updated 8:08 PM UTC, Sep 25, 2018

Il grande ritorno di Silvio, il profeta dei liberali: "Libertà in pericolo, è l'ora di mobilitare le coscienze". Poi attacca Salvini e annuncia che alle Europee ci sarà

"Io candidato alle europee? "Penso di sì, è ciò che mi chiedono tutti. E poi, se dobbiamo salvare l'Italia, bisogna cominciare a fare le cose sul serio". Colpo di scena al termine della kermesse azzurra di Fiuggi, dove Silvio Berlusconi è tornato a parlare dell'alleanza del centrodestra, senza risparmiare stoccate al governo gialloverde e al compagno di coalizione Salvini. L'annuncio ufficiale del Cav arriva all'uscita del Grand Hotel Palazzo della Fonte in una breve risposta ai cronisti. D'altra parte, fiume in piena sul palco, il capo di Forza Italia lo aveva già detto. "Sarò in campo alle prossime elezioni per salvare anche io il paese che amo", annunciava, per poi scandire: "Dobbiamo aprirci a quegli altri italiani che in definitiva la pensano come noi e questa volta sono rimasti a casa o hanno espresso un voto di protesta. Dobbiamo ritornare ad avere un voto importante e che faccia ancora di noi la prima forza politica in Italia". Nel corso dell'intervento del leader azzurro a chiusura della tre giorni organizzata da Antonio Tajani, Berlusconi aveva sottolineato come il vertice del centrodestra a Palazzo Grazioli "ha confermato che la coalizione è definitiva per tutti e tre i partiti". Però, aveva anche sottolineato, "Salvini ha delle uscite che non sono gradevoli e accettabili da parte nostra. Forse deve tentare di non far scoppiare un diverbio assoluto con i Cinque Stelle, quel diverbio che noi auspichiamo anche presto"


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IL MANIFESTO

"Noi, donne e uomini liberi d'Italia, ribadiamo la nostra fede nei principi liberali espressi nel 'credo laico' di Forza Italia e lanciamo un grido d'allarme per il pericolo che tali principi corrono nel nostro Paese e in Europa". Così recita l'incipit del 'Manifesto per la libertà' presentato ieri a Fiuggi dal leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, protagonista della giornata conclusiva della kermesse azzurra organizzata da Antonio Tajani.

Un manifesto programmatico per il rilancio del partito che si articola in 5 punti. "La libertà è la condizione naturale di ogni essere umano. La garanzia della libertà e della dignità di ogni essere umano è la prima e più importante funzione dello Stato", si legge al primo punto.

I principi "sui quali si fonda la comune civiltà europea, sono oggi minacciati dai movimenti pauperisti, giustizialisti, statalisti e ribellisti che in varie forme operano in alcuni Stati europei" e, prosegue il manifesto, "questo pericolo riguarda direttamente il nostro Paese, nel quale la delusione di molti cittadini per gli errori del vecchia politica ha condotto al governo un movimento come i Cinque Stelle, ispirato dall'invidia e dall'odio sociale, nemico delle libertà, del progresso, della democrazia rappresentativa".

Per questo "da responsabili politici di Forza Italia, facciamo appello a tutti coloro che hanno a cuore i principi liberali affinché compiano una scelta di campo e si uniscano a noi per difendere l'avvenire del nostro Paese", è il messaggio del presidente di Fi. "Come nel 1994 - si legge ancora nel documento presentato alla platea di Fiuggi - è l'ora di una grande mobilitazione delle coscienze per noi che rappresentiamo l'Italia seria, onesta, concreta, fattiva": l'obiettivo è costruire "un centrodestra rinnovato e unito, nel quale possano riconoscersi gli italiani moderati, ragionevoli e di buon senso".

Berlusconi (che al termine del suo intervento di ieri, secondo quanto raccontato da fonti azzurre, avrebbe avuto un lieve calo di pressione), ha illustrato le linee guida della 'road map' che nelle intenzioni del Cav porterà al rilancio della sua creatura politica: "Quest'anno", ha spiegato, "la struttura territoriale del nostro movimento" verrà "totalmente rinnovata attraverso congressi che certamente non dovranno essere una conta burocratica di tessere" ma "assemblee aperte, alle quali si possa partecipare con grande facilità".

Avranno "spazio" e "rappresentanza nei nostri organi dirigenti", ha sottolineato Berlusconi, anche "i rappresentanti di quel ricchissimo mondo delle liste civiche di centrodestra che in moltissimi comuni sono la nuova leva degli amministratori locali".

 

(Fonte: Adnkronos)

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Via libera al decreto sicurezza, Salvini scatenato: "Stop alle richieste di asilo dopo condanna in primo grado e chiusura di tutti i campi rom entro fine legislatura"

Il consiglio del Ministri ha approvato il decreto Salvini in materia di sicurezza e immigrazione. "Per i richiedenti asilo - ha annunciato il ministro dell'Interno - lo stop alla domanda si avrà in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado". Con "un passaggio - ha precisato il premier Giuseppe Conte - anche all'autorità giudiziaria". Il leader leghista annuncia il pugno di ferro anche sugli insediamenti dei nomadi anche se non vi sono misure ad hoc all'interno del provvedimento perché altrimenti "sarebbe scoppiato il putiferio"


Via libera del Consiglio dei ministri al dl Salvini. Dopo circa un'ora di discussione, è stato approvato il decreto che contiene le norme sulla sicurezza e sull'immigrazione. "Sono felice", scrive su Facebook il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini. "Un passo in avanti - sottolinea - per rendere l'Italia più sicura".

Parlando al termine del Cdm, il leader della Lega dice: "Il decreto è stato approvato all'unanimità, poi si potrà arricchirlo, ho accolto proposte che modificheranno il testo, un testo che non è blindato". "Sono state smentite le potenziali e inesistenti polemiche che sarebbero state alla base di questo decreto", sottolinea. "Si tratta - continua - del dl più condiviso, più modificato, più aggiornato nella storia almeno di questo governo, sono contento".

Parlando in conferenza stampa delle misure contenute nel dl, il vicepremier spiega: "Per i richiedenti asilo la sospensione della domanda d'asilo è prevista in caso di pericolosità sociale o in caso di condanna in primo grado". Il ministro dell'Interno dice di essersi ispirato, per la stesura della norma, a un episodio di cronaca, ovvero quella degli autisti di autobus "massacrati" a Como. "Se il questore valuterà particolarmente pericoloso un richiedente asilo - sottolinea -, potrà sospendere la domanda". "C'è anche un passaggio all'autorità giudiziaria - puntualizza Conte - perché collegata al Cpr" ovvero al Centro di permanenza per il rimpatrio.

Salvini annuncia poi: "La protezione umanitaria viene normata con sei fattispecie specifiche, non ci sarà più la libera interpretazione del singolo". "Avremo un riconoscimento dei diritti dei profughi veri", assicura. Il ministro snocciola le sei fattispecie previste, "che daranno luogo a una protezione oggettiva e non soggettiva": si tratta delle "vittime di grave sfruttamento lavorativo, vittime di tratta, vittime di violenza domestica, vittime di gravi calamità naturali, necessità di cure mediche, protagonisti di atti di particolare valore civile".

Rispondendo a chi gli chiede quale sarà il futuro dei centri Sprar e se verranno ridimensionati, il vicepremier dice: "Continueranno ad esistere ma limitatamente ai richiedenti di protezione umanitaria e ai minori accompagnati". "Da quando sono ministro - riferisce - abbiamo ridotto di circa 20 mila unità le presenze in tutti questi tipi di strutture. Coloro che sono nel giusto come amministratori locali e come i profughi non hanno nulla a che temere da questo provvedimento".

Il responsabile del Viminale precisa poi che all'interno del provvedimento varato non ci sono misure ad hoc sui rom ("altrimenti sarebbe scoppiato il putiferio") ma sottolinea come l'obiettivo sia "campi rom zero" entro "fine legislatura". Riguardo alla tempistica, Salvini assicura che il dl su migranti e sicurezza sarà inviato al presidente della Repubblica un'ora dopo il decreto Genova, che, come spiegato dal premier, dovrebbe arrivare "al Quirinale già domattina".

Parlando del decreto Salvini appena approvato, Conte chiarisce che "c'è già interlocuzione, a livello massimo e di strutture tecniche" con il Colle. "Quando c'è un decreto - spiega -, fa parte del galateo istituzionale che si preannunci al Quirinale, questo è stato fatto in via informale". Poi dice: "Non voglio tirare per la giacca il capo dello Stato, dicendo che lo ha approvato, avrà tutto l'agio per fare eventuali rilievi".

Su migranti, Conte assicura: "Non cacciamo dall'oggi al domani nessuno, rendiamo più efficace il sistema per i rimpatri". "Non smantelliamo alcunché - sottolinea - rileviamo che la protezione umanitaria che doveva essere marginale è arrivata al 25%". "Se non governiamo la realtà, la realtà ci sopravanza", osserva.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Ticket sanitario, il governo cambia tutto. Chi paga e chi no. Pronta anche la riduzione delle liste d'attesa

Tra le misure al vaglio del governo c’è anche quella di una riduzione – non è chiaro quanto sostanziosa – del ticket sanitario. Secondo il ministro della Sanità, Giulia Grillo, l’esecutivo sta infatti lavorando a un "decreto di emergenza" che riguarda i servizi in sanità e ribadisce di volersi impegnare per il "rilancio del servizio pubblico attraverso la riduzione dei ticket e la diminuzione delle liste di attesa sia per le visite che per le cure diagnostiche"


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Riduzione del ticket sanitario e delle liste d'attesa allo studio del governo. Questo l'annuncio fatto ieri dal ministro della Salute Giulia Grillo, che ha parlato delle due misure 'in cantiere' per facilitare l'accesso dei cittadini alle cure mediche. In attesa che i provvedimenti annunciati diventino realtà, il ticket che si paga per usufruire di alcune prestazioni non comprese nei LEA (i livelli essenziali di assistenza) resta. Ma per cosa si paga esattamente? E chi ha diritto all'esenzione?

QUANDO SI PAGA - Nello specifico, il ticket va pagato solamente per le prestazioni specialistiche, per quelle di Pronto Soccorso di codice bianco - che non presentano cioè la caratteristica di urgenza o emergenza - e per le cure termali.

QUANDO NON SI PAGA - La tassa in favore della spesa sanitaria non si paga invece per le vaccinazioni obbligatorie, per le donazioni di sangue e per tutti quegli esami utili per la diagnosi precoce o per la prevenzione collettiva, come ad esempio la mammografia.

CHI E' ESONERATO - Non tutti i cittadini devono pagare il ticket. I casi di esenzione della tassa dipendono infatti dall'età, dal reddito e dallo stato di salute del paziente. A non pagarlo sono i disoccupati, gli over 60 titolari di pensione minima o i familiari a carico appartenenti ad una famiglia con reddito complessivo inferiore agli 8.263,31 euro (che aumenta a 11.362,05 euro qualora anche uno dei coniugi sia a carico dell'altro), così come i bambini con meno di 6 anni e gli anziani con più di 65 anni (se il reddito non supera i 36.151,98 euro). Non pagano il ticket sanitario nemmeno i malati cronici, i pazienti affetti da malattie rare, gli invalidi e le donne in gravidanza.

SUPERTICKET - In alcune Regioni c'è tuttavia un'altra tassa da pagare per usufruire di alcune prestazioni sanitarie specialistiche: si tratta del super ticket sanitario, di importo di circa 10 euro (varia a seconda della zona). Con l'ultima Legge di Bilancio, sono stati comunque introdotti dei casi di esenzione anche per il super ticket sanitario, che non sarà pagato dai giovani (fino a 16 anni), dagli anziani e da coloro che hanno un reddito non particolarmente elevato.

 

(Fonte: Adnkronos)

Salta la cena dei piddini. Calenda furioso: "Meritiamo l'estinzione. Il nuovo segretario Pd? Servirebbe uno psichiatra" (VIDEO)

La cena per ritrovarsi, per accordare una strategia di opposizione, è saltata. E l'organizzatore, Carlo Calenda, non nasconde l'amarezza e, a tratti, la rabbia per come sono andate le cose. Fino a dire, in diretta a Circo Massimo su Radio Capital, che ai dirigenti del Pd "non importerà" di perdere le prossime elezioni europee e regionali: "Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l'unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell'associazione di psichiatria". Un partito che, va giù duro Calenda, "merita l'estinzione" - (VIDEO)


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Ai dirigenti del Pd "non importerà" di perdere le prossime elezioni europee e regionali: "Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l'unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell'associazione di psichiatria". È duro Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico, in un'intervista a Circo Massimo, su Radio Capital, in cui esprime il rammarico per la cena saltata con i leader dem. E afferma senza mezzi termini che il Pd "merita l'estinzione".

"Sono convinto che alle prossime europee il Pd non ci debba essere", aggiunge poi l'ex ministro, "serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di parte di classe dirigente locale e nazionale capace ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati, che pensano solo a questo dalla mattina alla sera".

Quanto alla cena convocata e poi annullata a casa Calenda, alla quale erano stati invitati Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti, è saltata perchè "Renzi si era sfilato ieri pomeriggio via agenzie e retroscena e a quel punto non aveva più molto senso", scrive poi Calenda su Twitter rispondendo a un follower. "Andiamo avanti con l'opposizione. Ognuno facendo il suo. Di più in questo momento non si può fare. Troppi ego e troppi conti da regolare", aggiunge.

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"Con Gentiloni e Minniti parlo continuamente - prosegue Calenda - nel Pd c'è un'entità, che si chiama Renzi, che non si capisce cosa voglia fare e che va avanti per conto suo. È una roba un pò singolare. È stato un presidente del Consiglio che all'inizio aveva veramente voglia di cambiare l'Italia e che ha fatto cose buone. È un grosso peccato". Poi conclude: "L'unica cosa che vuole fare il Pd in questo momento è una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso che doveva esserci, per me, settimane fa, e tutto sarà paralizzato in questa cosa di cui al paese non frega nulla. Nel frattempo, l'opposizione si fa in ordine sparso".

Nessun pentimento, però, sull'aver preso la tessera del Pd: "È l'unico modo, finché non ci sarà qualcos'altro, per dare un contributo. Mi sono iscritto, ho fatto proposte, e non è servito a nulla. Non sento il segretario del Pd da due mesi, quando è andato a Taranto non ha fatto neanche un colpo di telefono".

(Fonte: Repubblica)

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La cena dei piddini si farà: accettato l'invito di Calenda. Ma la data è top secret: "Evitiamo il solito tormentone". Il partito tra lo scatto congressuale di Martina e la furia di Orfini

Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti hanno accettato l'invito rivolto loro da Carlo Calenda. La conferma arriva proprio dall'ex ministro dello Sviluppo economico,il quale però precisa anche che l'appuntamento non è più per martedì, come prevedeva l'invito. Una notizia che arriva all'indomani della mossa del segretario del Pd Maurizio Martina che non solo ha confermato il congresso, ma anche deciso di accelerare annunciando le primarie per il prossimo gennaio. Una decisione - sottolinea Repubblica - non presa bene dal presidente del partito, Matteo Orfini, che aveva proposto di sciogliere il partito per rifondare una nuova forza politica. "Pensate davvero che così la risolviamo? - ha chiesto Orfini -  Beati voi..."


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La cena a quattro tra big del Pd a casa Calenda si farà. La conferma arriva, ancora una volta via Twitter, dall'artefice dell'invito il quale conferma che Matteo Renzi, Marco Minniti e Paolo Gentiloni hanno quindi accettato di sedersi a un tavolo tutti insieme per cercare di risolvere la crisi del partito e studiare le prossime mosse. "Ma la data è stata spostata, e per evitare l’ennesimo tormentone sul PD rimane riservata - scrive su Twitter l'ex ministro dello Sviluppo economico - Sono molto contento è un gesto di responsabilità di tutti i partecipanti. Bene così. Ottima notizia".

L'invito di Calenda è arrivato dopo le polemiche degli ultimi giorni e la proposta choc di Matteo Orfini di sciogliere e rifondare il Pd. "Il congresso si farà” ha replicato secco Maurizio Martina annunciando che il prossimo gennaio intanto ci saranno le primarie. "Più che discutere di rinvii del congresso noi dobbiamo lavorare. Altro che scioglimento del Pd, altro che rinvio del congresso, dobbiamo fare tutti insieme un passo in avanti per costruire il nostro futuro nel segno della giustizia sociale e della solidarietà", ha affermato il segretario del Pd da Genova. "Il nostro percorso che è già avviato - ha aggiunto Martina - vedrà nei prossimi passi la manifestazione del 30 settembre in piazza del Popolo a Roma, a fine ottobre il forum per l'Italia a Milano e le primarie il prossimo gennaio".

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A pensare che la proposta di Orfini sia folle è il deputato Pd Francesco Boccia il quale in un'intervista a Radio Radicale dice: "Non esiste che il Pd si sciolga e che, a proporlo, sia addirittura un gruppo dirigente scaduto, deligittimato e protagonista di questo fallimento. Siamo tutti responsabili di questa condizione e nessuno di noi può pensare di proporre una soluzione così. Pensare di sciogliere il partito e fondarne un altro è semplicemente folle. Il Pd non ha proprietari, non è una S.p.a.". "Serve un congresso vero, che ci faccia riconnettere alla realtà e apra le porte, poi, a quelle forze civiche e politiche che vogliono ricostruire un grande centrosinistra", ha aggiunto Boccia.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

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E se si votasse oggi? Chi gode e chi piange: ecco dove tira il Vento settembre

I dati del Barometro politico di Demopolis, l'istituto diretto da Pietro Vento: "Oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle 2 forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno"


Se si votasse oggi, la Lega sarebbe con il 32% prima forza politica nel Paese: i mesi estivi hanno visto rafforzarsi il peso del partito di Salvini, cresciuto di quasi 15 punti dalle elezioni del 4 marzo. Circa 2 punti separano la Lega dal Movimento 5 Stelle, posizionato al 30,2%: sono i dati che emergono dal Barometro Politico di settembre dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.

Restano lontani, in estrema difficoltà, il Partito Democratico al 17% e, soprattutto, Forza Italia all’8,5%, che cede ampi segmenti di elettorato alla Lega. Fratelli d’Italia è al 3%, LeU al 2,3%. Sotto il 2% le altre liste, con un’affluenza in lieve calo al 71%.

“Il voto in Italia resta mobile e incerto: in 6 mesi – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle due forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno, mentre si riduce il consenso ai partiti di opposizione. Si tratta di equilibri destinati ad ulteriori evoluzioni, soprattutto in vista delle imminenti scelte per la legge di bilancio”.

Nella prima fotografia scattata dopo l’estate da Demopolis per il programma Otto e Mezzo, si conferma positiva la valutazione del 58% degli italiani sul Governo M5S-Lega; di parere diverso un terzo dei cittadini che esprime un voto negativo sull’Esecutivo, mentre il 9% preferisce per il momento sospendere il giudizio.

Dopo poco più di 100 giorni di Governo, l’Istituto Demopolis ha misurato la notorietà degli esponenti dell’Esecutivo: sono 8 i ministri conosciuti dalla maggioranza assoluta degli italiani. In testa i due vicepremier Matteo Salvini con il 96% e Luigi di Maio con il 95%; 3 su 4 indicano Danilo Toninelli. Notorietà molto alta, intorno al 70%, anche per Giulia Bongiorno e per il ministro della Salute Giulia Grillo; il 66% ha sentito parlare di Giovanni Tria, il 63% di Alfonso Bonafede. 6 su 10 di Paolo Savona. Citazioni inferiori al 50% – secondo il Barometro Politico Demopolis – per gli altri componenti del Governo Conte.

 

 

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dall’11 al 12 settembre 2018 dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, per il programma Otto e Mezzo(LA7) su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi. Coordinamento di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone.

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Pubblica amministrazione, mano dura della ministra Bongiorno: impronte digitali contro i "furbetti del cartellino" e "black list". Ma si sbloccano le assunzioni. Ecco il "ddl concretezza"

Nuove misure contro i "fannulloni", sblocco del turnover, rivoluzione digitale nella pubblica amministrazione, ma anche nuove assunzioni. Queste alcune delle misure previste dal disegno di legge "concretezza" approvato dal Consiglio dei ministri. La "Lady di ferro" di Salvini ha annunciato rilevazioni biometriche e videosorveglianza per stanare i "furbetti del cartellino". "Non si tratta di provvedimenti punitivi - ha sottolineato Giulia Bongiorno - c'è la maggior parte dei dipendenti che vanno al lavoro e che mi chiedono di tutelarli, ma ci sono anche i cosiddetti furbetti del cartellino. Il ddl si chiama concretezza - ha aggiunto - perché non vuole essere l'ennesima riforma epocale ma vuole permettere alla pubblica amministrazione di cominciare a correre"


Sblocco totale del turnover, impronte contro i 'furbetti del cartellino', un nuovo 'nucleo concretezza' per aiutare ma anche sanzionare le amministrazioni inadempienti, che finiranno in una vera e propria 'black list'. Arriva l'annunciato 'ddl concretezza' che consentirà alla pubblica amministrazione, secondo le parole del ministro Giulia Bongiorno, di "cominciare a correre". Il ddl, ha spiegato al termine del Cdm che ha dato il via libera al provvedimento, "è propedeutico alla trasformazione digitale" e punta a renderla effettiva. Basta con le liste di attesa di mesi per fare la nuova carta d'identità digitale, o alle amministrazioni che non utilizzano alcune innovazioni come l'autocertificazione.

Con l'approvazione del disegno di legge arriverà il 'Nucleo della concretezza' che, in collaborazione con l'Ispettorato della funzione pubblica, farà sopralluoghi, affiancherà le amministrazioni e proporrà eventuali misure correttive con l'indicazione dei tempi di realizzazione, delle quali risponderanno di dirigenti della P.a. A questo si affiancherà anche un "piano triennale" delle azioni concrete da mettere in campo per l'efficienza della macchina pubblica, nel quale sarà coinvolto anche il ministero dell'Interno. Altro punto cardine del provvedimento la "rilevazione biometrica" e la "videosorveglianza" per rilevare presenze e rispetto dell'orario di lavoro: una innovazione, ha assicurato il ministro che "non è punitiva, ma tutela i dipendenti che lavorano, quelli che non sono fannulloni".

Via libera poi alle assunzioni per un "numero pari all'80% di quelle previste e poi verranno fatte verifiche puntuali. Questo consentirà di avere nell'immediatezza un ricambio generazionale ma saranno assunzioni mirate". Con l'obiettivo di arrivare alla possibilità di assumere, anche via concorsi in deroga, "il 100% del personale cessato dal servizio nell'anno precedente". Prevista anche la sostituzione delle convenzioni Consip sui buoni pasto. (Fonte: Ansa)

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Conte si prepara ad incontrare il presidente Trump, che sia il momento di un'alleanza spirituale?

Giuseppe Conte è un professore di legge dai toni pacati che ha preferito entrare nel mondo politico internazionale mantenendo un basso profilo. Mostra meno spavalderia e detiene molto meno potere degli altri leader stranieri che sono riusciti a conquistare l'ammirazione del presidente Trump, come Vladimir Putin e Xi Jinping.


Ma Conte guida un governo tutt'altro che di basso profilo - composto da forze anti-establishment che stanno portando avanti una politica antimmigrazione, mettendo in discussione le regole fondamentali dei rapporti dell'Italia con l'Europa, in favore di un avvicinarsi alla Russia di Putin.

Di conseguenza, Conte e Trump si trovano su un terreno molto diverso e offrono un raro esempio di cooperazione transatlantica in un momento in cui altri governi dell'Europa occidentale vedono la Casa Bianca con ansia e preoccupazione.

Il presidente degli Stati Uniti ha da subito minato le alleanze di vecchia data imponendo dazi, oppure contrastando le decisioni politiche come in Germania e in Gran Bretagna e rimproverando gli alleati della NATO per le loro spese militari, definendoli "nemici" l'Unione europea.

 A giugno al termine del turbolento vertice de 7 grandi, Trump riferendosi a Conte ha dichiarato "Farà un ottimo lavoro - il popolo italiano ha capito bene!". Conte ricambiò, postando una foto sorridente dei due leader sulla sua pagina Facebook ufficiale, "Alleanza storica, nuova amicizia".  Un mese dopo, durante una conferenza stampa sempre al termine di un altro difficile vertice NATO in Europa, Trump fa cenno alle analogie che stanno segnando le comuni strade in politica - "Probabilmente, almeno in parte, ho vinto un'elezione a causa dell'immigrazione, Giuseppe, che ho conosciuto abbastanza bene nell'ultimo mese e mezzo, ha vinto le elezioni a causa delle forti politiche di immigrazione sull'Italia." Di fatto, Conte divenne il leader italiano non vincendo le elezioni, ma a causa di un accordo di coalizione tra due partiti politici anti-establishment, sia la Lega che il Movimento a cinque stelle più politicamente amorfo, avevano leader che aspiravano a prendere la carica di Primo Ministro. Ecco allora che Conte (prima scelta del Movimento a cinque stelle come potenziale ministro del governo), viene strappato dai ranghi del mondo accademico. Non ha mai avuto esperienza politica, non aveva quasi mai assunto nessun profilo pubblico, all'improvviso, è diventato il responsabile del primo governo populista dell'Europa occidentale.

Parte del DNA del governo italiano assomiglia a quello di Trump. Matteo Salvini, ministro degli interni italiano e la figura più dominante del governo, è un costante utente di social media che parla di "notizie false", ha allontanato i migranti e usa lo slogan "Italiani prima." Salvini ha partecipato a un raduno della campagna Trump in Pennsylvania due anni fa, e ha detto in una recente intervista al Washington Post che apprezza il seguito che Trump da alle promesse fatte, come il trasloco dell'Ambasciata USA in Israele a Gerusalemme.

I nuovi leader italiani, dopo aver fatto vibrare i mercati globali a fine maggio, hanno dichiarato di non avere intenzione di lasciare la valuta comune europea. Ma i loro piani di spesa, ancora da attuare, potrebbero causare uno scontro con l'Unione Europea sulle regole di restrizione del budget. L'Italia ha anche espresso preoccupazione per le sanzioni europee nei confronti della Russia, affermando che danneggiano le imprese italiane. Quando Trump, in giugno, suggerì che la Russia dovesse essere riammessa nel Gruppo delle sette nazioni industrializzate, Conte fu l'unico altro leader al vertice a segnalare il suo accordo, anche se poi ammorbidì la sua posizione, dicendo ai giornalisti (fonte Reuters), che le sanzioni si sarebbero dovute ammorbidire con un giusto tempo.

In una recente intervista con Il Fatto Quotidiano, a Conte è stato chiesto dal redattore del giornale, Marco Travaglio, perché finora aveva "parlato così poco agli italiani". La risposta fu categorica, "Perché ritengo che gli italiani siano interessati alle iniziative del governo, non alle parole. Ho dimenticato il fatto che solo alcuni giorni prima ero un privato cittadino che guardava Angela Merkel ed Emmanuel Macron in TV e sono subito entrato nel mio nuovo ruolo, con la volontà di FARE"

"Avere zero tariffe in tutti i settori significherebbe rafforzare l'alleanza atlantica", ha dichiarato Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria, "L'America è l'alleato naturale dell'Europa. Torniamo a una relazione serena e proficua per tutte le parti coinvolte".

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