updated 3:55 PM CEST, Oct 21, 2017

Referendum per l'autonomia della Lombardia, Cattaneo (Forza Italia): "Perché è importante votare Sì il 22 ottobre"

La nostra intervista al responsabile di Forza Italia dei comitati per il Sì al referendum per l'autonomia della Regione Lombardia. "Una grande opportunità per i cittadini lombardi. Spieghiamo tutti i vantaggi di un successo della consultazione del 22 ottobre. E smontiamo le bufale: costa troppo? Solo 5 euro a testa. Analogie con la Catalogna? Nessuna. E' tutto pienamente legittimo, anzi è un atto di attuazione della Costituzione" - (VIDEO)

Referendum per l'autonomia della Lombardia, anche Berlusconi in campo per il Sì

Il governatore Roberto Maroni, ricevuto martedì sera ad Arcore, convince Silvio Berlusconi a scendere in campo e annuncia che la prossima settimana terranno una conferenza stampa comune, per spiegare l'importanza di andare a votare alla consultazione del 22 ottobre e le ragioni del Sì. L'intervista - (VIDEO)


"E' stato un incontro positivo. Abbiamo parlato di tante cose, anche del Milan. Mi ha garantito il suo impegno in queste ultime due settimane cruciali di referendum e sono contento che abbia deciso lui, senza sforzo da parte mia, di aderire e sostenere con azioni concrete il referendum del 22 ottobre. La settimana prossima faremo un incontro io e lui, una conferenza stampa su questo tema, probabilmente mercoledì". "Sono molto soddisfatto dell'incontro", conclude il governatore. E a chi gli chiede se il sostegno di Berlusconi al referendum rappresenti un primo passo per ricucire l'alleanza, Maroni risponde: «No, no. Non c'entra niente questo. Abbiamo parlato di tutto, con Berlusconi si parla sempre di tutto. L'ho visto in gran forma fisicamente, ma anche molto attivo e molto impegnato. Sono stato più di un'ora con lui e lui ha parlato per 50 minuti, più o meno. Quindi, come ai vecchi tempi".

L'INTERVISTA AL GOVERNATORE ROBERTO MARONI

Referendum per l'autonomia della Lombardia, Cecchetti: "Smontiamo le bugie di chi getta fango sul 22 ottobre"

Il vicepresidente leghista del Consiglio regionale replica con un volantino alle polemiche sollevate da più parti sulla consultazione. Quattro le domande di contestazione cui è data risposta: Il referendum è inutile e costoso? Non si poteva aprire subito una trattativa col Governo? E' il referendum della Lega Nord? Ma se vincono i "Sì" succede come in Catalogna? "Ecco perché votare è utile e necessario per i cittadini" - (GUARDA)


"Smontiamo le bugie di chi, solo per motivi politici, getta fango sul referendum del 22 ottobre che servirà ad ottenere più competenze e risorse per la Regione Lombardia". E' l’appello di Fabrizio Cecchetti, Vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia che ha realizzato un volantino informativo in cui risponde alle critiche sul referendum.

"A chi sostiene – spiega Cecchetti - che il referendum è inutile, noi rispondiamo che è lo strumento necessario per dare alla contrattazione tra Regione e Governo quella spinta che solo il voto dei cittadini può dare. Le trattative avviate in passato da ben quattro regioni non hanno avuto seguito e sono fallite proprio perché il popolo non venne coinvolto. Il risultato del referendum darà quindi un indirizzo ben preciso che le istituzioni poi dovranno mettere in atto quale volontà dei cittadini. Qualcuno inoltre – continua Cecchetti - dice che la Lombardia si sta preparando alla secessione: niente di più falso perché nel quesito del referendum viene richiamata sia l’unità nazionale che la Costituzione, in particolare l’art. 116 che disciplina le modalità per ottenere più autonomia. La verità è che questo referendum farà il bene di tutto il Paese.

Infine – prosegue Cecchetti - qualcuno riesce a fare polemica anche sui costi della democrazia. Posto che dar la parola ai cittadini non è mai un costo, la spesa ordinaria per il referendum è di circa 3 euro a cittadino. C’è poi una parte di investimenti per il futuro perché si voterà con dispositivi elettronici che poi resteranno nelle scuole a disposizione degli studenti e potranno essere utilizzati per altre votazioni.

Votare – conclude Cecchetti – è quindi utile e necessario per dare alla Lombardia e al Veneto quella forza necessaria per migliorare la vita dei propri cittadini e per tornare a essere la locomotiva trainante per le altre regioni. Per questo sono sicuro che il 22 ottobre chi vuole il bene dei cittadini, della Lombardia e di tutto il Paese troverà 10 minuti per recarsi al seggio e votare Sì".

Referendum per l'autonomia lombarda, si voterà così: Maroni spiega le procedure elettroniche

Il governatore presenta personalmente il sistema innovativo per la consultazione del 22 ottobre (dalle 7 alle 23) che riguarderà anche 17 Comuni chiamati a pronunciarsi su ipotesi di fusione. In ogni cabina ci sarà una sorta di tablet chiamata "voting machine"con il quesito, tre le possibilità fra cui scegliere: "sì", "no" o "scheda bianca". Si potrà cambiare idea, ma solo una volta. Rispetto alle elezioni tradizionali la cosiddetta "scheda nulla" è tecnicamente impossibile - (FOTO E VIDEO)


Referendum per l’autonomia della Lombardia, Maroni firma: voto il 22 ottobre. M5s e Pd: “Solita propaganda”

ECCO LA SPIEGAZIONE FOTOGRAFICA

 

Questi i pulsanti con cui il presidente di seggio attiva la procedura di voto

 

La schermata di inizio della 'vote machine' per le operazioni di voto

 

La schermata di voto con il quesito e l'indicazione del sì

 

 

La prosecuzione della procedura di voto con la conferma della scelta espressa

 

La conferma dell'avvenuto completamento della votazione

 

La schermata di voto con il quesito e l'indicazione del no

 

La prosecuzione della procedura di voto con la conferma della scelta espressa

 

La prosecuzione della procedura di voto che conferma la scelta espressa

 

La schermata di voto con il quesito e l'indicazione della scheda bianca

 

La schermata di voto con il quesito e la conferma della scelta di votare scheda bianca

 

La schermata di voto con il quesito e la possibilità di modificare il voto espresso, una sola volta, sceglindo tra le opzioni si', no e scheda bianca

Referendum per l'autonomia della Lombardia, via catalana e polemica "alcolica". Cecchetti (Lega) contro Brambilla (Pd): "Ha bevuto un spritz di troppo"

Il vicepresidente leghista del Consiglio regionale, Fabrizio Cecchetti, replica al capogroppo Dem al Pirellone: "Dire che la Lombardia ha imboccato la via catalana della secessione è una boiata pazzesca. Probabilmente Brambilla ha già iniziato l'aperitivo e bevuto uno spritz di troppo, altrimenti non si spiega come possa aver dichiarato una simile sciocchezza. Ormai lo sanno anche i muri che il referendum del 22 ottobre è perfettamente legale tanto che nel quesito è richiamata la Costituzione e l'unità del Paese. La verità è che il Partito Democratico è in totale confusione: da una parte ci sono i sindaci che, conoscendo i problemi del territorio, andranno a votare convintamente sì e dall'altra ci sono i dirigenti di partito come Brambilla che ragionano con logiche politiche vecchie di decenni e si inventano bugie sul referendum. L'autonomia è una cosa seria – conclude Cecchetti – e una grande vittoria del sì non solo porterà benefici ai cittadini lombardi, ma sarà positiva per tutto il Paese perché permetterà ai territori di gestirsi e decidere sul proprio futuro con meno vincoli da Roma e da Bruxelles"

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Referendum, Cecchetti (Lega) a Brambilla (Pd): "Ha bevuto uno spritz di troppo, autonomia fa bene a tutto il Paese"

Referendum per l'autonomia lombarda, Formigoni attacca Maroni: "Portammo il federalismo a Palazzo Chigi, ma la Lega bloccò tutto. Ora il quesito è banale"

La polemica durante la prima puntata del programma "Siamo italiani" condotta da Roberto Poletti e in onda sul canale 62 del Digitale terrestre: "La domanda è del tipo 'Vuoi bene alla mamma?'. Ma chi risponderebbe di 'no'? E dopo che diciamo 'sì' cosa mai dovrebbe succedere?" - (VIDEO)


Intervento polemico dell'ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, nei confronti del suo successore leghista Roberto Maroni, sul referendum consultivo per l'autonomia regionale in programma del prossimo 22 ottobre. L'attacco è stato sferrato durante la prima puntata di "Siamo italiani", il nuovo programma di attualità e politica del canale 62 (TopCalcio) voluto da Intelligo Tv e condotto da Roberto Poletti.

"Avevamo già fatto tutto durante il mio mandato - ha detto Formigoni – e la nostra Regione era già pronta per gestire autonomamente 12 competenze, mancava solo l’assenso del Governo. Ma con mio grande stupore, nel momento in cui a palazzo Chigi arrivò la Lega, la stessa ci mise i bastoni tra le ruote e non se ne fece nulla".

"Oggi – continua il 'Celeste' – Maroni ripropone con il suo referendum le stesse cose ma in maniera molto più banale, senza individuare realmente gli aspetti sui quali ottenere l’autonomia. La domanda – termina – è del tipo ‘vuoi bene alla mamma?’ Ma chi risponderebbe di ‘no’? E dopo che il ‘sì’ cosa mai dovrebbe succedere?".

Stato unitario, stato federale e stato confusionale: Salvini e Meloni tra selfie, pugnalate e capriole

L'asse "sovranista" tra la Lega di Matteo e i Fratelli d'Italia di Giorgia non smette di stupire in quanto a contraddizioni e soprattutto paradossi. Mentre il leader del Carroccio post padano si barcamena tra aspirazioni "nazionali" e rendita nordista, la presidente degli eredi di An prima accoglie l'alleato ad Atreju con sorrisi e abbracci e poi boccia i referendum autonomisti di Lombardia e Veneto spinti dai leghisti. Il "Capitano" milanese simpatizza con l'indipendentismo catalano, ma si guarda bene dal riproporre la stessa via a casa sua: "Da Barcellona una forzatura, noi non vogliamo tornare indietro". La capa romana della destra, dichiarando che non voterebbe alla consultazione del 22 ottobre, fa infuriare Maroni che minaccia conseguenze sulla giunta regionale e subisce la presa di distanza dei rappresentanti lombardi del suo partito che stanno col governatore. Insomma un caos imbarazzante e i vertici populisti rischiano di perdere il popolo, qualunque accento abbia


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Rassegna stampa sull'argomento:

 

Patricia Tagliaferri  - ilGiornale

 

Prime crepe visibili sull'asse sovranista Lega-Fratelli d'Italia dopo le esternazioni di Giorgia Meloni sulla sua contrarietà al referendum per l'autonomia promosso dalla Lombardia.

Dichiarazioni per niente gradite dai leghisti, che provocano anche divisioni in Fdi. «Se fossi tra i chiamati al referendum non ci andrei, è solo propaganda», dice la Meloni invitando gli elettori ad astenersi e irritando parecchio il governatore lombardo Roberto Maroni, spinto a mettere in discussione la compattezza del centrodestra a partire proprio dall'alleanza con cui governa il Pirellone. «C'è un problema perché queste dichiarazioni sono negative, sbagliate e molto pesanti. E siccome il referendum è una cosa importante, sia sul piano politico sia su quello istituzionale, mi riservo di valutare queste dichiarazioni sul piano della lealtà dell'alleanza di governo. Non posso far finta di niente», attacca il presidente della Lombardia, seppur precisando che «Fdi ha sostenuto lealmente e sostiene il referendum in Lombardia».

Troppa alta la posta in gioco per la Lega per lasciar correre, soprattutto perché sarà il numero dei votanti a fare la differenza in questo referendum senza quorum. L'uscita della Meloni, così, fa esplodere una dicotomia che c'è sempre stata tra la Lega e le sue ambizioni federaliste e Fratelli d'Italia e la sua idea di patria, seppur sopita dalle reciproche ambizioni sulla leadership. Maroni, principale sponsor del referendum lombardo, non si trattiene, spalleggiato dal segretario della Lega, Matteo Salvini («la Meloni ha toppato»). Anche la base e i quadri leghisti insorgono, sfogandosi sui social contro l'alleata «franchista». Nella posizione della presidente di Fratelli d'Italia qualcuno vede un percorso di allontanamento da Salvini e di riavvicinamento a Berlusconi.

Si vedrà. Intanto, però, a parte Ignazio La Russa che la appoggia («non vorrei che la polemica nei confronti del leader di un partito alleato sia in realtà frutto di questioni tutte interne alla Lega sul significato e sulla valenza del referendum»), anche il partito della Meloni si spacca, con l'assessore lombardo al Territorio, Viviana Beccalossi, che si schiera con Maroni sottolineando che in Lombardia, così come in Veneto, il suo partito ha fornito un sostegno «convinto» al sì referendario votando nelle sedi istituzionali e in quelle degli organi di partito documenti ufficiali che lo certificano.

È chiaro, insomma, che al Nord Fdi avrebbe preferito da parte della loro leader un approccio più soft nei confronti di un tema così sentito. «Il referendum, come più volte abbiamo fatto presente a Giorgia Meloni e all'ufficio di presidenza di Fratelli d'Italia, mai mette in discussione l'unità nazionale», sottolinea la Beccalossi, ricordando che «lo scorso luglio al coordinamento nazionale Fdi duecento amministratori eletti hanno elaborato e votato all'unanimità un ordine del giorno a sostegno del Sì», trovando una sintesi tra i valori di un partito di destra con i principi federalista. «Se da allora qualcosa è cambiato a me non è stato comunicato», insiste l'assessore su Facebook.

Ma il «fuoco amico» arriva soprattutto dai leghisti. Tra i più critici l'assessore maroniano Gianni Fava: «Evitino di parlare a vanvera di ciò che non conoscono: il Nord. Se Fratelli d'Italia considera sinceramente la Lega un alleato, difetta della conoscenza della principale qualità di un'alleanza, il rispetto».


Alberto Mattioli - La Stampa

 

Matteo Salvini, che differenza c’è fra il referendum della Catalogna e quello prossimo venturo, il 22, di Lombardia e Veneto?  

 «Totale. Il voto catalano è stato una forzatura. Quello lombardo e veneto è previsto dalla Costituzione. Si chiede semplicemente di applicare un articolo della Carta, il 116, che prevede che si possano affidare in toto alle Regioni venti competenze, e altre tre in maniera parziale».  

Tipo?  

«Tipo la scuola, così avremmo una buona volta dei concorsi per insegnanti su base regionale. E, per dire, nella classe di mio figlio non si sarebbe ancora una cattedra scoperta come succede attualmente». 

Però il referendum è solo consultivo. Se anche doveste vincerlo, potrebbe non cambiare nulla.  

«Anche il voto sulla Brexit era consultivo, però ha fatto la storia. Se vinceremo, il segnale politico sarà fortissimo. Vuol dire che dal giorno dopo Maroni e Zaia avranno il mandato di trattare con Roma. E non a nome degli elettori leghisti, ma di tutti i lombardi e i veneti». 

Bene: mettiamo allora che Roma, com’è molto probabile, di trattare non abbia alcuna intenzione. Che fareste?  

«Io non mi illudo certo che dal 23 ottobre cambi tutto. Il governo, che già conta poco, a quella data conterà ancor meno, anche perché sarà alle prese con la legge di bilancio. Non sarà Gentiloni a trattare. Sarà chi verrà dopo di lui, a febbraio-marzo. E non potrà ignorare il voto popolare». 

Sembra molto ottimista.  

«In Veneto è richiesto il quorum del 50% più uno dei votanti, in Lombardia no. A tutti ripeto: andate a votare. Anche perché, a differenza di quel che è successo a Barcellona, la polizia aiuterà la gente a entrare nei seggi, non la prenderà a manganellate». 

 L’effetto Catalogna non rischia di rilanciare dentro la Lega la vecchia anima separatista?  

«Io giro molto, in tutta Italia e in tutto il Nord. E mi sembra che sia chiaro a tutti che l’assetto migliore per il Paese sia quello federale. Insomma, non ci sono nostalgie per la Padania. Portiamo a casa questi referendum, intanto. È una partita importante anche dal punto di vista economico. Il residuo fiscale della Catalogna è di otto miliardi. Otto miliardi che manda a Madrid più di quelli che le tornano indietro. E sa qual è quello di Lombardia e Veneto?» 

 Scommetto che vuol dirmelo lei.  

«Settanta miliardi: settanta. Occupiamoci di obiettivi concreti e possibili. E il modo migliore di arrivarci è per via pacifica e democratica». 

 In Catalogna come finirà?  

«Che si troverà un accordo. O almeno lo spero, anche se al solito la Ue non conta nulla e non fa nulla. Potrebbero chiedere una mediazione a Putin. In Catalogna ci sono state due forzature. E certo, il comportamento del governo spagnolo è stato indegno. Le bastonate e i proiettili di gomma sulla gente inerme che voleva solo votare mi hanno disgustato. A Madrid sono o pazzi o sbronzi». 

 Insomma, lei tifa per i catalani.  

«Io tifo perché la gente possa scegliere. Anche in Lombardia e in Veneto». 


Americo Mascarucci - Intelligonews

 

Sovranismo contro autonomismo, ora il centrodestra deve affrontare e risolvere anche lo scontro interno innescato dalle dichiarazioni della leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni che ha invitato all'astensione sui referendum autonomisti di Lombardia e Veneto del 22 ottobre. Il Governatore lombardo Roberto Maroni ha minacciato la rottura dell'alleanza con FdI alla Regione, anche in vista delle elezioni di primavera. E anche fra i dirigenti lombardi e veneti del partito della Meloni si è registrata nelle ultime ore una levata di scusi nei confronti della leader nazionale, come dimostrano anche le dichiarazioni rilasciate ieri ad Intelligonews da Viviana Beccalossi assessore della giunta Maroni. La quale a invitato la Meloni ad un confronto per poterle spiegare i motivi per cui lei e i dirigenti regionali del partito voteranno sì al referendum.

LA MELONI REPLICA
 
A chi accusa la leader di Fratelli d'Italia di mettere a rischio l'unità del centrodestra, la Meloni risponde secca: "Una cosa fatta così, rischia di disgregare piuttosto che riaggregare. Non penso a una rottura col centrodestra - ha risposto intervistata da Agorà, il programma di RaiTre - ai dirigenti di Fratelli d'Italia in Lombardia e Veneto ho lasciato libertà di muoversi come ritengono ma io devo porre il problema di cosa questo generi a livello nazionale. La posizione che ho tenuto sul tema dell'autonomia  è coerente con la storia della destra italiana che ha sempre difeso il valore della patria e dell'unità nazionale". Sul rischio che i referendum in Lombardia e Veneto possano essere accomunati a quanto sta accadendo in Catalogna, Meloni ribadisce la posizione del suo partito, opposta a quella del Carroccio. " In Catalogna non c'è una spinta sovranista. Io non sono mai stata una sostenitrice delle spinte indipendentiste che sono un modo per indebolire le libertà dei popoli. La Catalogna indipendente sarebbe più debole".
 
L'ASSE CON SALVINI
 
C'è chi vede dietro l'intervento della Meloni una spinta ad occupare lo spazio di Salvini e quindi sottrarre al Carroccio i voti dei sovranisi. Non è certamente un mistero il fatto che la linea autonomista di Maroni-Zaia si presenti per certi versi alternativa a quella sovranista di Salvini che non a caso sta cercando di trasformare la Lega in movimento nazionalista e non più soltanto nordista come era invece la Lega di Bossi. Salvini si trova costretto a sostenere il referendum per non compromettere la tenuta del partito e dare linfa alla fronda settentrionale capeggiata proprio da Maroni e Zaia ma in cuor suo forse è consapevole di come questi referendum mettano in difficoltà la sua svolta sovranista. La Meloni forse lo ha capito e sta approfittando del caos interno al Carroccio per rafforzarsi all'interno del centrodestra? 
 
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