C’era una volta un paese che sembrava sempre in coda. Tirano, quella perla di Valtellina stretta tra le montagne e il fiume Adda, da decenni viveva il traffico come una maledizione quotidiana. Camion, turisti, pendolari, tutti ammassati sulle stesse strette vie del centro. Poi, il 4 agosto 2026, è arrivato il giorno. L’intera Variante di Tirano è stata aperta al traffico. E sì, è una di quelle notizie che ti fanno dire, “finalmente”.
La scena all’inaugurazione aveva qualcosa di solenne e di quasi surreale. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, gli assessori regionali Claudia Maria Terzi e Massimo Sertori, il commissario Anas e la sindaca di Tirano. Tutti lì, a tagliare un nastro che in realtà tagliava quarant’anni di attese. La Variante di Tirano, 6,6 chilometri di strada nuova sulla SS38 dello Stelvio, da oggi bypassa completamente il centro abitato. Separazione netta tra traffico di attraversamento e traffico urbano. Meno code, più sicurezza, tempi di percorrenza più umani. Non è propaganda è quello che i residenti aspettavano da una vita.
Un traguardo che sa di liberazione
Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, non ha nascosto la soddisfazione. “L’apertura della Variante di Tirano è l’atto finale di un percorso politico e istituzionale intrapreso con il territorio. Un traguardo importante non solo per la provincia di Sondrio ma per tutta la Lombardia”. Parole che pesano, perché questa non è una strada qualsiasi. È l’asse che collega Milano all’Alta Valtellina, a Bormio, a Livigno. Chi ha guidato quelle strade in agosto o durante i weekend di neve sa di cosa parlo. Code infinite, nervi a pezzi, aria pesante.
E qui entra in gioco l’eredità delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Fontana lo ha detto chiaro, i Giochi hanno accelerato tutto.
“Hanno costituito un’occasione straordinaria per trasformare un grande evento sportivo in un’opportunità concreta di sviluppo. Questa è una tra le più significative eredità. Infrastrutture moderne, investimenti sul territorio e interventi destinati a produrre benefici duraturi”.
Non è la solita retorica da inaugurazione. Chi ha seguito i lavori sa quanti imprevisti geologici ci sono stati, soprattutto nella galleria “Il Dosso”. Anni di scavi, infiltrazioni d’acqua, terreno difficile. Eppure ce l’hanno fatta.
Terzi e Sertori, “Ora Tirano può vivere”
L’assessore alle Infrastrutture Claudia Maria Terzi ha parlato di “eredità concreta”.
“La Variante di Tirano rappresenta un’infrastruttura strategica che migliora l’accessibilità della Valtellina, alleggerisce il traffico nel centro abitato, aumenta la sicurezza e costituisce un’eredità destinata a rimanere sul territorio ben oltre le Olimpiadi”. Ha ricordato anche il legame con il Piano di Ricostruzione e Sviluppo della Valtellina dopo l’alluvione del 1987. Un filo rosso lungo quasi quarant’anni.
Massimo Sertori, assessore agli Enti locali e Montagna, è andato dritto al punto, “Con l’apertura della Variante di Tirano risolviamo uno dei principali nodi della viabilità della provincia di Sondrio. La nuova variante migliorerà la sicurezza, renderà più scorrevole il collegamento con l’Alta Valtellina e libererà il centro cittadino dal traffico di attraversamento”. Un percorso iniziato nel 2004, finanziato con risorse statali, territoriali e, negli ultimi anni, con i fondi olimpici.
E già guarda avanti, “La prossima sfida è prolungare la tangenziale di Morbegno fino a Sondrio”. Perché quando una cosa funziona, la gente vuole di più. Giusto.
I numeri che contano (e qualche dettaglio che fa la differenza)
Il tracciato della Variante di Tirano tocca Bianzone, Villa di Tirano e Tirano. Due ponti sull’Adda, due gallerie (quella Il Dosso è la regina. 1.745 metri tra naturale e artificiale), quattro sottopassi, tre sottovia e quattro rotatorie. Investimento complessivo intorno ai 221-254 milioni di euro, a seconda delle fonti ufficiali. Il primo lotto di 3,3 chilometri era già aperto da gennaio, giusto in tempo per le Olimpiadi. Dal 4 agosto è tutto percorribile. Le opere complementari arriveranno entro novembre.
Chi guida oggi su quella strada nota subito la differenza. La carreggiata è larga, le curve sono morbide, le gallerie illuminate. Non è più un’avventura. È una strada moderna. E per chi vive a Tirano significa qualcosa di più semplice e più importante, poter camminare in centro senza sentirsi investito ogni due minuti, poter lasciare la macchina senza stress, poter respirare aria un po’ meno pesante.
Cosa cambia davvero per la gente
Immaginate un sabato di agosto.
Prima: coda da Villa di Tirano fino al centro, clacson, bambini che piangono, turisti che bestemmiano in tre lingue.
Adesso: la maggior parte del traffico passa fuori, il centro diventa di nuovo un posto dove si può vivere. Meno inquinamento, meno rumore, più sicurezza per chi pedala o cammina. E per i pendolari e per chi lavora nel turismo, tempi di percorrenza più prevedibili. Non è poco.
Certo, non tutto è perfetto. Qualche opera complementare deve ancora finire. Qualcuno ha già sollevato dubbi su attraversamenti pedonali in certi punti. Ma il passo avanti è enorme. E si sente.
Un pezzo di storia che si chiude (e un’altra che si apre)
Questa Variante di Tirano non è solo asfalto e cemento. È la dimostrazione che, quando istituzioni e territorio tirano dalla stessa parte, anche i progetti più lenti possono arrivare al traguardo. Dopo l’alluvione del 1987, dopo anni di discussioni, dopo le difficoltà geologiche, dopo l’accelerazione olimpica, oggi la strada c’è.
Tirano oggi è un po’ più libera. La Valtellina un po’ più connessa. E chi passa di lì, magari di ritorno da Bormio o Livigno, può finalmente dire, “Stavolta non c’è stata coda”.
Se siete di quelle parti, andate a provare la Variante di Tirano. E se non lo siete, tenetela a mente la prossima volta che pianificate una gita in Alta Valtellina. Perché certe strade, quando arrivano, cambiano davvero il ritmo di un territorio.












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