updated 2:25 PM UTC, Oct 17, 2018

In Italia 5 milioni di poveri, il dato peggiore dal 2005. Quasi la metà sono al Sud. Indigente uno straniero su tre (irregolari esclusi ovviamente)

In Italia nel 2017 c'erano 5 milioni di persone in condizione di povertà assoluta. Si tratta del dato più alto dal 2005 sia in termini di famiglie (1,778 milioni, pari al 6,9% delle famiglie residenti) che in termini di singole persone (8,4% dell'intera popolazione). Lo riferisce il presidente facente funzione dell'Istat, Maurizio Franzini, nell'audizione sulla Nadef davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. La povertà colpisce nel dettaglio il 6,2% dei cittadini italiani (3 milioni 349mila) e il 32,3% degli stranieri (pari a 1 milione e 609mila individui). Inoltre, l'analisi territoriale mostra che quasi la metà degli individui in povertà assoluta sono residenti nel Mezzogiorno, con un’incidenza del 11,4% sulla popolazione; al Centro e nel Nord l’incidenza è simile, pari rispettivamente al 5,1 e 5,4%. Nel Mezzogiorno il fenomeno interessa il 10,2% degli italiani e il 40% degli stranieri, la cui consistenza numerica è tuttavia estremamente ridotta.

(Fonte: Adnkronos)

Via libera al decreto sicurezza, Salvini scatenato: "Stop alle richieste di asilo dopo condanna in primo grado e chiusura di tutti i campi rom entro fine legislatura"

Il consiglio del Ministri ha approvato il decreto Salvini in materia di sicurezza e immigrazione. "Per i richiedenti asilo - ha annunciato il ministro dell'Interno - lo stop alla domanda si avrà in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado". Con "un passaggio - ha precisato il premier Giuseppe Conte - anche all'autorità giudiziaria". Il leader leghista annuncia il pugno di ferro anche sugli insediamenti dei nomadi anche se non vi sono misure ad hoc all'interno del provvedimento perché altrimenti "sarebbe scoppiato il putiferio"


Via libera del Consiglio dei ministri al dl Salvini. Dopo circa un'ora di discussione, è stato approvato il decreto che contiene le norme sulla sicurezza e sull'immigrazione. "Sono felice", scrive su Facebook il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini. "Un passo in avanti - sottolinea - per rendere l'Italia più sicura".

Parlando al termine del Cdm, il leader della Lega dice: "Il decreto è stato approvato all'unanimità, poi si potrà arricchirlo, ho accolto proposte che modificheranno il testo, un testo che non è blindato". "Sono state smentite le potenziali e inesistenti polemiche che sarebbero state alla base di questo decreto", sottolinea. "Si tratta - continua - del dl più condiviso, più modificato, più aggiornato nella storia almeno di questo governo, sono contento".

Parlando in conferenza stampa delle misure contenute nel dl, il vicepremier spiega: "Per i richiedenti asilo la sospensione della domanda d'asilo è prevista in caso di pericolosità sociale o in caso di condanna in primo grado". Il ministro dell'Interno dice di essersi ispirato, per la stesura della norma, a un episodio di cronaca, ovvero quella degli autisti di autobus "massacrati" a Como. "Se il questore valuterà particolarmente pericoloso un richiedente asilo - sottolinea -, potrà sospendere la domanda". "C'è anche un passaggio all'autorità giudiziaria - puntualizza Conte - perché collegata al Cpr" ovvero al Centro di permanenza per il rimpatrio.

Salvini annuncia poi: "La protezione umanitaria viene normata con sei fattispecie specifiche, non ci sarà più la libera interpretazione del singolo". "Avremo un riconoscimento dei diritti dei profughi veri", assicura. Il ministro snocciola le sei fattispecie previste, "che daranno luogo a una protezione oggettiva e non soggettiva": si tratta delle "vittime di grave sfruttamento lavorativo, vittime di tratta, vittime di violenza domestica, vittime di gravi calamità naturali, necessità di cure mediche, protagonisti di atti di particolare valore civile".

Rispondendo a chi gli chiede quale sarà il futuro dei centri Sprar e se verranno ridimensionati, il vicepremier dice: "Continueranno ad esistere ma limitatamente ai richiedenti di protezione umanitaria e ai minori accompagnati". "Da quando sono ministro - riferisce - abbiamo ridotto di circa 20 mila unità le presenze in tutti questi tipi di strutture. Coloro che sono nel giusto come amministratori locali e come i profughi non hanno nulla a che temere da questo provvedimento".

Il responsabile del Viminale precisa poi che all'interno del provvedimento varato non ci sono misure ad hoc sui rom ("altrimenti sarebbe scoppiato il putiferio") ma sottolinea come l'obiettivo sia "campi rom zero" entro "fine legislatura". Riguardo alla tempistica, Salvini assicura che il dl su migranti e sicurezza sarà inviato al presidente della Repubblica un'ora dopo il decreto Genova, che, come spiegato dal premier, dovrebbe arrivare "al Quirinale già domattina".

Parlando del decreto Salvini appena approvato, Conte chiarisce che "c'è già interlocuzione, a livello massimo e di strutture tecniche" con il Colle. "Quando c'è un decreto - spiega -, fa parte del galateo istituzionale che si preannunci al Quirinale, questo è stato fatto in via informale". Poi dice: "Non voglio tirare per la giacca il capo dello Stato, dicendo che lo ha approvato, avrà tutto l'agio per fare eventuali rilievi".

Su migranti, Conte assicura: "Non cacciamo dall'oggi al domani nessuno, rendiamo più efficace il sistema per i rimpatri". "Non smantelliamo alcunché - sottolinea - rileviamo che la protezione umanitaria che doveva essere marginale è arrivata al 25%". "Se non governiamo la realtà, la realtà ci sopravanza", osserva.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Immigrazione, anche in Germania "è tempo di regole chiare e dure"

Nella disputa sulla protezione delle frontiere esterne dell'Europa e una politica comune in materia di asilo, il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer (CSU) realizza un piano per proteggere le frontiere della nazione. 


In una lunga conversazione telefonica, tra Matteo Salvini e il ministro dell'interno Horst Seehofer hanno raggiunto un "accordo completo" in materia di sicurezza e politica migratoria. L'obiettivo è di non perdere più tempo. Seehofer ha invitato il segretario della Lega a un incontro a Berlino per meglio definire un piano comune.

Il ministro federale dell'Interno Seehofer, ha posticipato la presentazione del suo piano generale sulla politica di asilo e la migrazione al governo tedesco, viste le continue divergenze con il cancelliere Angela Merkel (CDU).

A differenza dei suoi predecessori, Seehofer non parteciperà al summit in materia di "integrazione" voluto dalla cancelliera, al suo posto un portavoce, il sottosegretario di Stato parlamentare Marco Wanderwitz. 

"Il piano di  Seehofer prevede il blocco dei migranti al confine, anche con la forza"

Il piano di Seehofer è quello di rifiutare i migranti, che hanno già agito come richiedenti asilo in un altro paese europeo e sono quindi registrati nel file di impronte digitali Eurodac, per questo, tutti i rifugiati dovrebbero essere imprigionati alla frontiera. La Merkel invece fa affidamento su soluzioni europee più miti e mette in guardia il suo governo contro lo sforzo solistico tedesco.

Nel frattempo, il governo bavarese si dice pronto a dare fiducia al ministro degli Interni e quidi approvare la sua risoluzione: "Siamo fermamente convinti che la Germania debba agire, per legge e ordine. È finalmente tempo di regole chiare in Germania", ha dichiarato il primo ministro Markus Söder (CSU) dopo la riunione di governo tenutasi a Monaco la scorsa settimana. Il piano generale per la nuova regolamentazione dell'immigrazione, sviluppato dal capo della CSU Seehofer è secondo molti esponenti del governo tedesco, una buona base da cui partire per riguadagnare la fiducia perduta nello stato di diritto. "La verità sull'asilo è anche al confine", ha sottolineato Söder. "Per questo, ci devono essere rifiuti direttamente ai confini della nostra nazione, così da evitare inutili costi per la nazione. La Germania potrebbe impostare un segnale europeo per porre fine al turismo d'asilo", ha affermato ancora Söder,  che continua "Cruciale in questo contesto è che non abbiamo bisogno di nuove leggi, ma solo una legge valida che deve essere applicata coerentemente. Le nostre idee non sono esagerate e moralmente difendibili".

Polemica sul "Acquario"

Il ministro degli Interni italiano Matteo Salvini lunedì in una conferenza stampa sul caso della nave rifugiata "Aquarius"
Il ministro degli interni Matteo Salvini lunedì in una conferenza stampa sul caso della nave "Aquarius"
Immagine: EPA 

Anche il nuovo governo in Italia è nella politica dei rifugiati per una linea dura, chiudendo di fatto i porti italiani alle navi dei rifugiati. Il caso della nave di salvataggio "Aquarius" con 629 persone a bordo ha portato a una disputa con Malta sulle funzioni di ammissione. Recentemente, sia il governo spagnolo che il governo regionale della Corsica si sono offerti di accogliere i rifugiati.

In vista della drammatica situazione della nave "Aquario", il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha invitato gli Stati membri a unire le forze. "Dobbiamo smettere di morire nel Mediterraneo", ha detto martedì davanti al Parlamento europeo a Strasburgo. I capi di stato e di governo al loro vertice di fine giugno dovrebbero "adottare finalmente una politica comune in materia di asilo". 

Nella realtà quello di cui c'è bisogno è un "piano di investimento realistico per l'Africa", i giovani africani hanno bisogno di avere una prospettiva di vita nei loro paesi troppo duramente messi alla prova da una politica di conquista e sfruttamento anche europea. In considerazione della situazione in Africa, "non possiamo credere che recinzioni e muri siano la soluzione definitiva."

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Aggressioni sui treni, in Lombardia un bollettino di guerra. Infatti c'è chi vuole l'esercito... Parla il governatore Fontana (VIDEO)

Dopo la serie di violenze compiute da immigrati a bordo di treni lombardi ai danni soprattutto del personale ferroviario da più parti si chiede una reazione forte. La richiesta di impiegare sulle linee anche i militari è stata appoggiata dall'assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti, Claudia Terzi. Oggi lo stesso presidente della Regione, Attilio Fontana, non ha escluso l'ipotesi. Ecco cosa detto ai nostri microfoni

Violenze sulle donne, Meloni: "Quando sono compiute da immigrati sinistra e femministe tacciono. E' un cortocircuito culturale"

La presidente di Fratelli d'Italia parla a margine di un appuntamento elettorale in Sicilia e attacca: "Se i protagonisti degli abusi sono stranieri cala il silenzio di certe istituzioni. A chi per anni ha denunciato lo sfruttamento del corpo femminile e di fronte a questi abusi non prende posizione dico: se non ora, quando?" - (VIDEO)

Il fratello dell'attentatore di Marsiglia arrestato a Ferrara: tunisino, ex combattente dello Stato islamico in Siria, era sbarcato in Sicilia nel 2014

Era stato proprio Anis Hannachi a indottrinare Ahmed, il terrorista che il primo ottobre ha accoltellato a morte due donne nel nome di Allah alla stazione della città portuale francese. Giunto sulle nostre coste tre anni fa, fu espulso dopo aver fornito false generalità come ha fatto davanti agli agenti che lo hanno fermato ieri sera. Un passato da Foreign Fighter dell'Isis, aveva appoggi in Emilia - (VIDEO)


Anis Hannachi, 25enne tunisino, fratello dell'attentatore che ha ucciso due donne a Marsiglia (nella foto sotto l'uomo neutralizzato dagli agenti francesi e il corpo di una vittima a terra), è stato arrestato a Ferrara dai poliziotti della Digos di Bologna. Dopo una vasta attività investigativa, coordinata dal Servizio centrale per il contrasto del Terrorismo, è stato eseguito un mandato di arresto europeo emesso in Francia.

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Quello del 25enne è un passato da Foreign Fighter in Siria e in Iraq e un presente da fuggitivo tra Francia e Italia che gli aveva provocato anche dei sentimenti di "stanchezza, disagio e turbamento": cosa quest'ultima che preoccupava non poco gli investigatori italiani, avvertiti della sua presenza in Italia.

PRESO IN BICI - La sua presenza nel nostro Paese era stata segnalata dalle autorità francesi, che ipotizzavano il suo arrivo già dal 27 settembre scorso. Le sue tracce in Liguria il 4 ottobre scorso, successivamente è stato localizzato a Ferrara, dove sabato sera è stato arrestato dalla Polizia mentre, di notte, percorreva in bicicletta le vie della città.

NON COLLABORA - "Per il momento non collabora", precisa il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti. Allo stato attuale delle indagini, "non emergono segnali riguardanti la possibile pianificazione di atti sul nostro territorio", spiega poi il direttore del servizio centrale antiterrorismo Lamberto Giannini.

RADICALIZZAZIONE - L'indagine che ha portato all'arresto di Hannachi "promette di avere interessanti sviluppi", ha rilevato Roberti. E Francesco Caporale, procuratore aggiunto di Roma, ha ricordato che "l'attentato di Marsiglia risale al 1 ottobre", quindi l'inchiesta è "appena avviata". Dalle prime risultanze emerge però che sarebbe stato proprio Anis a 'radicalizzare' verso un percorso jihadista il fratello Ahmed, autore dell'attentato di Marsiglia.

LA STRUTTURA - Hannachi era giunto una prima volta in Italia nel 2014. Identificato, era stato espulso "ma all'epoca non aveva dato segni di radicalismo religioso", ha precisato Giannini. "Se dovessero essere confermati i primi risultati delle indagini - ha rilevato il generale Pasquale Angelosanto, Comandante del Ros carabinieri - ci troveremmo di fronte ad una struttura organizzata su base familistica".

SENZA DOCUMENTI - Hannachi, ha spiegato Claudio Galzerano, direttore della divisione antiterrorismo internazionale dell'Ucigos, è stato fermato sabato notte dalla Polizia mentre andava in bicicletta per le strade di Ferrara. "Era senza documenti, ha detto di essere algerino" e si trovava in città da pochi giorni.

NESSUNA CELLULA - "Era a Ferrara perché evidentemente ha degli appoggi - ha spiegato il Questore di Ferrara, Antonio Sbordone - ma per il momento non possiamo ipotizzare che esista una cellula ferrarese". E' stato arrestato per partecipazione ad associazione terroristica e complicità nell'attentato di Marsiglia, nei pressi della Gare de Marseille-Saint-Charles.

IL RISERBO - La sua cattura è stata resa possibile grazie alle informazioni fornite dalle autorità francesi e ottenute dagli investigatori italiani, anche grazie alle intercettazioni del suo telefono. Il giovane non ha opposto resistenza ma ha tentato di dare false generalità, come anche fece al suo arrivo nelle coste siciliane, nel 2014, e fu espulso. Le indagini proseguono nel più stretto riserbo.

(Fonte: Adnkronos)

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L'ATTENTATORE VISSE IN ITALIA. IL PERMESSO DI SOGGIORNO E IL MATRIMONIO CON UN'ITALIANAAhmed Hanachi, era stato arrestato e rilasciato dalla polizia francese solo il giorno prima e fino a tre anni fa viveva in Italia. Lo hanno rivelato Le Monde e il settimanale Le Point. In particolare è emerso che il trentenne, con passaporto tunisino, era arrivato in Italia dalla Francia nel 2006, si era insediato ad Aprilia e aveva sposato un'italiana da cui poi aveva divorziato. La prima rivelazione è che l'assassino, che ha urlato "Allah u akbar" mentre accoltellava i passanti, era stato fermato sabato a Lione con l'accusa di taccheggio e di aver partecipato ad alcune rapine nella città, ma era stato rilasciato per insufficienza di prove malgrado non avesse un valido permesso di soggiorno. La procura di Roma aprirà a breve un'indagine contro ignoti, e per associazione con finalità di terrorismo, legata alle verifiche avviate sulla rete di contatti in Italia di Hanachi.

Dal 2009 al 2017 Hanachi avrebbe beneficiato di un permesso di soggiorno in Italia, scaduto a gennaio scorso e di cui avrebbe chiesto il rinnovo. L'uomo, secondo quanto riferito ieri dal procuratore francese anti-terrorismo François Molins, era noto per piccoli reati comuni ai servizi di polizia dal 2005, con sette identità diverse: una di queste lo identificava come Ahmed H., nato in Tunisia nel 1987. Era stato fermato il 29 settembre a Lione per furto e rilasciato poi il giorno successivo, cioè 24 ore prima dell'attacco, per mancanza di prove. Alla polizia aveva esibito un passaporto tunisino e dichiarato di vivere a Lione, di essere senzatetto, divorziato e con problemi di droga. Stando a una fonte vicina al dossier, citata sempre dai media francesi, l'uomo, che ha dichiarato di essere entrato in Francia nel 2003, nel 2005 era stato fermato e ricondotto alla frontiera dal prefetto del Var, prima di essere rimesso in libertà dopo due giorni, per mancanza di posti nel centro di identificazione ed espulsione e per un problema con il documento di identità.

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