updated 11:08 AM UTC, Jan 22, 2021

Vaccino anti-Covid, Sileri: "Se lo fa solo il 30%, serve l'obbligo". E sul Natale: "Mantenere rigore, altrimenti ci sarà un nuovo picco"

Il viceministro della Salute in tv: "Non possiamo permetterci che il virus continui a circolare. Se oggi c'è qualche no-vax secondo il quale il vaccino non serve dopo 60-70mila morti, e a mio avviso saranno ancora di più fino a quando si arriverà a una protezione di gregge mi dispiace per lui"


Vaccino Covid, Sileri: Se solo 30% lo farà, serve obbligo

“Io credo che la popolazione richiederà il vaccino e non ci saranno problemi. Ma se dopo un anno si sarà vaccinato solo il 30% della popolazione, allora qualche forma di obbligatorietà sarà necessaria, per fermare il virus”. E' quanto ha affermato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto ad 'Agorà' su Rai 3, che "sul vaccino aspetto i risultati dell’Ema". "Sicuramente non avremo la possibilità di vaccinare 30 milioni di italiani in un mese: che vuol dire che dobbiamo continuare a convivere con il virus”, ha aggiunto.

L'obbligo in caso di mancata vaccinazione volontaria, secondo Sileri, sarà necessario perché "non possiamo permetterci che il virus continui a circolare. Se oggi c'è qualche no-vax secondo il quale il vaccino non serve dopo 60-70mila morti, e a mio avviso saranno ancora di più fino a quando si arriverà a una protezione di gregge - riflette il viceministro e medico - mi dispiace per lui". La diffidenza verso il vaccino da parte degli italiani indicata dai sondaggi, spiega, è anche legata al fatto che "se ne parla male. Se se ne parla con i dubbi, se non vengono usate le parole giuste come quando si dice che è stato fatto 'in fretta', questo può far pensare che sia stato fatto male. Bisogna spiegare invece perché è stato fatto in maniera veloce". In questo modo, la percentuale dei diffidenti "si ridurrà". Per Sileri, inoltre, "non posiamo permetterci il rischio di ritardi. Il virus potrebbe certo scomparire, ma potrebbe anche mutare rendendo inefficace il vaccino stesso", conclude sottolineando che, per quanto riguarda la sicurezza e il controllo degli effetti dei vaccini anche dopo la vaccinazione, "la vigilanza che l'Aifa attua dà garanzie serie come per tutti i farmaci disponibili .

Sileri spiega che anche ha avuto il Covid, "mi vaccinerò quando sarà il mio turno. Immagino" però "che avendo già avuto l'infezione sarò fra gli ultimi, e spero che la mia dose iniziale vada a un nonno di 85 anni che così potrà andare avanti nella sua vita e spegnersi naturalmente senza Covid". Se lo augura il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, che ad 'Agorà' su Rai 3 spiega perché anche chi è già stato contagiato da Sars-CoV-2 dovrà sottoporsi alla vaccinazione: "Sicuramente più avanti nel tempo, ma andrà fatta. Sarà come una sorta di richiamo", precisa.

In merito all'immunità guadagnata da chi si è ammalato di Covid-19 ed è guarito, "è difficile" avere certezze "perché il virus è nuovo, però sicuramente chi lo ha avuto ha una sorta di immunità che potrà essere più o meno forte, più o meno duratura. Ma sicuramente un ricordo" dell'incontro con il coronavirus "nelle mie cellule immunitarie ci sarà. Quanto poi durerà, francamente non lo sa nessuno ed è per questo - ripete il viceministro e medico - che il vaccino andrà fatto anche a coloro che hanno avuto il Covid".

Quanto al Natale, bisogna mantenere una linea di rigore. "E' presto per dare anticipazioni" sulle eventuali nuove misure anti-Covid allo studio per Natale, "che verrebbero cavalcate e creerebbero sicuramente ulteriore scompiglio nella popolazione". Ma "rimango della mia idea: l'impostazione che abbiamo oggi, in cui avremo spero tutte le regioni gialle per Natale, ma con le chiusure che sono state definite, con il blocco anche" degli spostamenti "fra i Comuni, rimane". Perché già così "il Natale di per sé, anche" festeggiato dentro i confini di uno "stesso Comune, porterà le famiglie a stare insieme e quindi è inevitabile che vi sarà una risalita dei contagi".

"Se sarà una risalita piccola sarà gestibile", però se non lo sarà "ci troveremo con un nuovo picco - è convinto Sileri - che impedirà da gennaio di fare ciò che dobbiamo fare: riaprire le scuole, riaprire i ristoranti, consentire alle persone di andare a sciare, riprenderci la nostra vita". "Fare tutto questo nel periodo natalizio è un rischio", ammonisce, mentre "farlo in maniera diluita a partire dal 7, 8, 10 gennaio è possibile, a patto che i casi non siano 30-40mila come abbiamo osservato un mese fa", osserva Sileri che ricorda quanto accaduto negli Usa dopo la Festa del Ringraziamento. "Non vedo perché dobbiamo andare incontro a una terza ondata", chiosa il viceministro e medico.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Il Covid-19 sfugge al controllo della Merkel

Il cancelliere tedesco termina il semestre di presidenza europea con un grosso problema, il virus si sta scatenato sulla Germania, Berlino e la Baviera prevedono un Natale blindato


Invece di allentare le restrizioni rendendo il Natale più facile per tutta la famiglia, la Germania si prepara a chiudere i negozi e a ridurre al minimo le attività pubbliche. Angela Merkel, la cancelliera che non perde mai le staffe, lo ha accennato mercoledì, davanti al Parlamento (Bundestag), avvertendo che se i contatti non vengono ridotti subito "potrebbe essere il nostro ultimo Natale con il nonno, cinquecentonovanta morti in un giorno è un numero inaccettabile", ha detto, improvvisamente con la voce rotta dal pianto. 598 morti e 28.975 nuovi contagi verificati in sole 24 ore. Il numero di infezioni confermate dal primo caso di Covid-19 in Germania a gennaio sale quindi a 1.272. La Germania, il paese che sembrava aver controllato la pandemia meglio di altri partner, è alle porte del Natale con una curva inflessibile. Come il resto dell'UE, prevede l'accesso al vaccino all'inizio del 2021. Un vaccino sviluppato presso un'azienda farmaceutica tedesca, BioNtech, da una coppia di figli di scienziati immigrati turchi - Ugur Sahin e Özlem Türeci, partner dell'azienda americana Pfizer il cui vaccino è già arrivato nel Regno Unito. La Merkel ha avvertito che i primi tre mesi di vaccinazione, che inizieranno per le persone over 80 e altri gruppi vulnerabili, non porteranno risultati significativi nell'evoluzione della pandemia. Dovremo aspettare diversi mesi prima di poter parlare di un ritorno alla normalità. Il futuro immediato degli 82 milioni di tedeschi sarà tutt'altro che normale. 

Lo stesso cancelliere aveva annunciato una settimana e mezzo fa, dopo aver incontrato i leader regionali per portare l'estensione delle attuali restrizioni fino al 10 gennaio. In altre parole, ristoranti e bar continueranno ad essere chiusi, così come tutta la vita notturna e la vita culturale, siano essi concerti, musei o cinema, ma anche palestre e altri impianti sportivi. Questa è la situazione che si verifica dal 2 novembre. Ma in quest'ultimo incontro in Cancelleria si parlava ancora di estendere gli incontri privati a un massimo dieci persone nei giorni di festività natalizie, oggi in Germania è possibile ritrovarsi in 5 persone max. 

Le città-stato di Berlino, come la Baviera e il Baden Württemberg, i due stati meridionali identificati come le locomotive economiche dello stato, hanno ora annunciato che non solo non allevieranno le restrizioni, ma le inaspriranno. I negozi non indispensabili chiuderanno il 20 dicembre, i limiti per i ricongiungimenti familiari non saranno allentati e, in alcuni casi, ci sarà il coprifuoco notturno e il divieto di consumare o vendere alcolici.

Né Natale con tutta la famiglia né Capodanno. Per ora, ogni terra sta prendendo le proprie misure. Le restrizioni per l'intero Paese potrebbero essere definite questa domenica. La Merkel  ora esige disciplina dai suoi concittadini, consapevole di non poter imporre la sua linea, ma ha bisogno di accordarsi con le potenze regionali.

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Il vaccino Oxford aumenta la sua efficacia media di quattro decimi passando 70,4%

L'efficacia sale al 90% se viene fornita prima una dose bassa e poi una seconda dose standard


I ricercatori dell'Università di Oxford e di AstraZeneca hanno presentato i primi risultati rivisti della fase 3 degli studi clinici sull'uomo del vaccino covid-19 e hanno concluso che con due dosi ha un'efficacia media del 70,4%. Pertanto, l'efficienza aumenta di quattro decimi poiché i risultati preliminari pubblicati il 23 novembre indicavano il 70%. Non sono stati osservati ricoveri o malattie gravi nei gruppi vaccinati a partire da tre settimane dopo la prima dose. I risultati si basano su uno studio condotto su 11.636 volontari dal Regno Unito e dal Brasile. Il nuovo studio pubblicato su "The Lancet" è la prima pubblicazione di fase 3 doppiamente rivista di un vaccino contro il coronavirus. 

I risultati della terza fase di sperimentazione si basano sulla combinazione dei dati di tre gruppi di persone vaccinate: due gruppi hanno ricevuto un vaccino standard nella prima dose seguito da un vaccino di richiamo a dose standard nella seconda dose e un gruppo che ha ricevuto una prima dose a basso dosaggio seguito da una seconda dose standard.

L'analisi congiunta mostra che l'efficacia complessiva del vaccino almeno 14 giorni dopo la seconda dose era del 70,4%. I sottogruppi che hanno ricevuto due dosi standard hanno mostrato un'efficacia del 62,1%, mentre il sottogruppo che ha ricevuto una dose bassa e una seconda dose standard ha dimostrato un'efficacia del 90%.
 
Il direttore del gruppo vaccino Oxford e ricercatore capo della sperimentazione sul vaccino, Andrew Pollard, ha affermato che il nuovo vaccino ha una buona storia di sicurezza ed efficacia contro il coronavirus. "Siamo molto grati ai nostri volontari per aver lavorato con noi negli ultimi 8 mesi per raggiungere questo obiettivo", ha aggiunto.
 Inoltre, gli autori della ricerca evidenziano un "ampio database sulla sicurezza dei volontari" nel Regno Unito, Brasile e Sud Africa. Dei 23.848 volontari della sperimentazione, solo 3 dei 175 che hanno avuto gravi ripercussioni, erano probabilmente correlati al vaccino.

Degli 11.636 volontari nel Regno Unito e in Brasile, la maggioranza ha un'età compresa tra i 18 ei 55 anni e solo il 12% aveva un'età superiore ai 56 anni, proprio per questa bassa percentuale non è possibile avere dei risultati validi per questo tipo di persone. E i ricercatori aggiungono che sarà determinato nelle analisi future.

La professoressa di Oxford Sarah Gilbert ha affermato che i vettori adenovirali sono noti da anni e soddisfano a pieno i requisiti per l'uso contro focolai o malattie pandemiche. “Sono sicuri, altamente immunologici, possono essere prodotti in grandi quantità a basso costo e non richiedono la conservazione in congelamento. Ci auguriamo che questo vaccino venga utilizzato presto e si inizino a salvare vite umane ", ha aggiunto.

I ricercatori stanno anche studiando il potenziale del vaccino per prevenire anche le malattie asintomatiche. I primi risultati che sono in una fase molto preliminare e indicano che il vaccino a basso dosaggio seguito da una dose standard possono fornire protezione contro un'infezione asintomatica. Ma i ricercatori sottolineano che esiste ancora un livello di incertezza troppo alto per essere in grado di garantire che il vaccino protegga dall'infezione asintomatica da covid-19.

Il direttore esecutivo Pascal Soriot ha spiegato che i dati hanno iniziato a essere inviati alle autorità di regolamentazione di tutto il mondo per l'approvazione del vaccino. Garantisce inoltre che le catene di approvvigionamento globali sono attive e funzionanti quindi pronte per iniziare a fornire centinaia di milioni di dosi a livello globale su larga scala, senza scopo di lucro.

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Vaccino anti-Covid, Ema: "Il 29 dicembre prima autorizzazione su Pfizer e e il 12 gennaio su Moderna. Dati sulla sicurezza molto buoni, ma non è una bacchetta magica"

L'annuncio del capo dell'Agenzia europea per i medicinali, Emer Cooke che dice: "In Europa il processo di autorizzazione è indipendente, non ci sentiamo sotto pressione politica. La pressione semmai è scientifica perché vogliamo essere certi di fare il meglio per i cittadini"


Agencies: Race to relocate agencies approaches finish line #EMA #EBA - EU  Reporter

“La visione preliminare dei dati che abbiamo ricevuto il primo dicembre è positiva per quanto riguarda efficacia e sicurezza”. Questo l’annuncio riguardo i vaccini Pfizer e Moderna contro il Covid del capo dell’Ema Emer Cooke. “Dobbiamo ancora controllare – spiega in un’intervista su Repubblica - la qualità della catena di produzione e la capacità delle aziende di preparare il rimedio su larga scala. Su questi aspetti i nostri esperti hanno domandato informazioni addizionali, così come abbiamo chiesto ulteriori dettagli sulla sicurezza”.

"Probabilmente ci esprimeremo il 29 dicembre per Pfizer e il 12 gennaio per Moderna”, afferma la farmacologa. Noi abbiamo optato per l'autorizzazione condizionata perché si tratta di un processo che coinvolge i nostri esperti, il comitato farmacologico e quello di valutazione del rischio in modo da dare serie assicurazioni su sicurezza ed efficacia a beneficio di tutta la popolazione europea”.

Sui vaccini Pfizer e Moderna, aggiunge, lavora “un numero di persone impressionante, ci sono i nostri esperti e il network con quelli di tutti gli stati membri. In Europa il processo di autorizzazione è indipendente, non ci sentiamo sotto pressione politica. La pressione semmai è scientifica perché vogliamo essere certi di fare il meglio per i cittadini. Ogni approvazione Ema chiede ai produttori un piano di investigazione pediatrica e anche in questo caso uno studio specifico sarà richiesto all'approvazione. Con l'autorizzazione predisporremo misure stringenti di monitoraggio su tutta la popolazione, inclusi gli anziani. I produttori possono ricevere farci su qualsiasi evento negativo e ogni mese ricevere il rapporto i dati sull'andamento delle vaccinazioni. Così potremo capire se eventuali casi sono legati alla vaccinazione, particolari fasce della popolazione o problemi individuali preesistenti”.

I dati su sicurezza ed efficacia sono risultati molto buoni – prosegue Cooke -. Certo, restano diverse questioni che potremo capire con il monitoraggio le cui stringenti condizioni saranno imposte alle aziende proprio dalla nostra autorizzazione. Strada facendo emetteremo le raccomandazioni necessarie. Il punto centrale dell'autorizzazione non è la velocità, ma il numero di persone coinvolte nella sperimentazione e il parliamo di oltre 30mila persone per ciascun vaccino: sono dati estremamente significativi”.

"Noi presenteremo i dati in modo trasparente e accessibile cosicché la popolazione possa essere certa che non nascondiamo nulla e possa capire che non abbiamo in mente altro se non la sicurezza collettiva”, aggiunge il capo dell’Ema, precisando che il fatto che il vaccino usi una nuova tecnologia che lavora sull'Mrna “non deve spaventare, anche se è nuova possiamo essere fiduciosi visto che c'è un significativo corpo di dati sulla sperimentazione”.

“Il vaccino non è una bacchetta magica - spiega Cooke -, la popolazione dovrà continuare a seguire tutte le restrizioni come mascherina, igiene e distanziamento perché all'inizio non ci saranno dosi per tutti e anche dopo, ancora per un certo periodo, fino a quando l'impatto del vaccino non sarà del tutto chiaro. Spetta ai governi decidere quando torneremo a una vita normale, io posso dire che molto dipenderà dall'efficienza con quale le autorità nazionali distribuiranno il vaccino e dalla sua efficacia".

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Una donna di 90 anni, la prima persona a ricevere il vaccino contro il Covid-19 di Pfizer (VIDEO)

Il ministro della Sanità britannico spera che il vaccino di Oxford riceva l'autorizzazione nelle prossime settimane (VIDEO)


Una donna di 90 anni martedì è diventata la prima persona nel mondo occidentale a far partire ufficialmente la campagna vaccinale anti Covid in Gran Bretagna, con il vaccino prodotto da Pfizer e BioNTech. Margaret Keenan, che è stata vaccinata al Coventry University Hospital, ha assicurato alle telecamere della BBC di essere "privilegiata" per essere stata la prima vaccinata in Occidente al di fuori dei programmi di sperimentazione clinica. Un evento consapevolmente preparato dal governo di Boris Johnson per convincere i britannici più scettici della necessità di immunizzarsi. Keenan, che indossava una maglietta con la scritta "Buon Natale", ha detto: "Se posso indossarla a 90 anni, chiunque può." I tabloid conservatori nel Regno Unito hanno contribuito all'entusiasmo aggiungendo il "V-Day", che celebrava la Regina Vittoria V (V =vaccino, ma anche uguale a "Vittoria V"). Il secondo paziente a ricevere il vaccino è stato, ironia della sorte, William Shakespeare, un uomo di 81 anni del Warwichshire. Le persone di età superiore agli 80 anni e coloro che fanno parte del personale sanitario saranno i primi a ricevere le dosi nell'ambito della campagna di vaccinazione britannica. Problemi logistici, come evitare furti e mantenere i frigoriferi a -70 gradi Celsius, hanno impedito l'avvio del trattamento nelle residenze per anziani. Nei primi giorni ci saranno 50 ospedali in tutto il paese (sette dei quali a Londra) che inizieranno a effettuare le iniezioni.

Il Regno Unito mercoledì scorso è diventato il primo paese al mondo a dare la sua autorizzazione all'uso del vaccino Pfizer e BioNTech, dopo che i suoi creatori hanno assicurato che l'iniezione è efficace al 95% contro il covid-19. Il governo Johnson ha ordinato 40 milioni di dosi, raggiungendo così 20 milioni di cittadini.

Martedì il ministro della Salute britannico Matt Hancock si è mostrato "entusiasta" dell'inizio della vaccinazione. Tuttavia, ha spiegato che c'è ancora "molto lavoro da fare". Hancock stima che entro la primavera tutti i gruppi vulnerabili riceveranno il vaccino e spera che la prossima settimana il Paese possa ricevere una nuova commessa di dosi.

Il responsabile sanitario stima che la vaccinazione nelle residenze possa iniziare prima di Natale e che nelle "prossime settimane" venga autorizzato anche l'uso del secondo vaccino quello di Oxford.

Johnson ha anche ringraziato gli scienziati che hanno lavorato allo sviluppo del vaccino su un messaggio attraverso il suo account Twitter, nonché i volontari che hanno partecipato a sperimentazioni e operatori sanitari.

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ZONA MILANO - Da Quarto Oggiaro denuncia di assembramenti al centro islamico. Polemica Lega-Sinistra sulla moschea abusiva di via Lopez

Su ilComizio.it la vita dei quartieri, i fatti, i problemi, le segnalazioni e le denunce riguardanti le diverse zone di Milano.

"I ristoranti sono chiusi ma la moschea è aperta". La segnalazione arriva da una residente di Quarto Oggiaro che ha fotografato una folla di persone sul marciapiede di via Lopez all’ingresso del centro culturale islamico nato oltre 5 anni fa nei locali di una ex panetteria. Al venerdì "la piazzetta si riempie". "E chi controlla - continua la cittadina - che dentro la moschea le distanze e tutte le norme anti Covid vengano rispettate? L’impressione, da fuori, è che siano tutti ammassati". Situazione denunciata anche dall'eurodeputata leghista Silvia Sardone e dal consigliere del Municipio 8 Stefano Pavesi: "La sinistra fa finta di nulla mentre vengono continuamente calpestate le nostre leggi". Fabio Galesi, assessore alla Sicurezza dello stesso Municipio però replica: "Non lo definirei un luogo pericoloso. Sulla presunta illegalità, ricordo che a Milano purtroppo ancora mancano luoghi di culto ufficiali per poter praticare la fede islamica" 


«Dopo la preghiera si prega di non sostare davanti alla moschea». E «la moschea ha una capienza di 50 persone». Raccomandazioni anti assembramento ai tempi del Covid. Ma a sorprendere l'eurodeputata leghista Silvia Sardone che un paio di giorni fa si è recata in via Lopez, dove da anni i residenti protestano per la preghiera islamica abusiva, è che gli organizzatori autoproclamino ormai il centro come una moschea, anche se non hanno mai ottenuto il permesso dal Comune. «Sono stata a Quarto Oggiaro per verificare di persona la situazione della moschea abusiva allestita all'interno di un'ex panetteria, se ne parla poco ma sta creando non pochi problemi nel quartiere - riferisce a fine visita Sardone, che è anche consigliera comunale -. La legge regionale fissa dei paletti molto precisi per tutti i luoghi di culto ma lì evidentemente i musulmani si riuniscono senza alcun rispetto delle norme». Di fronte all'ex panetteria erano presenti decine di musulmani, entravano nel centro dopo aver lasciato le scarpe sul marciapiede. «Addirittura nei cartelli esposti all'esterno della struttura - ribadisce Sardone - si parla espressamente di moschea. Questo rende l'idea di quanto la comunità islamica si senta impunita: sanno benissimo di infrangere le leggi eppure vanno avanti per la loro strada, senza paura di essere sgomberati».

Perché, domanda la consigliera leghista «il Comune non manda la polizia locale per verificare l'effettiva destinazione d'uso dei locali? Perché la sinistra in via Lopez, e così in via Cavalcanti, via Carissimi, via Maderna, via Padova e via dicendo, fa finta di nulla?». Cita altri luoghi dove i centri islamici abusivi sono ben noti. «Ricordo - chiude Sardone - che in più occasioni si sono scoperti aspiranti terroristi che frequentavano le moschee di Milano. In questi luoghi nessuno sa cosa si dice né cosa succede. I milanesi hanno diritto alla propria sicurezza, non che Sala coccoli le comunità musulmane che usano irregolarmente spazi nella nostra città. Metta da parte l'ideologia e pensi a far rispettare le leggi».

Sul tema interviene anche il consigliere leghista del Municipio 8 Stefano Pavesi, invita il Consiglio di Zona a «prendere una posizione netta contro chi continuare a calpestare le nostre leggi. Se un milanese qualsiasi cambiasse destinazione d'uso di una sua proprietà verrebbe sanzionato immediatamente (e giustamente) per abuso edilizio. Allora perché in via Lopez la sinistra non vede, non sente e non parla? Qui non si tratta di libertà di culto, come qualcuno vuole far credere, ma semplicemente di legalità e trasparenza, due valori che non possiamo dimenticare».

 

(Fonti: il Giorno e il Giornale)

 
 
 


Feste natalizie, il Viminale schiera 70mila poliziotti per controllare gli italiani. Lamorgese: "Ma non chiamatela militarizzazione"

Quanto all'immigrazione, per la ministra dell'Interno "è vero che negli ultimi mesi sono aumentati gli sbarchi di migranti in Italia. Arrivi soprattutto dalla Tunisia, martoriata dalla crisi pandemica, economica e sociale. Ma è altrettanto vero che siamo riusciti ad effettuare oltre 3000 rimpatri, con 10 voli aggiuntivi, in un momento, poi, dove gli spostamenti sono molto complicati vista la pandemia"


Conte frena anche Lamorgese sul blocco navale alla Tunisia

"Sarà un Natale di sacrifici per tutti. Per quest'anno è necessario allontanarci da quella che è la nostra tradizione vista la pandemia. Dobbiamo evitare una terza ondata. Per quanto riguarda i controlli, abbiamo stanziato oltre 70mila unità di polizia su tutto il territorio". Così la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese su Sky Tg24, durante l'evento 'Live In Courmayeur'.

"Controlli sì, ma dico assolutamente no ad una militarizzazione delle città - ha detto Lamorgese - Ci vuole grande senso di equilibrio da parte nostra, ma grande senso di responsabilità da parte dei cittadini. Abbiamo tenuto aperti i negozi per dare un segnale, per salvaguardare l'economia. I titolari dei negozi devono però adottare tutte le precauzioni necessarie. Assembramenti non devono esserci".

"Le frontiere verranno tutte controllate - ha aggiunto - per evitare il diffondersi della pandemia. Ci saranno presidi sulle autostrade, su tutti i confini nazionali e non solo. Vogliamo sottolineare che da settembre ad oggi sono stati oltre 6 milioni i controlli fatti dalle nostre forze di polizia".

Lamorgese al capo della Polizia: apprezzamento per operazione contro  narcotraffico internazionale | Ministero dell'Interno

La ministra dell'Interno ha detto anche che "di segnali di stanchezza e disagio sociale ne abbiamo visti. Ci sono e capisco la rabbia dei cittadini, soprattutto quelli più in difficoltà economica. Sono state oltre 1000 le manifestazioni di protesta che si sono svolte in tutta Italia. Le abbiamo tutte autorizzate e diciamo che, a parte qualche caso in cui per le infiltrazioni di frange di estrema sinistra e destra hanno dato vita ad episodi di violenza, sono state tutte manifestazioni civili, pacifiche, lecite".

"Il governo - ha aggiunto - ha messo e sta mettendo in campo tutte risorse le risorse necessarie per venire incontro alle esigenze di tutti, per far fronte alle difficoltà economiche di ogni fascia, soprattutto per i più deboli".

Riguardo alla scuola, "siamo vicini alla riapertura delle scuole, almeno con il 75% degli studenti in presenza. Serve la collaborazione di tutti - ha sottolineato - I prefetti dovranno coordinare tutti gli attori in campo. Inevitabilmente questo porterà ad una serie di azioni, ivi compreso il controllo dei mezzi pubblici e la limitazione delle persone all'interno. Dobbiamo riaprire in totale sicurezza".

Immigrati, è nato il popolo degli apolidi - Inchieste - la Repubblica

Quanto all'immigrazione, "è vero che negli ultimi mesi sono aumentati gli sbarchi di migranti in Italia. Arrivi soprattutto dalla Tunisia, martoriata dalla crisi pandemica, economica e sociale. Ma è altrettanto vero che siamo riusciti ad effettuare oltre 3000 rimpatri, con 10 voli aggiuntivi, in un momento, poi, dove gli spostamenti sono molto complicati vista la pandemia".

Nuovo Dpcm e decreto di Natale, Regioni del Nord in rivolta. Fontana: "Un fatto lunare". Zaia: "Lascia perplessi". Toti: "Assurdità sproporzionate"

Nuovo Dpcm e decreto di Natale sullo stop agli spostamenti "da rivedere", "lunare", "scorretto". Ira delle Regioni sulla misura con le regole anti Covid che sarà approvata dal premier Conte in giornata e, soprattutto, sul dl che ha incassato il via libera questa notte. A tuonare per primi sono i governatori di Veneto, Lombardia e Liguria


VENETO - "E' un Dpcm che lascia non poche perplessità, io penso e spero che in queste ore il governo riveda alcuni aspetti", protesta Luca Zaia, presidente della Regione Veneto. "Questa bozza mi è arrivata alle 2.30 di stamattina", spiega Zaia, sottolineando che "è un Dpcm talmente incisivo su alcuni aspetti, soprattutto sugli spostamenti, che il governo si è visto costretto nottetempo ad approvare anche un decreto legge che va a legittimare i vincoli agli spostamenti".

Ed è proprio sul nodo degli spostamenti che Zaia si sofferma in particolare: "Dal 21 dicembre al 6 gennaio sono bloccati quelli fra le regioni ma soprattutto, il 25, 26 dicembre e 1 gennaio non ci si sposta più tra i comuni. Così si aprono due scenari: quello di natura umana, più importante, perché non è permessa nessuna ricongiunzione tra parenti se non abitano nello stesso comune".

"Il governatore della Liguria Giovanni Toti ritiene scorretto il governo che non ha coinvolto le regioni, in effetti a noi è arrivata la bozza alle 2.30 di questa notte. Evito commenti ma concordo con Toti", ha quindi aggiunto, tornando a spiegare che "non si possono mettere sullo stesso piano piccoli comuni, come i nostri del Veneto e i grandi comuni per limitare gli spostamenti: la salute pubblica è in pericolo se si spostano i 120 abitanti del comune di Laghi, il più piccolo del Veneto, così come se lasci spostarsi liberamente 3 milioni di abitanti del comune di Roma, che sono il doppio di quelli del Friuli Venezia Giulia. Questo non è giusto. E vorrei che me lo spiegassero i tecnici del Cts. Non è una polemica con Roma, voglio solo dimostrare che la norma non sta in piedi", ha sottolineato.

"Nel decreto - continua il governatore - non si fa cenno ai ristori, che mancano completamente, ed invece era possibile inserirli. Non capisco, alcune attività sono disperate e tanti settori in crisi nera". Lo ha sottolineato il presidente del Veneto Luca Zaia nel corso del punto stampa in cui è tornato anche sul tema dell'apertura delle piste da sci: "Vietarle durante le feste di Natale vuol dire far perdere a quel comparto oltre il 70% del fatturato dell'anno. E di conseguenza lo stesso vale anche per le strutture alberghiere e tutte le attività connesse".

E anche sulle vacanze di Natale secondo Zaia non mancano le disparità: "Chi è proprietario di una seconda casa può partire prima del 21 dicembre e tornare il 7 gennaio", ha polemizzato.

LOMBARDIA - Le misure del nuovo Dpcm non piacciono nemmeno alla Lombardia, che dopo il via libera al decreto di Natale nella notte contesta le misure sugli spostamenti fra comuni per il 25 dicembre. A protestare nero su bianco in una nota è il governatore Attilio Fontana.

"Leggere un Decreto Legge a sorpresa che impedirà, il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio, lo spostamento dei cittadini fra Comuni della stessa regione anche solo per andare a visitare genitori e figli, mentre si discute di un Dpcm che non ha recepito nessuna delle indicazioni offerte dalle regioni, è - si legge nella nota firmata da Fontana - un fatto ’lunare’; in perfetta contraddizione con le dichiarazioni sulla leale collaborazione fra Stato e Regioni”.

"Bene ha fatto la Conferenza delle Regioni ad assumere una posizione di forte critica verso contenuti e metodo imposti dal Governo con un decreto legge notturno che impedisce di dare alcun parere su un Dpcm contraddittorio e non modificabile", aggiunge il governatore.

LIGURIA - E a protestare ancora una volta su Facebook è anche il governatore della Liguria, Giovanni Toti: "La limitazione della libertà dei cittadini deve essere proporzionata al rischio del Covid. Ora qualcuno del Governo mi spiegherà perché, di fronte a dati in calo della Liguria, come di molte altre regioni, un fratello non potrà passare il Natale con la sorella, un genitore con i figli. Ma qualcuno a Roma ha mai viaggiato per l’Italia, o vivono tutti ai Parioli?".

"Perché se stai in una grande città puoi muoverti liberamente, se invece stai in un piccolo comune, probabilmente dovrai passare il Natale e il Capodanno da solo, anche se i parenti vivono a poche centinaia di metri ma in un altro comune. Magari - prosegue Toti - ci si infetta di più se si attraversa il confine tra un comune e l’altro, mentre se si va da un capo all’altro di una grande città, il virus ci risparmia? Questa non l’avevo ancora sentita! Lo stesso vale per ristoranti e bar: se uno ha un ristorante o un bar in un grande città, “buon per lui”, si fa per dire. Se la trattoria è in un piccolo paese, in una frazione, per chi starà mai aperta?"

"Se hai una casa a Cortina o Courmayeur e parti per le vacanze prima del 21 dicembre va tutto bene, ma se vuoi portare a Santo Stefano tuo figlio a fare una passeggiata nel parco, che è nel comune vicino al tuo, non puoi. Siamo riuniti come Regioni ma vorrei che fosse chiaro che il Decreto Legge del Governo con queste misure è già pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Trovo assai scorretto che il Governo adotti una simile misura senza neppure parlarne con gli enti locali. Mentre noi discutiamo dei suggerimenti da dare al Governo, le legge è già stata fatta. Tutti in casa, a prescindere da dati, zone gialle, diffusione del virus. Ma deve essere chiaro di chi è la responsabilità di tutte queste assurdità”, conclude Toti.

 
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