updated 3:03 PM UTC, Jun 22, 2021

Coronavirus, che scuola sarà a settembre? Azzolina: "Verso didattica mista, metà in classe e metà a distanza"

Lucia Azzolina, ministra dell'Istruzione ilComizio.it Lucia Azzolina, ministra dell'Istruzione

La ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, a Sky TG24: "Non possiamo far tornare gli studenti a scuola con 28-30 persone per classe. Io ho sempre fatto una battaglia contro le classi-pollaio", ha aggiunto il ministro. Il 4 maggio "piano piano l'Italia riaprirà" ma non sarà "un libera tutti"


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“Abbiamo sicuramente un piano per settembre e ci stiamo lavorando giorno per giorno. A settembre si deve tornare a scuola perché i nostri studenti hanno il diritto di tornare a scuola". Lo ha detto la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ospite de 'L’Intervista di Maria Latella' su Sky TG24.

"È evidente che rispetto alla situazione storica che noi stiamo vivendo dobbiamo immaginare tante opzioni - ha sottolineato - Una prima di ritorno alla normalità come tutti noi vorremmo e come abbiamo sempre conosciuto la scuola. La seconda è un’opzione rispetto al fatto che il coronavirus accompagni ancora le nostre vite fino a quando non si troverà un vaccino, in questo caso è evidente che non possiamo far tornare i nostri studenti in classi da 28 o 30 persone, se devo far mantenere il distanziamento sociale è evidente che non possono mettere 28 o 30 alunni per classe".

"Su questo - ha spiegato - ci stiamo organizzando anche pensando a forme di didattica mista, metà in classe e metà a distanza. La settimana è composta da 5 o 6 giorni di scuola, l’idea è che metà studenti vadano per metà settimana in classe de visu e l’altra metà collegati da casa a seguire quello che l’altra metà della classe fa in presenza. Così la socialità resta e il programma va avanti per tutta la classe”. "Non abbiamo mai parlato di doppi turni" per il rientro a scuola, ha precisato la ministra dell'Istruzione.


RASSEGNA STAMPA

 

Da ilSole24Ore:

Classi dimezzate, pasti al banco e didattica mista: ecco come riaprire le scuole

Nel documento dell’ateneo torinese suggerito anche l’uso della mascherina dalle elementari in su e comunità domestiche di 2-3 bambini per consentire ai genitori di tornare al lavoro

di Eugenio Bruno

Dopo aver dato il suo contributo alla ripartenza delle imprese il Politecnico ci prova anche con la riapertura delle scuole. Con un documento di 62 pagine che parte dal ruolo cruciale dell’istruzione nell’organizzazione dei tempi di vita e lavoro e arriva a suggerire classi dimezzate per assicurare il distanziamento degli alunni, pasti da consumare al banco anziché a mensa e didattica mista in presenza/a distanza anche a settembre. Ma tra le ricette del rapporto “Scuola aperta, società protetta” spiccano anche l’uso delle mascherine solo dalle elementari in su e l’avvio, già nella fase 2, di comunità familiari che possano gestire (all’aperto) mini-gruppi di bambini. Magari con l’aiuto di operatori del terzo settore.

La dimensione del problema

Per riassumere la centralità del problema “scuola” nel momento in cui si prova a far ripartire il paese dopo il lockdown, il Politecnico parte dai numeri. A cominciare dagli 8 milioni di studenti e 1,2 milioni di operatori che ogni giorno frequentano gli istituti scolastici statali a cui vanno aggiunti i 950mila alunni dei paritari (più i 200mila docenti) e i 140mila dei centri di formazione professionale (più i 20mila formatori). Senza contare i nidi e le scuole dell’infanzia.
Trovare una soluzione per la riapertura di 40mila edifici scolastici significa - spiega l’ateneo torinese - per forza di cose dover pensare anche alle implicazioni per i trasporti, la viabilità, il lavoro. Da qui la necessità sottolineata nelle prime pagine del documento di un Protocollo nazionale anche per l’istruzione come avvenuto per le attività imprenditoriali.

Meno alunni per classe per riaprire a settembre

Gran parte dello studio si concentra sulle misure per poter riaprire in sicurezza. Centrale è il distanziamento tra gli alunni e dunque tra i banchi. Che andrebbero posizionati “a scacchiera”, alternando posti pieni e posti vuoti. E dimezzando se possibile i presenti in ogni aula. A questo proposito il Politecnico suggerisce di non superare i 10 alunni nella scuola dell’infanzia e i 15 alle elementari, alle medie e alle superiori dove spesso si sfiorano i 30 ragazzi per classe.
Il suggerimento per le aree comuni invece è quello di separare i flussi di ingresso e di uscita e di inserire dei divisori di plexiglass nelle aree di ricevimento del pubblico o nelle mese. Fermo restando che per i pasti si potrebbe pensare anche di farli consumare tra i banchi erogando il servizio di refezione con i lunchbox.

Didattica mista anche a settembre
Dovendo dimezzare le presenze nelle classi gira e rigira le soluzioni somigliano a quelle che stanno emergendo anche al tavolo del comitato di 18 esperti presieduto dall’ex assessore all’Istruzione dell’Emilia-Romagna, Patrizio Bianchi. Vale a dire doppi turni oppure giorni alterni (o settimane alterne) per lezioni in presenza e a distanza.Ciò significherebbe proseguire con l’e-learning anche a settembre. E qui il suggerimento è di aumentare gli sforzi per superare il digital divide in cui versano alcune famiglie e di semplificare l’assistenza tecnologica aggiungendo delle videochiamate pratiche ai webinar e ai tutorial che per alcuni non sono così immediati.

Mascherine dalle elementari in su
Un altro tema cruciale è quello dell’uso dei dispositivi di protezione. Immaginando la difficoltà a fare indossare la mascherina ai bambini più piccoli il rapporto suggerisce di introdurle dalla primaria in su. Non agli insegnanti però; per loro meglio delle maschere trasparenti sull’intera faccia che lasciano così trapelare il volto. Fermo restando l’uso di dispenser con igienizzanti in tutte le classi e la continua sanificazione dei locali.

Le esigenze dei più piccoli
Nella consapevolezza che settembre è lontano e che l’assistenza dei minori è fondamentale per consentire ai genitori di tornare al lavoro già nella Fase che scatterà il 4 maggio il Politecnico di Torino suggerisce la formazione tra le famiglie di «microcomunità spontanee». O usando l’articolo 48 del “Cura Italia” che già prevede la presenza a domicilio di operatori pubblici o di terzo settore e società civile, sia per i bambini e ragazzi disabili, sia per i bambini e ragazzi in condizione di disagio. o consentendo alle famiglie la organizzazione di gruppi di 2-5 bambini di micro-comunità spontanee, sotto la guida della scuola, o del nido di riferimento. Un’attività quest’ultima da svolgere con l’assistenza della scuola nella pianificazione della turnazione: ciascuna famiglia
ospita l'intero gruppo a turno: ad esempio, per 5 bambini ciascuna famiglia ne ospita 4 per un giorno a settimana ed invia il proprio bambino al domicilio di altri per i restanti 4 giorni.

A Torino i primi test
Le soluzioni messe nero su bianco verranno sperimentate nei prossimi giorni in 7 scuole del Piemonte (5 a Torino soptrattutto tra nidi e scuole dell’infanzia). I “beta test” (così vengono chiamati) riguarderanno tutte le procedure organizzative: dai turni all'uso degli spazi e ai flussi di entrata e uscita per rideterminare le attività in rapporto alla tutela della salute, oltre che ai bisogni dei piccoli utenti e delle loro famiglie.

Il nodo delle risorse
Per realizzare il piano complessivo anche il Politecnico è consapevole che serviranno risorse aggiuntive. Che non vengono quantificate. Ma se si tratta di avere locali sicuri, insegnanti raddoppiati per coprire i doppi turni e personale rafforzato per assicurare la sicurezza degli spazi educativi è chiaro che stiamo parlando di qualche miliardo di euro e non di pochi milioni.

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