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updated 9:18 AM UTC, Oct 16, 2018

A Milano 2.600 senzatetto, in 600 vivono per strada. Il quadro di una metropoli tra solidarietà che funziona e ansia sociale in aumento

La rilevazione della Fondazione Rodolfo Debenedetti nella ricerca 'RacContami 2018', il terzo censimento dei senza dimora a Milano, promosso in collaborazione con l'Università Bocconi e il Comune.  Il 77% trova ospitalità nelle strutture di accoglienza notturne


Oltre 2.600 senzatetto censiti a Milano, il 77% ospitato in strutture di accoglienza. Questi, in sintesi, i dati emersi da RacCONTAMI2018, il censimento delle persone senza fissa dimora realizzato lo scorso febbraio dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti in collaborazione con l’Università Bocconi.

"Il censimento dei senza dimora dimostra che il sistema dell’accoglienza milanese ha raggiunto importanti risultati. Dai dati, raccolti dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti in collaborazione con l’Università Bocconi, emerge che a Milano trova ospitalità nelle strutture del territorio ben il 77% dei clochard. Uno sforzo che, come sottolinea la ricerca, porta Milano ad accogliere molto di più di altre città italiane, come Roma e Torino".

In particolare, 2.608 persone senza dimora sono state contate a Milano la notte di lunedì 19 febbraio 2018. Di queste, 587 persone sono state individuate in strada, mentre 2.021 in strutture di accoglienza notturna. Rappresentano lo 0,2% della popolazione cittadina, ovvero due persone ogni 1.000 abitanti, dato in linea con quello di altre grandi città europee. Rispetto a 5 anni fa, la presenza dei senza dimora a Milano risulta stabile, anche se è aumentata leggermente la quota di persone incontrate in strada (dal 19% nel 2013 al 23% nel 2018).

A Milano un'elevata percentuale di senza dimora è ospite di strutture di accoglienza notturna (77%): il dato risulta "significativamente superiore" a quelli di altri contesti italiani ed internazionali. Circa 700 volontari e più di 40 enti cittadini hanno partecipato all’iniziativa. Il progetto arriva così alla sua terza edizione, a distanza di 5 e 10 anni dalle prime due rilevazioni, rispettivamente nel 2013 e 2008.

"In un panorama che è molto cambiato rispetto all’ultimo censimento del 2013 per via dell’enorme flusso di migranti che ha investito la nostra città il numero dei senzatetto è rimasto sostanzialmente stabile e in linea con i grandi centri europei con cui ogni giorno Milano si confronta. Il nostro sistema è stato in grado di accogliere chiunque abbia chiesto un aiuto", aggiunge Majorino.

"Questo, però, non può e non deve bastare: ci sono ancora tante persone che vivono in strada. La loro reintroduzione nella società è l’obiettivo che perseguiremo grazie ai percorsi attivati con i fondi del Pon inclusione. Infine dobbiamo mettere in campo, di concerto con Regione Lombardia che dovrà assumersi le proprie responsabilità, un serio impegno nella lotta alle dipendenze perché il dato che parla di un terzo del totale dei clochard sotto i 35 anni non sia più così alto", conclude l'assessore. (Fonte: Adnkronos)

Le periferie di Milano, tra disagio e insicurezza. Daniela Reho (Forza Italia) boccia la giunta: "Ma dove vivono Sala e la Rozza?"

Daniela Reho, esponente di Forza Italia, già consigliera di Zona 8 a Milano, critica le politiche della giunta Sala per la sicurezza nelle periferie della città, accusando lo stesso sindaco e l'assessore Carmela Rozza di non avere la percezione di quale sia la reale condizione dei quartieri più decentrati. La nostra intervista - (VIDEO)

Separazione dei coniugi, chi paga le spese condominiali? L'avvocato Carlo Bortolotti ci risponde

Sono numerose le questioni da risolvere quando marito e moglie decidono di interrompere legalmente il proprio vincolo familiare. Gli aspetti economici sono spesso al centro di dispute e gli adempimenti dovuti per la proprietà di un immobile. Ci aiuta a fare chiarezza l'avvocato Carlo Bortolotti, civilista del Foro di Milano, esperto di entrambe le materie - (VIDEO)


L'avvocato Carlo Bortolotti nel suo studio

Regime spese condominiali a seguito di separazione dei coniugi

In caso di separazione dei coniugi, sia consensuale che giudiziale, la cosiddetta "casa coniugale" verrà assegnata, a prescindere dall'intestazione e dall'effettiva proprietà, al coniuge convivente con la prole, il quale, godendo di un diritto reale di abitazione, dovrà pagare le spese relative all'ordinaria amministrazione dell'immobile, gravando, invece, le straordinarie sull'effettivo intestatario della casa; questo regime andrà previsto nelle condizioni di separazione e ne dovrà essere adeguatamente informato l'amministratore che, diversamente, continuerà legittimamente a chiedere i versamenti al solo intestatario dell'immobile (che magari non vi abita più).

 

STUDIO LEGALE BORTOLOTTI

C.so Buenos Aires, 45 - 20124 MILANO
tel. 02.39562104 - fax 02.45485345 
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L'assemblea di condominio: i tempi e le modalità di convocazione. L'avvocato ci toglie ogni dubbio

Un appuntamento importante, spesso delicato e decisivo per quanto riguarda le scelte comuni dei proprietari d'immobile. Per evitare "sorprese" è bene dunque conoscere e tenere presenti alcuni aspetti, formali, ma legati poi a questioni assolutamente concrete. Allora ecco le delucidazioni dell'avvocato Carlo Bortolotti, civilista milanese esperto della materia condominiale - (VIDEO)


L'avvocato Carlo Bortolotti nel suo studio

La convocazione all'assemblea condominiale

Le modalità di convocazione dei condomini all'assemblea sono stabilite per legge e sono perentorie, quindi occorre porvi particolare attenzione, ai fini della piena validità dell'assemblea medesima.

Ogni singolo proprietario d'immobile (anche in caso di comproprietari) deve essere convocato almeno 5 giorni prima dell'assemblea (il giorno stesso dell'assemblea non si conta), a mezzo di raccomandata ar, pec, fax o raccomandata a mano, purché vi sia traccia legale della ricezione, non sono infatti valide le semplici e-mail.

La convocazione deve contenere l'Ordine del giorno completo e sintetico, ma assolutamente non generico, a tutela del diritto di piena conoscenza degli argomenti trattati di cui gode ogni condomino.

 

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Il riscaldamento e il condominio, un tema... scottante. L'intervento dell'avvocato

E' un problema che spesso, specie nei caseggiati più datati, divide i proprietari d'immobile che possono avere esigenze diverse per quanto riguarda le temperature interne degli appartamenti. Le recenti evoluzioni tecniche garantiscono una gestione pressoché indipendente dei radiatori di calore, ma molte persone manifestano l'intenzione di staccarsi completamente dagli impianti comuni. Ecco tutto quello che c'è da sapere nella spiegazione dell'avvocato Carlo Bortolotti, esperto della materia condominiale - (VIDEO)


L'avvocato Carlo Bortolotti nel suo studio

Distacco dal riscaldamento condominiale

Ogni condomino può staccarsi dall'impianto di riscaldamento comune e senza necessità di autorizzazione dell'assemblea; all'assembla, tramite l'amministratore, andrà solamente sottoposta una perizia che, redatta da tecnico abilitato, dia prova che l'operazione non comporterà alcun danno o squilibrio all'impianto condominiale né alcun aggravio di costi per gli altri. Il condomino che si è staccato dovrà continuare a pagare per la manutenzione straordinaria della caldaia comune.

 

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Roma, 800 euro al mese ai rom per l'affitto di una casa. Scatta la rivolta: "Ci conviene diventare tutti nomadi. Non siete pentiti di aver votato la Raggi?"

Scolarizzazione, occupazione, salute e abitazione. Sono questi i quattro elementi chiave del piano per il superamento dei campi rom nella capitale contenuto in una delibera approvata dalla giunta targata 5 Stelle e già divenuto oggetto di polemica. Le misure temporanee destinate al sostegno delle persone Rom, Sinti e Caminanti che versano in condizioni di grave fragilità sociale. Il Comune ne fa un vanto, ma una parte della città insorge ricordando gli sgomberi di famiglie italiane con difficoltà economiche e di salute cacciate con la forza dalle case in cui vivevano


L'immagine può contenere: albero, cielo e spazio all'aperto

Scolarizzazione, occupazione, salute e abitazione. Sono questi i quattro elementi chiave del piano per il superamento dei campi rom a Roma contenuto in una delibera approvata dalla giunta Raggi e già divenuto oggetto di polemica. Il piano del Campidoglio partirà dai campi denominati 'La Barbuta' e 'La Monachina' e sarà realizzato utilizzando fondi europei. "Nel Piano c'è un deficit di conoscenza del fenomeno e di visione strategica", attacca Associazione 21 luglio, "dall'uso dei fondi europei ad un Patto di Responsabilità, da un generico incremento occupazionale ad un vago sostegno economico: una serie di principi vengono scanditi in successione senza che vengano indicati tempistiche, priorità, obiettivi, azioni".

L'accento, in particolare, viene posto sul numero dei rom in emergenza abitativa: non sono 4.500 in "9 villaggi", cifra stimata dal Comune, bensì 5.300 in 19 insediamenti formali e 2.200 in insediamenti informali. I rappresentanti capitolini di FdI invece, hanno parlato di 15mila nomadi "per una spesa totale annua per i campi di almeno 23 milioni di euro. Cifre ragguardevoli se pensiamo che le altre realtà sociali, non possono contare su fondi così importanti". Il tema caldo è proprio quello dei fondi che verranno stanziati per affrontare l'emergenza abitativa dei rom. Il piano del Campidoglio prevede l'utilizzo di 3,8 milioni di fondi europei disponibili sul bilancio 2017 di Roma Capitale.

Le misure temporanee destinate al sostegno delle persone Rom, Sinti e Caminanti che versano in condizioni di grave fragilità sociale. Tuttavia, c'è chi non è d'accordo.
 
"A Roma conviene diventare rom", twitta ironico un utente, "bonus di 800 euro al mese ai rom per una casa in affitto - Mi vergogno di questa Nazione", commenta polemico un altro. E ancora, "la nuova idea della Raggi: 'ai rom case popolari e contributo per l'affitto' e agli italiani le tasse da pagare per finanziarli", "Torino regalata agli islamici e Roma regalata ai rom. Meraviglioso questo 'cambiamento'", "#romaairom #Raggi regalerà 800 euro di contributo mensile e case popolari ai #rom. Voi che l'avete votata non vi siete ancora pentiti?", si legge tra i commenti sui social.
 
(Fonte: Adnkronos)



La delibera del condominio non ti piace? Che cosa si può fare e come. Lo spiega l'avvocato

Le decisioni prese nelle assemblee spesso non soddisfano o trovano apertamente in disaccordo alcuni proprietari di casa. Esiste quella che in termini legali è definita "impugnazione", ovvero la possibilità di far valere le proprie ragioni di dissenso in Tribunale. La questione necessita però di alcuni chiarimenti. La parola all'avvocato Carlo Bortolotti, civilista milanese esperto della materia condominiale


 
 
Impugnazione della delibera assembleare, cosa fare in concreto

Sono frequenti i casi nei quali uno o più condomini, sulla base di ragioni più o meno fondate, ritengono altamente negativa, e persino dannosa, una delibera assunta dall'assemblea del condominio, al punto da desiderarne ed invocarne la revoca o annullamento.
 
Che fare concretamente in questi casi?
 
In primo luogo, occorre sottolineare con molta chiarezza che non è possibile impugnare qualunque delibera assembleare, sul solo presupposto che prescriva qualcosa che risulti poco gradito o che incontri l'aperta ostilità di diversi condomini, poiché, molto semplicemente, è proprio a tal fine che esistono le norme circa l'approvazione delle delibere stesse per votazione comune; l'impugnazione della delibera, di contro, deve avere fondamento in una violazione di legge (anche circa l'iter formativo della delibera stessa e dell'assemblea votante), del regolamento del condominio o nella previsione o avallo di una situazione, di fatto o giuridica, manifestamente dannosa per il condominio o per gli interessi specifici di un condomino.
 
Possono impugnare la delibera i condomini dissenzienti o assenti all'assemblea, a patto che non abbiano conferito delega ad un soggetto che abbia votato a favore, o anche gli astenuti, nel termine perentorio di 30 giorni dalla delibera stessa per i dissenzienti o astenuti presenti e, per gli assenti, dal momento di ricevimento del verbale.
 
Ai fini della valida impugnazione e dell'interruzione dei relativi termini, non è affatto sufficiente una diffida, ancorché per raccomandata o pec: con l'introduzione della mediazione obbligatoria in materia condominiale, l'impugnazione deve essere proposta, prima, con tale mezzo e solo all'eventuale fallimento di tale procedura (che ha un'assai bassa percentuale di definizione, ad onor del vero), sarà possibile adire il Tribunale ordinario, avanti il quale, è bene ricordare, l'onere della prova della violazione di legge, regolamento o lesione grave d'interessi meritevoli di tutela, grava interamente sul condomino.

In ultimo, si rammenta che la delibera rimane valida ed operante anche in caso d'impugnazione proposta nei termini e, questo, sino a sentenza finale, a meno che, insieme all'impugnazione, non si alleghi un'apposita istanza di sospensione della delibera medesima per gravi motivi, inerenti il rischio di un danno irreparabile.

Avv. Carlo Bortolotti

 
 
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Vita di condominio, che cosa è indispensabile sapere sull'amministratore: l'avvocato ci spiega tutto

Carlo Bortolotti, civilista del Foro di Milano, esperto della complessa materia condominiale, ci fornisce le informazioni di cui abbiamo bisogno circa la figura professionale che si occupa della gestione del nostro stabile. Quando è obbligatoria la nomina e come deve avvenire, i suoi compiti e limiti, i termini del suo mandato


 
Una della maggiori preoccupazioni della gran parte dei proprietari d'immobili, siti in uno stabile, è la figura professionale cui affidare l'amministrazione dello stabile stesso. Vediamo, per quanto possibile in sintesi, cos'è indispensabile sapere (e spesso non si sa).
 
Il novellato art.1129 c.c., stabilisce che è obbligatoria la nomina di un amministratore qualora, lo stabile, sia composto di almeno nove condomini (erano almeno cinque sino al 2012); gli stabili più piccoli, possono limitarsi ad individuare, anche tra i singoli proprietari, un "facente funzioni", con compiti di gestione e cura delle questioni comuni (assai ardui, in verità..). Possono essere amministratori di condominio tanto le persone fisiche, con precisi requisiti legali, quanto le società (art.71 bis disp. att. c.c.), purché i relativi amministratori vantino i medesimi requisiti ed ossia, in sostanza, il pieno godimento dei diritti civili, la fedina penale pulita, il possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e l'aver frequentato un corso di formazione iniziale presso un organismo abilitato, aggiunto ad attività formativa costante; è di palmare evidenza che, più che i predetti requisiti, per la verità piuttosto generici, il soggetto dovrà garantire un certo grado di provata professionalità, testimoniata, soprattutto, dalla sua pregressa esperienza e dal numero di stabili gestiti e "verificabili", unita, magari,  alla sua iscrizione ad una delle organizzazioni professionali di categoria più rappresentative.
 
La nomina dell'amministratore spetta all'assemblea, con il voto di almeno 500/1000 ed il 50% degli intervenuti più uno, diversamente la nomina non è valida; alla convocazione per la nomina, in mancanza, possono provvedere anche i condomini stessi, in numero di due o più, purché titolari di almeno 166,66/1000; se l'assemblea reiteratamente non provvede, benché convocata, ciascun condomino (anche uno solo) può rivolgersi al Tribunale ordinario perché provveda, d'autorità, alla nomina di un amministratore, che avrà i medesimi poteri di quello di nomina normale.
 
I compiti fondamentali dell'amministratore (artt.1117, 1120, 1129, 1130 e 1135 c.c.) sono senza dubbio delicati ed attengono, sostanzialmente, a tutto ciò che riguarda la corretta salvaguardia, cura e gestione dei beni comuni, delle relative spese (e loro ripartizione) e connesse obbligazioni (in massima parte con i fornitori e dipendenti) oltre all'esecuzione, su delibera assembleare, di ogni determinazione e decisione comune a tale riguardo; questa attività andrà documentata analiticamente nel bilancio condominiale e relativa nota esplicativa che, il professionista, ha l'obbligo di presentare ai condomini, per la discussione e l'approvazione, in occasione della chiusura della gestione annuale, nell'ambito dell'assemblea ordinaria.
 
L'amministratore, nell'ambito del suo agire, ha due fondamentali limitazioni, il dettato normativo ed il regolamento di condominio: ogni atto che violi o contrasti con norme di legge o regolamentari o che sia dannoso per gli interessi comuni è da considerarsi illegittimo, potrà essere impugnato da ogni singolo condomino, tanto avanti l'assemblea quanto avanti il Tribunale, al fine di chiederne l'annullamento e la revoca.
 
In conclusione, applicandosi in generale le norme previste per il contratto di mandato, occorre tenere presente che, l'amministratore, è responsabile nei confronti del condominio in caso d'inadempimento ai doveri derivanti dal suo incarico di gestione, sia in relazione alla tenuta della contabilità ed ai citati rapporti con fornitori e dipendenti, sia per quanto attiene la regolare tenuta dei bilanci, delle scritture e degli adempimenti fiscali in genere; perchè vi sia responsabilità (anche giudiziale), è sufficiente che l'amministratore abbia agito con colpa, cioè con negligenza od imperizia, nell'ambito di uno dei doveri impostigli dalla legge, dal regolamento o da delibera assembleare, con conseguente danno economico per il condominio, del quale potrà essere chiamato a rispondere.
 
Avv. Carlo Bortolotti
 
 
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