updated 7:17 AM UTC, May 14, 2021

Scuola, il ministro Bianchi: "A settembre voglio tutti sui banchi". Il nodo dei precari e il problema della classi-pollaio

"Voglio riportare a settembre tutti gli studenti in aula e in sicurezza". L'annuncio è del ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, intervistato da Repubblica, con la sottolineatura che per la sicurezza sanitaria il dl sostegni ha già dato alle scuole 150 milioni. Nessuna sanatoria sui precari, ma il tema va affrontato: l'obiettivo un sistema a regime con concorsi annuali. Ma si dovrà tener conto delle diverse situazioni: "Porremo attenzione alle persone e alle esigenze degli studenti". E basta con le classi-pollaio: una riduzione già dal prossimo anno scolastico. Che il ministro auspica possa partire tra il 10 e il 15 settembre.

 

Scuola, la previsione del ministro Bianchi: "Tra 10 anni 1,4 milioni di studenti in meno" (VIDEO)

Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, in audizione in commissioni Cultura congiunte: "Abbiamo bisogno di prof per avere classi più piccole e aumentare il tempo a scuola". Il grosso problema della dispersione - (VIDEO)


Dati e supercalcolo nella transizione economica. Intervista a Patrizio  Bianchi - Pandora Rivista

Le Commissioni riunite Cultura di Camera e Senato, presso la Sala del Mappamondo, svolgono l'audizione del ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, sulle linee programmatiche del suo dicastero

"Il ministero così come è oggi, non è più in grado di organizzare la specificità e la complessità dei compiti. Stiamo ampliando l'età dell'educazione dai 0 anni fino alla formazione continua: serve un dipartimento che si occupi di formazione tecnica superiore, dobbiamo mettere mano all'organizzazione del ministero e degli organi decentrati", ha detto il ministro dell'Istruzione.

Il ministro ha parlato della necessità di una riforma del ministero dell'Istruzione e della governance complessiva. "Poi vanno rafforzate le strutture del sistema scolastico: il Piano di ripresa e resilienza ci aiuta moltissimo basta pensare agli investimenti per la fascia dei più piccoli", ha aggiunto.

"Il Mef ci ha riconosciuto gli organici del passato e ha dato qualcosa in più. Nei prossimi 10 anni avremo 1 milione e 400 mila ragazzi in meno, avremmo quindi dovuto avere tanti insegnanti in meno. Abbiamo bisogno di prof per avere classi più piccole e aumentare il tempo scuola. Dobbiamo uscire dalla meccanica lineare tot docenti-tot studenti. Abbiamo bisogno anche di più dirigenti. I dirigenti hanno una funzione fondamentale, non abbiamo dato il giusto peso alla gravosità degli impegni che hanno avuto, va e andrà riconosciuto di più nel confronto contrattuale".

"La pandemia come choc esterno ha esasperato le diversità e messo a nudo delle situazioni non più sostenibili come il diritto allo studio: abbiamo un indice insostenibile di dispersione scolastica. C'è una dispersione esplicita, di chi non riesce a raggiungere titolo di studio, e chi lo consegue ma non ha le competenze adeguate. Dobbiamo iniziare fin dall'estate a fare un ponte verso l'anno prossimo usando fondi già in carico al ministero, 150 milioni. Altri 320 milioni li metteremo a disposizione per una struttura di supporto che dall'estate si proietti all'anno prossimo: inizieremo ad avere una scuola più aperta e interattiva col territorio, come parte di una nuova fase di scuola. Altri 40 milioni li dedichiamo alla povertà educativa" con progetti che "si rivolgono alle aree periferiche e marginali: è una azione che va vista nella logica di un riequilibrio". 

"Abbiamo il tema del transitorio: come recuperare coloro che hanno accumulato esperienza e che hanno bisogno di stabilità - ha detto il ministro dell'Istruzione -, su quasi 500 mila posti comuni, abbiamo oltre 200 mila docenti a tempo determinato con situazioni diverse: la cosa sbagliata e trattarli tutti allo stesso modo, sono persone con esperienze, titoli e esperienze diverse. Stiamo ragionando col Mef per capire come riconoscere titoli e merito diversi e permettere di far confluire queste persone all'interno di una visione stabile per far partire la macchina di una assunzione regolare e continua". 

"Bisogna programmare - ha detto Bianchi - le uscite degli insegnanti: con l'Inps siamo riusciti ad avere per tempo le previsioni di uscita di quest'anno e dei prossimi 10 anni e ci vuole anno per anno la possibilità di reclutamento che tenga conto delle uscite per garantire continuità e stabilità nei processi di reclutamento. Inoltre la professione del docente va riconosciuta anche in termini salariali, servono carriere più articolate per i docenti e tutto il personale delle scuole". 

 

(Fonte: Ansa)

Inizia l'ultimo mese di scuola: in classe il 90% degli studenti

Lo sprint finale dell'anno più difficile per l'istruzione. Si ritrovano oggi sui banchi 7.7 milioni di alunni di ogni grado. Negli istituti superiori le presenze sono condizionate dalla capienza delle aule e dalla disponibilità di spazi esterni. Il caso Valle d'Aosta e i numeri di quanto resta della Didattica a distanza


Inizia oggi, lunedì 3 maggio, l'ultimo mese di scuola. Con la maggior parte dell'Italia in zona gialla, la sola Valle d’Aosta in zona rossa e con gli istituti superiori che hanno la responsabilità di organizzare in autonomia le attività in presenza dal 70% al 100% dei loro studenti, il numero di alunni in presenza per tutti gli ordini sarà compreso in una 'forbice' tra 7,7 e 8,5 milioni si legge su tuttoscuola.com. In particolare gli studenti in presenza potrebbero oscillare complessivamente tra i 7.667.374 e 8.505.440, cioè tra il 90% e quasi il 100% dell’intera popolazione scolastica.

Una variabilità che dipenderà dalla capienza delle aule e dall’eventuale utilizzo anche di spazi esterni favorito dalla stagione primaverile di questo scorcio conclusivo dell’anno scolastico. Infatti un ruolo importante per massimizzare la scuola in presenza lo avrà la capacità da parte delle scuole di fare “Outdoor Education”, o educazione all’aperto: ossia di organizzare attività educative, anche non strettamente curriculari, all’aperto, eventualmente in collaborazione con associazioni ed enti locali.

Il decreto legge n. 52 del 22 aprile scorso ha previsto che a cominciare dal 26 aprile e fino al termine dell’anno scolastico le lezioni in presenza potrebbero riguardare la totalità degli alunni. Il decreto, tuttavia, ha posto alcune limitazioni per gli studenti degli istituti della secondaria di II grado, in ragione dell’eventuale collocazione in zona rossa (in presenza dal minimo del 50% al massimo del 75%) e delle scelte organizzative delle singole istituzioni scolastiche del settore (dal minimo del 70% al massimo del 100%), mentre non ha posto limitazioni per gli alunni del primo ciclo (primaria e secondaria di I grado) e per i bambini delle scuole dell’infanzia e dei servizi educativi per la prima infanzia: tutti gli alunni fino alla terza media potranno andare a scuola.

Con la zona rossa della Valle d’Aosta e le zone gialle o arancioni nelle altre regioni si avranno:

– 2.651 (50%) in presenza nella zona rossa e 2.650 in DAD

– 1.952.395 (70%) nelle altre regioni italiane e 836.741 in DAD

Complessivamente il numero minimo di studenti in presenza sarà di 1.955.046 e quello in DAD di 839.391.

Per l’ipotesi di massima (il 100% di studenti in presenza in tutte le regioni con la sola eccezione della Valle d’Aosta al 75%) si avrebbero complessivamente:

2.793.112 studenti in presenza e 1.325 in DAD.

Tra ipotesi di minima e ipotesi di massima la differenza di studenti in presenza (o in DAD) sarebbe di 838mila.

 

(Fonte: Adnkronos)

Scuola, l'allarme terza ondata riporta la Dad: col nuovo Dpcm da lunedì lezioni da casa possibili per sei milioni di studenti

Le elaborazioni di Tuttoscuola sugli effetti delle nuove misure. Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, ribadisce: "La scuola non chiude, non ha mai chiuso. Gli insegnanti sono sempre stati presenti"


Da lunedì 8 marzo oltre 6 milioni di studenti potrebbero seguire le lezioni da casa, se i governatori regionali disporranno la sospensione delle attività in presenza dove vi siano più di 250 contagi settimanali ogni 100mila abitanti. E' la conseguenza di quanto disposto dal nuovo Dpcm in vigore dal prossimo 6 marzo.

 La proiezione del numero di alunni costretti alla didattica a distanza, la fa la rivista specializzata Tuttoscuola e potrebbe portare quindi a un raddoppio rispetto agli oltre 3 milioni di alunni che dallo scorso 1° marzo risultano in DaD. 

Bianchi ribadisce, la scuola non chiude - "La scuola non chiude, non ha mai chiuso. Gli insegnanti sono sempre stati presenti". Lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, a Rainews24. "La parola Dad non mi piace, non è didattica a distanza ma di avvicinamento e la facciamo solo in situazioni estreme. Ora dobbiamo passare la piena" dell'emergenza.

Gelmini: scuole aperte dove possibile, bene lo sforzo Azzolina - "Abbiamo provato a tenere aperte le scuole ovunque sia possibile, non esiste divisione tra chi le vorrebbe aperte e chi chiuse. Sono un servizio essenziale, se viene tolto è una perdita per ragazzi e per le famiglie. Non ho condiviso molte cose della ministra Azzolina, ma ho apprezzato il suo sforzo per tenerle aperte più possibile". Così la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini in Commissione parlamentare.

 

(Fonte: Ansa)

Covid, italiani in rete il 26% in più nel 2020. Boom dei siti dedicati a salute, e-Government ed education

I risultati di un'indagine di Comscore: le app con i più alti tassi di crescita sono quelle per il lavoro (Teams e Zoom) e la didattica a distanza (Google Classroom) ma anche quelle legate a servizi di pubblica utilità come l'app IO che a Dicembre 2020 ha raggiunto i 9,3 milioni di utilizzatori o Poste ID che arriva a 7 milioni


Risultato immagini per internet

L'emergenza sanitaria e i cambiamenti di vita hanno fatto aumentare l'utilizzo della rete da parte degli italiani. Secondo una indagine di Comscore, a dicembre 2020 i nostri connazionali hanno infatti trascorso in rete il 26% di tempo in più rispetto all'anno precedente.

E' esplosa l'audience dei siti di salute (+31%), e-Government (+60%) ed education (+69%).

Il 26% del tempo in più trascorso online si traduce in 2 ore e 46 minuti medi al giorno per utente, l'aumento maggiore si registra nele fasce di popolazione più giovani (18-24 anni) che passano mediamente sulla rete 3 ore e 34 minuti al giorno. Il traffico in app rappresenta ormai il 73% del tempo totale speso (+6 punti percentuali rispetto a dicembre 2019); sulle piattaforme di Google e Facebook si trascorre ormai oltre la metà (50,4%) del tempo complessivamente passato sulla rete.

La penetrazione dell'utilizzo di Internet nel nostro paese raggiunge il 73%: 3 punti percentuali in più rispetto al 2019, ma è ancora forte il divario con i Paesi digitalmente più evoluti come Stati Uniti (90%) e Gran Bretagna (86%), ma anche con la Spagna (84%).

Le app con i più alti tassi di crescita sono quelle per il lavoro (Teams e Zoom) e la didattica a distanza (Google Classroom) ma anche quelle legate a servizi di pubblica utilità come l'app IO che a Dicembre 2020 ha raggiunto i 9,3 milioni di utilizzatori o Poste ID che arriva a 7 milioni.

 

(Fonte: Ansa)
   

Scuola, addio ai voti numerici in pagella. Arrivano (da subito) i "giudizi descrittivi", quattro i livelli

Sulle pagelle soltanto "Avanzato", "Intermedio", "Base" e "In via di prima acquisizione". Il ministero: "Più chiaro il percorso di apprendimento". Le critiche del sindacato: "No a interventi ad anno scolastico iniziato"


CNOS/Scuola

In arrivo i giudizi descrittivi al posto dei voti numerici nella valutazione intermedia e finale della scuola primaria. È quanto prevede l’Ordinanza illustrata ieri alle Organizzazioni sindacali, che attua quanto previsto dal decreto Scuola. La recente normativa, spiega il Ministero in una nota, ha infatti individuato un impianto valutativo che supera il voto numerico e introduce il giudizio descrittivo per ciascuna delle discipline previste dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, Educazione civica compresa. Un cambiamento che ha lo scopo di far sì che la valutazione degli alunni sia sempre più trasparente e coerente con il percorso di apprendimento di ciascuno. L’Ordinanza con le indicazioni operative per le scuole e le Linee Guida allegate saranno ora inviate al Consiglio superiore per la Pubblica Istruzione (CSPI) per il necessario parere.

Secondo quanto illustrato ieri durante l’informativa sindacale, il giudizio descrittivo di ogni studente sarà riportato nel documento di valutazione e sarà riferito a quattro differenti livelli di apprendimento:

Avanzato: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note e non note, mobilitando una varietà di risorse sia fornite dal docente, sia reperite altrove, in modo autonomo e con continuità.

Intermedio: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note, utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo.

Base: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e utilizzando le risorse fornite dal docente, sia in modo autonomo ma discontinuo, sia in modo non autonomo, ma con continuità.

In via di prima acquisizione: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente.

I livelli di apprendimento saranno riferiti agli esiti raggiunti da ogni alunno in relazione agli obiettivi di ciascuna disciplina. Nell’elaborare il giudizio descrittivo si terrà conto del percorso fatto e della sua evoluzione. La valutazione degli alunni con disabilità certificata sarà correlata agli obiettivi individuati nel Piano educativo individualizzato (PEI), mentre la valutazione degli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento terrà conto del Piano didattico personalizzato (PDP). La documentazione completa e definitiva sarà pubblicata sul sito del Ministero dopo il parere del CSPI.

Scuola, presidi esasperati: "Non può funzionare con un Dpcm al giorno. si naviga a vista e non si capisce l'obiettivo""

Parla Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi: "I dati del Ministero dicono che situazioni di contagio a scuola non se ne rilevano. Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e Asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi"


Scuola, Regione Lombardia conferma il calendario scolastico 2020-2021 -  Cronaca Monza

Si ha l’impressione di navigare completamente a vista e di cambiare di giorno in giorno decisioni e direttive, non si capisce poi per quale obiettivo. Se sospendiamo la didattica in presenza c’è un prezzo sociale che si paga, ha senso pagarlo se c’è un’utilità dal punto di vista del contrasto del contagio. E’ chiaro che ci sono casi di positività anche nelle scuole, il punto è capire dove avviene il contagio, che viene quasi sempre fuori dalle scuole". Lo ha affermato Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi alla trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

"Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi. La scuola non può funzionare con un dpcm al giorno che cambia le regole, è chiaro che un po’ di stabilità servirebbe, - ha continuato Giannelli - una decina di giorni di didattica a distanza non consente pianificare azioni di lungo termine. Non si può accettare l’idea che si vada alla cieca. E’ capitato che alcune famiglie, in cui è stata riscontrata una positività, mandassero comunque il bambino a scuola, perché non sapevano come gestirlo a casa. Questo è un comportamento assolutamente incosciente perché può diffondere il virus”.

Riguardo alle nuove misure restrittive che riguardano anche le scuole Giannelli ha sottolineato che “sostanzialmente si ha l’impressione di navigare completamente a vista e di cambiare di giorno in giorno decisioni e direttive, non si capisce poi per quale obiettivo. Se l’obiettivo è la riduzione dei contagi siamo tutti d’accordo, ma deve essere chiaro che se sospendiamo la didattica in presenza c’è un prezzo sociale che si paga, questo prezzo molto elevato ha senso pagarlo se c’è un’utilità dal punto di vista del contrasto del contagio, se così non è però dobbiamo capire qual è la ratio di questi provvedimenti. E’ chiaro che ci sono casi di positività anche nelle scuole, il punto è capire dove avviene il contagio, che viene quasi sempre fuori dalle scuole".

"I dati del Ministero dicono che situazioni di contagio a scuola non se ne rilevano. Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi. - ha proseguito Giannelli - La scuola non può funzionare con un dpcm al giorno che cambia le regole, è chiaro che un po’ di stabilità servirebbe, una decina di giorni di didattica a distanza non consente pianificare azioni di lungo termine perché ci vuole una settimana solo per pianificare tutto. Non si può accettare l’idea che si vada alla cieca”.

“E’ capitato che alcune famiglie, in cui è stata riscontrata una positività, mandassero comunque il bambino a scuola, perché non sapevano come gestirlo a casa. Questo è un comportamento assolutamente incosciente perché può diffondere il virus. Serve senso di responsabilità da parte di tutti. Se ognuno cerca di andare avanti a spese del proprio simile calpestandolo ci indeboliamo tutti”, ha concluso Giannelli.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

Attacco hacker contro i social della ministra Azzolina, Anonymous rivendica

È stato rivendicato dagli hacker di Anonymous l’attacco informatico avvenuto la scorsa settimana nei confronti delle strutture informatiche del Ministero dell’Istruzione e di tutti i profili social della ministra Lucia Azzolina. Sugli attacchi, avvenuti in concomitanza con la riapertura delle scuole, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per il reato di accesso abusivo a sistema informatico, affidato al pm Eugenio Albamonte che coordina le indagini condotte dalla Polizia Postale.

 

 

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