updated 4:31 PM UTC, Jun 18, 2018

Futuro governo, le richieste dei commercianti: "Fermare gli aumenti dell'Iva, ridurre le tasse, combattere la burocrazia. E quanto ci costano quei deficit di legalità, infrastrutture e capitale umano..." (VIDEO)

Il Forum di Confcommercio a Cernobbio, tra segnali di ripresa, punti critici e speranze per il futura; preoccupa l'incertezza politica. Il presidente Sangalli: "Servono riforme per modernizzare il Paese". Le nostre interviste a Simone Buongiardino, vicepresidente della confederazione per Milano, Lodi, Monza e Brianza e ad Edoardo Valli, presidente di Promos - (VIDEO)


"Imprese, famiglie, investitori, l'Europa, hanno bisogno di risposte tempestive e solide. Per offrirle in modo credibile, bisogna rendere più esplicita la via delle riforme e della modernizzazione del nostro Paese". Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha ribadito nel corso della conferenza stampa di apertura del Forum di Cernobbio, la sua preoccupazione per il rischio di una fase di ingovernabilità. Per sventarlo, occorre "aggredire e risolvere i difetti strutturali della nostra economia: gli eccessi di tasse e burocrazia, i deficit di legalità, infrastrutture e capitale umano che significano per il nostro Paese una perdita di 180 miliardi di Pil ogni anno". Soprattutto per il Mezzogiorno, "sempre più distante dal resto del Paese". A fronte degli attuali segnali di rallentamento dei consumi e della produzione, per Sangalli sono indispensabili "alcune misure per una crescita più sostenuta e per creare condizioni di mercato più favorevoli per la competitività delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e della logistica e delle professioni". Confcommercio indica una priorità, due riforme e un'emergenza. La priorità è evitare gli aumenti delle aliquote Iva già programmati per l'inizio del 2019, che "distruggerebbero qualsiasi ipotesi di ripresa generando 12,5 miliardi di imposte aggiuntive. Quanto alle riforme da realizzare, riguardano la riduzione delle tasse ("è il nostro obiettivo principale, ha detto Sangalli, perché il carico fiscale del nostro Paese è insostenibile per il nostro sistema produttivo, è incompatibile con qualsiasi realistica prospettiva di crescita robusta, diffusa, duratura"), introducendo nel contempo una "local tax che includa tutti gli attuali tributi locali che gravano sugli stessi e che sia totalmente deducibile per gli immobili strumentali delle imprese". E l'attacco all'eccesso di burocrazia, che "pesa sulle micro e piccole imprese per 33 miliardi l'anno. Un prezzo che nessuna azienda merita di pagare". L'emergenza, infine, riguarda il consentire il riporto delle perdite ad oltre due milioni di piccole imprese che adottano il regime di cassa e che oggi è permesso solo alle società di capitale, "una vera e propria ingiustizia fiscale che va subito affrontata e sanata". Tutto ciò "si deve conciliare con l'obiettivo di mantenere l'equilibrio dei conti pubblici e completare le riforme del lavoro e delle pensioni", mantenendo "un occhio all'Europa". "Serve un supplemento di responsabilità da parte di tutti, politica, governo, forze sociali perché l'Italia è a un bivio: o imbocchiamo l'autostrada e spingiamo sull'acceleratore o continueremo a viaggiare sulla strada statale a velocità ridotta", ha concluso Sangalli.

Voto in Sicilia, Salvini rivela: "De Luca si era offerto anche a noi. Abbiamo fatto bene a dire di no a chi ci prometteva pacchetti di voti. Tutti facciano attenzione"

Cateno De Luca, il consigliere dell'Udc eletto in Sicilia che è stato arrestato per evasione fiscale, "si era proposto anche a noi, è gli abbiamo detto di no". Lo ha rivelato il segretario della Lega, Matteo Salvini, a margine di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati commentando il voto regionale siciliano e le relative vicende giudiziarie. "Abbiamo fatto più che bene - ha aggiunto - a dire dei no a qualcuno che si proponeva per le nostre candidature, offrendo un sostegno che la cronaca di oggi ci dice abbiamo fatto bene a rifiutare" - (VIDEO)

Fassino dà del "fascista" a Travaglio: "Era iscritto al Fuan". Lui si infuria e lo querela. Se è falso ne ha diritto, ma non dimentichi che anche Paolo Borsellino...

L'ex sindaco di Torino e dirigente Pd attribuisce al direttore del Fatto Quotidiano una militanza giovanile nelle file del Fronte Universitario d'Azione Nazionale, vicino ma autonomo rispetto al Msi. L'affermazione, dice il giornalista, è falsa e passibile di denuncia per diffamazione. La notizia sarà certamente infondata, ma non sarebbe così infamante, soprattutto per Marco che è stato associato a un'organizzazione di cui fece parte il magistrato eroe della lotta alla mafia, oltre a Mario Sossi, giudice che fu rapito dalle Brigate Rosse - (AUDIO)


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Piero Fassino (ex sindaco di Torino e dirigente Pd) accusa il direttore del "Fatto Quotidiano", Marco Travaglio di "venire dal Fuan". Travaglio replica duramente e gli dà appuntamento in tribunale con una "querela per diffamazione".

Lo scontro a distanza nasce negli studi di "Un giorno da Pecora"(Rai Radio 1) dove Fassino era ospite e dove gli sono state rivolte domande sulla vicenda del "Rosatellum bis" e dell'approvazione dopo cinque voti di fiducia. Il conduttore ha fatto riferimento al commento di oggi del direttore del Fatto, dicendo: "...Marco Travaglio ha sostenuto, a riguardo, che voi del Pd o abbiate un progetto alternativo oppure siate deficienti...".

Fassino ha risposto così: "Travaglio viene dal FUAN, io vengo da tutt'altra storia, ognuno sta sulla sua barricata". Sta dicendo - hanno chiesto stupiti i conduttori Giorgio Lauro e Geppi Cucciari- che il direttore del Fatto facesse parte del FUAN? "Si, il fronte universitario fascista, Travaglio viene da lì". Un'accusa forte. E' sicuro di quanto afferma? "Travaglio ha pienamente diritto di farlo, solo che siamo su fronti opposti, non c'è possibilità di confusione".

Ed ecco la replica di Travaglio con annesso l'annuncio di querela:  "Ho appreso oggi da Piero Fassino, fonte notoriamente autorevole, che 'Travaglio viene dal Fuan...dal fronte universitario fascista'. Non lo sapevo, ma nella vita si impara sempre qualcosa. Casomai il Travaglio di cui parlava Fassino fossi io, però, mi correrebbe l'obbligo di comunicare all'ex segretario, ex ministro, ex deputato ed ex sindaco che io non ho mai avuto tessere in vita mia, né tantomeno quella del Fuan, non essendo io mai stato né militante, né simpatizzante né elettore fascista o neofascista o postfascista o parafascista. Comprendo l'imbarazzo di Fassino nel difendere la fiducia imposta dal suo partito sul Rosatellum alla maniera di Benito Mussolini nel 1923 sulla legge Acerbo, ma io non c'entro. Siccome però a nessuno può essere consentito di dare del fascista a chi non lo è mai stato, do appuntamento a Piero Fassino in Tribunale con un'immediata querela per diffamazione".

(Fonte: LaPresse)


Marco Travaglio se non è mai stato iscritto al Fuan ha certamente buon gioco a sbugiardare Piero Fassino e persino, come ha annunciato, a portarlo in Tribunale. Lui, che è dalla parte della legalità e dei magistrati, non dovrebbe però risentirsi più di tanto per l'indebita attribuzione dato che, come si legge su Wikipedia "Ne hanno fatto parte decine di parlamentari... ma anche altri noti personaggi italiani, primo tra tutti Paolo Borsellino (il magistrato rimasto ucciso nella strage di via d'Amelio il 19 luglio 1992 e medaglia d'oro al valor civile), che si iscrisse nel 1959 al "FUAN Fanalino" di Palermo, e ne fu rappresentante degli studenti, e il giudice Mario Sossi, rapito dalle BR".

Siracusa, 1990, Festa del Fronte della Gioventù "Oltre ogni muro" - Da sinistra, Paolo Borsellino, Pippo Tricoli (ex segretario regionale Msi e tra i fondatori di Alleanza Nazionale), Gianni Alemanno (allora segretario nazionale FdG) e Fabio Granata (vicesegretario).

Cinque Stelle, Battisti, Catalogna e parcheggiatori abusivi: Vincenzo De Luca scatenato

Tutto da vedere il video del presidente della Campania nella sua ultima intervista a LiraTV. Per gli amanti del genere ormai un autentico cult. Ne ha per tutti con il suo inconfondibile tono con cui rende unici i giudizi e gli strali verso avversari, nemici e bersagli. Da scoprire a chi ha dato del "pirla" e a chi del "cialtrone" - (VIDEO)


E' un vero è proprio show l'ultima delle consuete interviste che il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, rilascia a LiraTv. Solita caustica ironia sul M5S, tra i suoi bersagli più frequenti ("Ormai le 'cinque stelle' sono diventate un elemento equivoco in questo Paese"); disprezzo per Cesare Battisti, l'ex terrorista rosso rifugiato in Brasile ("E' tra i primi 5 posti per personaggi sgradevoli, irritanti. Dietro quella faccia e quel ghigno beffardo ci sono i morti. E questo signore che ride e brinda non ha avuto la decenza umana di vergognarsi. Con quel sorrisino da pirla è insopportabile. Deve essere riportato in italia, con il suo calice in mano, ma in galera"); giudizi non proprio lusinghieri sull'indipendentismo catalano e sul suo leader, Carles Puigdemont ("Questo è un altro rivoluzionario alla camomilla, alla gassosa, con quella zazzera sulla fronte. Fai una cosa chiara nella tua vita. La vicenda della Catalogna è diventata un grande cabaret, un circo equestre, una cosa ridicola. Questo è un altro piccolo soggetto che rischia di determinare un danno enorme alla sua regione, ai suoi concittadini. Un cialtrone"); passando per la legge elettorale e finendo con un caso di illegalità nella sua Salerno, un parcheggiatore abusivo che svolge la sua attività dietro minacce e intimidazioni nei confronti degli automobilisti, il tutto a 50 metri dalla Questura: "Sono indignato. O se ne va lui o bisogna chiedere che se ne vada il prefetto. Le Forze dell'ordine diano un cenno di esistenza. Altrimenti, chiudiamo le città, consegniamole direttamente nelle mani dei delinquenti e andiamocene in ferie tutti quanti".

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