updated 5:24 AM UTC, Apr 23, 2018

Regione Lombardia, parla Davide Caparini, nuovo assessore al Bilancio: "Lavoreremo per liberare i cittadini dalla burocrazia" (VIDEO)

Il neogovernatore lombardo, Attilio Fontana, ha presentato (come promesso, entro Pasqua) la sua Giunta, una squadra composta da sedici assessori e quattro sottosegretari. La Lega, il partito maggioritario della coalizione di cui fa parte lo stesso presidente, conta otto deleghe. Quella al Bilancio è stata affidata all'ex deputato camuno, che ha coordinato la comunicazione della recente campagna referendaria per l'Autonomia, Davide Caparini. Eccolo ai microfoni de ilComizio.it

Futuro governo, le richieste dei commercianti: "Fermare gli aumenti dell'Iva, ridurre le tasse, combattere la burocrazia. E quanto ci costano quei deficit di legalità, infrastrutture e capitale umano..." (VIDEO)

Il Forum di Confcommercio a Cernobbio, tra segnali di ripresa, punti critici e speranze per il futura; preoccupa l'incertezza politica. Il presidente Sangalli: "Servono riforme per modernizzare il Paese". Le nostre interviste a Simone Buongiardino, vicepresidente della confederazione per Milano, Lodi, Monza e Brianza e ad Edoardo Valli, presidente di Promos - (VIDEO)


"Imprese, famiglie, investitori, l'Europa, hanno bisogno di risposte tempestive e solide. Per offrirle in modo credibile, bisogna rendere più esplicita la via delle riforme e della modernizzazione del nostro Paese". Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha ribadito nel corso della conferenza stampa di apertura del Forum di Cernobbio, la sua preoccupazione per il rischio di una fase di ingovernabilità. Per sventarlo, occorre "aggredire e risolvere i difetti strutturali della nostra economia: gli eccessi di tasse e burocrazia, i deficit di legalità, infrastrutture e capitale umano che significano per il nostro Paese una perdita di 180 miliardi di Pil ogni anno". Soprattutto per il Mezzogiorno, "sempre più distante dal resto del Paese". A fronte degli attuali segnali di rallentamento dei consumi e della produzione, per Sangalli sono indispensabili "alcune misure per una crescita più sostenuta e per creare condizioni di mercato più favorevoli per la competitività delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e della logistica e delle professioni". Confcommercio indica una priorità, due riforme e un'emergenza. La priorità è evitare gli aumenti delle aliquote Iva già programmati per l'inizio del 2019, che "distruggerebbero qualsiasi ipotesi di ripresa generando 12,5 miliardi di imposte aggiuntive. Quanto alle riforme da realizzare, riguardano la riduzione delle tasse ("è il nostro obiettivo principale, ha detto Sangalli, perché il carico fiscale del nostro Paese è insostenibile per il nostro sistema produttivo, è incompatibile con qualsiasi realistica prospettiva di crescita robusta, diffusa, duratura"), introducendo nel contempo una "local tax che includa tutti gli attuali tributi locali che gravano sugli stessi e che sia totalmente deducibile per gli immobili strumentali delle imprese". E l'attacco all'eccesso di burocrazia, che "pesa sulle micro e piccole imprese per 33 miliardi l'anno. Un prezzo che nessuna azienda merita di pagare". L'emergenza, infine, riguarda il consentire il riporto delle perdite ad oltre due milioni di piccole imprese che adottano il regime di cassa e che oggi è permesso solo alle società di capitale, "una vera e propria ingiustizia fiscale che va subito affrontata e sanata". Tutto ciò "si deve conciliare con l'obiettivo di mantenere l'equilibrio dei conti pubblici e completare le riforme del lavoro e delle pensioni", mantenendo "un occhio all'Europa". "Serve un supplemento di responsabilità da parte di tutti, politica, governo, forze sociali perché l'Italia è a un bivio: o imbocchiamo l'autostrada e spingiamo sull'acceleratore o continueremo a viaggiare sulla strada statale a velocità ridotta", ha concluso Sangalli.

Di Maio chiede responsabilità a tutte le forze politiche ma avverte: "No a governo istituzionale. Tornare al voto non ci spaventa". E attacca Padoan sul Def: "Avvelena i pozzi" (VIDEO)

Il capo politico del Movimento 5 Stelle replica al ministro Padoan sul Def accusandolo di "avvelenare i pozzi", chiede responsabilità a tutte le forze politiche ma dice: "Non siamo disponibili a una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare" - (VIDEO)


Il M5S boccia l'ipotesi di un governo istituzionale e si dice pronto a tornare alle urne. "Se le forze politiche non hanno compreso il segnale, forse stanno chiedendo di tornare a votare? Questo non ci spaventa. Se ne hanno bisogno, gli italiani saranno ben lieti", dichiara Luigi Di Maio, leader del M5S, parlando alla stampa estera. "Non contempliamo - chiarisce - alcuna ipotesi di governo istituzionale o di governo di tutti. Il 4 marzo gli italiani hanno votato un candidato premier, una squadra di governo e un programma".

"Mi sarei aspettato da tutte le forze politiche un contatto su dei temi. E invece - osserva Di Maio - vedo forze politiche discutere al loro interno" dei loro problemi "e questo è un rammarico. Chi vuole mettersi al lavoro per l'Italia si faccia avanti. Non c'è da fare alleanze, c'è da mettere sul piatto le questioni da risolvere". "Non siamo disponibili - ribadisce - a immaginare una squadra di governo o un governo diverso da quello che la volontà popolare ha espresso".

"Chiedo responsabilità a tutte le forze politiche - continua - perché debito, precarietà, disoccupazione non aspettano le liti di partito". "La parola chiave è responsabilità", sottolinea il candidato premier 5 Stelle, che rivolgendosi alle altre politiche aggiunge: "Diteci cosa volete fare per gli italiani, non per il vostro partito".

Poi precisa: "Non sto ispirando cambi di casacca, ci mancherebbe altro. Io credo però fermamente nella democrazia parlamentare. E' giusto che le forze politiche si concentrino sugli atti da approvare. Siamo disponibili - aggiunge - al dialogo sulle presidenze delle Camere ma non in ottica di governo".

"Le elezioni del 4 marzo - afferma - sono state uno schiaffo al vecchio modo di fare politica. Gli italiani hanno dato un grande segnale e va accolto. E' stato un voto post-ideologico. Un voto su un programma che non è mai stato estremista. Sfido chiunque a dimostrare che avevamo una proposta estremista".

La linea di politica estera del Movimento 5 Stelle "non tende a isolare l'Italia": con il M5S al governo l'Italia "sarà un Paese - assicura Di Maio - che avrà solidi rapporti con gli altri Paesi. L'Italia con noi resterà nell'Unione Europea, nella Nato, con l'ambizione di cambiare le cose che non vanno". "Non vogliamo avere nulla a che fare con i partiti estremisti europei", chiarisce.

"Credo sia stato molto irresponsabile oggi il ministro Padoan - osserva commentando le recenti dichiarazioni del ministro dell'Economia - a trascinare le questioni tra l'Italia e Bruxelles all'interno del dibattito politico, è stata quasi una provocazione", come se prima di andare all'opposizione volesse "avvelenare i pozzi dicendo a Bruxelles che c'è instabilità. In questo momento - ribadisce - dobbiamo essere tutti responsabili". (Fonte: Adnkronos)

Fisco, automobilisti tartassati. Le cifre del massacro del popolo motorizzato

Accise sui carburanti, Iva sulla manutenzione e riparazione/acquisto di ricambi, accessori e pneumatici, bollo, imposte sui parcheggi, multe, pedaggi autostradali. La Cgia di Mestre traccia un quadro devastante per le tasche di quella che tra le categorie (un po' tutti noi) più spremute d'Italia


Ammonta a 73 miliardi di euro il carico fiscale che incombe sui 42,8 milioni di autoveicoli presenti nel nostro Paese. Una cifra che secondo la Cgia relega gli automobilisti tra le categorie di contribuenti più tartassate d’Italia.

Solo per dare un’idea della dimensione del prelievo, si ricorda che il gettito derivante dalle imposte che gravano su tutti gli immobili presenti nel Paese ammonta a poco più di 40 miliardi di euro. E nonostante la pesantissima crisi che ha colpito fino a 3 anni fa tutto il settore dell’auto, tra il 2009 e il 2016 (ultimo dato disponibile pubblicato dall’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) il gettito fiscale sugli autoveicoli è aumentato del 10,1 per cento (in termini assoluti pari a 6,7 miliardi di euro), mentre la crescita dell’inflazione è stata del 9 per cento.

“La voce che incide maggiormente sulle tasche degli automobilisti italiani – spiega il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – è quella delle imposte e delle accise sui carburanti. Ben 34,8 miliardi di euro, infatti, pari a poco meno della metà dei 73 miliardi complessivi, ci vengono prelevati nel momento in cui ci si reca a fare il pieno al nostro autoveicolo”.

Per ogni litro di gasolio per autotrazione che si acquista alla pompa, il 63 per cento circa del prezzo è riconducibile al peso del fisco. Per ogni litro di benzina, invece, l’incidenza sale al 66 per cento, rileva ancora la Cgia.

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Oltre alla tassazione sui carburanti, tra le voci fiscali che gravano maggiormente sui possessori di un autoveicolo segnaliamo l’Iva sulla manutenzione e riparazione/acquisto di ricambi, accessori e pneumatici. Nel 2016 questo prelievo ha pesato sulle tasche degli italiani per 10,2 miliardi di euro (pari al 14 per cento della spesa totale). L’Iva sull’acquisto degli autoveicoli, invece, è costata poco più di 7 miliardi di euro (9,8 per cento del totale), mentre il bollo auto ha assicurato alle casse delle Amministrazioni regionali 6,6 miliardi (9,1 per cento del totale). Le imposte sui parcheggi e sulle contravvenzioni hanno garantito un gettito di 5,6 miliardi (7,7 per cento del totale), quelle sui premi di assicurazione Rc auto quasi 3,9 miliardi di euro (5,3 per cento del totale). Sui pedaggi autostradali il fisco ha riscosso 2 miliardi, mentre l’imposta di trascrizione ha permesso alle amministrazioni provinciali di incassare 1,7 miliardi. Sui lubrificanti, infine, imposte e accise sono costate agli automobilisti 1 miliardo di euro.

"Va comunque sottolineato che l’aumento di gettito ascrivibile ad alcune voci - come l’Iva sull’acquisito dei mezzi, i pedaggi autostradali e l’Imposta provinciale di trascrizione – si è verificato negli ultimi anni a seguito della ripresa economica del mercato automobilistico che ha segnato, in merito alle nuove immatricolazioni, dei risultati molto importanti”, osserva il segretario della Cgia Renato Mason.

Ma i fari della Cgia sono puntati anche sull’elevato tasso di motorizzazione presente in Italia è in parte imputabile anche alla bassa qualità ed efficienza del trasporto pubblico urbano. Secondo una ricerca The European House-Ambrosetti, citata dalla Cgia, il sistema Paese potrebbe risparmiare fino a 12 miliardi di euro all’anno, attraverso una migliore organizzazione della mobilità nelle 14 città metropolitane del Paese.

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"In primo luogo come cittadini, perché il trasporto pubblico funziona poco e male ed è foriero di inefficienze; in secondo luogo come automobilisti, perché non avendo un sistema di pubblica mobilità dignitoso, siamo costretti a utilizzare il nostro automezzo, subendo, tra le altre cose, un carico fiscale spaventoso", afferma la Cgia.

In merito alla distribuzione territoriale degli autoveicoli presenti nel Paese, invece, le Regioni dove la concentrazione è più elevata sono anche quelle con il maggior numero di abitanti. Di conseguenza, "possiamo affermare con buona approssimazione che queste sono anche le realtà dove il gettito fiscale complessivo è più consistente che altrove", afferma la Cgia. La Lombardia presenta il più elevato numero di autoveicoli: nel 2016 (ultimo dato disponibile) ne circolavano oltre 6,7 milioni. Seguono il Lazio con poco più 4,1 milioni, la Campania con quasi 3,8 milioni, la Sicilia con 3,6 milioni e il Veneto con poco meno di 3,5 milioni. (Fonte: Adnkronos)

L'Ue torna a minacciare l'Italia: "Migliori i conti o scatterà la procedura per deficit eccessivo"

Dopo la lettera del 22 novembre scorso dal vicepresidente, Valdis Dombrovskis, e dal commissario agli Affari Economici e Finanziari, Pierre Moscovici, la Commissione europea ha ribadito e rilanciato le preoccupazioni di Bruxelles sulla situazione di bilancio italiana. Già nella missiva si sottolineava, tra l'altro, "l'importanza di non fare marcia indietro sulle importanti riforme strutturali, in particolare per quanto riguarda le pensioni, che sono alla base della sostenibilità a lungo termine del debito"


La lettera inviata il 22 novembre da Valdis Dombrovskis e da Pierre Moscovici al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan "riflette in modo fedele ed accurato le conclusioni del dibattito tenuto dal collegio la settimana scorsa, sottolineando le preoccupazioni che riguardano la situazione di bilancio dell'Italia e l'annuncio di una nuova fase nel maggio 2018". Il vicepresidente Valdis Dombrovskis "ha spiegato che, se la situazione non migliorerà, la Commissione potrebbe adottare un rapporto, a norma dell'articolo 126 (3) del Tfeu, in maggio ed aprire una procedura per deficit eccessivo". Lo riporta il verbale della riunione della Commissione Europea tenutasi lo scorso 22 novembre a Bruxelles.

La possibilità di aprire una procedura per deficit eccessivo, implicita, non era esplicitata nella lettera inviata al Tesoro, in cui si sottolineava, tra l'altro,"l'importanza di non fare marcia indietro sulle importanti riforme strutturali, in particolare per quanto riguarda le pensioni, che sono alla base della sostenibilità a lungo termine del debito".

"Italia caso più complesso" - Per la Commissione Europea, l'Italia è "il caso più complesso" tra i cinque Paesi che hanno presentato documenti programmatici di bilancio per il 2018 a rischio di 'non compliance' con il patto di stabilità.

La Commissione ha chiesto all'Italia, all'Austria, al Belgio, al Portogallo e alla Slovenia di prendere "tutte le misure necessarie" ad assicurare che i bilanci 2018 siano in linea con il patto, ha ricordato Dombrovskis ai colleghi.

"Per quanto riguarda l'Italia - si legge - che era il caso più complesso, il commissario agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici e il vicepresidente Dombrovskis hanno preparato una lettera per il ministro delle Finanze, esprimendo le loro preoccupazioni, chiedendo chiarimenti ed annunciando l'intenzione della Commissione, nella primavera del 2018, di rivalutare se il debito italiano sia in linea con il patto di stabilità".

Dombrovskis, riferisce ancora la Commissione, "ha fatto brevemente riferimento al livello del debito pubblico italiano, ad un livello molto elevato dal 2015. La procedura per deficit eccessivo non è stata aperta perché i fattori rilevanti non la giustificavano nel 2016, in particolare in considerazione del fatto che il documento programmatico di bilancio era stato considerato largamente in linea e del fatto che l'Italia aveva beneficiato di tutte le clausole di flessibilità previste dalle regole attuali".

Il documento programmatico di bilancio 2018, ha continuato Dombrovskis, "era a rischio di non-compliance, anche tenendo conto del margine di discrezionalità e della riduzione dello sforzo strutturale richiesto, dallo 0,6% allo 0,3%".

Per questo, ha concluso, "la Commissione ha richiesto all'Italia di adottare tutte le misure necessarie ad assicurare, secondo la propria procedura interna di redazione del bilancio, che il bilancio 2018 sia in linea con il patto di stabilità".

Riaprire i Navigli, Biscardini: "Vi spiego perché non è un costo ma un investimento"

Ai microfoni de ilComizio.it il presidente dell'Associazione "Riaprire i Navigli", Roberto Biscardini, a margine del workshop che si è tenuto a Palazzo Pirelli. All'incontro sono intervenuti incontro l'ingegner Claudio Masi, l'architetto Giorgio Goggi, la ricercatrice Angela Airoldi, l'economista Remy Cohen e l'avvocato Monica Colombera, oltre a Roberto Tasca assessore al Bilancio del Comune di Milano e Massimo Garavaglia, assessore al bilancio della Regione Lombardia. La nostra intervista - (VIDEO)


"Con la ricerca che prende le mosse da questo primo incontro pubblico vogliamo aprire una pagina nuova sul tema ormai acquisito della riapertura dei Navigli a Milano.

Si perché abbiamo grosso modo alle spalle alcune certezze, e adesso bisogna affrontare questioni nuove. Dopo l’intuizione di 10 anni fa di riaprire a Milano quei Navigli che erano stati chiusi dopo il 1929, il consenso popolare si manifestò subito in maniera chiara con il referendum del 2011, quando più 450.000 cittadini milanesi, pari al 95% dei votanti, andarono a votare Si.

Successivamente a quella data la proposta di riaprire i Navigli è stata fatta propria dal Comune di Milano e dalla stessa Regione Lombardia trovando consensi in tutto il sistema istituzionale pubblico e privato della regione, confortati dalle prime verifiche di fattibilità sia quelle contenute nel libro pubblicato dalla nostra Associazione sia quelle successive e più dettagliate del Politecnico di Milano.

Oggi, quindi la questione non è più se riaprire o non riaprire gli otto chilometri di Navigli milanesi, dalla Cassina de Pomm alla Darsena, per riattivare l’intero sistema della rete navigabile di 140 km di Navigli lombardi,  ma come finanziare l’opera e come progettarla,  quantificando i benefici socioeconomici alla scala urbana e regionale,  verificando la possibilità di ”catturare” parte dei vantaggi economici che essa produrrà, per finanziare l’opera stessa e la sua gestione nel tempo, anche coinvolgendo nel finanziamento risorse private e riducendo al minimo quelle pubbliche e l’impatto sulla fiscalità generale.

Secondo un principio che le amministrazioni pubbliche, e cioè lo Stato, possano essere il motore dinamico  del nostro sviluppo in modo nuovo.

Questo è lo scopo della ricerca che presentiamo oggi e che svilupperemo nei prossimi sei mesi.

La nostra convinzione è che riaprire i Navigli a Milano possa rappresentare un grande investimento con importanti ricadute economiche, occupazionali, di riqualificazione urbana e ambientale, uscendo dalla logica che un’opera come questa sia un costo, anziché un investimento.

La ricerca che oggi presentiamo, il dibattito che vogliamo aprire, insieme ai contributi che ci auspichiamo possano arrivare nel corso dei prossimi mesi, lascia quindi alle spalle il tema della fattibilità, ormai data per certa (fattibilità d’ingegneria, idraulica, urbanistica e trasportistica), per affrontare il tema più stimolante del suo finanziamento, quali procedure e anche con quali livelli di innovazione finanziaria, quest’opera (ancorché di modesta entità economica) possa essere realizzata.

In questo senso Milano, che innoverà se stessa con la riapertura dei Navigli, potrà essere anche un buon esempio nell’individuazione di procedure innovative per la realizzazione di opere pubbliche, allineandosi così alle esperienze più virtuose già in uso in altri paesi. Così i Navigli, che saranno percepiti, anche a livello internazionale, come un esempio eccezionale della riqualificazione ambientale e urbana della nostra città, potranno essere un “bell’esempio” di cosa significa un “buon” investimento pubblico. Cioè un investimento, che trascina e attiva nuovi investimenti privati, con un effetto moltiplicatore pari o superiore a 2 nell’arco di pochi anni.

E’ infatti attendibile che l’investimento della riapertura dei Navigli sia efficiente perché sono massimi i benefici socioeconomici che produce e minimi i costi di realizzazione dell’opera. Siamo sicuri che dimostrando questo semplice elemento, e cioè che la realizzazione di quest’opera ha ricadute economiche tali che tutti potranno averne un vantaggio, ogni residuo timore sarà superato e si potrà procedere con più convinzione ad una loro riapertura totale. 

Il desiderio di riappropriarsi di questa grande opera del passato per costruire nuova modernità, si coniugherà con la consapevolezza che riaprire i Navigli sarà la chiave di volta per un futuro in cui Milano sarà capofila delle città avanzate per un diverso sviluppo economico, innovazione e nuova qualità ambientale.  

Questo insieme di questioni fa giustizia non solo sulla discussione ormai quasi mortificante per cui un’opera di soli 200 milioni possa “preoccupare” una amministrazione come quella di Milano o della Regione Lombardia, ma fa giustizia anche di un dibattito che non cogliendo la dimensione innovativa ed economica della proposta si lascia fuorviare dal tema improprio delle priorità.

10 anni fa siamo stati bonariamente accusati di aver proposto un “sogno irrealizzabile” legato all’idea di una “città più bella”, non comprendendo che il nostro progetto della riapertura totale degli otto chilometri dei Navigli in Milano nulla ha a che fare con la riproposizione antiquaria di quelli vecchi, né con la ricostruzione “pittoresca” di alcune sue parti. Allora ci siamo assunti la responsabilità di affermare che il “sogno” si poteva realizzare, oggi ci assumiamo la responsabilità di dire che porterà benefici economici, sociali e ambientali sostanzialmente utili a tutti.

Utile alla scala urbana e alla scala regionale, nella profonda convinzione che  questi otto chilometri, ancorché dentro i confini di Milano, siano la riproposizione di quel “passante idraulico”  che consentiva all’acqua dell’Adda di trasportare persone e merci penetrando in città fino alla Darsena.

In questo senso la riqualificazione dell’intera Martesana, la realizzazione per intero del tratto di Via Melchiorre Gioia fino ai Bastioni di Porta Nuova e persino la rifunzionalizzazione del Naviglio di Paderno, sono una priorità, per la costruzione dell’itinerario navigabile dal lago di Lecco fino al Po.

Un progetto per la Grande Città di Lombardia verso una “città più naturale”, dopo quella industriale e terziaria, alla riscoperta moderna del valore delle vie d’acqua.

Con questa ulteriore ricerca, sostenuta da Fondazione Cariplo, da alcuni soggetti privati e da altri che ci auguriamo potranno aggiungersi per ridurre l’impegno finanziario della nostra Associazione, intendiamo offrire alla città e alle istituzioni lombarde, un materiale di riflessione nuovo. 

Affinché l’opera possa essere realizzata nei tempi più brevi possibili, ma anche con procedure certe, le più convenienti e innovative, oltre la dimensione della pura e semplice opera pubblica finanziata  unicamente in ragione delle sole disponibilità di cassa dell’Amministrazione Comunale". 

Lo ha detto Roberto Biscardini nella sua introduzione al workshop "RIAPRIRE I NAVIGLI. UN INVESTIMENTO. NON UN COSTO.", tenutosi a Palazzo Pirelli lo scorso 22 gennaio

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