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updated 3:55 PM CEST, Oct 21, 2017

Roma, abbattono edificio del 1930 per costruire una palazzina ultramoderna. Sgarbi furioso con la Raggi e l'autore del progetto (presidente degli architetti romani)

Sono già iniziati i lavori per buttare giù il villino Naselli nel Quartiere Coppedè. Al suo posto sarà costruito un palazzo di ultima generazione su progetto di Alessandro Ridolfi. Contro l'intervento sono insorti Italia Nostra e il critico d'arte che in un video esprime tutta la sua rabbia, senza risparmiare la sindaca pentastellata della Capitale - (VIDEO)


E' iniziato l'abbattimento di un elegante palazzetto degli anni '30 nei pressi dello storico Quartiere Coppedè, a Roma. Le ruspe hanno già iniziato a radere al suolo il villino che fu del Conte Naselli, in via Ticino 3, al posto del quale sorgerà un edificio ultramoderno che ospiterà sette appartamenti, progettato da Alessandro Ridolfi, presidente degli architetti di Roma. Contro l'intervento si sono schierati Italia Nostra e Vittorio Sgarbi. Quest'ultimo si è scagliato contro gli artefici del progetto e la sindaca grillina della Capitale, Virginia Raggi, accusata di non averlo impedito.

"La Raggi deve andare a casa - aveva detto in un video - perché la vigliaccheria non può stare al governo della città. Perché se non capisci che nella tua Roma, di cui sei sindaco, non puoi buttare giù questo edificio del 1930 per costruire questa m… immonda e schifosa, non puoi fare il sindaco".

Il critico d'arte aveva aggiunto, invano, dato il successivo avvio dei lavori: "La demolizione non ci sarà, vi mangeremo il cuore e se uno solo comprerà un appartamento in questo condominio di m…. quell'uno sarà un uomo senza anima e senza gusto. Chi abiterà in questo luogo immondo andrà all'inferno, non vuole vivere a Roma".

Legge elettorale, Salvini replica ai Cinque Stelle: "Io venduto? Loro hanno abolito il reato di immigrazione clandestina votando col Pd..."

Non ci sta il leader leghista a prendersi dai grillini l'accusa di complicità con la maggioranza di centrosinistra per non essersi opposto al Rosatellum e alla fiducia. Ospite di Otto e Mezzo (La7) assieme ad Antonio Padellaro, risponde al M5S contrattaccando: "Se dici bianco, loro dicono nero e se dici nero, loro dicono bianco. Ma alla prova del governo a Roma, a Torino, a Livorno, a Bagheria fanno pena. Non si governa l’Italia coi no. Ai cittadini non interessa il Rosatellum" - (VIDEO)

Rosatellum, Di Battista: "Legge elettorale un colpo di Stato istituzionale"

Il deputato del Movimento 5 Stelle a "In mezz'ora in più": "E' un provvedimento che premia una coalizione per colpire noi. Invece di fischiare Venturagli italiani scendano in piazza contro una norma che non consente loro di scegliere chi li rappresenta". Sullo ius soli: "Il Ddl non arriverà al Senato ma se arrivasse noi ci asterremo. La questione deve essere trattata a livello europeo. Perché Veltroni fa gli appelli a noi invece di farli al suo partito, Delrio se è contro una scelta del suo governo si dimetta e non fare sciopero" 


"Hanno fatto una legge che premia una coalizione contro M5s, per me questo è un colpo di stato istituzionale. A due mesi dalle elezioni con tutto il mondo che chiede maggiore rappresentatività hanno fatto una legge che impedisce di fatto ai cittadini di eleggere i 2/3 del Parlamento questo colpo di stato istituzionale per colpire i cittadini e M5s noi ci opporremo in aula e mi appello a Matterella affinché non la firmi". Lo afferma Alessandro di Battista, deputato M5s a in mezz'ora in più.

"E' democratico un Paese che non garantisce i diritti dei cittadini che votano ma per andare contro una forza politica - ha detto ancora Di Battista -, io spero che non passi e mi auguro che Mattarella si ricordi dei vizi che aveva il Porcellum e l'Italicum spero che si accorga dei rischi. 

"Gli italiani non se la possono prendere solo con Casini, Renzi, Alfano e gli altri e non aver memoria. Gli italiani hanno una responsabilità. Non tiriamo su il Paese finché li italiani fischiano Ventura e non scendono in piazza contro una legge che non consente loro di scegliere chi li rappresenta". 

Parlando dello Ius soli, il deputato M5S ha detto che "il Ddl non arriverà al Senato ma se arrivasse noi ci asterremo. La questione deve essere trattata a livello europeo. Perché Veltroni fa gli appelli a noi invece di farli al suo partito, Delrio se è contro una scelta del suo governo si dimetta e non fare sciopero". 

(Fonte: Ansa)

Raggi verso il processo? Il nuovo codice del M5S la salva. Pizzarotti fu sospeso per un avviso di garanzia

Con le vecchie regole la sindaca di Roma, per cui la procura capitolina ha chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di falso, avrebbe dovuto lasciare l'incarico o il movimento. Ma con la revisione delle norme interne, approvate lo scorso 3 gennaio, è venuto meno l'obbligo di dimissioni


Rinvio a giudizio per falso in atto pubblico. E' quanto ha chiesto la procura di Roma per la sindaca Virginia Raggi per l'accusa di falso in relazione alla nomina di Renato Marra. Sollecitata invece l'archiviazione per l'accusa di abuso d'ufficio per la nomina di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica.

Secondo le vecchie logiche del Movimento 5 Stelle cui la Raggi appartiene, la sindaca avrebbe già dovuto lasciare l'incarico o il partito, tant'è che in passato era bastato un avviso di garanzia per sospendere dal Movimento il sindaco di Parma Federico Pizzarotti o per chiedere le dimissioni di Angelino Alfano. Ma con il nuovo codice di comportamento, approvato dagli elettori lo scorso 3 gennaio, i grillini hanno assunto un atteggiamento decisamente più garantista.

La condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo è considerata dal Movimento "grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva" mentre "la ricezione, da parte del portavoce, di informazioni di garanzia”o di un avviso di conclusione delle indagini non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso".

La sindaca di Roma, nella sua attuale condizione, non ha quindi alcun obbligo di dimissioni ma può scegliere di "autosospendersi a tutela dell’immagine del MoVimento 5 Stelle, senza che ciò implichi di per sé alcuna ammissione di colpa o di responsabilità".
 
(Fonte: Adnkronos)
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Ecco la classifica degli amministratori: Zaia il governatore più amato d'Italia, Nardella il primo tra i sindaci. Maroni in ascesa, Crocetta ultimo. Male Sala e Raggi

Pubblicati i risultati del monitoraggio semestrale dell'istituto di ricerca Index Research. Conferme, sorprese e tonfi clamorosi. Promozioni e bocciature sono trasversali: dietro il presidente leghista del Veneto c'è il piemontese Sergio Chimparino (Pd), mentre alle spalle del primo cittadino dem di Firenze si piazza Luigi Brugnaro, che guida Venezia con una maggioranza di centrodestra, ma poco legato ai partiti. Leggi tutto


Luca Zaia (Veneto) è il presidente di Regione più amato d'Italia, mentre Dario Nardella (Firenze) il sindaco che riscuote maggiore gradimento. Precipita invece Virginia Raggi: la sindaca di Roma è solo 88esima. Sono questi i principali verdetti del monitoraggio semestrale di Index Research che rileva la soddisfazione dei cittadini nei confronti di governatori e sindaci. Per quanto riguarda i presidenti di Regione, dietro a Zaia si attestano Sergio Chiamparino (Piemonte), Michele Emiliano (Puglia), Enrico Rossi (Toscana) e Maurizio Marcello Pittella (Basilicata).

Per quanto riguarda invece le città, Dario Nardella (Firenze), Luigi Brugnaro (Venezia), Federico Borgna (Cuneo), Matteo Ricci (Pesaro), Giorgio Gori (Bergamo) sono i sindaci più amati. Nella classifica dei governatori, il presidente del Veneto Zaia è apprezzato dal 58,3% dei cittadini intervistati. Secondo l’istituto di ricerca diretto da Natascia Turato, dunque, a conquistare la medaglia d’oro nel primo semestre 2017 è un’amministrazione della Lega Nord. A sorpresa, al secondo posto Sergio Chiamparino (56,4%), presidente del Piemonte eletto con il Pd. La sua è stata una vera e propria scalata: in un anno ha guadagnato ben sei posizioni accrescendo il suo consenso del 6,2%. Sul terzo gradino del podio Michele Emiliano: il governatore della Puglia, che nel 2016 guidava la classifica, è scivolato di due posizioni, conquistando il 56,1% dei consensi, l’1,3% in meno rispetto all’ultima rilevazione. Salgono di un posto rispettivamente Enrico Rossi (Pd), Governatore della Toscana con il 53,3% e Maurizio Marcello Pittella della Basilicata (53,5%).

Scende invece Giovanni Toti (FI), presidente della Liguria, che ha dovuto cedere tre posizioni perdendo lo 0,6%. Perde punti anche Nicola Zingaretti (Pd): il Presidente della Regione Lazio scivola dalla settima alla nona posizione e il suo consenso scende sotto la soglia del 50%. In grande ascesa invece Roberto Maroni (Lega Nord) alla guida della Lombardia, che dagli ultimi posti della classifica nel 2016 sale all’undicesima posizione guadagnando cinque punti e mezzo. La prima donna in classifica è Catiuscia Marini, Governatore dell’Umbria al tredicesimo posto (45,6%), dopo di lei Debora Serracchiani (Pd), presidente del Friuli Venezia Giulia, quartultima in classifica (44,7%). Si conferma all’ultimo posto il siciliano Rosario Crocetta con solo il 26,8% dell’apprezzamento, prossimo alla scadenza.

Il monitoraggio sui 38 primi cittadini più apprezzati d'Italia, invece incorona miglior sindaco d’Italia Dario Nardella, ex deputato Pd, alla guida di Firenze dal 2014: il 62,1% dei suoi concittadini hanno espresso soddisfazione nei confronti del lavoro svolto dalla sua amministrazione. Al secondo posto l’imprenditore e dirigente sportivo Luigi Brugnaro sindaco di Venezia eletto con il centrodestra. Rispetto a un anno fa guadagna due posizioni e il 61,5% dell’apprezzamento. Balzo in avanti per Federico Borgna, riconfermato per la seconda volta sindaco di Cuneo lo scorso giugno al primo turno. Rispetto ad un anno fa, lo apprezza il 5,5% in più della popolazione. In quarta posizione Matteo Ricci (Pd), primo cittadino di Pesaro. Chi perde punti è invece l’imprenditore Giorgio Gori, sindaco di Bergamo a capo di una coalizione di centro sinistra. Per lui brusco capitombolo dal vertice della classifica al quinto gradino: in un anno ha perso due punti e mezzo. La prima donna sindaco in classifica è Silvia Marchionini di Verbania, si aggiudica il quattordicesimo posto.

Bisogna scorrere fino al ventunesimo per trovare la seconda, la M5Stelle Chiara Appendino, primo cittadino di Torino che però, dopo la luna di miele con la sua città, perde terreno e balza indietro dalla decima alla ventunesima posizione. Da segnalare la buona performance dell’ex grillino Federico Pizzarotti: rieletto a giugno sindaco di Parma con la sua lista "Effetto Parma", rispetto al 2016 ha guadagnato diverse posizioni ed è salito al 56,3% di apprezzamento.

La classifica Indexcittà rappresenta i Sindaci che superano il 55% di soddisfazione sull’operato espressa dai cittadini per cui non sono presenti i primi cittadini delle due maggiori città italiane, Giuseppe Sala, sindaco di Milano e Virginia Raggi, sindaco di Roma, rispettivamente al 49esimo posto con il 54,3% e all’88esimo con il 44,4%.

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Roma, chiesto il rinvio a giudizio per Virginia Raggi: accusa di falso per la nomina di Renato Marra

Dopo la decisione dei giudici di Milano nei confronti di Sala, anche la procura capitolina vuole il processo per la prima cittadina: stessa ipotesi di reato anche se per fatti e circostanze ovviamente diversi. Archiviato invece l'abuso d'ufficio. L'esponente del M5S: "Ho agito secondo la legge, presto sarà fatta chiarezza". E vuole le scuse dei media 


CHIESTO IL PROCESSO PER FALSO - La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per la sindaca della Capitale Virginia Raggi per l'accusa di falso in relazione alla nomina di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele Marra, all'incarico di capo dipartimento per il Turismo.

ARCHIVIAZIONE ABUSO - La procura ha chiesto poi l'archiviazione per la sindaca in relazione all'accusa di abuso di ufficio per la nomina di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica. Stessa richiesta di archiviazione è stata sollecitata anche per Romeo.

Beppe Grillo e Davide Casaleggio con Virginia Raggi. A quanto apprende l'AdnKronos, i vertici del Movimento 5 Stelle avrebbero espresso soddisfazione dopo che la procura di Roma ha fatto cadere le accuse di abuso d'ufficio in merito sia alla scelta del capo della segreteria politica che del dirigente al dipartimento Turismo.

LA SINDACA - "Apprendo con soddisfazione che, dopo mesi di fango mediatico su di me e sul MoVimento 5 Stelle, la Procura di Roma ha deciso di far cadere le accuse di abuso d'ufficio. Secondo i pm di Roma ho rispettato la legge nella scelta del capo della segreteria politica e del dirigente al dipartimento Turismo ed è stata chiesta l'archiviazione per ambedue le ipotesi di reato" afferma su Facebook la sindaca di Roma Virginia Raggi sulla richiesta della procura.

"Per la Procura ho seguito tutte le norme - prosegue Raggi -. Non ci sarebbe mai stata alcuna promozione che non doveva essere fatta come volevano far credere Pd e destra. Non avrei commesso alcun reato per la nomina di Salvatore Romeo: non c'è mai stato alcun ingiusto aumento dello stipendio. Un'accusa infamante riportata per mesi dai giornali e cavalcata dall'opposizione nel tentativo di screditare me e il MoVimento 5 Stelle. Così come non ci sarebbe alcun abuso nella nomina di Renato Marra".

"AGITO SECONDO LEGGE" - "Lo ripeto: ritengo di aver agito secondo la legge. Dopo mesi di indagine, lo attesta la stessa magistratura inquirente - continua la sindaca -. Per mesi i media mi hanno fatta passare per una criminale, ora devono chiedere scusa a me e ai cittadini romani".

"Sono convinta - aggiunge - che presto sarà fatta chiarezza anche sull'accusa di falso ideologico. Abbiamo sempre avuto grande fiducia nella magistratura e continueremo ad averne''.

(Fonte: Adnkronos)

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Roma, 800 euro al mese ai rom per l'affitto di una casa. Scatta la rivolta: "Ci conviene diventare tutti nomadi. Non siete pentiti di aver votato la Raggi?"

Scolarizzazione, occupazione, salute e abitazione. Sono questi i quattro elementi chiave del piano per il superamento dei campi rom nella capitale contenuto in una delibera approvata dalla giunta targata 5 Stelle e già divenuto oggetto di polemica. Le misure temporanee destinate al sostegno delle persone Rom, Sinti e Caminanti che versano in condizioni di grave fragilità sociale. Il Comune ne fa un vanto, ma una parte della città insorge ricordando gli sgomberi di famiglie italiane con difficoltà economiche e di salute cacciate con la forza dalle case in cui vivevano


L'immagine può contenere: albero, cielo e spazio all'aperto

Scolarizzazione, occupazione, salute e abitazione. Sono questi i quattro elementi chiave del piano per il superamento dei campi rom a Roma contenuto in una delibera approvata dalla giunta Raggi e già divenuto oggetto di polemica. Il piano del Campidoglio partirà dai campi denominati 'La Barbuta' e 'La Monachina' e sarà realizzato utilizzando fondi europei. "Nel Piano c'è un deficit di conoscenza del fenomeno e di visione strategica", attacca Associazione 21 luglio, "dall'uso dei fondi europei ad un Patto di Responsabilità, da un generico incremento occupazionale ad un vago sostegno economico: una serie di principi vengono scanditi in successione senza che vengano indicati tempistiche, priorità, obiettivi, azioni".

L'accento, in particolare, viene posto sul numero dei rom in emergenza abitativa: non sono 4.500 in "9 villaggi", cifra stimata dal Comune, bensì 5.300 in 19 insediamenti formali e 2.200 in insediamenti informali. I rappresentanti capitolini di FdI invece, hanno parlato di 15mila nomadi "per una spesa totale annua per i campi di almeno 23 milioni di euro. Cifre ragguardevoli se pensiamo che le altre realtà sociali, non possono contare su fondi così importanti". Il tema caldo è proprio quello dei fondi che verranno stanziati per affrontare l'emergenza abitativa dei rom. Il piano del Campidoglio prevede l'utilizzo di 3,8 milioni di fondi europei disponibili sul bilancio 2017 di Roma Capitale.

Le misure temporanee destinate al sostegno delle persone Rom, Sinti e Caminanti che versano in condizioni di grave fragilità sociale. Tuttavia, c'è chi non è d'accordo.
 
"A Roma conviene diventare rom", twitta ironico un utente, "bonus di 800 euro al mese ai rom per una casa in affitto - Mi vergogno di questa Nazione", commenta polemico un altro. E ancora, "la nuova idea della Raggi: 'ai rom case popolari e contributo per l'affitto' e agli italiani le tasse da pagare per finanziarli", "Torino regalata agli islamici e Roma regalata ai rom. Meraviglioso questo 'cambiamento'", "#romaairom #Raggi regalerà 800 euro di contributo mensile e case popolari ai #rom. Voi che l'avete votata non vi siete ancora pentiti?", si legge tra i commenti sui social.
 
(Fonte: Adnkronos)



Tutto Renzi a Milano: attacco ai Cinque Stelle e parole forti sulle intercettazioni. Il sospetto di un complotto istituzionale?

Nei video de ilComizio.it l'intervento del segretario del Pd alla Scuola di partito Pier Paolo Pasolini alla fondazione Feltrinelli, nata da un'idea del professor Massimo Recalcati. Dalla giustizia all'economia, dalla comunicazione all'idea di "potere", il leader dem a 360 gradi. Da ascoltare bene... - (VIDEO)


 

"Il vero tema non è l'intercettazione, il rapporto padre e figlio. L'intercettazione è illegale per chi la pubblica. Il tema è capire se negli ultimi mesi un pezzo delle istituzioni ha fabbricato prove false verso rappresentanti delle istituzioni".

Il dibattito sulle intercettazioni "è una gigantesca arma di distruzione di massa".

"Il  Pd deve essere sempre dalla parte della giustizia. Che non può essere giustizialismo, subalternità culturale, per cui si chiedono le dimissioni dei politici se arriva un avviso di garanzia. Facendo passare il messaggio che l’avviso di garanzia è attestato di colpevolezza. Noi siamo dalla parte dell’onestà e della giustizia. Non abbiamo niente da temere e vogliamo solo che si rispettino le leggi. Da parte di tutti". 

Così Matteo Renzi intervenendo a Milano alla Scuola di partito Pier Paolo Pasolini

 

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