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updated 12:26 AM UTC, Jan 18, 2018

Lombardia tra grandi opportunità e nuovi bisogni: i risultati della ricerca Eupolis. Cattaneo: "Servono nuove politiche di sostegno alla famiglia e di incentivo alla genitorialità"

Eupolis, l'Istituto di ricerca regionale, descrive un quadro socio-economico in chiaroscuro della Regione locomotiva d'Italia: ci sono più speranze rispetto ad altri territori ma al tempo stesso aumentano le preoccupazioni di insicurezza sociale. Ne ha parlato ai nostri microfoni il presidente del Consiglio regionale lombardo, Raffaele Cattaneo - (VIDEO)


I lombardi sono convinti che la nostra Regione sia un territorio dalle tante opportunità, che qui sono più accessibili rispetto alle altre realtà italiane. Tuttavia questa marcia in più costa e richiede maggiori sacrifici in termini anche di qualità della vita e i cittadini della nostra regione fanno sempre più fatica ad assumersi le proprie responsabilità e a fare passi importanti e significativi nel loro percorso di vita perché potenzialmente soggetti al rischio dell’insicurezza sociale. Uno stato a cui concorrono l’aumento della precarizzazione del lavoro, dalla preoccupazione per il futuro dei figli e il timore che si abbassi la qualità dei servizi, soprattutto in campo assistenziale e sanitario. 
E’ questa la fotografia sulla società lombarda scattata da Eupolis, l’Istituto di Ricerca regionale, che ha indagato per individuare le nuove esigenze e approfondire i bisogni che al momento vengono percepiti come insoddisfatti per portarli all’attenzione del policy maker regionale affinché si traducano in politiche attive. La ricerca è stata presentata oggi nel corso di un Seminario svoltosi a Palazzo Pirelli, al termine del quale c’è stata una conferenza stampa nel corso della quale il Presidente del Consiglio regionaleRaffaele Cattaneo, i Vice Presidenti Fabrizio Cecchetti (Lega Nord) e Sara Valmaggi (PD) e il Consigliere Segretario Eugenio Casalino, hanno commentato i risultati scaturiti.

Questa ricerca evidenzia innanzitutto come l’80% dei cittadini lombardi vive bene, in famiglia, con relazioni stabili, in case di proprietà e con un lavoro proprio, ma c’è anche un quinto di lombardi che vive in condizioni di difficoltà e che denuncia un preoccupante timore di solitudine e abbandono –ha sottolineato il Presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo-. Non possiamo abbandonarli e fingere che non esistano, ma anzi dobbiamo indirizzare su di loro con più forza e convinzione le nostre politiche di sostegno. L’altro dato su cui riflettere –ha proseguito Cattaneo- è quello relativo crisi demografica che colpisce in modo significativo anche la Lombardia: abbiamo oggi 150 anziani ogni 100 giovani, si prevede che fra trent’anni ce ne saranno 250 ogni 100 giovani. Dobbiamo quindi pensare a nuove politiche di sostegno alla famiglia e che aiutino i giovani a fare figli –ha concluso il Presidente del Consiglio- perché oggi solo il 10% delle coppie dichiara di essere nelle condizioni di realizzare un progetto genitoriale concreto. E se non c’è la volontà concreta di fare figli, la nostra società non può avere futuro”. 
I nuovi bisogni sommati alle precarietà sempre più marcate e diffuse, prime fra tutte quelle del  lavoro e dei disagi sociali correlati, impongono  l’attuazione di politiche che siano in grado di dare risposte ma che la Lombardia in questa fase fatica a trovare –ha evidenziato il Vice Presidente Fabrizio Cecchetti-.  Se non rompiamo il circolo nefasto dei tagli lineari, partendo da Bruxelles per  scendere a Roma, il futuro sarà sempre più incerto.  L’autonomia che la Lombardia ha invocato e che i cittadini hanno richiesto con un referendum storico, è la strada. Il centralismo non paga più, fa solo danni, distrugge i legami fra i territori  e le classi sociali. I processi di cambiamento vanno governati e non calati dall’alto con logiche cattedratiche e professorali  che nulla poi hanno a che fare con la realtà che vivono i cittadini –ha concluso Cecchetti-. E questo vale anche per la sicurezza e l’integrazione perché la ricerca conferma il timore dei lombardi di perdere la propria identità”. 
“E’ importante che le politiche regionali sappiano cogliere al meglio le aspettative dei cittadini lombardi evidenziate nella ricerca, con particolare attenzione a quel 14% di giovani compresi tra i 18 e i 34 anni che non studia e non lavora –ha detto la Vice Presidente Sara Valmaggi-. Un numero significativo che deve interrogarci sulla necessità di trovare soluzioni adeguate e risposte capaci di dare maggiore fiducia e stabilità alle aspettative e alle prospettive di vita dei nostri giovani, che oggi fanno sempre più fatica a trovare un percorso di vita proprio, autonomo e soddisfacente”. La Vice Presidente Valmaggi ha quindi evidenziato come in termini di percezione esista ancora un gap di genere e come il timore della solitudine sia purtroppo in aumento.
Il fatto che solo il 37% dei lombardi utilizzi i mezzi pubblici ci deve far riflettere sulla qualità del nostro servizio di trasporto pubblico locale –ha detto il Consigliere SegretarioEugenio Casalinosoprattutto se rapportiamo questo dato con quello delle principali regioni e aree urbanizzate d’Europa. Altro dato di riflessione è quello sulla sicurezza e sulla relativa percezione, che evidenzia come il fenomeno della presenza delle mafie sul nostro territorio sia oggi avvertito come un pericolo ancora più grande rispetto a quello della microcriminalità. Trovo infine sorprendente che più dei due terzi dei lombardi esprime un giudizio positivo sulla qualità ambientale e dell’aria –ha concluso Casalino-: forse è sintomo che deve migliorare la campagna di informazione e sensibilizzazione su un problema che resta reale e di dimensioni significative”.

A introdurre i lavori in Sala Pirelli questa mattina è stata la Vice Presidente Sara Valmaggi, che ha poi lasciato spazio alla presentazione dei contenuti e dei risultati della ricerca da parte di Federica Ancona di Eupolis Lombardia e di Nicola Piepoli dell’Istituto Piepoli: sono quindi intervenuti i professori degli istituti universitari milanesi, Antonio Chiesi dell’Università degli Studi e Alessandro Rosina dell’Università Cattolica. A seguire una tavola rotonda che ha cercato di individuare “le priorità per la Lombardia di domani” a cui hanno partecipato i Consiglieri regionali Marco Tizzoni (Lista Maroni Presidente) ed Enrico Brambilla (PD), insieme a rappresentanti di Confindustria, diConfcooperative e del Forum del Terzo Settore lombardo. Al termine del dibattito, a tirare la conclusioni è stato il Presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo.

Lo studio di Eupolis si basa su rilevazioni compiute sulla popolazione lombarda giovanile e adulta e su approfondimenti qualitativi sviluppati tramite focus group articolati per territori. La ricerca  evidenzia come rispetto alle altre regioni italiane, la Lombardia ha mostrato più capacità di reazione dal basso alla crisi e presenta maggiori potenzialità di sviluppo E nell’immaginario collettivo continua a essere vista come territorio delle opportunità: lavoro, formazione, studio, arricchimento culturale, tempo libero, viaggi, sport e divertimento. In Lombardia tutto questo è considerato come più accessibile perché generato da un territorio “denso” e allineato come sviluppo alle forti regioni europee (con le quali sperimenta pressioni e cambiamenti comuni, tipici di una globalizzazione sempre più evidente). La marcia in più però costa: ed ecco il ritmo di vita più sostenuto, frenetico, impegnativo e sempre più caotico. Insomma, la Lombardia è  terra di opportunità ma è più “usurante”. La regione “dà di più” ma “chiede di più”. 

Un’organizzazione alla prova dei cambiamenti
La Lombardia è riconosciuta come Regione ben organizzata, dove le cose funzionano. Tuttavia aumenta la sensazione di quanti sono convinti che anche in Lombardia -per diversi motivi- sta diventando sempre più difficile  mantenere la qualità dei servizi e garantire la “buona organizzazione”.  
Gli intervistati percepiscono una trasformazione della società, con un crescente indebolimento di quelli che erano gli elementi del tessuto connettivo psico-sociale tipici proprio della società lombarda (pur nel suo dinamismo) dal secondo dopoguerra a oggi. Significativa è la richiesta di un potenziamento dei meccanismi di regolazione e controllo sociale. 
Sul tappeto c’è una più generale insicurezza sociale ed esistenziale, non solo legata ai risvolti più criminologici, ma come crescente preoccupazione per “quando saremo anziani” e per “il futuro dei nostri figli”.

La famiglia tiene, ma è senza figli 
Il tasso di fecondità in Lombardia (1,44) è superiore a quello nazionale (1,35), ma inferiore a diversi altri Paesi europei. Se i “propensi in generale” ad avere figli sono circa il 60% degli intervistati, è altrettanto vero che coloro che stanno attivamente cercando mettere alla luce un figlio sono solo il 10%: solo un cittadino lombardo su 10 tra coloro che sono nelle condizioni di poterlo fare. Avere un figlio è non solo fonte di una grande gioia, ma anche di una serie di sacrifici, forse ancora più che economici, di tempo di vita e di energie personali. Senza una valida rete familiare e sociale di supporto, avere e far crescere un figlio per la quasi totalità degli intervistati è oggi una vera e propria sfida. 
Lo studio di Eupolis evidenzia come otto lombardi su dieci dichiarano di vivere con la propria famiglia: sono solo due su dieci coloro che vivono da soli, pari a circa un milione e mezzo, e tra questi il 13% dichiara di non frequentare nemmeno persone della propria età, se non raramente. 
Il 15% della popolazione si occupa costantemente di un parente affetto da una malattia cronica o da disabilità e oltre il 50% di questi afferma di dedicare almeno due ore al giorno del proprio tempo per prestare loro assistenza. Esiste pertanto un quinto di persone o famiglie lombarde che vivono quotidianamente in presenza di problematiche di solitudine o di malattia cronica e di handicap, una percentuale che è in continua crescita. Emerge una richiesta elevata di servizi sanitari di prossimità, anche se le 7 visite all’anno dichiarate in media dai cittadini lombardi rappresentano un’offerta adeguata in grado di assicurare risposte soddisfacenti.

Giovani e lavoro, in aumento i Neet 
Nei giovani da 18 a 34 anni il 62% dichiara di lavorare, mentre il 14% non studia e non lavora (Neet). Si tratta della metà del valore medio nazionale, ma più alto della Germania e dei Paesi scandinavi. Tra i Neet, quasi la metà (6,8% del numero complessivo) afferma di non essersi nemmeno mai impegnato nella ricerca di un lavoro dopo la fine degli studi. 
Il volontariato e l’impegno politico interessano solo un’esigua minoranza della fascia giovanile lombarda, il primo indicato come principale attività dal 5%, il secondo dal 4%. Da rilevare anche il tasso di occupazione femminile: 57% contro una media UE al 64%.

Il rischio della perdita di identità
La società lombarda si autodescrive pertanto sempre di più come una società soggetta al rischio della solitudine e del crescente individualismo. Pur essendo abbastanza soddisfatti della propria vita sociale, gli intervistati percepiscono che è in atto una trasformazione della società, con un forte indebolimento di quelli che erano gli elementi del tessuto sociale tipici proprio della società lombarda dal secondo dopoguerra a oggi. 
L’insicurezza sociale ed esistenziale a sua volta viene rafforzata dalla percezione di un crescente “meticciamento culturale, dovuto all’intensità dei flussi migratori verso la nostra regione. Ci si interroga su come sarà possibile reggere sul lungo termine a questi continui arrivi e su quale tipo di identità culturale saremo in grado di sviluppare nei prossimi decenni. 
Nei focus group è stata sottolineata la necessità che la Regione colga questo bisogno di ritrovare sicurezza e identità e supporti la società lombarda ad evolvere verso un modello multi-culturale che nei fatti è inevitabile, ma che non deve necessariamente significare anche perdita di identità e smarrimento dei propri valori.

Il ruolo delle politiche regionali
Favorire l’incontro tra bisogno di sicurezza e desiderio di integrazione: i cittadini chiedono una maggiore presenza e un’azione più incisiva da parte delle forze dell’ordine anche a livello di articolazioni periferiche (Comuni e Regione), come il potenziamento dei servizi di telesorveglianza. 
Con particolare riferimento a specifiche iniziative future, i risultati dello studio di Eupolis evidenziano come le agevolazioni e l’integrazione tariffaria in relazione al trasporto pubblico possano avere ricadute positive sulla possibilità di riattivazione dei giovani che non studiano e non lavorano; la digitalizzazione, sia in relazione all’accesso ai servizi della PA, sia in relazione alla possibilità di lavoro a distanza, può a sua volta favorire la conciliazione tra lavoro e servizi di cura familiari con possibili ricadute positive anche in termini di scelte generative. 
Il sentimento collettivo registrato nei focus group è in conclusione quello di una Lombardia che rimane il “motore dell’Italia”: è opinione diffusa che la Lombardia abbia le risorse per affrontare i problemi del presente e proiettarsi verso le sfide del futuro. Per fare questo, però, è necessario che l’istituzione regionale comprenda fino in fondo il ruolo storico che il presente le assegna: quello di rappresentare il giusto punto di equilibrio fra la “grandezza” dello Stato centrale e la “scala ridotta” delle comunità locali, anche rendendosi più accessibile, comunicando di più e meglio, facilitando al cittadino la ricerca delle opportunità offerte dalla Regione stessa e dagli altri enti territoriali. In sostanza la Regione deve sempre più rivendicare e affermare il suo ruolo indispensabile e imprescindibile di “ente intermedio”.

Le sfide aperte
Nei focus group è stata sottolineata la necessità che la Regione colga il bisogno di ritrovare sicurezza e identità e supporti la società lombarda ad evolvere verso un modello multi-culturale che nei fatti è inevitabile, ma che non deve necessariamente significare anche perdita di identità e smarrimento dei propri valori. La principale sfida su cui porre attenzione è sul fronte dell’invecchiamento della popolazione: affiora l’esigenza di rivedere le categorie utilizzate fino ad ora nella definizione delle politiche sociali. Una volta infatti la soglia entro la quale si generalizzava l’età della vecchiaia erano i 65 anni: oltre quella età si entrava in una fascia che non faceva distinzioni. Ma è un’omogeneizzazione che oggi appare superata. Gli over 65 infatti sono classificati  come “senior smart”: soggetti che si trovano nella fascia di età tra 65 e 75 anni sono in una condizione pienamente adulta ma, rispetto al passato, rivendicano ancora un ruolo attivo e incisivo sullo sviluppo della società lombarda. 
Dove puntare l’attenzione? Un primo elenco deve sicuramente comprendere i seguenti campi: il potenziamento dei servizi sanitari, soprattutto della medicina di territorio, per far fronte anche alla domanda di socialità; interventi sui giovani affinché si superi la fase di precarizzazione del lavoro e al tempo stesso possano superare le difficoltà a costruire concretamente un percorso di vita; potenziare il trasporto pubblico locale e l’integrazione tariffaria;  avviare la digitalizzazione della PA; campagne di sensibilizzazione culturale per superare gli ostacoli della parità di genere; cura del territorio per preservarlo dall’eccessiva urbanizzazione; sviluppo di un’industria il più possibile “green”  e dunque potenziamento della mobilità leggera; favorire l’incontro tra bisogno di sicurezza e desiderio di immigrazione.

Le periferie di Milano, tra disagio e insicurezza. Daniela Reho (Forza Italia) boccia la giunta: "Ma dove vivono Sala e la Rozza?"

Daniela Reho, esponente di Forza Italia, già consigliera di Zona 8 a Milano, critica le politiche della giunta Sala per la sicurezza nelle periferie della città, accusando lo stesso sindaco e l'assessore Carmela Rozza di non avere la percezione di quale sia la reale condizione dei quartieri più decentrati. La nostra intervista - (VIDEO)

Novak Djokovic, un ricco cuore serbo: aprirà in patria un ristorante gratuito per i poveri

L'ex campione del mondo è diventato nel 2015 il primo tennista a guadagnare più di 20 milioni di dollari di montepremi in una sola stagione e ora sente il bisogno di donare un po' della fortuna che ha ricevuto: "Il denaro non è un problema per me. Ho guadagnato abbastanza per sfamare tutta la Serbia, penso che meritino questo dopo tutto il sostegno che mi stanno dando"


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Un ristorante per offrire pasti gratuiti alle persone bisognose. E’ quello che aprirà presto Novak Djokovic nella sua Serbia, come riportano i media britannici. Sarà dunque il terzo ristorante del 30enne ex numero uno del mondo, dopo quello inaugurato nel 2009 a Belgrado chiamato 'Novak' (vicino al palazzo dello sport) e un altro – vegano, col nome di ‘Equita’ - aperto nel 2016 a Montecarlo, dove vive con la sua famiglia.

La notizia è stata confermata con un comunicato dallo stesso Djokovic, diventato nel 2015 il primo tennista nella storia a guadagnare più di 20 milioni di dollari di montepremi in una sola stagione. "Il denaro non è un problema per me. Ho guadagnato abbastanza per sfamare tutta la Serbia, penso che meritino questo dopo tutto il sostegno che mi stanno dando", le parole di Djokovic.

Al momento non è ancora chiaro se le persone dovranno dimostrare di avere un reddito basso e non sufficiente per seguire un'alimentazione adeguata o se l'ingresso sarà aperto a tutti. Quel che è certo è che il ristorante sarà aperto solo di sera, e non chiederà nulla in cambio dai propri clienti.

Durante l'inaugurazione di ‘Equita’ lo scorso anno, l'ex numero uno del mondo ricordò che quando lui era piccolo anche i genitori avevano un ristorante in Serbia: "Grazie alla mia famiglia, ho sempre amato il cibo. Ma come atleta è diventato qualcosa di più, rappresenta il carburante che determina il modo in cui gioco, come recupero e come sto in campo. Attribuisco molto del mio successo professionale alla mia dieta."Il cibo è la mia passione. È la cosa che più mi ha cambiato nella vita. Il mio desiderio è quello di condividere l'impatto che ha avuto su di me col mondo".

(Fonte: Adnkronos)

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Milano, il contrasto alle povertà e le misure di sostegno al reddito. Parla l'assessore Majorino

L'intervista al responsabile per le politiche sociali della giunta Sala, Pierfrancesco Majorino, a margine della presentazione di "Sostiene Milano - Risposte alla povertà", l'iniziativa che prevede una settimana di incontri tematici per mettere "al centro la persona e il suo diritto ad avere una opportunità di riscatto" - (VIDEO)


Dare una mano a chi ha più bisogno senza lasciare indietro nessuno. Dal 7 al 14 ottobre la città ne parlerà ogni giorno, con iniziative e momenti di intrattenimento, ospitando “Sostiene Milano – Risposte alla povertà”, realizzata dal Comune di Milano come momento di riflessione e confronto a più voci sul tema della povertà e del riscatto sociale.

Si discuterà di cosa è stato fatto finora ma, soprattutto, di cosa ancora manca ed è necessario fare per aiutare chi si trova in difficoltà a rimettersi in piedi. La settimana sarà aperta dalla grande festa dal titolo “L’importante è esagerare” nell’antico dormitorio comunale di viale Ortles, luogo simbolo dell’accoglienza milanese che dal 2014 è stato intitolato al cantautore Enzo Jannacci.

A Casa Jannacci torneranno gli amici di Smemoranda (Gino & Michele, Nico Colonna) e tanti artisti che dopo la prima edizione, nell’aprile del 2014, hanno sempre mantenuto la promessa di ritornare. Già confermata la presenza di Ale e Franz, Marta e Gianluca, Antonio Ornano, Fabio Treves, Alex Gariazzo, Mauro Pagani, Ricky Gianco, Folco Orselli, Claudio Sanfilippo e tanti altri. Insieme a loro ci saranno i bambini della Scuola Primaria Palmieri dello Stadera con lo strepitoso “Coro dei Leoni”.  L’appuntamento aperto a tutta la cittadinanza è alle ore 15. Non ci saranno solo canzoni e tante risate per i più grandi, ma anche giochi per i bambini con l’ ”Ospedale dei Pupazzi”, street food e l’esposizione dei lavori e manufatti a cura dei Centri Socio Ricreativi e dei laboratori di Casa Jannacci.

“Sostiene Milano” è una iniziativa nata per parlare di povertà e delle situazioni che da essa derivano, mettendo al centro la persona e il suo diritto ad avere una opportunità di riscatto. Una condizione che non riguarda solo i senza dimora, ma anche gli anziani, le famiglie e i bambini che sono sempre più drammaticamente coinvolti dalle condizioni di povertà dei propri genitori. E gli adulti, fragili e disoccupati, che non riescono a ritornare nel mondo del lavoro, perché troppo “vecchi” o senza una formazione adeguata.  È a loro che rivolge la sua attenzione “Sostiene Milano “ e a tutti coloro che a Milano compongono l’inesauribile rete di interventi, sostegno, presenza concreta, capacità di creare nuove opportunità, come dovere o vocazione, dalle istituzioni agli enti, al Terzo e Quarto settore, al volontariato. Una rete che comprende anche i privati, le piccole imprese come le grandi aziende, sempre più spesso al fianco del sociale, come accadrà nelle prossime settimane con le visite gratuite agli occhi a Casa Jannacci e in altre strutture.

Il primo grande momento di discussione sarà il 10 ottobre nell’Aula consiliare di Palazzo Marino con il dibattito “Le grandi città e la lotta alla povertà: strategie pubbliche. Vi parteciperanno rappresentanti di diverse città tra cui: Luca Decembrotto (Azienda servizi alla persona di Bologna), Marco Iazzolino e Chiara Avonto (fio.PSD – Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) e la sociologa Chiara Saraceno.

Il secondo sarà sabato 14 ottobre presso la Fondazione Rubens in via Gonin 62 dove dopo il saluto del Presidente, Ernesto Pellegrini, si svolgerà la tavola rotonda “L’obiettivo del riscatto sociale: confronto a più voci” con la partecipazione tra gli altri di Magda Baietta (Presidente Associazione Ronda della Carità e Solidarietà), Giampaolo Barbetta (Responsabile Osservatorio Fondazione Cariplo), Giuseppe Orsi (Fondazione Pellegrini Onlus) Emanuele Ranci Ortigosa (Presidente Emerito dell’Istituto di Ricerca sociale). La tavola rotonda sarà seguita dalla presentazione dell’esperienza del “Ruben” luogo di inclusione sociale e osservatorio sulle povertà con la partecipazione di Università Bicocca, e Politecnico di Milano.

Giovedì 12 ottobre sarà il giorno della presentazione a Palazzo Marino del “reddito di maternità” e della “bebè card”, il nuovo intervento di sostegno al reddito tramite una carta elettronica per acquistare beni per la cura dei neonati e servizi come la baby-sitter.

La settimana riserverà tanti momenti importanti due dei quali legati alla celebrazioni di ricorrenze mondiali: il 10 ottobre sarà la Giornata mondiale della salute mentale, con la “Human Library” in Sala Alessi a Palazzo Marino e altre iniziative alla Rotonda della Besana e l’11 di ottobre sarà la Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze a cura di Terres des Hommes. Per l’occasione, la sera del 10 ottobre alle ore 20.30 Palazzo Marino si tingerà di arancione.

Si ritornerà ancora a Casa Jannacci durante la settimana, per due serate di intrattenimento: giovedì 12 ottobre alle ore 20.30 con "Se me lo dicevi prima" Spettacolo musicale con “Intesi come Tram”, in memoria di Enzo Jannacci (sino esaurimento posti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.);  venerdì 13 ottobre con "Di fuoco e di terra", spettacolo teatrale con Teatro Officina, tratto dal libro “Inciampi di Vita” (sino esaurimento posti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

“Sostiene Milano” terminerà con la “Notte dei senza dimora” il 14 ottobre in piazza Santo Stefano dalle ore 17 con un incontro, una cena e uno spettacolo.

L’evento è organizzato da: Insieme nelle Terre di mezzo onlus, Opera Cardinal Ferrari, Cena dell’amicizia, Papa Giovanni XXIII, Fondazione Fratelli di San Francesco, CAST, Croce Rossa Italiana – Comitato Provinciale di Milano, Fondazione Progetto Arca Onlus, Ronda Carità e Solidarietà ONLUS, Casa di Gastone, Fondazione Isacchi Samaja Onlus, Associazione MiRaggio, Avvocato di strada Onlus, Effatà, Voci - Avvocati per Niente, MIA – Milano in Azione, Fides Onlus-Casa degli Amici, Caritas Ambrosiana, Casa della Carità, Fiopsd e Associazione Artisti di strada di Milano. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Milano.

La lotta non è più di classe, addio operai e borghesi. Comunisti e padroni uniti per i "diritti civili", ma qualcuno non ci sta

Riceviamo e pubblichiamo il commento di un lettore che prende spunto da un'analisi statistica che traccia una mappa socio-economica dell'Italia che può suggerire diverse riflessioni. Un contributo di parte e certamente provocatorio, ma non per questo privo di interesse


E' impietoso il quadro che emerge dal Rapporto Annuale dell'Istat: un milione e 600 mila famiglie in stato di povertà assoluta, il 28,7% a rischio, il 70% degli under 35 vive con i genitori in un Paese dove resiste un ceto impiegatizio che fa da maggioranza insieme ai pensionati. In ogni caso crescono le diseguaglianze.

Poco di cui rallegrarsi dunque. Eppure le vecchie battaglie, le rivendicazioni "proletarie" da un lato e la difesa di un rigore capitalistico votato allo sviluppo dall'altro, si sono pressoché esaurite. A fargli spazio multinazionali straripanti che condividono campagne culturali e ideologiche con le truppe che dicevano di volerle combattere, cioè i progressisti eredi del socialismo e del comunismo.

Questi, evidentemente, condizionati dai loro geni internazionalisti, non hanno retto più di tanto nel contrastare la globalizzazione. Troppo simili per essere nemici per davvero; allora eccoli tutti insieme a glorificare migrazioni di massa e perseguire sostituzioni di popoli, a imporre incontestabili campagne in difesa di questa o quella categoria di temporanea minoranza, minacciata sempre da una qualche "fobia".

Così ci ritroviamo a non poter comprare una casa ma possiamo sposarci con chiunque, i bambini non hanno un futuro ma possono fare a meno del logoro schema familiare che partiva da mamma e papà. Un giorno ci diranno che due-tre pasti al giorno sono troppi, ma ci spiegheranno che mezzo e multietnico è una grande conquista.

"Dio è morto, Marx è morto e anch'io non mi sento tanto bene" (cit.). Nemmeno io, ma proprio per niente, "mortacci vostri!" (cit.).

Franco Bertarelli


Che cosa dice l'Istat

In stato di povertà assoluta 1,6 milioni di famiglie, il 28,7% a rischio di povertà o esclusione sociale. Il 70% degli under35 vive ancora con i genitori

Italia Paese di impiegati e pensionati con sette giovani su dieci ancora a casa con i genitori e con la classi sociali che 'esplodono'. E' l'impietoso ritratto del Belpaese fatto dall'Istat nel Rapporto annuale.

L'Istat traccia una nuova mappa socio-economica dell'Italia, dividendo il Paese in nove gruppi in base al reddito, al titolo di studio, alla cittadinanza e non guardando così più solo alla professione, come nelle tradizionali classificazioni. I due sottoinsiemi più numerosi sono quelli delle 'famiglie di impiegati', appartenete alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) e delle 'famiglie degli operai in pensione', fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone). Per l'Istat il gruppo più svantaggiato economicamente è quello delle 'famiglie a basso reddito con stranieri' (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone), seguono le 'famiglie a basso reddito di soli italiani' (1,9 milioni che comprendono 8,3 milioni di soggetti), le meno numerose 'famiglie tradizionali della provincia' e il gruppo che riunisce 'anziane sole e giovani disoccupati'. A reddito medio sono invece considerate oltre alle famiglie di operai in pensione, quelle di 'giovani blu collar' (2,9 milioni, pari a 6,2 milioni di persone). Nell'area dei benestanti, l'Istat inserisce oltre alle 'famiglie di impiegati', quelle etichettate 'pensioni d'argento' (2,4 milioni, per 5,2 milioni di persone). Il primo posto sul podio dei più ricchi spetta alla 'classe dirigente' (1,8 milioni di famiglie, pari a 4,6 milioni di persone).

L'Istat fa notare come nel gruppo leader dal punto di vista numerico, quello degli impiegati, il capofamiglia, la persona di riferimento, sia donna in quattro casi su dieci. La nuova mappa nasce dall'esigenza di tenere conto anche della popolazione non occupata, a differenza delle classiche tassonomie che prendono in considerazione solo i lavoratori, e soprattutto dalla necessità di ricalibrare le stratificazioni socio-economiche, viste le frammentazioni in atto. Oggi infatti, fa notare l'Istituto, la "classe operaia ha perso il suo connotato univoco" e "la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali.

Più disuguaglianze, classi sociali 'esplodono' - "La diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi". E' questa l'analisi contenuta nel Rapporto dell'Istat. Per l'Istat "la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni ma anche all'interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse".

Giovani tanguy - Quasi sette giovani under35 su dieci vivono ancora nella famiglia di origine. L'Istituto spiega che nel 2016 i 15-34enni che stanno a casa dei genitori sono precisamente il 68,1% dei coetanei, corrispondenti a 8,6 milioni di individui.

Crescono le famiglie senza lavoro - In Italia nel 2016 si contano circa 3 milioni 590 mila famiglie senza redditi da lavoro, ovvero dove non ci sono occupati o pensionati da lavoro. Si tratta del 13,9% del totale, con la percentuale più alta che si registra nel Mezzogiorno (22,2%) Si tratta di tutti nuclei 'jobless' dove si va avanti grazie a rendite diverse, affitti o aiuti sociali. Nel 2008 queste famiglie erano 3 milioni 172 mila, il 13,2% del totale.

Non è un Paese per giovani - L'Italia è un Paese sempre più vecchio: al 1 gennaio 2017 la quota di individui di 65 anni e più ha raggiunto il 22%, collocando il nostro Paese al livello più alto nell'Unione Europea e "tra quelli a più elevato invecchiamento al mondo". Con questo dato l'Italia supera anche la Germania che per anni si è collocata ai vertici della classifica europea per quota di over-65 sulla popolazione complessiva. Sono in 13,5 milioni gli italiani che hanno più di 65 anni; gli ultraottantenni sono 4,1 milioni.

Quanto pesa il carrello della spesa - La spesa per consumi delle famiglie ricche, della 'classe dirigente', è più che doppia rispetto a quella dei nuclei all'ultimo gradino della piramide disegnata dall'Istat, ovvero 'le famiglie a basso reddito con stranieri'. L'Istituto per le prime rileva esborsi mensili pari a 3.810 euro, contro i 1.697 delle fascia più svantaggiata economicamente. Una capacità di spesa ridotta significa anche meno opportunità. "Malgrado una maggiore partecipazione al sistema di istruzione delle nuove generazioni dei gruppi svantaggiati rispetto a quelle più anziane, le differenze sono ancora significative", fa notare l'Istat. Ecco che "i giovani con professioni qualificate sono il 7,4% nelle famiglie a basso reddito con stranieri e il 63,1% nella classe dirigente". Le fratture che caratterizzano il Paese vengono confermate: "persiste il dualismo territoriale: nel Mezzogiorno sono più presenti gruppi sociali con profili meno agiati". D'altra parte, spiega il Rapporto, "la capacità redistributiva dell'intervento pubblico è in Italia tra le più basse in Europa".

Gli stranieri - Sono 5 milioni gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2017, e prevalentemente vivono al Centro-nord. La collettività rumena è di gran lunga la più numerosa (quasi il 23% degli stranieri in Italia); seguono i cittadini albanesi (9,3%) e quelli marocchini (8,7%). Nel 2016 l'incremento degli stranieri residenti è stato però molto modesto, 2.500 in più rispetto all'anno precedente: ciò - spiega l'istituto di statistica - si deve soprattutto all'aumento delle acquisizioni di cittadinanza (178mila nel 2015). Di queste, quasi il 20% ha riguardato albanesi e oltre il 18% marocchini. I permessi per asilo e motivi umanitari attualmente rappresentano quasi il 10% dei permessi con scadenza (esclusi quindi quelli di lungo periodo), il doppio rispetto al 2013.

Lavori di casa - Le casalinghe "con il loro lavoro producono beni e servizi per 49 ore a settimana". Guardando agli occupati, ovvero a quanti svolgono sia il lavoro retribuito che familiare, le donne superano le 57 ore mentre gli uomini le 51. Tra casa e lavoro è quindi evidente il carico in più per le donne.

(Fonte: Ansa)

Matteo Forte (Milano Popolare): "Ecco cosa fare contro la povertà e il disagio sociale"

Il consigliere comunale di centrodestra presenta le proposte del suo gruppo per il contrasto del disagio economico che nella metropoli lombarda è vissuto da larghe fette della popolazione, nonostante il cosiddetto "welfare ambrosiano" sia comunque un modello all'avanguardia per le capacità di una realtà civili presenti e dinamiche. L'intervista de il Comizio.it. Ai nostri microfoni anche Alessandro Bramati (presidente del Municipio 5) e Deborah Giovanati (assessore del Municipio 9) - (VIDEO)


 

 "Un albo dei soggetti accreditati, una fase triennale degli interventi sperimentale e monitorata, servizi erogati rimborsati a risultato, audizione semestrale dell'assessore alle Politiche sociali per informare la Commissione consiliare competente sull'andamento dell'operato in corso. Questi in sintesi i punti in cui si articola la proposta di delibera di Milano Popolare a Palazzo Marino, per contrastare la povertà e l'esclusione sociale, non una forma di assistenzialismo, ma "un percorso di accompagnamento allo sviluppo della persona", come sottolinea il capogruppo Matteo Forte, per il quale bisogna valorizzare ancora di più le realtà che già operano in quest'ambito, rendendo più efficente sia il loro lavoro che la spesa pubblica. Del resto, nel corso degli anni è cresciuto il numero delle persone in difficoltà e bisognosi non solo di generi alimentari ma anche medicinali, come rilevato da Banco Alimentare, Caritas Ambrosiana e Osservatorio sulla donazione dei farmaci, non a caso, già da tempo ci si è attrezzati per fronteggiare i bisogni emergenti. Sentiamo cosa si è fatto, per esempio, nei Municipi 5 e 9, rispettivamente dalle parole di Alessandro Bramati e Deborah Giovanati.

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