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updated 8:03 AM UTC, Aug 15, 2018

Marocchini, irregolari e spacciatori, sequestrano e torturano un connazionale: "Dacci i soldi della droga o ti bruciamo vivo"

Sono scattate questa mattina all’alba le manette per quattro cittadini marocchini ritenuti responsabili, in concorso, di sequestro di persona e rapina pluriaggravati ai danni di un 31enne loro connazionale, colpevole secondo gli aggressori di non aver venduto una partita di cocaina che gli era stata affidata e che la vittima aveva detto di aver perso. Si tratta di un 33enne, considerato leader del gruppo, e di un 35enne, entrambi senza fissa dimora e sprovvisti di documenti di soggiorno, e di un 46enne e un 40enne, entrambi residenti ad Alessandria, in possesso di foglio di soggiorno. 

I fatti risalgono all’agosto scorso, quando tre di loro, entrati in una tabaccheria di Acqui Terme, circondarono un 31enne loro connazionale, che stava bevendo un caffè e, dopo averlo costretto, afferrandolo per il collo, ad uscire dal locale, gli infilarono un sacco nero in testa e lo spinsero a forza all’interno di un’auto condotta dal complice per portarlo in un’abitazione di Alessandria. Giunti a destinazione, dopo essersi impossessati del denaro che la vittima aveva con sé, circa 150 euro, lo costrinsero a entrare in casa dove fu legato a una sedia, malmenato e minacciato di morte e obbligato a telefonare ai familiari per chiedere di pagare un riscatto di 9.000 mila euro, pari al valore della partita di droga, di cui 1.800 da consegnare la sera stessa.

In caso contrario lo avrebbero bruciato vivo. Poiché i familiari non riuscivano a trovare il denaro, la vittima stava per essere trasferita per essere bruciata, quando approfittando di un attimo di distrazione degli aggressori riuscì a darsi alla fuga e a dare l’allarme da cui sono scattate le indagini per risalire all’identità degli aggressori arrestati questa mattina dai carabinieri. Nel corso dell’operazione è stato arrestato  anche un quinto marocchino, 21enne, anch’egli sprovvisto di regolari documenti di soggiorno. Il giovane è stato trovato in possesso di 9 dosi di cocaina del peso complessivo di cinque grammi.
(Fonte: Adnkronos)

Maroni: "I sindaci non vogliono gli immigrati? Fanno bene. La Lombardia è satura e al ministro dell'Interno ho detto basta"

Il governatore a ilComizio.it dichiara di aver dato a Minniti la disponibilità per individuare insieme un sito sul territorio regionale un sito per allestire un centro di identificazione ed espulsione, ma anche di avergli ribadito la sua contrarietà ad accogliere ulteriori stranieri: "Non sono profughi, sono clandestini, pardon, irregolari...". La nostra intervista - (VIDEO)


"I sindaci che non vogliono altri immigrati fanno bene. Non sono profughi, ma irregolari. Io ho parlato con il ministro dell'Interno e mi sono dato disponibilità a individuare con lui un sito in Lombardia per fare il centro di indentificazione ed espulsione, ma gli ho ribadito anche la mia contrarietà ad accogliere ulteriori immigrati, perché nella nostra regione ne abbiamo già accolti tanti e ormai il territorio è saturo". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, conversando con i giornalisti al suo arrivo all'inaugurazione di "Made Expo".

"Visto che in governo ha detto no alla nostra richiesta di 'election day', deciderò insieme al collega Luca Zaia la data per celebrare il referendum sull'autonomiaEntro quest'anno il Lombardo-Veneto voterà per la sua autonomia", ha poi dichiarato Maroni, rispondendo a una domanda in proposito de ilComizio.it. E sul ministro Orlando candidato alla segreteria del Pd, sempre rispondendo a noi, il governatore ha detto "Lo stimo, ma non entro in casa d'altri".

Immigrazione, la beffa del Consiglio d'Europa: "L'Italia fa pochi rimpatri, così si favoriscono i flussi irregolari". E Gentiloni fa lo statista: "Non basterebbe Mago Merlino"

L'istituzione di Strasburgo riconosce che gli altri Paesi Ue (e non) dovrebbero fare di più sul fronte dei ricollocamenti, accogliendo i richiedenti asilo arrivati sul nostro territorio, ma punta il dito contro il nostro sistema cha fa acqua da tutte le parti. Nel mentre il premier, con l'autorevolezza che lo contraddistingue, ha parlato in Senato dell'emergenza in atto, ma anche di economia e riforme


Nel rapporto e grazie all'intesa con la Libia per fronteggiare l'emergenza migranti "non seminiamo illusioni ma sappiamo che su questa strada, per quanto impervia e arrischiata, possiamo ottenere gli unici risultati che oggi ci consentono non di cancellare il tema immigrazione, perché non lo cancella neanche il Mago Merlino, ma di regolare i flussi e gradualmente sostituire l'immigrazione clandestina irregolare, micidiale per i migranti e per il traffico che gli ruota attorno, con flussi e canali più accettabili, ridotti e regolari". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nelle sue comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo.

"Questo è l'obiettivo - ha aggiunto - che l'Ue dovrebbe proporsi e mi aspetto che, come è stato a Malta, a Bruxelles si faccia un passo in più soprattutto in termini di risorse per aiutare l'Italia nel lavoro di avanguardia che sta facendo sulla rotta centrale del Mediterraneo".

Poi, parlando dell'Italia, "sfido chiunque a indicare un altro governo, un altro Parlamento, impegnato come noi in un complesso di riforme" ha affermato.

"Non siamo i primi della classe - ha detto - ma non accettiamo lezioni e lavoriamo nell'interesse comune" anche per "correggere le politiche dell'Unione e per una politica estera e di difesa comune". Il premier ha specificato che "all'Ue deve essere chiaro che in Italia le riforme non si sono fermate e non hanno rallentato il loro cammino".

In Italia, ha aggiunto, "la crescita è ancora lenta: rimane, anche se la distanza dalla media Ue nel 2016 è stata la più bassa. E tra un mese nel Def indicheremo le scelte del governo per fare passi in avanti ulteriori".

Intanto, dal Consiglio d'Europa arriva un monito beffardo: "Le debolezze del sistema italiano di rimpatri volontari e delle espulsioni forzate rischia di incoraggiare l'afflusso di un sempre maggior numero di migranti economici irregolari". Lo ha detto il rappresentante speciale del segretario generale del Consiglio d'Europa per le migrazioni e i rifugiati, l'ambasciatore Tomas Bocek, nel suo rapporto basato sulla visita condotta nel Paese lo scorso ottobre.

Secondo l'analisi, "non funziona" il sistema di custodia legale per i minori non accompagnati che arrivano in Italia, e gli hotspot in cui sono obbligati a trascorrere lunghi periodi sono "luoghi inadatti a garantire le loro necessità".

Immigrazione, Corrado (M5S): "I Cie non funzionano perché non si fanno le espulsioni"

Il consigliere comunale pentastellato a Milano commenta ai microfoni de ilComizio.it l'intenzione espressa dal ministro dell'Interno Minniti di aprire un centro di accoglienza in ogni regione italiana: "Il 70% dei richiedenti asilo non ha diritto a restare, ma noi li ospitiamo per anni. Bisogna cambiare prospettiva" - (VIDEO) 


"Evidentemente il sistema di accoglienza attuato in Italia non è stato idoneo a risolvere la questione così come si è presentata nella nostra società. I Cie non sono la soluzione, si deve rivedere integralmente il tutto. Perché si possa giungere a una vera accoglienza e una vera integrazione, bisogna destinare ingenti risorse ai rimpatri, così che chi ha diritto a rimanere nel nostro Paese possa essere realmente integrato, mentre chi non ne ha diritto non deve drenare risorse agli altri. Al momento è evidente che le espulsioni non si fanno. E' accertato che circa il 70% dei richiedenti asilo non ha il diritto allo status di profugo; quindi finché non si decide di rimpatriare chi non ha diritto a restare è inutile determinare altre questioni, spostando sempre in avanti il problema. Dobbiamo rivedere tutta la questione da un'altra prospettiva". 

Lo ha detto ai microfoni de ilComizio.it il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Milano, Gianluca Corrado, in merito all'intenzione espressa dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, di aprire un centro di accoglienza in ogni regione italiana.

Immigrazione, Maroni: "Sono favorevole ai Cie, anche perché li avevo istituiti io. Però che funzionino..."

Sulla questione il 19 gennaio le Regioni incontreranno il ministro dell'Interno, Marco Minniti; il governatore lombardo annuncia che prima, insieme ai suoi omologhi di Veneto e Liguria, Zaia e Toti, metterà a punto una posizione comune partendo dal documento che già era stato sottoscritto da tutti e tre i presidenti


"Le Regioni incontreranno il ministro Minniti il 19 gennaio. Prima di allora, faremo un vertice io, Giovanni Toti e Luca Zaia, per mettere a punto una posizione comune, partendo dal documento sull'immigrazione che avevamo gia' sottoscritto insieme". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, a margine della seduta del Consiglio regionale di oggi, rispondendo alle domande dei cronisti sulla questione immigrazione. 

"Io sono favorevole ai Cie", ha ribadito il governatore, ricordando di come li avesse istituiti proprio lui, nel maggio del 2008, quando era al vertice del Viminale. "A condizione - ha precisato - che funzionino davvero. Cioe' - ha spiegato - che siano luoghi chiusi, presidiati anche dai militari, dove si entra per essere identificati e se non si hanno i requisiti, si viene rimpatriati. Non solo 'espulsi' con il foglio di via. Chi non ha diritto a rimanere nel nostro Paese, deve essere messo su un aereo e rimpatriato. Se sono cosi', ben vengano. Ne discutemmo il 19 con il ministro dell'Interno".


"La Libia e' il luogo cruciale. Noi sosteniamo da tempo che sia li' il posto dove vanno realizzati dei campi di prima accoglienza sotto la gestione delle Nazioni Unite. Qui deve essere selezionato chi ha diritto alla protezione internazionale e deve essere portato in Europa e chi non ce l'ha e puo' essere assistito li'. Cosi' si salvano davvero le vite umane, il resto e' ipocrisia". 

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