updated 4:27 PM UTC, Dec 13, 2017

Lega&Lega, Maroni: "Noi contrappeso nordista al progetto nazionale di Salvini". E su fascismo/antifascismo...

Su alcune tematiche le posizioni all'interno della Lega (Nord) sono diverse, in molti casi contrastanti. E fanno sempre più discutere le scelte del segretario Salvini, ormai lanciato verso un progetto e una leadership su scala nazionale. In questo senso è interessante l'intervista al presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che ricorda: "Matteo era un comunista padano..." - (VIDEO)

Lega, addio "Nord". Salvini seppellisce la Padania: "Abbiamo ambizioni di governo a livello nazionale"

Alle prossime elezioni politiche il Carroccio (se ha ancora senso chiamarlo così) si presenterà senza la storica indicazione territoriale. Una svolta che da un lato è la logica conseguenza della linea scelta dal segretario, ma d'altro fa sicuramente un certo effetto soprattutto nella base "padana" tradizionale. La curiosa coincidenza con l'esito dei referendum autonomisti di Lombardia e Veneto, probabilmente il massimo risultato simbolico ottenuto dal movimento fondato da Umberto Bossi. E ora tutti aspettano proprio la reazione del Senatur


"La Lega ha ambizioni di governo a livello nazionale, e avrà un unico simbolo a livello nazionale. Si presenterà come Lega, in tutti i collegi e in tutte le città d'Italia: su questo l'intero Consiglio federale è assolutamente concorde". Dopo la riunione, il leader Matteo Salvini ha così confermato che nel simbolo presentato alle Politiche non ci sarà la parola "Nord".

"Il partito è assolutamente allineato", ha aggiunto. "Che la Lega si chiamerà Lega - ha continuato Salvini - mi sembra chiaro da mesi, non è un mistero".

"I risultati ci premiano" - Salvini ha poi risposto a chi paventava rischi di rotture all'interno del partito: "È tre anni che la Lega si batte a livello nazionale, per trasformare l'Italia in un paese federale. I risultati ci premiano, quindi contiamo di essere l'unica forza politica in Europa del gruppo dei cosiddetti populisti che andrà al governo nei prossimi mesi. All'ultimo congresso la mia linea politica è passata con più dell'80% voti, quindi la linea è assolutamente chiara".

Regione Lombardia, la carica di Maroni: trattativa per l'autonomia col Governo e accordo da 15 milioni con le Province

"Non c'è alcun dissidio fra me e Luca Zaia. Ho persino cambiato la foto ai miei profili social, pubblicandone una che ci vede ritratti insieme abbracciati sul pratone di Pontida. Il referendum veneto aveva un quesito diverso dal nostro, che è più vincolante e ci impedisce di chiedere lo Statuto Speciale. Per tutto il resto, però, siamo assolutamente allineati e abbiamo interesse a fare una battaglia comune. C'è anche l'Emilia Romagna? Benissimo, l'unione fa la forza. Procediamo quindi d'intesa, Lombardia e Veneto: abbiamo fatto insieme il referendum, faremo insieme anche la trattativa con il Governo". Le interviste al presidente della Regione e a quello dell'Unione delle Province Lombarde con cui è stata siglata un'intesa che eroga risorse economiche per le funzioni delegate  - (VIDEO)


"Oggi abbiamo firmato un accordo importante con le Province lombarde, parliamo di circa 15 milioni di euro, che eroga risorse per le funzioni delegate, quelle che la Regione ha nella sua responsabilita', ma che lascia ai territori perche' riteniamo sia giusto che la gestione di certe materie sia il piu' possibile vicino ai cittadini". Cosi' il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha spiegato la sottoscrizione, avvenuta oggi a Palazzo Lombardia, dell'intesa tra Regione Lombardia e UPL per l'erogazione di ulteriori risorse finanziarie per la gestione, nell'annualita' 2017, delle funzioni regionali delegate.

TAVOLO CON ROMA - In questa sede, ha sottolineato, "ho chiesto al presidente dell'Unione delle Province Lombarde, Pier Luigi Mottinelli, la sua disponibilita' a partecipare alla delegazione che andra' a Roma a trattare con il Governo ulteriori forme di autonomia per la Lombardia in seguito al referendum del 22 ottobre. Sono lieto - ha evidenziato il Governatore - che mi abbia detto di si'".

PROVINCE SODDISFATTE - Circa l'accordo firmato oggi, "anche a nome dei Presidenti delle Province lombarde, apprezzo l'opera di Regione Lombardia nei confronti dei nostri Enti, che va al di la' degli importi di oggi", ha dichiarato Pier Luigi Mottinelli, Presidente della Provincia di Brescia e dell'Unione Province Lombarde, "non posso dimenticare infatti che Regione ha sollevato le Province dalla spesa per l'assistenza e il trasporto degli studenti disabili dall'anno scolastico in corso pur impegnandosi a versare tutte le risorse provenienti dallo Stato per la parte dell'anno precedente. Ha garantito ulteriori finanziamenti per il trasporto pubblico locale e si e' impegnata ad un ulteriore intervento per le Agenzie del Tpl e lo svincolo di alcuni trasferimenti regionali confluiti nell'avanzo vincolato dei nostri bilanci. Infine ha rinviato al 2018 le compensazioni relative alle previste restituzioni di risorse finanziarie anticipate in precedenza".

RICONOSCIUTO RUOLO - "Ma quello che piu' conta", ha aggiunto Mottinelli, "e' il riconoscimento del ruolo delle Province che il presidente Maroni e la sua Giunta hanno sempre dimostrato nei fatti, anche quando non era facile farlo. L'Intesa di oggi pertanto e' da un lato la conferma, sempre importante, della nostra funzione di perno del sistema delle Autonomie, ma soprattutto puo' costituire un modello per il futuro anche in altri ambiti, come i servizi per il lavoro, per cui sono attese novita' nel disegno di legge di bilancio".

Referendum per l'autonomia, Giorgia Meloni stuzzica ancora la Lega: "Se il 60% dei lombardi non è andato a votare evidentemente non era una priorità neanche per loro". Ma poi tende la mano: "Faremo sintesi per vincere insieme"

"I referendum per l'autonomia non sono stati un plebiscito ma per Fratelli d'Italia il punto è un altro e prescinde dai numeri e dalle percentuali: in una nazione che si rispetti le riforme costituzionali si fanno tutti insieme e non a pezzi, per il bene di tutti e non per assecondare l'interesse particolare. Ora lavoriamo insieme per una proposta di riforma dello Stato che coniugi presidenzialismo e federalismo e non metta in discussione l'Unità nazionale". Lo ha dichiarato la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni a proposito dei referendum sull'autonomia di Lombardia e Veneto - (VIDEO)

Salvini soddisfatto dopo i referendum di Lombardia e Veneto: "Linea nazionale non in discussione. Il governo non può ignorare 5 milioni e mezzo di votanti. Renzi e Grillo oggi in silenzio"

Nonostante le ricostruzioni che lo vedevano distante dalla battaglia referendaria di Maroni e Zaia, il segretario leghista oggi è raggiante per i risultati delle consultazioni: "E' stata una lezione di democrazia per tutta Europa, abbiamo scelto la via legale, pacifica e costituzionale. La stessa opportunità la offriremo da nord a sud a chi ce lo chiederà. I 5 milioni e mezzo di cittadini che hanno scelto di votare ci dicono che per il futuro dell'Italia c'è da sperare e che le riforme partono dal basso. Il nostro interlocutore adesso è il presidente del Consiglio dei ministri. Qualcuno nel centrodestra non ha capito che aria tira; nel nostro programma comune il tema dell'autonomia deve essere centrale". L'intervista a margine della conferenza stampa di questa mattina nella sede del Carroccio - (VIDEO)

Referendum per l'autonomia della Lombardia, Maroni soddisfatto: "Pagina storica? Spero di sì, può nascere il regionalismo differenziato". Poi rassicura Salvini: "Voto non in contrasto con il progetto nazionale"

Il commento del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, all'esito del referendum per l'autonomia svoltosi ieri insieme al Veneto. Soddisfatto per il 40% circa di votanti, il governatore parla delle prospettive fornite da questa consultazione e auspica subito una trattativa con il governo per avere la gestione di maggiori competenze e risorse - (VIDEO)

Stato unitario, stato federale e stato confusionale: Salvini e Meloni tra selfie, pugnalate e capriole

L'asse "sovranista" tra la Lega di Matteo e i Fratelli d'Italia di Giorgia non smette di stupire in quanto a contraddizioni e soprattutto paradossi. Mentre il leader del Carroccio post padano si barcamena tra aspirazioni "nazionali" e rendita nordista, la presidente degli eredi di An prima accoglie l'alleato ad Atreju con sorrisi e abbracci e poi boccia i referendum autonomisti di Lombardia e Veneto spinti dai leghisti. Il "Capitano" milanese simpatizza con l'indipendentismo catalano, ma si guarda bene dal riproporre la stessa via a casa sua: "Da Barcellona una forzatura, noi non vogliamo tornare indietro". La capa romana della destra, dichiarando che non voterebbe alla consultazione del 22 ottobre, fa infuriare Maroni che minaccia conseguenze sulla giunta regionale e subisce la presa di distanza dei rappresentanti lombardi del suo partito che stanno col governatore. Insomma un caos imbarazzante e i vertici populisti rischiano di perdere il popolo, qualunque accento abbia


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Rassegna stampa sull'argomento:

 

Patricia Tagliaferri  - ilGiornale

 

Prime crepe visibili sull'asse sovranista Lega-Fratelli d'Italia dopo le esternazioni di Giorgia Meloni sulla sua contrarietà al referendum per l'autonomia promosso dalla Lombardia.

Dichiarazioni per niente gradite dai leghisti, che provocano anche divisioni in Fdi. «Se fossi tra i chiamati al referendum non ci andrei, è solo propaganda», dice la Meloni invitando gli elettori ad astenersi e irritando parecchio il governatore lombardo Roberto Maroni, spinto a mettere in discussione la compattezza del centrodestra a partire proprio dall'alleanza con cui governa il Pirellone. «C'è un problema perché queste dichiarazioni sono negative, sbagliate e molto pesanti. E siccome il referendum è una cosa importante, sia sul piano politico sia su quello istituzionale, mi riservo di valutare queste dichiarazioni sul piano della lealtà dell'alleanza di governo. Non posso far finta di niente», attacca il presidente della Lombardia, seppur precisando che «Fdi ha sostenuto lealmente e sostiene il referendum in Lombardia».

Troppa alta la posta in gioco per la Lega per lasciar correre, soprattutto perché sarà il numero dei votanti a fare la differenza in questo referendum senza quorum. L'uscita della Meloni, così, fa esplodere una dicotomia che c'è sempre stata tra la Lega e le sue ambizioni federaliste e Fratelli d'Italia e la sua idea di patria, seppur sopita dalle reciproche ambizioni sulla leadership. Maroni, principale sponsor del referendum lombardo, non si trattiene, spalleggiato dal segretario della Lega, Matteo Salvini («la Meloni ha toppato»). Anche la base e i quadri leghisti insorgono, sfogandosi sui social contro l'alleata «franchista». Nella posizione della presidente di Fratelli d'Italia qualcuno vede un percorso di allontanamento da Salvini e di riavvicinamento a Berlusconi.

Si vedrà. Intanto, però, a parte Ignazio La Russa che la appoggia («non vorrei che la polemica nei confronti del leader di un partito alleato sia in realtà frutto di questioni tutte interne alla Lega sul significato e sulla valenza del referendum»), anche il partito della Meloni si spacca, con l'assessore lombardo al Territorio, Viviana Beccalossi, che si schiera con Maroni sottolineando che in Lombardia, così come in Veneto, il suo partito ha fornito un sostegno «convinto» al sì referendario votando nelle sedi istituzionali e in quelle degli organi di partito documenti ufficiali che lo certificano.

È chiaro, insomma, che al Nord Fdi avrebbe preferito da parte della loro leader un approccio più soft nei confronti di un tema così sentito. «Il referendum, come più volte abbiamo fatto presente a Giorgia Meloni e all'ufficio di presidenza di Fratelli d'Italia, mai mette in discussione l'unità nazionale», sottolinea la Beccalossi, ricordando che «lo scorso luglio al coordinamento nazionale Fdi duecento amministratori eletti hanno elaborato e votato all'unanimità un ordine del giorno a sostegno del Sì», trovando una sintesi tra i valori di un partito di destra con i principi federalista. «Se da allora qualcosa è cambiato a me non è stato comunicato», insiste l'assessore su Facebook.

Ma il «fuoco amico» arriva soprattutto dai leghisti. Tra i più critici l'assessore maroniano Gianni Fava: «Evitino di parlare a vanvera di ciò che non conoscono: il Nord. Se Fratelli d'Italia considera sinceramente la Lega un alleato, difetta della conoscenza della principale qualità di un'alleanza, il rispetto».


Alberto Mattioli - La Stampa

 

Matteo Salvini, che differenza c’è fra il referendum della Catalogna e quello prossimo venturo, il 22, di Lombardia e Veneto?  

 «Totale. Il voto catalano è stato una forzatura. Quello lombardo e veneto è previsto dalla Costituzione. Si chiede semplicemente di applicare un articolo della Carta, il 116, che prevede che si possano affidare in toto alle Regioni venti competenze, e altre tre in maniera parziale».  

Tipo?  

«Tipo la scuola, così avremmo una buona volta dei concorsi per insegnanti su base regionale. E, per dire, nella classe di mio figlio non si sarebbe ancora una cattedra scoperta come succede attualmente». 

Però il referendum è solo consultivo. Se anche doveste vincerlo, potrebbe non cambiare nulla.  

«Anche il voto sulla Brexit era consultivo, però ha fatto la storia. Se vinceremo, il segnale politico sarà fortissimo. Vuol dire che dal giorno dopo Maroni e Zaia avranno il mandato di trattare con Roma. E non a nome degli elettori leghisti, ma di tutti i lombardi e i veneti». 

Bene: mettiamo allora che Roma, com’è molto probabile, di trattare non abbia alcuna intenzione. Che fareste?  

«Io non mi illudo certo che dal 23 ottobre cambi tutto. Il governo, che già conta poco, a quella data conterà ancor meno, anche perché sarà alle prese con la legge di bilancio. Non sarà Gentiloni a trattare. Sarà chi verrà dopo di lui, a febbraio-marzo. E non potrà ignorare il voto popolare». 

Sembra molto ottimista.  

«In Veneto è richiesto il quorum del 50% più uno dei votanti, in Lombardia no. A tutti ripeto: andate a votare. Anche perché, a differenza di quel che è successo a Barcellona, la polizia aiuterà la gente a entrare nei seggi, non la prenderà a manganellate». 

 L’effetto Catalogna non rischia di rilanciare dentro la Lega la vecchia anima separatista?  

«Io giro molto, in tutta Italia e in tutto il Nord. E mi sembra che sia chiaro a tutti che l’assetto migliore per il Paese sia quello federale. Insomma, non ci sono nostalgie per la Padania. Portiamo a casa questi referendum, intanto. È una partita importante anche dal punto di vista economico. Il residuo fiscale della Catalogna è di otto miliardi. Otto miliardi che manda a Madrid più di quelli che le tornano indietro. E sa qual è quello di Lombardia e Veneto?» 

 Scommetto che vuol dirmelo lei.  

«Settanta miliardi: settanta. Occupiamoci di obiettivi concreti e possibili. E il modo migliore di arrivarci è per via pacifica e democratica». 

 In Catalogna come finirà?  

«Che si troverà un accordo. O almeno lo spero, anche se al solito la Ue non conta nulla e non fa nulla. Potrebbero chiedere una mediazione a Putin. In Catalogna ci sono state due forzature. E certo, il comportamento del governo spagnolo è stato indegno. Le bastonate e i proiettili di gomma sulla gente inerme che voleva solo votare mi hanno disgustato. A Madrid sono o pazzi o sbronzi». 

 Insomma, lei tifa per i catalani.  

«Io tifo perché la gente possa scegliere. Anche in Lombardia e in Veneto». 


Americo Mascarucci - Intelligonews

 

Sovranismo contro autonomismo, ora il centrodestra deve affrontare e risolvere anche lo scontro interno innescato dalle dichiarazioni della leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni che ha invitato all'astensione sui referendum autonomisti di Lombardia e Veneto del 22 ottobre. Il Governatore lombardo Roberto Maroni ha minacciato la rottura dell'alleanza con FdI alla Regione, anche in vista delle elezioni di primavera. E anche fra i dirigenti lombardi e veneti del partito della Meloni si è registrata nelle ultime ore una levata di scusi nei confronti della leader nazionale, come dimostrano anche le dichiarazioni rilasciate ieri ad Intelligonews da Viviana Beccalossi assessore della giunta Maroni. La quale a invitato la Meloni ad un confronto per poterle spiegare i motivi per cui lei e i dirigenti regionali del partito voteranno sì al referendum.

LA MELONI REPLICA
 
A chi accusa la leader di Fratelli d'Italia di mettere a rischio l'unità del centrodestra, la Meloni risponde secca: "Una cosa fatta così, rischia di disgregare piuttosto che riaggregare. Non penso a una rottura col centrodestra - ha risposto intervistata da Agorà, il programma di RaiTre - ai dirigenti di Fratelli d'Italia in Lombardia e Veneto ho lasciato libertà di muoversi come ritengono ma io devo porre il problema di cosa questo generi a livello nazionale. La posizione che ho tenuto sul tema dell'autonomia  è coerente con la storia della destra italiana che ha sempre difeso il valore della patria e dell'unità nazionale". Sul rischio che i referendum in Lombardia e Veneto possano essere accomunati a quanto sta accadendo in Catalogna, Meloni ribadisce la posizione del suo partito, opposta a quella del Carroccio. " In Catalogna non c'è una spinta sovranista. Io non sono mai stata una sostenitrice delle spinte indipendentiste che sono un modo per indebolire le libertà dei popoli. La Catalogna indipendente sarebbe più debole".
 
L'ASSE CON SALVINI
 
C'è chi vede dietro l'intervento della Meloni una spinta ad occupare lo spazio di Salvini e quindi sottrarre al Carroccio i voti dei sovranisi. Non è certamente un mistero il fatto che la linea autonomista di Maroni-Zaia si presenti per certi versi alternativa a quella sovranista di Salvini che non a caso sta cercando di trasformare la Lega in movimento nazionalista e non più soltanto nordista come era invece la Lega di Bossi. Salvini si trova costretto a sostenere il referendum per non compromettere la tenuta del partito e dare linfa alla fronda settentrionale capeggiata proprio da Maroni e Zaia ma in cuor suo forse è consapevole di come questi referendum mettano in difficoltà la sua svolta sovranista. La Meloni forse lo ha capito e sta approfittando del caos interno al Carroccio per rafforzarsi all'interno del centrodestra? 
 
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