updated 2:32 PM UTC, Jul 21, 2018

Crisi dei migranti, la missione di Salvini a Tripoli. Cosa ha ottenuto dai libici e cosa no (VIDEO)

Il ministro dell'Interno italiano oggi nella capitale libica: "Hotspot fuori dai confini, a sud del Paese. Dobbiamo bloccare l'intervento dannoso da parte delle navi delle Ong, che sono complici dei trafficanti". Annunciata una conferenza sull'immigrazione a settembre - (VIDEO)


"Hotspot dell'accoglienza in Italia? Sarebbe problema per noi e per la Libia stessa perché i flussi della morte non verrebbero interrotti. Noi abbiamo proposto centri di accoglienza posti ai confini a Sud della Libia per evitare che anche Tripoli diventi un imbuto, come Italia". Il ministro degli Interni Matteo Salvini, di ritorno dalla visita lampo nel paese nordafricano, si dice sicuro di aver trovato sintonia con le autorità libiche e non mostra alcuna preoccupazione per il trattamento dei migranti: "Ho chiesto di visitare un centro di accoglienza per migranti in costruzione, un centro all'avanguardia che potrà ospitare mille persone. Questo per smontare la retorica in base alla quale in Libia si tortura e non si rispettano i diritti umani". A Tripoli, al fianco del suo omologo libico Abdulsalam Ashour, aveva detto: "La Libia rappresenta un'opportunità di sviluppo. Saremo vicini alle autorità libiche anche con i necessari supporti tecnici ed economici per garantire insieme la sicurezza nel Mediterraneo e rafforzare la cooperazione investigativa e più in generale la collaborazione in tema di sicurezza".

"Dobbiamo bloccare l'intervento dannoso da parte delle navi delle Ong, che sono complici dei trafficanti", ha dichiarato poi il vicepremier italiano, appena tornato dalla missione, in conferenza stampa dal Viminale. "I centri di protezione e identificazione" per migranti dovrebbero sorgere in nord Africa, ma dovranno essere dislocati "ai confini esterni della Libia", ha aggiunto il ministro dell'Interno.

"Rifiutiamo categoricamente" la proposta circolata in ambito europeo di realizzare "campi per migranti in Libia: non è consentito dalla legge libica", ha sottolineato da parte sua il vicepresidente libico Ahmed Maitig. "Nella prima metà di settembre terremo una conferenza sull'immigrazione illegale con la visione italiana e libica". "Ci faremo promotori - ha aggiunto da parte sua il titolare del Viminale - in sede europea di tenere questa conferenza in Libia, perché i problemi devono essere affrontati e risolti in Libia non in altre capitali europee".

Salvini ha ricordato il suo "impegno massimo per rinsaldare l'amicizia tra i due Paesi e la collaborazione su tutti i fronti, a partire dall'emergenza immigrazione, ma anche  per realizzare iniziative comuni in materia  economica e culturale". Salvini, che con le massime autorità libiche affronterà la questione migranti, è il primo esponente del governo Conte a visitare il Paese nord africano, che è cruciale per le rotte di chi vuole salpare verso l'Europa. Al ministro libico, Salvini ha ricordato che "nessuno più dell'Italia è impegnato per lo sviluppo e la stabilità della Libia" e ha ribadito che la sua visita "da vice premier a Tripoli è una conferma di questo impegno". (Fonte: repubblica.it)

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Quando torneremo a votare? Senza fiducia a Cottarelli la prima data utile è il 9 settembre. Tutte le ipotesi calendario alla mano (VIDEO)

Sono giorni decisivi per il governo. Dopo lo scontro attorno al nome di Paolo Savona che ha impedito la formazione di un esecutivo 5 Stelle-Lega guidao da Giuseppe Conte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito l'incarico a Carlo Cottarelli. Ma le elezioni sono tutt'altro che scongiurate, anzi. Se l'ex commissario alla spending review riuscirà a ottenere la fiducia in Parlamento entrerà in carica per l'approvazione della legge di Bilancio per il 2019. "Dopo di che - ha detto Cottarelli - il Parlamento verrebbe sciolto con elezioni a inizio 2019". Senza fiducia, invece, come sembra probabile, "il governo si dimetterebbe immediatamente e il suo principale compito sarebbe la gestione dell'ordinaria amministrazione e di accompagnare il Paese ad elezioni dopo il mese di agosto" - (VIDEO)


Calendario alla mano, vediamo quali sono le date utili per il voto

I TEMPI - Il tempo minimo in Italia per indire le elezioni politiche è di un mese e mezzo. Il decreto del presidente della Repubblica con il quale si stabilisce la data del voto deve infatti essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale entro il 45esimo giorno antecedente quello delle consultazioni. Bisogna poi considerare il voto all'estero per organizzare il quale servono almeno 60 giorni.

9 SETTEMBRE - La prima data utile dopo l'estate potrebbe essere il 9 settembre, considerando la necessità di verificare come arrivare allo scioglimento delle Camere in modo da non superare i 70 giorni tra il game over della legislatura e l'apertura delle urne. Ma si potrebbe tornare alle urne anche il 16 settembre, il 23 settembre e il 30. In quest'ultimo caso le Camere dovrebbero essere sciolte entro il 22 luglio.

VOTO A OTTOBRE - Le elezioni potrebbe slittare anche a inizio ottobre, probabilmente il 7, ultima domenica utile per non mettere a rischio l'eleborazione della manovra che va presentata dal governo in Parlamento entro il 15 ottobre. In questo caso l'ultima data utile per sciogliere le Camere è il 29 luglio.

ELEZIONI NEL 2019 - Se il governo Cottarelli riuscisse invece a incassare la fiducia in Parlamento, ipotesi complicata visto il no annunciato da 5 Stelle, Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, le elezioni si terrebbero all'inizio del prossimo anno. L'esecutivo Cottarelli restarerebbe in carica fino a fine dicembre per traghettare il Paese a nuove elezioni con la manovra approvata e gli aumenti dell'Iva scongiurati. (Fonte: Adnkronos)

Sanzioni alla Russia, in tre anni ci sono costate 30 miliardi di euro

Una nuova ricerca dell'Istituto austriaco di ricerca economica (WIFO) dice che le sanzioni economiche dell'UE contro la Russia, introdotte tre anni fa, sono costate molti miliardi di euro ai paesi europei.


L' indagine , condotta su richiesta del Parlamento europeo e pubblicata venerdì, ha mostrato che le esportazioni dell'UE verso la Russia, dal 2014 hanno visto una diminuzione annuale pari al 15,7 per cento, raggiungendo in questi giorni la pesante soglia del 40%.

Le sanzioni dell'UE contro la Russia sono state introdotte nel 2014 per il presunto coinvolgimento del paese nel conflitto nell'Ucraina orientale. Le sanzioni riguardano principalmente i settori finanziari, energetici e di difesa della Russia e colpiscono anche alcuni funzionari governativi, uomini d'affari e figure pubbliche. Mosca ha risposto imponendo un embargo sui prodotti agricoli, sui prodotti alimentari e sulle materie prime dei paesi che hanno aderito alle sanzioni anti-russe. Da allora le parti hanno più volte ampliato e ampliato le misure restrittive, ricordiamo che prima delle sanzioni la Russia era il primo partner commerciale per la UE, oggi la Russia si colloca al quinto posto dietro gli Stati Uniti, la Svizzera, la Cina e la Turchia.

Il WIFO ha calcolato che le esportazioni UE in Russia sono passate da un fatturato di 120 miliardi di euro di quattro anni fa, ai 72 miliardi di euro del 2016.

Secondo la ricerca, lo stato più colpito è stato Cipro, in quanto l'esportazione verso la Russia è diminuita del 34,5 per cento negli ultimi due anni; La Grecia ha subito una caduta del 23,2%; Le esportazioni della Croazia sono diminuite del 21 per cento.

Le esportazioni austriache in Russia sono diminuite di quasi il 10% circa 1 miliardo di euro, la Polonia e il Regno Unito hanno perso 3 miliardi di euro ciascuno. 

L'Italia si colloca a metà classifica con una perdita del 15% nei tre anni, le imprese italiane hanno perso più di 10 miliardi di euro a causa delle sanzioni dell'UE contro il governo di Mosca. "Le relazioni altalenanti e molto tese tra la Russia e l'UE hanno colpito molti settori dell'economia italiana: le sanzioni anti-russe sono controproducenti", ha dichiarato il capo del dipartimento commerciale russo, Sergey Cheremin a margine della sua conferenza su "i nuovi rapporti commerciali tra Italia e Russia", appena terminata. 

E ha aggiunto, "la guerra commerciale ha già portato ad una perdita totale di oltre 10 miliardi di euro a causa della riduzione delle esportazioni di beni italiani in Russia, solo il Veneto ha perso più di 3 miliardi di euro, in quanto il complesso agroindustriale della regione è stato il più colpito". Solo nel 2016, il commercio tra Mosca e le società italiane è sceso del 4,6% passando a 4,3 miliardi di dollari. Tuttavia vediamo una piccola luce all'orizzonte, dal primo trimestre di quest'anno, il commercio tra ha cominciato di nuovo a crescere..

Il presidente della Camera di commercio italiana-russa, Rosario Alessandrello, ha dichiarato che la risposta della Russia alle sanzioni dell'UE, ha colpito l'economia italiana e in particolare le piccole e medie imprese del nostro paese. L'Italia ha perso 11-12 miliardi di euro nelle esportazioni e 200.000 posti di lavoro a causa delle contromisure russe, spiega il funzionario, aggiungendo che la Russia è il mercato commerciale più vicino e più adatto agli italiani. "Anche i mercati sud e nordamericani possono essere interessanti, ma non possono sostituire la Russia" , ha aggiunto Alessandrello, "l'Italia non può permettersi di perdere il mercato Russo". La piccola presenza di piccole società italiane sul mercato russo ha reso l'Italia più vulnerabile rispetto alla Germania, rappresentata in Russia da un gran numero di grandi imprese. Sempre secondo Alessandrello, quasi 70 aziende italiane si sono delocalizzate spostando la loro produzione direttamente in Russia, "Due anni fa hanno iniziato a investire nella localizzazione per mantenere il mercato non solo attraverso le importazioni, ma anche attraverso la produzione completa o parziale direttamente sul territorio". 

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Sanzioni alla Russia, in tre anni ci sono costate 30 miliardi di euro

Una nuova ricerca dell'Istituto austriaco di ricerca economica (WIFO) dice che le sanzioni economiche dell'UE contro la Russia, introdotte tre anni fa, sono costate molti miliardi di euro ai paesi europei.


L' indagine , condotta su richiesta del Parlamento europeo e pubblicata venerdì, ha mostrato che le esportazioni dell'UE verso la Russia, dal 2014 hanno visto una diminuzione annuale pari al 15,7 per cento, raggiungendo in questi giorni la pesante soglia del 40%.

Le sanzioni dell'UE contro la Russia sono state introdotte nel 2014 per il presunto coinvolgimento del paese nel conflitto nell'Ucraina orientale. Le sanzioni riguardano principalmente i settori finanziari, energetici e di difesa della Russia e colpiscono anche alcuni funzionari governativi, uomini d'affari e figure pubbliche. Mosca ha risposto imponendo un embargo sui prodotti agricoli, sui prodotti alimentari e sulle materie prime dei paesi che hanno aderito alle sanzioni anti-russe. Da allora le parti hanno più volte ampliato e ampliato le misure restrittive, ricordiamo che prima delle sanzioni la Russia era il primo partner commerciale per la UE, oggi la Russia si colloca al quinto posto dietro gli Stati Uniti, la Svizzera, la Cina e la Turchia.

Il WIFO ha calcolato che le esportazioni UE in Russia sono passate da un fatturato di 120 miliardi di euro di quattro anni fa, ai 72 miliardi di euro del 2016.

Secondo la ricerca, lo stato più colpito è stato Cipro, in quanto l'esportazione verso la Russia è diminuita del 34,5 per cento negli ultimi due anni; La Grecia ha subito una caduta del 23,2%; Le esportazioni della Croazia sono diminuite del 21 per cento.

Le esportazioni austriache in Russia sono diminuite di quasi il 10% circa 1 miliardo di euro, la Polonia e il Regno Unito hanno perso 3 miliardi di euro ciascuno. 

L'Italia si colloca a metà classifica con una perdita del 15% nei tre anni, le imprese italiane hanno perso più di 10 miliardi di euro a causa delle sanzioni dell'UE contro il governo di Mosca. "Le relazioni altalenanti e molto tese tra la Russia e l'UE hanno colpito molti settori dell'economia italiana: le sanzioni anti-russe sono controproducenti", ha dichiarato il capo del dipartimento commerciale russo, Sergey Cheremin a margine della sua conferenza su "i nuovi rapporti commerciali tra Italia e Russia", appena terminata. 

E ha aggiunto, "la guerra commerciale ha già portato ad una perdita totale di oltre 10 miliardi di euro a causa della riduzione delle esportazioni di beni italiani in Russia, solo il Veneto ha perso più di 3 miliardi di euro, in quanto il complesso agroindustriale della regione è stato il più colpito". Solo nel 2016, il commercio tra Mosca e le società italiane è sceso del 4,6% passando a 4,3 miliardi di dollari. Tuttavia vediamo una piccola luce all'orizzonte, dal primo trimestre di quest'anno, il commercio tra ha cominciato di nuovo a crescere..

Il presidente della Camera di commercio italiana-russa, Rosario Alessandrello, ha dichiarato che la risposta della Russia alle sanzioni dell'UE, ha colpito l'economia italiana e in particolare le piccole e medie imprese del nostro paese. L'Italia ha perso 11-12 miliardi di euro nelle esportazioni e 200.000 posti di lavoro a causa delle contromisure russe, spiega il funzionario, aggiungendo che la Russia è il mercato commerciale più vicino e più adatto agli italiani. "Anche i mercati sud e nordamericani possono essere interessanti, ma non possono sostituire la Russia" , ha aggiunto Alessandrello, "l'Italia non può permettersi di perdere il mercato Russo". La piccola presenza di piccole società italiane sul mercato russo ha reso l'Italia più vulnerabile rispetto alla Germania, rappresentata in Russia da un gran numero di grandi imprese. Sempre secondo Alessandrello, quasi 70 aziende italiane si sono delocalizzate spostando la loro produzione direttamente in Russia, "Due anni fa hanno iniziato a investire nella localizzazione per mantenere il mercato non solo attraverso le importazioni, ma anche attraverso la produzione completa o parziale direttamente sul territorio".

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