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updated 4:27 PM UTC, Dec 13, 2017

La disoccupazione è stabile, la precarietà anche: se va bene ti assumono, ma solo per un po'

I dati dell'Istat sul terzo trimestre del 2017 confermano una sostanziale stagnazione del mondo del lavoro e l'aumento dei contratti a tempo determinato. Nulla che autorizzi a credere in una crescita reale e feconda per gli italiani. Intanto ci distraggono con allarmi strani e priorità che non riguardano la maggioranza dei cittadini. E c'è chi si straccia le vesti per migranti e ius soli...


Il tasso di disoccupazione, rileva l'Istat, rimane stabile all'11,2% nel terzo trimestre 2017 rispetto al trimestre precedente e diminuisce di 0,4 punti in confronto a un anno prima. Nei dati di ottobre 2017, in termini congiunturali, i tassi di disoccupazione e di inattività 15-64 anni rimangono stabili.

Nel confronto tendenziale si accentua la riduzione degli inattivi di 15-64 anni (-300mila in un anno) e del corrispondente tasso di inattività (-0,6 punti). La diminuzione dell’indicatore è diffusa per territorio, riguarda entrambi i generi, di più gli over 50, e coinvolge soprattutto quanti vogliono lavorare (le forze di lavoro potenziali).

Le variazioni degli stock sottintendono cambiamenti nella condizione delle persone nel mercato del lavoro, misurati dai dati di flusso a distanza di dodici mesi. Nel complesso si assiste a un maggiore ingresso nell'occupazione dei disoccupati, soprattutto tra i giovani, di individui con elevato livello di istruzione, e tra i residenti nel Nord. Crescono anche le transizioni dallo stato di inattività verso la disoccupazione, soprattutto per le forze di lavoro potenziali; tra gli scoraggiati l'aumento delle transizione è anche verso l'occupazione.

Dal lato dell'offerta di lavoro, nel terzo trimestre del 2017 l'occupazione presenta una nuova crescita congiunturale (+79mila, 0,3%) dovuta all'ulteriore aumento dei dipendenti (+101mila, +0,6%), soltanto nella componente a tempo determinato a fronte della stabilità del tempo indeterminato. Continuano invece a calare gli indipendenti (-22mila, -0,4%). Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente arrivando al 58,1%. I dati mensili più recenti (ottobre 2017) mostrano, al netto della stagionalità, una sostanziale stabilità del numero di occupati rispetto a settembre.

CasaPound, quel "disperato amore" che punta al Parlamento. Parla Gianluca Iannone

Probabilmente qualcuno non ha gradito la nostra intervista a Gianluca Iannone, presidente del movimento CasaPound Italia, e ha pensato bene di compiere un selvaggio attacco hacker al nostro portale che ne ha riportato un danno rilevante. Bene, ilComizio.it non si chiama "La voce di tutti" per caso; la nostra volontà è e rimane quella di ospitare le più diverse posizioni politiche e culturali, a prescindere dall'orientamento personale di quanti con noi lavorano. Ritenendo miserabile il comportamento di chi pensa che una vile azione di boicottaggio informatico sia sufficiente a mettere a tacere il nostro desiderio di far conoscere la realtà in tutti i suoi aspetti, ripubblichiamo il pezzo, con tanti saluti agli intolleranti di ogni razza e colore


Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, il vostro movimento sta facendo molto parlare molto di sé. Il nome di CasaPound è presente sempre più spesso sui giornali e nell’agone politico; avete raggiunto risultati elettorali importanti, quantomeno a livello amministrativo, e spesso vi trovate al centro di polemiche con chi, nel campo antifascista,  vi condanna per la vostra matrice storica. Noi non ci accontentiamo delle etichette e degli schemi preconfezionati e vorremmo invece capire meglio che cos’è Casa Pound, il mondo che rappresenta, come agisce, che rapporto ha con la società e con l’elettorato. Ci aiuti.

CasaPound nasce a Roma nel dicembre del 2003 e diventa un movimento politico nazionale nel giugno del 2008 e si articola su vari punti che sono la solidarietà, lo sport, la cultura e ovviamente la politica, che vuol dire semplicemente interesse della polis, della città. Noi ci candidiamo alle elezioni ottenendo ottimi risultati, superando in media l’1% che, per un movimento come il nostro, è “tanta roba”. Alle ultime amministrative in una città importante come Lucca, nel cuore della Toscana, abbiamo raggiunto l’8% , a Todi il 5%, a Frosinone il 2,5%. In tutte le altre città abbiamo superato il fatidico “uno virgola”, pertanto nessuno può più considerarci irrilevanti. Ovviamente veniamo attaccati dai vari schieramenti, non solo a sinistra, proprio perché siamo contrari al tipo di politica dominante. La differenza fra noi e un Salvini o un Berlusconi è appunto di non essere, di non voler essere complici della mattanza di questa terra chiamata Italia e, quindi, procediamo spediti verso i nostri obiettivi.

Ecco, appunto, parliamo della vostra diversità dalle altre forze che non sono di sinistra, in particolare il centrodestra del trio Berlusconi-Salvini- Meloni, soggetti che, con sfumature varie, stanno puntando su una proposta sovranista e apparentemente a tutela degli interessi nazionali, temi vostri insomma. In qualche modo addirittura il Movimento 5 Stelle, pur a fasi alterne, spesso interpreta questo tipo di sentimenti

Sì, sì. Grillo dice una cosa e i suoi eletti fanno l’opposto, perché io ricordo che il reato di clandestinità è stato abolito anche grazie ai 5 Stelle. Quindi è inutile che poi Grillo dica ‘basta immigrazione’ se, poi, i suoi deputati e i suoi senatori fanno l’opposto.

Però capiscono che lo ius soli non è molto popolare…

“Sì, pubblicamente dicono di no, però,  sotto sotto si sa che auspicano l’approvazione dello ius soli a cui invece noi siamo contrari con tutte le nostre forze e lo abbiamo dimostrato coi fatti. Parlerei di bipolarismo, ma non a livello politico, io dico proprio a livello umano: tutti dicono una cosa, poi ne fanno un’altra, tra incoerenza e schizofrenia. Pendiamo la Meloni: ha votato più di 40 provvedimenti del Governo Monti, tra cui la Legge Fornero e la scelta di rimandare i nostri Marò nelle carceri indiane per poi, una volta passata all’opposizione, chiedere la loro liberazione. Ecco questo è il teatrino delle miserie umane della politica italiana. Purtroppo ci hanno abituato a tutto e al contrario di tutto. Adesso addirittura Alfano ritorna nel centrodestra con Berlusconi e sarà divertente vedere Salvini insieme a uno che fino all’altro ieri lo attaccava pesantemente. Questo accade perché parliamo di forze politiche che non hanno a cuore il riscatto nazionale, ma che puntano solo al potere, a entrare nei consigli di amministrazione, nelle gestioni delle municipalizzate in tutta Italia.

Quindi, in ragione di questa vostra diversità dal teatrino delle miserie, avete fatto una scelta politica anche in chiave elettorale del tutto autonoma?

Esattamente. Per un certo periodo siamo stati vicini alla Lega Nord, in quanto dopo aver abbandonato il secessionismo padano aveva iniziato a dire quello che Casa Pound diceva da sempre. Abbiamo tenuto insieme due cortei, a Milano e a Roma. Dopodiché Salvini ha aperto alla Meloni e insieme hanno fatto un bel comizio ‘vecchio stile’ a Bologna con il vecchio Berlusconi e noi in quel momento abbiamo detto ‘basta’. Le nostre strade si sono separate perché, ovviamente, la riedizione di quel centrodestra così sterile, così privo di visione, di futuro, non poteva vederci complici.

Vi presenterete da soli anche alle elezioni politiche?

Soprattutto alle politiche, anche perché se resta la soglia di sbarramento del 3%, abbiamo ottime possibilità di raggiungere l’obiettivo di entrare in Parlamento. Ma anche se fosse al 25% noi andremmo da soli….

Una questione di principio ormai

“Sì, vogliamo comunque lasciare un segno; se ci rendessimo complici del teatrino di cui parlavamo, poi non potremmo neanche più dire la nostra”

Lei converrà, però, che i vostri concorrenti “sovranisti” hanno una visibilità mediatica superiore alla vostra

Questo è chiaro, ma proprio perché sono complici di questo sistema di cose, che i media decidono  chi va a parlare in televisione e chi no. La Meloni e Salvini vengono invitati perché sono funzionali e non nemici di questa situazione. Noi si siamo i veri nemici della sostituzione del nostro popolo, per questo non ci fanno parlare.

Come pensate di sopperire alla mancanza di visibilità da parte degli organi di informazione più importanti?  Voi avete una vostra azione comunicativa sia nel rapporto diretto con i cittadini sia sul terreno web/social. Vantate un bel giornale on-line di riferimento, il Primato Nazionale, diretto da un giovane intellettuale della vostra area, che è responsabile culturale di CasaPound, Adriano Scianca, un altro che ci pare ignorato a torto dalla tv. E’ questa la strada?

 E’ evidente che noi viviamo questo tipo di isolamento a livello mediatico, però sappiamo fare di necessità virtù. Creiamo nuove forme di comunicazione, ‘prendiamo la parola’ riempiendo le città di manifesti o di striscioni, e i media sono costretti a citarci. Poi c’è una grande fortuna in quest’epoca buia che si chiama “Facebook” e, quindi, la nostra riusciamo a dirla e raggiungere gran parte, se non la totalità, degli aventi diritto al voto in questa Nazione. E’ chiaro che servirebbe un maggiore coraggio, una maggiore libertà da parte delle televisioni, dei media tutti, però sappiamo che questo è quasi impossibile, visto che la maggior parte dei quotidiani sono legati a quei centri di potere che noi combattiamo. Ad esempio l’Espresso appartiene al Gruppo De Benedetti. Il figlio di De Benedetti è il detentore della sigla “Save the Children”, che è una delle ong che opera nel Mar Mediterraneo, conducendo operazioni schiaviste, portando alla sostituzione di popolo, prendendo anche dei soldi, in Italia. Quindi, è chiaro che noi subiamo attacchi dal Gruppo De Benedetti, perché noi siamo fermamente contro l’immigrazione.

La partita oggi non è solo nazionale, è globale, in particolare europea. Probabilmente la vera sfida a livello civile, economico, politico si gioca in Europa. Voi siete molto attenti al Vecchio Continente che richiamate sempre con forza. C’è la critica naturale nei confronti delle burocrazie di Bruxelles, ma anche un legame con altre realtà simili alla vostra in ambito europeo. E’ con loro che volete “insorgere contro il fatalismo”, come dite?

Certo, perché il male che attanaglia tutti i popoli è lo stesso, quindi realtà simili, ispirate o molto vicine a Casa Pound si trovano in Francia, in Spagna, in Grecia e in molti altri Paesi d’Europa, perché le tematiche sono le stesse, come l’abbandono delle priorità di una Nazione a fronte di un’invasione controllata da centri di potere. Comunque, la nostra è una visione ‘europeista’, ma questa Unione Europea non ha nulla a che vedere con la nostra Europa.

In politica estera voi avete delle posizioni piuttosto nette anche per quanto riguarda gli scenari mediorientali e la lotta al terrorismo. Avete un aperto sostegno nei confronti del presidente siriano Bashar al Assad, che le cancellerie e la stampa occidentale descrivono come un feroce  tiranno, ma che combatte l’Isis insieme alla Russia. In Siria siete intervenuti direttamente attraverso associazioni di volontari a voi collegate, per portare aiuti.  Come leggete questa situazione così complicata e drammatica?

La situazione purtroppo è simile a quella che ha vissuto l’Italia nel  1943. Viene rappresentato il dittatore che affama il popolo, una persona cattiva, che deve essere abbattuta in nome della ‘democrazia’; in realtà si tratta di vile demagogia condita da grande ignoranza. Ci tocca ascoltare fino allo sfinimento sempre la solita filastrocca.  Assad è il legittimo Presidente della Siria ed è un uomo di popolo, uno che - tanto per dire - corre da solo, con la sua auto, inseguito disperatamente dalla scorta, quando vengono bombardate dai terroristi le case della sua gente, altro che le falsità sui civili che ci raccontano. In Siria oggi c’è un altissimo tasso di istruzione,  come eccellente è il livello della Sanità. E’ tutto statale. Parliamo soprattutto di un Paese rigorosamente laico, e, quindi, è nemico naturale di strutture medievali tipo Arabia Saudita e affini, che sono poi quelle Nazioni che finanziano il terrorismo internazionale e che vogliono, appunto, far cadere il modello di Assad, così come fecero con Saddam Hussein. Quindi noi siamo presenti in loco con la nostra onlus, che si chiama “SOL.ID”. Abbiamo portato medici e medicinali. Abbiamo consegnato anche due ambulanze e i nostri volontari sono stati accolti dai ministri siriani, sono stati intervistati dalla televisione. Tutto ciò dimostra che, nonostante in Italia ci siano dei governanti totalmente inadeguati e fuori posto, c’è un popolo che nella Siria trova un partner ideale, così come è sempre stata la Siria nei nostri confronti

In Italia invece come combattereste voi il terrorismo di matrice islamica

Innanzitutto bloccando immediatamente le frontiere, mettendo dei blocchi navali e facendo un controllo capillare su tutte le persone provenienti da certi Paesi presenti sul territorio nazionale; verificheremmo che tipo di referenze hanno, in che tipo di contesto vivono, se hanno dei precedenti e di che tipo . Insomma non daremmo tregua a chi rappresentasse una minaccia anche solo potenziale per la nostra gente. Oggi invece viviamo in una condizione assurda. Improvvisamente si sono accorti che le cosiddette ong sono un problema;  stanno ridiscutendo le autorizzazioni e forse ne saranno concesse soltanto a 12 anziché a 100. C’è gente che viene da tutta Europa per favorire gli sbarchi. E ci sono  ong che non firmano accordi governativi perché si rifiutano di far salire la polizia a bordo delle loro imbarcazioni. E’ evidente che hanno qualcosa da nascondere e oggi se ne accorgono (quasi) tutti

Parlando sempre di terrorismo e di Islam, la vostra interpretazione del fenomeno è un po’ diversa da quella, ad esempio, della Lega o di una parte della destra, che tende a semplificare un po’ troppo il problema. Escludendo che voi siate più moderati, siete più raffinati nel ragionamento?

Certo. E’ un aspetto che tengo a precisare bene: noi non vogliamo cadere nell’errore dello scontro di civiltà. Non abbiamo intenzione di applicare l’equazione islamico-terrorista; se uno vuole pregare Allah, ma rispetta la nostra cultura non è un nemico della Nazione.  Il problema è quello di un fenomeno, l’immigrazione, che deve essere gestito e controllato in tutt’altro modo, sia a livello etnico sia a livello religioso. Tornando alla Siria, Assad è musulmano; è musulmano come lo sono i suoi soldati che combattono la barbarie dello Stato Islamico.

A proposito, in materia di religione come vi ponete per quanto vi riguarda?

All’interno di CasaPound c’è libertà di culto. In questo ci ispiriamo molto all’impostazione di Roma Antica. Al primo posto c’è la Nazione, quindi si tollera tutto ciò che non è in contrasto con essa. Si può essere cattolici, musulmani, buddisti, politeisti, atei, insomma non è quello il punto centrale. Qui rappresentiamo una grossa differenza rispetto a tutti gli altri movimenti che sommariamente possiamo definire ‘di destra’, o alla stessa Lega, perché loro puntano a semplificazioni  e  letture facili quanto grezze dell’argomento perché pensano di trarne così un maggiore consenso in termini di identità e consenso, ma alla lunga una simile impostazione porterà solo ulteriori problemi.

Senta Iannone per concludere la nostra chiacchierata, alleggerendo un po’, ma non più di tanto, parliamo di musica. Lei, con il nome d’arte di Sine Vox, è la storica voce e anima degli ZetaZeroAlfa, band pressoché ufficiale di CasaPound e di riferimento per tutto il vostro ambiente umano e politico. E’ uscito pochi mesi fa il vostro nuovo album, ben sette anni dopo il precedente…

 C’abbiamo avuto tanto da fare,  Ce la siamo presa comoda… :)

S’intitola “Morimondo”, come un Paese alle porte di Milano dove sorge una storica Abbazia. C’è qualche relazione?

Sì, anche. Ci trovavamo nella zona, di passaggio in macchina,  e abbiamo visto un cartello con scritto ‘Morimondo’. Ci ha colpito il fatto che l’insegna stradale fosse crivellato di colpi d’arma da fuoco;  insomma siamo rimasti molto sorpresi perché è una cosa più da sud Italia che da Lombardia. Siccome eravamo di fretta ci siamo detti ‘Vabbeh torniamo domani, così facciamo una bella foto’.  Tornati il giorno dopo non c’erano più né il cartello né i segni degli spari. Da lì sono andato ad approfondire il significato della parola ‘morimondo’, che vuol dire ‘la montagna che sovrasta la palude’. In questo ho rivisto molto CasaPound, quindi il nome mi è sembrato perfetto. E poi ha questo suono, questa sonorità, ‘morimondo’,  che sembra un po’ una filastrocca, un po’ una promessa, un po’ una minaccia, un po’ qualcosa che sta per avvenire, che sembra un suggerire:  ‘morisse il mondo, farò quella cosa’.

Morimondo” è anche il titolo di una delle canzoni che si trovano nel cd. Parla di libertà. Un brano molto intenso con simboli, figure, messaggi, piuttosto complessi, come sofisticati sono anche altri pezzi, anche sotto l’aspetto musicale. Ci aiuti a capire.

Ci sono un po’ di esempi. Le due canzoni, secondo me più importanti nell’album, sono appunto ‘Morimondo’ e ‘A difesa della Torre’.  Protagonisti sono i due elementi fondamentali nel gioco degli scacchi, il cavallo e la torre (quelli bravi dicono che le partite a scacchi si vincono con questi due elementi). Ecco il significato: la torre come difesa e il cavallo come elemento di sorpresa, di sgomento, che è quello dell’attacco. Fatto sta che negli scacchi l’unico elemento che salta gli altri pezzi è appunto il cavallo. E il cavallo, secondo la cultura orientale, è appunto l’imprevisto,  perché corre dritto, poi, improvvisamente, decide e svolta. L’anno del cavallo, due anni fa, è stato l’anno appunto dei grandi imprevisti, dei grandi cambiamenti. Quindi c’è questo dualismo sul fatto che, mentre la torre si muove in verticale e in orizzontale, quindi in modo molto netto, chiaro, e rappresenta appunto la difesa, perché è l’elemento che si muove quasi per ultimo ed è quello sempre più vicino al Re; il cavallo è, appunto, l’attacco. Quindi, in ‘Morimondo’ si paragona il destino, il proprio destino, a quello del cavallo, un destino che è tutto ancora da scoprire, che non sappiamo dove ci porterà, ma sappiamo che tutti quanti noi abbiamo questo forte istinto verso la libertà. Che poi la libertà non è una catena spezzata, ma è l’anello stesso della catena che ti lega ai tuoi simili, ai tuoi camerati e, di fatto, nella canzone vengono nominate tutte cose che sono nostre o che abbiamo fatto o che abbiamo alla nostra portata. E, quindi, parliamo di libertà non come di qualcosa di inarrivabile, perché, di fatto, tutto quello che noi abbiamo fatto e che facciamo oggi è proprio in nome di quella libertà che ci siamo conquistati e che non siamo disposti a cedere minimamente

Se dovesse scegliere una canzone “manifesto” di ZetaZeroAlfa, di CasaPound, del vostro mondo,  quale indicherebbe?

Credo che ‘Disperato Amore’ sia la canzone che ha creato più emozione ed è forse proprio quella la più rappresentativa di CasaPound.  Anche perché riprende una storia a noi cara, quella delle squadre d’azione; una si chiamava ‘La Disperata’, proprio perché il loro amore per la Patria era veramente disperato. La canzone racconta quel momento lì, il momento in cui tu torni, dopo la guerra finita (il primo conflitto mondiale, ndr) , e trovi una Nazione allo sbando, il biennio rosso, con le violenze dei rossi, con le angherie, con un governo che comunque non era all’altezza delle aspettative della Nazione. C’è l’idea di un Risorgimento mai sviluppato fino in fondo. Per questo sono convinto sia il pezzo che meglio rappresenta tutto il Movimento, anche perché è quello che ogni volta che la suoniamo dal vivo cambia proprio l’atmosfera, si instaura qualcosa di magico attorno a noi.

Un “disperato amore” da fascisti, anche perché spesso siete incompresi, se qualcuno vi riserva tanto odio. Vi ispirate ancora a quella storia incuranti delle condanne che vi piovono addosso?

Certo, e poi, al di là dei sentimenti, se l’Italia è diventata una potenza economica e industriale all’avanguardia è stato grazie al fascismo e chi nega una realtà storica così palese è sicuramente persona in cattiva fede.

Ma, a parte le polemiche sul passato, cosa pensate di quanti vi giudicano e vi etichettano senza conoscervi davvero?

Che tanto prima o poi ci conosceranno tutti…

  • Pubblicato in Politica

Aggressione in Stazione Centrale, Sala: "E' stato un criminale italiano. E domani guiderò la marcia per i migranti"

Il sindaco di Milano commenta su Facebook l'accoltellamento di due militari e un agente da parte di Ismail Hosni: "E' figlio di una nostra connazionale e di padre nordafricano. Resto comunque convinto che l'accoglienza sia un dovere della nostra città". Poi replica a Maroni che ha chiesto l'annullamento della manifestazione 'Insieme senza muri': "Quelli che facevano i selfie col Papa siano coerenti"


Milano, l'aggressore della stazione postò video dell'Isis. "Sono solo e abbandonato"Risultati immagini per beppe sala

"Analizziamo con lucidità cosa è successo ieri sera - scrive oggi il sindaco Beppe Sala su Facebook dopo aver fatto visita ai feriti in ospedale insieme al prefetto e al questore - il criminale che ha accoltellato gli uomini delle forze dell'ordine è figlio di madre italiana e di padre nordafricano ed è italiano a tutti gli effetti. Ciononostante a qualcuno fa comodo buttare questo atto criminoso sul conto dei migranti". "Sono certamente consapevole del fatto che la sicurezza è un elemento fondamentale nella vita di una città metropolitana come la nostra... resto comunque convinto che l'accoglienza sia un dovere della nostra città. Per questo confermo che domani guiderò la marcia 'Insieme senza muri', per una Milano sicura e accogliente. Invito tutti a una presenza pacifica che aiuti la riflessione su una tematica così rilevante. A chi - come il governatore lombardo Roberto Maroni chiede che dopo quanto avvenuto la marcia sia cancellata, il sindaco risponde: "Ripenso a quanti erano in coda per rubare un selfie con il Papa nel corso della sua visita a Milano, salvo dimenticarsi all'istante l'insegnamento del Santo Padre. Forse un po' di coerenza non guasterebbe".

Satira, la mano pesante di Sabina Guzzanti sulla Meloni: "Prima i campi di concentramento per gli italiani"

Toni decisamente forti nella nuova edizione dello show satirico ideato e realizzato dall'artista romana, nota per il suo impegno politico. Farà certamente discutere la sua imitazione della leader di Fratelli d'Italia maltrattata sulle posizione che esprime in materia di immigrazione e accoglienza. Il personaggio è certamente riuscito, così come quello della giornalista "aggratis" che dopo il collegamento da Montecitorio dovrà dedicarsi al lavoro di dog-sitter per portare a casa qualcosa. Sul resto si può discutere, ma non saremo noi a farlo - (VIDEO)


Giorgia Meloni piuttosto maltrattata da Sabina Guzzanti che ripropone l'imitazione della presidente di Fratelli d'Italia nella nuova edizione del suo Tg Porco. Tema l'immigrazione, l'accoglienza e il diritto d'asilo. "Basta immigrati che vengono in Italia", dice Guzzanti-Meloni, "ci rechiamo noi in Africa e con dei banchetti sapientemente collocati, il richiedente asilo viene e compila questo modulo. Noi prendiamo le informazioni necessarie e gli diciamo 'grazie, le faremo sapere noi'".

Alcuni passaggi sono certo pesantini: "Spendiamo quattro miliardi e mezzo per 'sti campi di concentramento dei profughi quando - fa dire all'ex ministra - ancora l'Italia, lo ribadiamo, i campi di concentramento per gli italiani non li ha". A cosa servono tutti quei soldi? "I soldi - spiega Giorgia-Sabina servono per pagare la Libia per fare fuori quelli che arrivano da sotto. Perché dobbiamo a stare perde tempo?". 

Un italiano a Londra ci racconta la "sua" Brexit: le certezze, i dubbi e le speranze. Che rabbia verso Bruxelles: "Sta contribuendo alla disintegrazione dell'Europa"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di un nostro connazionale che vive e lavora nella capitale britannica. Nell'attesa di capire quali sviluppi avrà il negoziato per l'uscita del Regno Unito dall'Ue, dalle sue parole traspare una certa soddisfazione per lo stile di vita inglese e per le politiche del governo di Theresa May. Il recente attentato davanti al Parlamento di Westminster gli induce però preoccupazione, legata anche a un'integrazione etnico-religiosa che evidenzia tutti i suoi limiti. Il nostro lettore poi non risparmia aspre critiche ai vertici comunitari, accusati di inettitudine di fronte alla crisi di civiltà che sta vivendo il Vecchio Continente. Che si sia d'accordo o meno, un contributo che merita attenzione


Caro Comizio,

Ho letto l'articolo di Fabio Pasini del 29 Marzo ("Arrivato il giorno della Brexit...") e vorrei condividere qualche considerazione da residente a Londra. Le domande che tutti si pongono, specialmente noi Expat, rimangono al momento senza risposta: cosa succederà quando il negoziato avrà termine (sempre che si raggiunga un accordo), se i cittadini UE saranno costretti a lasciare l'isola, quale sarà l’impatto sull'economia, sui prezzi delle case e dei beni necessari.

Indipendentemente dall'interlocutore, colleghi e manager, clienti ed amici, traspare un po' di preoccupazione, ma soprattutto incertezza. Il governo di Theresa May, che personalmente non mi dispiace perché sembra una leader determinata (tanto da attrarre paragoni scomodi…), dà l'impressione di non avere ancora pianificato in dettaglio tutti gli scenari. "Niente accordo" sarà meglio di un cattivo accordo, sostiene la May, il che potrà anche fare piacere ai suoi elettori, ma a noi e soprattutto alle aziende e alla maggior parte dei business non dà sufficienti certezze. Tutti, sia a livello personale che professionale, dovranno avere un piano B (o più di uno) nel caso le cose dovessero mettersi male. Detto questo è inutile fasciarsi la testa adesso. La vita qui e nel resto del Regno Unito procede come al solito. Si lavora (parecchio), si esce a cena e si va al pub. Non vedo tracce di intolleranza verso gli stranieri, come blatera il Guardian, forse perché anche l'inglese medio sa distinguere, come dovremmo fare noi, tra chi è qui per contribuire ed integrarsi e chi è qui per vivere alle spalle altrui e "pretendere" accettazione.

Sul sito del Governo britannico ci si può iscrivere ad una newsletter per ottenere informazioni e il Governo scriverà a tempo debito spiegando la procedura e i passaggi, se necessari, che i cittadini UE dovranno seguire per avere diritto a restare. Non è necessario fare domanda per il permesso di residenza, visto che le regole UE resteranno in vigore almeno per i prossimi due anni. In ogni caso, sembra irrealistico che il Regno Unito si liberi di qualche milione di europei da un giorno all'altro, quanto meno senza beneficiare chi, come lo scrivente, è qui da parecchio pagando fior di tasse e un mutuo. Le multinazionali minacciano di spostare migliaia di posti di lavoro in UE? Del resto lo facevano anche prima, quando delocalizzavano in Polonia o Romania: sicuramente stanno studiando tutti i potenziali scenari, ma dubito Londra perderà il suo ruolo centrale nel mondo, anche e non solo come Capitale Finanziaria. Qualunque accordo si raggiunga, l'unica certezza è che ci vorranno anni di transizione prima di vedere dei cambiamenti effettivi. Situazione confusa, aspettiamo e vediamo. La sensazione di insicurezza generale si è naturalmente accentuata dopo il recente attacco terroristico al Parlamento britannico. Tuttavia la città ha reagito come ci si aspettava e il giorno dopo tutti hanno ripreso il treno o la metro per andare a lavorare, più determinati che mai. Chi ha superato 56 notti di bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale non ha paura di quattro cialtroni che giocano a fare i terroristi editando video su Twitter.

Ciononostante, il mio dubbio "populista" è: siamo sicuri che disincentivare italiani, francesi, spagnoli e tedeschi dal venire qui sia la soluzione, soprattutto se ti ritroverai solo con immigrati dal Commonwealth, spesso senza istruzione e solo alla ricerca di benefits e ricongiungimenti familiari? Personalmente, io sono per il controllo totale alle frontiere, come sostengono i Brexiters, per evitare il colabrodo UE e specialmente gli eventi ormai quotidiani (vedi oggi a Stoccolma) dovuti ad un'insensata apertura generalizzata; ma occorre avere la volontà politica di differenziare i talenti e i soggetti non a rischio legittimati ad entrare, da qualunque parte provengano, da chi quella legittimazione non ce l'ha. Mi auguro che la nostra amica (parole sue) Theresa ci sorprenda positivamente in questo senso.

La speranza, in definitiva, è che la UE non sia miope e che si arrivi ad un accordo in tempi brevi e con soddisfazione reciproca. Non è facile, anche per via degli interlocutori come Juncker & c., disprezzabili esponenti della casta che sta contribuendo alla disintegrazione dell'Europa e della sua cultura, che dovrebbero tralasciare inutili dichiarazioni di convenienza e preoccuparsi maggiormente del fatto che interi quartieri europei sono ormai terra di nessuno in mano a chi –stavolta sul serio - non avrebbe alcun diritto a restarvi, delle bombe ad orologeria pronte ad esplodere (purtroppo non solo metaforicamente).

Piergiorgio M.

Arrivato il giorno della Brexit: tutte le tappe del divorzio tra Regno Unito e Unione Europea. Che cosa cambia per gli italiani in Gran Bretagna

L'ambasciatore britannico all'Ue, Tim Barrow, ha consegnato nelle mani del presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, la lettera di notifica dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona firmata dalla premier Theresa May che ha detto: "E' un'opportunità storica. I giorni migliori sono davanti a noi, saremo un Paese più forte ed equo" 


Il giorno della Brexit è arrivato. Decisa dal referendum del 23 giugno dell'anno scorso, l'uscita dall'Europa partirà formalmente oggi con l'attivazione dell'articolo 50 del trattato di Lisbona. Sarà infatti l'ambasciata britannica presso l'Ue a consegnare al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk la lettera di diverse pagine con la quale viene richiesta l'attivazione dell'articolo. Appena avvenuta la consegna, la premier britannica Theresa May annuncerà l'avvio formale della Brexit in Parlamento. Comincerà così un negoziato che dovrà durare due anni. Eccone le principali tappe:

29 APRILE: summit a Bruxelles fra i 27 leader dei paesi che rimangono nella Ue. L'obiettivo è di concordare le linee guida e il mandato di Michel Barnier, capo negoziatore dell'Ue per la Brexit. Il vertice arriverà dopo un intenso lavoro preparatorio. Tusk dovrà mandare ai 27 una bozza di linee guida entro 48 ore dalla notifica dell'articolo 50, sulla quale lavoreranno i rappresentanti dei vari stati con due riunioni in aprile a Bruxelles. Prima del summit ci sarà il 27 aprile il consiglio dei ministri degli Esteri a Lussemburgo.

MAGGIO: Barnier presenterà al più presto, forse già il 2 maggio, le sue proposte su come strutturare il negoziato. E' anche previsto un consiglio dei ministri degli Esteri per definire le direttive per Barnier, che dovranno essere firmate da tutti i 27 paesi. Solo dopo le firme potranno iniziare i negoziati veri e propri.

OTTOBRE 2018: Barnier vorrebbe finalizzare il trattato del ritiro entro questo mese, perchè ci sia il tempo necessario per la ratifica del Parlamento Europeo e la ratifica del Consiglio Europeo. E' possibile che ci sia anche un voto del parlamento britannico. E la Scozia vorrebbe poter decidere in un referendum se restare nel Regno Unito.

29 MARZO 2019: scaduti i due anni dall'attivazione dell'articolo 50, la Gran Bretagna lascerà l'Unione Europea. L'eventuale estensione dei tempi del negoziato sarà possibile solo con l'accordo di tutti i 28 paesi coinvolti. L'accordo finale potrebbe prevedere un periodo di transizione, che potrebbe oscillare fra due e cinque anni, durante il quale potrebbe essere definito un accordo commerciale fra le parti.

Che cosa cambia per gli italiani

In Gran Bretagna risiedono oltre mezzo milione di italiani. E' una delle più grandi comunità dei nostri connazionali all'estero. Di questi, meno della metà, sono registrati all'anagrafe britannica. Agli altri con la Brexit sarà chiesto di certificare e dimostrare la propria residenza per poi ottenere il permesso di residenza.

Chi lavora già lì. Chi paga le tasse già da 5 anni nel Paese britannico può richiedere un permesso di residenza o di cittadinanza, magari doppia italiana-inglese. Se invece non si sa se restare o meno si può richiedere un visto di lavoro da rinnovare ogni 2-3 o 5 anni.

Chi vuole emigrare. Chi pensa di trasferirsi nel Regno Unito in futuro, dovrà aspettare il risultato dei negoziati tra Londra e Bruxelles. In bilico ci sono, infatti, i vantaggi oggi garantiti dalla comune appartenenza alla Unione Europea. In particolare potrebbe essere più difficile per un nostro connazionale andare a Londra per cercare un lavoro. L'occupazione andrà trovata prima, dall'Italia prima della partenza.

Studio. Lo studente britannico e quello italiano prima della Brexit avevano uguali diritti. Dalla possibile esenzione dalle tasse universitarie all'accesso ai finanziamenti bancari per pagarle. Adesso, se non ci saranno accordi specifici, le tasse universitarie saranno più alte così come succede al momento per chi va a studiare negli atenei inglesi da fuori Europa.

Turismo. Grossi cambiamenti in arrivo anche per chi vuole andare a Londra per una vacanza. Per fare il classico weekend nella capitale inglese ci vorrà il passaporto e non più soltanto la carta d'identità. Non sarà più garantita la copertura sanitaria della tessera europea, ma bisognerà stipulare un'assicurazione come succede per i viaggi negli Stati Uniti.

Biglietti aerei. Si prevedono pesanti rincari delle tariffe - da e per la Gran Bretagna - quando il Paese uscirà formalmente dall'Unione Europea.

Telefonia. Dopo l'uscita formale del Paese dall'Europa potranno esserci pesanti aggravi tariffari per i viaggiatori che utilizzeranno il telefonino in Gran Bretagna.

Cambio. Al momento la Brexit rappresenta un vantaggio per i turisti che utilizzano l'euro. La svalutazione della sterlina, infatti, rende più conveniente fare acquisti nel Regno Unito e aumenta il potere d'acquisto dei viaggiatori europei.

(Fonte: Adnkronos)

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Il calcio in fuorigioco? Gli stadi italiani sono mezzi vuoti. Scopriamo perché

L'indagine realizzata da Focus in Media, Osservatorio sulla comunicazione e i media della Fondazione per la Sussidiarietà e l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. "Si chiama disaffezione. Il distacco dei tifosi nel nostro Paese, allo stadio e davanti alla tv, dipende da fattori etici ed economici che non hanno eguali in Europa". L'intervista de ilComizio.it al sociologo Piermarco Aroldi - (VIDEO)


Anche nel 2016 l'Inter si conferma leader italiana nelle presenze allo stadio con una media di 43.595 spettatori

 


Gli stadi italiani sono semivuoti ma non e' colpa solo della tv: nel girone d'andata della Serie A, gli spettatori per partita sono stati in media 21.457, una copertura del 55% dei posti disponibili, con un calo del 4% rispetto al 2010-2011. Cifre che fanno preoccupare se paragonate alla situazione in Inghilterra e Germania, ma anche in Spagna e Francia, in cui si arriva a riempire piu' del 90% degli stadi. E' il dato che emerge dalla ricerca 'Il calcio in fuorigioco? Indagine sulla disaffezione del pubblico italiano nei confronti del sistema calcio' realizzata da Focus in Media, Osservatorio sulla comunicazione e i media della Fondazione per la Sussidiarietà e l'Universita' Cattolica del Sacro Cuore. Il calo degli spettatori, secondo l'indagine, non e' dovuto solo alla massiccia copertura mediatica del calcio. Perche', negli ultimi anni, si registrano cali del 4% anche nell'audience del campionato italiano sulle Pay Tv. Restano i picchi d'ascolto in occasione dei match più importanti come Juventus-Inter, vista su Sky e Mediaset da oltre 3 milioni e 700 mila persone, pari al 13,53% di share. La ricerca ha indagato i motivi della disaffezione verso il calcio, formulando tre ipotesi. La prima e' quella 'estetica', dovuta al peggioramento della qualita' dello spettacolo in campo e alla mancanza di servizi adeguati negli stadi che per il 44% sono stati costruiti prima del 1949. La seconda e' di natura 'organizzativa': le società calcistiche italiane non si sono dimostrate all'altezza dell'organizzazione dello spettacolo e le istituzioni di controllo non avrebbero saputo garantire una efficace vigilanza sul sistema calcio. In Italia l'anomalia, rispetto al resto d'Europa, e' rappresentata dal fatto che i ricavi dipendano per il 60% dai diritti televisivi e media. Una circostanza che si e' rivelata fattore di rischio per la tenuta del sistema stesso. Aumentano i fatturati ma anche i casi di società professionistiche che non vengono iscritte o subiscono penalizzazioni per mancato rispetto delle norme sul fair play economico (56 punti di penalità nel 2014/15 rispetto ai 28 del 2013/14 e ai 24 del 2012/13). La terza e ultima ipotesi, avanzata dalla ricerca, e' quella 'etica': i ripetuti scandali, come ad esempio Calciopoli e Scommessopoli, hanno prodotto una crisi di credibilità del sistema e una perdita di fiducia del pubblico. Lo studio documenta attraverso le interviste i diversi atteggiamenti e reazioni degli appassionati verso quello che è ancora considerato lo spettacolo più bello del mondo. "Sono sempre appassionato di calcio ma sono cambiati i punti di vista e il modo", dichiara uno spettatore. "Gli scandali che si sono susseguiti negli anni - racconta un altro intervistato - insieme ai cambiamenti nel mondo del calcio, sono uno la conseguenza dell'altro e i principali motivi che hanno determinato il mio allontanamento da questo sport. Si è perso il senso di appartenenza alla maglia, gli interessi sono fare un fuorigioco in più o un gol particolare perché magari si hanno altri fini che vanno contro la propria squadra. È un totale decadimento di valori che diventa un circolo vizioso". E ancora: "C'è come un muro. Da una parte le persone che seguono il calcio come passione, speranza, autorealizzazione; dall'altra le società sono aziende che badano al bilancio e al profitto", "Il calcio è diventato marketing, lo è sempre stato ma oggi di più. Il calcio è un po' come la musica. E' regolato dal business soprattutto a livello televisivo, con sponsor e quant'altro".

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Salvini corre verso il voto: "Fuori dall'Euro, prima gli italiani!". E annuncia una manifestazione a Napoli

Il leader leghista ribadisce la sua prioritaria battaglia per l'uscita dalla moneta unica: "Vogliamo che il Paese torni a scegliere, a crescere e sperare nel futuro; ben vengano Trump, Marine Le Pen e tutti quelli che si battono per la sovranità. Il ricatto dello spread è un giochino vecchio a cui non crede più nessuno. Alle urne da soli? O c'è un programma condiviso oppure sì, non ripeteremo gli errori del passato". Quindi rilancia lo sbarco al Sud: "Ben contento di confrontarmi con questa sfida"

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