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updated 9:00 AM UTC, Jul 13, 2018

Ma quale crescita? Il Paese è fermo e rinuncia al proprio futuro. Che fine farà la nostra Italia?

Il quadro delineato dal Censis (Istituto che si spera non venga accusato di produrre fake news...) è impietoso e rende ben poco credibili gli entusiasmi propagandistici del governo e della "grande" stampa. Lo scenario è sconfortante ed è quello di una Nazione che sembra aver rinunciato ad esistere in quanto tale. Eppure le "priorità" oggi sono quelle imposte dal pensiero unico e messe in scena dal circo politicamente corretto, con tanto di fantasmi e pericoli inesistenti agitati per distrarre e confondere un popolo già smarrito e disorientato. E' ancora il caso di ascoltarli o ci diamo una mossa? - (LEGGI TUTTO)


L'Italia sta abdicando rispetto al suo futuro che è di fatto "rimasto incollato al presente". E, mancando di "un ordine sistemico, la società italiana ha compiuto uno sviluppo senza espansione economica". E' il quadro delineato dal Censis nella Considerazione generale del 51° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2017 che l'Istituto ha pubblicato oggi. "La società appare sconnessa, disintermediata, a scarsa capacità di interazione, a granuli via via più fini" scrivono gli analisti del Censis. "La ripresa registrata in questi ultimi mesi sembra indicare, più che l’avvio di un nuovo ciclo di sviluppo, il completamento del precedente" indicano ancora.

"Nella ripresa - si legge - persistono trascinamenti inerziali da maneggiare con cura. Non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore. L’87,3% degli italiani appartenenti al ceto popolare pensa che sia difficile salire nella scala sociale, come l’83,5% del ceto medio e anche il 71,4% del ceto benestante. Pensano che al contrario sia facile scivolare in basso nella scala sociale il 71,5% del ceto popolare, il 65,4% del ceto medio, il 62,1% dei più abbienti".

Il Censis segnala che "gli ultimi anni, segnati da livelli di crescita misurata in pochi o nessun punto decimale del Pil, hanno cambiato il Paese. In risposta alla recessione, la società italiana si è mossa quasi esclusivamente lungo linee meridiane, attraverso processi a bassa interferenza reciproca, con l’effetto di disarticolare le giunture che uniscono le varie componenti sociali". E "le riforme dell’apparato istituzionale per la scuola, il fisco, la sanità, la difesa interna e internazionale, le politiche attive per il lavoro, gli incentivi alle imprese, il rammendo delle grandi periferie urbane, fino alle riforme di livello costituzionale, sono rimaste prigioniere nel confronto di breve termine", insomma all'Italia manca la capacità di guardare oltre, di guardare avanti.

Gli analisti del Censis avvertono che "siamo un Paese invecchiato che fatica ad affacciarsi sullo stesso mare di un continente di giovani; impotente di fronte a cambiamenti climatici e a eventi catastrofici che chiedono grandi risorse e grande impegno collettivo; ferito dai crolli di scuole, ponti, abitazioni a causa di una scarsa cultura della manutenzione; incerto sulla concreta possibilità di offrire pari opportunità al lavoro e all’imprenditoria femminile, immigrata, nelle aree a minore sviluppo; ambiguo nel dilagare di nuove tecnologie che spazzano via lavoro e redditi; incapace di vedere nel Mezzogiorno una riserva di ricchezza preziosa per tutti".

Il Censis parla anche di "affermazione di consumi mediatici e di palinsesti informativi tutti giocati sulla presenza e sulla rappresentazione individuali, con un linguaggio spesso involgarito". Il Rapporto segnala un "assestamento verso una sobrietà diffusa nei consumi" che ha aperto "spazi all’economia low cost e alla condivisione di mezzi e patrimoni". "La contrazione dei consumi e degli investimenti ha portato le imprese a concentrarsi sulla ripresa di capacità competitiva. Così, tanti settori nell’anno -spiega il Censis- hanno accelerato in fatturato e produttività: dall’agroalimentare all’automazione, dai macchinari alla nautica e all’automobile, dall’ingegneria al design e al lusso".

"Si sono però indebolite -avverte l'istituto italiano di ricerca socio-economica- le funzioni selettive esercitate dalla politica industriale e di investimento, con uno spostamento verso interventi a pioggia con i bonus o i crediti di imposta, e con programmi orientati alla rimodulazione lineare della spesa più che al sostegno del tessuto imprenditoriale". "Si sono quasi azzerate le funzioni di innervamento da parte delle amministrazioni pubbliche dei principali processi di miglioramento tecnologico, con un ritardo nella digitalizzazione della macchina burocratica divenuto patologico".

Il Censis punta il dito anche sulla "inefficiente dispersione dei tanti progetti di informatizzazione, con una preoccupante incapacità di fermare investimenti finiti in un vicolo cieco e con un quadro via via più incerto su come tradurre in passi concreti il riallineamento all’agenda europea". In questi anni, prosegue il Censis, "l’innovazione tecnologica è stata il fattore propulsivo dominante" ma la "fiducia verso il futuro cresce tra chi ha saputo stare dentro le linee di modernizzazione, meno tra chi subisce la fragilità del tessuto connettivo e di protezione sociale".

"Il futuro si è incollato al presente. Ma proprio lo spazio che separa il presente dal futuro è il luogo della crescita" avverte ancora il Censis che rileva una politica che "invece ha mostrato il fiato corto" e di "decisori pubblici rimasti intrappolati nel brevissimo periodo".

"Se chi ha responsabilità di governo e di rappresentanza si limita a un gioco mediatico a bassa intensità di futuro, resteremo nella trappola del procedere a tentoni, senza metodo e obiettivi, senza ascoltare e prevedere il lento, silenzioso, progredire del corpo sociale" argomenta il Censis nel suo nuovo Rapporto.

(Fonte: Adnkronos)

Forza Italia, tre giorni di ascolto a Milano: "Ma non chiamatela l'anti-Leopolda". Via al workshop del Gallia con tutte le categorie. Domenica chiude Berlusconi

Parte oggi #IdeeItalia, la tre giorni azzurra all'Hotel Gallia, organizzata dal Coordinamento lombardo del partito, per un confronto ad ampio raggio con il mondo che lavora. Numerosi i rappresentanti delle professioni e della società civile, oltre alle personalità politiche per affrontare i grandi temi che saranno al centro del programma di governo.  In apertura i saluti del sindaco Sala

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Si chiama #IdeeItalia – La voce del Paese l’evento in programma il 24, 25 e 26 novembre a Milano e organizzato dal Coordinamento Forza Italia Lombardia, presieduto da Mariastella Gelmini, con Paolo Romani, capogruppo di FI al Senato, insieme a parlamentari ed europarlamentari, assessori e consiglieri regionali, consiglieri comunali, sindaci e amministratori locali di Forza Italia.

Workshop, approfondimenti e dibattiti. Una tre giorni dedicata al futuro dell’Italia con l’intento di dar voce al mondo dell’impresa, del lavoro e delle professioni per raccogliere le esperienze e le difficoltà vissute ogni giorno dagli italiani. Un seminario che metterà al centro gli imprenditori, i liberi professionisti, i sindacati, gli amministratori locali e tutti quei lavoratori che assieme creano la ricchezza del nostro Paese, senza dimenticare chi un lavoro non ce l’ha. L’iniziativa vuole rafforzare la naturale continuità fra Forza Italia e il mondo dell’impresa e del lavoro, traducendo l’ascolto della società civile nell’elaborazione di un progetto Paese in grado di ridare all’Italia il futuro che merita.

“L’Italia è diventata il fanalino di coda dell’Europa – afferma Gelmini - le cifre, al di là dell’ottimismo di facciata ostentato dalla sinistra, non riescono a nascondere la dura realtà vissuta ogni giorno dai cittadini. L’occupazione continua a essere in sofferenza, la pressione fiscale è ormai alle stelle, per non parlare del mondo dell’impresa che, con le numerose imposte che la zavorrano, spinge a fatica l’economia del Paese.

L’Italia merita un cambio di rotta e, per farlo, occorre ripartire dalle buone pratiche messe in atto, nonostante le difficoltà, da imprenditori, professionisti, esperti, amministratori. Ecco perché vogliamo dar voce al Paese: ci confronteremo, prenderemo appunti e insieme definiremo quelle proposte da mettere al centro del nostro prossimo programma politico. Domenica 26 novembre, alla conclusione dei lavori, le proposte emerse da ciascun workshop saranno consegnate direttamente al presidente Silvio Berlusconi con l’obiettivo di arricchire ulteriormente l’Albero della Libertà. Come sempre, anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, Forza Italia non vuole proporre agli italiani soluzioni imposte dall’alto, ma un programma scritto insieme. L’Italia merita delle risposte, ma prima bisogna saperla ascoltare”.

“Il futuro del nostro Paese passa sicuramente dal rilancio economico - prosegue Romani - e soprattutto dal recupero di quella posizione nei mercati internazionali che ci compete per la qualità del Made in Italy e la capacità produttiva che possiamo vantare come secondo paese manifatturiero d’Europa. Ed è da lì che si deve ripartire, con politiche fiscali e per lo sviluppo. Non dimenticando però che è necessario affiancare da una lato politiche sociali e per la sicurezza dei nostri cittadini e dall’altro una politica estera che riporti centralità al nostro Paese e in particolare capacità di intervenire nell’ambito di una Unione Europea sempre più ostaggio della burocrazia e delle cancellerie, nel Mediterraneo solcato da autostrade criminali di trafficanti umani, ma anche in tutti quegli scenari internazionali dove la cultura, l’esperienza e la capacità italiana possono fare la differenza. Con il corollario che la politica deve sempre prevalere sulla burocrazia, ma perde la sua ragion d’essere quando è priva del suo naturale legame con le realtà sociali ed economiche che è chiamata a rappresentare”.

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Luca Squeri, deputato di Forza Italia, interverrà sabato 24 novembre durante il dibattito "Fare impresa: l'Italia 4.0"

L'intelligenza artificiale e il futuro dell'umanità

Il rapido sviluppo delle tecnologie vicine all'intelligenza artificiale, porterà al fatto che l'Intelligenza Artificiale (AI) supererà l'uomo in quasi tutte le sfere di attività già nel 2060


Gli scienziati britannici sono d'accordo con i loro colleghi americani i ricercatori dell'Università di Yale, l'AI già in questi anni è riuscita a superare le capacità delle mente umana, ad esempio, AlphaGo, il grande giocatore di scacchi artificiale ha battuto diverse volte i migliori giocatori umani. 

Altri sistemi riescono a leggere sulle labbra delle persone o aiutare i detective a comprendere meglio le informazioni derivanti  dalle indagini di polizia. Ma ognuno dei moderni sistemi intellettuali è capace solo di sviluppare una pretica ed è inutile in tutte le altre direzioni, a meno che non venga a loro insegnato come e cosa fare. Come dicono gli stessi ricercatori, l'AI con un la versatilità umanoide è ancora lontana dall'essere creata e portata all'opinione pubblica. La formazione di AI come prima antagonista della mente umana avverrà in diverse fasi. 

Per cominciare ad esempio, l'intelligenza artificiale imparerà a tradurre automaticamente da una lingua all'altra, potendo parlare contemporaneamente con persone di diverse nazionalità. C'è ancora molto lavoro da fare ma entro il 2024, secondo le previsioni, i traduttori umani potrebbero rimanere senza lavoro. 
Entro il 2026 l'Intelligenza Artificiale sarà in grado di scrivere saggi, non così distanti da quelli presentati dai neo laureati. Entro il 2027, le AI impareranno a guidare camion multi-tonnellate su strade pubbliche. I produttori saranno disoccupati entro il 2031, romanzieri - entro il 2049, e l'intelligenza artificiale sostituirà i chirurghi entro il 2053. In venticinque anni, gli scienziati suppongono, l'uomo potrebbe essere sostituito nei suoi lavori da molteplici AI.
Resta ancora un'incognita invece la comparsa dell' Intelligenza emotiva, ovvero quella in grado di produrre pensieri ed emozioni in modo autonomo, questo perchè trascende dai confini della conoscenza.

Casa, il viceministro Nencini: "Grandi città a rischio banlieue. Affrontare i problemi dell'immigrazione e della fragilità sociale"

A Palazzo Lombardia il workshop "Abitare nel futuro. Prospettive per le politiche abitative, tra sviluppo urbano ed inclusione sociale", cui ha partecipato anche il rappresentante del governo, oltre a quelli di Comune, Regione, Cassa depositi e prestiti e Fondazione Cariplo. "Da Milano deve partire un progetto pilota per tutto il Paese". La nostra intervista - (VIDEO)


"Vogliamo utilizzare Milano per costruire uno schema flessibile di governo delle grandi città italiane, perché i fenomeni sono e saranno gli stessi: forti migrazioni, forte fragilità sociale e questi due fattori o cominciano a essere affrontati o, altrimenti, anche noi rischiamo le banlieue parigine. Siamo qui per un progetto pilota: Milano è la porta per il futuro". Lo ha dichiarato il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Riccardo Nencini, a margine del workshop "Abitare nel futuro. Prospettive per le politiche abitative, tra sviluppo urbano ed inclusione sociale", che si è tenuto a Palazzo Lombardia, sede dell'amministrazione regionale, alla presenza oltre che del governo, del Comune di Milano, della Regione, della Cassa depositi e prestiti e della Fondazione Cariplo.

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