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updated 4:03 PM UTC, Dec 15, 2017

Papa Francesco vuole cambiare, il "Padre Nostro"

Papa Francesco ha suggerito di voler apportare un cambiamento alla preghiera del Signore, ampiamente conosciuta tra i fedeli come il "Padre nostro".


In un'intervista mercoledì il Pontefice ha detto che preferirebbe sostituire la frase "non ci indurre in tentazione", che secondo il papa è troppo forte, con "non lasciarmi cadere in tentazione". Secondo Bergoglio questa traduzione porta a pensare che Dio conduca le persone a peccare, - "Non è una buona traduzione, è meglio dire: "Non lasciarmi cadere nella tentazione" ha detto Papa Francesco. Jorge Mario Bergoglio sollecita quindi una nuova traduzione, come avvenuto in Francia dal 3 dicembre scorso. E come in realtà già fatto dalla nuova versione della Bibbia della Cei, dal 2008 (un'innovazione non ancora recepita nella Messa). La preghiera ha origine dalla lingua di Gesù, l'aramaico, fu poi tradotta in greco antico e infine in latino. 

Il papa all'inizio di questa settimana ha anche fatto un inciso sull'annuncio del presidente Trump, in cui diceva che gli Stati Uniti avrebbero riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e avrebbero mirato a trasferirvi la propria ambasciata, oggi a Tel Aviv.

Papa Francesco ha detto di essere "profondamente interessato da questa questione, non solo strategica e politica" e ha fatto appello affinché "tutti rispettino lo status quo della città". 

ultima ora × ultime news× ultime notizie× papa Francesco news× papa Francesco × Vaticano× padre nostro× preghiera padre nostro× «questa preghiera contiene tutte le domande possibili, non se ne può concepire una sola che non via sia racchiusa». Eppure, spiega Francesco, «ci vuole coraggio per pregare il Padre nostro». In un mondo «malato di orfanezza», ...× Il testo in italiano della preghiera più nota, il 'Padre Nostro' , potrebbe presto cambiare. A farlo intendere è lo stesso papa Francesco: "Dio che ci induce in tentazione non è una buona traduzione. × Papa Francesco "corregge" il Padre Nostro: «Dio non induce in tentazione». 07/12/2017 E' meglio dire: «Non lasciarmi cadere nella tentazione». Jorge Mario Bergoglio sollecita una nuova traduzione. Come avvenuto in Francia dal 3 dicembre scorso.× video×

 

Papa Francesco: "Ho pianto chiedendo perdono ai Rohingya"

Papa Francesco, sull'aereo di ritorno a Roma dopo il suo viaggio di sei giorni in Birmania e Bangladesh, non ha mancato il consueto appuntamento con i giornalisti che lo accompagnavano.


Le domande dei giornalisti sono state poste per quasi un'ora e Papa Francesco, anche se visibilmente stanco, non si è concesso pause e ha risposto a tutti. Tutto si è svolto come sempre in un clima gioviale, anche se Papa Francesco per pochi istanti, ha avuto un momento di risentimento, quando alcuni dei giornalisti sul volo di ritorno, gli hanno rivolto delle domande non pertinenti con il viaggio da poco concluso. Non si è mai rifiutato di rispondere fino in fondo, ma a una domanda sul nucleare, ha risposto in modo sintetico e schietto, "fuori tema con questa conferenza stampa! andiamo avanti".

Due paesi, undici discorsi e ventiquattro cerimonie in sei giorni

Il Papa è apparso molto stanco dopo una tale maratona che lo ha visto molto impegnato, nonostante tutto non tossiva più come all'inizio di questa settimana asiatica, tosse che aveva messo in dubbio la durata prevista del viaggio stesso. Il pontefice ha ancora una volta, dimostrato un'incredibile energia e una forte capacità di recupero, in sei giorni ha visitato due difficili paesi, pronunciato undici discorsi e presidiato più di ventiquattro cerimonie! Il tutto all'alba del suo 81° compleanno che sarà il 17 Dicembre prossimo.

Papa Francis lascia il Bangladesh dopo una visita di tre giorni il 2 dicembre 2017.

Un ultimo particolare significativo è degno di nota: è consuetudine che l'aereo destinato a riportare il Papa a Roma, sia un velivolo della compagnia di bandiera del paese visitato. Sabato sera, un grande Boeing 777 della Bangladesh Airlines, Biman, ha accolto il Papa cattolico per nove ore di viaggio. Mentre tutti i giornalisti aspettavano il pontefice alla conferenza stampa sul lato sinistro dell'Aeromobile, un membro dell'equipaggio probabilmente il pilota, barba ordinata e indosso un Panjabi con un pantalone che lasciava apparire chiaramente caviglie, improvvisamente è apparso dal lato destro della cabina con un piccolo... tappeto fatto a mano! Ha viaggiato con la massima naturalezza sul fondo dell'aereo per eseguire la sua preghiera, all'ora stabilita e verso la Mecca, sempre indicata in tutte le compagnie aeree dei paesi musulmani. Subito dopo è arrivato Papa Francesco e la sua conferenza stampa è iniziata!

Il Papa a Dacca, in Bangladesh.

Un "silenzio" calcolato sui "Rohingyas"

In molti si sono chiesti perchè il Papa, durante questo suo viaggio, abbia aspettato a lungo prima di pronunciare la parola "Rohingya"- il nome di un'etnia musulmana portata sull'orlo della scomparsa, di cui 620 000 cittadini sono attualmente rifugiati in Bangladesh, dopo essere stati espulsi dall'esercito dallo stato del Myanmar, alla fine di agosto 2017 - Papa Francesco si è così giustificato:

 -"Ho capito che se avessi detto questa parola in un discorso ufficiale o se avessi lanciato pubblicamente una denuncia, avrei rischiato di interrompere un dialogo perché l'aggressività chiude le porte. Ho quindi preferito descrivere le situazioni, evocare questioni di diritti, di cittadinanza, che mi hanno permesso di andare oltre anche nelle interviste private. Questo mi rende soddisfatto perchè così Il messaggio è passato".-

"Quando ho chiesto il perdono dei Rohingya, stavo piangendo"

Papa Francesco, Venerdì sera a Dhaka, capitale del Bangladesh, nel corso di una cerimonia interreligiosa, ha finalmente pronunciato il nome Rohingya:

-"ho chiesto perdono, questa era l'unica condizione per me essenziale in questo viaggio, oggi, la presenza di Dio, è anche chiamata Rohingya, questo incontro lo avrei voluto in un campo profughi, ma  per motivi, a detta del  governo locale, di organizzazione non è stato possibile realizzarlo -

Papa Francesco visita i fedeli della Chiesa del Santo Rosario il 2 dicembre a Dhaka (Bangladesh).

 

Alla fine i "negoziati" con "il governo del Bangladesh" hanno permesso il trasferimento di questi profughi dal loro campo alla capitale, per incontrare il papa. Francesco,"molto felice ed emozionato" di poterli salutare "uno per uno" è anche scivolato su una passerella e subito alzatosi ha detto - "Sono un pescatore, sono abituato a cadere ma sono sempre pronto ad alzarmi".

Subito dopo ci sono stati dei momenti di confusione che il Pontefice descrive così: - "qualcuno che non era non il governo ha chiesto a questi sedici Rohingya di scendere dal palco dove mi trovavo. Sono intervenuto molto arrabbiato gridando, rispetto! rispetto! Poi, visto che non potevo lasciarli andare senza dire una parola, ho chiesto il microfono e ho iniziato a parlare... so che ho chiesto perdono due volte ma non ricordo cosa ho detto. Stavo piangendo in quel momento... Stavo cercando di non mostrarlo ma anche loro piangevano. Però il messaggio è finalmente passato! Una parte era programmata, l'altra era spontanea. Tutte le copertine dei giornali ne hanno parlato. Non ho sentito alcuna critica".

 

"Non ho negoziato nessuna verità" con il generale birmano

Chiesto del contenuto delle sue conversazioni private con il generale Min Aung Hlaing, capo dell'esercito del Myanmar, il papa non ha alzato l'angolo del velo, ma ha detto: "Questo generale ha chiesto di parlare. Bene l'ho ricevuto, non chiudo mai la porta. Chiedi di parlare, vieni. Non perdiamo mai quando parliamo, comunque vada abbiamo sempre vinto. E 'stata una bella conversazione. Non posso parlarne perché era privata. Ma non ho negoziato la verità. Abbiamo ragionato in modo tale da comprendere un pò la strada scelta durante il brutto periodo della dittatura militare. È stato un incontro bellissimo, civile. Ho usato le parole per far passare il messaggio. Quando ho visto che il messaggio è stato accettato, ho osato dire tutto ciò che volevo dire".

Incontro con papa Fraçois e rappresentanti dei rifugiati Rohingya il 1 ° dicembre a Dhaka, in Bangladesh.

 

"Un viaggio in Cina che andrà bene per tutti"

In origine, questo ventunesimo viaggio internazionale di Papa Francesco doveva riguardare l'India e il Bangladesh. Un progetto che è stato poi abbandonato. E Francesco giustifica questa decisioni così: "per visitare l'India, è necessario un viaggio dedicato solo a quello stato. A causa delle varie culture dell'India, è necessario andare a sud, al centro, a est, a nord-est, a nord ... Spero di poterlo fare nel 2018, se sarò ancora vivo."

D'altra parte il viaggio in Cina non è ancora in preparazione al momento, ma il pontefice non nasconde nulla: "mi piacerebbe tanto visitare la Cina! Esiste un dialogo politico con questo paese, in particolare per la Chiesa cinese. C'è la domanda della Chiesa patriottica e della Chiesa sotterranea. Dobbiamo procedere, passo dopo passo, con delicatezza, come si fa ora, lentamente. Ci vuole pazienza Le porte del cuore sono aperte. Un viaggio in Cina andrà bene per tutti."

Papa Francesco incontra i fedeli cristiani di Dhaka il 1 ° dicembre 2017.

Dialogo interreligioso o evangelizzazione?

Alla domanda su quale sia la priorità del Papa, il dialogo interreligioso o l'evangelizzazione? Papa Francesco ha ribattuto: "Evangelizzare non è fare proselitismo. La Chiesa sta crescendo, non per proselitismo, ma per attrazione, cioè per testimonianza. Questo è quello che ha anche detto Papa Benedetto XVI. Poi arrivano le conversioni. Quindi non siamo molto entusiasti di improvvisare la conversione." Francesco ha poi raccontato la storia di un giovane alla Gmg di Cracovia che gli ha chiesto come "convertire" un amico che non credeva in Dio. La risposta del Papa è stata: "L'ultima cosa da fare è 'dire' qualcosa. Vivi il tuo vangelo, poi ti chiederà lui Perché vivi così? Lascia che lo Spirito Santo lo attivi. Perché lo Spirito Santo dimostra forza e dolcezza durante le conversioni. Siamo solo testimoni del Vangelo. Non si tratta di convincere mentalmente, con ragione e apologetica. È lo Spirito Santo che esegue la conversione. La "priorità" per lui è "la testimonianza, il rispetto, di chi viene in pace. La pace si interrompe quando inizia il proselitismo. Il proselitismo non è evangelico. Come la ragione è apologia. 

L'arma nucleare è al "limite" dell'illecito

Interrogato nel contesto della tensione tra Corea e Cina sulla legalità dell'arma nucleare, Papa Francesco ha lanciato: "Oggi siamo al limite!... siamo al limite della liceità di possedere e usare le armi nucleari. Al di là del rischio di distruzione dell'umanità e dell'aumento delle armi nucleari, ciò che è cambiato è la loro sofisticazione e crudeltà. Siamo in grado di distruggere le persone, senza toccare le strutture. Siamo al limite ... E poiché siamo al limite, mi pongo questa domanda. E questo, non dal punto di vista del magistero pontificio, ma è una domanda che si chiede un papa, oggi è lecito mantenere gli arsenali nucleari così come sono? Per salvare la Creazione, per salvare l'umanità, non è necessario tornare indietro? " E Concludendo: "Siamo oggi al punto in cui, con questa cultura, l'uomo tiene nelle sue mani la capacità di creare una nuova strada di vita, quella della distruzione. Pensate e non dimenticate mai Hiroshima e Nagasaki."

 

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  • Il Papa ai Rohingya: "Vi chiedo perdono" "Vi chiedo perdono". Papa Francesco si è rivolto così a 18 Rohingya, rifugiati della minoranza musulmana birmana rifugiati in Bangladesh, a Dacca. Per la prima volta, dall'inizio del suo viaggio in Asia, il Pontefice ha pronunciato la parola 'Rohingya×
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Abusi sessuali, tolleranza zero anche per Papa Francesco

Il santo Padre conferma la linea di "tolleranza zero" intrapresa dalla Chiesa contro i responsabili di abusi sessuali nei confronti dei più piccoli.


Questo il discorso di Papa Francesco di oggi, divulgato dalla sala stampa della santa sede. 

Una linea che "la Chiesa irrevocabilmente e a tutti i livelli intende applicare", ha ribadito nel corso dell’udienza ai membri della Pontificia commissione per la tutela dei minori, ricevuti in Vaticano giovedì mattina, 21 settembre.

"Lo scandalo dell’abuso sessuale", ha denunciato il Pontefice nel discorso preparato e consegnato ai presenti, "è davvero una rovina terribile per tutta l’umanità, e tocca tanti bambini, giovani e adulti vulnerabili in tutti i paesi e in tutte le società". Per la Chiesa, in particolare, la presa di coscienza di questo fenomeno è stata un’esperienza molto dolorosa, perché ha messo in luce le responsabilità di «tutti coloro che hanno tradito la propria chiamata e hanno abusato dei figli di Dio».

Il Papa torna a manifestare "profondo dolore vergogna per gli abusi commessi da ministri sacri, che dovrebbero essere le persone più degne di fiducia", ribadendo "in tutta chiarezza che l’abuso sessuale è un peccato orribile, completamente opposto e in contraddizione con ciò che Cristo e la Chiesa ci insegnano. Ecco perché la Chiesa, a tutti i livelli, risponderà con l’applicazione delle misure più severe nei confronti dei colpevoli".

!Le misure disciplinari che le Chiese particolari hanno adottato si devono applicare a tutti coloro che lavorano nelle istituzioni della Chiesa". Tuttavia, aggiunge, "la responsabilità primordiale è dei vescovi, dei sacerdoti e dei religiosi, di quanti hanno ricevuto dal Signore la vocazione di offrire la loro vita al servizio, includendo la vigile protezione di tutti".

Nel suo discorso Francesco non manca di evidenziare l’importante lavoro svolto dalla commissione negli ultimi tre anni. Lavoro scandito anche da alcuni incontri con "le vittime e i sopravvissuti di abusi", che hanno visto la partecipazione dello stesso Pontefice e hanno confermato l’impegno «a fare tutto il possibile per combattere questo male ed eliminare questa rovina tra noi». Particolarmente «preziosa» è stata l’azione «per condividere le pratiche migliori soprattutto per quelle Chiese che hanno meno risorse per questo cruciale lavoro di protezione». E a tale scopo il Papa incoraggia la commissione a proseguire nella collaborazione con le Congregazioni per la dottrina della fede e per l’evangelizzazione dei popoli «affinché tali pratiche siano inculturate nelle diverse Chiese di tutto il mondo».

 

IL PAPA A MILANO E MONZA: GUARDA LA DIRETTA

Oggi sabato 25 marzo è il giorno della visita pastorale di Papa Francesco, a Milano e nelle terre ambrosiane. Segui il live streaming della Santa Messa nel Parco di Monza davanti a centinaia di migliaia di fedeli - (VIDEO)


Papa Francesco da Milano a Monza. Dopo la tappa nel carcere di San Vittore, alle 15, il Santo Padre inizierà la Santa Messa nel Parco. La celebrazione è il momento-clou della visita, che richiama centinaia di migliaia di fedeli da tutto il territorio della Chiesa ambrosiana e anche da fuori. Oltre 700mila i fedeli registrati, decine di migliaia dei quali provenienti dalle altre diocesi lombarde (Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano) e da altre regioni (Trentino, Emilia, Piemonte, ecc). Tra le presenze, 500 militari con le loro famiglie (complessivamente 1.700 persone), dei corpi della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, dell’Esercito e dell’Aeronautica, un centinaio di gruppi delle scuole medie superiori e un migliaio di studenti dell’Università Cattolica.

 Ad accogliere il Papa al suo arrivo, Pietro Luigi Ponti (presidente della Provincia di Monza e Brianza), Giovanna Vilasi (prefetto di Monza) e Roberto Scanagatti (sindaco di Monza). Prima della celebrazione la consegna ideale al Pontefice, da parte del direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti, dei 55 appartamenti ristrutturati nel quartiere Niguarda di Milano destinati a persone in difficoltà, un progetto voluto dall’Arcivescovo Scola. Presenti tra i fedeli due delle famiglie assegnatarie. 

A concelebrare la Messa presieduta dal Papa in rito ambrosiano (con la liturgia prevista per la solennità dell’Annunciazione del Signore e il servizio liturgico curato dai seminaristi del Seminario diocesano, dai ministranti del Duomo - Comunità San Galdino - e da volontari dell’Unione Diocesana Sacristi), quattro Cardinali di origine ambrosiana (Angelo Scola, Gianfranco Ravasi, Francesco Coccopalmerio e Renato Corti), 40 Vescovi e oltre un migliaio di sacerdoti di cui 70 anziani o con disabilità. Intenzioni di preghiera recitate da una suora a nome di tutti i consacrati e le consacrate, un rappresentante di Azione cattolica per le associazioni, un esponente di Comunione e Liberazione per i movimenti e due migranti a nome delle comunità straniere presenti in Diocesi. All’offertorio pane e vino per l’Eucarestia portati all’altare da una famiglia di Monza e altri sette fedeli, provenienti da ognuna delle diverse Zone pastorali della Diocesi. Per distribuire la comunione ai fedeli, oltre a un centinaio di diaconi permanenti e seminaristi, presenti 700 ministri straordinari (uomini, donne, consacrati) provenienti da tutte le 1.107 parrocchie della Diocesi.

Celebrazione animata vocalmente da cinquecento coristi presenti sul palco e coordinati da don Claudio Burgio, direttore della Cappella del Duomo di Milano, e dagli 8.600 coristi venuti spontaneamente dalle parrocchie lombarde. Tra i canti la scelta è caduta su composizioni intonate alla liturgia del giorno e su opere di autori, passati e contemporanei, che hanno svolto e svolgono attività musicale nella Diocesi di Milano, come Luciano Migliavacca, Luigi Molfino e Renato Fait.  Al termine della celebrazione l’intervento dell’Arcivescovo.

Due grandi torri in alluminio e ferro a sorreggere la copertura, come i pilastri di un grande ponte gettato da un lato all’altro del lungo frontale, a evocare lo scambio e l’incontro tra culture e fedi. Il fondale, in pannelli di legno riciclato, che riproduce la decorazione del Duomo di Monza. Il grande palco - ideato dall’architetto Claudio Santucci e realizzato dalla società Safe event solutions - sarà teatro della celebrazione eucaristica presieduta da papa Francesco e concelebrata dai Vescovi lombardi nel Parco di Monza, vicino a Villa Mirabello. Su una superficie di oltre 400 mila mq tre aree: sulla sinistra la grande tribuna a gradoni per coro e orchestra; al centro l’altare liturgico e le sedute dei celebranti; a destra l’area riservata ai disabili. Montati anche 6 maxischermi 10x8 m per la proiezione in diretta delle tappe precedenti della visita e poi delle varie fasi della Messa stessa.

Papa a Milano, a poche ore dall'arrivo del Pontefice già 700mila iscritti alla Messa

Mentre restano aperte le iscrizioni on line, sono già 700mila i fedeli che si sono registrati per la Messa con papa Francesco sabato 25 marzo. 600mila lo hanno fatto, presentandosi in parrocchia, 100mila utilizzando il sito internet www.papamilano2017.it e l’App Papa a Milano 2017.


L’iscrizione attraverso le parrocchie, oltre a facilitare l’organizzazione, consentendo di prevedere ed organizzare i flussi, ci ha permesso di dare una risposta preventiva anche al tema della sicurezza, questione sensibile per un evento di tali proporzioni», ha spiegato mons. Bruno Marinoni, vicario episcopale per gli Affari Generali. Gruppi di fedeli arriveranno da tutta la Diocesi: dalle località più remote, come da quelle più vicine all’evento. Ad esempio, in 71 si muoveranno dalla parrocchia di San Martino, comune di Perledo, scendendo dalla cima al lago di Lecco. In 2.900, invece si sposteranno da Brugherio. Ed è già diventato un caso Vedano al Lambro dove sabato 3.500 persone (quasi un abitante su due) varcherà i cancelli del Parco già dalla mattina per attendere il Santo Padre. Tuttavia, l’entusiasmo per la artecipazione è andata ben oltre i confini diocesani. Alcune decine di migliaia di fedeli arriveranno dalle altre diocesi lombarde (Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano). Attesi anche gruppi da fuori regione: da Trento, Piacenza, Tortona, Alessandria. Tra i fedeli che verranno alla Messa ci saranno anche 500 militari con le loro famiglie (complessivamente 1.700 persone), dei corpi della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, dell’Esercito e dell’Aeronautica. Saranno 230 i pellegrini che verranno a piedi al Parco di Monza, passando per i santuari della Madonna del Borgo a Lissone e della Madonna della Misericordia di Vedano al Lambro, due dei 50 santuari mariani che compongono il cammino di Sant’Agostino, uno degli itinerari spirituali più noti della Lombardia. Significativa anche la presenza delle scuole: Oltre un centinaio i gruppi degli istituti medi-superiori (ogni gruppo conta fino a 50 persone). Mille gli studenti dell’Università Cattolica.

Chi  non avrà possibilità di assistere dal vivo alla grande manifestazione  di papa Francesco potrà comunque farlo sui nuovi mezzi di comunicazione web. La copertura dell'evento sarà garantita da diverse dirette live sreaming, che avranno come regia il portale Avvenire. Oppure seguire i mezzi di comunicazione ufficiali della Conferenza episcopale, più precisamente Radio In Blu e Tv2000 oppure sul sito dedicato all'avenimento, www.papamilano2017.it.

 

 

Visita del Papa a Milano e Monza, Maroni: "Un evento straordinario e storico, la Regione sta mettendo in campo tutte le risorse necessarie"

Sicurezza, trasporti, assistenza sanitaria e soluzioni logistiche. Il governatore lombardo parla a margine della conferenza stampa di presentazione del piano organizzativo per l'arrivo di Bergoglio il 25 marzo prossimo: "C'è grande attesa e stiamo facendo un grande lavoro di squadra tra tutte le istituzioni. Che dono faremo al Santo Padre? Non si svelano le sorprese in anticipo" - (VIDEO)


Per la visita di Papa Francesco a Milano, il prossimo 25 marzo, sono attesi 600 mila fedeli. Un appuntamento straordinario che è stato presentato in una conferenza stampa all'Arcivescovado di Milano, dove hanno partecipato, tra gli altri il cardinale ambrosiano, Angelo Scola, il sindaco, Giuseppe Sala e il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, oltre ai prefetti di Milano e Monza. Il moderator curiae, monsignor Bruno Marinoni, ha spiegato che i costi dell'evento, ad oggi, sono stati stimati in 3 milioni e 235 mila euro, mentre le entrate, sempre a oggi, tra sponsor e donazioni, sono di 1 milione e 300mila, il divario sarà colmato dalla diocesi milanese.
Numerosi, inoltre, i volontari, circa 3700, che assisteranno i fedeli nelle varie tappe della visita pastorale di Bergoglio, in particolare durante la Messa che sarà celebrata alle 15 nel parco di Monza. Sono stati, inoltre, predisposti 2.500 parcheggi per i pullman, 20mila posti per le biciclette e 408 treni, di cui 66 speciali. La Regione Lombardia, ha assicurato Maroni, si occuperà di sicurezza e servizi sanitari mettendo in campo una squadra di 1.150 agenti agenti di polizia locale, oltre 1.700 volontari tra Milano e Monza, oltre a 4 presidi medici e 106 squadre sanitarie.

Super Bowl 2017, Papa Francesco irrompe con un messaggio in spagnolo. Placcaggio su Trump?

Il Pontefice ha registrato un video di auguri per l'evento sportivo più atteso negli Stati Uniti: "Possa quest'anno essere un segno di pace, amicizia e solidarietà per il mondo". L'incontro, finale del massimo campionato professionistico di football, si svolgerà tra poche ore a Houston, in Texas, e sarà seguito in tv da 110 milioni di americani. L'intervento di Bergoglio non ha precedenti ed espresso in questo momento, nella lingua parlata dai migranti messicani che il nuovo presidente Usa vorrebbe fermare anche con un muro, appare come una presa di posizione politica - (VIDEO)


 

Super Bowl anno 51. Alle 24.30 ora italiana, nello stadio NRG di Houston, in Texas, i New England Patriots e gli Atlanta Falcons si contenderanno il titolo di squadra più forte del football americano. L'evento sportivo più atteso dell'anno negli Usa, e la prima sfida dell'era Trump.

E anche il Papa ha registrato un videomessaggio per il Super Bowl. "I grandi eventi sportivi come il Super Bowl sono altamente simbolici dimostrando che è possibile costruire una cultura di incontro e un mondo di pace. Prendere parte ad attività sportive ci fa andare oltre la nostra visione personale della vita - e in modo sano - ci fa imparare il significato del sacrificio, crescere nel rispetto e fedeltà alle regole. Possa il Super Bowl di quest'anno essere un segno di pace, amicizia e solidarietà per il mondo. Grazie!".

Spot, touch down e politica: il fattore Donald Trump irrompe nel rito a stelle e strisce del Super Bowl che questa notte riunirà gli Stati Uniti coast to coast per la finalissima di football tra i campioni uscenti, i New England Patriots e gli Atlanta Falcons. La solita festa a base di birra e i cibi classici dei fast food si svolgerà quest'anno all'insegna delle polemiche dopo il bando imposto dal tycoon all'immigrazione e i viaggi da sette paesi a maggioranza musulmani.

Gli striscioni delle proteste sono pronti: Black Lives Matter, socialisti, indiani-americani, musulmani, ebrei, ispanici, gay e lesbiche, democratici "mainstream" saranno rappresentati nell'universo pronto a marciare davanti allo stadio di Houston, una delle città Usa piu' avanti nell'accoglienza ai profughi.

Dentro, spettatori paganti come minimo 2.000 dollari a poltrona con punte da mezzo milione per i palchi. Fuori, davanti alla tv, 110 milioni, un terzo del Paese, per un appuntamento che nell'immaginario collettivo riveste la stessa importanza del Natale o di Thanksgiving. I Patriots sono i favoriti ma in maggioranza l'America tifa per i Falcons, secondo un sondaggio di Public Policy Polling, 53 a 27 per cento.

Trump guardera' la partita a Mar-a-Lago, la "Casa Bianca d'inverno" come l'ha definita, tra le polemiche che hanno investito anche i giocatori: chi come il quarterback Tom Brady che andrà a festeggiare nello Studio Ovale in caso di vittoria, e chi come il "tight end" Martellus Bennett che non andrà perche' "crede nell'inclusione".

All'insegna dell'inclusione anche l'"half time" di Lady Gaga che ha invitato sul palco il novantenne Tony Bennett. Gaga, che ha appoggiato Hillary Clinton alle elezioni di novembre e ha marciato sotto la Trump Tower dopo la vittoria di Trump, ha spiegato che la sua performance sara' "coerente" con quello che ha sempre detto durante la sua carriera: "Credo nell'inclusione, credo nell'eguaglianza, nell'amore, la compassione e la gentilezza".

(Fonte: Ansa)

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