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updated 4:10 PM UTC, Sep 24, 2018

Cinque Stelle, Battisti, Catalogna e parcheggiatori abusivi: Vincenzo De Luca scatenato

Tutto da vedere il video del presidente della Campania nella sua ultima intervista a LiraTV. Per gli amanti del genere ormai un autentico cult. Ne ha per tutti con il suo inconfondibile tono con cui rende unici i giudizi e gli strali verso avversari, nemici e bersagli. Da scoprire a chi ha dato del "pirla" e a chi del "cialtrone" - (VIDEO)


E' un vero è proprio show l'ultima delle consuete interviste che il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, rilascia a LiraTv. Solita caustica ironia sul M5S, tra i suoi bersagli più frequenti ("Ormai le 'cinque stelle' sono diventate un elemento equivoco in questo Paese"); disprezzo per Cesare Battisti, l'ex terrorista rosso rifugiato in Brasile ("E' tra i primi 5 posti per personaggi sgradevoli, irritanti. Dietro quella faccia e quel ghigno beffardo ci sono i morti. E questo signore che ride e brinda non ha avuto la decenza umana di vergognarsi. Con quel sorrisino da pirla è insopportabile. Deve essere riportato in italia, con il suo calice in mano, ma in galera"); giudizi non proprio lusinghieri sull'indipendentismo catalano e sul suo leader, Carles Puigdemont ("Questo è un altro rivoluzionario alla camomilla, alla gassosa, con quella zazzera sulla fronte. Fai una cosa chiara nella tua vita. La vicenda della Catalogna è diventata un grande cabaret, un circo equestre, una cosa ridicola. Questo è un altro piccolo soggetto che rischia di determinare un danno enorme alla sua regione, ai suoi concittadini. Un cialtrone"); passando per la legge elettorale e finendo con un caso di illegalità nella sua Salerno, un parcheggiatore abusivo che svolge la sua attività dietro minacce e intimidazioni nei confronti degli automobilisti, il tutto a 50 metri dalla Questura: "Sono indignato. O se ne va lui o bisogna chiedere che se ne vada il prefetto. Le Forze dell'ordine diano un cenno di esistenza. Altrimenti, chiudiamo le città, consegniamole direttamente nelle mani dei delinquenti e andiamocene in ferie tutti quanti".

Il fratello dell'attentatore di Marsiglia arrestato a Ferrara: tunisino, ex combattente dello Stato islamico in Siria, era sbarcato in Sicilia nel 2014

Era stato proprio Anis Hannachi a indottrinare Ahmed, il terrorista che il primo ottobre ha accoltellato a morte due donne nel nome di Allah alla stazione della città portuale francese. Giunto sulle nostre coste tre anni fa, fu espulso dopo aver fornito false generalità come ha fatto davanti agli agenti che lo hanno fermato ieri sera. Un passato da Foreign Fighter dell'Isis, aveva appoggi in Emilia - (VIDEO)


Anis Hannachi, 25enne tunisino, fratello dell'attentatore che ha ucciso due donne a Marsiglia (nella foto sotto l'uomo neutralizzato dagli agenti francesi e il corpo di una vittima a terra), è stato arrestato a Ferrara dai poliziotti della Digos di Bologna. Dopo una vasta attività investigativa, coordinata dal Servizio centrale per il contrasto del Terrorismo, è stato eseguito un mandato di arresto europeo emesso in Francia.

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Quello del 25enne è un passato da Foreign Fighter in Siria e in Iraq e un presente da fuggitivo tra Francia e Italia che gli aveva provocato anche dei sentimenti di "stanchezza, disagio e turbamento": cosa quest'ultima che preoccupava non poco gli investigatori italiani, avvertiti della sua presenza in Italia.

PRESO IN BICI - La sua presenza nel nostro Paese era stata segnalata dalle autorità francesi, che ipotizzavano il suo arrivo già dal 27 settembre scorso. Le sue tracce in Liguria il 4 ottobre scorso, successivamente è stato localizzato a Ferrara, dove sabato sera è stato arrestato dalla Polizia mentre, di notte, percorreva in bicicletta le vie della città.

NON COLLABORA - "Per il momento non collabora", precisa il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti. Allo stato attuale delle indagini, "non emergono segnali riguardanti la possibile pianificazione di atti sul nostro territorio", spiega poi il direttore del servizio centrale antiterrorismo Lamberto Giannini.

RADICALIZZAZIONE - L'indagine che ha portato all'arresto di Hannachi "promette di avere interessanti sviluppi", ha rilevato Roberti. E Francesco Caporale, procuratore aggiunto di Roma, ha ricordato che "l'attentato di Marsiglia risale al 1 ottobre", quindi l'inchiesta è "appena avviata". Dalle prime risultanze emerge però che sarebbe stato proprio Anis a 'radicalizzare' verso un percorso jihadista il fratello Ahmed, autore dell'attentato di Marsiglia.

LA STRUTTURA - Hannachi era giunto una prima volta in Italia nel 2014. Identificato, era stato espulso "ma all'epoca non aveva dato segni di radicalismo religioso", ha precisato Giannini. "Se dovessero essere confermati i primi risultati delle indagini - ha rilevato il generale Pasquale Angelosanto, Comandante del Ros carabinieri - ci troveremmo di fronte ad una struttura organizzata su base familistica".

SENZA DOCUMENTI - Hannachi, ha spiegato Claudio Galzerano, direttore della divisione antiterrorismo internazionale dell'Ucigos, è stato fermato sabato notte dalla Polizia mentre andava in bicicletta per le strade di Ferrara. "Era senza documenti, ha detto di essere algerino" e si trovava in città da pochi giorni.

NESSUNA CELLULA - "Era a Ferrara perché evidentemente ha degli appoggi - ha spiegato il Questore di Ferrara, Antonio Sbordone - ma per il momento non possiamo ipotizzare che esista una cellula ferrarese". E' stato arrestato per partecipazione ad associazione terroristica e complicità nell'attentato di Marsiglia, nei pressi della Gare de Marseille-Saint-Charles.

IL RISERBO - La sua cattura è stata resa possibile grazie alle informazioni fornite dalle autorità francesi e ottenute dagli investigatori italiani, anche grazie alle intercettazioni del suo telefono. Il giovane non ha opposto resistenza ma ha tentato di dare false generalità, come anche fece al suo arrivo nelle coste siciliane, nel 2014, e fu espulso. Le indagini proseguono nel più stretto riserbo.

(Fonte: Adnkronos)

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L'ATTENTATORE VISSE IN ITALIA. IL PERMESSO DI SOGGIORNO E IL MATRIMONIO CON UN'ITALIANAAhmed Hanachi, era stato arrestato e rilasciato dalla polizia francese solo il giorno prima e fino a tre anni fa viveva in Italia. Lo hanno rivelato Le Monde e il settimanale Le Point. In particolare è emerso che il trentenne, con passaporto tunisino, era arrivato in Italia dalla Francia nel 2006, si era insediato ad Aprilia e aveva sposato un'italiana da cui poi aveva divorziato. La prima rivelazione è che l'assassino, che ha urlato "Allah u akbar" mentre accoltellava i passanti, era stato fermato sabato a Lione con l'accusa di taccheggio e di aver partecipato ad alcune rapine nella città, ma era stato rilasciato per insufficienza di prove malgrado non avesse un valido permesso di soggiorno. La procura di Roma aprirà a breve un'indagine contro ignoti, e per associazione con finalità di terrorismo, legata alle verifiche avviate sulla rete di contatti in Italia di Hanachi.

Dal 2009 al 2017 Hanachi avrebbe beneficiato di un permesso di soggiorno in Italia, scaduto a gennaio scorso e di cui avrebbe chiesto il rinnovo. L'uomo, secondo quanto riferito ieri dal procuratore francese anti-terrorismo François Molins, era noto per piccoli reati comuni ai servizi di polizia dal 2005, con sette identità diverse: una di queste lo identificava come Ahmed H., nato in Tunisia nel 1987. Era stato fermato il 29 settembre a Lione per furto e rilasciato poi il giorno successivo, cioè 24 ore prima dell'attacco, per mancanza di prove. Alla polizia aveva esibito un passaporto tunisino e dichiarato di vivere a Lione, di essere senzatetto, divorziato e con problemi di droga. Stando a una fonte vicina al dossier, citata sempre dai media francesi, l'uomo, che ha dichiarato di essere entrato in Francia nel 2003, nel 2005 era stato fermato e ricondotto alla frontiera dal prefetto del Var, prima di essere rimesso in libertà dopo due giorni, per mancanza di posti nel centro di identificazione ed espulsione e per un problema con il documento di identità.

L'Isis attacca l'Iran. Attentati al parlamento e al mausoleo di Khomeini: almeno 10 morti. La rivendicazione dello Stato islamico

Spari e terroristi suicidi nei due luoghi presi d'assalto. Decine i feriti e persone prese in ostaggio. Il fatto a due giorni dall'atto d'accusa con relative azioni di boicottaggio nei confronti del Qatar (legato a Teheran) da parte di Arabia Saudita e i suoi alleati del Golfo con la benedizione Usa. Quindi, dove sta la verità? Chi aiuta davvero il terrore jihadista? - (VIDEO)


Doppio attacco a Teheran, all'interno del Parlamento iraniano e nel mausoleo di Khomeini a Teheran. Attacchi rivendicati dal sedicente Stato islamico (Is), attraverso un comunicato diffuso dall' 'agenzia' Amaq. Lo ha riferito sul suo account Twitter 'Site', il sito di monitoraggio delle attività jihadiste sui social media diretto da Rita Katz.

Sarebbero una decina le persone rimaste uccise nell'attacco al Parlamento di Teheran. Lo ha riferito sul suo account Twitter l'agenzia di stampa semiufficiale Tasnim, che parla tuttavia di notizie "non confermate". La stessa agenzia sostiene che 4 persone sarebbero state prese in ostaggio.

Secondo i media il commando entrato in azione sarebbe stato composto da 3 o 4 persone, armate di kalashnikov e bombe a mano. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Fars, un assalitore avrebbe sparato diverse volte per poi fuggire. Uno dei terroristi è invece stato ucciso dalle forze dei Guardiani della Rivoluzione iraniani (pasdaran), secondo l'emittente Press Tv.

Un assalitore si sarebbe fatto esplodere mentre era in corso un'operazione delle forze speciali contro due uomini armati. Lo ha riferito la tv di Stato Irib, precisando che il kamikaze si è fatto saltare in aria al quarto piano dell'edificio.

Secondo l'agenzia di stampa Tasnim, uno scontro a fuoco sarebbe avvenuto in un corridoio del Majlis e una delle pallottole avrebbe raggiunto l'area riservata ai giornalisti. Alcuni testimoni citati dalla Tasnim hanno riportato che dal Parlamento si sentono ancora degli spari. Tutte le strade del centro di Teheran che portano al Parlamento sono state chiuse.

Alcune persone sono invece rimaste ferite in una sparatoria avvenuta al mausoleo dedicato all'ayatollah Ruhollah Khomeini nella zona sud di Teheran, dove sarebbero entrati in azione anche due kamikaze. Un altro terrorista del commando è invece stato ucciso dalle forze di sicurezza prima che riuscisse ad azionare la sua cintura esplosiva.

Le forze di sicurezza iraniane hanno sventato un terzo attacco stamane a Teheran. Lo ha riferito una nota del ministero dell'Intelligence, citata dalla tv di Stato della Repubblica islamica. "Questa mattina due gruppi terroristici hanno attaccato il Parlamento e il mausoleo dell'Imam Khomeini - si legge - I membri di un terzo gruppo sono stati arrestati prima di riuscire ad eseguire un altro attacco".

(Fonte: Adnkronos)

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Milano, criticarono il Pd sull'Islam: denunciati Matteo Forte e Maryan Ismail. La replica: "Siamo increduli, ma non ci faremo intimorire"

Lo scorso gennaio il capogruppo di Milano Popolare a Palazzo Marino e l'antropologa sufi di origine somala tennero una conferenza stampa (guarda il servizio de ilComizio.it) per presentare un dettagliato dossier dal titolo "Pd e islamismo politico: un rapporto non occasionale". Nel documento si dava conto di "relazioni pericolose" tra il partito di maggioranza (in particolare della consigliera Sumaya Abdel Qader) ed elementi musulmani radicali. A quasi sei mesi di distanza è arrivata la querela della segreteria metropolitana dem. Loro non ci stanno: ecco la risposta 


Il Partito democratico metropolitano di Milano ha denunciato per diffamazione il consigliere comunale e capogruppo di Milano Popolare a Palazzo Marino, Matteo Forte (le sue parole a ilComizio.it l'11 gennaio 2017), e la storica rappresentate della comunità somala milanese ed ex esponente dello stesso Pd, Maryan Ismail (cosa disse ai nostri microfoni) . Fonti dem hanno confermato la notizia.

Pronta la replica degli interessati in una nota congiunta: "Abbiamo appreso quasi increduli la notizia che il Pd metropolitano ha sporto una denuncia per diffamazione nei nostri confronti, come riportato oggi da alcuni organi di stampa".

“In questo particolare momento storico, e ancor di più in questi giorni, dove in tutta Europa si sta ponendo il drammatico problema del rapporto con l’islamismo politico - affermano - il Partito democratico decide di procedere legalmente contro due esponenti di minoranza. Invece di rispondere politicamente alle questioni sollevate, tra l’altro sempre in modo pacato e circostanziato - prosegue la nota - la segreteria metropolitana opta per una soluzione che sa molto di intimidazione nei confronti di un consigliere d’opposizione e di una storica esponente della comunità somala, nonché della minoranza sufi africana. Nel merito di ciò che ci viene contestato risponderemo quando conosceremo il contenuto puntuale delle denuncia, che ancora non abbiamo potuto visionare".

Concludono Ismail e Forte: "Quel che per ora possiamo dire è che noi sicuramente non ci lasceremo intimorire e continueremo a sollevare esclusivamente questioni politiche, che chiedono una risposta politica e non certo per via giudiziaria".

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Il sindaco di Milano Beppe Sala con la consigliera islamica del Pd Sumaya Abdel Qader

Noi Repubblicani e la solidarietà alle Forze dell'ordine, Daniela Reho: "In piazza per chiedere il rispetto delle regole"

Il presidio davanti alla Stazione Centrale di Milano dell'associazione promossa da importanti esponenti di Forza Italia come Daniela Santanchè, Mario Mantovani, Luca Squeri, Sante Zuffada e Giuseppe Romele. IlComizio.it ha raccontato in live l'evento (guarda) che ha visto la partecipazione di centinaia di persone tra cui molti iscritti al Sindacato autonomo di Polizia (Sap) e rappresentanti dell'Arma dei Carabinieri. La nostra intervista alla persona che ha curato l'organizzazione dell'appuntamento - (VIDEO)

Egitto, un'altra strage di cristiani copti: 35 morti, molti bambini. "O diventate musulmani o vi ammazziamo tutti": non hanno accettato...

Continua la tragedia della numerosa minoranza religiosa nel mirino dei fanatici islamisti. Attaccati da un commando armato due pullman di fedeli diretti al monastero di San Samuele, nel sud del Paese. Il parroco della chiesa San Mina di Roma: "Sono stati derubati. Uccisi perché hanno rifiutato di convertirsi". Le autorità sunnite condannano il massacro avvenuto alla vigilia dell'inizio del Ramadan


E' di 35 morti e decine di feriti il bilancio dell'attacco sferrato contro un bus che trasportava cristiani copti a Minya, nel sud dell'Egitto . Lo ha riferito sulla sua pagina Facebook il vescovo copto Ermia, precisando che gli assalitori hanno sparato contro due pullman diretti al monastero di San Samuele: sul primo viaggiavano i bambini, mentre sul secondo c'erano a bordo donne e uomini. Insieme ai due pullman viaggiava anche un mezzo del monastero. L'agguato, ha sottolineato il vescovo, è avvenuto "di fronte alla collina di Abu Tartour".

Il ministero dell'Interno in una nota ha fornito altri dettagli sull'attacco, che ancora non è stato rivendicato. In azione è entrato un commando di una decina di persone, a volto coperto e con uniformi militari, che a bordo di tre jeep hanno aperto il fuoco "in modo indiscriminato" contro i cristiani copti.

Il ministero ha precisato che le forze di sicurezza hanno lanciato un'operazione per rintracciare i responsabili della strage, mentre la procura generale egiziana ha aperto un'inchiesta. Dopo l'attacco il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha convocato immediatamente una riunione straordinaria con i vertici della sicurezza.
 
Il Grande Imam di Al-Azhar (la massima istituzione dell'islam sunnita con sede al Cairo), Ahmad al-Tayyib, ha condannato la strage, avvenuta alla vigilia dell'inizio del Ramadan, parlando di episodio "inaccettabile per i musulmani e per i cristiani". "Questi traditori hanno violato tutti i principi della religione e i valori dell'umanità", ha commentato il gran mufti d'Egitto, Shawki Allam.
 
In un'intervista rilasciata al telegiornale di Tv2000, il parroco della chiesa copta San Mina a Roma, padre Antonio Gabriel, ha fornito ulteriori dettagli dell'attacco ai danni dei copti: "Gli hanno rubato soldi e oro. Hanno anche chiesto loro di rinunciare a Cristo e di diventare musulmani. Se avessero accettato li avrebbero salvati, ma i pellegrini hanno rifiutato e così sono stati uccisi. Gli hanno messo la pistola sulla testa e sul collo per ucciderli in modo diretto".
 
(Fonte: Adnkronos)
 
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Fuga di notizie sull'attentato di Manchester: Londra furiosa con gli americani. Theresa May pronta a "ribaltare" Trump

Nel mirino dei britannici, afferma la Bbc, i media Usa e la stessa amministrazione di Washington. Il New York Times ha pubblicato fotografie che mostrano i resti dell'ordigno utilizzato nell'attacco. Diffuso anche il nome dell'attentatore che Downing Street avrebbe voluto mantenere riservata. La prima ministra annuncia rimostranze al presidente statunitense che incontrerà a Bruxelles per il vertice Nato - (VIDEO)


La polizia che indaga l'attentato alla Manchester Arena ha smesso di condividere le informazioni con gli Stati Uniti dopo la pubblicazione dei leak sull'inchiesta da parte della stampa statunitense. Lo riferisce la Bbc, spiegando che la polizia del Greater Manchester spera di riprendere presto le normali relazioni di intelligence, ma è attualmente "furiosa" per le fotografie pubblicate dal 'New York Times' che mostrano i resti dell'ordigno utilizzato nell'attacco.

I media americani hanno anche diffuso il nome dell'attentatore, nome che Londra avrebbe voluto mantenere riservato. La premier britannica Theresa May dovrebbe sollevare la questione con Donald Trump che incontrerà a Bruxelles per il vertice della Nato.

La premier Theresa May "metterà in chiaro" con il presidente Trump che le informazioni condivise tra le intelligence dei due Paesi "devono rimanere riservate". Al termine di una riunione del gabinetto di emergenza, la May ha annunciato che esprimerà al presidente Usa la posizione di Londra nel corso del vertice Nato di Bruxelles. Prima della partenza letteralmente ha detto: "Chiarirò al presidente Trump che le informazioni di intelligence condivise tra le nostre autorità devono restare al sicuro".

Inoltre, ha detto la premier, il livello di allarme terrorismo nel Regno Unito rimane "critico", a indicare che un attacco è ritenuto probabile o "imminente". May ha anche riferito che altri mille militari sono stati dispiegati in tutto il Paese per assistere la polizia.

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