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updated 12:26 AM UTC, Jan 18, 2018

Attentato a New York, quattro persone ferite: arrestato l'attentatore. Il video dell'esplosione - LIVE

Torna la Paura del terrorismo in America. Fermato un bengalese di 27 anni che indossava in giubotto esplosivo. La deflagrazione alla stazione dei bus Port Authority, la più grande degli Stati Uniti. Evacuate le linee della metropolitana A, C e E - (VIDEO)


Allarme a New York per un'esplosione avvenuta al terminal degli autobus di Port Authority vicino a Times Square. Fonti della polizia, scrive il sito di Abc news, riferiscono che un ordigno artigianale, un tubo bomba, è esploso in un sottopassaggio sotto il terminal degli autobus. Quattro persone, compreso l'attentatore, sono rimaste lievemente ferite. In relazione all'episodio è stato fermato un sospetto, un 27enne di origine bengalese, identificato come Akayed Ullah.

Il New York Post, che cita fonti di polizia, scrive che il mancato attentatore suicida è un 27enne originario del Bangladesh che viveva a Brooklyn. Il giovane sarebbe stato ispirato dall'Isis. Il 27enne, che aveva nascosto il tubo bomba lungo circa 13 centimetri sotto la giacca, nella parte destra, ha fatto detonare parzialmente l'ordigno mentre si trovava nel sottopassaggio. L'uomo, che viveva a New York da sette anni, è stato fermato ed è rimasto lievemente ferito.

Dell'accaduto è stato informato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo quanto riferito dalla portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders. "La polizia sta rispondendo a notizie di un'esplosione di origine ignota tra la 42ma Strada e l'ottava Avenue", ha twittato il Dipartimento di polizia di New York, precisando che le linee A, C ed E della metropolitana sono state evacuate". Sul posto presenti anche artificieri e vigili del fuoco, secondo quanto riferisce il New York Post.

Port Authority è il maggior terminal di autobus degli Stati Uniti, con un traffico di oltre 65 milioni di passeggeri all'anno.

(Fonte: Adnkronos)

 

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Milano, criticarono il Pd sull'Islam: denunciati Matteo Forte e Maryan Ismail. La replica: "Siamo increduli, ma non ci faremo intimorire"

Lo scorso gennaio il capogruppo di Milano Popolare a Palazzo Marino e l'antropologa sufi di origine somala tennero una conferenza stampa (guarda il servizio de ilComizio.it) per presentare un dettagliato dossier dal titolo "Pd e islamismo politico: un rapporto non occasionale". Nel documento si dava conto di "relazioni pericolose" tra il partito di maggioranza (in particolare della consigliera Sumaya Abdel Qader) ed elementi musulmani radicali. A quasi sei mesi di distanza è arrivata la querela della segreteria metropolitana dem. Loro non ci stanno: ecco la risposta 


Il Partito democratico metropolitano di Milano ha denunciato per diffamazione il consigliere comunale e capogruppo di Milano Popolare a Palazzo Marino, Matteo Forte (le sue parole a ilComizio.it l'11 gennaio 2017), e la storica rappresentate della comunità somala milanese ed ex esponente dello stesso Pd, Maryan Ismail (cosa disse ai nostri microfoni) . Fonti dem hanno confermato la notizia.

Pronta la replica degli interessati in una nota congiunta: "Abbiamo appreso quasi increduli la notizia che il Pd metropolitano ha sporto una denuncia per diffamazione nei nostri confronti, come riportato oggi da alcuni organi di stampa".

“In questo particolare momento storico, e ancor di più in questi giorni, dove in tutta Europa si sta ponendo il drammatico problema del rapporto con l’islamismo politico - affermano - il Partito democratico decide di procedere legalmente contro due esponenti di minoranza. Invece di rispondere politicamente alle questioni sollevate, tra l’altro sempre in modo pacato e circostanziato - prosegue la nota - la segreteria metropolitana opta per una soluzione che sa molto di intimidazione nei confronti di un consigliere d’opposizione e di una storica esponente della comunità somala, nonché della minoranza sufi africana. Nel merito di ciò che ci viene contestato risponderemo quando conosceremo il contenuto puntuale delle denuncia, che ancora non abbiamo potuto visionare".

Concludono Ismail e Forte: "Quel che per ora possiamo dire è che noi sicuramente non ci lasceremo intimorire e continueremo a sollevare esclusivamente questioni politiche, che chiedono una risposta politica e non certo per via giudiziaria".

Risultati immagini per forte ismail

Il sindaco di Milano Beppe Sala con la consigliera islamica del Pd Sumaya Abdel Qader

Attentato a San Pietroburgo, le immagini dell'esplosione in metropolitana (VIDEO)

Le telecamere di videosorveglianza dislocate nella stazione di Sennaya mostrano, da diversi punti, l'esatto momento della deflagrazione. Intanto sei persone sospettate di "appoggiare l'attività terroristica” sono state fermate a San Pietroburgo. Secondo gli investigatori russi, avrebbero cercato di reclutare adepti per lo Stato Islamico e Al Nusra, che in Siria sono combattuti da Assad, accusato di crimini in queste ore proprio sulla base di informazioni fornite da tali soggetti - (VIDEO)


Sei persone sospettate di "appoggiare l'attività terroristica” sono state fermate a San Pietroburgo. Secondo gli investigatori russi, avrebbero cercato di reclutare adepti per lo Stato Islamico e Al Nusra.

Sono tutti cittadini di Stati dell’Asia centrale, secondo una dichiarazione della commissione investigativa statale russa, che ha precisato come non ci siano prove che i 6 siano in alcun modo collegati all'esplosione di lunedì nella metropolitana di San Pietroburgo. 

In Russia dal 2015 per lavoro - I fermati sono sospettati di essere attivi da novembre 2015 nell’arruolamento, soprattutto di loro connazionali delle repubbliche centro asiatiche per "attività terroristica” legata all'Isis e al movimento islamista al-Nusra. Durante una perquisizione nelle abitazioni dei sospetti è stato rinvenuto materiale riconducibile all'estremismo islamico.

Nessun legame con Jalilov - Le autorità, dunque, per il momento sembrano escludere legami con Akbarzhon Jalilov, il 22enne kirghiso ritenuto l'attentatore della metropolitana. L’attacco kamikaze ha causato 14 morti e 49 feriti, molti dei quali in gravi condizioni.

Le telecamere di videosorveglianza dislocate nella stazione di Sennaya mostrano, da diversi punti, l'esatto momento della deflagrazione.

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L'attentato di San Pietroburgo e quel titolo del Fatto. Se i morti sono russi non si prega ma si pensa a chi gioveranno

"A chi giova?" è una domanda legittima che spesso accompagna avvenimenti anche drammatici nella storia dell'umanità. Un interrogativo che però è consentito in alcuni casi e in altri no. Quando prevalgono pietà e commozione insieme alla condanna del terrorismo e quando si pensa al vantaggio che ricaverà dalla tragedia chi non gode dei favori democratici globali. Una differenza su cui vale la pena riflettere - (VIDEO)


"Bomba nella metro. Il terrore islamico dà una mano a Putin". Così "apriva" il Fatto Quotidiano di martedì 4 aprile. L'attentato di San Pietroburgo, ad opera di un islamista kirghiso, ha provocato almeno 49 morti e una cinquantina di feriti. In questo caso però sulla stampa che conta non ci sono "Je suis...", fiorellini, gessetti e chitarre. Troviamo invece, in forma palese o meno, ciò che in altri contesti sarebbe stato inaccettabile: la dietrologia, il complottismo e, in ogni caso, il "cui prodest?". Si tratta di una domanda che inevitabilmente, a cadaveri ancora insepolti, porta a ritenere che il presidente russo, alle prese con le opposizioni interne e internazionali, possa trarne un vantaggio politico. Tutto può essere, per carità. Ma perché quanto vale per il capo del Cremlino non vale per gli Hollande, le Merkel e le May? E come mai ci riempiamo di commozione e vicinanza se un massacro avviene a Parigi, mentre rimaniamo sostanzialmente indifferenti di fronte a quanti saltano in aria nella terra dell'odiato zar Vladimir? Lasciamo la risposta ai nostri lettori e, se dovessimo incontrarne, anche a quelli del Fatto Quotidiano.

Marine Le Pen sfonda "a sinistra": donne e operai possono farla vincere. Intanto va in Libano e rifiuta il velo islamico: salta l'incontro col Muftì

I sondaggi sul primo turno delle elezioni presidenziali francesi danno in vantaggio la leader del Front National sui candidati di socialisti e popolari. Le indagini demoscopiche forniscono interessanti analisi sulle intenzioni di voto in base al sesso e alla condizione socio-economica. E la questione islamica continua a tenere banco - (VIDEO)


Marine Le Pen resta saldamente in testa nelle intenzioni di voto dei francesi, con il 26%, a poco più di due mesi dalle presidenziali: il suo è l'elettorato più sicuro della propria scelta, secondo un sondaggio realizzato da Ipsos Sopra Steria per il Cevipof e Le Monde su un campione di quasi 16.000 persone.

Il quotidiano francese commenta: "Marine Le Pen più forte che mai". Inoltre viene confermata l’erosione del voto di classe: quelle popolari si allontanano dalla sinistra, fra gli operai domina l’astensione e in secondo luogo il voto per la leader del Front National.

Inoltre, come riporta termometropolitico.it, che cita una recente proiezione di lfop, madame La Pen sta guadagnando un forte consenso tra gli elettori di sesso femminile. Il suo "punto debole", dato che nell'ultima tornata elettorale solo il 17% delle donne aveva votato per lei, mentre era stata scelta dal 20% dei maschi. La corsa all'Eliseo del 2017 potrebbe andare in direzione opposta, visto che l'istituto demoscopico francese prevede un incremento di 2 milioni di voti grazie proprio alle donne che voterebbero per la "capa" populista nella misura del 26%, quota esattamente pari a quella che riguarda i votanti uomini al primo turno delle presidenziali.

Per quanto riguarda il ballottaggio bisognerà vedere se funzionerà ancora la carta della grande coalizione "repubblicana" composta da socialisti, popolari e quant'altro. O se invece la Francia deciderà di voltare pagina, a prescindere da sesso ed estrazione sociale e in barba ai vecchi schemi politico-ideologici.


 

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L'esperta di terrorismo islamico: "Il killer di Quebec City ammirava Trump, Marine Le Pen e le forze israeliane"

Il tweet di Rita Katz, analista cittadina dello Stato ebraico, direttrice del Site Intelligence Group, società americana che pubblica tutte le attività online delle organizzazioni jihadiste, rivela a modo suo le simpatie di Alex Bissonette, lo studente canadese, arrestato per l'attacco al centro islamico costato la vita a sei persone.

Rilasciato il giovane marocchino fermato dopo la sparatoria. Restano i dubbi: chi ha gridato Allah Akbar? Testimonianze, news e commenti risultano contraddittori. Serve una verità "politica"?


 

''A uno degli assalitori della moschea di Quebec, Alex B (Bissonnette, ndr), piacevano Trump, Marine Le Pen e le forze di difesa israeliane su Fb, rendendo improbabili i legami con la Jihad'': lo ha twittato l'analista israeliana Rita Katz, direttrice di Site Intelligence Group, società Usa che si occupa di pubblicare tutte le attività online delle organizzazioni jihadiste.

(Fonte: Ansa)

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Strage di Quebec City, Toni Capuozzo: "Si sospetta una vendetta islamica, ma l'informazione italiana..."

L'attacco armato alla moschea in Canada ha dato subito adito a interpretazioni mediatiche e politiche quasi tutte a senso unico, accreditando l'atto di odio verso i musulmani. Mentre emerge che uno dei due presunti attentatori arrestati è arabo e avrebbe gridato "Allah Akbar", il giornalista avanza un'ipotesi diversa citando un sito canadese: potrebbe trattarsi di una ritorsione contro chi potrebbe aver denunciato un traffico per la raccolta di armi e l'addestramento finalizzati alla jihad in Siria o al compimento di attentati. E punge i colleghi: "Potrebbero svegliarsi"


"Ancora sulla strage nella moschea di Quebec City. Mentre tutta l'informazione italiana - per non dire dei commenti in rete - trascura le notizie filtrate sull'identità dei due arrestati e invece sottolinea dichiarazioni premier Trudeau su Trump, attentato e politiche immigratorie, un sito canadese racconta una storia interessante". Toni Capuozzo, sul suo profilo Facebook, riporta un articolo uscito sul web sull'attentato a una moschea in Canada, dove sono morte sei persone e altre otto sono rimaste ferite. "La riassumo: fondamentalisti raccolgono armi e si addestrano, per combattere in Siria o colpire infedeli. Qualcuno lo viene a sapere e segnala alle autorità... E se fosse vendetta? Varrebbe doppia solidarietà al centro islamico di Quebec City, imbarazzo per Trudeau, e una sveglia per informazione nostrana. Vedremo". Capuozzo, insomma, caldeggia la teoria secondo la quale quel bagno di sangue altro non sia che una vendetta islamica. Una circostanza che tra l'altro è stata supportata da altre testimonianze: in primis, la moschea aveva denunciato degli estremisti islamici e potrebbe essere stata esposta a una vendetta. E ancora, testimoni affermano di aver sentito i terroristi urlare "Allah Akbar".

E poco dopo le parole di Capuozzo, la più fragorosa delle conferme: alcuni media canadesi hanno diffuso l’identità delle due persone arrestate per la strage. Si tratterebbe di Mohamed Khader e Alexandre Bissonnette. Stando a quanto si è appreso nessuno dei due era conosciuto alle forze di polizia che continuano a mantenere il massimo riserbo sul profilo dei due arrestati. Il secondo dei due ha 27 anni, è originario di Cap Rouge ed è stato arrestato a una ventina di chilometri di distanza dal luogo dell’attentato e sarebbe uno studente dell’università Laval, quella con il maggior numero di studenti stranieri di tutto il Canada. Anche l’altro arrestato potrebbe essere uno studente dello stesso ateneo. Bissonnette, sempre secondo le prime notizie che arrivano dal Canada, si sarebbe costituito spontaneamente con una telefonata alla polizia. Le autorità canadesi hanno poi specificato che non ci sono altri sospettati e che delle otto persone ricoverate in ospedale, cinque sono in condizioni critiche. Nel dettaglio, i morti sono due cittadini algerini, un tunisino, un marocchino e due giovani provenienti da altri paesi africani.

Fonte: liberoquotidiano.it

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