updated 10:54 PM UTC, Jan 19, 2018

Lombardia, partono i saldi invernali. Parolini: "Confidiamo in una buona partecipazione come segnale di fiducia da parte dei consumatori". Regole e tutele per gli acquisti scontati

Domani, venerdì 5 gennaio, in Lombardia partono i tanto attesi saldi invernali.  La stima delle vendite di FederModaMilano (Confcommercio Milano) è di 426 milioni di euro, con un acquisto medio a famiglia di 360 euro e, a persona, di 165 euro. Sconti anche per gli acquisti dei prodotti tipici delle feste di Natale, offerti con ribassi fino al 70%, dai cotechini ai pandori, dai panettoni ai torroni, fino alla frutta secca. Parla l'assessore regionale allo Sviluppo economico: "Durante il periodo natalizio si sono registrati alcuni interessanti segnali di dinamismo negli acquisti, che spero proprio si possano consolidare nei prossimi giorni. L'auspicio è infatti che questa stagione di saldi invernali possa contribuire a segnare la ripartenza del mercato interno, con una nuova fiducia da parte dei consumatori e una rinnovata occasione per i commercianti di cogliere gli incoraggianti segnali di ripresa che vengono dal mercato" - (LEGGI TUTTO)


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"Per i saldi di inizio 2018 confidiamo in una buona partecipazione sia sul fronte della domanda interna, sia di quella internazionale espressa dai 'turisti dello shopping' attratti dall'unicita' dei prodotti Made in Italy, dalle nostre citta' d'arte e dall'eccellenza espressa dai nostri commercianti". Lo ha detto Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, all'antivigilia dei saldi invernali, che partiranno domani, venerdi' 5 gennaio.

"Durante il periodo natalizio - ha aggiunto Parolini - si sono registrati alcuni interessanti segnali di dinamismo negli acquisti, che spero proprio si possano consolidare nei prossimi giorni. L'auspicio e' infatti che questa stagione di saldi invernali possa contribuire a segnare la ripartenza del mercato interno, con una nuova fiducia da parte dei consumatori e una rinnovata occasione per i commercianti di cogliere gli incoraggianti segnali di ripresa che vengono dal mercato".

TUTELA CONSUMATORI - L'assessore Parolini, in qualita' di Presidente del Comitato Regionale per la tutela dei diritti dei Consumatori e degli Utenti, ha inoltre sottolineato che "i saldi devono costituire una sana opportunita' per il rilancio della domanda in un rapporto collaborativo tra esercenti e clienti, che deve essere improntato alla trasparenza. In questa prospettiva di legalita' e rispetto della concorrenza leale rivestono un ruolo molto importante i Comuni, che hanno il compito di controllare e di verificare il rispetto delle regole".

LE REGOLE - Parolini ha infine ricordato le regole che disciplinano la materia: "I commercianti hanno l'obbligo di esporre, accanto al prodotto, il prezzo iniziale e la percentuale dello sconto o del ribasso applicato (e' invece facoltativa l'indicazione del prezzo di vendita conseguente allo sconto o ribasso); i prodotti in saldo devono essere separati da quelli eventualmente posti in vendita a prezzo normale e, se cio' non e' possibile, cartelli o altri mezzi devono fornire al consumatore informazioni inequivocabili e non ingannevoli; se il prodotto risulta difettoso, il consumatore puo' richiederne la sostituzione o il rimborso del prezzo pagato dietro presentazione dello scontrino, che occorre quindi conservare.

Tutte le normative sono pubblicate e consultabili sul portale di Regione Lombardia nella sezione dedicata al Commercio".

La destra sociale di Salvini, dopo Alemanno e Storace si prende anche l'Ugl. Con la Meloni ora è derby: chi vincerà?

La svolta nazionale del leader leghista, dopo aver tolto la parola "Nord" dal simbolo, prende sempre più forza e punta ad aggiudicarsi tutto l'elettorato che fu del Msi e di An. La sfida a Fratelli d'Italia è aperta e grazie al lavoro di Giancarlo Giorgetti sta pescando nelle acque territoriali dell'alleato postfascista come dimostra l'accordo con l'ex Cisnal. Si tratta di operazioni spregiudicate e il cui attecchimento rispetto all'impostazione tradizionale del Carroccio è tutta da verificare, ma intanto i sondaggi sono incoraggianti - (VIDEO)


Immagine correlata“Il lavoro è la vera priorità”, l’intervento del Segretario Generale dell’Ugl al “No Ius Soli”

Ha detto Matteo Salvini aprendo la conferenza stampa nella sede leghista milanese di via Bellerio al termine della riunione del Consiglio federale: "Il programma della Lega sui temi di lavoro, scuola e università sarà steso con la collaborazione dell'Ugl. Con loro abbiamo confermato un rapporto di reciproca, lunga e proficua collaborazione sia in Italia che all'estero. Per la Lega è una novità assoluta associare una proposta politica a una proposta sindacale che entrerà nell'argomento lavoro che la vera emergenza nazionale, altro che lo ius soli. Le proposte sul lavoro saranno dettagliate alla virgola sui temi del lavoro, del salario minimo e dei contratti e saranno presentate a giorni agli alleati così come quelle su scuola e università. La collaborazione con l'Ugl è uno di quegli apporti esterni di cui avevo parlato. L'Ugl ha più di 160 sedi tra Nord e Sud in Italia e la collaborazione sarà sicuramente utile e positiva".

Lombardia tra grandi opportunità e nuovi bisogni: i risultati della ricerca Eupolis. Cattaneo: "Servono nuove politiche di sostegno alla famiglia e di incentivo alla genitorialità"

Eupolis, l'Istituto di ricerca regionale, descrive un quadro socio-economico in chiaroscuro della Regione locomotiva d'Italia: ci sono più speranze rispetto ad altri territori ma al tempo stesso aumentano le preoccupazioni di insicurezza sociale. Ne ha parlato ai nostri microfoni il presidente del Consiglio regionale lombardo, Raffaele Cattaneo - (VIDEO)


I lombardi sono convinti che la nostra Regione sia un territorio dalle tante opportunità, che qui sono più accessibili rispetto alle altre realtà italiane. Tuttavia questa marcia in più costa e richiede maggiori sacrifici in termini anche di qualità della vita e i cittadini della nostra regione fanno sempre più fatica ad assumersi le proprie responsabilità e a fare passi importanti e significativi nel loro percorso di vita perché potenzialmente soggetti al rischio dell’insicurezza sociale. Uno stato a cui concorrono l’aumento della precarizzazione del lavoro, dalla preoccupazione per il futuro dei figli e il timore che si abbassi la qualità dei servizi, soprattutto in campo assistenziale e sanitario. 
E’ questa la fotografia sulla società lombarda scattata da Eupolis, l’Istituto di Ricerca regionale, che ha indagato per individuare le nuove esigenze e approfondire i bisogni che al momento vengono percepiti come insoddisfatti per portarli all’attenzione del policy maker regionale affinché si traducano in politiche attive. La ricerca è stata presentata oggi nel corso di un Seminario svoltosi a Palazzo Pirelli, al termine del quale c’è stata una conferenza stampa nel corso della quale il Presidente del Consiglio regionaleRaffaele Cattaneo, i Vice Presidenti Fabrizio Cecchetti (Lega Nord) e Sara Valmaggi (PD) e il Consigliere Segretario Eugenio Casalino, hanno commentato i risultati scaturiti.

Questa ricerca evidenzia innanzitutto come l’80% dei cittadini lombardi vive bene, in famiglia, con relazioni stabili, in case di proprietà e con un lavoro proprio, ma c’è anche un quinto di lombardi che vive in condizioni di difficoltà e che denuncia un preoccupante timore di solitudine e abbandono –ha sottolineato il Presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo-. Non possiamo abbandonarli e fingere che non esistano, ma anzi dobbiamo indirizzare su di loro con più forza e convinzione le nostre politiche di sostegno. L’altro dato su cui riflettere –ha proseguito Cattaneo- è quello relativo crisi demografica che colpisce in modo significativo anche la Lombardia: abbiamo oggi 150 anziani ogni 100 giovani, si prevede che fra trent’anni ce ne saranno 250 ogni 100 giovani. Dobbiamo quindi pensare a nuove politiche di sostegno alla famiglia e che aiutino i giovani a fare figli –ha concluso il Presidente del Consiglio- perché oggi solo il 10% delle coppie dichiara di essere nelle condizioni di realizzare un progetto genitoriale concreto. E se non c’è la volontà concreta di fare figli, la nostra società non può avere futuro”. 
I nuovi bisogni sommati alle precarietà sempre più marcate e diffuse, prime fra tutte quelle del  lavoro e dei disagi sociali correlati, impongono  l’attuazione di politiche che siano in grado di dare risposte ma che la Lombardia in questa fase fatica a trovare –ha evidenziato il Vice Presidente Fabrizio Cecchetti-.  Se non rompiamo il circolo nefasto dei tagli lineari, partendo da Bruxelles per  scendere a Roma, il futuro sarà sempre più incerto.  L’autonomia che la Lombardia ha invocato e che i cittadini hanno richiesto con un referendum storico, è la strada. Il centralismo non paga più, fa solo danni, distrugge i legami fra i territori  e le classi sociali. I processi di cambiamento vanno governati e non calati dall’alto con logiche cattedratiche e professorali  che nulla poi hanno a che fare con la realtà che vivono i cittadini –ha concluso Cecchetti-. E questo vale anche per la sicurezza e l’integrazione perché la ricerca conferma il timore dei lombardi di perdere la propria identità”. 
“E’ importante che le politiche regionali sappiano cogliere al meglio le aspettative dei cittadini lombardi evidenziate nella ricerca, con particolare attenzione a quel 14% di giovani compresi tra i 18 e i 34 anni che non studia e non lavora –ha detto la Vice Presidente Sara Valmaggi-. Un numero significativo che deve interrogarci sulla necessità di trovare soluzioni adeguate e risposte capaci di dare maggiore fiducia e stabilità alle aspettative e alle prospettive di vita dei nostri giovani, che oggi fanno sempre più fatica a trovare un percorso di vita proprio, autonomo e soddisfacente”. La Vice Presidente Valmaggi ha quindi evidenziato come in termini di percezione esista ancora un gap di genere e come il timore della solitudine sia purtroppo in aumento.
Il fatto che solo il 37% dei lombardi utilizzi i mezzi pubblici ci deve far riflettere sulla qualità del nostro servizio di trasporto pubblico locale –ha detto il Consigliere SegretarioEugenio Casalinosoprattutto se rapportiamo questo dato con quello delle principali regioni e aree urbanizzate d’Europa. Altro dato di riflessione è quello sulla sicurezza e sulla relativa percezione, che evidenzia come il fenomeno della presenza delle mafie sul nostro territorio sia oggi avvertito come un pericolo ancora più grande rispetto a quello della microcriminalità. Trovo infine sorprendente che più dei due terzi dei lombardi esprime un giudizio positivo sulla qualità ambientale e dell’aria –ha concluso Casalino-: forse è sintomo che deve migliorare la campagna di informazione e sensibilizzazione su un problema che resta reale e di dimensioni significative”.

A introdurre i lavori in Sala Pirelli questa mattina è stata la Vice Presidente Sara Valmaggi, che ha poi lasciato spazio alla presentazione dei contenuti e dei risultati della ricerca da parte di Federica Ancona di Eupolis Lombardia e di Nicola Piepoli dell’Istituto Piepoli: sono quindi intervenuti i professori degli istituti universitari milanesi, Antonio Chiesi dell’Università degli Studi e Alessandro Rosina dell’Università Cattolica. A seguire una tavola rotonda che ha cercato di individuare “le priorità per la Lombardia di domani” a cui hanno partecipato i Consiglieri regionali Marco Tizzoni (Lista Maroni Presidente) ed Enrico Brambilla (PD), insieme a rappresentanti di Confindustria, diConfcooperative e del Forum del Terzo Settore lombardo. Al termine del dibattito, a tirare la conclusioni è stato il Presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo.

Lo studio di Eupolis si basa su rilevazioni compiute sulla popolazione lombarda giovanile e adulta e su approfondimenti qualitativi sviluppati tramite focus group articolati per territori. La ricerca  evidenzia come rispetto alle altre regioni italiane, la Lombardia ha mostrato più capacità di reazione dal basso alla crisi e presenta maggiori potenzialità di sviluppo E nell’immaginario collettivo continua a essere vista come territorio delle opportunità: lavoro, formazione, studio, arricchimento culturale, tempo libero, viaggi, sport e divertimento. In Lombardia tutto questo è considerato come più accessibile perché generato da un territorio “denso” e allineato come sviluppo alle forti regioni europee (con le quali sperimenta pressioni e cambiamenti comuni, tipici di una globalizzazione sempre più evidente). La marcia in più però costa: ed ecco il ritmo di vita più sostenuto, frenetico, impegnativo e sempre più caotico. Insomma, la Lombardia è  terra di opportunità ma è più “usurante”. La regione “dà di più” ma “chiede di più”. 

Un’organizzazione alla prova dei cambiamenti
La Lombardia è riconosciuta come Regione ben organizzata, dove le cose funzionano. Tuttavia aumenta la sensazione di quanti sono convinti che anche in Lombardia -per diversi motivi- sta diventando sempre più difficile  mantenere la qualità dei servizi e garantire la “buona organizzazione”.  
Gli intervistati percepiscono una trasformazione della società, con un crescente indebolimento di quelli che erano gli elementi del tessuto connettivo psico-sociale tipici proprio della società lombarda (pur nel suo dinamismo) dal secondo dopoguerra a oggi. Significativa è la richiesta di un potenziamento dei meccanismi di regolazione e controllo sociale. 
Sul tappeto c’è una più generale insicurezza sociale ed esistenziale, non solo legata ai risvolti più criminologici, ma come crescente preoccupazione per “quando saremo anziani” e per “il futuro dei nostri figli”.

La famiglia tiene, ma è senza figli 
Il tasso di fecondità in Lombardia (1,44) è superiore a quello nazionale (1,35), ma inferiore a diversi altri Paesi europei. Se i “propensi in generale” ad avere figli sono circa il 60% degli intervistati, è altrettanto vero che coloro che stanno attivamente cercando mettere alla luce un figlio sono solo il 10%: solo un cittadino lombardo su 10 tra coloro che sono nelle condizioni di poterlo fare. Avere un figlio è non solo fonte di una grande gioia, ma anche di una serie di sacrifici, forse ancora più che economici, di tempo di vita e di energie personali. Senza una valida rete familiare e sociale di supporto, avere e far crescere un figlio per la quasi totalità degli intervistati è oggi una vera e propria sfida. 
Lo studio di Eupolis evidenzia come otto lombardi su dieci dichiarano di vivere con la propria famiglia: sono solo due su dieci coloro che vivono da soli, pari a circa un milione e mezzo, e tra questi il 13% dichiara di non frequentare nemmeno persone della propria età, se non raramente. 
Il 15% della popolazione si occupa costantemente di un parente affetto da una malattia cronica o da disabilità e oltre il 50% di questi afferma di dedicare almeno due ore al giorno del proprio tempo per prestare loro assistenza. Esiste pertanto un quinto di persone o famiglie lombarde che vivono quotidianamente in presenza di problematiche di solitudine o di malattia cronica e di handicap, una percentuale che è in continua crescita. Emerge una richiesta elevata di servizi sanitari di prossimità, anche se le 7 visite all’anno dichiarate in media dai cittadini lombardi rappresentano un’offerta adeguata in grado di assicurare risposte soddisfacenti.

Giovani e lavoro, in aumento i Neet 
Nei giovani da 18 a 34 anni il 62% dichiara di lavorare, mentre il 14% non studia e non lavora (Neet). Si tratta della metà del valore medio nazionale, ma più alto della Germania e dei Paesi scandinavi. Tra i Neet, quasi la metà (6,8% del numero complessivo) afferma di non essersi nemmeno mai impegnato nella ricerca di un lavoro dopo la fine degli studi. 
Il volontariato e l’impegno politico interessano solo un’esigua minoranza della fascia giovanile lombarda, il primo indicato come principale attività dal 5%, il secondo dal 4%. Da rilevare anche il tasso di occupazione femminile: 57% contro una media UE al 64%.

Il rischio della perdita di identità
La società lombarda si autodescrive pertanto sempre di più come una società soggetta al rischio della solitudine e del crescente individualismo. Pur essendo abbastanza soddisfatti della propria vita sociale, gli intervistati percepiscono che è in atto una trasformazione della società, con un forte indebolimento di quelli che erano gli elementi del tessuto sociale tipici proprio della società lombarda dal secondo dopoguerra a oggi. 
L’insicurezza sociale ed esistenziale a sua volta viene rafforzata dalla percezione di un crescente “meticciamento culturale, dovuto all’intensità dei flussi migratori verso la nostra regione. Ci si interroga su come sarà possibile reggere sul lungo termine a questi continui arrivi e su quale tipo di identità culturale saremo in grado di sviluppare nei prossimi decenni. 
Nei focus group è stata sottolineata la necessità che la Regione colga questo bisogno di ritrovare sicurezza e identità e supporti la società lombarda ad evolvere verso un modello multi-culturale che nei fatti è inevitabile, ma che non deve necessariamente significare anche perdita di identità e smarrimento dei propri valori.

Il ruolo delle politiche regionali
Favorire l’incontro tra bisogno di sicurezza e desiderio di integrazione: i cittadini chiedono una maggiore presenza e un’azione più incisiva da parte delle forze dell’ordine anche a livello di articolazioni periferiche (Comuni e Regione), come il potenziamento dei servizi di telesorveglianza. 
Con particolare riferimento a specifiche iniziative future, i risultati dello studio di Eupolis evidenziano come le agevolazioni e l’integrazione tariffaria in relazione al trasporto pubblico possano avere ricadute positive sulla possibilità di riattivazione dei giovani che non studiano e non lavorano; la digitalizzazione, sia in relazione all’accesso ai servizi della PA, sia in relazione alla possibilità di lavoro a distanza, può a sua volta favorire la conciliazione tra lavoro e servizi di cura familiari con possibili ricadute positive anche in termini di scelte generative. 
Il sentimento collettivo registrato nei focus group è in conclusione quello di una Lombardia che rimane il “motore dell’Italia”: è opinione diffusa che la Lombardia abbia le risorse per affrontare i problemi del presente e proiettarsi verso le sfide del futuro. Per fare questo, però, è necessario che l’istituzione regionale comprenda fino in fondo il ruolo storico che il presente le assegna: quello di rappresentare il giusto punto di equilibrio fra la “grandezza” dello Stato centrale e la “scala ridotta” delle comunità locali, anche rendendosi più accessibile, comunicando di più e meglio, facilitando al cittadino la ricerca delle opportunità offerte dalla Regione stessa e dagli altri enti territoriali. In sostanza la Regione deve sempre più rivendicare e affermare il suo ruolo indispensabile e imprescindibile di “ente intermedio”.

Le sfide aperte
Nei focus group è stata sottolineata la necessità che la Regione colga il bisogno di ritrovare sicurezza e identità e supporti la società lombarda ad evolvere verso un modello multi-culturale che nei fatti è inevitabile, ma che non deve necessariamente significare anche perdita di identità e smarrimento dei propri valori. La principale sfida su cui porre attenzione è sul fronte dell’invecchiamento della popolazione: affiora l’esigenza di rivedere le categorie utilizzate fino ad ora nella definizione delle politiche sociali. Una volta infatti la soglia entro la quale si generalizzava l’età della vecchiaia erano i 65 anni: oltre quella età si entrava in una fascia che non faceva distinzioni. Ma è un’omogeneizzazione che oggi appare superata. Gli over 65 infatti sono classificati  come “senior smart”: soggetti che si trovano nella fascia di età tra 65 e 75 anni sono in una condizione pienamente adulta ma, rispetto al passato, rivendicano ancora un ruolo attivo e incisivo sullo sviluppo della società lombarda. 
Dove puntare l’attenzione? Un primo elenco deve sicuramente comprendere i seguenti campi: il potenziamento dei servizi sanitari, soprattutto della medicina di territorio, per far fronte anche alla domanda di socialità; interventi sui giovani affinché si superi la fase di precarizzazione del lavoro e al tempo stesso possano superare le difficoltà a costruire concretamente un percorso di vita; potenziare il trasporto pubblico locale e l’integrazione tariffaria;  avviare la digitalizzazione della PA; campagne di sensibilizzazione culturale per superare gli ostacoli della parità di genere; cura del territorio per preservarlo dall’eccessiva urbanizzazione; sviluppo di un’industria il più possibile “green”  e dunque potenziamento della mobilità leggera; favorire l’incontro tra bisogno di sicurezza e desiderio di immigrazione.

La disoccupazione è stabile, la precarietà anche: se va bene ti assumono, ma solo per un po'

I dati dell'Istat sul terzo trimestre del 2017 confermano una sostanziale stagnazione del mondo del lavoro e l'aumento dei contratti a tempo determinato. Nulla che autorizzi a credere in una crescita reale e feconda per gli italiani. Intanto ci distraggono con allarmi strani e priorità che non riguardano la maggioranza dei cittadini. E c'è chi si straccia le vesti per migranti e ius soli...


Il tasso di disoccupazione, rileva l'Istat, rimane stabile all'11,2% nel terzo trimestre 2017 rispetto al trimestre precedente e diminuisce di 0,4 punti in confronto a un anno prima. Nei dati di ottobre 2017, in termini congiunturali, i tassi di disoccupazione e di inattività 15-64 anni rimangono stabili.

Nel confronto tendenziale si accentua la riduzione degli inattivi di 15-64 anni (-300mila in un anno) e del corrispondente tasso di inattività (-0,6 punti). La diminuzione dell’indicatore è diffusa per territorio, riguarda entrambi i generi, di più gli over 50, e coinvolge soprattutto quanti vogliono lavorare (le forze di lavoro potenziali).

Le variazioni degli stock sottintendono cambiamenti nella condizione delle persone nel mercato del lavoro, misurati dai dati di flusso a distanza di dodici mesi. Nel complesso si assiste a un maggiore ingresso nell'occupazione dei disoccupati, soprattutto tra i giovani, di individui con elevato livello di istruzione, e tra i residenti nel Nord. Crescono anche le transizioni dallo stato di inattività verso la disoccupazione, soprattutto per le forze di lavoro potenziali; tra gli scoraggiati l'aumento delle transizione è anche verso l'occupazione.

Dal lato dell'offerta di lavoro, nel terzo trimestre del 2017 l'occupazione presenta una nuova crescita congiunturale (+79mila, 0,3%) dovuta all'ulteriore aumento dei dipendenti (+101mila, +0,6%), soltanto nella componente a tempo determinato a fronte della stabilità del tempo indeterminato. Continuano invece a calare gli indipendenti (-22mila, -0,4%). Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente arrivando al 58,1%. I dati mensili più recenti (ottobre 2017) mostrano, al netto della stagionalità, una sostanziale stabilità del numero di occupati rispetto a settembre.

La ripresa che non c'è e il futuro che non si vede. Daniela Reho (Forza Italia): "Imprenditori, commercianti e lavoratori me lo dicono ogni giorno. Berlusconi è l'unico credibile, i 5 Stelle non hanno mai lavorato"

La nostra intervista a Daniela Reho, esponente di Forza Italia, già consigliera di zona 8 a Milano, sulla situazione socio-economica del Paese. Il rapporto del Censis, pubblicato nei giorni scorsi, tratteggia un quadro decisamente preoccupante descrivendo una Nazione sempre più vecchia e sfiduciata. La giovane professionista di centrodestra: "Gli ultimi governi, non eletti da nessuno, hanno delle responsabilità. E' ora di voltare pagina" - (VIDEO)

Il lavoro, la sicurezza, i temi etici: Stefano Parisi presenta il suo programma. L'intervista completa al Comizio

Ai nostri microfoni il leader di Energie per l'Italia, a margine della due giorni organizzata al Teatro Parenti di Milano, illustra le idee e le iniziative del suo movimento in vista delle prossime elezioni. Un'azione politica che si inserisce nell'area del centrodestra cui però l'ex candidato sindaco chiede impegni precisi e coerenti - (VIDEO)

Ma quale crescita? Il Paese è fermo e rinuncia al proprio futuro. Che fine farà la nostra Italia?

Il quadro delineato dal Censis (Istituto che si spera non venga accusato di produrre fake news...) è impietoso e rende ben poco credibili gli entusiasmi propagandistici del governo e della "grande" stampa. Lo scenario è sconfortante ed è quello di una Nazione che sembra aver rinunciato ad esistere in quanto tale. Eppure le "priorità" oggi sono quelle imposte dal pensiero unico e messe in scena dal circo politicamente corretto, con tanto di fantasmi e pericoli inesistenti agitati per distrarre e confondere un popolo già smarrito e disorientato. E' ancora il caso di ascoltarli o ci diamo una mossa? - (LEGGI TUTTO)


L'Italia sta abdicando rispetto al suo futuro che è di fatto "rimasto incollato al presente". E, mancando di "un ordine sistemico, la società italiana ha compiuto uno sviluppo senza espansione economica". E' il quadro delineato dal Censis nella Considerazione generale del 51° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2017 che l'Istituto ha pubblicato oggi. "La società appare sconnessa, disintermediata, a scarsa capacità di interazione, a granuli via via più fini" scrivono gli analisti del Censis. "La ripresa registrata in questi ultimi mesi sembra indicare, più che l’avvio di un nuovo ciclo di sviluppo, il completamento del precedente" indicano ancora.

"Nella ripresa - si legge - persistono trascinamenti inerziali da maneggiare con cura. Non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore. L’87,3% degli italiani appartenenti al ceto popolare pensa che sia difficile salire nella scala sociale, come l’83,5% del ceto medio e anche il 71,4% del ceto benestante. Pensano che al contrario sia facile scivolare in basso nella scala sociale il 71,5% del ceto popolare, il 65,4% del ceto medio, il 62,1% dei più abbienti".

Il Censis segnala che "gli ultimi anni, segnati da livelli di crescita misurata in pochi o nessun punto decimale del Pil, hanno cambiato il Paese. In risposta alla recessione, la società italiana si è mossa quasi esclusivamente lungo linee meridiane, attraverso processi a bassa interferenza reciproca, con l’effetto di disarticolare le giunture che uniscono le varie componenti sociali". E "le riforme dell’apparato istituzionale per la scuola, il fisco, la sanità, la difesa interna e internazionale, le politiche attive per il lavoro, gli incentivi alle imprese, il rammendo delle grandi periferie urbane, fino alle riforme di livello costituzionale, sono rimaste prigioniere nel confronto di breve termine", insomma all'Italia manca la capacità di guardare oltre, di guardare avanti.

Gli analisti del Censis avvertono che "siamo un Paese invecchiato che fatica ad affacciarsi sullo stesso mare di un continente di giovani; impotente di fronte a cambiamenti climatici e a eventi catastrofici che chiedono grandi risorse e grande impegno collettivo; ferito dai crolli di scuole, ponti, abitazioni a causa di una scarsa cultura della manutenzione; incerto sulla concreta possibilità di offrire pari opportunità al lavoro e all’imprenditoria femminile, immigrata, nelle aree a minore sviluppo; ambiguo nel dilagare di nuove tecnologie che spazzano via lavoro e redditi; incapace di vedere nel Mezzogiorno una riserva di ricchezza preziosa per tutti".

Il Censis parla anche di "affermazione di consumi mediatici e di palinsesti informativi tutti giocati sulla presenza e sulla rappresentazione individuali, con un linguaggio spesso involgarito". Il Rapporto segnala un "assestamento verso una sobrietà diffusa nei consumi" che ha aperto "spazi all’economia low cost e alla condivisione di mezzi e patrimoni". "La contrazione dei consumi e degli investimenti ha portato le imprese a concentrarsi sulla ripresa di capacità competitiva. Così, tanti settori nell’anno -spiega il Censis- hanno accelerato in fatturato e produttività: dall’agroalimentare all’automazione, dai macchinari alla nautica e all’automobile, dall’ingegneria al design e al lusso".

"Si sono però indebolite -avverte l'istituto italiano di ricerca socio-economica- le funzioni selettive esercitate dalla politica industriale e di investimento, con uno spostamento verso interventi a pioggia con i bonus o i crediti di imposta, e con programmi orientati alla rimodulazione lineare della spesa più che al sostegno del tessuto imprenditoriale". "Si sono quasi azzerate le funzioni di innervamento da parte delle amministrazioni pubbliche dei principali processi di miglioramento tecnologico, con un ritardo nella digitalizzazione della macchina burocratica divenuto patologico".

Il Censis punta il dito anche sulla "inefficiente dispersione dei tanti progetti di informatizzazione, con una preoccupante incapacità di fermare investimenti finiti in un vicolo cieco e con un quadro via via più incerto su come tradurre in passi concreti il riallineamento all’agenda europea". In questi anni, prosegue il Censis, "l’innovazione tecnologica è stata il fattore propulsivo dominante" ma la "fiducia verso il futuro cresce tra chi ha saputo stare dentro le linee di modernizzazione, meno tra chi subisce la fragilità del tessuto connettivo e di protezione sociale".

"Il futuro si è incollato al presente. Ma proprio lo spazio che separa il presente dal futuro è il luogo della crescita" avverte ancora il Censis che rileva una politica che "invece ha mostrato il fiato corto" e di "decisori pubblici rimasti intrappolati nel brevissimo periodo".

"Se chi ha responsabilità di governo e di rappresentanza si limita a un gioco mediatico a bassa intensità di futuro, resteremo nella trappola del procedere a tentoni, senza metodo e obiettivi, senza ascoltare e prevedere il lento, silenzioso, progredire del corpo sociale" argomenta il Censis nel suo nuovo Rapporto.

(Fonte: Adnkronos)

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