita importante che – sottolinea la Coldiretti - si somma a quelle dei viaggiatori provenienti dalla Russia che sono stati in costante crescita negli ultimi anni mentre deboli segnali arrivano ancora sulle presenze da Germania e nord Europa nonostante la riapertura delle frontiere da quasi 15 giorni.

I turisti statunitensi hanno un budget elevato e come mete privilegiate in Italia le città d’arte che risentiranno più pesantemente della loro mancanza ma – continua la Coldiretti - prestano anche particolare attenzione alla qualità dell’alimentazione per la quale destinano una quota elevata della spesa durante la vacanza. A pesare – precisa la Coldiretti – è anche il venir meno della leva positiva del turismo sulle esportazioni nazionali con i turisti che al ritorno in patria cercano sugli scaffali i prodotti gustati durante il viaggio.

Non mancano le preoccupazioni sugli effetti che la decisione dell’Unione Europea potrebbe avere sulla guerra commerciale in atto con gli Stati Uniti con il Presidente Donald Trump che – ricorda la Coldiretti - ha appena pubblicato la lista definitiva dei prodotti e dei Paesi europei sotto esame per nuovi dazi che per l’Italia interessa i 2/3 del valore dell’export agroalimentare e si estende tra l’altro vino, olio e pasta Made in Italy oltre ai formaggi e salumi che sono stati già colpiti.

Il vuoto dei turisti stranieri non viene peraltro compensato dal turismo domestico con appena 34 milioni gli italiani che hanno deciso di andare in vacanza per almeno qualche giorno nell’estate 2020, in calo del 13% secondo l’analisi Coldiretti/Ixe’ che evidenzia comunque che l’Italia è di gran lunga la destinazione preferita dal 93% degli italiani rispetto all’86%% dello scorso anno. A rischio c’è un sistema turistico Made in Italy che si compone di 612mila imprese con oltre 700 mila unità locali e rappresenta – conclude la Coldiretti – il 10,1% del sistema produttivo nazionale, superando il settore manifatturiero, con 2,7 milioni di lavoratori, il 12,6% dell’occupazione nazionale secondo Unioncamere.

Il turismo italiano verso un'estate da incubo: 56 milioni di presenze in meno. Mai così male negli ultimi 20 anni

Le prenotazioni non decollano. Per i prossimi tre mesi si prevede un calo senza precedenti: pesa soprattutto l'emorragia di turisti stranieri. La  mobilità tra confini è ripresa ma gli arrivi nel nostro Paese sono ancora centellinati. Cst Firenze per Assoturismo Confesercenti prevede 12,8 milioni di viaggiatori e 56 milioni di pernottamenti in meno rispetto alla stagione 2019


Così l'Europa prova a salvare la stagione turistica estiva - Startmag

Il turismo italiano, alle prese con le conseguenze dell'emergenza Covid, si prepara all'estate peggiore degli ultimi 20 anni, con prenotazioni che non decollano - nonostante la ripresa della mobilità nazionale ed internazionale- e una stima di 12,8 milioni di viaggiatori e 56 milioni di pernottamenti in meno rispetto all’estate 2019.

È quanto emerge da uno studio condotto da CST Firenze per Assoturismo Confesercenti, su un campione di 2.118 imprenditori della ricettività, e che disegna una brusca frenata che potrebbe cancellare oltre 3,2 miliardi di euro di fatturato, di cui il 52% per le attività extralberghiere e il 48% per il comparto alberghiero.

A pesare è soprattutto il calo dei visitatori stranieri: sui 56 milioni di pernottamenti perduti, ben 43 milioni sono di turisti esteri che quest’anno non giungeranno nelle località del nostro Paese, con un crollo del -43,4% rispetto all’estate 2019: quasi un dimezzamento. La flessione sarà invece più contenuta per la domanda interna dei viaggiatori italiani (-11,6%).

I risultati peggiori saranno registrati dal comparto alberghiero con una flessione del -28,7%, mentre l’extralberghiero si attesterà al -23,7%. La tendenza negativa interesserà tutte le aree, anche se gli andamenti peggiori sono stati segnalati dagli imprenditori del Nord Ovest (-32,9% di pernottamenti). Valori negativi più o meno omogenei sono attesi per il Nord Est (-28,7%) e Centro (-25,8%) mentre meno pesante, ma comunque rilevante, sarà la riduzione per il Sud e le Isole (-19,3%). Analizzando le destinazioni italiane per tipologia, ipotizziamo un calo delle presenze turistiche del -38,3% per le località lacustri e del -36% per quelle termali. La flessione si attesta al -34,3% per le città d’arte e affari, del -31,4% per mete rurali e collinari, del -21,8% per le località montane e del -20,9% per quelle marine.

Alla riduzione della domanda corrisponderà anche un netto calo dell’offerta del settore ricettivo: Saranno infatti circa 23mila le strutture che quest’estate non apriranno affatto, di cui 3mila nel comparto alberghiero. Molte altre – per ragioni di sostenibilità e di distanziamento sociale – hanno ridotto le disponibilità. Secondo le indicazioni ricevute, è prevedibile per l’estate 2020 una riduzione complessiva di 1,8 milioni di posti letto.

La riduzione concomitante della domanda e dell’offerta avrà anche un importante effetto occupazionale: si stima infatti che ad oggi siano oltre 82 mila gli addetti (fissi e stagionali) del sistema ricettivo rimasti senza posto di lavoro, di cui solo una parte protetta dalle misure economiche messe in atto dal Governo. Il 66% degli addetti era attivo nel comparto extra alberghiero e il 34% nelle imprese alberghiere.

Coronavirus, la pandemia sta annientando il turismo italiano: a rischio 40mila imprese e 184mila posti di lavoro. Il caso Liguria (che pensa a riaprire il 18): in tre mesi persi 350 milioni

L'emergenza sanitaria sta letteralmente devastando il turismo italiano: oltre 40mila imprese del comparto - secondo un'indagine di Demoskopika - rischiano il fallimento a causa della perdita di solidità finanziaria con una contrazione del fatturato di almeno 10 miliardi di euro. Una mortalità imprenditoriale che si ripercuoterebbe immediatamente sul mercato del lavoro con una perdita di oltre 184mila posti. Già nei primi tre mesi dell'anno è di quasi 7mila unità in meno, contro un calo di 6mila del primo trimestre 2019, infatti, il saldo tra le imprese iscritte e quelle cessate. Il peggiore bilancio della nati-mortalità del sistema turistico dal 1995 ad oggi. In Liguria pernottamenti diminuiti del 96,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il governatore Toti: "Se i dati lo permettono anticiperemo i tempi"


RASSEGNA STAMPA:  da il Secolo XIX

Turismo, persi 350 milioni in tre mesi. La Liguria prova a riaprire prima del 18 maggio

Pernottamenti diminuiti del 96,8% rispetto allo scorso anno. Toti: «Se i dati lo permettono anticiperemo i tempi»

Poco meno di 350 milioni di euro in fumo, in appena tre mesi. Oltre 204 milioni in meno solo a marzo e aprile, a cui vanno aggiunte le stime ancora più negative su maggio, con altri 144 milioni di perdita. Se il turismo era uno dei fiori all’occhiello dell’economia ligure pre-Covid 19, la pandemia ha spianato un terreno fertile trasformandolo in un deserto. Con perdite, sul prodotto interno lordo ligure, di centinaia di milioni di euro.

Le stime dell’osservatorio turistico

Il lockdown ha colpito duramente un settore che si è dovuto fermare prima di altri e che avrà una ripresa necessariamente lenta. A confermare il quasi totale azzeramento della ricchezza prodotta dal turismo in Liguria ci sono gli studi dell’Osservatorio turistico regionale, che ha calcolato il danno economico sulla base di due parametri. Il primo è la differenza tra le “presenze” - quindi il numero di singole notti di pernottamento in una struttura ricettiva ligure - registrate lo scorso anno nei mesi di marzo, aprile e maggio, rispetto ai numeri di quest’anno. Il secondo parametro è un moltiplicatore: 130 euro, la cifra che secondo l’Osservatorio, ogni turista spende mediamente al giorno in Liguria: non solo per dormire, ma per mangiare al ristorante, prendere un gelato, un caffè al bar o fare acquisti in un qualsiasi negozio.

Con queste premesse, la fotografia scattata dal dossier dell’Osservatorio è impietosa. A marzo la riduzione delle presenze è stata del 79,2% rispetto allo stesso mese del 2019. Complici i primi dieci giorni di marzo, in cui non era ancora entrato in vigore il lockdown, il comparto ha perso “solo” 71,3 milioni di euro di fatturato complessivo. Un salasso che ad aprile è diventato - di fatto - l’azzeramento di un intero settore: oltre un milione in meno di pernottamenti rispetto allo scorso anno, pari a una diminuzione del 96,8% e, in termini di ricchezza, di 133,2 milioni di euro. Sono rimaste le briciole: trasfertisti che, per motivi di lavoro, hanno vissuto in albergo: 2490 persone, per 33402 pernottamenti.

Con l’avvicinarsi dell’estate, il conto diventa sempre più pesante. Se, a maggio 2019, le presenze erano state 1.165.909, per quest’anno si stima un crollo del 95%, pari a poco meno di 144 milioni di euro di minore ricchezza “lasciata” in Liguria dai turisti.

Ripresa lenta e poche certezze

Una sofferenza dinanzi alla quale è difficile prevedere vie d’uscita. La Regione, per il momento, ha messo in campo alcuni strumenti come gli incentivi per le assunzioni degli stagionali, o i contributi per la messa in sicurezza delle imprese in vista delle riaperture.

Ma senza certezze sulla mobilità infra-regionale e sulle regole a cui il settore dovrà adattarsi per riaprire in sicurezza è complicato immaginare una ripresa a stretto giro. «Il governo deve dare date e regole certe a chi deve riaprire alberghi, ristoranti, bar o stabilimenti balneari, regole che noi siamo pronti ad adattare alla realtà ligure attraverso il lavoro della nostra task force - spiega il presidente della Regione, Giovanni Toti - Se i dati lo consentiranno, bisognerà riaprire prima, già il 18 maggio, per dare ossigeno alle imprese del settore turistico e dare la possibilità di preparare una stagione che speriamo di recuperare, soprattutto se saranno consentiti gli spostamenti tra regioni. Senza mobilità tra le regioni stimiamo perdite fino all’80%, se sarà consentita possiamo recuperare molto perché siamo un territorio appetibile, e vicino a regioni come la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia Romagna. E quando si ha paura, come ci ha insegnato la stagione degli attentati terroristici, si tende a restare vicino casa per le vacanze».

«Crollo drammatico, servono aiuti»

Di sicuro la ripresa a pieni giri della riconversione turistica della Liguria non sarà né facile né rapida. «I dati dell’Osservatorio danno l’esatta immagine di quanto sia drammatica la situazione - conferma l’assessore regionale al turismo, Gianni Berrino - È un crollo verticale del prodotto interno lordo ligure legato al turismo, con il rischio di perdere posti di lavoro e ricchezza collettiva. Purtroppo, a differenza di altri settori, parliamo di perdite non si possono ammortizzare nel tempo: se ho avuto l’albergo vuoto per due mesi, quelle notti non le recupero più. Il governo deve dare regole chiare sulle riaperture ma anche strumenti ad hoc per il settore: contributi a fondo perduto e garanzie per prestiti di lunghissima durata, perché la ripresa sarà lunga».

La consapevolezza che la risalita sarà dura e lenta è presente anche nelle associazioni di categoria, alle prese con una crisi senza precedenti. «I dati sono drammatici ma purtroppo realistici - spiega Laura Gazzolo, responsabile alberghi di Confindustria Genova - Al di là dei trasfertisti, per i quali sono rimaste aperte pochissime strutture in regione, oltre il 95 per cento di noi albergatori è fermo. Oltre al turismo estero, sono venuti a mancare congressi e concerti, e lo smart working abbassa ancora di più gli spostamenti».

Spostamenti, in 18mila sui treni

Se la mobilità è tema che si lega al turismo, nei primi giorni della Fase due è iniziato un lento ritorno alla normalità sugli spostamenti all’interno della regione. Ieri, ad esempio, sui treni regionali sono salite circa 18 mila, rende noto Trenitalia. Si tratta del 10% in più di viaggiatori rispetto alla settimana precedente ma il 15% dei passeggeri nel periodo pre-Covid. Da ieri, dopo l’aumento concordato con la Regione, i treni in circolazione sono stati 180, con un riempimento medio del 16% e una disponibilità di posti a sedere dimezzata per il rispetto delle norme sul distanziamento sociale. 
   

Coronavirus, iniziata la Fase 2 soft del Veneto. Ma il governatore Zaia avverte: "Mi arrivano foto che mi fanno inc... Aspetto ancora 24 ore, poi prenderò nuovi provvedimenti restrittivi" (VIDEO)

"La Regione Veneto è stata l’unica a mettere nell'ordinanza il limite dei 200 metri per la passeggiata fuori casa. Ma non posso vedere immagini dei parcheggi dei rifugi pieni di auto o sapere che il Soccorso alpino è dovuto intervenire per soccorrere persone in montagna. Aspetto ancora 24 ore e poi se vedo altre foto così prenderò dei provvedimenti restrittivi, ma non è giusto che per qualcuno debbano pagare tutti i veneti". È il monito lanciato dal presidente del Veneto, Luca Zaia, nel corso del punto stampa ala sede della Protezione Civile a Marghera - (VIDEO)


"Dico a quei veneti che trasgrediscono: o si rispettano le regole o restringo l'ordinanza, Attendo ancora 24 ore". Così il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha commentato alcune foto circolate sui social nelle quali si vedono in alcuni centri del Veneto molte persone in giro e parcheggi affollati. "Mi sembra chiaro che in spiaggia, in montagna non si va - ha precisato - Si rimane nel comune di residenza, si esce di casa in un raggio nel quale si vede la propria abitazione e non per un'escursione. La distanza deve essere molto prossima alla casa". Il governatore è tornato quindi a ribadire le norme su pic-nic e grigliate: "il pic-nic deve essere fatto nella propria abitazione, nel proprio giardino, non in quello condominiale, in solitaria col proprio nucleo familiare e non con amici da fuori. Non si va nei boschi a tagliare la legna". "C'è ancora qualcuno che non capisce o fa finta di non capire - osserva - va comunque usato il buon senso".


Cambia la strategia in Venetosalta il limite dei 200 metri da casa per attività fisica e passeggiate, ma è obbligatorio l'uso della mascherina e dei guanti e la distanza sociale consentita, ad esempio per le file ai supermercati, è stata portata da un metro a due. «Abbiamo tolto il limite dei 200 metri ma evitiamo di riempire i passeggi, "prossimità" vuol dire fare una passeggiata in sicurezza, da solo, a meno che non abbia un disabile o un minore». Inoltre, viene specificato nel testo approvato che chi ha più di 37.5 di temperatura è obbligato a rimanere a casa.

La nuova ordinanza entra in vigore alle 24 di lunedì 13 e sarà valida fino al 3 maggio Per il governatore siamo entrati in un periodo di lockdown soft: «Stiamo iniziando la Fase 2, dove i dispositivi di protezione hanno un ruolo fondamentale. La Fase 3 sarà quella della convivenza con il virus finché non si arriva all'immunità di gregge».

Ecco la nuova ordinanza del Veneto
«Questa mattina abbiamo tentato di creare un progetto equilibrato e rispettoso del primo obiettivo: la salute dei cittadini - ha specificato il governatore Zaia -. Sottolineo di nuovo che aprire o chiudere le aziende non compete alla Regione. L'emergenza non è finita, l'ordinanza mi impone di dire che non deve essere vissuta come la fine dell'emergenza: la prima cura al Coronavirus siamo noi, ricordiamocelo, i nostri comportamenti irresponsabili aumentano la diffusione del virus e qualcuno potrebbe morire per colpa nostra».

Dobbiamo ragionare pensando a un lockdown soft, che però deve mettere in sicurezza i cittadini.

I punti salienti della NUOVA ORDINANZA

  • Chiusura degli esercizi commerciali, la domenica e i giorni festivi
  • Confermata l'attività dei mercati a cielo aperto, non solo per l'alimentare, ma anche per le altre attività, come abbigliamento per i bambini. Confermate le misure di sicurezza (perimetrazione, varchi, accesso con amscherina e guanti, eccetera)
  • Spostamenti da casa: obbligatori mascherine e guanti, o gel o altra soluzione igienizzante
  • Le uscite di casa solo individuali, salvo accompagnamento per necessità di disabili o minori di 14 anni. Ma deve essere rispettato il distanziamento
  • Vietata l'uscita di chi ha più di 37.5
  • Nel 25 aprile e 1 maggio, i picnic e le grigliate all'aperto sono autorizzati esclusivamente nella proprietà privata e destinati solo ai residenti nella proprietà
  • Ammesso lo spostamento per l'assistenza al parto da parte di un genitore: andare ad assistere al parto del proprio partner è possibile adesso
  • Attività motoria: è individuale e deve svolgersi in prossimità della propria abitazione. Tolti i 200 metri restrittivi, ma rispettando i 2 metri da ogni altra persona
     

Via il limite dei 200 metri da casa

«E' un atto di fiducia verso i veneti» - il limite dei 200 metri per l'attività motoria (che comunque andrà fatta con le mascherine), che può essere svolta solo «in prossimità dell'abitazione» e sempre singolarmente. Sono alcune delle misure anti-contagio previste nella nuova ordinanza della Regione Veneto, illustrata oggi dal governatore Zaia. Chi presenta una temperatura sopra i 37,5 gradi non potrà uscire di casa.
 

  • I distributori automatici solo in uffici e attività ammesse
  • Gli esercizi commerciali di ferramenta, elettronici, chiusi domenica e festivi
  • Nei punti vendita, nelle aree interne ed esterne, devono essere rispettate da tutti le misure di distanziamento di almeno due metri e la presenza di mascherine e guanti (riguarda i supermercati)
  • Bar e ristoranti: somministrazione di alimenti e bevande consentita ma solo con consegna a domicilio
  • Tutte le attività produttive ammesse, incluse quelle bancarie e assicurative, devono essere espletate nel rispetto per i dipendenti del protocollo di sicurezza siglato con le parti sociali. Per questo saranno continuati e incentivati i controlli
  • Nell'attività bancaria, compresa Poste Italiane, e assicurazioni, previsto accesso di clienti e fornitori programmato previa appuntamento, resta d'obbligo di mascherine, guanti e gel igienizzante
  • Raccomandato nelle attività aperte il controllo della temperatura corporea dei presenti con obbligo di allontanamento di chi ha più di 37.5
  • Vendita al dettaglio vestiti per bambini e neonati, librerie e cartolerie, ammessa solo nei negozi dedicati e consentita due giorni alla settimana. Vale a dire che restano chiusi i negozi di questo tipo nei centri commerciali
  • Ammesso spostamento per conferimento rifiuti negli ecocentri o Cerd
  • Ammessa l'attività di manutenzione aree verde e naturali, pubbliche o private, comprese quelle in concessione, come le spiagge


   

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