Attenzione
  • JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 993

updated 8:03 AM UTC, Aug 15, 2018

Stato unitario, stato federale e stato confusionale: Salvini e Meloni tra selfie, pugnalate e capriole

L'asse "sovranista" tra la Lega di Matteo e i Fratelli d'Italia di Giorgia non smette di stupire in quanto a contraddizioni e soprattutto paradossi. Mentre il leader del Carroccio post padano si barcamena tra aspirazioni "nazionali" e rendita nordista, la presidente degli eredi di An prima accoglie l'alleato ad Atreju con sorrisi e abbracci e poi boccia i referendum autonomisti di Lombardia e Veneto spinti dai leghisti. Il "Capitano" milanese simpatizza con l'indipendentismo catalano, ma si guarda bene dal riproporre la stessa via a casa sua: "Da Barcellona una forzatura, noi non vogliamo tornare indietro". La capa romana della destra, dichiarando che non voterebbe alla consultazione del 22 ottobre, fa infuriare Maroni che minaccia conseguenze sulla giunta regionale e subisce la presa di distanza dei rappresentanti lombardi del suo partito che stanno col governatore. Insomma un caos imbarazzante e i vertici populisti rischiano di perdere il popolo, qualunque accento abbia


Risultati immagini per cecchetti catalognaRisultati immagini per la russa tricoloreRisultati immagini per salvini meloni

 

Rassegna stampa sull'argomento:

 

Patricia Tagliaferri  - ilGiornale

 

Prime crepe visibili sull'asse sovranista Lega-Fratelli d'Italia dopo le esternazioni di Giorgia Meloni sulla sua contrarietà al referendum per l'autonomia promosso dalla Lombardia.

Dichiarazioni per niente gradite dai leghisti, che provocano anche divisioni in Fdi. «Se fossi tra i chiamati al referendum non ci andrei, è solo propaganda», dice la Meloni invitando gli elettori ad astenersi e irritando parecchio il governatore lombardo Roberto Maroni, spinto a mettere in discussione la compattezza del centrodestra a partire proprio dall'alleanza con cui governa il Pirellone. «C'è un problema perché queste dichiarazioni sono negative, sbagliate e molto pesanti. E siccome il referendum è una cosa importante, sia sul piano politico sia su quello istituzionale, mi riservo di valutare queste dichiarazioni sul piano della lealtà dell'alleanza di governo. Non posso far finta di niente», attacca il presidente della Lombardia, seppur precisando che «Fdi ha sostenuto lealmente e sostiene il referendum in Lombardia».

Troppa alta la posta in gioco per la Lega per lasciar correre, soprattutto perché sarà il numero dei votanti a fare la differenza in questo referendum senza quorum. L'uscita della Meloni, così, fa esplodere una dicotomia che c'è sempre stata tra la Lega e le sue ambizioni federaliste e Fratelli d'Italia e la sua idea di patria, seppur sopita dalle reciproche ambizioni sulla leadership. Maroni, principale sponsor del referendum lombardo, non si trattiene, spalleggiato dal segretario della Lega, Matteo Salvini («la Meloni ha toppato»). Anche la base e i quadri leghisti insorgono, sfogandosi sui social contro l'alleata «franchista». Nella posizione della presidente di Fratelli d'Italia qualcuno vede un percorso di allontanamento da Salvini e di riavvicinamento a Berlusconi.

Si vedrà. Intanto, però, a parte Ignazio La Russa che la appoggia («non vorrei che la polemica nei confronti del leader di un partito alleato sia in realtà frutto di questioni tutte interne alla Lega sul significato e sulla valenza del referendum»), anche il partito della Meloni si spacca, con l'assessore lombardo al Territorio, Viviana Beccalossi, che si schiera con Maroni sottolineando che in Lombardia, così come in Veneto, il suo partito ha fornito un sostegno «convinto» al sì referendario votando nelle sedi istituzionali e in quelle degli organi di partito documenti ufficiali che lo certificano.

È chiaro, insomma, che al Nord Fdi avrebbe preferito da parte della loro leader un approccio più soft nei confronti di un tema così sentito. «Il referendum, come più volte abbiamo fatto presente a Giorgia Meloni e all'ufficio di presidenza di Fratelli d'Italia, mai mette in discussione l'unità nazionale», sottolinea la Beccalossi, ricordando che «lo scorso luglio al coordinamento nazionale Fdi duecento amministratori eletti hanno elaborato e votato all'unanimità un ordine del giorno a sostegno del Sì», trovando una sintesi tra i valori di un partito di destra con i principi federalista. «Se da allora qualcosa è cambiato a me non è stato comunicato», insiste l'assessore su Facebook.

Ma il «fuoco amico» arriva soprattutto dai leghisti. Tra i più critici l'assessore maroniano Gianni Fava: «Evitino di parlare a vanvera di ciò che non conoscono: il Nord. Se Fratelli d'Italia considera sinceramente la Lega un alleato, difetta della conoscenza della principale qualità di un'alleanza, il rispetto».


Alberto Mattioli - La Stampa

 

Matteo Salvini, che differenza c’è fra il referendum della Catalogna e quello prossimo venturo, il 22, di Lombardia e Veneto?  

 «Totale. Il voto catalano è stato una forzatura. Quello lombardo e veneto è previsto dalla Costituzione. Si chiede semplicemente di applicare un articolo della Carta, il 116, che prevede che si possano affidare in toto alle Regioni venti competenze, e altre tre in maniera parziale».  

Tipo?  

«Tipo la scuola, così avremmo una buona volta dei concorsi per insegnanti su base regionale. E, per dire, nella classe di mio figlio non si sarebbe ancora una cattedra scoperta come succede attualmente». 

Però il referendum è solo consultivo. Se anche doveste vincerlo, potrebbe non cambiare nulla.  

«Anche il voto sulla Brexit era consultivo, però ha fatto la storia. Se vinceremo, il segnale politico sarà fortissimo. Vuol dire che dal giorno dopo Maroni e Zaia avranno il mandato di trattare con Roma. E non a nome degli elettori leghisti, ma di tutti i lombardi e i veneti». 

Bene: mettiamo allora che Roma, com’è molto probabile, di trattare non abbia alcuna intenzione. Che fareste?  

«Io non mi illudo certo che dal 23 ottobre cambi tutto. Il governo, che già conta poco, a quella data conterà ancor meno, anche perché sarà alle prese con la legge di bilancio. Non sarà Gentiloni a trattare. Sarà chi verrà dopo di lui, a febbraio-marzo. E non potrà ignorare il voto popolare». 

Sembra molto ottimista.  

«In Veneto è richiesto il quorum del 50% più uno dei votanti, in Lombardia no. A tutti ripeto: andate a votare. Anche perché, a differenza di quel che è successo a Barcellona, la polizia aiuterà la gente a entrare nei seggi, non la prenderà a manganellate». 

 L’effetto Catalogna non rischia di rilanciare dentro la Lega la vecchia anima separatista?  

«Io giro molto, in tutta Italia e in tutto il Nord. E mi sembra che sia chiaro a tutti che l’assetto migliore per il Paese sia quello federale. Insomma, non ci sono nostalgie per la Padania. Portiamo a casa questi referendum, intanto. È una partita importante anche dal punto di vista economico. Il residuo fiscale della Catalogna è di otto miliardi. Otto miliardi che manda a Madrid più di quelli che le tornano indietro. E sa qual è quello di Lombardia e Veneto?» 

 Scommetto che vuol dirmelo lei.  

«Settanta miliardi: settanta. Occupiamoci di obiettivi concreti e possibili. E il modo migliore di arrivarci è per via pacifica e democratica». 

 In Catalogna come finirà?  

«Che si troverà un accordo. O almeno lo spero, anche se al solito la Ue non conta nulla e non fa nulla. Potrebbero chiedere una mediazione a Putin. In Catalogna ci sono state due forzature. E certo, il comportamento del governo spagnolo è stato indegno. Le bastonate e i proiettili di gomma sulla gente inerme che voleva solo votare mi hanno disgustato. A Madrid sono o pazzi o sbronzi». 

 Insomma, lei tifa per i catalani.  

«Io tifo perché la gente possa scegliere. Anche in Lombardia e in Veneto». 


Americo Mascarucci - Intelligonews

 

Sovranismo contro autonomismo, ora il centrodestra deve affrontare e risolvere anche lo scontro interno innescato dalle dichiarazioni della leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni che ha invitato all'astensione sui referendum autonomisti di Lombardia e Veneto del 22 ottobre. Il Governatore lombardo Roberto Maroni ha minacciato la rottura dell'alleanza con FdI alla Regione, anche in vista delle elezioni di primavera. E anche fra i dirigenti lombardi e veneti del partito della Meloni si è registrata nelle ultime ore una levata di scusi nei confronti della leader nazionale, come dimostrano anche le dichiarazioni rilasciate ieri ad Intelligonews da Viviana Beccalossi assessore della giunta Maroni. La quale a invitato la Meloni ad un confronto per poterle spiegare i motivi per cui lei e i dirigenti regionali del partito voteranno sì al referendum.

LA MELONI REPLICA
 
A chi accusa la leader di Fratelli d'Italia di mettere a rischio l'unità del centrodestra, la Meloni risponde secca: "Una cosa fatta così, rischia di disgregare piuttosto che riaggregare. Non penso a una rottura col centrodestra - ha risposto intervistata da Agorà, il programma di RaiTre - ai dirigenti di Fratelli d'Italia in Lombardia e Veneto ho lasciato libertà di muoversi come ritengono ma io devo porre il problema di cosa questo generi a livello nazionale. La posizione che ho tenuto sul tema dell'autonomia  è coerente con la storia della destra italiana che ha sempre difeso il valore della patria e dell'unità nazionale". Sul rischio che i referendum in Lombardia e Veneto possano essere accomunati a quanto sta accadendo in Catalogna, Meloni ribadisce la posizione del suo partito, opposta a quella del Carroccio. " In Catalogna non c'è una spinta sovranista. Io non sono mai stata una sostenitrice delle spinte indipendentiste che sono un modo per indebolire le libertà dei popoli. La Catalogna indipendente sarebbe più debole".
 
L'ASSE CON SALVINI
 
C'è chi vede dietro l'intervento della Meloni una spinta ad occupare lo spazio di Salvini e quindi sottrarre al Carroccio i voti dei sovranisi. Non è certamente un mistero il fatto che la linea autonomista di Maroni-Zaia si presenti per certi versi alternativa a quella sovranista di Salvini che non a caso sta cercando di trasformare la Lega in movimento nazionalista e non più soltanto nordista come era invece la Lega di Bossi. Salvini si trova costretto a sostenere il referendum per non compromettere la tenuta del partito e dare linfa alla fronda settentrionale capeggiata proprio da Maroni e Zaia ma in cuor suo forse è consapevole di come questi referendum mettano in difficoltà la sua svolta sovranista. La Meloni forse lo ha capito e sta approfittando del caos interno al Carroccio per rafforzarsi all'interno del centrodestra? 
 

Ahi "sovranisti", cosa combinate? Tra Giorgia e Matteo volano gli stracci. Ecco perché

Mentre in Germania trionfano i populisti di AfD, in Italia Salvini e la Meloni stentano ad andare d'accordo, rendendo piuttosto fragile la proposta di un "fronte sovranista" vincente. L'ultimo bisticcio sui referendum di Lombardia e Veneto. Ad Atreju, la festa giovanile di Fratelli d'Italia, la presidente li definisce "inutili" e il leader leghista si infuria. Nella diatriba si inserisce poi un dettaglio piuttosto comico: i centralisti romani Alemanno e Storace vanno in soccorso dei nordisti. Ride CasaPound: "Questo centrodestra è una truffa"


Matteo Salvini venerdì scorso aveva raccolto l'ovazione dei giovani di Fratelli d'Italia ad Atreju, la loro tradizionale festa. La breve apparizione del leader leghista era stata salutata dai baby della destra con un'ovazione che forse alla padrona di casa, Giorgia Meloni, deve essere parsa eccessiva. "Non sarà mica venuto qui a portarmi via il consenso dei miei con le sue velleità di leader populista", deve aver pensato se poi nel suo discorso di chiusura ha fatto un brutto sgambetto all'alleato.

 "Io vedo le immagini della Spagna e dico che qui non deve accadere mai, qui non ci sono i popoli italiani ma il popolo italiano, ci sono 1.000 campanili ma una sola patria ecco perché il referendum sul Veneto e la Lombardia non mi appassiona", ha affermato dal palco la presidente di FdI.

Apriti cielo. Pronta la reazione del segretario del Carroccio, in equilibrio tra il suo progetto "nazionale" e la vecchia rendita "padana" cui non intende rinunciare. "Ha sbagliato - ha detto in una diretta su Facebook - più i popoli decidono, meglio si spendono i soldi, più è difficile rubare. E soprattutto meno ci mette becco lo stato centrale e l'Ue, meglio è. La Meloni ha toppato perché l'autonomia farà bene non solo al Veneto e alla Lombardia, ma anche alle altre regioni".

Non si sa se cercato, richiesto o meno, è arrivato a Salvini l'appoggio di un vecchio duo della destra romana, che, va detto, non hanno mai mandato giù l'essere stati scaricati dalla giovane Giorgia. Rieccoli dunque Gianni Alemanno e Francesco Storace, convinti che i referendum per l'autonomia di Lombardia e Veneto non rappresentino una minaccia all'unità nazionale.

"È vero esattamente il contrario: il vero rischio per l’unità nazionale, e anche per il suo sviluppo economico, è continuare a disconoscere l’enorme residuo fiscale che viene versato da queste due regioni allo Stato centrale - dichiarano in una nota Alemanno e Storace - In questo modo, non solo si sottraggono troppe risorse alle aree più competitive della Nazione, ma si alimenta una pericolosa frustrazione negli abitanti di queste due regioni, una frustrazione su cui può tornare a speculare chi trama realmente per il secessionismo. Il federalismo a geometria variabile previsto dalla nostra costituzione come possibilità di acquisire risorse e competenze oggi riconosciute solo alle cinque regioni a statuto speciale, non solo non è incompatibile con l’unità nazionale, ma - sostengono ancora - la può rafforzare trovando un nuovo e più sostenibile equilibrio tra le diverse aree geografiche ed economiche. Siamo così convinti di questa battaglia che giovedì prossimo lanceremo a Milano un nostro comitato per il Sì al referendum per l'autonomia. Fratelli d'Italia, invece, dovrebbe spiegare perché a Roma la Meloni lancia questi sospetti secessionisti, mentre tutti i suoi esponenti in Lombardia e nel Veneto aderiscono ufficialmente ai comitati per il Si al referendum. Queste contraddizioni - concludono  - si pagano politicamente con una inutile e pericolosa divisione dell'area sovranista". 

Di fronte al quadro disordinato del "fronte sovranista" ha buon gioco CasaPound, soggetto più fresco e orgogliosamente autonomo rispetto a logiche politicanti. Scrive Adriano Scianca, direttore del Primato Nazionale: "Malgrado i propositi bellicosi, la Lega Nord continua ad avere un paio di nodi politici da sciogliere, legati fra loro. Quello del secessionismo è uno. Quello del sovranismo è un altro, ma strettamente legato al primo. Come e di chi si vuole la 'sovranità'? Abbiamo già visto, pochi giorni fa, Salvini arringare al grido di 'Prima gli italiani' una folla in cui non c'era neanche un tricolore. Una folla a cui è stato detto per anni che italiana non lo era e che anzi gli italiani erano il primo nemico. Una folla in cui ai padani doc erano mescolati sparuti esponenti campani, pugliesi, calabresi di 'Noi con Salvini', un movimento che non esiste, che doveva guidare una svolta che non c'è mai stata, che doveva essere l'avanguardia di un sovranismo che si è fermato agli slogan. Questo nodo non è stato mai sciolto e le contraddizioni si vedono. Ora spuntano all'orizzonte due eventi che fanno fare un ulteriore passo indietro all'immaginario e al discorso politico leghista. Il primo è il doppio referendum del 22 ottobre sull'autonomia di Lombardia e Veneto voluto da Zaia e Maroni. Una consultazione inutile, in realtà, priva di effetti concreti, che può sicuramente far leva su problematiche reali di tipo fiscale e burocratico ma che, nei fatti, è vissuta nell'ambiente leghista come un grande 'vorrei ma non posso'...". 

  • Pubblicato in Politica

CasaPound, quel "disperato amore" che punta al Parlamento. Parla Gianluca Iannone

Probabilmente qualcuno non ha gradito la nostra intervista a Gianluca Iannone, presidente del movimento CasaPound Italia, e ha pensato bene di compiere un selvaggio attacco hacker al nostro portale che ne ha riportato un danno rilevante. Bene, ilComizio.it non si chiama "La voce di tutti" per caso; la nostra volontà è e rimane quella di ospitare le più diverse posizioni politiche e culturali, a prescindere dall'orientamento personale di quanti con noi lavorano. Ritenendo miserabile il comportamento di chi pensa che una vile azione di boicottaggio informatico sia sufficiente a mettere a tacere il nostro desiderio di far conoscere la realtà in tutti i suoi aspetti, ripubblichiamo il pezzo, con tanti saluti agli intolleranti di ogni razza e colore


Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, il vostro movimento sta facendo molto parlare molto di sé. Il nome di CasaPound è presente sempre più spesso sui giornali e nell’agone politico; avete raggiunto risultati elettorali importanti, quantomeno a livello amministrativo, e spesso vi trovate al centro di polemiche con chi, nel campo antifascista,  vi condanna per la vostra matrice storica. Noi non ci accontentiamo delle etichette e degli schemi preconfezionati e vorremmo invece capire meglio che cos’è Casa Pound, il mondo che rappresenta, come agisce, che rapporto ha con la società e con l’elettorato. Ci aiuti.

CasaPound nasce a Roma nel dicembre del 2003 e diventa un movimento politico nazionale nel giugno del 2008 e si articola su vari punti che sono la solidarietà, lo sport, la cultura e ovviamente la politica, che vuol dire semplicemente interesse della polis, della città. Noi ci candidiamo alle elezioni ottenendo ottimi risultati, superando in media l’1% che, per un movimento come il nostro, è “tanta roba”. Alle ultime amministrative in una città importante come Lucca, nel cuore della Toscana, abbiamo raggiunto l’8% , a Todi il 5%, a Frosinone il 2,5%. In tutte le altre città abbiamo superato il fatidico “uno virgola”, pertanto nessuno può più considerarci irrilevanti. Ovviamente veniamo attaccati dai vari schieramenti, non solo a sinistra, proprio perché siamo contrari al tipo di politica dominante. La differenza fra noi e un Salvini o un Berlusconi è appunto di non essere, di non voler essere complici della mattanza di questa terra chiamata Italia e, quindi, procediamo spediti verso i nostri obiettivi.

Ecco, appunto, parliamo della vostra diversità dalle altre forze che non sono di sinistra, in particolare il centrodestra del trio Berlusconi-Salvini- Meloni, soggetti che, con sfumature varie, stanno puntando su una proposta sovranista e apparentemente a tutela degli interessi nazionali, temi vostri insomma. In qualche modo addirittura il Movimento 5 Stelle, pur a fasi alterne, spesso interpreta questo tipo di sentimenti

Sì, sì. Grillo dice una cosa e i suoi eletti fanno l’opposto, perché io ricordo che il reato di clandestinità è stato abolito anche grazie ai 5 Stelle. Quindi è inutile che poi Grillo dica ‘basta immigrazione’ se, poi, i suoi deputati e i suoi senatori fanno l’opposto.

Però capiscono che lo ius soli non è molto popolare…

“Sì, pubblicamente dicono di no, però,  sotto sotto si sa che auspicano l’approvazione dello ius soli a cui invece noi siamo contrari con tutte le nostre forze e lo abbiamo dimostrato coi fatti. Parlerei di bipolarismo, ma non a livello politico, io dico proprio a livello umano: tutti dicono una cosa, poi ne fanno un’altra, tra incoerenza e schizofrenia. Pendiamo la Meloni: ha votato più di 40 provvedimenti del Governo Monti, tra cui la Legge Fornero e la scelta di rimandare i nostri Marò nelle carceri indiane per poi, una volta passata all’opposizione, chiedere la loro liberazione. Ecco questo è il teatrino delle miserie umane della politica italiana. Purtroppo ci hanno abituato a tutto e al contrario di tutto. Adesso addirittura Alfano ritorna nel centrodestra con Berlusconi e sarà divertente vedere Salvini insieme a uno che fino all’altro ieri lo attaccava pesantemente. Questo accade perché parliamo di forze politiche che non hanno a cuore il riscatto nazionale, ma che puntano solo al potere, a entrare nei consigli di amministrazione, nelle gestioni delle municipalizzate in tutta Italia.

Quindi, in ragione di questa vostra diversità dal teatrino delle miserie, avete fatto una scelta politica anche in chiave elettorale del tutto autonoma?

Esattamente. Per un certo periodo siamo stati vicini alla Lega Nord, in quanto dopo aver abbandonato il secessionismo padano aveva iniziato a dire quello che Casa Pound diceva da sempre. Abbiamo tenuto insieme due cortei, a Milano e a Roma. Dopodiché Salvini ha aperto alla Meloni e insieme hanno fatto un bel comizio ‘vecchio stile’ a Bologna con il vecchio Berlusconi e noi in quel momento abbiamo detto ‘basta’. Le nostre strade si sono separate perché, ovviamente, la riedizione di quel centrodestra così sterile, così privo di visione, di futuro, non poteva vederci complici.

Vi presenterete da soli anche alle elezioni politiche?

Soprattutto alle politiche, anche perché se resta la soglia di sbarramento del 3%, abbiamo ottime possibilità di raggiungere l’obiettivo di entrare in Parlamento. Ma anche se fosse al 25% noi andremmo da soli….

Una questione di principio ormai

“Sì, vogliamo comunque lasciare un segno; se ci rendessimo complici del teatrino di cui parlavamo, poi non potremmo neanche più dire la nostra”

Lei converrà, però, che i vostri concorrenti “sovranisti” hanno una visibilità mediatica superiore alla vostra

Questo è chiaro, ma proprio perché sono complici di questo sistema di cose, che i media decidono  chi va a parlare in televisione e chi no. La Meloni e Salvini vengono invitati perché sono funzionali e non nemici di questa situazione. Noi si siamo i veri nemici della sostituzione del nostro popolo, per questo non ci fanno parlare.

Come pensate di sopperire alla mancanza di visibilità da parte degli organi di informazione più importanti?  Voi avete una vostra azione comunicativa sia nel rapporto diretto con i cittadini sia sul terreno web/social. Vantate un bel giornale on-line di riferimento, il Primato Nazionale, diretto da un giovane intellettuale della vostra area, che è responsabile culturale di CasaPound, Adriano Scianca, un altro che ci pare ignorato a torto dalla tv. E’ questa la strada?

 E’ evidente che noi viviamo questo tipo di isolamento a livello mediatico, però sappiamo fare di necessità virtù. Creiamo nuove forme di comunicazione, ‘prendiamo la parola’ riempiendo le città di manifesti o di striscioni, e i media sono costretti a citarci. Poi c’è una grande fortuna in quest’epoca buia che si chiama “Facebook” e, quindi, la nostra riusciamo a dirla e raggiungere gran parte, se non la totalità, degli aventi diritto al voto in questa Nazione. E’ chiaro che servirebbe un maggiore coraggio, una maggiore libertà da parte delle televisioni, dei media tutti, però sappiamo che questo è quasi impossibile, visto che la maggior parte dei quotidiani sono legati a quei centri di potere che noi combattiamo. Ad esempio l’Espresso appartiene al Gruppo De Benedetti. Il figlio di De Benedetti è il detentore della sigla “Save the Children”, che è una delle ong che opera nel Mar Mediterraneo, conducendo operazioni schiaviste, portando alla sostituzione di popolo, prendendo anche dei soldi, in Italia. Quindi, è chiaro che noi subiamo attacchi dal Gruppo De Benedetti, perché noi siamo fermamente contro l’immigrazione.

La partita oggi non è solo nazionale, è globale, in particolare europea. Probabilmente la vera sfida a livello civile, economico, politico si gioca in Europa. Voi siete molto attenti al Vecchio Continente che richiamate sempre con forza. C’è la critica naturale nei confronti delle burocrazie di Bruxelles, ma anche un legame con altre realtà simili alla vostra in ambito europeo. E’ con loro che volete “insorgere contro il fatalismo”, come dite?

Certo, perché il male che attanaglia tutti i popoli è lo stesso, quindi realtà simili, ispirate o molto vicine a Casa Pound si trovano in Francia, in Spagna, in Grecia e in molti altri Paesi d’Europa, perché le tematiche sono le stesse, come l’abbandono delle priorità di una Nazione a fronte di un’invasione controllata da centri di potere. Comunque, la nostra è una visione ‘europeista’, ma questa Unione Europea non ha nulla a che vedere con la nostra Europa.

In politica estera voi avete delle posizioni piuttosto nette anche per quanto riguarda gli scenari mediorientali e la lotta al terrorismo. Avete un aperto sostegno nei confronti del presidente siriano Bashar al Assad, che le cancellerie e la stampa occidentale descrivono come un feroce  tiranno, ma che combatte l’Isis insieme alla Russia. In Siria siete intervenuti direttamente attraverso associazioni di volontari a voi collegate, per portare aiuti.  Come leggete questa situazione così complicata e drammatica?

La situazione purtroppo è simile a quella che ha vissuto l’Italia nel  1943. Viene rappresentato il dittatore che affama il popolo, una persona cattiva, che deve essere abbattuta in nome della ‘democrazia’; in realtà si tratta di vile demagogia condita da grande ignoranza. Ci tocca ascoltare fino allo sfinimento sempre la solita filastrocca.  Assad è il legittimo Presidente della Siria ed è un uomo di popolo, uno che - tanto per dire - corre da solo, con la sua auto, inseguito disperatamente dalla scorta, quando vengono bombardate dai terroristi le case della sua gente, altro che le falsità sui civili che ci raccontano. In Siria oggi c’è un altissimo tasso di istruzione,  come eccellente è il livello della Sanità. E’ tutto statale. Parliamo soprattutto di un Paese rigorosamente laico, e, quindi, è nemico naturale di strutture medievali tipo Arabia Saudita e affini, che sono poi quelle Nazioni che finanziano il terrorismo internazionale e che vogliono, appunto, far cadere il modello di Assad, così come fecero con Saddam Hussein. Quindi noi siamo presenti in loco con la nostra onlus, che si chiama “SOL.ID”. Abbiamo portato medici e medicinali. Abbiamo consegnato anche due ambulanze e i nostri volontari sono stati accolti dai ministri siriani, sono stati intervistati dalla televisione. Tutto ciò dimostra che, nonostante in Italia ci siano dei governanti totalmente inadeguati e fuori posto, c’è un popolo che nella Siria trova un partner ideale, così come è sempre stata la Siria nei nostri confronti

In Italia invece come combattereste voi il terrorismo di matrice islamica

Innanzitutto bloccando immediatamente le frontiere, mettendo dei blocchi navali e facendo un controllo capillare su tutte le persone provenienti da certi Paesi presenti sul territorio nazionale; verificheremmo che tipo di referenze hanno, in che tipo di contesto vivono, se hanno dei precedenti e di che tipo . Insomma non daremmo tregua a chi rappresentasse una minaccia anche solo potenziale per la nostra gente. Oggi invece viviamo in una condizione assurda. Improvvisamente si sono accorti che le cosiddette ong sono un problema;  stanno ridiscutendo le autorizzazioni e forse ne saranno concesse soltanto a 12 anziché a 100. C’è gente che viene da tutta Europa per favorire gli sbarchi. E ci sono  ong che non firmano accordi governativi perché si rifiutano di far salire la polizia a bordo delle loro imbarcazioni. E’ evidente che hanno qualcosa da nascondere e oggi se ne accorgono (quasi) tutti

Parlando sempre di terrorismo e di Islam, la vostra interpretazione del fenomeno è un po’ diversa da quella, ad esempio, della Lega o di una parte della destra, che tende a semplificare un po’ troppo il problema. Escludendo che voi siate più moderati, siete più raffinati nel ragionamento?

Certo. E’ un aspetto che tengo a precisare bene: noi non vogliamo cadere nell’errore dello scontro di civiltà. Non abbiamo intenzione di applicare l’equazione islamico-terrorista; se uno vuole pregare Allah, ma rispetta la nostra cultura non è un nemico della Nazione.  Il problema è quello di un fenomeno, l’immigrazione, che deve essere gestito e controllato in tutt’altro modo, sia a livello etnico sia a livello religioso. Tornando alla Siria, Assad è musulmano; è musulmano come lo sono i suoi soldati che combattono la barbarie dello Stato Islamico.

A proposito, in materia di religione come vi ponete per quanto vi riguarda?

All’interno di CasaPound c’è libertà di culto. In questo ci ispiriamo molto all’impostazione di Roma Antica. Al primo posto c’è la Nazione, quindi si tollera tutto ciò che non è in contrasto con essa. Si può essere cattolici, musulmani, buddisti, politeisti, atei, insomma non è quello il punto centrale. Qui rappresentiamo una grossa differenza rispetto a tutti gli altri movimenti che sommariamente possiamo definire ‘di destra’, o alla stessa Lega, perché loro puntano a semplificazioni  e  letture facili quanto grezze dell’argomento perché pensano di trarne così un maggiore consenso in termini di identità e consenso, ma alla lunga una simile impostazione porterà solo ulteriori problemi.

Senta Iannone per concludere la nostra chiacchierata, alleggerendo un po’, ma non più di tanto, parliamo di musica. Lei, con il nome d’arte di Sine Vox, è la storica voce e anima degli ZetaZeroAlfa, band pressoché ufficiale di CasaPound e di riferimento per tutto il vostro ambiente umano e politico. E’ uscito pochi mesi fa il vostro nuovo album, ben sette anni dopo il precedente…

 C’abbiamo avuto tanto da fare,  Ce la siamo presa comoda… :)

S’intitola “Morimondo”, come un Paese alle porte di Milano dove sorge una storica Abbazia. C’è qualche relazione?

Sì, anche. Ci trovavamo nella zona, di passaggio in macchina,  e abbiamo visto un cartello con scritto ‘Morimondo’. Ci ha colpito il fatto che l’insegna stradale fosse crivellato di colpi d’arma da fuoco;  insomma siamo rimasti molto sorpresi perché è una cosa più da sud Italia che da Lombardia. Siccome eravamo di fretta ci siamo detti ‘Vabbeh torniamo domani, così facciamo una bella foto’.  Tornati il giorno dopo non c’erano più né il cartello né i segni degli spari. Da lì sono andato ad approfondire il significato della parola ‘morimondo’, che vuol dire ‘la montagna che sovrasta la palude’. In questo ho rivisto molto CasaPound, quindi il nome mi è sembrato perfetto. E poi ha questo suono, questa sonorità, ‘morimondo’,  che sembra un po’ una filastrocca, un po’ una promessa, un po’ una minaccia, un po’ qualcosa che sta per avvenire, che sembra un suggerire:  ‘morisse il mondo, farò quella cosa’.

Morimondo” è anche il titolo di una delle canzoni che si trovano nel cd. Parla di libertà. Un brano molto intenso con simboli, figure, messaggi, piuttosto complessi, come sofisticati sono anche altri pezzi, anche sotto l’aspetto musicale. Ci aiuti a capire.

Ci sono un po’ di esempi. Le due canzoni, secondo me più importanti nell’album, sono appunto ‘Morimondo’ e ‘A difesa della Torre’.  Protagonisti sono i due elementi fondamentali nel gioco degli scacchi, il cavallo e la torre (quelli bravi dicono che le partite a scacchi si vincono con questi due elementi). Ecco il significato: la torre come difesa e il cavallo come elemento di sorpresa, di sgomento, che è quello dell’attacco. Fatto sta che negli scacchi l’unico elemento che salta gli altri pezzi è appunto il cavallo. E il cavallo, secondo la cultura orientale, è appunto l’imprevisto,  perché corre dritto, poi, improvvisamente, decide e svolta. L’anno del cavallo, due anni fa, è stato l’anno appunto dei grandi imprevisti, dei grandi cambiamenti. Quindi c’è questo dualismo sul fatto che, mentre la torre si muove in verticale e in orizzontale, quindi in modo molto netto, chiaro, e rappresenta appunto la difesa, perché è l’elemento che si muove quasi per ultimo ed è quello sempre più vicino al Re; il cavallo è, appunto, l’attacco. Quindi, in ‘Morimondo’ si paragona il destino, il proprio destino, a quello del cavallo, un destino che è tutto ancora da scoprire, che non sappiamo dove ci porterà, ma sappiamo che tutti quanti noi abbiamo questo forte istinto verso la libertà. Che poi la libertà non è una catena spezzata, ma è l’anello stesso della catena che ti lega ai tuoi simili, ai tuoi camerati e, di fatto, nella canzone vengono nominate tutte cose che sono nostre o che abbiamo fatto o che abbiamo alla nostra portata. E, quindi, parliamo di libertà non come di qualcosa di inarrivabile, perché, di fatto, tutto quello che noi abbiamo fatto e che facciamo oggi è proprio in nome di quella libertà che ci siamo conquistati e che non siamo disposti a cedere minimamente

Se dovesse scegliere una canzone “manifesto” di ZetaZeroAlfa, di CasaPound, del vostro mondo,  quale indicherebbe?

Credo che ‘Disperato Amore’ sia la canzone che ha creato più emozione ed è forse proprio quella la più rappresentativa di CasaPound.  Anche perché riprende una storia a noi cara, quella delle squadre d’azione; una si chiamava ‘La Disperata’, proprio perché il loro amore per la Patria era veramente disperato. La canzone racconta quel momento lì, il momento in cui tu torni, dopo la guerra finita (il primo conflitto mondiale, ndr) , e trovi una Nazione allo sbando, il biennio rosso, con le violenze dei rossi, con le angherie, con un governo che comunque non era all’altezza delle aspettative della Nazione. C’è l’idea di un Risorgimento mai sviluppato fino in fondo. Per questo sono convinto sia il pezzo che meglio rappresenta tutto il Movimento, anche perché è quello che ogni volta che la suoniamo dal vivo cambia proprio l’atmosfera, si instaura qualcosa di magico attorno a noi.

Un “disperato amore” da fascisti, anche perché spesso siete incompresi, se qualcuno vi riserva tanto odio. Vi ispirate ancora a quella storia incuranti delle condanne che vi piovono addosso?

Certo, e poi, al di là dei sentimenti, se l’Italia è diventata una potenza economica e industriale all’avanguardia è stato grazie al fascismo e chi nega una realtà storica così palese è sicuramente persona in cattiva fede.

Ma, a parte le polemiche sul passato, cosa pensate di quanti vi giudicano e vi etichettano senza conoscervi davvero?

Che tanto prima o poi ci conosceranno tutti…

  • Pubblicato in Politica

Fidanza (FdI): "Noi contro il business dell'immigrazione. Nel centrodestra serve una sintesi tra sovranisti e moderati"

Ai microfoni de ilComizio.it il responsabile per gli enti locali di Fratelli d'Italia, già eurodeputato, parla di quanto emerso in alcune recenti inchieste su sbarchi e traffico di esseri umani. Le sue considerazioni su una coalizione che, se unita, è data per maggioritaria nel Paese, ma che oggi è divisa tra "populisti" ed europeisti - (VIDEO)

Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS

16°C

Milano

Mostly Cloudy

Humidity: 80%

Wind: 11.27 km/h

  • 16 Aug 2018 22°C 13°C
  • 17 Aug 2018 22°C 14°C