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updated 4:18 PM UTC, Jan 20, 2018

Milano, 76 sindaci della Città Metropolitana su 134 firmano il Protocollo per la distribuzione dei profughi. Minniti: "Un modello per l'Italia e l'Europa"

Siglato in Prefettura il patto per l'accoglienza dei richiedenti asilo voluto dal governo. Il ministro dell'Interno sugli amministratori, soprattutto leghisti e del centrodestra, che hanno detto no: "Pecorelle smarrite, per loro ci sarà più festa quando accetteranno". Sala: "Non possiamo girarci dall'altra parte" - (VIDEO)


Sono stati 76, su 134, i sindaci che finora hanno firmato a Milano il Protocollo per la distribuzione dei profughi nella Città metropolitana milanese. Lo ha spiegato il prefetto di Milano, Luciana Lamorgese, sottolineando di aver incontrato i sindaci "a gruppi, perché le riunioni si fanno guardandoci in faccia". "Avevo avvertito che c'era una loro disponibilità - ha detto il prefetto - ma ho capito che avevano anche bisogno di chiarezza. Ho sentito il bisogno di mettere nero su bianco queste perplessità con impegni ben precisi, perché talvolta l'interlocuzione, anche se qualche volta non era veramente così, non era stata completa".

La Prefettura farà da stazione appaltante in un processo in cui i sindaci saranno "gli attori principali". "Oggi hanno già firmato in 76, ma sono più di 80 quelli che hanno dato la loro disponibilità" per un 'modello Milano' che avrà effetti positivi. Dobbiamo unirci perché dobbiamo essere pronti, la situazione va gestita insieme a tutte le parti interessate"

"Qualcuno non ha firmato il protocollo e si è inquietato, ma le inquietudini passano, e il tavolo per la firma rimane sempre aperto. Se c'è più festa in cielo per la pecorella smarrita, volete che non ci sia più festa per chi firma dopo", ha detto, con una punta di ironia, il ministro dell'Interno Marco Minniti (nella foto con Beppe Sala) facendo riferimento ai sindaci, soprattutto leghisti, che si sono rifiutati di sottoscrivere il patto. "Questo rapporto - ha proseguito - non è una concessione, è un'alleanza strategica. È importante che questa alleanza si misuri a 360 gradi. I sindaci sono protagonisti strategici di una nuova idea strategica di sicurezza nazionale".

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha spiegato che "uno che fa il sindaco non può far finta che le cose magicamente si risolvano, e girarsi dall'altra parte. Non è giusto che ci sia qualcuno che deve fare anche la parte degli altri, perché questo dell'immigrazione è un tema che sarà dominante anche per le prossime decadi. Noi siamo qui oggi per una decisa presa di responsabilità, noi faremo la nostra parte. Milano è il Comune più importante e si candida a fare da guida a comuni dell'arcipelago. Questo è l'esempio di come si possa lavorare assieme, con tutte le difficoltà che abbiamo, non ci giriamo dall'altra parte".

Tutte le voci della conferenza stampa in Prefettura nei filmati de ilComizio.it

Legge elettorale, Fiano copia se stesso: in video le stesse parole usate per l'Italicum

Ilfattoquotidiano.it mette impietosamente a confronto due interviste rilasciate dal deputato Pd, capogruppo in Commissione Affari Costituzionali, ora relatore di maggioranza della nuova norma: 28 aprile 2015 e 17 maggio 2017, davanti alle telecamere dice frasi pressoché identiche. Il giornale ricorda anche che allora l'esponente dem dichiarò che il primo provvedimento "rispettava la Costituzione". Peccato che fu poi bocciato dalla Consulta perché incostituzionale - (VIDEO)

 

Fidanza (FdI): "Noi contro il business dell'immigrazione. Nel centrodestra serve una sintesi tra sovranisti e moderati"

Ai microfoni de ilComizio.it il responsabile per gli enti locali di Fratelli d'Italia, già eurodeputato, parla di quanto emerso in alcune recenti inchieste su sbarchi e traffico di esseri umani. Le sue considerazioni su una coalizione che, se unita, è data per maggioritaria nel Paese, ma che oggi è divisa tra "populisti" ed europeisti - (VIDEO)

Salvini trionfa e mostra subito i muscoli a Maroni: "Anche in Lombardia decido io sulle alleanze. Dove c'è Alfano non c'è la Lega"

Riconfermato segretario dalle primarie con ampia maggioranza ma con bassa affluenza ai seggi da parte dei militanti, il leader ribadisce la linea sovranista, "non trattiene" Bossi e avverte il governatore in vista delle prossime elezioni regionali: "Chi sta reggendo il moccolo a Renzi e alla Boschi non può stare con noi". E su Berlusconi e la legge elettorale... - (VIDEO)


"Chi sta reggendo il moccolo a Renzi e alla Boschi non può essere alleato della Lega, a livello nazionale, in competizioni regionali, neanche in Lombardia", ha detto Matteo Salvini interpellato sulle Regionali del 2018 in cui Roberto Maroni vuole confermare l'alleanza di centrodestra. Secondo il segretario della Lega, "non si può fare una cosa a Roma e un'altra qui: a livello locale ho lasciato libertà di scelta, ma a livello politico nazionale e regionale la scelta passa da me, e la Lega non sarà alleata di Alfano".

Salvini ha anche commentato la sua vittoria alle primarie: "Con ieri si chiude il capitolo di Salvini uomo solo al comando e di chi dice la linea lepenista non ci piace. È evidente - ha aggiunto -: è stata avvalorata la battaglia federalista, identitaria e sovranista della Lega. Il federalismo e il sovranismo vanno dalla stessa parte, il popolo della Lega si è espresso, anche se la prossima volta faremo in modo che si esprimano tante persone in più".

Il leader riconfermato si è augurato che il fondatore Umberto Bossi non lasci la Lega, ma se ha già fatto accordi politici con altri "faccia quello che ritiene". A chi gli domandava della possibile uscita di Bossi, ha risposto "spero di no", perché "ha parlato il popolo della Lega. Se avessi perso io, ne avrei tratto le conseguenze e sarei tornato a fare il militante".

"Mi auguro -ha aggiunto - non solo che nessuno esca ma sono anche sicuro che tanti altri arriveranno. Se qualcuno ha fatto accordi politici con qualcun altro, faccia quello che ritiene".  "A Bossi - assicura poi - porto e porterò sempre riconoscenza. Se vuole bene alla Lega, legga i numeri e ci aiuti a dare battaglia. Non posso mettere il guinzaglio a nessuno".

"Il tradimento del capitale" secondo l'Ugl: parla il segretario generale

La nostra intervista a Francesco Paolo Capone a margine della conferenza programmatica organizzata a Milano dall'Unione generale del lavoro, il sindacato a forte vocazione "nazionale" nato nel 1950 come Cisnal. Ai microfoni de ilComizio.it una dettagliata analisi sull'attuale assetto economico e finanziario del nostro Paese, la condizione dei lavoratori, il quadro politico e l'Euro - (VIDEO)


“Il giudizio espresso oggi dall’agenzia di rating S&P sul Pil e sulla politica italiana dimostra quanto sia urgente da parte della politica riappropriarsi del suo ruolo e della sua supremazia sull’economia, ancora di più sulla finanza”.

Lo afferma Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, a margine della conferenza programmatica organizzata a Milano, intitolata ‘Il tradimento del Capitale’, commentando il rapporto di S&P sull’Eurozona in cui si sottolinea quanto il clima politico incerto possa incidere negativamente sulle aspettative di crescita.

“L’Ugl – sottolinea Capone – non ha mai lesinato critiche nei confronti degli ultimi governi più appoggiati dall’UE che votati dal popolo italiano, ma ce ne corre da qui ad accettare critiche e giudizi da parte di agenzie la cui imparzialità e capacità previsionale può e deve essere messa in discussione”.

“La verità – conclude Capone – è che l’Italia, e ancora di più l’Europa, ha bisogno più che mai di politica, ma di una buona politica che metta al primo posto l’interesse nazionale, la società e il lavoro, così da conquistarsi senza dubbio e senza strumentali ‘appoggi esterni’ i quali a tutto si interessano tranne che al bene supremo della Nazione”.

Spalletti entra duro su Salvini: "Meno male che è contro di me, un problema averlo a favore". Anche Renzi picchia l'altro Matteo: "Ha perso 0-3 a tavolino"

Il leader leghista aveva attaccato l'allenatore della Roma per aver lasciato Francesco Totti in panchina a San Siro. La replica tagliente del tecnico nella conferenza stampa alla vigilia della sfida con la Juve: "Lo ringrazio per avermi criticato, così toglie dall'imbarazzo". E dice di preferirgli Marc Tarabella, l'eurodeputato socialista belga che in un celebre intervento aveva definito il segretario del Carroccio "fannullone", a causa delle sue scarse presenze al Parlamento europeo


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"Salvini? Meno male che è contro, sarebbe stato un problema averlo avuto a favore, sicuramente. Preferirei avere dalla mia parte uno come Marc Tarabella. Ringrazio Salvini di aver detto così, mi toglie da qualsiasi tipo di imbarazzo". Il tecnico della Roma, Luciano Spalletti, risponde così al leader della Lega Matteo Salvini che lo aveva definito 'piccolo uomo' per non aver fatto entrare Francesco Totti a San Siro, dicendosi dalla parte dell'europarlamentare Marc Tarabella che aveva definito Salvini un 'fannullone'.

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Affonda anche il segretario del Pd Matteo Renzi che su Instagram dice: "Dobbiamo metterci nei suoi panni. Oggi Salvini non sapeva chi insultare. E allora ha scelto il mister della Roma, Luciano Spalletti. Che però è stato al gioco e gli ha infilato un contropiede mica male: ha citato infatti il deputato europeo Tarabella. Che è questo signore che vedete nel video qui mentre in aula a Strasburgo disintegra la credibilità del leader leghista". Renzi conclude: "Per Salvini tecnicamente parlando è uno 0-3 a tavolino".

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