updated 2:03 PM UTC, Apr 14, 2021

Iraq. Tra le rovine di Mosul, papa Francesco denuncia "ostilità, estremismo e violenza che sono tradimenti della religione"

Tra le rovine di Mosul, papa Francesco denuncia "ostilità, estremismo e violenza che sono tradimenti della religione"


 A quattro anni dalla fine della guerra contro l'Isis, il pellegrinaggio di Papa Francesco dal 5 all'8 marzo da Baghdad a Mosul, passando per Najaf, Ur, Erbil e Karakoch, è un gesto di solidarietà e di speranza. Si rivolge ai cristiani dell'Iraq, decimati dai conflitti successivi dall'invasione americana del 2003, ma anche all'intera popolazione irachena. L'appello alla tolleranza, al pluralismo, alla cittadinanza e alla giustizia che ha lanciato ai leader politici e religiosi del Paese costituisce una preziosa staffetta per coloro che, in Iraq, stanno combattendo, contro ogni previsione, per questi valori.

Le decine di migliaia di manifestanti che hanno sfidato, a Baghdad e nel sud sciita del Paese, per mesi, da ottobre 2019, la repressione delle forze di sicurezza e delle milizie sciite, al costo di oltre 600 morti, hanno chiesto solo di poter vivere in pace e sicurezza, in uno "Stato di tutti i suoi cittadini", epurato dal confessionalismo politico, dalla corruzione, dalla minaccia dei gruppi armati e dalle ingerenze straniere, che lo rodono dall'interno. Mentre le loro richieste non sono state ascoltate, e la disputa è ancora in fermento, la visita del sovrano pontefice all'Ayatollah Ali Al-Sistani, la massima autorità sciita in Iraq, nella città santa di Nadjaf, è un segno di rispetto per quello che si è affermato come la loro voce e supporto più influenti.

Dopo Mosul, Francesco si è recato nella località emblematica di Karakosh, più a est, dove la chiesa di Al-Tahira, completamente bruciata dall'Isis, è stata riabilitata, pulita e ridecorata per la sua visita. Fino all'ultimo momento, tra le prove per i cori, la pulizia delle lastre di marmo delle chiese e le decorazioni installate nelle strade, i suoi abitanti non hanno risparmiato i loro sforzi. 

Infine, il momento clou della domenica: la messa che il Papa ha celebrato nel pomeriggio in uno stadio di Erbil davanti a migliaia di fedeli. Il Papa, che ama tanto i walkabout e ne è stato privato dal suo arrivo in Iraq, ha ritrovato i fedeli e ha potuto salutarli dalla papamobile che, finora, non era stata utilizzata.

Tuttavia, in questo ambiente in cui l'autorità statale è minata da gruppi armati, ristretti interessi di parte delle élite predatrici e interferenze straniere, la buona volontà da sola non sarà sufficiente. Per quanto forte e simbolico, il messaggio di Papa Francesco non potrà dare frutti senza un rinnovato e determinato impegno della comunità internazionale, ad accompagnare l'Iraq sulla via della ricostruzione e della riconciliazione nazionale. Ciò comporta il rafforzamento dello Stato di diritto e della democrazia, a partire dal sostegno all'organizzazione delle elezioni legislative, previste per ottobre, che consentiranno la libera espressione delle voci che chiedono il cambiamento.

Ultima modifica ilLunedì, 08 Marzo 2021 23:10

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.