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updated 3:55 PM CEST, Oct 21, 2017

Il presidente turkmeno gli regala un cucciolo ma lo maltratta, Putin lo "salva"

Il presidente del Turkmenistan, Kurbanguly Berdymukhamedov, ha offerto in regalo a Vladimir Putin un cane per il suo 65esimo compleanno. Berdymukhamedov ha innalzato il cucciolo come un trofeo, afferrandolo per la collottola davanti allo "zar" e mostrandolo sorridente ai presenti. Il gesto del "collega", però, non sembra essere stato affatto gradito da Putin, grande amante dei cani, che si è alzato, precipitandosi ad afferrarlo per poi coccolarlo e baciarlo sul muso. Il pet, un bellissimo esemplare di Pastore dell'Asia Centrale, per inciso, si chiama Verny, ovvero "fedele" in russo - (VIDEO)

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L'attentato di San Pietroburgo e quel titolo del Fatto. Se i morti sono russi non si prega ma si pensa a chi gioveranno

"A chi giova?" è una domanda legittima che spesso accompagna avvenimenti anche drammatici nella storia dell'umanità. Un interrogativo che però è consentito in alcuni casi e in altri no. Quando prevalgono pietà e commozione insieme alla condanna del terrorismo e quando si pensa al vantaggio che ricaverà dalla tragedia chi non gode dei favori democratici globali. Una differenza su cui vale la pena riflettere - (VIDEO)


"Bomba nella metro. Il terrore islamico dà una mano a Putin". Così "apriva" il Fatto Quotidiano di martedì 4 aprile. L'attentato di San Pietroburgo, ad opera di un islamista kirghiso, ha provocato almeno 49 morti e una cinquantina di feriti. In questo caso però sulla stampa che conta non ci sono "Je suis...", fiorellini, gessetti e chitarre. Troviamo invece, in forma palese o meno, ciò che in altri contesti sarebbe stato inaccettabile: la dietrologia, il complottismo e, in ogni caso, il "cui prodest?". Si tratta di una domanda che inevitabilmente, a cadaveri ancora insepolti, porta a ritenere che il presidente russo, alle prese con le opposizioni interne e internazionali, possa trarne un vantaggio politico. Tutto può essere, per carità. Ma perché quanto vale per il capo del Cremlino non vale per gli Hollande, le Merkel e le May? E come mai ci riempiamo di commozione e vicinanza se un massacro avviene a Parigi, mentre rimaniamo sostanzialmente indifferenti di fronte a quanti saltano in aria nella terra dell'odiato zar Vladimir? Lasciamo la risposta ai nostri lettori e, se dovessimo incontrarne, anche a quelli del Fatto Quotidiano.

Violenza, la proposta del deputato russo: "Anche le risse tra tifosi possono diventare uno sport". Poi la provocazione verso gli inglesi: "A Euro 2016 i nostri hanno avuto la meglio"

Abbiamo tutti negli occhi le spaventose battaglie tra supporters agli ultimi campionati europei di calcio disputatisi in Francia. Protagonisti furono soprattutto giovani provenienti dalla Russia, più simili a lottatori di MMA che a fans del pallone. Ora un parlamentare del Partito Liberaldemocratico dell'ultranazionalista Vladimir Zhirinovsky, oltretutto dirigente della federcalcio, lancia un'idea che ha già scatenato reazioni indignate: "Ci si incontra allo stadio: 20 contro 20, senza armi". E l'anno prossimo proprio là si giocheranno i mondiali...


Le risse tra gli hooligan? Dovrebbero diventare uno sport. E' la brillante proposta di Igor Lebedev, deputato del Partito Liberaldemocratico russo e, manco a dirlo, dirigente della federcalcio. L'idea di Lebedev è illustrata in un post pubblicato sul sito del partito guidato da Vladimir Zhirinovsky. Il titolo è già un programma: 'Anche le risse tra tifosi possono essere uno sport'. Seguono riflessioni sulle posizioni eccessivamente critiche adottate dalla stampa internazionale, in particolare da quella inglese scottata per due ragioni: "I Mondiali 2018 sono stati assegnati alla Russia e non all'Inghilterra e, in secondo luogo, non tanto tempo fa a Marsiglia i nostri tifosi hanno avuto la meglio sui 'colleghi' inglesi".

A poco più di un anno dai Mondiali che la Russia ospiterà, Lebedev propone di incanalare la 'draka', la lotta, in un ambito sportivo. "La Russia farebbe da apripista", scrive entusiasta, prima di dettare anche le regole per "indirizzare in modo pacifico l'aggressività dei supporter". Lebedev invita ad immaginare questa scena: "Per esempio, si fanno avanti gli inglesi e la sfida viene accettata. Ci si incontra allo stadio, 20 persone da una parte e 20 dall'altra senza armi". La maxi-scazzottata, dice, sarebbe uno spettacolo strepitoso, in grado di attirare sugli spalti lo stesso numero di spettatori di una partita. Pronto anche il nome per la disciplina: "Non c'è bisogno di parole straniere. A livello mondiale, è diventata d'uso comune la parola sputnik. Ora tocca a 'draka'". (Fonte: Adnkronos)

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Elisa Isoardi: "Quando Salvini me lo chiede ci sposiamo". Tutto pronto: luogo, abito e menù nuziale. Poi racconta quei "tre giorni fantastici" a Mosca

Le alleanze politiche sono tutta da definire ma quelle sentimentali, a quanto pare, vanno a gonfie vele per il leader leghista. La conduttrice televisiva in un'intervista rilasciata al settimanale Oggi parla per la prima volta della sua storia d'amore con Matteo e del suo desiderio di maternità: "Ho 34 anni e la voglia di un figlio è quanto di più naturale esista"


 

Elisa Isoardi parla per la prima volta del suo amore con il leader della Lega, Matteo Salvini, dopo i "tre giorni fantastici, molto intensi" trascorsi con una coppia di amici a Mosca. In un'intervista rilasciata al settimanale 'Oggi', la conduttrice televisiva si racconta.

"Amo le tradizioni, ma non sono un'integralista. Le nozze arriveranno quando sarà il momento giusto - premette Isoardi - mi sposerei se dovessimo aspettare un figlio. Ecco, il momento giusto potrebbe essere l'attesa di un erede". "Ho 34 anni e la voglia di un figlio è quanto di più naturale esista - prosegue la conduttrice - Io ho sempre dato la priorità al mio lavoro, alla mia carriera. Ma quando trovi la persona giusta la tua vita si colora di altre emozioni e di altre aspettative. E la costruzione di una famiglia è di solito il progetto per eccellenza delle coppie innamorate".

Poi confessa di aver già scelto il luogo "la mia Colletto di Castelmagno, tra le ridenti valli piemontesi", l'abito color avorio e il menù nuziale "semplice e coi sapori del posto, bagna caùda compresa". Tutto pronto per "quando Matteo me lo chiederà".

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