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updated 7:29 PM UTC, Sep 20, 2018

Ondata di odio in Germania, manifestanti scendono in piazza con cori razzisti e saluti nazisti

Chemnitz Germania, lunedì notte dopo l'uccisione di un ragazzo di 35 anni, accoltellato da due cittadini uno iracheno e uno siriano durante una lite, scoppia la rivolta.


I manifestanti hanno dato il via alla violenza facendo il saluto Nazista e gridando "Stranieri fuori", mentre si scontravano con una contro-manifestazione a favore dei migranti che cantavano "I rifugiati benvenuti". Notti di terrore e di violenze nella città di Chemnitz, nella Germania orientale, che hanno lasciato diverse persone ferite e un paese costernato per le immagini dei disordini. La polizia in Sassonia ha rilasciato un comunicato in cui rivela che diverse persone sono state curate per ferite riportate negli scontri di lunedì sera, mentre una decina di persone sono state indagate per aver alzato il braccio nel simulando il famoso saluto a Hitler.

La violenza è scoppiata domenica, dopo che i nazionalisti e gli appassionati di calcio di estrema destra hanno invitato i sostenitori, anche sui social media, a scendere in strada per "difendere" il loro paese dagli immigrati dopo l'uccisione di un uomo tedesco di 35 anni. La cancelliera Angela Merkel ha espresso le sue condoglianze alla famiglia della vittima e ha condannato la violenza scatenatasi per le strade, dicendo ai giornalisti di aver visto un video di manifestanti "che inseguivano persone, assemblee tumultuose e odio per le strade". "Posso solo sottolineare che questo non ha nulla a che fare con lo stato di diritto in questo paese", ha detto la signora Merkel. "Non ci può essere posto nelle nostre strade per questi disordini". Ha anche accolto l'offerta del suo ministro dell'interno, Horst Seehofer, di sostenere le autorità sassone nel garantire il rispetto della legge a Chemnitz. 

Un iracheno di 21 anni e un siriano di 22 anni sono stati arrestati lunedì sospettati di aver pugnalato la vittima durante un litigio con lui e altri due uomini, entrambi feriti, il caso è stato rilevato da un procuratore speciale per la gestione dell'estremismo nello stato della Sassonia.

Le violenze scoppiano senza avvisaglie, nei primi video si vede un uomo bianco, che insegue un giovane dalla pelle scura per strada mentre qualcuno in sottofondo grida "Non sei il benvenuto qui!" 

Dopo una pausa di tensione, gli scontri sono ripresi in vigore alla fine della giornata di Lunedì scorso. I video di lunedì sera hanno mostrato diverse migliaia di dimostranti che brandivano bandiere tedesche e gridavano "Noi siamo il popolo" e "Chemnitz è nostro - gli stranieri fuori" alzando le braccia nel saluto nazista.

Sul lato opposto un gruppo più piccolo ha gridato "Nazisti fuori". Nel mezzo della via pubblica, la polizia è apparsa in inferiorità numerica e subito sopraffatta e ha lottato duramente per tenere separati i gruppi. 

La Sassonia ha lottato a lungo con l'estremismo  e il nazismo. Parte dell'ex Germania dell'Est, confina con la Repubblica Ceca a sud e con la Polonia a est.

Nel 1991, poco dopo la caduta del muro di Berlino, un gruppo di 500 neonazisti ha attaccato edifici che ospitano rifugiati a Hoyerswerda, a nord-est di Chemnitz. Da allora, ci sono  sempre stati attacchi di estrema destra contro gruppi di minoranza a Lipsia, e Freital, anche in Sassonia. 

Va ricordato che la capitale dello stato, Dresda, è il luogo dove è nato il movimento nazionalista anti-musulmano Pegida, un acronimo tedesco per un nome che si traduce approssimativamente come "europei patriottici contro l'islamizzazione dell'Occidente".

Lo stato è anche sede di una fazione forte del partito "Alternativa per la Germania, noto come AfD". Recenti sondaggi mostrano il partito posizionato come la seconda forza più forte nello stato, sorpassando anche i conservatori della Cancelliera Merkel.

 

Fonte: (nytimes)

 

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Merkel e Putin, dopo anni di tensione un nuovo incontro. Germania e Russia mai state così vicine

Sempre i loro incontri sono stati sottolineati da una linea di diffidenza e sfide, oggi i due paesi si vedono uniti contro un comune nemico, ma quanto durerà?


 Il rapporto personale tra il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente Vladimir V. Putin è spesso ridotto ad aneddoti che hanno colorato i loro precedenti incontri: Putin che per infastidire la cancelliera racconta del suo ruolo nel KGB, o i suoi tentativi di farla sobbalzare portando il suo grande Labrador nero a un incontro, pur conoscendo la paura della Merkel per i cani. Ma la lunga storia di alienazione e riavvicinamento dei due paesi era in gioco anche quando la signora Merkel e il signor Putin si sono incontrati per tre ore e mezza sabato nella villa del governo tedesco a Meseberg, fuori Berlino. Era il loro secondo incontro in tre mesi. I due leader hanno concluso i colloqui senza rilasciare dichiarazioni. Prima che iniziasse l'incontro, hanno detto ai giornalisti che portare stabilità nell'est dell'Ucraina, in Siria e affrontare il futuro sull'accordo nucleare iraniano erano i temi principali nella loro agenda. Gli analisti hanno visto l'incontro come un'opportunità per mettere le relazioni tra Berlino e Mosca su un terreno più pragmatico e concreto, dopo anni di crescenti tensioni. Putin sembrava suggerire lo stesso nei suoi commenti ai giornalisti, segnalando un tema in particolare, l'aiuto della Germania per ricostruire le infrastrutture della Siria in modo che i rifugiati potessero tornare nel paese oggi devastato dalla guerra. Va ricordato che gli interessi russi in quel paese sono sempre stati alti, per anni la Russia ha fornito il sostegno militare in sostegno al presidente Bashar al-Assad, contro i gruppi ribelli che vogliono la sua fine, anche la cancelliera Merkel ha sottolineato la necessità di una maggiore cooperazione in quei teritori. "La Germania, ma soprattutto la Russia, come membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha la responsabilità di trovare soluzioni", ha detto la signora Merkel. "Sono dell'opinione che le questioni controverse possano essere affrontate solo nel dialogo e attraverso il dialogo". Sono stati discussi anche i problemi bilaterali incentrati sull'energia e sul gasdotto Nord Stream 2. Ecco uno sguardo ai problemi che definiscono e influenzano i legami russo-tedeschi e le discussioni dei leader. I due paesi potrebbero essere descritti come i "amicinemici", con legami economici, culturali e intellettuali che risalgono a secoli fa. Dal XVIII secolo, hanno attraversato una serie di conflitti e riconciliazioni, più recentemente la seconda guerra mondiale e la guerra fredda. Durante l'era sovietica, la Germania era il principale partner commerciale di Mosca, e molti tedeschi vedono i legami forti e positivi con Mosca, come un fattore chiave per la fine della guerra fredda e la riunificazione della Germania. Con la caduta del muro di Berlino, la Germania ha raggiunto Mosca, per aiutare i paesi del blocco sovietico a integrarsi nell'Unione europea, per rafforzare i legami politici ed economici, ma anche per investire nella società civile. Purtroppo questo idillio ha subito una brusca interruzione dei rapporti, che è iniziata con la reazione repressiva delle autorità russe alle proteste pubbliche nel 2011 e nel 2012 ed è peggiorata nel 2014, quando la Russia ha annesso la Crimea e sostenuto i ribelli nell'Ucraina orientale.

La Merkel e Putin hanno mantenuto contatti regolari. A maggio, la cancelliera ha visitato il presidente russo nella sua residenza estiva a Sochi e ha detto ai giornalisti di aver visto l'incontro di sabato come una continuazione di quei colloqui. L'incontro dei leader in Germania non dovrebbe essere considerato come un cambiamento fondamentale nelle relazioni russo-tedesche, invece va visto come la volontà di stringere accordi sulla situazione siriana, sull'energia e su altre questioni chiave, pur mantenendo le loro divergenze sul ruolo della Russia nel conflitto in Ucraina. Sia la Germania che la Russia hanno problemi legati alla Siria, Per la Cancelliera Merkel, il problema è interni, visto che la sua decisione di consentire a più di un milione di persone, la maggior parte di loro rifugiati dalla guerra in Siria, di chiedere asilo in Germania,  ha incontrato una crescente resistenza da parte del governo e della popolazione tedesca. Per Putin il problema è trovare un alleato per far cessare la guerra civile in Siria e rinforzare i propri interessi economici.

Entrambi i leader potrebbero trarre beneficio dal trovare un modo per garantire una sufficiente stabilità politica in Siria, "è nell'interesse politico interno del governo tedesco che i rifugiati siriani possano tornare in una Siria stabile". Un interesse comune potrebbe anche riavvicinare i paesi dopo un periodo di deterioramento delle relazioni. La Russia si è vista sorpresa dalla volontà della Germania di appoggiare le sanzioni americane a Mosca, per l'annessione della Crimea, per il suo coinvolgimento politico nell'insurrezione filo-Cremlino nell'est dell'Ucraina e per le forti dichiarazioni che hanno seguito l'abbattimento del volo 17 della Malaysia Airlines. Le mosse hanno chiarito ai leader russi che il rapporto speciale che ritenevano di aver condiviso con Berlino era finito. Poco dopo, la Germania si è trovata nel mirino degli attacchi informatici russi e una campagna sui media russi ha fatto precipitare la Germania all'ultimo posto nella graduatoria di gradimento dell'opinione pubblica russa. 

Il presidente Trump vede questi  nuovi incontri come una forte mossa russa che in qualche modo tiene in scacco la Germania riassumendo il suo pensiero in un Tweet: "La Germania è "ormai prigioniera della Russia?" Secondo le statistiche del governo la Germania importa circa il 40% del suo gas naturale dalla Russia, più di qualsiasi altro paese dell'Unione europea. Sabato, Putin ha snocciolato un elenco di statistiche che parlano della forza dei legami economici dei due paesi, tra cui un aumento del 22% degli scambi nel 2017, portandolo a 55 miliardi di $. Ha anche affermato che il gasdotto Nord Stream 2, al centro della rivendicazione di Trump, era necessario per "soddisfare la crescente domanda di risorse energetiche dell'economia europea". "Voglio sottolineare ancora una volta che Nord Stream 2 è un progetto esclusivamente economico e non chiude nessuna opportunità per le spedizioni in transito attraverso il territorio ucraino", ha affermato Putin.

Il rapporto dell'ex cancelliere Gerhard Schröder con Putin e la sua decisione di entrare a far parte del consiglio di amministrazione della compagnia petrolifera statale russa, Rosneft, rafforza l'idea che la Germania sia molto vicina oggi alla Russia.

Ma la signora Merkel ha mostrato la volontà di tracciare una linea, con le sue decisioni di sostenere le sanzioni contro la Russia nel 2015 e di unirsi alla risposta coordinata all'avvelenamento in Gran Bretagna questa primavera.

Si mischiano le carte della politica internazionale dei due paesi in modo da non far alzare muri e chiudere le porte dei dialoghi.

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Migranti: Merkel a Orban, "...tutti abbiamo un dovere verso l'umanità"

La cancelliera Merkel ha chiarito il suo disaccordo con Viktor Orban sui migranti. Quando è stata accusata di non aver ceduto alla linea dura, sempre più crescente in Europa ha risposto, - "un dovere per l'umanità".


"Stiamo andando a proteggere le nostre frontiere esterne, quelle della UE, ma non con l'obiettivo di chiuderci e parlare solo di chiusura come una sorta di fortezza", ha detto il cancelliere tedesco ai giornalisti. "L'umanità è l'anima dell'Europa e quell'anima, se vogliamo mantenerla (...), non possiamo semplicemente isolarci dall'angoscia e dalla sofferenza, ritirandoci in una fortezza", ha aggiunto la Merkel.

A Viktor Orban non è piaciuta la lezione, - "Pensiamo di aiutare in modo umanitario, ma non producendo un richiamo aereo per tutti, l'unica soluzione è chiudere i confini e non portare chi porta il male in Europa. Non vogliamo importare problemi", ha aggiunto all'indirizzo della cancelliera. Invitando Berlino ad essere più riconoscente all'Ungheria, che controlla rigorosamente il suo confine meridionale con la Croazia e la Serbia, - "perché altrimenti, ogni giorno arriverebbero in Germania dai 4.000 ai 5.000 rifugiati".

I due leader hanno a lungo rappresentato a livello europeo opposti poli nel campo della politica di asilo: la volontà di accogliere un lato, un rifiuto intransigente dell'immigrazione dall'altro in nome dei valori cristiani dell'Europa.

Ma nonostante gli scambi avvenuti giovedì a Berlino, dobbiamo riconoscere che la Germania dal 2015 ha sempre e gradualmente rafforzato la sua politica migratoria per ottenere di fatto, anche gli aiuti, dei sostenitori di una linea dura.

La linea dura di Orban sull'immigrazione è ora seguita dalla maggioranza in Europa, da quando governi sempre più a destra sono arrivati al potere in Austria o in Italia, e hanno acquisito molti nuovi seggi in altri paesi come la Germania e questo è evidente anche per la cancelliera che in una recente intervista, ha persino elogiato il Primo Ministro ungherese dicendo, - "con i suoi controlli molto severi, in un certo modo ha fatto il lavoro anche per noi".

E' doveroso ricordare che solo nel 2016, la Merkel aveva aperto una crisi diplomatica con l'Ungheria perchè riteneva "anti umano" il modo con cui l'Austria aveva chiuso la "rotta balcanica", utilizzata dalla maggior parte dei migranti provenienti dalla Grecia verso il nord Europa.

Il summit europeo della scorsa settimana sulla migrazione, descritto come "un enorme successo" di Orban, è stata una forma di consacrazione per le sue tesi: l'Europa si è concentrata sul rafforzamento dei controlli alle frontiere, questo il motivo de "l'Orbanizzazione della signora Merkel". La cancelliera ha dovuto finalmente seppellire i suoi piani per le quote di assegnazione dei richiedenti asilo nell'UE, specialmente di fronte all'opposizione dei paesi dell'Europa centrale e orientale. Secondo la rivista tedesca Der Spiegel, ora è Orban che detta le sue condizioni al Cancelliere tedesco, e di recente ha parlato di "orbanizzazione della signora Merkel". Che ha dovuto definitivamente sotterrare questa settimana la sua generosa politica di accoglienza lanciata nel 2015, sotto la pressione dell'ala destra della sua coalizione governativa che minacciava altrimenti di chiudere la porta del dialogo interno. Il cancelliere ha convenuto che i migranti già registrati in altri paesi dell'UE dovrebbero essere collocati nei centri di transito al confine tedesco e poi deportati nello stato di ingresso dell'UE, in base ad accordi bilaterali con i paesi dell'UE interessati.

Dunque l'Europa sempre più vicina agli argomenti dettati anche dal nuovo governo Conte, che ha deciso di fare un il giro di boa per poi cambiare rotta sul tema dell'immigrazione, cambiando di conseguenza anche la rotta degli altri governi e delle "ONG".

 Faccia a faccia tra Merkel e Orban tra due opposte visionidell'Europa×ultimaora×ultimenotizie×evidenza×migranti×orban×merkel×Europa×Austria ×Italia×Germania×chiusura porti×governo Conte×Salvini×ministrodell'interno×valori dell'europa×l'Orbanizzazione della signora Merkel×Migranti, tutti contro tutti in Europa. E l'Italia guarda a Orban×Merkel, che figuraccia! I Paesi dell'Est smentiscono la cancelliera×Orban oggi a Berlino per primo incontro con Merkel da quasi 3 anni×6 luglio 2018×Migranti, Merkel incontra Orban a Berlino: "Abbiamo visioni differenti". ... dall'altra il rifiuto categorico dell'immigrazione ×Merkel vede Orban, il suo ministro incontra Kurz×Angela Merkel e Viktor Orban in conferenza stampa×

 FONTE: (AFP)

Immigrazione, anche in Germania "è tempo di regole chiare e dure"

Nella disputa sulla protezione delle frontiere esterne dell'Europa e una politica comune in materia di asilo, il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer (CSU) realizza un piano per proteggere le frontiere della nazione. 


In una lunga conversazione telefonica, tra Matteo Salvini e il ministro dell'interno Horst Seehofer hanno raggiunto un "accordo completo" in materia di sicurezza e politica migratoria. L'obiettivo è di non perdere più tempo. Seehofer ha invitato il segretario della Lega a un incontro a Berlino per meglio definire un piano comune.

Il ministro federale dell'Interno Seehofer, ha posticipato la presentazione del suo piano generale sulla politica di asilo e la migrazione al governo tedesco, viste le continue divergenze con il cancelliere Angela Merkel (CDU).

A differenza dei suoi predecessori, Seehofer non parteciperà al summit in materia di "integrazione" voluto dalla cancelliera, al suo posto un portavoce, il sottosegretario di Stato parlamentare Marco Wanderwitz. 

"Il piano di  Seehofer prevede il blocco dei migranti al confine, anche con la forza"

Il piano di Seehofer è quello di rifiutare i migranti, che hanno già agito come richiedenti asilo in un altro paese europeo e sono quindi registrati nel file di impronte digitali Eurodac, per questo, tutti i rifugiati dovrebbero essere imprigionati alla frontiera. La Merkel invece fa affidamento su soluzioni europee più miti e mette in guardia il suo governo contro lo sforzo solistico tedesco.

Nel frattempo, il governo bavarese si dice pronto a dare fiducia al ministro degli Interni e quidi approvare la sua risoluzione: "Siamo fermamente convinti che la Germania debba agire, per legge e ordine. È finalmente tempo di regole chiare in Germania", ha dichiarato il primo ministro Markus Söder (CSU) dopo la riunione di governo tenutasi a Monaco la scorsa settimana. Il piano generale per la nuova regolamentazione dell'immigrazione, sviluppato dal capo della CSU Seehofer è secondo molti esponenti del governo tedesco, una buona base da cui partire per riguadagnare la fiducia perduta nello stato di diritto. "La verità sull'asilo è anche al confine", ha sottolineato Söder. "Per questo, ci devono essere rifiuti direttamente ai confini della nostra nazione, così da evitare inutili costi per la nazione. La Germania potrebbe impostare un segnale europeo per porre fine al turismo d'asilo", ha affermato ancora Söder,  che continua "Cruciale in questo contesto è che non abbiamo bisogno di nuove leggi, ma solo una legge valida che deve essere applicata coerentemente. Le nostre idee non sono esagerate e moralmente difendibili".

Polemica sul "Acquario"

Il ministro degli Interni italiano Matteo Salvini lunedì in una conferenza stampa sul caso della nave rifugiata "Aquarius"
Il ministro degli interni Matteo Salvini lunedì in una conferenza stampa sul caso della nave "Aquarius"
Immagine: EPA 

Anche il nuovo governo in Italia è nella politica dei rifugiati per una linea dura, chiudendo di fatto i porti italiani alle navi dei rifugiati. Il caso della nave di salvataggio "Aquarius" con 629 persone a bordo ha portato a una disputa con Malta sulle funzioni di ammissione. Recentemente, sia il governo spagnolo che il governo regionale della Corsica si sono offerti di accogliere i rifugiati.

In vista della drammatica situazione della nave "Aquario", il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha invitato gli Stati membri a unire le forze. "Dobbiamo smettere di morire nel Mediterraneo", ha detto martedì davanti al Parlamento europeo a Strasburgo. I capi di stato e di governo al loro vertice di fine giugno dovrebbero "adottare finalmente una politica comune in materia di asilo". 

Nella realtà quello di cui c'è bisogno è un "piano di investimento realistico per l'Africa", i giovani africani hanno bisogno di avere una prospettiva di vita nei loro paesi troppo duramente messi alla prova da una politica di conquista e sfruttamento anche europea. In considerazione della situazione in Africa, "non possiamo credere che recinzioni e muri siano la soluzione definitiva."

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Hitler vivo dopo la guerra? Quella foto del 1954 in Colombia... Il documento della Cia alimenta il mistero

Un file desecretato nei giorni scorsi rivela che l'agente "Cimelody-3" avrebbe avuto notizie abbastanza certe della presenza del Führer (sotto il nome di Adolf Schrittelmayor) in Sudamerica nel decennio successivo al termine del secondo conflitto mondiale. I russi hanno sempre sostenuto di essere in possesso dei resti del cancelliere nazista e della moglie Eva Braun, ufficialmente morti suicidi; nel 2009 però un esame effettuato dallo scienziato americano Nick Bellantoni su un frammento di teschio non aveva fornito conferme. Così i dubbi restano, insieme a leggende e fantasmi


Adolf Hitler sarebbe sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale e fuggito in Sud America. E' quanto rivela uno dei file della Central Intelligence Agency (Cia) desec(retato nei giorni scorsi e ora disponibile online per tutti.

Secondo quanto riportato dal documento in questione, un agente della Cia in Sudamerica, nome in codice Cimleody-3, avrebbe avuto notizie abbastanza certe della presenza in Colombia del dittatore tedesco nella metà degli anni cinquanta.

"Cimelody-3 - si legge - è stato contattato il 29 settembre 1955 da un amico di fiducia che ha servito sotto il suo comando in Europa e che attualmente risiede a Maracaibo. L'amico di Cimelody-3 ha affermato che durante l'ultima parte del settembre 1955, Phillip Citroen, ex ufficiale delle SS, gli ha detto in via confidenziale che Adolph Hitler è ancora vivo. Citroen ha sostenuto di aver avuto un contatto con Hitler in Colombia durante un suo viaggio da Maracaibo verso quel Paese come impiegato della Knsm (Royal Dutch) Shipping Co. Ha poi sostenuto che Hitler ha lasciato la Colombia per l’Argentina introno a gennaio del 1955".

Al memo è allegata una fotografia, nella cui didascalia sul retro si legge testualmente 'Adolf Schrittelmayor, Tunga, Colombia, America del Sud, 1954'. Seduto accanto a lui quello che dovrebbe essere l’ex ufficiale delle Ss, Phillip Citroen.

Innegabile la somiglianza del volto nella fotografia con il leader nazista, che i libri di storia vogliono morto suicida all'interno del suo bunker di Berlino nel 1945 insieme alla moglie Eva Braun. Ad alimentare la tesi della cospirazione anche il fatto che nel continente sudamericano, e in Argentina in particolare, trovarono riparo decine di alti gerarchi nazisti fuggiti dalla Germania mentre il Terzo Reich cadeva in macerie.

Ci sono però i dubbi. Nel documento della Cia infatti, al primo punto, l'agente Cimelody-3 sottolinea di "non essere nella posizione di dare una valutazione d'intelligence dell'informazione, che è stata trasmessa perché di possibile interesse".

(Fonte: Adnkronos)

La Lega e l'articolo 1 sull'indipendenza della Padania, Salvini al Comizio: "Non lo cambierò, alla gente non interessa"

In vista del congresso federale del 21 maggio il segretario del Carroccio, che ha scelto la linea "nazionale" e sovranista, dice che non modificherà lo statuto, ma indica linee guida e priorità della sua leadership, che vanno ormai in un'altra direzione: "La battaglia è evidentemente da combattere da Nord a Sud, perché la moneta 'tedesca' ha fatto danni, come l'immigrazione e la Legge Fornero. Voglio dare voce alle energie positive di tutto il Paese". E sulla candidatura dell'assessore lombardo Fava... - (VIDEO)

Crozza-Cannavacciuolo e questa "Europa da incubo": che sberle a Gentiloni, cameriere della Merkel

Ha un sapore vagamente autopromozionale visto il palinsesto del canale "Nove", targato Discovery. Ma è decisamente riuscita l'imitazione che il comico genovese fa del famoso chef, noto al pubblico televisivo per raddrizzare i ristoranti che non funzionano con i suoi modi rudi quanto benevoli. Dopo "Giunte da incubo" in cui ha tentato di risollevare le sorti di Virginia Raggi e della sua tormentata amministrazione, in "Europa da incubo", il Maurizio da Genova, nelle abbondanti vesti del manesco cuoco napoletano, si pone un nuovo obiettivo: riportare l'equilibrio nell'Ue a suon di sganassoni, rifilati tanto al nostro premier, costretto a portare tramezzini e drink alla cancelliera tedesca, quanto alla stessa austera leader di Berlino. Cosa quest'ultima che, in tempi di esasperata attenzione ai dogmi del politicamente corretto anche nella satira, avrà fatto storcere la bocca a qualche femminista e a più di un aderente alle compagne contro la "violenza di genere". Ma tant'è. L'ambientazione è quella delle cerimonie che hanno visto riuniti nella capitale i leader europei in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, con tanto di "Inno alla Gioia" di Beethoven, rivisitato a tutto vantaggio di una Germania egemone nel Vecchio Continente oggi "come 60 anni fa" - (GUARDA IL VIDEO)

Grillo: "Subito un referendum per uscire dall'euro. Altrimenti finiamo come la Grecia"

Il leader del Movimento 5 Stelle sul suo blog rilancia la battaglia contro la moneta unica incurante di chi dice che non è possibile: "Altrimenti l’Europa a trazione tedesca continuerà a dare le carte; e non ci vuole molta fantasia per capire che ci attende lo stesso drammatico copione della Grecia, a partire dalla ristrutturazione del debito pubblico italiano già 'suggerita' dai consiglieri economici della Merkel"


 

Referendum sull'euro prima che sia troppo tardi. Dal suo blog, Beppe Grillo rilancia la battaglia per lasciare la moneta unica. Tornando a chiedere "un referendum" perché consentire "agli italiani di decidere sull'euro è essenziale, soprattutto alla luce di questi costi enormi a cui si va incontro. Gli italiani devono essere informati di cosa vuol dire restare nell'euro e cosa significa uscirne, in termini di costi e benefici. Il fattore tempo a questo punto è cruciale".

Per il leader M5S, "il 2017 offre all’Italia una ottima occasione per far sentire la sua voce in Europa. Entro il primo gennaio 2018 il Fiscal Compact dovrà essere ratificato nel quadro giuridico dell’Ue. E serve l’unanimità. Questo dà all’Italia la forza contrattuale necessaria per presentarsi alla Commissione europea e alla Bce e minacciare il suo veto in assenza di un accordo ad esempio sulla monetizzazione dei titoli di stato acquistati dalla Banca d’Italia nell’ambito del QE. Oppure in assenza di una road map verso gli Eurobond. Rimanere in questo Euro senza mutualizzazione del rischio e rispettando al contempo questo Fiscal Compact significa condannare il paese ad un progressivo impoverimento".

Per Grillo "l'austerità uccide, ma uscirne si può". Dunque riporta i calcoli di Marcello Minenna, docente alla London Graduate School of Mathematical Finance ma anche ex assessore al Bilancio della giunta Raggi entrato in rotta di collisione con la prima cittadina. Per l'economista, spiega il leader 5 Stelle, "da adesso in poi rinviare l’uscita dall’euro e dunque la ridenominazione costa all’Italia circa 70 miliardi all’anno, metà come maggiori perdite e metà come minori guadagni".

Grillo tira dunque le somme. "Lo svantaggio dell’enorme debito italiano (anche quello del settore privato) può diventare un punto di forza - scrive - L’Italia è la terza economia dell’area euro e il nostro debito pubblico è più di 6 volte quello greco: questo ci dà la forza per negoziare alla pari la flessibilità di cui abbiamo bisogno per ripagare i nostri creditori. Altrimenti l’Europa a trazione tedesca continuerà a dare le carte; e non ci vuole molta fantasia per capire che ci attende lo stesso drammatico copione della Grecia, a partire dalla ristrutturazione del debito pubblico italiano già 'suggerita' dai consiglieri economici della Merkel".

(Fonte: Adnkronos)

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