updated 2:25 PM UTC, Oct 17, 2018

Salta la cena dei piddini. Calenda furioso: "Meritiamo l'estinzione. Il nuovo segretario Pd? Servirebbe uno psichiatra" (VIDEO)

La cena per ritrovarsi, per accordare una strategia di opposizione, è saltata. E l'organizzatore, Carlo Calenda, non nasconde l'amarezza e, a tratti, la rabbia per come sono andate le cose. Fino a dire, in diretta a Circo Massimo su Radio Capital, che ai dirigenti del Pd "non importerà" di perdere le prossime elezioni europee e regionali: "Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l'unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell'associazione di psichiatria". Un partito che, va giù duro Calenda, "merita l'estinzione" - (VIDEO)


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Ai dirigenti del Pd "non importerà" di perdere le prossime elezioni europee e regionali: "Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l'unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell'associazione di psichiatria". È duro Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico, in un'intervista a Circo Massimo, su Radio Capital, in cui esprime il rammarico per la cena saltata con i leader dem. E afferma senza mezzi termini che il Pd "merita l'estinzione".

"Sono convinto che alle prossime europee il Pd non ci debba essere", aggiunge poi l'ex ministro, "serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di parte di classe dirigente locale e nazionale capace ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati, che pensano solo a questo dalla mattina alla sera".

Quanto alla cena convocata e poi annullata a casa Calenda, alla quale erano stati invitati Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti, è saltata perchè "Renzi si era sfilato ieri pomeriggio via agenzie e retroscena e a quel punto non aveva più molto senso", scrive poi Calenda su Twitter rispondendo a un follower. "Andiamo avanti con l'opposizione. Ognuno facendo il suo. Di più in questo momento non si può fare. Troppi ego e troppi conti da regolare", aggiunge.

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"Con Gentiloni e Minniti parlo continuamente - prosegue Calenda - nel Pd c'è un'entità, che si chiama Renzi, che non si capisce cosa voglia fare e che va avanti per conto suo. È una roba un pò singolare. È stato un presidente del Consiglio che all'inizio aveva veramente voglia di cambiare l'Italia e che ha fatto cose buone. È un grosso peccato". Poi conclude: "L'unica cosa che vuole fare il Pd in questo momento è una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso che doveva esserci, per me, settimane fa, e tutto sarà paralizzato in questa cosa di cui al paese non frega nulla. Nel frattempo, l'opposizione si fa in ordine sparso".

Nessun pentimento, però, sull'aver preso la tessera del Pd: "È l'unico modo, finché non ci sarà qualcos'altro, per dare un contributo. Mi sono iscritto, ho fatto proposte, e non è servito a nulla. Non sento il segretario del Pd da due mesi, quando è andato a Taranto non ha fatto neanche un colpo di telefono".

(Fonte: Repubblica)

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La cena dei piddini si farà: accettato l'invito di Calenda. Ma la data è top secret: "Evitiamo il solito tormentone". Il partito tra lo scatto congressuale di Martina e la furia di Orfini

Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti hanno accettato l'invito rivolto loro da Carlo Calenda. La conferma arriva proprio dall'ex ministro dello Sviluppo economico,il quale però precisa anche che l'appuntamento non è più per martedì, come prevedeva l'invito. Una notizia che arriva all'indomani della mossa del segretario del Pd Maurizio Martina che non solo ha confermato il congresso, ma anche deciso di accelerare annunciando le primarie per il prossimo gennaio. Una decisione - sottolinea Repubblica - non presa bene dal presidente del partito, Matteo Orfini, che aveva proposto di sciogliere il partito per rifondare una nuova forza politica. "Pensate davvero che così la risolviamo? - ha chiesto Orfini -  Beati voi..."


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La cena a quattro tra big del Pd a casa Calenda si farà. La conferma arriva, ancora una volta via Twitter, dall'artefice dell'invito il quale conferma che Matteo Renzi, Marco Minniti e Paolo Gentiloni hanno quindi accettato di sedersi a un tavolo tutti insieme per cercare di risolvere la crisi del partito e studiare le prossime mosse. "Ma la data è stata spostata, e per evitare l’ennesimo tormentone sul PD rimane riservata - scrive su Twitter l'ex ministro dello Sviluppo economico - Sono molto contento è un gesto di responsabilità di tutti i partecipanti. Bene così. Ottima notizia".

L'invito di Calenda è arrivato dopo le polemiche degli ultimi giorni e la proposta choc di Matteo Orfini di sciogliere e rifondare il Pd. "Il congresso si farà” ha replicato secco Maurizio Martina annunciando che il prossimo gennaio intanto ci saranno le primarie. "Più che discutere di rinvii del congresso noi dobbiamo lavorare. Altro che scioglimento del Pd, altro che rinvio del congresso, dobbiamo fare tutti insieme un passo in avanti per costruire il nostro futuro nel segno della giustizia sociale e della solidarietà", ha affermato il segretario del Pd da Genova. "Il nostro percorso che è già avviato - ha aggiunto Martina - vedrà nei prossimi passi la manifestazione del 30 settembre in piazza del Popolo a Roma, a fine ottobre il forum per l'Italia a Milano e le primarie il prossimo gennaio".

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A pensare che la proposta di Orfini sia folle è il deputato Pd Francesco Boccia il quale in un'intervista a Radio Radicale dice: "Non esiste che il Pd si sciolga e che, a proporlo, sia addirittura un gruppo dirigente scaduto, deligittimato e protagonista di questo fallimento. Siamo tutti responsabili di questa condizione e nessuno di noi può pensare di proporre una soluzione così. Pensare di sciogliere il partito e fondarne un altro è semplicemente folle. Il Pd non ha proprietari, non è una S.p.a.". "Serve un congresso vero, che ci faccia riconnettere alla realtà e apra le porte, poi, a quelle forze civiche e politiche che vogliono ricostruire un grande centrosinistra", ha aggiunto Boccia.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

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E se si votasse oggi? Chi gode e chi piange: ecco dove tira il Vento settembre

I dati del Barometro politico di Demopolis, l'istituto diretto da Pietro Vento: "Oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle 2 forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno"


Se si votasse oggi, la Lega sarebbe con il 32% prima forza politica nel Paese: i mesi estivi hanno visto rafforzarsi il peso del partito di Salvini, cresciuto di quasi 15 punti dalle elezioni del 4 marzo. Circa 2 punti separano la Lega dal Movimento 5 Stelle, posizionato al 30,2%: sono i dati che emergono dal Barometro Politico di settembre dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.

Restano lontani, in estrema difficoltà, il Partito Democratico al 17% e, soprattutto, Forza Italia all’8,5%, che cede ampi segmenti di elettorato alla Lega. Fratelli d’Italia è al 3%, LeU al 2,3%. Sotto il 2% le altre liste, con un’affluenza in lieve calo al 71%.

“Il voto in Italia resta mobile e incerto: in 6 mesi – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle due forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno, mentre si riduce il consenso ai partiti di opposizione. Si tratta di equilibri destinati ad ulteriori evoluzioni, soprattutto in vista delle imminenti scelte per la legge di bilancio”.

Nella prima fotografia scattata dopo l’estate da Demopolis per il programma Otto e Mezzo, si conferma positiva la valutazione del 58% degli italiani sul Governo M5S-Lega; di parere diverso un terzo dei cittadini che esprime un voto negativo sull’Esecutivo, mentre il 9% preferisce per il momento sospendere il giudizio.

Dopo poco più di 100 giorni di Governo, l’Istituto Demopolis ha misurato la notorietà degli esponenti dell’Esecutivo: sono 8 i ministri conosciuti dalla maggioranza assoluta degli italiani. In testa i due vicepremier Matteo Salvini con il 96% e Luigi di Maio con il 95%; 3 su 4 indicano Danilo Toninelli. Notorietà molto alta, intorno al 70%, anche per Giulia Bongiorno e per il ministro della Salute Giulia Grillo; il 66% ha sentito parlare di Giovanni Tria, il 63% di Alfonso Bonafede. 6 su 10 di Paolo Savona. Citazioni inferiori al 50% – secondo il Barometro Politico Demopolis – per gli altri componenti del Governo Conte.

 

 

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dall’11 al 12 settembre 2018 dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, per il programma Otto e Mezzo(LA7) su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi. Coordinamento di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone.

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Crisi Pd, De Luca spara sul partito: "Silenzio sconcertante su sicurezza e lavoro. Non capisco cosa proponga, serve svolta radicale". Poi punge Lombardia e Veneto sull'Autonomia: "Noi siamo stati più virtuosi" (VIDEO)

Il presidente della Regione Campania, a Milano per la firma di un protocollo d'intesa sulla sanità, attacca i vertici del Pd e denuncia "pochezza e ottusità del gruppo dirigente nazionale". L'intervista - (VIDEO)


Il Pd deve "affrontare" il tema "del suo futuro, della sua sopravvivenza" e finora ha avuto uno "sconcertante" silenzio su due temi come sicurezza e lavoro. A dirlo e' il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca (Pd), a margine della presentazione di un accordo di collaborazione tra gli ospedali Cardarelli e Niguarda a Palazzo Lombardia.

"Ai tempi di Bersani - ha aggiunto il governatore - parlavo di un gruppo dirigente di anime morte, non vorrei essere irriguardoso nei confronti di nessuno, ma mi pare di poter dire che ci siamo molto vicini, nel senso che io stesso a volte faccio fatica a capire qual e' la proposta del Pd". E "in modo particolare credo che sia necessaria una svolta radicale sul tema della sicurezza e del lavoro, due questioni sulle quali il Pd incredibilmente continua a non parlare". Sulla questione De Luca ha sottolineato: "Abbiamo presentato una proposta per il lavoro al Sud due settimane fa e il Pd non se ne e' neanche accorto. L'ha presentata un dirigente del Pd, il presidente della Regione Campania con tutti i presidenti delle Regioni. Questa e' una cosa sconcertante che testimonia la pochezza e l'ottusita' del gruppo dirigente nazionale".

Sulla sicurezza, spiega il presidente, "paghiamo ideologismi che sono insopportabili. Il tema della sicurezza ha sempre due facce: quale della solidarieta' e dell'accoglienza che per me e' irrinunciabile, poi c'e' la faccia che il Pd ignora totalmente, quella della sicurezza". Perche' "nelle aree urbane c'e' una domanda di sicurezza che il Pd ignora. Dobbiamo approvare un nuovo quadro legislativo che consenta alle forze dell'ordine di poter garantire la tranquillita' delle famiglie. A me interessa una discussione nel merito su cio' che proponiamo agli italiani, per esempio sulla sicurezza urbana. Una domanda della povera gente dalla quale il Pd e' totalmente lontano. Oltre alle sicurezza c'e' il tema del lavoro, pubblica amministrazione, codice degli appalti, giustizia. Queste sono le questioni sulle quali si costruisce un profilo programmatico. Su tutto questo non ho capito cosa propone il Pd".

Ballottaggi: disastro Pd, trionfa il centrodestra trainato dalla Lega, belle vittorie dei 5 Stelle. Il crollo epocale delle roccaforti rosse

Terremoto politico nel secondo turno delle elezioni comunali. Il centrosinistra viene travolto in Toscana e in Emilia. Il Movimento 5 Stelle si afferma ad Avellino e Imola, ma perdono Ragusa. Avanzano Lega e centrodestra un po' ovunque. Clamorosa vittoria personale di Claudio Scajola nella "sua" Imperia


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Il centrodestra, trainato dalla Lega, avanza nei ballottaggi di queste amministrative espugnando 'roccaforti rosse' in Toscana ed Emilia. Il Pd ha perso Massa, Pisa (dove il Carroccio è il primo partito) e Siena pur accaparrandosi Ancona e affermandosi a Brindisi e Teramo. Addio anche a Imola, che va ai 5 Stelle, e Ivrea. M5S sconfitto a Ragusa conquista oltre a Imola anche Avellino. Il centrodestra conquista anche Sondrio, Viterbo e Terni.

Ivrea - Storica vittoria del centrodestra nel capoluogo dell'eporediese, amministrato dal dopoguerra ad oggi ininterrottamente dal centrosinistra. Ribaltando l'esito del primo turno, che lo vedeva secondo con cinque punti di differenza, il candidato del centrodestra, Stefano Sertoli è il nuovo primo cittadino di Ivrea, la città di Adriano Olivetti.

Avellino - Il M5s strappa Avellino al centrosinistra. Nella città campana il candidato pentastellato Vincenzo Ciampi è stato eletto, al ballottaggio, con il 59,54% dei voti. Nello Pizza, candidato del centrosinistra appoggiato da Pd, Lista civica Avellino libera è progressista, Lista civica ad Avellino democratica, Lista civica Davvero Avellino, Lista civica Avellino è popolare, Lista civica Insieme Protagonisti e Lista civica Avellino rinasce, si è fermato al 40,46%.

Siracusa - Con il 52,99 per cento delle preferenze (18.210 voti) Francesco Italia, candidato del centrosinistra e vicino al sindaco uscente renziano, Giancarlo Garozzo, vince la corsa per la poltrona di primo cittadino di Siracusa.

Ancona - Ad Ancona si conferma il centrosinistra con la sindaca uscente Valeria Mancinelli. La prima cittadina, appoggiata da Pd, Lista civica Ancona popolare, Lista civica Ancora per Ancona, Federazione dei verdi e Centristi, è stata rieletta con il 62,78% dei voti.

Ragusa - Il M5s perde la sua storica roccaforte in Sicilia. A Ragusa vince l'outsider Peppe Cassì, ex cestista della Virtus, sostenuto da Fratelli d'Italia e tre liste civiche. Conquista la poltrona di primo cittadino con 13.492 voti, il 53,07 per cento delle preferenze, lasciando il suo rivale, Antonio Tringali, l'uomo scelto dai Cinque Stelle per tentare la riconferma dopo Federico Piccitto, al 46,93 per cento (11.930).

Messina - E' Cateno De Luca il nuovo sindaco di Messina. Il deputato regionale eletto a Palazzo dei Normanni con l'Udc e poi passato al gruppo Misto ha ottenuto il 65,28 per cento dei consensi (47.835 preferenze), lasciando il suo 'sfidante' Dino Bramanti, candidato del centrodestra,  sostenuto da dieci liste e da tutti i partiti da Forza Italia alla Lega, da Diventerà bellissima a Fratelli d'Italia, al 34,72 per cento (25.442). Una vittoria schiacciante che porterà il deputato 'ribelle' alla guida della città senza nessun consigliere: al primo turno, infatti, nessuna delle liste civiche che lo appoggiavano aveva superato la soglia di sbarramento.

Brindisi - Vince il centrosinistra a Brindisi, città in precedenza guidata da un sindaco civico. Riccardo Rossi, appoggiato dalla Lista civica Brindisi bene comune, Liberi e uguali, Partito democratico, Lista civica Ora tocca a noi, è stato eletto sindaco con il 56,61% dei voti. Dai dati ufficiosi del Viminale, lo sfidante Roberto Cavalera (Pri, Fi, Udc, liste civiche Brindisi popolare, Idea per Brindisi e Brindisi in alto) si è fermato al 43,39%.

Imperia - A Imperia, dove la sfida al ballottaggio era tutta nel campo del centrodestra, è stato eletto sindaco l'ex ministro Claudio Scajola: appoggiato dalle liste civiche Obiettivo Imperia, Imperia insieme, Area aperta e Il popolo della famiglia, ha ottenuto il 52,05% dei voti. Dai dati del Viminale, lo sfidante di centrodestra Luca Lanteri (Lista civica Forza Imperia, Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni, Lista civica Progetto Imperia, Lega, Lista civica Vince Imperia) si è fermato al 47,95%.

Massa - A Massa il centrodestra strappa il governo della città al centrosinistra. Il candidato Francesco Persiani, appoggiato da Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni, Lista civica Persiani sindaco, Lega, Il popolo della famiglia e Fi, è stato eletto sindaco con il 56,62%. Al sindaco uscente di centrosinistra Alessandro Volpi non riesce il bis: dai dati del Viminale, Volpi, appoggiato da Pd, Sinistra Massa città d'Europa, Liste civiche Uniti per la città, 2018 Volpi sindaco, Sinistra progressista per Massa, Amare Massa e Articolo primo, si è fermato al 43,38%.

Pisa - Pisa passa dal centrosinistra al centrodestra. Nella città toscana Michele Conti (Lega, Fi e Fdi) è stato eletto sindaco con il 52,29% in base ai dati del Viminale. Il candidato di centrosinistra Andrea Serfogli (Pd, liste civiche In lista per Pisa, Con Danti per Pisa, Riformisti per Pisa, Patto civico, Progetto Pisa e Per la nostra Pisa) si è fermato al 47,71%.

Siena - Siena, storica roccaforte rossa, passa al centrodestra. Non ce l'ha fatta a riconfermarsi il sindaco uscente Bruno Valentini (Pd, Lista civica In campo e Per Siena piccini sindaco) che si è fermato al 49,20%. E' stato eletto sindaco, dai dati del Viminale, Luigi De Mossi (Lega, Fi, Fdi, lista civica Voltiamo pagina) con il 50,80%.

Viterbo - Il centrodestra vince a Viterbo: Giovanni Maria Arena (Fi, Lega, Fdi con Giorgia Meloni e lista civica Fondazione!) è il nuovo sindaco con il 51,09%. Dai dati del Viminale, la sfidante, candidata civica Chiara Frontini in campo per le liste civiche Viterbo venti venti e Viterbo cambia, ha ottenuto il 48,91%.

M5S - "Imola e avellino sono 5 stelle! - commenta Luigi Di Maio su Facebook - Sono risultati STRAORDINARI in due città dove da 70 anni dominavano i partiti e gli uomini della Prima Repubblica: a Imola il PCI e poi i partiti del centrosinistra, ad Avellino la Dc". "I dati di tutti i ballottaggi ancora non sono definitivi, ma due risultati che sono arrivati questa sera devono renderci molto ORGOGLIOSI: Imola e Avellino da oggi hanno due sindaci 5 Stelle: Manuela Sangiorgi e Vincenzo Ciampi! - sottolinea il vicepremier - I nostri candidati con una sola lista hanno battuto delle accozzaglie di decine di liste composte da quelle persone che hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo in queste città. Davide ha battuto di nuovo Golia. Con una lista, pochi fondi ma tanto amore per queste città e per questo Paese. "I nostri candidati con una sola lista hanno battuto delle accozzaglie di decine di liste composte da quelle persone che hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo in queste città. Davide ha battuto di nuovo Golia. Con una lista, pochi fondi ma tanto amore per queste città e per questo Paese", conclude.

Lega - "Storiche vittorie della Lega in Comuni amministrati dalla sinistra da decenni: grazie!!! Più la sinistra insulta, più i cittadini ci premiano. Prima gli italiani, io non mi fermo". Così, nella notte, il leader della Lega e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, commentando i risultati dei ballottaggi.

Pd - ''È una sconfitta netta, che pesa parecchio come quella in Toscana e in alcune realtà dell'Emilia Romagna. Ci sono segnali che dobbiamo valorizzare come la vittoria a Termoli, Siracusa, Ancona e Brindisi, segnali utili che non cambiano però il segno inequivocabile della sconfitta. Sicuramente nelle ex regioni rosse c'è una forte domanda di cambiamento che noi dobbiamo comprendere, e le elezioni amministrative confermano un cambio di fase. Ora dobbiamo ricostruire tutto su basi nuove''. Lo dichiara il segretario reggente del PD Maurizio Martina, ospite di Circo Massimo su Radio Capital.

(Fonte: Adnkronos)

Pd alla resa dei conti: partito spaccato tra strane liste, numeri, accuse e provocazioni. Quanta forza ha ancora Matteo Renzi? La nostra intervista al consigliere lombardo Fabio Pizzul (VIDEO)

Scrive Democratica: E’ in un clima di grande tensione interna che si prepara la tanto attesa Direzione nazionale del Partito Democratico, in programma oggi alle 15 al Nazareno. L’intervista a ‘Che tempo che fa’ di Matteo Renzi, in cui l’ex segretario ha chiuso ad ogni ipotesi di governo con il Movimento Cinque Stelle e proposto invece un esecutivo “per fare le riforme” ha lasciato strascichi pesanti. Il primo a criticarne il metodo, più che il merito, è stato il reggente Maurizio Martina, arrivato ad evocare “il rischio estinzione” per il Pd e manifestando tutta la sua contrarietà: “Impossibile guidare un partito in queste condizioni”. Sul tema abbiamo intervistato il consigliere regionale lombardo, Fabio Pizzul - (VIDEO)


Pd, guerra dei numeri in direzione. Renzi: "Non usino pretesti per rompere". Scontro sul sito senzadime

A poche ore dalla Direzione del Pd è muro contro muro tra i renziani e l'area che si riconosce nella guida di Maurizio Martina. Uno scontro senza quartiere, con i contendenti impegnati a 'duellare' non più sul terreno di un governo con il M5s ma sulle dinamiche interne, sulla guida del partito e il mandato del reggente. Ad accendere le polveri è, nella mattinata di ieri, un documento ("la pace di Lodi") preparato da Lorenzo Guerini e offerto a tutto il partito: 3 punti per dire, in sostanza, no alle conte interne, no a un governo con M5S o Lega e sì a riscrivere con tutti i partiti le regole. Seppure nato con le migliori intenzioni ("è un appello a trovare l'unità", spiega il coordinatore) il documento viene letto dalla opposta sponda del Nazareno come un dito in un occhio: "Una conta per evitare la conta, mai visto", dice Andrea Orlando.

A gettare benzina sul fuoco, un sito (senzadime.it) che pubblica nomi e cognomi dei componenti della Direzione e la loro opzione sull'alleanza con il M5s: "Una lista di proscrizione", si indignano tutti i non renziani. "C'è qualcosa di profondo che non va", twitta Dario Franceschini. Intanto, le posizioni di irrigidiscono. Mentre i renziani fanno trapelare il successo del documento Guerini (77 deputati, 52 senatori e 123 componenti la Direzione, tra cui i capigruppo Marcucci e Delrio e ministri come Carlo Calenda), l'area che sostiene il reggente si compatta e replica: "E' pronto l'Odg da votare in Direzione sulla fiducia a Martina". Per i non renziani (una vasta area che mette insieme franceschiniani, orlandiani, governisti e altri) sono i no alla linea indicata dall'ex segretario a 'Che tempo che fa' ad avere la maggioranza in Direzione ed è per questo, per scongiurare una sconfitta, che è nato il documento Guerini.

A spingere sono i franceschiani e gli orlandiani. "Domani serve un voto, e chiarezza", dice Gianni Cuperlo. Quello sui numeri è "un bluff" dei non renziani, liquida intanto lo stesso Renzi parlando della faccenda con qualche senatore a palazzo Madama. Mettendoci il carico, i renziani fanno trapelare che la convocazione dell'Assemblea e l'avvio del percorso congressuale non è più rinviabile e dovrà essere deciso domani in Direzione: "Martina non è adatto a gestire questa fase". Pronti, a scanso di equivoci, candidati renziani alla segreteria come Guerini e Ettore Rosato e la data dell'Assembla, subito: a metà maggio. La tensione resta alta per tutta la giornata ma, intanto, pontieri come lo stesso Guerini e Graziano Delrio si erano da subito messi all'opera per una soluzione. Facendo leva, tra l'altro, sulle parole di Renzi al Senato: "Spero ci sia unità e che nessuno utilizzi pretesti per rompere".

L'ipotesi a cui si sta lavorando in queste ore è un Odg che richiami in parte il documento Guerini (il punto 3, quello più condiviso) e indichi una data per l'Assemblea. "Se il discorso di Martina domani (oggi, ndr.) in Direzione avesse toni condivisibili, si potrebbe chiudere così. Di fatto, anche senza esplicitarlo, sarebbe l'ok al reggente. Fino all'Assemblea. Come, del resto, si è sempre detto", spiega un big che sta lavorando alla mediazione. Per Franceschini, "l'unità si può costruire facilmente ma partendo da un voto esplicito di fiducia della Direzione al segretario reggente, atto minimo ma indispensabile per dargli la forza di gestire una fase così difficile, sino all’Assemblea o al Congresso, vedremo. E sono certo che Renzi, che ha a cuore come tutti noi l’unità del Pd, sarà il primo a votare la fiducia al suo ex vicesegretario". Fino a alle 15, c'è tempo per evitare un clamoroso 'showdown' del Pd. (Fonte: Adnkronos)

Il Pd respinge l'offerta di Salvini. Rosato: "Governi con chi ha i suoi stessi programmi e toni. Noi all'opposizione"

Il Partito democratico replica all'apertura di Matteo Salvini sul futuro governo del Paese. A margine dell'assemblea dei parlamentari neoeletti, il leader leghista aveva detto: "Nel Pd spero siano a disposizione - dice - per dare una via d’uscita al Paese, a prescindere da chi uscirà dalle primarie". Piuttosto fredda la reazione dem: "Il senso di responsabilità lo devono avere tutti e la nostra risposta al richiamo di Mattarella è scontata ma i primi a essere richiamati alla responsabilità sono quelli che hanno avuto il mandato dagli elettori e vinto le elezioni. La Lega non si nasconda dietro a pretesti e costruisca le condizioni per un governo con chi ha i suoi stessi programmi e toni", dice Ettore Rosato, capogruppo uscente alla Camera. E ancora: "Il nostro senso di responsabilità è stare all'opposizione".

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