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updated 5:24 AM UTC, Apr 23, 2018

Riaprire i Navigli, Biscardini: "Vi spiego perché non è un costo ma un investimento"

Ai microfoni de ilComizio.it il presidente dell'Associazione "Riaprire i Navigli", Roberto Biscardini, a margine del workshop che si è tenuto a Palazzo Pirelli. All'incontro sono intervenuti incontro l'ingegner Claudio Masi, l'architetto Giorgio Goggi, la ricercatrice Angela Airoldi, l'economista Remy Cohen e l'avvocato Monica Colombera, oltre a Roberto Tasca assessore al Bilancio del Comune di Milano e Massimo Garavaglia, assessore al bilancio della Regione Lombardia. La nostra intervista - (VIDEO)


"Con la ricerca che prende le mosse da questo primo incontro pubblico vogliamo aprire una pagina nuova sul tema ormai acquisito della riapertura dei Navigli a Milano.

Si perché abbiamo grosso modo alle spalle alcune certezze, e adesso bisogna affrontare questioni nuove. Dopo l’intuizione di 10 anni fa di riaprire a Milano quei Navigli che erano stati chiusi dopo il 1929, il consenso popolare si manifestò subito in maniera chiara con il referendum del 2011, quando più 450.000 cittadini milanesi, pari al 95% dei votanti, andarono a votare Si.

Successivamente a quella data la proposta di riaprire i Navigli è stata fatta propria dal Comune di Milano e dalla stessa Regione Lombardia trovando consensi in tutto il sistema istituzionale pubblico e privato della regione, confortati dalle prime verifiche di fattibilità sia quelle contenute nel libro pubblicato dalla nostra Associazione sia quelle successive e più dettagliate del Politecnico di Milano.

Oggi, quindi la questione non è più se riaprire o non riaprire gli otto chilometri di Navigli milanesi, dalla Cassina de Pomm alla Darsena, per riattivare l’intero sistema della rete navigabile di 140 km di Navigli lombardi,  ma come finanziare l’opera e come progettarla,  quantificando i benefici socioeconomici alla scala urbana e regionale,  verificando la possibilità di ”catturare” parte dei vantaggi economici che essa produrrà, per finanziare l’opera stessa e la sua gestione nel tempo, anche coinvolgendo nel finanziamento risorse private e riducendo al minimo quelle pubbliche e l’impatto sulla fiscalità generale.

Secondo un principio che le amministrazioni pubbliche, e cioè lo Stato, possano essere il motore dinamico  del nostro sviluppo in modo nuovo.

Questo è lo scopo della ricerca che presentiamo oggi e che svilupperemo nei prossimi sei mesi.

La nostra convinzione è che riaprire i Navigli a Milano possa rappresentare un grande investimento con importanti ricadute economiche, occupazionali, di riqualificazione urbana e ambientale, uscendo dalla logica che un’opera come questa sia un costo, anziché un investimento.

La ricerca che oggi presentiamo, il dibattito che vogliamo aprire, insieme ai contributi che ci auspichiamo possano arrivare nel corso dei prossimi mesi, lascia quindi alle spalle il tema della fattibilità, ormai data per certa (fattibilità d’ingegneria, idraulica, urbanistica e trasportistica), per affrontare il tema più stimolante del suo finanziamento, quali procedure e anche con quali livelli di innovazione finanziaria, quest’opera (ancorché di modesta entità economica) possa essere realizzata.

In questo senso Milano, che innoverà se stessa con la riapertura dei Navigli, potrà essere anche un buon esempio nell’individuazione di procedure innovative per la realizzazione di opere pubbliche, allineandosi così alle esperienze più virtuose già in uso in altri paesi. Così i Navigli, che saranno percepiti, anche a livello internazionale, come un esempio eccezionale della riqualificazione ambientale e urbana della nostra città, potranno essere un “bell’esempio” di cosa significa un “buon” investimento pubblico. Cioè un investimento, che trascina e attiva nuovi investimenti privati, con un effetto moltiplicatore pari o superiore a 2 nell’arco di pochi anni.

E’ infatti attendibile che l’investimento della riapertura dei Navigli sia efficiente perché sono massimi i benefici socioeconomici che produce e minimi i costi di realizzazione dell’opera. Siamo sicuri che dimostrando questo semplice elemento, e cioè che la realizzazione di quest’opera ha ricadute economiche tali che tutti potranno averne un vantaggio, ogni residuo timore sarà superato e si potrà procedere con più convinzione ad una loro riapertura totale. 

Il desiderio di riappropriarsi di questa grande opera del passato per costruire nuova modernità, si coniugherà con la consapevolezza che riaprire i Navigli sarà la chiave di volta per un futuro in cui Milano sarà capofila delle città avanzate per un diverso sviluppo economico, innovazione e nuova qualità ambientale.  

Questo insieme di questioni fa giustizia non solo sulla discussione ormai quasi mortificante per cui un’opera di soli 200 milioni possa “preoccupare” una amministrazione come quella di Milano o della Regione Lombardia, ma fa giustizia anche di un dibattito che non cogliendo la dimensione innovativa ed economica della proposta si lascia fuorviare dal tema improprio delle priorità.

10 anni fa siamo stati bonariamente accusati di aver proposto un “sogno irrealizzabile” legato all’idea di una “città più bella”, non comprendendo che il nostro progetto della riapertura totale degli otto chilometri dei Navigli in Milano nulla ha a che fare con la riproposizione antiquaria di quelli vecchi, né con la ricostruzione “pittoresca” di alcune sue parti. Allora ci siamo assunti la responsabilità di affermare che il “sogno” si poteva realizzare, oggi ci assumiamo la responsabilità di dire che porterà benefici economici, sociali e ambientali sostanzialmente utili a tutti.

Utile alla scala urbana e alla scala regionale, nella profonda convinzione che  questi otto chilometri, ancorché dentro i confini di Milano, siano la riproposizione di quel “passante idraulico”  che consentiva all’acqua dell’Adda di trasportare persone e merci penetrando in città fino alla Darsena.

In questo senso la riqualificazione dell’intera Martesana, la realizzazione per intero del tratto di Via Melchiorre Gioia fino ai Bastioni di Porta Nuova e persino la rifunzionalizzazione del Naviglio di Paderno, sono una priorità, per la costruzione dell’itinerario navigabile dal lago di Lecco fino al Po.

Un progetto per la Grande Città di Lombardia verso una “città più naturale”, dopo quella industriale e terziaria, alla riscoperta moderna del valore delle vie d’acqua.

Con questa ulteriore ricerca, sostenuta da Fondazione Cariplo, da alcuni soggetti privati e da altri che ci auguriamo potranno aggiungersi per ridurre l’impegno finanziario della nostra Associazione, intendiamo offrire alla città e alle istituzioni lombarde, un materiale di riflessione nuovo. 

Affinché l’opera possa essere realizzata nei tempi più brevi possibili, ma anche con procedure certe, le più convenienti e innovative, oltre la dimensione della pura e semplice opera pubblica finanziata  unicamente in ragione delle sole disponibilità di cassa dell’Amministrazione Comunale". 

Lo ha detto Roberto Biscardini nella sua introduzione al workshop "RIAPRIRE I NAVIGLI. UN INVESTIMENTO. NON UN COSTO.", tenutosi a Palazzo Pirelli lo scorso 22 gennaio

Lombardia, Gori lancia la sfida a Maroni: "Coi numeri la spara sempre grossa, noi possiamo farcela. Qui il centrosinistra è unito"

Intervista a Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, esponente del Partito Democratico, che sabato 18 novembre all'Auditorium di Milano ha presentato ufficialmente la sua candidatura a presidente della Regione Lombardia. A sostegno di Gori nella sfida al forte governatore uscente, il leghista Roberto Maroni, un'ampia coalizione che comprende, oltre ovviamente al Pd, tra gli altri, Campo Progressista di Giuliano Pisapia, i Radicali e il Partito Socialista. Mdp, che avrebbe preferito il passaggio delle primarie, non ha ancora espresso la propria posizione definitiva - (VIDEO)

Pd, Gori: "Cerchi alleanze più ampie possibili per battere il centrodestra. Renzi? Un leader votato dal 70% del partito. Di Maio irrispettoso e supponente"

Parla il sindaco di Bergamo e futuro candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Lombardia. In un'intervista rilasciata a Milano l'esponente dem ha auspicato una coalizione di forze che consenta di vincere le prossime elezioni e di governare il Paese. Da parte suo anche sostegno al segretario del suo partito e biasimo nei confronti del vicepresidente pentastellato della Camera per aver rifiutato il confronto tv - (VIDEO) 

Apritimoda! Milano scopre gli atelier del made in Italy. Le storiche maison si svelano al pubblico per un weekend

Sabato 21 e domenica 22 ottobre 2017, in occasione della prima edizione di Apritimoda!, le storiche maison della moda aprono al pubblico i loro spazi privati, per la prima volta, svelando i luoghi normalmente inaccessibili dentro i quali nasce il processo creativo. Le nostre interviste a Cristina Tajani, assessore milanese a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane, con delega a Moda e Design, a Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della Moda e a Cinzia Sasso, ideatrice del progetto - (VIDEO)


Due giorni per scoprire i luoghi segreti in cui nasce il Made in Italy. Presentata oggi a Palazzo Marino la prima edizione Apritimoda! Milano scopre gli atelier. A illustrare, a stampa e operatori, i contenuti dell’iniziativa i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale con la giornalista Cinzia Sasso, ideatrice del progetto, in collaborazione con Maria Canella, docente all'Università degli Studi di Milano e Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. 

L'evento nato con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo economico, del Comune di Milano, della Camera Nazionale della Moda Italiana, di FAI e Altagamma,si svolgerà il fine settimana del 21 e 22 ottobre quando le storiche maison della moda apriranno al pubblico i loro spazi privati, per la prima volta, svelando i luoghi normalmente inaccessibili dentro i quali nasce il processo creativo. 

I grandi atelier milanesi che hanno aderito con entusiasmo e partecipano attivamente ad Apritimoda! sono: Agnona, Alberta Ferretti, Antonio Marras, Curiel, Ermenegildo Zegna, Etro, Fondazione Ferrè, Gianni Versace, Giorgio Armani, Laboratori Scala, Missoni, Moncler, Prada,Trussardi. 

Per l’Amministrazione comunale, dopo la positiva esperienza di Milano XL, il progetto Apritimoda prosegue nella volontà di promuovere la collaborazione tra le istituzioni e gli operatori per  valorizzare il grande patrimonio manifatturiero italiano fatto di artigianalità, ricerca nei materiali e creatività, aprendo a un pubblico di appassionati i più importanti atelier del made in Italy.

Cinzia Sasso, anima promotrice del progetto Apritimoda! ha spiegato come i milanesi, e non, potranno accedere a quindici luoghi iconici e da sempre riservati agli addetti ai lavori e assaporare le atmosfere uniche delle grandi maison che sono una parte assai importante dell’economia e della cultura milanese.

Maria Canella, docente all'Università degli studi di Milano ha sottolineato il coinvolgimento del sistema universitario e delle scuole di moda in un'iniziativa che punta a potenziare il rapporto tra gli studenti e le attività produttive della città, saranno infatti gli studenti dei principali istituti di formazione moda ad accompagnare i visitatori alla scoperta degli atelier.

Con il progetto Apritimoda, Milano aggiunge un nuovo tassello alla sua immagine di città cosmopolita, affascinante e aperta al mondo, regalando ai propri cittadini l’opportunità di apprezzare di persona la bellezza di luoghi esclusivi e permettendo ai giovani e agli studenti di aprire un dialogo avvincente e stimolante con i creatori di moda. Le visite  saranno libere e gratuite. Ogni visita sarà unica e rispecchierà lo stile di ciascuna maison, il proprio modo di intendere la moda e di raccontarsi. 

Apritimoda si inserisce nel filone di manifestazioni a forte partecipazione quali Fuori Salone, PianoCity, BookCity e FuoriExpo, entrati nel calendario degli appuntamenti da non perdere, aperti al grande pubblico oltre che agli addetti ai lavori.

Mdp-Articolo 1 lancia la sua sfida: "Un progetto di cambiamento. Partitino? Lo sarebbe quello di Pisapia per una finta copertura di sinistra a Renzi e Alfano"

A margine dell'assemblea di coordinamento del soggetto politico che va verso la sua "costituente", Roberto Speranza e Alfredo D'Attorre tracciano la linea dopo lo strappo con Campo Progressista, rimasto fermo su posizioni di dialogo col Pd, allontanando le polemiche: "Noi siamo alternativi. Basta parlare di nomi, discutiamo di sanità pubblica, di scuola, di ecologia di progressività fiscale nell'interesse del Paese" - (VIDEO)

A sinistra ormai è gara di strappi. Mdp va avanti e prepara la "costituente", Campo progressista: "Non ci interessa l'ennesimo partitino". E il toscano Rossi deride Pisapia: "Pochi si erano accorti che fosse ancora con noi"

Speranza annuncia l'accelerazione verso un nuovo soggetto politico e dice di non voler attendere le mosse dell'ex sindaco di Milano, che non si scompone e gli augura "buon viaggio". Bersani e D'Alema acconsentono tacendo, SI e Civati plaudono alla "chiarezza" che si va delineando. Il Pd osserva e si gode lo scontro tra i compagni della porta accanto. Renzi più "sereno"? - (VIDEO)


Noi andiamo avanti, Pisapia ci ripensi. E' l'appello di Alfredo D'Attorre, esponente di Mdp, all'ex sindaco di Milano,. "Andiamo avanti - ha detto arrivando al coordinamento di Mdp - sulla strada tracciata e si lavora all'assemblea costituente da eleggere il 19 novembre. E' tutto molto in coerenza con le cose dette nei mesi scorsi. Mi auguro ci sia spazio per un ripensamento da parte di Pisapia". 

Ieri la rottura tra Campo ProgressistaArticolo 1. E' il leader di Mdp Roberto Speranza in un'intervista al Corriere della Sera ad imprimere un'accelerata al progetto di un nuovo soggetto politico anche senza Giuliano Pisapia: "Bisogna correre, Pisapia è naturalmente protagonista di questa storia, ma non si può più perdere un solo minuto e neanche stare lì a parlare tutti i giorni di nomi dei big, invece che di proposte. È diventata una soap opera insopportabile".

Non solo, l'esponente di Mdp ha in mente anche una data, il 19 novembre, per celebrare l'assemblea costituente. La replica piccata dell'ex primo cittadino milanese non si fa attendere: "Buon viaggio a Speranza. Non credo nella necessità di un partitino del 3%".

Rottura consumata dunque e senza perdere tempo, i partiti già lavorano al dopo. L'appello lanciato da Speranza riaccende il dibattito tra tutte le anime della sinistra. A rafforzare l'idea di un soggetto alternativo al Pd di Matteo Renzi ci pensa il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: "Mi pare finalmente finita la stagione delle ambiguità - è l'incipit del suo intervento alla direzione nazionale del partito - Basta con la discussione sulle leadership, basta con i tentennamenti". Sulla stessa linea anche Pippo Civati che plaude alle parole del coordinatore di Mdp: "L'intervista di Speranza fa chiarezza sulla lista unica a sinistra. Era ora ed è ora".

Se il progetto a cui lavora Articolo 1 inizia a prendere forma, anche l'ex sindaco di Milano non rinuncia all'idea di un "campo largo" che possa dare un contributo per un "centrosinistra di governo capace di unire le anime diverse del centrosinistra: l'ecologismo, il civismo, il volontariato e l'associazionismo". Un progetto caro anche a Romano Prodi con cui Pisapia si ritroverà a fine ottobre per discutere di Europa e non solo. Appuntamento a cui prenderanno parte tra gli altri anche Enrico Letta, Carlo Calenda ed Emma Bonino.

Il progetto a cui lavora l'ex primo cittadino di Milano viene tenuto sotto osservazione dal Pd. E se i Dem non entrano nella polemica alla loro sinistra, Lorenzo Guerini ci tiene a ribadire "la posizione del Pd espressa dal segretario nell'ultima direzione: noi lavoriamo per un disegno ampio e inclusivo basato sui contenuti e non sui veti personali". Certo la netta spaccatura tra i due partiti inevitabilmente alza il livello dello scontro e le accuse reciproche di aver interrotto il percorso comune: "'Pisapia se n'è ghiuto e soli ci ha lasciato... Pochi si erano accorti che nelle nostre file egli ci fosse ancora", osserva con sarcasmo il presidente della Toscana, Enrico Rossi.

Pronta la replica dei dirigenti di Campo Progressista: "Siamo ovviamente spiaciuti dalla scelta di Art.1 di interrompere il nostro percorso comune - osserva il portavoce Alessandro Capelli - Non ci interessa affatto né fare la stampella del renzismo, né la sinistra del quarto polo". In polemica con la scelta di Speranza c'è poi il gruppo di parlamentari di Mdp vicini all'ex sindaco di Milano: "Non ci interessava la costruzione dell'ennesimo partitino, eravamo e siamo per un movimento più largo, in grado di unire e non dividere, che sappia essere un argine credibile alle destre e ai populismi", è la presa di posizione di Ciccio Ferrara, vice presidente di Mpd e tra gli uomini più vicini a Pisapia. Tacciono per ora i "big" di Mdp, come Bersani e D'Alema. Ma è un silenzio assenso alla linea dettata oggi dal coordinatore Speranza.

(Fonte: Ansa)

Sinistra, Pisapia senza Speranza: "Non può aspettare? Buon viaggio..."

L'ex sindaco di Milano e leader di Campo Progressista liquida le dichiarazioni dell'esponente di Mdp-Articolo 1 in merito all'uscita del gruppo dalla maggioranza: "Non credo nella necessità di un partitino del 3%, credo in un movimento molto più ampio, molto più largo e soprattutto capace di unire, non di dividere". La distanza con Vendola e SI: "In questa fase a loro non interessa cambiare il Paese, ma ricostruire una area che, però alla fine, sarebbe solo di testimonianza. Chiedo rispetto ma il nostro obiettivo è un altro, noi vogliamo cambiare le cose"


"Non c'è problema. Buon viaggio a Speranza, sono sicuro che ci ritroveremo in tante battaglie". Lo ha detto l'ex sindaco di Milano e leader di Campo Progressista, Giuliano Pisapia, rispondendo a una domanda dei giornalisti a margine di un incontro a Mesagne, in provincia di Brindisi, in merito alle dichiarazioni di Roberto Speranza di Mdp-Articolo 1 che ha sottolineato come il tempo dell'attesa sia finito e di poter andare avanti anche senza Campo Progressista.

"Io continuo in quello che ho sempre detto - ha rimarcato Pisapia - non credo nella necessità di un partitino del 3%, credo in un movimento molto più ampio, molto più largo e soprattutto capace di unire, non di dividere".

"Quando come delegazione di Mdp sono andato a parlare con il presidente Gentiloni non a fare ricatti ma a fare richieste di giustizia sociale" come "il diritto salute", "qualche assicurazione l'abbiamo avuta" ha spiegato Pisapia parlando a Mesagne, aggiungendo particolari su quell'episodio nei rapporti con Mdp.

"Abbiamo fatto un percorso condiviso all'unanimità dai gruppi" su come votare in aula sul Def, "il problema è stato che potevano almeno avvisare quantomeno che quello stesso giorno il loro sottosegretario si sarebbe dimesso e che sarebbero usciti dalla maggioranza".

Nel momento in cui da parte del governo "c'è un annuncio importante", in cui "hai la prospettiva di un'azione concreta" e vicina alla richieste della sinistra, "esci dalla maggioranza? Problemi loro, potevano aspettare una settimana e quantomeno avvisare chi era andato dal presidente del Consiglio, altrimenti sembra una presa in giro".

LEGGE ELETTORALE - "Con una legge di stampo proporzionale come il Rosatellum 2.0, ci possono essere due o tre liste che devono però poi trovare unità in un’ipotesi di governo. Oggi ognuno deve fare la sua battaglia avendo ben presente che l’avversario non è quello che ci sta vicino, ma le destre e i populismi" afferma Pisapia.

"Il primo Rosatellum era molto meglio di quello attuale, bilanciato in senso maggioritario, si potevano scegliere i candidati più stimati sul territorio. Invece è diventato sbilanciato sul proporzionale. E per il concetto che ho di democrazia per me rimane anomalo che ci siano le liste bloccate. L’ideale per il Paese sarebbe ritornare al Mattarellum per permettere ai cittadini di scegliere i propri candidati e dare la responsabilità ai partiti di candidare le persone migliori sul territorio” dice il leader di Campo Progressista

IUS SOLI - Per Pisapia "non è accettabile che una maggioranza si spacchi su una norma di civiltà e semplice buon senso etico e giuridico come lo Ius Soli, è una maggioranza perdente".

"Questo dimostra - sottolinea - che non si possono fare alleanze con il centrodestra. Minori, bambini e bambine che in tutta Italia frequentano le nostre scuole, che hanno genitori che lavorano regolarmente e pagano le tasse, sono già persone integrate. Dobbiamo riconoscere i doveri e i diritti di tutti i cittadini. A questo serve lo Ius Soli”.

VENDOLA - Le critiche di Nichi Vendola? "Umanamente e personalmente mi fa soffrire. Con Nichi abbiamo fatto tante battaglie, per me è stato un punto di riferimento. Non riesco a comprendere questa volontà, peraltro dicendo cose che non rispondono alla verità, di attaccare le mie posizioni - dice Pisapia - Sinistra italiana è coerente dal suo punto di vista. La loro posizione è che serve un quarto polo. In questa fase a loro non interessa cambiare il Paese, ma ricostruire una sinistra che, però alla fine, sarebbe solo di testimonianza. Chiedo rispetto ma il nostro obiettivo è un altro, noi vogliamo cambiare le cose".

(Fonte: Adnkronos)

Pisapia: "Un patto di governo col Pd? Complicato. Ecco il centrosinistra che vorrei". E sulla legge elettorale...

Il pensiero dell'ex sindaco di Milano e leader di Campo progressista a L'Intervista di Maria Latella su Skytg24: "Un accordo tra dem e Forza Italia sarebbe incompatibile con l'elettorato dei due schieramenti. Da parte nostra lavoriamo per un'alleanza capace di trovare sintesi su un programma comune" - (VIDEO)


"Un patto di governo con il Pd è molto complicato di fronte ad una legge proporzionale, gli accordi su un progetto si fanno prima delle elezioni e non dopo. La discussione si fa prima ma questo pare non sia possibile. Da parte nostra lavoriamo per un nuovo centrosinistra capace di trovare sintesi su un programma comune". Lo afferma Giuliano Pisapia, leader di Campo progressista, a L'Intervista di Maria Latella su Skytg24.

"Il nome che avrà lo si deciderà insieme, campo progressista è un'esperienza di buona politica che abbiamo lanciato in tanti a marzo a Roma. Campo progressista mette insieme non solo i tanti disillusi ma tutte le realtà del civismo locale, io vorrei che si tornasse a quella rivoluzione gentile che è presente in tante località del Paese da quelle realtà può ripartire un nuovo centrosinistra che può dare un segnale di dignità e sobrietà nel fare politica", ha detto ancora Pisapia.

"Sarà lui a decidere, sicuramente ha dato un segnale di apprezzamento al progetto anche a una situazione di aperta critica rispettosa verso quello che sta avvenendo a livello nazionale non tanto sugli accordi per la legge elettorale, che non condivido, ma è naturale che si cerchi una più ampia alleanza sulle riforme. Oltre a questo c'è anche l'idea di un'alleanza dopo le elezioni tra destra e un partito che si ritiene di centrosinistra, questo è sbagliato", ha detto poi il leader di Campo Progressista parlando di Romano Prodi e dell'ipotesi che partecipi alla kermesse in programma a luglio.
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"Un patto tra Pd e Fi sarebbe incompatibile con l'elettorato dei due schieramenti come può il Pd che si è opposto alla cancellazione del falso in bilancio fare un'alleanza con chi lo ha cancellato? Io credo che siano punti base che distinguono destra e sinistra e unire il Pd per come è nato con FI è deludere tanti cittadini che lo hanno votato e rischiare per due generazioni di non dare risposte di centrosinistra al paese", ha sottolineato ancora Pisapia.

"Hanno già un'idea di future alleanze, tra di loro e poi sanno perfettamente che in questa situazione hanno maggiore possibilità di presenza parlamentare perché credono di essere solo loro 4 in Parlamento ma questo significa guardare agli interessi del proprio schieramento e non al Paese, è una scelta sbagliata che invece dovrebbe portare ad un patto di fine legislatura per fare le riforme importanti soprattutto quelle già approvate da uno dei rami del Parlamento", ha poi continuato Pisapia a chi gli chiede perché Renzi, Grillo e Berlusconi vogliono la fine anticipata della legislatura.

"Via i capilista bloccati è un piccolo passo avanti che non risolve il problema sollevato dalla Consulta è cioè la governabilità. Speriamo che non sia una legge anticostituzionale, per il momento lo è su due punti: la governabilità e la rappresentanza, due punti principali", ha rilevato poi Pisapia parlando della legge elettorale.

"Lo dicono tutti gli economisti e lo dice indirettamente anche Padoan e l'Europa. In sei mesi si possono terminare tante riforme che darebbero maggiore credibilità a chi si presenta alle elezioni", ha sostenuto infine il leader di Campo Progressista.

Senti l'intervento di Giuliano Pisapia su Sky

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