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updated 4:18 PM UTC, Jan 20, 2018

Movimento 5 Stelle, Di Battista si congeda dal Parlamento e attacca tutti: da Renzi a Gentiloni, da Napolitano a Salvini. E battibecca con la Boldrini

Il vulcanico "portavoce" grillino ha tenuto quello che dovrebbe essere il suo ultimo intervento alla Camera dei Deputati. Lo ha fatto a modo suo senza risparmiare nessuno. Agli avversari che lo deridevano ha replicato: "Vorrei ricordare che anche per molti di voi saranno gli ultimi giorni. E non per decisioni personali, ma per scelta del popolo italiano" - (VIDEO)


Alessandro Di Battista, popolarissimo esponente del Movimento 5 Stelle ha tenuto quello che, con ogni probabilità sarà il suo ultimo intervento alla Camera dei Deputati. Un discorso quello di "Dibba" tutto all'attacco. Eccone alcuni passaggi.

Il commiato al veleno: "Questo molto probabilmente sarà il mio ultimo discorso in Parlamento per questa legislatura. Vorrei ricordare che anche per molti di voi si tratta degli ultimi giorni in Parlamento: non per decisioni personali ma per un'unica decisione del popolo italiano, che non vi voterà più".

L'attacco alla classe politica: "Avete fallito in questi 5 anni. Avete provato a ostacolare un cambiamento: quello che voi definite ‘populismo’ ma che in realtà è solo voglia di cambiare le cose. Siamo passati dall'arroganza di Renzi all'irrilevanza di Gentiloni, ma non ce l’avete fatta nemmeno in questo caso, perché il Movimento 5 Stelle è più forte oggi del 2013".

Il Pd e Alfano: "Avete provato a fare una legge elettorale contro il M5S, l'unica forza politica che non fa le alleanze. Salvo vedere poi che siete voi a non riuscire a fare un’alleanza. Nessuno vuole andare più col Partito democratico, è incredibile: pure Alfano ha mollato il Pd. E' umiliante essere rifiutati da Alfano…".

Contro Salvini: "Si scaglia contro la legge Fornero e poi va a braccetto con Berlusconi e Meloni, che quella legge l’hanno votata. Il Movimento 5 Stelle è riuscito a crescere: siamo la prima forza politica del Paese e se il popolo italiano lo vorrà riusciremo finalmente a prendere le redini del governo".

Anpi... margini di peggioramento. Ovvero il 25 aprile e la tristezza della polizia schierata al camposanto

Milano - Dopo giorni di pressioni da parte dell'associazione partigiani, ecco le disposizioni di questura e prefettura sulle commemorazioni dei caduti della "parte sbagliata": vietati assembramenti al Cimitero Maggiore, agenti mobilitati in forze e minacce di denunce per "apologia di fascismo". Cosa c'è dietro tutto questo livore da anni '70?


Se volete sparateci pure, si spera solo moralmente. Ma proprio non ci piace il teatrino che è stato messo in piedi a Milano in questi giorni attorno alla "festa della Liberazione".

Non ci piace che la Brigata Ebraica abbia bisogno della scorta e di un cordone di protezione per partecipare al corteo antifascista che partirà a Porta Venezia per arrivare in Piazza Duomo, in quanto l'incolumità dei suoi rappresentanti sarebbe messa in pericolo dall'astio di altri antifascisti.

Non ci piace nemmeno che l'Associazione nazionale partigiani italiani (composta in massima parte da gente che "non aveva l'età"), in compagnia dei più influenti centri sociali della città, per giorni abbia letteralmente stalkerato, pare con successo, questore e prefetto affinché fosse vietata quella che hanno definito la "parata nera" di Musocco.

Ora, spieghiamo. Un gruppetto di reduci della Repubblica sociale italiana (detta sbrigativamente "di Salò") è solito ritrovarsi, in quello che fu nel 1945 il giorno della loro definitiva sconfitta, per omaggiare un migliaio di caduti della loro parte sepolti al "Campo X" del Cimitero Maggiore. Si tratta di una Messa, di corone di fiori e di un rito militaresco con bandiere tricolori e gagliardetti di associazioni d'arma. Poco dopo negli ultimi anni era solitamente la volta dei militanti di due gruppi della destra radicale, CasaPound e Lealtà Azione, che non fanno mistero di rifarsi, pur con tutt'altre prospettive, all'esperienza storica del fascismo. Si raggruppavano all'ingresso del camposanto per raggiungere le tombe dei "loro" morti. Anche in quel caso deposizione di fiori e il "Presente!", questione di una decina di minuti.

Quest'anno tutto ciò subirà forti limitazioni per via delle misure che i responsabili dell'ordine pubblico hanno deciso a seguito delle pressioni di Anpi e compagni. Certa stampa sottolinea, quasi a malincuore, che non potrà essere impedito a singole persone l'entrata al cimitero.

Sia chiaro, chiunque ha il diritto di non gradire questo genere di iniziative e può perfino legittimamente disprezzarle. Ciò che ci pare importante mettere in luce però è la dimensione della questione, nel merito. Siamo di fronte a una giornata in cui tutte le autorità di questo Stato e la quasi totalità delle forze politiche e culturali celebrano quella che in sede storiografica è stata definita la "Liberazione" dal fascismo e dall'occupazione tedesca. Ogni anno il 25 aprile ci sono centinaia di migliaia di persone in piazza, si canta "Bella ciao", si sventolano le bandiere, per lo più di colore rosso; contestualmente si svolgono cerimonie pubbliche con le autorità, mentre giornali e tv ne fanno un argomento centrale e imprescindibile.

Ora, vorremmo capire.

Che cosa spostano un centinaio di persone che in un cimitero intendono ricordare collettivamente uomini che ritengono di dover onorare in quanto ne hanno raccolto, a torto o a ragione, l'eredità? Può considerarsi una manifestazione di "apologia di fascismo" una commemorazione di defunti in un luogo dove, appunto, giacciono coloro che, belli o brutti che fossero, hanno lasciato questo mondo? Cambieranno mai tali espressioni le pagine di intoccabili libri di storia o le verità affermate senza possibilità di replica dai formatori dell'opinione pubblica? Si alzerà forse un giorno qualcuno durante un solenne discorso del presidente della Repubblica per dire sulla Resistenza ciò che il ragionier Fantozzi osò affermare circa la corazzata Potempkin?

A parte l'ultima ipotesi, tutto il resto ci pare francamente improbabile. Ergo, allora perché tanto accanimento nell'invocare divieti polizieschi, peraltro ben poco rivoluzionari e anti-borghesi, per iniziative di esigui rappresentanti dell'odiata parte sconfitta?

Lungi dall'ipotizzare che si tratti di scarsa autostima, cerchiamo altre risposte. Ma non le cercheremo tra chi, dopo aver negato qualunque dignità a quello che un antifascista come Giampaolo Pansa ha definito il "sangue dei vinti", oggi si affanna per mettere a tacere qualunque voce diversa dalla propria, anche qualora questa si limitasse a una preghiera. 

Rimane la tristezza per un'Italia mai pacificata, costretta allo spettacolo stanco di chi non rinuncia a un odio ormai più sordo che cieco. Non ci si stupisca quindi se la stragrande maggioranza degli italiani quando pensa al 25 aprile guarda il calendario per vedere se può fare "il ponte". Quest'anno il 24 è lunedì: ottimo.

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