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updated 8:57 AM UTC, Aug 19, 2018

Caos Pd, Emiliano: "Carte bollate per arrivare al congresso". Orfini e Guerini: "Non conosce lo statuto". Rossi: "Lancio una petizione"

Dopo la dura presa di posizione di Massimo D'Alema che, con il suo "liberi tutti", aveva reso più concreto il rischio di una scissione nel partito, arrivano nuovi affondi. Alzano la voce il presidente di Regione della Regione Puglia e il governatore toscano. Nel mirino il segretario Renzi, difeso da suoi che contrattaccano: "Se ne riparla a dicembre 2017"


 

E' caos nel Pd. L'intervista rilasciata a 'In mezz'ora' da Michele Emiliano, in cui il politico ha espresso la necessità di convocare un congresso, ha aperto una profonda spaccatura del partito. Sulla scia delle parole dell'ex presidente del Consiglio, Massimo D'Alema, il governatore della Puglia si è scagliato contro il segretario del partito, Matteo Renzi perché "non sta rispettando le norme dello Statuto" e "non sta aprendo il congresso". Secondo Emiliano "si può arrivare persino alle carte bollate" per obbligare Renzi a fare il congresso per cui ha esortato l'ex premier ad "iniziare immediatamente la procedura".

Le parole di Emiliano hanno subito ricevuto una pioggia di repliche. "Mi auguro che l'Emiliano magistrato conosca la legge meglio di come l'Emiliano politico conosce lo statuto del suo partito", ha commentato su Twitter il presidente del Pd, Matteo Orfini.

Sulla stessa linea il vice segretario dem, Lorenzo Guerini. "L'unico che non rispetta lo Statuto è chi non lo legge", ha ribattuto Guerini, spiegando che "il congresso viene convocato dall'assemblea nazionale, non dal segretario e va fatto, secondo l'art. 5 dello Statuto del nostro partito, nel dicembre 2017".

E' intervenuto nel dibattito anche il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che ha deciso di lanciare una petizione. "Io proporrò una petizione", ha annunciato Rossi in un'intervista a Controradio, "una petizione di poche righe, rivolta a elettori e iscritti, che vada alla direzione nazionale con la richiesta di convocazione di un congresso immediato".

(Fonte: Adnkronos)

 

Cosa aveva detto D'Alema:

 

Cambiare politica per riconquistare un popolo che ha voltato le spalle ma per cambiare politica il Pd deve cambiare segretario. E' l'opinione di Massimo D'Alema, che ha chiuso l'assemblea di "Scelgo no", i comitati che si sono battuti contro la modifica della Costituzione firmata Renzi-Boschi, sommersa da 20 milioni di voti contrati al referendum del 4 dicembre.

"Questo incontro - ha chiarito subito chiudendo i lavori dell'incontro che si è svolto al centro congressi Frentani - non è una riunione per festeggiare il risultato del referendum. No e Sì sono alle nostre spalle, quel dibattito è chiuso. Il risultato così straordinario è dovuto anche al fatto che, cittadini che non votavano più alle elezioni politiche o alle amministrative, hanno votato il referendum e, tra questi, molti elettori della sinistra. Organizzare queste forze, sviluppare un dibattito, creare i comitati, raccogliere fondi e adesioni", è la missione che d'ora in avanti attende le articolazioni di 'Scelgo no'.

"Noi non stampiamo tessere, non faremo il tesseramento. Non vogliamo generare equivoci e tutti ci direbbero 'ecco vogliono fare un partito, saremmo tormentati da un sistema informativo che è orientato a sostenere l'establishment, l'unica categoria che è stata veramente favorita dal governo in questi anni. Compresi molti proprietari di giornali che non si fanno pregare nel dimostrare la propria gratitudine", ha aggiunto l'ex presidente del Consiglio.

"Abbiamo rotto con il nostro popolo - ha osservato D'Alerma addentrandosi nel dibattito sul partito e sul congresso - certo non è un processo iniziato adesso. Però, non c'è dubbio, che la politica seguita dal governo negli ultimi tre anni ha sicuramente e fortemente accelerato questo processo".

"In questa situazione cosa deve fare il centro sinistra? Precipitare verso le elezioni? Come - ha domandato ancora D'Alema - con quale progetto politico e con quali alleanze? Ho letto che il presidente del Pd ha detto: 'entro 10 giorni o si approva una nuova legge elettorale che vogliamo noi, o si va a votare subito...'. E' sconcertante, io sono sconcertato da questo atteggiamento".

"Quando poi leggo Zanda dire che 'si può andare a votare perché la sentenza della Consulta ha sostanzialmente confermato l'impianto dell'Italicum...' Direbbe il Poeta: 'non so se il riso o la pietà prevale'. Che cosa gli devi dire a uno così. In questi casi è meglio se arriva uno con un camice bianco che gli dice 'stia tranquillo, venga con me, non si agiti'. Passare da una legge super maggioritaria al proporzionale puro e per lui non fa differenza".

"Noi - ha proseguito D'Alema - abbiamo la responsabilità di correre in soccorso di un gruppo dirigente che ha smarrito la ragione. Quello che si deve fare è semplice: il governo deve andare avanti, introdurre qualche elemento di discontinuità almeno sul Jobs act e sulla Buona scuola, perché questo può aiutare il centro sinistra a recuperare consensi e credibilità. Poi bisogna mettere mano alla legge elettorale, discutendo in Parlamento, trovando un compromesso".

"Renzi diceva 'con me sono finiti gli inciuci' ma a me pare che con questa legge elettorale l'unica forma di governo possibile e è un super inciucione, perché, con la proporzionale pura, la somma Pd-Fi non farà maggioranza. Per cui nemmeno l'accordo, che a mio avviso già hanno con Berlusconi, garantisce una maggioranza di governo. Quindi noi rischiamo di avere un governo M5S-Lega, che è la previsione più ragionevole. Non dimentichiamoci che la linea 'al voto al voto' è la linea che abbiamo seguito alle comunali a Roma e sappiamo bene come è andata a finire".

Di conseguenza D'Alema ha sottolineato che "il governo fa quel che deve e il Pd fa il suo congresso, che è necessario per fare un bilancio di questi anni e intraprendere una strada che possa portare credibilmente il nostro partito a fare quel che ora non è in grado di svolgere: essere la forza centrale di un centro sinistra allargato. Io penso che si dovrebbe andare alle elezioni con una lista che vada oltre i confini del Pd e non nel senso del listone Alfano-Pisapia, peraltro già fallito in partenza".

"Il segretario del Pd - ha affermato D'Alema - ha il dovere di convocare il congresso e di spiegare cosa vuole fare. Ritengo si debba lavorare al processo di riorganizzazione del centro sinistra, con una nuova piattaforma politica rispetto ai programmi applicati in questi anni, che ci hanno portato a gravi sconfitte, delle quali un gruppo dirigente che dovrebbe prendersi le responsabilità, anzichè fare finta di nulla".

"Abbiamo lasciato per strada un pezzo fondamentale del nostro mondo e difficilmente lo recupereremo senza un cambio di rotta e, affettuosamente aggiungo, senza un cambio di leadership. Perché non si cambia politica se non si cambia leadership".

"Se invece ci troveremo di fronte alla sordità del gruppo dirigente, se prevarrà l'idea di precipitare verso le elezioni allo scopo di poter uniformare i gruppi parlamentari, senza un progetto di governo e alleanze, al solo scopo di ridurre deputati e senatori all'obbedienza e normalizzare il partito, allora deve essere chiaro che una scelta di questo tipo renderebbe ciascuno di noi libero. Alcuni di noi, quelli che invece ritengono ancora di avere delle responsabilità e degli obblighi nei confronti della sinistra, non sarebbero nemmeno liberi di decidere ma dovrebbero agire".

(Fonte: Adnkronos)

 

Enrico Lucci: "Denunciate i bulli, avrete sempre un futuro migliore"

Dalla Pagina facebook della iena che ha intrapreso una vera e propria battaglia: "Ho sempre detestato i prepotenti che se la prendono con i più deboli agendo in gruppo" 


Una vera campagna di sprono a denunciare il bullismo quella intrapresa dalla iena Enrico Lucci, che rivolgendosi ai ragazzi vittime del bullismo attraverso un video dice: - "Se qualche stronzetto fa il prepotente con te, colpendo alle spalle come i vigliacchi, non avere mai paura. Dillo subito alla maestra, ai professori o ai tuoi genitori. I bulletti prepotenti hanno sempre vita breve. I coraggiosi che denunciano il bullismo hanno sempre un futuro bellissimo". Parola della Iena Enrico Lucci, che fa parte della squadra messa su da Telefono Azzurro per dire no al bullismo sui social, al grido di #nonstiamozitti. Insieme a Lucci ci sono capitan Francesco Totti, l'olimpionico Andrea Zanardi e il pallavolista Ivan Zaytsev, i conduttori Amadeus, Alvin, Fabio Caressa ed Elisabetta Gregoraci. https://twitter.com/telefonoazzurro

Il GI Group Team Monza si aggiudica il test match con la Revivre Milano

Allenamento congiunto di grande utilità per i monzesi con i cugini milanesi. Beretta: “Stiamo lavorando bene. Dopo il riposo testa a Ravenna”.


Nel weekend di pausa, complici le Final Four della Del Monte®  Coppa Italia di Casalecchio di Reno, il Gi Group Team Monza esce con un sorriso dal mondoflex di casa dopo l’allenamento congiunto odierno con i cugini della Revivre Milano. La squadra di Miguel Àngel Falasca ha sfruttato appieno l’occasione per provare le situazioni di gioco analizzate in questa settimana di lavoro, sfornando una pallavolo determinata che gli ha permesso di aggiudicarsi primo, secondo e terzo set con convinzione. Tra le tante note positive, oltre ai 10 muri di squadra (3 di Verhees e 2 di Beretta), i tre uomini in doppia cifra (10 punti a testa di Hirsch e Vissotto e 11 di Verhees) ed il buon impatto al servizio, i brianzoli gioiscono per il rientro dell’opposto Ivan Raic, tornato a disposizione dopo l’assenza di inizio stagione e protagonista già di 3 punti e 1 muro nella partitella di oggi. Nel quarto gioco Falasca ha fatto ruotare i suoi contando su un buon apporto corale, impreziosito dagli assoli di Dzavoronok e Galliani, poi chiuso bene dalla squadra di Monti grazie agli attacchi di Marretta e Galaverna (rispettivamente 18 e 11 punti). Per Botto e compagni ora sono in programma due giorni di riposo: si torna al lavoro martedì mattina per preparare la trasferta di Ravenna.

 “È stato un test match sicuramente utile che ci ha consentito di tenere alto il ritmo gara e mettere in pratica tutte le situazioni di gioco provate durante la settimana – commenta il centrale del Gi Group Team Monza, Thomas Beretta -. In questi giorni abbiamo lavorato molto tra palestra e campo, motivo per cui era necessario di disputare una partita per non perdere fluidità nel gioco. Ora abbiamo due giorni di pausa per ricaricare le pile e arrivare motivati alla sfida contro Ravenna”.

 

Gi Group Team Monza – Revivre Milano 3-1 (25-23, 25-20, 25-20, 22-25) 
Gi Group Team Monza: 
Botto 6Beretta 6, Vissotto 10, Fromm 9, Verhees 11, Jovovic; Rizzo (L). Raic 3, Dzavoronok 7, Daldello, Galliani 3, Terpin, Hirsch 10, Brunetti. All. Falasca
Revivre Milano: 
Sbertoli 4, Marretta 18, De Togni 9, Galaverna 11, Skrimov 9, Galassi 5; Cortina (L). Tondo 4, Rudi (L). All. Monti

 

NOTE

Durata Set: 22‘, 22‘, 22‘, 21’; totale 1h27‘

Gi Group Team Monza: battute sbagliate 21, vincenti 9, muri 10, errori 26, attacco 47%. 
Revivre Milano: battute sbagliate 20, vincenti 3, muri 7, errori 32, attacco 45%.

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Direttiva Armi UE, Maullu (FI): “Disarmare i cittadini onesti non rende l'Europa più sicura”

Chiara presa di posizione dell'eurodeputato di Forza Italia: "La Direttiva Armi avrebbe dovuto - queste sono le esatte parole di Juncker - difenderci dal terrorismo, rendere l'Europa più sicura e proteggere la libertà dei cittadini. No, no e no. I terroristi cercano armi sul deep web, quello sì un universo parallelo e critico da monitorare senza indugi: altrimenti è come cercare di usare in modo scoordinato una clava mentre i terroristi usano i droni. Non aumenta la sicurezza, perché colpisce solo i legali possessori, cioè persone attentamente controllate, che hanno dovuto dimostrare di avere i requisiti per poter detenere le armi".


"L'Europa non ci difende dal terrorismo, perché i terroristi non usano armi prodotte nei nostri paesi, addirittura ormai arrivano a non utilizzare più armi, ma camion pesanti, bombe, oppure armi bianche, come avvenuto a Bruxelles. I terroristi cercano armi sul deep web, quello sì un universo parallelo e critico da monitorare senza indugi: altrimenti è come cercare di usare in modo scoordinato una clava mentre i terroristi usano i droni. Non aumenta la sicurezza, perché colpisce solo i legali possessori, cioè persone attentamente controllate, che hanno dovuto dimostrare di avere i requisiti per poter detenere le armi. E non rende più libero nessuno addirittura costringere chi fa rievocazioni storiche di battaglie Rinascimentali a prendere il porto d'armi. No, i fucili a pietra focaia non possono essere usati per compiere stragi. Per questo, in ossequio a vent'anni di coerente azione politica nelle istituzioni volta sempre a difendere la libertà degli individui di poter detenere legalmente armi, io non condivido questa direttiva. La libertà di una nazione si misura su quanto i cittadini non sono vessati e impotenti nel potersi difendere. E la serietà di chi governa dalla capacità di non prendere decisioni liberticide e ideologiche sull'onda delle reazioni emotive, come quella scatenata dai fatti di Parigi”. Lo ha dichiarato Stefano Maullu, eurodeputato di Forza Italia (Ppe).

Grillo: "Subito un referendum per uscire dall'euro. Altrimenti finiamo come la Grecia"

Il leader del Movimento 5 Stelle sul suo blog rilancia la battaglia contro la moneta unica incurante di chi dice che non è possibile: "Altrimenti l’Europa a trazione tedesca continuerà a dare le carte; e non ci vuole molta fantasia per capire che ci attende lo stesso drammatico copione della Grecia, a partire dalla ristrutturazione del debito pubblico italiano già 'suggerita' dai consiglieri economici della Merkel"


 

Referendum sull'euro prima che sia troppo tardi. Dal suo blog, Beppe Grillo rilancia la battaglia per lasciare la moneta unica. Tornando a chiedere "un referendum" perché consentire "agli italiani di decidere sull'euro è essenziale, soprattutto alla luce di questi costi enormi a cui si va incontro. Gli italiani devono essere informati di cosa vuol dire restare nell'euro e cosa significa uscirne, in termini di costi e benefici. Il fattore tempo a questo punto è cruciale".

Per il leader M5S, "il 2017 offre all’Italia una ottima occasione per far sentire la sua voce in Europa. Entro il primo gennaio 2018 il Fiscal Compact dovrà essere ratificato nel quadro giuridico dell’Ue. E serve l’unanimità. Questo dà all’Italia la forza contrattuale necessaria per presentarsi alla Commissione europea e alla Bce e minacciare il suo veto in assenza di un accordo ad esempio sulla monetizzazione dei titoli di stato acquistati dalla Banca d’Italia nell’ambito del QE. Oppure in assenza di una road map verso gli Eurobond. Rimanere in questo Euro senza mutualizzazione del rischio e rispettando al contempo questo Fiscal Compact significa condannare il paese ad un progressivo impoverimento".

Per Grillo "l'austerità uccide, ma uscirne si può". Dunque riporta i calcoli di Marcello Minenna, docente alla London Graduate School of Mathematical Finance ma anche ex assessore al Bilancio della giunta Raggi entrato in rotta di collisione con la prima cittadina. Per l'economista, spiega il leader 5 Stelle, "da adesso in poi rinviare l’uscita dall’euro e dunque la ridenominazione costa all’Italia circa 70 miliardi all’anno, metà come maggiori perdite e metà come minori guadagni".

Grillo tira dunque le somme. "Lo svantaggio dell’enorme debito italiano (anche quello del settore privato) può diventare un punto di forza - scrive - L’Italia è la terza economia dell’area euro e il nostro debito pubblico è più di 6 volte quello greco: questo ci dà la forza per negoziare alla pari la flessibilità di cui abbiamo bisogno per ripagare i nostri creditori. Altrimenti l’Europa a trazione tedesca continuerà a dare le carte; e non ci vuole molta fantasia per capire che ci attende lo stesso drammatico copione della Grecia, a partire dalla ristrutturazione del debito pubblico italiano già 'suggerita' dai consiglieri economici della Merkel".

(Fonte: Adnkronos)

Salvini affila le armi: "Al voto subito, con questa legge. Stiamo valutando se da soli o in coalizione". Primo strappo con Forza Italia in Veneto

In una conferenza stampa dopo il Consiglio Federale il segretario leghista annuncia la mobilitazione che tiene conto della possibilità che le elezioni politiche si svolgano il 23 aprile o a giugno. Poi avverte: "Chiunque voglia allearsi con noi dovrà sottoscrivere il nostro programma economico che prevede la tassa unica al 15%, il superamento dell'euro, della legge Fornero e degli studi di settore". E fa sapere che in Veneto i candidati sindaci del Carroccio non avranno il simbolo degli azzurri tra le liste a loro sostegno - (VIDEO)


"Le due strade, andare da soli o in coalizione, sono entrambe aperte e le stiamo esplorando". Lo ha detto a Milano il segretario della Lega, Matteo Salvini. In una conferenza stampa al termine della riunione del Consiglio Federale, Salvini ha precisato che, comunque, per le prossime politiche una decisione non è ancora stata presa dal partito. "Ma al centro c'è il programma - ha aggiunto - occorre che sia condiviso prima e non dopo il voto".

"Penso che alla fine si voterà con questa legge elettorale. Chiunque proponga modifiche parlamentari vuole solo tirare in lungo" ha ribadito, avanzando la richiesta di elezioni politiche "il 23 aprile" o al più tardi in giugno. Nel primo caso, ha osservato, "non ci sarà" tempo per fare primarie di centrodestra, se si vota a giugno invece sì. 

"Anche per risparmiare - ha poi aggiunto Salvini - chiediamo che il voto delle amministrative sia accorpato a quello delle politiche, il pallino è in mano a Renzi". In attesa di conoscere le scadenze, la Lega ha deciso di avviare la mobilitazione pre-elettorale. Salvini ha infatti riferito ai giornalisti che il 18 e 19 febbraio ci saranno appuntamenti "in tutta Italia" per ascoltare i cittadini, il tesseramento e la presentazione del programma economico. L'8 aprile ci sarà invece una manifestazione sull'immigrazione e la sicurezza a Milano.

Milano, in Statale laurea honoris causa a Ennio Morricone. Il rettore Vago: "Portatore di una cultura senza tempo"

 "Ho avuto altri riconoscimenti nella mia vita, forse è incredibile che io dica che questo riconoscimento è al centro, è in alto". Era molto emozionato il celebre compositore nel ricevere l'attestato in in Scienze della musica e dello spettacolo nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico 2016-2017 all'Università degli Studi del capoluogo lombardo. Per il due volte premio oscar si tratta del terzo alloro dopo quelli riconosciutigli a Cagliari e Roma Tor Vergata. La nostra intervista al massimo dirigente dell'ateneo meneghino - (VIDEO) 


Era felice ed emozionato Ennio Morricone quando oggi ha ricevuto oggi a Milano laurea magistrale honoris causa in Scienze della musica e dello spettacolo nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico 2016-2017 all'Università degli Studi. Il celebre compositore (due Oscar in carriera e altri riconoscimenti per le sue colonne sonore, tra le più famose a Hollywood) è al suo terzo alloro in carriera dopo quelli ricevuti a Cagliari e a Roma Tor Vergata. Grandi applausi al suo arrivo nell'aula magna.

Il rettore Gianluca Vago, che gli ha consegnato l'attestato, ha letto la motivazione: "Per lo straordinario contributo all'ampliamento dei confini del pensiero musicale e all'arricchimento dei rapporti tra mondi e linguaggi espressivi diversi, nel segno di una continua ricerca animata da una forte tensione etica e sociale". "Grazie maestro", ha detto Vago prima di abbracciare l'89enne musicista.

Ai microfoni de ilComizio.it, il rettore della Statale, ha ulteriormente spiegato la scelta e le ragioni che hanno spinto l'ateneo a dare a Morricone questo riconoscimento.

 

Immigrazione, Maroni: "Minniti non cambi idea sui Cie. E Dall'Europa zero risultati. Il 2 febbraio vedrò Donald Trump"

Il presidente della Regione Lombardia auspica che il ministro dell'Interno mantenga i propositi espressi a fine dicembre scorso durante un vertice in Prefettura a Milano e commenta le politiche allo studio dell'Unione Europea che prevedrebbero anche un blocco navale al largo delle coste libiche per controllare le partenze dei barconi: "Da anni Bruxelles fa solo annunci senza alcuna concretezza". L'intervista de ilComizio.it - (VIDEO)


"A Roma Minniti ha parlato dei Cie in maniera diversa rispetto a quanto aveva fatto a Milano. Secondo me, l'ha fatto sotto la pressione di alcuni governatori di centrosinistra che non vogliono i Cie. Se fosse così, mi dispiacerebbe. Io gli do credito, rimango a quanto ha detto a Milano al comitato per l'Ordine e la sicurezza. Spero non cambi idea. Aspettiamo i fatti concreti, perché fino ad ora abbiamo ascoltato solo parole".

Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, conversando con i giornalisti, su precisa domanda de ilComizio.it, a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università degli Studi di Milano, a proposito dell'emergenza immigrazione. Duro il giudizio del governatore sulle politiche allo studio dell'Unione europea: "Da anni l'Ue annuncia, sta pensando, ha programmi... Concretezza zero, risultati zero".

Sempre sollecitato da noi Maroni ha anche detto: "Vedrò il presidente americano Donald Trump il 2 di febbraio al 'National prayer breakfast'". Il presidente lombardo sarà negli Stati Uniti, "fra Washington e New York, e - ha sottolineato - parteciperò a un incontro alle Nazioni Unite sul tema dell'immigrazione. Voglio capire se loro hanno programmi, progetti, idee".

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