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updated 1:10 PM UTC, May 23, 2018

Immigrazione a Milano, Censi (Pd): "Il nostro modello vuole coniugare sicurezza e integrazione"

La nostra intervista alla vicesindaca della Città Metropolitana che ha partecipato, insieme al sindaco Sala, al comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza tenutosi in prefettura con il ministro dell'Interno e i capi della polizia. Soddisfazione al termine dell'incontro era stata espressa dal primo cittadino milanese che aveva chiesto un maggior coinvolgimento dell'amministrazione comunale in occasione di operazioni come quella che si è svolta nei giorni scorsi in piazza Duca d'Aosta, di fronte alla stazione centrale, dove sostano quotidianamente numerosi immigrati.  Un appuntamento utile "a trovare delle formule affinché si pianifichi il controllo del territorio e la gestione dei migranti" - (VIDEO)


Il ministro Minniti alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede del Centro Operativo D.I.A. milanese

La sicurezza a Milano e il blitz alla stazione Centrale, Anguissola: "Ben vengano questi controlli, emerso nervosismo nella giunta di sinistra". E sulle ong dice...

Il consigliere azzurro del Municipio 8 commenta l'operazione delle Forze dell'Ordine nei confronti degli immigrati presenti da lungo tempo in piazza Duca d'Aosta. Un'azione che ha provocato qualche imbarazzo e malumore nello stesso sindaco, in una parte dell'amministrazione e nella maggioranza che lo sostiene. Ai nostri microfoni l'esponente di centrodestra dà una sua valutazione anche sulle inchieste riguardanti le organizzazioni non governative sospettate di favorire gli sbarchi per fini tutt'altro che umanitari - (VIDEO)

Salvini ti piace vincere facile? Bersani sbranato in tv sull'immigrazione (VIDEO)

Confronto acceso a "Di Martedì" su la7. L'ex segretario del Pd, uscito dal partito in polemica con Renzi e oggi membro di Mdp, propone una sorta di sanatoria: "Noi abbiamo 450mila immigrati che lavorano, fanno le badanti, nelle fabbriche, fanno gli artigiani. Una regolarizzazione molecolare e graduale dà sicurezza". Il leader leghista, in collegamento video, replica alla sua maniera: "Con 4 milioni e mezzo di italiani che sopravvivono sotto la soglia di povertà, prima occorre pensare a loro. Prima di far sbarcare o regolarizzare un solo immigrato devo dare una casa e un futuro ai milioni di italiani che hanno perso la speranza". Indovinate chi tra i due ha portato a casa gli applausi più forti nello studio di giovanni Floris... 

Terrorismo in Francia, Marine Le Pen: "Siamo in guerra, ripristinare le frontiere ed espellere immediatamente i sospettati"

La leader del Front National e candidata alla presidenza della Repubblica commenta l'attacco sugli Champs-Elisées: "Vinceremo solo se porremo fine al lassismo che ha permesso a questo criminale di compiere un ennesimo attentato ieri sera. Il nostro popolo si è sempre opposto alla barbarie" - (VIDEO)


Gli Champs Elisées dopo l'attentato di ieri sera

"Il paese è in stato di guerra, la risposta deve essere totale, globale". Lo ha dichiarato Marine Le Pen, leader del Front National e candidata all'Eliseo, commentando l'attacco di ieri sugli Champs-Elisées.

"Una guerra - ha proseguito Marine Le Pen - asimmetrica, rivoluzionaria per sottometterci a un'altra potenza, una potenza assassina. Questa guerra non possiamo permetterci di perderla". Le Pen ha poi chiesto ai francesi di essere uniti "senza se e senza ma", unità "nella compassione ma anche nella lucidità". "Dobbiamo rinunciare all'ingenuità, all'innocenza, al lassismo. Il nostro popolo si è sempre opposto alla barbarie".

Le Pen torna poi a chiedere "il ripristino delle frontiere e l'espulsione immediata degli schedati stranieri con la lettera S" (sospettati di attentare alla sicurezza dello Stato, ndr). In una dichiarazione dal suo quartier generale, la candidata del Fn alle presidenziali ha invocato "la fine del lassismo giudiziario" e "nuove regole restrittive in materia di immigrazione, asilo e di cittadinanza".

Marine Le Pen a margine di un comizio

Le Pen ha inoltre sostenuto con forza che "l'ideologia islamista non deve aver diritto di cittadinanza in Francia" e elencato una serie di misure da adottare, dalla chiusura delle moschee islamiste alla stretta applicazione del principio di laicità "in conformità con i principi repubblicani" a restrizioni su immigrazione, asilo politico e cittadinanza. "Il terrorismo - ha detto - deve essere combattuto con tutti i mezzi. Vinceremo questa guerra solo se porremo fine al lassismo che ha permesso a questo criminale di compiere un ennesimo attentato ieri sera".

"Marine Le Pen dimentica che oltre 105 milioni di persone sono state controllate" alle frontiere, replica Bernard Cazeneuve, primo ministro ed ex ministro dell'Interno. "Voglio ricordarle che dal maggio 2012, 117 persone sono state espulse dal territorio" nel quadro della lotta al terrorismo, ha affermato.

Il primo ministro francese Bernarde Cazeneuve con il presidente François Hollande

Cazeneuve ha anche criticato Le Pen che - ha detto - "dimostra la sua cattiva conoscenza nei confronti dei dispositivi della lotta antiterrorismo e del suo arsenale penale". Il premier ha poi ricordato che il Front National non ha votato a favore della maggior parte delle leggi adottate negli ultimi anni contro il terrorismo". Per Cazeneuve Le Pen vuol "far dimenticare in realtà di essersi opposta a tutto senza proporre mai nulla di serio né di credibile. Questi propositi più di ogni altra cosa rivelano il suo vero obiettivo: cerca, come dopo ogni tragedia, di approfittare e strumentalizzare per dividere, sfruttare senza vergogna paura ed emozione a fini esclusivamente politici".

François Fillon, candidato all'Eliseo della destra "repubblicana"

Bernard Cazeneuve ha concluso attaccando Fillon per la sua proposta di rivedere Schengen ricordando la soppressione dei posti di lavoro decisa sotto il suo governo tra il 2007 e il 2012 soprattutto nei servizi. Il premier ha poi fatto riferimento alla programmata soppressione da parte di Fillon di 500mila funzionari in 5 anni.

(Fonte: Adnkronos)

  • Pubblicato in Esteri

Il Tempo della Paura visto da destra. Marcello Veneziani: "Viviamo in una società di codardi, abbiamo smesso di osare. Così si sfascia tutto"

Una lettura non scontata, che non ammicca, che anzi dovrebbe scuotere qualche animo impigrito e involuto anche tra quelli che possono avere una certa vicinanza culturale all'autore. Per questo vogliamo riproporre questo articolo pubblicato da Il Tempo. Un contributo alla riflessione su temi spesso dibattuti su queste pagine in una fase storica in cui, a furia di sentir parlare di "qualcosa-fobia", finiamo per crederci davvero e comportarci di conseguenza


Benvenuti a Pauropolis

di Marcello Veneziani (Il Tempo, 31 marzo 2017)

Benvenuti nel Tempo della Paura e nel Paese degli Impauriti. Se c’è una cosa che anima il discorso pubblico, che fa parlare e agitare le persone, di solito chiuse nel loro clan o nella loro solitudine, è la paura. È una paura assoluta e trasversale, che colpisce ogni ambito di vita, le strade, i locali pubblici, la politica, gli ospedali e i tribunali, i media. La paura è la protagonista assoluta. La violenza, il terrorismo, il terremoto, la rapina in casa o per strada; e poi la paura del collasso economico, paura della nuova povertà (alle vecchie povertà si è in fondo abituati), paura dei veleni in cucina e nell’ambiente, paura del contagio e del male oscuro, paura di incidenti e disgrazie collettive, paura degli immigrati, dei rom, dei centri sociali, degli antagonisti, paura dei populisti e perfino di fantomatici e risorgenti nazi-razzisti... Paura di tutto e tutti.

Eppure le statistiche ci dicono che in assoluto non viviamo in una società violenta, altre epoche e altre società sono assai più cruente e più pericolose, gli atti terroristici sono rarissimi e colpiscono finora altri paesi e comunque non più di un cittadino ogni milione d’abitanti, ma anche gli atti di violenza non sono poi così diffusi e anche se si uccide una persona al giorno la percentuale è di gran lunga inferiore agli incidenti, ai suicidi, o ad altre morti statisticamente ricorrenti. Abbiamo sostituito alla realtà la percezione della realtà; non conta quanto caldo o quanto freddo realmente misura il termometro, quel che conta è la nostra percezione.

Viviamo un’epoca soggettiva, impressionistica, emotiva, che non a caso promette agli utenti emozioni, percorsi emozionali, film, libri, serate che vi emozioneranno. Tutto questo non è che il rovescio della paura. Viviamo nella società della paura e costruiamo il consenso politico ma anche le nostre case e la nostra vita sulla base della paura. Forse aveva ragione il vecchio Hobbes che la paura fonda gli Stati, ma non riusciamo a provare a livello pubblico sentimenti positivi o ambizioni costruttive; ci unisce solo la rabbia, il disprezzo e la paura, vera regina dei popoli.

Viviamo in una società di codardi, che vivono barricati nella loro sicurezza e temono ogni eventuale esposizione al rischio, una società spaventata che non a caso è anche una società popolata da anziani e ancor più da anziane. Una società vigliacca che ha paura anche della propria ombra... No, non cerchiamo i colpevoli perché è un meccanismo, un processo generato da più cause, non diamo la colpa nemmeno a chi vive nella paura. Qualche colpa semmai ce l’ha chi vi specula, come gli imprenditori della paura. Per il resto abbiamo smesso di osare, di tentare nuove imprese, di rimetterci in gioco e ci spaventa ogni rischio di insicurezza. E se ripensassimo la vita pubblica all’insegna del noi, dell'appartenenza, del vivere comune anziché sempre e solo per paura? Le società non reggono sulla paura ma si sfasciano. Come vediamo sotto i nostri occhi. Abbandoniamo Pauropolis.

  • Pubblicato in Cultura

Milano, straniero armato di coltelli semina il terrore in strada. La polizia costretta a sparargli alle gambe per fermarlo

L'uomo, un nordafricano, intorno alle 7 di questa mattina lui sarebbe entrato e uscito da un kebab aperto 24 ore e avrebbe cominciato a urlare parole come "bastardo" in modo scomposto, brandendo dei coltellacci da macellaio, pare al termine di una lite davanti al locale. La chiamata di un passante alle forze dell'ordine. Vani i tentativi degli agenti di farlo calmare spruzzando spray al peperoncino. Il questore: "Importanti i tempi di reazione dopo quando accaduto a Stoccolma". Un cittadino ha ripreso la scena dalla sua abitazione con uno smartphone - (VIDEO)


Armato di due coltelli, un africano si è scagliato contro un poliziotto che gli ha sparato ferendolo a una gamba. E' accaduto alle 7.30 di sabato in viale Monza, a Milano. Gli agenti, che stavano procedendo a un controllo dopo che i passanti avevano segnalato la presenza di un uomo armato che seminava il panico per strada, hanno provato a fermarlo utilizzando lo spray al peperoncino, ma non è bastato e hanno dovuto ricorrere alla pistola.

L'uomo, che aveva assunto oppiacei, marijuana e cocaina, è stato trasportato e ricoverato all'ospedale Niguarda con una prognosi di 15 giorni.

La ricostruzione di quanto avvenuto - La prima chiamata è arrivata alle 7.30, a telefonare è stato un extracomunitario che poi ha chiesto aiuto a una donna italiana. Quest'ultima ha parlato di una lite tra tre stranieri davanti a un kebab. All'arrivo delle volanti, pochi minuti dopo, l'africano era da solo e urlava frasi senza senso in preda agli effetti della droga. Non riuscendo a riportarlo alla calma, un poliziotto gli ha spruzzato lo spray che però non ha sortito effetto. A quel punto un altro agente ha esploso 4 colpi verso le gambe e uno lo ha centrato.

Parla il questore - "Questo episodio ci ha permesso di analizzare il concetto dei tempi di reazione, molto importante anche a seguito di quanto è accaduto a Stoccolma ieri", è stato il commento del questore di Milano Marcello Cardona - ogni particolare di questo intervento particolare di stamattina sarà sottolineato ed evidenziato. Oggi, in pochi minuti, il soggetto è stato neutralizzato e abbiamo avuto la sicurezza che non si tratta di un evento terroristico. Se questa persona risulterà irregolare - ha proseguito - ho dato indicazioni che non deve restare in Italia. Ritengo che chi commette reato non debba stare qui, proprio come penso che l'accoglienza fatta in modo intelligente e organizzato sia un valore in più per la sicurezza".

Milano, CasaPound marcia contro il degrado in zona 8: "Basta feccia nel quartiere"

Mercoledì sera una folta rappresentanza di militanti del movimento della Tartaruga ha partecipato al corteo organizzato da alcuni comitati cittadini che denunciano le condizioni in cui è stata abbandonata l'area che comprende piazzale Accursio, viale Espinasse e via Varesina, ad alta concentrazione di immigrati. Particolare preoccupazione è stata segnalata per il clima di insicurezza che si vive vicino a scuole e giardinetti, tra spaccio di droga, risse e sporcizia - (VIDEO)


"Difendi Milano" è lo striscione che accompagnava mercoledì sera, come in altre occasioni, la presenza in piazza di CasaPound nel capoluogo lombardo. Una città che, al di là delle narrazioni idilliache dell'amministrazione e di certa stampa, sta vivendo una fase di grande disagio, soprattutto per quanto riguarda le periferie, ma non solo ormai. L'impatto dell'immigrazione di massa, aggravato da quella che piuttosto impropriamente è stata definita "emergenza profughi", ha ridotto in modo serio la qualità della vita in quartieri già storicamente difficili. La sensazione di insicurezza che coinvolge soprattutto le persone più vulnerabili, come anziani e bambini, è sempre più forte.

La "zona 8", la più popolosa di Milano, è particolarmente colpita da spaccio di droga, prostituzione (femminile, maschile e altro...), violenza e degrado urbano. Ecco perché alcuni comitati di cittadini si sono dati appuntamento in piazzale Accursio per dare vita a un corteo di denuncia e sensibilizzazione che ha percorso le vie del quartiere.

Alla manifestazione CasaPound ha partecipato con una nutrita delegazione guidata da Massimo Trefiletti e Angela De Rosa, rispettivamente responsabile e portavoce milanesi del movimento della Tartaruga frecciata. Come sempre vivace e rumorosa la presenza del gruppo, composto in maggioranza da giovani. Qualche sguardo torvo da parte di alcuni stranieri lungo il percorso, ma anche gli applausi di cittadini italiani che in alcuni caseggiati rappresentano ormai una minoranza. Forse quelle bandiere tricolori in strada li hanno fatti sentire meno abbandonati.

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