Assange: l’estradizione negli USA e l’ultima battaglia per la libertà di stampa

Avantgardia

Il caso Assange è un banco di prova per la democrazia.

Dobbiamo difendere il diritto alla libera informazione, anche quando scomoda, il giornalismo non è un crimine.

L’Alta Corte di Londra è chiamata a decidere il destino di Julian Assange, il controverso fondatore di WikiLeaks. Un’udienza che potrebbe consegnarlo agli Stati Uniti e condannarlo a 175 anni di carcere. Un caso che infiamma il dibattito tra libertà di stampa e sicurezza nazionale, con implicazioni profonde per la democrazia e il giornalismo nel mondo.

Le accuse contro Assange sono pesanti: 18 capi d’accusa per la pubblicazione di documenti riservati che, secondo Washington, hanno danneggiato la sicurezza nazionale. Tra questi, vi sono ben 17 capi d’accusa per spionaggio; per aver cospirato con Chelsea Manning, un ex analista dell’intelligence dell’esercito americano e per aver cercato di ottenere con mezzi illeciti informazioni riservate. Un capo d’accusa anche per uso improprio di software illeciti nel tentativo di hackerare un computer del Pentagono.

La difesa di Assange si basa su due pilastri: il suo ruolo di giornalista e la libertà di stampa. Assange si proclama un giornalista che ha agito per il bene pubblico, denunciando crimini di guerra e abusi di potere commessi dai governi, in particolare quello degli Stati Uniti. La pubblicazione di informazioni riservate, sostiene, è un diritto fondamentale protetto dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e da altri principi democratici. Assange ritiene inoltre che le accuse contro di lui siano motivate da ragioni politiche e non da un reale interesse per la giustizia.

Un decennio di battaglie legali ha segnato la vita di Assange.

Nel 2010 viene arrestato in Svezia con l’accusa di una presunta violenza sessuale, durante gli arresti domicilari riesce a fuggire nel Regno Unito. Dal 2012 al 2019 si rifugia nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra per evitare sia un eventuale estradizione in Svezia, sia una negli Stati Uniti. Nel 2019 viene arrestato in Gran Bretagna dopo la revoca dell’asilo da parte dell’Ecuador. Diverse udienze per l’estradizione si susseguono nel Regno Unito, con un primo diniego nel 2021 per motivi di salute mentale attribuiti ad Assange. Un appello degli Stati Uniti viene accolto dalla Corte Suprema britannica nel 2022. L’udienza che si sta tenendo (20-21 febbraio 2024), rappresenta l’ultima battaglia per Assange.

La posta in gioco è altissima.

Se estradato, Assange potrebbe affrontare un processo iniquo negli Stati Uniti e una condanna esemplare. Un duro colpo per la libertà di stampa, un monito per chiunque osi sfidare il potere e una grave minaccia ai diritti umani, visto che le condizioni di detenzione di Assange in Gran Bretagna sono state criticate da diverse organizzazioni umanitarie.

Amnesty International ha chiesto il ritiro delle accuse contro Assange, mentre il suo team legale contesta la validità dell’estradizione e punta sulla libertà di stampa.

Difendiamo la libertà di stampa.

La stampa libera è un pilastro della democrazia. #JournalismIsNotACrime #ilgiornalismononèuncrimine

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