updated 3:55 PM CEST, Oct 21, 2017

Tariffe: il Parlamento prova a fermare i furbetti del telefonino

La commissione telecomunicazioni segue l'Agcom e prova a fermare l'ultima invenzione del settore per spillare più soldi ai consumatori, la fatturazione ogni 4 settimane.

Meglio tardi che mai si potrebbe dire, ma finalmente anche in Parlamento qualcosa si muove in difesa dei consumatori, in balia dei giganti delle telecomunicazioni.

Oggi infatti la Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati ha dato il via libera all'unanimità alla risoluzione che impegna il Governo "ad assumere iniziative normative, nell'ambito della manovra di bilancio per il 2018, per impedire che gli operatori telefonici e di telecomunicazione adottino una cadenza di fatturazione che non abbia come base il mese o un suo multiplo'.

Ad annunciarlo in una nota lo stesso Michele Meta, presidente della Commissione che ha aggiunto: "Si tratta di un messaggio chiaro ai furbetti del telefonino, che  continuano a fare orecchie da mercante, e in difesa dei consumatori italiani nonostante la delibera dell'Agcom'.

Per ora certo rimangono solo parole, aspettando che si tramutino in fatti senza però i classici tempi biblici della burocrazia italiana. Il tema d'altronde è sotto gli occhi di tutti. I vari operatori telefonici si sono inventati la fatturazione con cadenza ogni 4 settimane invece che mensile, trucco perfetto per incassare tredici mensilità aumentando di fatto i propri prezzi senza dirlo chiaramente.

Le aziende di telecomunicazione intanto stanno prendendo tempo, in attesa che il Tar del Lazio accetti il ricorso: a loro discolpa affermano che i clienti sono stati opportunamente informati delle variazioni, ribadendo tra l’altro che la delibera dell’Agcom andrebbe contro la libertà d’impresa.

“Se la pratica non verrà fermata in tempo c’è il rischio che altri settori la mutuino in fretta, perché la furbizia è purtroppo contagiosa”, ha ribadito Meta. “Chi vuole aumentare le proprie tariffe lo faccia dunque alla luce del sole, sottoponendosi al giudizio del mercato, e non tramite accorgimenti ingannevoli che finiscono per danneggiare soprattutto i consumatori più indifesi”.

Non ci resta che aspettare fiduciosi.

Netflix e la rivoluzione della Tv in Italia

La cavalcata delle televisioni on demand sembra inarrestabile. La conferma arriva dai dati di una ricerca appena presentata


Tra i tanti dati pubblicati dall'Osservatorio EY e presentati al Digital Summit di Carpi uno in particolare fotografa alla perfezione quanto stia cambiando l'utilizzo della televisione in Italia. Il numero di utenti che utilizza la tv in streaming in italia è cresciuto in un anno, da Settembre 2016 a Giugno 2017, di quasi 3 milioni. Un aumento del 18% che porta il totale a oltre 19 milioni di spettatori.

Una vera e propria rivoluzione che in pochissimo tempo sta cambiando le abitudini dei telespettatori sempre meno legati agli orari fissi dei palinsesti della tv tradizionale perchè attratti dalla possibilità di vedere quello che vogliono, quando vogliono. A farla da padrone è Youtube ma i numeri nelle tv specializzate esclusivamente nell'on demand stanno letteralmente decollando.

Il nome tecnico è OTT (acronimo di Over The Top) ovvero tutti quei canali televisivi a pagamento e gratuiti che arrivano nelle nostre case senza passare dalla tradizionale antenna, ma tramite lo streaming e sono fruibili su qualsiasi apparecchio collegato a internet: computer, smart tv, tablet e cellulari. Secondo i dati presentati dall'Osservatorio dei 4 milioni di fruitori, gli abbonati che hanno scelto pacchetti a pagamento per questo tipo di televisione sono saliti a 1,9 milioni. Per ogni abbonamento però c'è da aggiungere anche il cosiddetto effetto leva di 2-3 persone: di solito si abbona un titolare e poi la famiglia e qualche amico condividono lo stesso account.

Una crescita davvero impressionante realizzata in pochissimo tempo considerato che i 4 milioni di fruitori sono la metà del pubblico delle pay tv tradizionali che contano circa 7 milioni di abbonati, ma hanno impiegato decenni per costruire il loro mercato.

L'apripista è stato 2 anni fa Netflix, arrivato in Italia nello scetticismo generale. Tra scarsa diffusione di connessioni veloci nelle case degli italiani e la loro poca dimestichezza ai pagamenti di servizi on line in pochi credevano che avrebbe funzionato. E invece i dati dicono l'esatto contrario con gli abbonati arrivati a quota 800 mila in 24 mesi, e per capire meglio la sorpresa di questi dati basti pensare che Mediaset premium ne ha 1,6 milioni, il doppio di Netflix, ma ci ha impiegato 10 anni per arrivare a questi numeri.

In grande ascesa anche Timvision, la piattaforma televisiva di Telecom Italia arrivata a 600 mila abbonati grazie anche alla sinergia con gli abbonamenti telefonici. Più staccate poi Infinity e NowTv a quota 300 e 200 mila che sono la versione streaming di Mediaset e Sky e dunque non il core business delle loro aziende.

 

Addio smartphone Windows, Microsoft alza bandiera bianca

Brutto colpo per gli amanti degli smartphone targati Windows. L'era dei Lumia sembra ormai definitivamente tramontata e a darne conferma, dopo le tante voci e poche novità degli ultimi tempi, è lo stesso vice Presidente Corporate Windows Joe Belfiore.

In un post su Twitter le parole che segnano la fine di un'era:

"Of course we'll continue to support the platform.. bug fixes, security updates, etc. But building new features/hw aren't the focus." ovvero "Di sicuro continueremo a supportare la piattaforma ... bug fix, aggiornamenti di sicurezza. Ma realizzare nuove funzionalità/hardware non rappresentano il focus (di Microsoft)."

La Microsoft dunque si arrende alla concorrenza targata Google e Apple che nel settore smartphone la fanno da padrone con i loro sistemi operativi Android e Ios e lo fa dopo averci provato per qualche anno senza mai raggiungere il successo sperato. I numeri di diffusione del sistema operativo mobile della casa di Redmond d'altronde non sono mai stati significativi nonostante le politiche commerciali molto aggressive con prezzi stracciati e molti modelli lanciati in poco tempo.

A decretarne la fine la mancanza di applicazioni rispetto alla concorrenza e l'incapacità di convincere i produttori di smartphone a proporre modelli con il loro sistema operativo. 

Resta da capire come la prenderanno ora tutti gli acquirenti che hanno speso centinaia di euro per i Lumia top di gamma e a distanza di pochi mesi si ritrovano con un sistema operativo definitivamente morto. 

Cambiano le regole di Schengen, possibilità di ripristinare i controlli alle frontiere per un periodo fino a tre anni

Bruxelles - Mercoledì la Commissione europea ha proposto di cambiare le regole di Schengen più controlli alle frontiere per adattarsi alle "nuove minacce "del terrorismo


Cambiando le norme vigenti i controlli potranno essere ripristinati, in caso di una "grave minaccia" per l'ordine pubblico o la sicurezza di un paese, per un periodo di tre anni. Ad oggi con le regole in essere non possono superare sei mesi, o eccezionalmente due anni in caso di caos visto presso le frontiere esterne dell'UE.

L'annuncio dell'esecutivo UE arriva prima della fine di tutte le deroghe provvisorie (termine tra due settimane) date a sei paesi della UE più a rischio, tra cui la Francia e la Germania, queste deroghe che permettono di svolgere verifiche di frontiera all'interno dell'area di libera circolazione. Diversi di questi paesi in deroga, guidati da Parigi e Berlino, hanno chiesto con insistenza alla Commissione di modificare le norme vigenti, per adeguarle alle nuove minacce di sicurezza nel territorio, portate dagli ultimi fatti di terrorismo.

il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans ha dichiarato, "Agli Stati membri dovrebbe essere data libertà di agire in caso di circostanze eccezionali, ovvero quando si trovano ad affrontare gravi minacce. Agendo tuttavia nel rispetto di rigorose condizioni e procedure previste per evitare abusi".

Ancora nessuna luce verde all'orizzonte, anche perchè la richiesta arriva dopo che in diverse occasioni si è discusso sul fatto che una delle principali conquiste dell'integrazione europea, vista come un unico grande stato è proprio la libera circolazione.

Da sottolineare che in sei paesi (l'Austria, la Germania, la Danimarca, la Francia, la Svezia e la Norvegia) si sono già ripristinati i controlli alle frontiere all'interno dell'area Schengen. Fra loro, solo la Francia è l'unico ad averlo fatto richiamando la deroga data per la minaccia del terrorismo. Ripristinati nel momento degli attacchi a Parigi nel novembre 2015, i controlli francesi potrebbero essere rinnovati più volte, a seguito di nuove minacce. Ma la deroga che ha attualmente Parigi scade il 31 ottobre.

Gli altri paesi (l'Austria, la Germania, la Danimarca, la Svezia e la Norvegia), hanno giustificato il ripristino del controllo alle frontiere per un eccessivo flusso migratorio che, grazie al caos alla frontiera greca, aveva aperto la nuova rotta dei Balcani già dal 2015.

La Commissione ha ritenuto tuttavia, che questa giustificazione abbia perso il suo valore, dal momento che il numero di arrivi nella parte greca, quindi dai Balcani, sia sceso notevolmente per questo motivo non estenderà ulteriormente la deroga concessa in precedenza, che vede il suo termine l'11 novembre 2017. Solo giustificando nuove gravi minacce di terrorismo i cinque potranno continuare a tenere le frontiere chiuse.

Forte la risposta del ministro degli interni austriaco Wolfgang Sobotka, "in un modo o in un altro, continueremo i controlli. L'opposto sarebbe irresponsabile", non accogliendo di fatto la decisione della Commissione.

Come cambia quindi l'accordo di Schengen, con l'emendamento proposto mercoledì, la Commissione propone di "in caso di minacce per la sicurezza un paese potrà aumentare ad un anno, invece di sei mesi, il periodo di massimo concesso per il controllo alle frontiere (in sostanza la riapertura delle dogane). "Se la stessa minaccia persisterà per più di un anno", questi controlli potrebbero essere prorogati per periodi di sei mesi in sei , per una "durata massima di due anni". Ma in questo caso, l'estensione richiederebbe l'adozione di un'autorizzazione speciale del Consiglio (il corpo che riunisce gli Stati membri dell'Unione europea), dopo un avviso della Commissione, che potrebbe portare l'estensione fino alla durata massima di tre anni.

L'area di Schengen, una delle realizzazioni più concrete dell'Europa Unita, è un'area di libera circolazione, dove sono stati aboliti i controlli alle frontiere per tutti i viaggiatori interni al territorio, un territorio attualmente composto da 26 paesi, di cui 22 Stati Membri dell'UE, che potrebbe in tempi brevi allargarsi a 28 con l'ingresso di Bulgaria e Romania.

Il Papa e le 7 posizioni eretiche: con una lettera diretta, 62 studiosi e sacerdoti lo accusano di eresia

I giornalisti in vaticano si allertano per una strana news che parla di una “censura” da parte della Santa Sede alla lettera sottoscritta da 62 esponenti cattolici, in cui il pontefice viene accusato di eresia


La notizia si riferiva alla raccolta firme lanciata dal portale www.correctiofilialis.org per la petizione - contenuta in una lettera di 25 pagine - che sollecita il Papa a “correggere le sette «eresie»" sostenute nella sua esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia, in particolare riguardo alla questione dell’accesso ai sacramenti dei divorziati-risposati.

Sul portale si dice testualmente: 

Una lettera di 25 pagine firmata da 40 sacerdoti e studiosi laici cattolici è stata spedita a Papa Francesco l’11 agosto. Per il fatto che non è stata ricevuta nessuna risposta dal S. Padre, la si rende pubblica quest’oggi, 24 settembre, Festa della Madonna della Mercede e di Nostra Signora di Walsingham. La lettera, che è aperta a nuovi firmatari, ora porta i nomi di 62 sacerdoti e studiosi cattolici provenienti da 20 nazioni, i quali rappresentano anche altri che però non hanno la necessaria libertà di parlare. La lettera ha un titolo latino: Correctio filialis de haeresibus propagatis (letteralmente, Correzione filiale in ragione della propagazione di eresie). In essa si dichiara che il papa, mediante la sua Esortazione Apostolica Amoris laetitia e mediante altri parole, atti e omissioni ad essa collegate, ha sostenuto 7 posizioni eretiche, riguardanti il matrimonio, la vita morale e la recezione dei sacramenti, e ha causato la diffusione di queste opinioni eretiche nella Chiesa Cattolica. Queste 7 eresie sono formulate dai firmatari in latino, lingua officiale della Chiesa.

Questa lettera di correzione ha 3 parti principali. Nella prima parte, i firmatari, in qualità di cattolici credenti e praticanti, spiegano perché hanno il diritto e il dovere di rivolgere una tale correzione al supremo pontefice. La legge stessa della Chiesa richiede che persone competenti non rimangano silenti quando i pastori della Chiesa disorientano il gregge. Ciò non comporta nessun conflitto con il dogma cattolico dell’infallibilità papale, dal momento che la Chiesa insegna che il papa deve attenersi a dei criteri ben precisi prima che le sue affermazioni siano considerate infallibili. Papa Francesco non si è attenuto a questi criteri. Egli non ha dichiarato che queste posizioni eretiche siano da essere considerate insegnamento definitivo della Chiesa o che i cattolici debbano crederle con un assenso di fede.  La Chiesa insegna che nessun papa può asserire che Dio gli abbia rivelato qualche nuova verità che sarebbe obbligatoria da credere per i cattolici.

La seconda parte della lettera è quella essenziale in quanto contiene la “Correzione” propriamente detta. In essa si redige una lista di passaggi di Amoris laetitia in cui si insinuano o si incoraggiano posizioni eretiche; quindi si fa una lista di parole, atti e omissioni di Papa Francesco i quali rendono chiaro, oltre ogni ragionevole dubbio, che questi desidera un’interpretazione dei suddetti passaggi da parte dei cattolici in un modo che, di fatti, è eretico. In particolare, direttamente o indirettamente, il papa ha permesso che si credesse che l’obbedienza alla Legge di Dio possa essere impossibile o indesiderabile e che la Chiesa talvolta dovrebbe accettare l’adulterio in quanto compatibile con l’essere cattolici praticanti.

La parte finale, con il titolo “Delucidazione”, espone due cause di questa crisi singolare. Una causa è il “Modernismo”. Teologicamente parlando, il Modernismo sostiene che Dio non ha consegnato verità definite alla Chiesa che essa deve continuare ad insegnare esattamente nello stesso senso fino alla fine del tempo. I modernisti ritengono che Dio comunichi al genere umano solo esperienze, sulle quali gli essere umani possono riflettere e così dichiarare cose varie circa Dio, la vita e la religione, ma tali dichiarazioni sono solo provvisorie, mai dogmi fissi. Il Modernismo fu condannato dal Papa S. Pio X all’inizio del XX secolo, ma riemerse durante la metà di questo secolo. La grande e continua confusione causata dal Modernismo nella Chiesa Cattolica obbliga i firmatari a descrivere il vero significato di “fede”, “eresia”, “rivelazione” e “magistero”.

La seconda causa della crisi è l’apparente influenza delle idee di Martin Lutero su Papa Francesco. La lettera mostra come Lutero, il fondatore del Protestantesimo, abbia idee su matrimonio, divorzio, perdono e legge divina che corrispondono a quelle che il papa ha promosso mediante parole, atti e omissioni. Si mette in evidenza anche la lode esplicita e senza precedenti attribuita da Papa Francesco all’eresiarca tedesco.

I firmatari non si azzardano a giudicare il grado di consapevolezza con il quale Papa Francesco ha propagato le 7 eresie elencate. Ma rispettosamente insistono che egli condanni queste eresie, da lui sostenute direttamente o indirettamente.

I firmatari professano la loro lealtà alla Santa Chiesa Romana, assicurano al Papa loro preghiera e chiedono la sua benedizione apostolica.

Leggi la lettera inviata in lingua italiana

L'intelligenza artificiale e il futuro dell'umanità

Il rapido sviluppo delle tecnologie vicine all'intelligenza artificiale, porterà al fatto che l'Intelligenza Artificiale (AI) supererà l'uomo in quasi tutte le sfere di attività già nel 2060


Gli scienziati britannici sono d'accordo con i loro colleghi americani i ricercatori dell'Università di Yale, l'AI già in questi anni è riuscita a superare le capacità delle mente umana, ad esempio, AlphaGo, il grande giocatore di scacchi artificiale ha battuto diverse volte i migliori giocatori umani. 

Altri sistemi riescono a leggere sulle labbra delle persone o aiutare i detective a comprendere meglio le informazioni derivanti  dalle indagini di polizia. Ma ognuno dei moderni sistemi intellettuali è capace solo di sviluppare una pretica ed è inutile in tutte le altre direzioni, a meno che non venga a loro insegnato come e cosa fare. Come dicono gli stessi ricercatori, l'AI con un la versatilità umanoide è ancora lontana dall'essere creata e portata all'opinione pubblica. La formazione di AI come prima antagonista della mente umana avverrà in diverse fasi. 

Per cominciare ad esempio, l'intelligenza artificiale imparerà a tradurre automaticamente da una lingua all'altra, potendo parlare contemporaneamente con persone di diverse nazionalità. C'è ancora molto lavoro da fare ma entro il 2024, secondo le previsioni, i traduttori umani potrebbero rimanere senza lavoro. 
Entro il 2026 l'Intelligenza Artificiale sarà in grado di scrivere saggi, non così distanti da quelli presentati dai neo laureati. Entro il 2027, le AI impareranno a guidare camion multi-tonnellate su strade pubbliche. I produttori saranno disoccupati entro il 2031, romanzieri - entro il 2049, e l'intelligenza artificiale sostituirà i chirurghi entro il 2053. In venticinque anni, gli scienziati suppongono, l'uomo potrebbe essere sostituito nei suoi lavori da molteplici AI.
Resta ancora un'incognita invece la comparsa dell' Intelligenza emotiva, ovvero quella in grado di produrre pensieri ed emozioni in modo autonomo, questo perchè trascende dai confini della conoscenza.

Francia, Daniela Reho: il risultato di Marine Le Pen ci dice che temi come sicurezza e sovranità nazionale sono stati ignorati

L'esponente di Forza Italia e aderente all'associazione Noi Repubblicani Popolo Sovrano commenta ai nostri microfoni l'esito del primo turno della corsa per l'Eliseo: "La politica d'Oltralpe, come quella italiana, non ha voluto affrontare adeguatamente i problemi su cui la candidata del Fn ha basato la sua campagna elettorale. I cittadini hanno dimostrato quanto siano preoccupati dai danni provocati dall'immigrazione incontrollata, dalle difficoltà dell'integrazione etnica e religiosa e dalle ingerenze dell'Unione Europea nelle politiche, soprattutto economiche, degli Stati. Peccato che grazie a un'ammucchiata di forze molto diverse tra loro vincerà Macron. In ogni caso è una lezione importante anche per noi" - (VIDEO)

Paradosso Italia; paghiamo l'Austria per trasformare i nostri rifiuti in energia utilizzata per alimentare 170.000 case di Vienna

Fino a tre treni alla settimana arrivano presso l'impianto Zwentendorf. Ogni treno porta contenitori ermetici carichi di circa 700 tonnellate di rifiuti domestici romani.

 


Roma sta lottando per far fronte alla crisi dei rifiuti e l'Austria ha una capacità di riserva in un impianto di smaltimento, compostaggio e riciclo a waste-to-energy nei pressi di Vienna, questo a portato a un accordo tra il governo italiano e quello austriaco, gli italiani stanno pagando società austriaca EVN per smaltire un massimo di 70.000 tonnellate di rifiuti provenienti dalla famiglie romane. I rifiuti vengono trasportati in treno attraverso l'Italia settentrionale, sulle Alpi fino ad arrivare presso l'impianto di compostaggio rifiuti della EVN a Zwentendorf sul Danubio.

Fino a tre treni alla settimana arrivano presso l'impianto Zwentendorf. Ogni treno porta contenitori ermetici carichi di circa 700 tonnellate di rifiuti domestici romani. I rifiuti inceneriti e trasformati in gas di scarico caldi, che generano vapore. Il vapore poi viene consegnato a una vicina centrale elettrica , dove viene convertito in energia elettrica, che viene utilizzata per alimentare 170.000 case nella provincia della Bassa Austria.

Come Norvegia anche in Austria si trasformano i rifiuti in energia, perchè l'Italia invece paga lo smaltimento in altri paesi dell'Europa?

Può sembrare contro-producente portare i rifiuti per oltre 1.000 km (620 miglia), prima di procedere allo smaltimento, ma è parte degli sforzi dell'Unione europea per rendere le città più pulite e per ridurre le quantità di rifiuti che vanno in discarica. Una soluzione sicuramente all'avanguardia e al passo con le evoluzioni tecnologiche dei paesi più sviluppati. "Non è una soluzione controproducente", dice Gernot Alfons, capo della centrale termica dei rifiuti EVN, Per lui si tratta di una soluzione ecologica e i treni della spazzatura sono fondamentali, per non aumentare l'inquinamento dato dal compostaggio dei rifiuti nelle discariche provocando un notevole impatto in termini di emissioni di Co2. "E 'molto meglio per il trasporto di questi rifiuti ad un impianto che ha un alto rendimento energetico come il nostro." Certo diciamo noi, ma non sarebbe meglio che tutte le nazioni europee si adoperassero per realizzare impianti come quello Zwentendorf? Impianti che si pagherebbero due volte, sia per lo smaltimento che per la produzione di energia.

                                                                       

Allora, cosa è andato storto con lo smaltimento dei rifiuti di Roma?

Anche nei distretti eleganti come Prati, vicino al Vaticano, non è difficile vedere che la città ha un problema con la spazzatura, ancora oggi spesso si vedono cassonetti comunali traboccanti per i rifiuti domestici e non. Antonio La Spina, professore di sociologia e di politica pubblica presso l'Università LUISS di Roma, dice che la città produce più rifiuti di quanto possa far fronte. "Un fattore è la notevole quantità di rifiuti che viene prodotta per abitante a Roma. Un altro è che la quota di rifiuti (separati) è in aumento. Questa è una buona cosa, in generale, ma lo è ancor di più se le autorità non sono pronte ad affrontare tutto questo. Un altro grave problema è il fatto che le discariche sono piene. Alcune di queste inoltre sono diventate un problema ambientale e vanno chiuse."

Ecco il motivo per cui il comune di Roma ha dovuto guardare non solo oltre la regione, ma oltre l'Italia, per lo smaltimento dei rifiuti. E la gestione politica? ... questa è un'altra storia e merita un altro pensiero.

 

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