updated 3:55 PM CEST, Oct 21, 2017

Salvini freddo con Berlusconi: "Premier chi prende più voti? Non ho bisogno del suo permesso". E sul Milan: "Sono profondamente depresso"

"Non ho bisogno del suo permesso per chiedere il voto ai cittadini italiani per cambiare questo Paese. Ho letto che ha già fatto tutto: programma, squadra di Governo con ministri e viceministri. Se avremo tempo e modo ci incontreremo altrimenti più avanti". Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, a margine dell'inaugurazione dell'Esposizione Internazionale sull'ospitalità a Rho Fiera Milano, replica così, in modo anche un po' brusco, alle parole di del leader di Forza Italia che nei giorni scorsi, insieme al governatore lombardo Maroni, aveva parlato di piena sintonia col Carroccio anche su programma e possibile governo futuro - (VIDEO)

Pd, Renzi riparte in treno: "Puntiamo al 40% per escludere grandi coalizioni". Che schiaffo a Mdp: "Tre blocchi in gioco, immagino che ci sarà anche la sinistra estrema..."

Partito da Roma Tiburtina il tour "Destinazione Italia". In viaggio col segretario dem Delrio, Martina, Rosato, Richetti, Bonifazi e Zingaretti. Prime tappe in Lazio, Marche e Umbria. "Abbiamo fatto questo viaggio in treno per smettere di parlarci addosso ed entrare nei problemi veri degli italiani", ha spiegato l'ex premier all'Abbazia di Farfa, in provincia di Rieti. "La politica fatta in mezzo alla gente - ha aggiunto - è tutta un'altra cosa. Parla dei problemi concreti, di come rilanciare l'industria, del terremoto, di agricoltura. Campagna elettorale? È una campagna di ascolto" - (VIDEO)


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Al via dalla stazione Tiburtina di Roma il treno del Pd "Destinazione Italia", con il quale Matteo Renzi per due mesi attraverserà il Paese. "Pronto per il viaggio in treno di ascolto dell'Italia e degli italiani, buon viaggio a tutti noi", ha scritto il segretario Dem ieri mattina su Instagram, prima di giungere al binario 2 per la partenza del convoglio di cinque vagoni. Sulla livrea sono raffigurati i paesaggi della penisola, a far da sfondo alla scritta "Destinazione Italia" e al logo del Pd. Ad accompagnare Renzi nella prima tappa del viaggio c'erano i ministri Graziano Delrio e Maurizio Martina, il capogruppo Ettore Rosato, il portavoce del partito Matteo Richetti, il tesoriere Francesco Bonifazi e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Il treno ha toccato tre Regioni: Lazio, Marche e Umbria. Fara Sabina, Civita Castellana, Narni, Spoleto e Fano le stazioni di sosta.

"Iniziamo un viaggio dentro il cuore dell'Italia. Io non faccio discorsi - ha promesso Renzi a bordo - è un viaggio per prendere appunti: si impara più due ore a Fara Sabina o Civita Castellana che a stare chiusi nelle stanze tradizionali. E' un viaggio di ascolto, ma anche di impegno, perché in queste zone abbiamo fatto già qualcosa. E' semplice, tranquillo, anche molto umile: andare ad ascoltare. Si parla spesso di voto utile, io credo molto nel voto umile".

"Il Partito democratico, con tutti i suoi difetti - ha dichiarato il segretario dem - è l'unica forza politica di sinistra in Europa ancora credibile e in grado di vincere, nonostante l'atteggiamento tipico - del Pd prima della stampa - di guardare solo le cose che non vano. Ovviamente - ha detto l'ex premier - il Pd è pronto ad aprirsi al dialogo con tutti: campagna di ascolto, più che iniziativa di campagna elettorale vecchia maniera.  Sulla manovra approvata ieri, pieno sostegno al governo. Con questa legge elettorale, se passerà al Senato e speriamo che accada, se una coalizione raggiunge più o meno il 40%, avrà la maggioranza e i numeri per governare da sola. Abbiamo preso il 40% alle europee ed è stato un bel risultato, il 40% al referendum e non lo è stato. Non c'è due senza tre. Lo scopriremo solo vivendo, se guardi i sondaggi io credo che ci possa essere. La larga coalizione? Vorrei vincere le elezioni, vorremmo escludere la grande coalizione perché vinciamo noi. Non abbiamo veti verso nessuno. Punto. Ci interessa capire di cosa si discute e come si discute. Alle elezioni ci saranno centrodestra, centrosinistra col Pd come perno fondamentale ma non solo, e i Cinque stelle. La partita sarà in tre blocchi. Siamo per discutere di cose concrete e non fare polemiche con nessuno. Poi - ha aggiunto - immagino che ci sarà la sinistra estrema...". 

(Fonte: Ansa)

Berlusconi & Salvini, una telenovela all'italiana

Un duello quello tra Salvini e Berlusconi senza esclusione di colpi, botta e risposta che va dal Milan alle elezioni in Austria, in palio c'è l'ambita "leaderschip del centro destra" 


Pronti via!, prima puntata, si parte dal derby di Milano vinto meritatamente dai neroazzurri con un rigore al novantesimo minuto messo a segno da Icardi, una botta allo stomaco per il segretario leghista che in un'intervista rilasciata a Radio uno dichiara, "Ero allo stadio con mio figlio, io ho visto vincere tutto quello che c’era da vincere, ma mi dispiace per lui. Abbiamo una squadra ridicola, con un allenatore ancora più ridicolo. Nel primo tempo ha sbagliato totalmente formazione, non ha ancora capito con che modulo giocare e schiera calciatori non in forma, come Bonucci. Montella via? Sì, al suo posto prenderei la qualunque. Ancelotti? No, ha uno stipendio di 12 milioni di euro all’anno. Sarri? Berlusconi ha fatto un errore clamoroso non prendendo Sarri, che sarà di sinistra e non elegantissimo, ma deve allenare una squadra”. Poco prima invece in una intervista sempre per un programma Rai radio Uno Un giorno da pecora, aveva aperto un sommario dicendo, "A marzo sarò premier. Guardi, in questi due giorni sono stato a Padova, Vicenza e Milano. La prima cosa che ci chiedono le persone è la serietà, delle promesse non sanno più che farsene degli 80 euro, di meno tasse, di roba gratis e pim pum pam… Io penso che il programma non possa che essere qualcosa di assolutamente serio e costruito con attenzione. Di certo, io non andrò in giro per l’Italia a promettere regali (ndr, non è chiaro a chi, in questa frase faccia esplicito riferimento)... se gli italiani sceglieranno il centrodestra, all’interno potranno decidere tra la linea Merkel e una linea più rigorosa sui temi dell’immigrazione, della sicurezza e dei rapporti con l’Ue. Ricordo solo che la linea Merkel impedisce di spendere i soldi di cui l’Italia avrebbe bisogno" Ecco dunque riaccendersi le luci sul palco della Telenovelas, e in particolar modo in questa nuova puntata si parla della vittoria in Austria del centrodestra e dei nazionalisti. Il Matteo Capitano infatti dopo il sorprendente risultato dell'ultradestra di Heinz Christian Strache ha incominciato a sorridere e a alzare i toni, ma Berlusconi lo ha messo subito al suo posto e in un'intervista al corriere dice: "Sebastian Kurz, il 31enne leader del Oevp fa parte della nostra famiglia, quella del Ppe, alla quale appartiene anche Orban. Lui è il vincitore delle elezioni. Il voto in Austria conferma che, nell’Europa di oggi e di domani, è vincente e centrale soltanto una seria forza popolare e liberale. A Vienna, nessun governo potrà mai prescindere dai 62 seggi ottenuti dall’Ovp di Sebastian Kurz, che esattamente come Forza Italia si colloca nel Partito popolare europeo: la forza calma, che garantisce il buon governo e che evita passi falsi". E sulla leaderschip ribadisce, "I miei obbiettivi sono molto più ambiziosi. Nel 2013, in ventitré giorni di campagna elettorale, ho fatto ricuperare 10 punti a Forza Italia. Stavolta abbiamo davanti 5 o 6 mesi che dedicherò principalmente a questo, quindi a far conoscere agli italiani il nostro programma e a farli riflettere su chi sarà in grado davvero di cambiare l’Italia. Il vero Leader di questo centro destra sarà chi prenderà più voti, nessun altro".

Legge elettorale, Salvini replica ai Cinque Stelle: "Io venduto? Loro hanno abolito il reato di immigrazione clandestina votando col Pd..."

Non ci sta il leader leghista a prendersi dai grillini l'accusa di complicità con la maggioranza di centrosinistra per non essersi opposto al Rosatellum e alla fiducia. Ospite di Otto e Mezzo (La7) assieme ad Antonio Padellaro, risponde al M5S contrattaccando: "Se dici bianco, loro dicono nero e se dici nero, loro dicono bianco. Ma alla prova del governo a Roma, a Torino, a Livorno, a Bagheria fanno pena. Non si governa l’Italia coi no. Ai cittadini non interessa il Rosatellum" - (VIDEO)

Referendum per l'autonomia della Lombardia, via catalana e polemica "alcolica". Cecchetti (Lega) contro Brambilla (Pd): "Ha bevuto un spritz di troppo"

Il vicepresidente leghista del Consiglio regionale, Fabrizio Cecchetti, replica al capogroppo Dem al Pirellone: "Dire che la Lombardia ha imboccato la via catalana della secessione è una boiata pazzesca. Probabilmente Brambilla ha già iniziato l'aperitivo e bevuto uno spritz di troppo, altrimenti non si spiega come possa aver dichiarato una simile sciocchezza. Ormai lo sanno anche i muri che il referendum del 22 ottobre è perfettamente legale tanto che nel quesito è richiamata la Costituzione e l'unità del Paese. La verità è che il Partito Democratico è in totale confusione: da una parte ci sono i sindaci che, conoscendo i problemi del territorio, andranno a votare convintamente sì e dall'altra ci sono i dirigenti di partito come Brambilla che ragionano con logiche politiche vecchie di decenni e si inventano bugie sul referendum. L'autonomia è una cosa seria – conclude Cecchetti – e una grande vittoria del sì non solo porterà benefici ai cittadini lombardi, ma sarà positiva per tutto il Paese perché permetterà ai territori di gestirsi e decidere sul proprio futuro con meno vincoli da Roma e da Bruxelles"

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Referendum, Cecchetti (Lega) a Brambilla (Pd): "Ha bevuto uno spritz di troppo, autonomia fa bene a tutto il Paese"

Referendum per l'autonomia lombarda, Formigoni attacca Maroni: "Portammo il federalismo a Palazzo Chigi, ma la Lega bloccò tutto. Ora il quesito è banale"

La polemica durante la prima puntata del programma "Siamo italiani" condotta da Roberto Poletti e in onda sul canale 62 del Digitale terrestre: "La domanda è del tipo 'Vuoi bene alla mamma?'. Ma chi risponderebbe di 'no'? E dopo che diciamo 'sì' cosa mai dovrebbe succedere?" - (VIDEO)


Intervento polemico dell'ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, nei confronti del suo successore leghista Roberto Maroni, sul referendum consultivo per l'autonomia regionale in programma del prossimo 22 ottobre. L'attacco è stato sferrato durante la prima puntata di "Siamo italiani", il nuovo programma di attualità e politica del canale 62 (TopCalcio) voluto da Intelligo Tv e condotto da Roberto Poletti.

"Avevamo già fatto tutto durante il mio mandato - ha detto Formigoni – e la nostra Regione era già pronta per gestire autonomamente 12 competenze, mancava solo l’assenso del Governo. Ma con mio grande stupore, nel momento in cui a palazzo Chigi arrivò la Lega, la stessa ci mise i bastoni tra le ruote e non se ne fece nulla".

"Oggi – continua il 'Celeste' – Maroni ripropone con il suo referendum le stesse cose ma in maniera molto più banale, senza individuare realmente gli aspetti sui quali ottenere l’autonomia. La domanda – termina – è del tipo ‘vuoi bene alla mamma?’ Ma chi risponderebbe di ‘no’? E dopo che il ‘sì’ cosa mai dovrebbe succedere?".

Stato unitario, stato federale e stato confusionale: Salvini e Meloni tra selfie, pugnalate e capriole

L'asse "sovranista" tra la Lega di Matteo e i Fratelli d'Italia di Giorgia non smette di stupire in quanto a contraddizioni e soprattutto paradossi. Mentre il leader del Carroccio post padano si barcamena tra aspirazioni "nazionali" e rendita nordista, la presidente degli eredi di An prima accoglie l'alleato ad Atreju con sorrisi e abbracci e poi boccia i referendum autonomisti di Lombardia e Veneto spinti dai leghisti. Il "Capitano" milanese simpatizza con l'indipendentismo catalano, ma si guarda bene dal riproporre la stessa via a casa sua: "Da Barcellona una forzatura, noi non vogliamo tornare indietro". La capa romana della destra, dichiarando che non voterebbe alla consultazione del 22 ottobre, fa infuriare Maroni che minaccia conseguenze sulla giunta regionale e subisce la presa di distanza dei rappresentanti lombardi del suo partito che stanno col governatore. Insomma un caos imbarazzante e i vertici populisti rischiano di perdere il popolo, qualunque accento abbia


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Rassegna stampa sull'argomento:

 

Patricia Tagliaferri  - ilGiornale

 

Prime crepe visibili sull'asse sovranista Lega-Fratelli d'Italia dopo le esternazioni di Giorgia Meloni sulla sua contrarietà al referendum per l'autonomia promosso dalla Lombardia.

Dichiarazioni per niente gradite dai leghisti, che provocano anche divisioni in Fdi. «Se fossi tra i chiamati al referendum non ci andrei, è solo propaganda», dice la Meloni invitando gli elettori ad astenersi e irritando parecchio il governatore lombardo Roberto Maroni, spinto a mettere in discussione la compattezza del centrodestra a partire proprio dall'alleanza con cui governa il Pirellone. «C'è un problema perché queste dichiarazioni sono negative, sbagliate e molto pesanti. E siccome il referendum è una cosa importante, sia sul piano politico sia su quello istituzionale, mi riservo di valutare queste dichiarazioni sul piano della lealtà dell'alleanza di governo. Non posso far finta di niente», attacca il presidente della Lombardia, seppur precisando che «Fdi ha sostenuto lealmente e sostiene il referendum in Lombardia».

Troppa alta la posta in gioco per la Lega per lasciar correre, soprattutto perché sarà il numero dei votanti a fare la differenza in questo referendum senza quorum. L'uscita della Meloni, così, fa esplodere una dicotomia che c'è sempre stata tra la Lega e le sue ambizioni federaliste e Fratelli d'Italia e la sua idea di patria, seppur sopita dalle reciproche ambizioni sulla leadership. Maroni, principale sponsor del referendum lombardo, non si trattiene, spalleggiato dal segretario della Lega, Matteo Salvini («la Meloni ha toppato»). Anche la base e i quadri leghisti insorgono, sfogandosi sui social contro l'alleata «franchista». Nella posizione della presidente di Fratelli d'Italia qualcuno vede un percorso di allontanamento da Salvini e di riavvicinamento a Berlusconi.

Si vedrà. Intanto, però, a parte Ignazio La Russa che la appoggia («non vorrei che la polemica nei confronti del leader di un partito alleato sia in realtà frutto di questioni tutte interne alla Lega sul significato e sulla valenza del referendum»), anche il partito della Meloni si spacca, con l'assessore lombardo al Territorio, Viviana Beccalossi, che si schiera con Maroni sottolineando che in Lombardia, così come in Veneto, il suo partito ha fornito un sostegno «convinto» al sì referendario votando nelle sedi istituzionali e in quelle degli organi di partito documenti ufficiali che lo certificano.

È chiaro, insomma, che al Nord Fdi avrebbe preferito da parte della loro leader un approccio più soft nei confronti di un tema così sentito. «Il referendum, come più volte abbiamo fatto presente a Giorgia Meloni e all'ufficio di presidenza di Fratelli d'Italia, mai mette in discussione l'unità nazionale», sottolinea la Beccalossi, ricordando che «lo scorso luglio al coordinamento nazionale Fdi duecento amministratori eletti hanno elaborato e votato all'unanimità un ordine del giorno a sostegno del Sì», trovando una sintesi tra i valori di un partito di destra con i principi federalista. «Se da allora qualcosa è cambiato a me non è stato comunicato», insiste l'assessore su Facebook.

Ma il «fuoco amico» arriva soprattutto dai leghisti. Tra i più critici l'assessore maroniano Gianni Fava: «Evitino di parlare a vanvera di ciò che non conoscono: il Nord. Se Fratelli d'Italia considera sinceramente la Lega un alleato, difetta della conoscenza della principale qualità di un'alleanza, il rispetto».


Alberto Mattioli - La Stampa

 

Matteo Salvini, che differenza c’è fra il referendum della Catalogna e quello prossimo venturo, il 22, di Lombardia e Veneto?  

 «Totale. Il voto catalano è stato una forzatura. Quello lombardo e veneto è previsto dalla Costituzione. Si chiede semplicemente di applicare un articolo della Carta, il 116, che prevede che si possano affidare in toto alle Regioni venti competenze, e altre tre in maniera parziale».  

Tipo?  

«Tipo la scuola, così avremmo una buona volta dei concorsi per insegnanti su base regionale. E, per dire, nella classe di mio figlio non si sarebbe ancora una cattedra scoperta come succede attualmente». 

Però il referendum è solo consultivo. Se anche doveste vincerlo, potrebbe non cambiare nulla.  

«Anche il voto sulla Brexit era consultivo, però ha fatto la storia. Se vinceremo, il segnale politico sarà fortissimo. Vuol dire che dal giorno dopo Maroni e Zaia avranno il mandato di trattare con Roma. E non a nome degli elettori leghisti, ma di tutti i lombardi e i veneti». 

Bene: mettiamo allora che Roma, com’è molto probabile, di trattare non abbia alcuna intenzione. Che fareste?  

«Io non mi illudo certo che dal 23 ottobre cambi tutto. Il governo, che già conta poco, a quella data conterà ancor meno, anche perché sarà alle prese con la legge di bilancio. Non sarà Gentiloni a trattare. Sarà chi verrà dopo di lui, a febbraio-marzo. E non potrà ignorare il voto popolare». 

Sembra molto ottimista.  

«In Veneto è richiesto il quorum del 50% più uno dei votanti, in Lombardia no. A tutti ripeto: andate a votare. Anche perché, a differenza di quel che è successo a Barcellona, la polizia aiuterà la gente a entrare nei seggi, non la prenderà a manganellate». 

 L’effetto Catalogna non rischia di rilanciare dentro la Lega la vecchia anima separatista?  

«Io giro molto, in tutta Italia e in tutto il Nord. E mi sembra che sia chiaro a tutti che l’assetto migliore per il Paese sia quello federale. Insomma, non ci sono nostalgie per la Padania. Portiamo a casa questi referendum, intanto. È una partita importante anche dal punto di vista economico. Il residuo fiscale della Catalogna è di otto miliardi. Otto miliardi che manda a Madrid più di quelli che le tornano indietro. E sa qual è quello di Lombardia e Veneto?» 

 Scommetto che vuol dirmelo lei.  

«Settanta miliardi: settanta. Occupiamoci di obiettivi concreti e possibili. E il modo migliore di arrivarci è per via pacifica e democratica». 

 In Catalogna come finirà?  

«Che si troverà un accordo. O almeno lo spero, anche se al solito la Ue non conta nulla e non fa nulla. Potrebbero chiedere una mediazione a Putin. In Catalogna ci sono state due forzature. E certo, il comportamento del governo spagnolo è stato indegno. Le bastonate e i proiettili di gomma sulla gente inerme che voleva solo votare mi hanno disgustato. A Madrid sono o pazzi o sbronzi». 

 Insomma, lei tifa per i catalani.  

«Io tifo perché la gente possa scegliere. Anche in Lombardia e in Veneto». 


Americo Mascarucci - Intelligonews

 

Sovranismo contro autonomismo, ora il centrodestra deve affrontare e risolvere anche lo scontro interno innescato dalle dichiarazioni della leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni che ha invitato all'astensione sui referendum autonomisti di Lombardia e Veneto del 22 ottobre. Il Governatore lombardo Roberto Maroni ha minacciato la rottura dell'alleanza con FdI alla Regione, anche in vista delle elezioni di primavera. E anche fra i dirigenti lombardi e veneti del partito della Meloni si è registrata nelle ultime ore una levata di scusi nei confronti della leader nazionale, come dimostrano anche le dichiarazioni rilasciate ieri ad Intelligonews da Viviana Beccalossi assessore della giunta Maroni. La quale a invitato la Meloni ad un confronto per poterle spiegare i motivi per cui lei e i dirigenti regionali del partito voteranno sì al referendum.

LA MELONI REPLICA
 
A chi accusa la leader di Fratelli d'Italia di mettere a rischio l'unità del centrodestra, la Meloni risponde secca: "Una cosa fatta così, rischia di disgregare piuttosto che riaggregare. Non penso a una rottura col centrodestra - ha risposto intervistata da Agorà, il programma di RaiTre - ai dirigenti di Fratelli d'Italia in Lombardia e Veneto ho lasciato libertà di muoversi come ritengono ma io devo porre il problema di cosa questo generi a livello nazionale. La posizione che ho tenuto sul tema dell'autonomia  è coerente con la storia della destra italiana che ha sempre difeso il valore della patria e dell'unità nazionale". Sul rischio che i referendum in Lombardia e Veneto possano essere accomunati a quanto sta accadendo in Catalogna, Meloni ribadisce la posizione del suo partito, opposta a quella del Carroccio. " In Catalogna non c'è una spinta sovranista. Io non sono mai stata una sostenitrice delle spinte indipendentiste che sono un modo per indebolire le libertà dei popoli. La Catalogna indipendente sarebbe più debole".
 
L'ASSE CON SALVINI
 
C'è chi vede dietro l'intervento della Meloni una spinta ad occupare lo spazio di Salvini e quindi sottrarre al Carroccio i voti dei sovranisi. Non è certamente un mistero il fatto che la linea autonomista di Maroni-Zaia si presenti per certi versi alternativa a quella sovranista di Salvini che non a caso sta cercando di trasformare la Lega in movimento nazionalista e non più soltanto nordista come era invece la Lega di Bossi. Salvini si trova costretto a sostenere il referendum per non compromettere la tenuta del partito e dare linfa alla fronda settentrionale capeggiata proprio da Maroni e Zaia ma in cuor suo forse è consapevole di come questi referendum mettano in difficoltà la sua svolta sovranista. La Meloni forse lo ha capito e sta approfittando del caos interno al Carroccio per rafforzarsi all'interno del centrodestra? 
 

Salvini, milanista inquieto, boccia Montella: "Squadra senza palle. Avrei voluto Sarri". E per lo scudetto vota Napoli

Ai microfoni di TMW il leader leghista, noto e sfegatato tifoso rossonero, dopo la sconfitta di Genova, ha criticato le prove e l'atteggiamento dei giocatori, senza risparmiare il tecnico: "La prestazione contro la Sampdoria è stata imbarazzante. Doppiamente imbarazzante vedendo le reazioni in panchina. Una squadra davvero moscia. Potevo essere anche io il mister e non sarebbe cambiato nulla. Perché tenere in panchina tutti i nuovi acquisti? E non si può pensare che influisca, ad esempio, se i giocatori mangino carne o pesce. Contro Samp e Lazio non abbiamo visto palla e se continua così contro la Roma dovremmo andare allo stadio con il pallottoliere. Mi auguro soltanto che, se queste criticità dovessero continuare, già a novembre si prendano provvedimenti seri"


Matteo Salvini, politico e tifosissimmo del Milan, ha parlato ai microfoni di TMW Radio su Tribuna Stampa per commentare le recenti prestazioni dei rossoneri di Montella.

Cosa sta succedendo al Milan, viste le ultime debacle?
"Non so cosa ci sia dietro le quinte, soprattutto dopo la decisione dell'esonero del preparatore. La prestazione contro la Sampdoria è stata imbarazzante. Doppiamente imbarazzante vedendo le reazioni in panchina. Una squadra davvero moscia. Potevo essere anche io il mister e non sarebbe cambiato nulla. Perché tenere in panchina tutti i nuovi acquisti? E non si può pensare che influisca, ad esempio, se i giocatori mangino carne o pesce. Contro Samp e Lazio non abbiamo visto palla e se continua così contro la Roma dovremmo andare allo stadio con il pallottoliere. Mi auguro soltanto che, se queste criticità dovessero continuare, già a novembre si prendano provvedimenti seri".

L'ha convinta l'onerosa campagna acquisti estiva?
"Negli anni scorsi la campagna acquisti è stata ridicola. Sono stati presi giocatori che mio figlio al Fantacalcio avrebbe pagato -1! Fortunatamente quest'estate la situazione è stata migliore, ma allo stesso tempo le responsabilità sono aumentate vedendo il livello dei nuovi. Abbiamo fatto bene contro squadre da terza categoria, mentre contro gruppi organizzati non abbiamo visto palla".

Come vede la classifica a fine anno?
"Lì davanti vedo favorito il Napoli, soprattutto se l'ambiente reggerà le pressioni e se aiuterà la squadra. Sarebbe un disastro per noi arrivare settimi o ottavi. Sarri al Milan? Mi sarebbe piaciuto moltissimo. Sono cresciuto a pane, Baresi e Van Basten quindi il confronto tra lui e Sacchi ci sta. Magari Sarri non è imbellettato, ma è efficace e in panchina sa leggere le situazioni".

Le è piaciuta l'uscita di Fassone nel post partita di Genova?
"Senza fare demagogia, i giocatori devono tirare fuori le palle! Fassone ha fatto benissimo ad ammonire tutti quanti, dal mister ai ragazzi che vanno in campo. Prendono stipendi da capogiro e non possono permettersi certe figure".

(Fonte: tuttomercatoweb.com)

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