updated 10:54 PM UTC, Jan 19, 2018

Maroni lascia la Regione Lombardia. Futuro da premier o ministro? Lui non conferma ma dice: "So cosa vuol dire governare...". E attacca Di Maio: "Una Raggi al cubo, rischiamo un'Italia come Spelacchio"

"Confermo che non mi ricandiderò, è una decisione presa in piena autonomia, sulla base di valutazioni personali". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, questa mattina, nel corso della conferenza stampa dopo la seduta di Giunta regionale, a Palazzo Lombardia - (VIDEO)


Roberto Maroni ha confermato alla riunione di Giunta che non si ricandiderà "per motivi personali" alla presidenza della Lombardia. Secondo quanto si apprende da fonti qualificate, Maroni ha indicato nell'ex sindaco di Varese, il leghista Attilio Fontana, il candidato a succedergli nelle elezioni del 4 marzo.

"Confermo che non mi ricandiderò - ha detto Maroni - una decisione che ho preso in piena autonomia, una scelta personale, che ho condiviso con Salvini e Berlusconi tempo fa. Non andrò in pensione - spiega - ma sono naturalmente a disposizione per il futuro. Conosco - ha aggiunto - la responsabilità di governo e ho una sola preoccupazione: che la possano assumere persone come Di Maio, che è una Raggi al cubo. Se va al governo lui, l'Italia rischia di diventare spelacchio".

Con "l'autonomia che sarà fatta entro le elezioni - ha detto Maroni - possiamo concludere in bellezza e aprire una prospettiva straordinaria per la Lombardia". L'autonomia, ha aggiunto Maroni, "è la sfida conclusiva del mio mandato che si concluderà il 4 marzo, una sfida che voglio vincere: il 22 ottobre è stato un referendum storico, una sfida epocale". "Abbiamo iniziato una trattativa col governo - ha sottolineato il presidente della Lombardia - senza il referendum non ci sarebbero stati i tavoli territoriali. Sono 23 le materie che possono essere trasferite. E il mio obiettivo è quello di firmare l'accordo entro le elezioni, possibilmente entro fine gennaio, sia sulle competenze sia sulle risorse. Domani a Roma spero di chiudere già sulle competenze". 

CYBERSECURITY: PER VINCERE LE SFIDE SERVONO RISPOSTE CHIARE E NUOVI INVESTIMENTI

Si apre una sfida destinata a segnare il futuro del nostro Paese e di tutta la comunità internazionale


La sfida sul fronte della cybersecurity e della cyberdefence è “un progressivo avvicinamento”, “per quanto si possa correre, non si riesce mai ad essere a livelli sufficienti di raggiungimento di distanze di sicurezza e di tranquillità”, ma “l'Italia non è all'anno zero informatico”, anzi, “abbiamo fatto passi avanti molto importanti”. Questo in sintesi il quadro della sicurezza cibernetica nazionale illustrato ieri a Roma dal ministro dell'Interno Marco Minniti, intervenuto al convegno "L'ecosistema cibernetico al servizio della sicurezza nazionale" organizzato alla Camera dei Deputati dalla vice presidente della commissione Difesa e componente del Copasir, Rosa Villecco Calipari.
Di fronte a una “sfida destinata a segnare il futuro del nostro Paese e di tutta la comunità internazionale”, per Minniti sono due gli “spartiacque” significativi: la direttiva Monti del 2013, che per la prima volta ha messo in campo una visione complessiva di questi temi, e la recente direttiva Gentiloni sugli Indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali (decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 17 febbraio 2017), imperniata su un principio molto rilevante per Minniti, quello della “unificazione della capacità di risposta”.
“Aver attribuito a un soggetto il ruolo di collante”, ha proseguito il Ministro riferendosi al dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza nazionale (Dis), non fa tuttavia “perdere l'idea della specificità” delle diverse realtà che devono affrontare la sfida alla sicurezza informatica, dalle Forze di sicurezza alle Forze armate, dalle università al mondo dell'industria, ha precisato il ministro.
Anche per questo, secondo Minniti, diventa sempre più importante la cooperazione di fronte alle minacce del terrorismo che si sa muovere nel web “come un pesce nell'acqua”, con grande efficacia sul piano dell'istruzione, del reclutamento e della radicalizzazione. È importante stringere con i provider una “grande alleanza contro il malware del terrorismo”, “come stiamo facendo”, ha ricordato il ministro, e rafforzare il rapporto tra intelligence, mondo accademico e industrie, perché per contrastare con rapidità gli effetti di questa minaccia “non ci si può muovere solo sul terreno della legislazione nazionale”.
Va in questa direzione, ha aggiunto, “lo sforzo fatto negli ultimi anni dall'intelligence per consolidare il rapporto con le accademie”, con le singole facoltà e i docenti, ma bisogna sempre più fare cultura sulla sicurezza cibernetica mettendo a frutto lo “straordinario artigianato” che l'Italia ha sviluppato nel campo. Tutto questo senza dimenticare gli investimenti, come i 150 milioni in bilancio, “importanti” perché “hanno fatto crescere la capacità di innovazione sul terreno delle nuove tecnologie”.
L'obiettivo ora, ha concluso il ministro, è “impegnarci per confederare questo artigianato”, farlo crescere rendendolo in grado di competere a livello internazionale. 

FONTE (AISE)

 

 

Cybersecurity, le 10 peggiori password del 2017 Baldoni a capo della cybersecurity italiana Cloud security: le strategie per proteggere dati e azienda × ultima ora × Ministro Minniti × primo piano × evidenza × Governo × Sicurezza informatica × investimenti × AISE × Con il termine sicurezza informatica si intende un assieme di mezzi e tecnologie tesi alla protezione dei sistemi informatici in termini di disponibilità, confidenzialità e integrità dei beni informatici (spesso chiamati asset in inglese) A questi tre par × Il Laboratorio Nazionale di Cybersecurity presenta a Roma la relazione annuale delle attività svolte e con il CIS Sapienza premia i giovani hacker della Cyberchallenge Sotto gli auspici del rettore della Sapienza Eugenio Ga × One of the most problematic elements of cybersecurity is the quickly and constantly evolving nature of security risks The traditional approach has been to focus most resources on the most crucial system components and protect against the biggest known thr × cyber security wikipedia cyber security pdf cyber security corso cyber security definizione cyber security italia cyber security cos'è cyber security master cyber security significato× il Piano nazionale sicurezza informatica è il momento dei fatti; la strategia deve essere accompagnata da adeguate risorse economiche Lo ha dichiarato Gabriele Faggioli, P4I in occasione del Cyber Security 360 Summit che si è svolto ieri a Roma × Leggi Cybersecurity, arrivano i nostri: in Italia specialisti antihacker a +60% su CorCom, la testata con notizie su telecomunicazioni ed innovazione digitale da tutto il mondo × È l'Intelligenza Artificiale la nuova frontiera da raggiungere in tema di cyber security. Sarà la “guardiana” dei sistemi informatici di banche e aziende e quindi, in ricaduta, dei cittadini. È questo uno dei temi emersi oggi a Napoli nel corso del convegno internazionale 'Cyber-Physical security× Cyber security, Italia fanalino di coda in un settore ricco di opportunità. Al secondo incontro della rassegna Economia sotto l'Ombrellone i consigli degli esperti per la sicurezza informatica: fare il backup dei dati, cambiare password, non aprire le mail sconosciute e non cedere ai ricatti online×

 

Alternativa popolare, ognuno per la sua strada. Lupi verso il centrodestra: "Riuniamo i moderati e i liberali"

Stabilita una "separazione consensuale" in Alternativa Popolare, il soggetto politico centrista che faceva capo al ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Mentre lo stesso Alfano pochi giorni fa ha scelto di farsi da parte, annunciato che non si ricandiderà, il partito di fatto si scioglie lasciando liberi i propri rappresentanti di ricollocarsi, alcuni nello schieramento di centrosinistra altri in quello di centrodestra. Di questa seconda fazione fa parte il deputato lombardo Maurizio Lupi che ha annunciato che lavorerà per riunire altri soggetti centristi per costituire quella che è stata definita la "quarta gamba" del centrodestra che dovrebbe aggiungersi a Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia - (VIDEO)

La disoccupazione è stabile, la precarietà anche: se va bene ti assumono, ma solo per un po'

I dati dell'Istat sul terzo trimestre del 2017 confermano una sostanziale stagnazione del mondo del lavoro e l'aumento dei contratti a tempo determinato. Nulla che autorizzi a credere in una crescita reale e feconda per gli italiani. Intanto ci distraggono con allarmi strani e priorità che non riguardano la maggioranza dei cittadini. E c'è chi si straccia le vesti per migranti e ius soli...


Il tasso di disoccupazione, rileva l'Istat, rimane stabile all'11,2% nel terzo trimestre 2017 rispetto al trimestre precedente e diminuisce di 0,4 punti in confronto a un anno prima. Nei dati di ottobre 2017, in termini congiunturali, i tassi di disoccupazione e di inattività 15-64 anni rimangono stabili.

Nel confronto tendenziale si accentua la riduzione degli inattivi di 15-64 anni (-300mila in un anno) e del corrispondente tasso di inattività (-0,6 punti). La diminuzione dell’indicatore è diffusa per territorio, riguarda entrambi i generi, di più gli over 50, e coinvolge soprattutto quanti vogliono lavorare (le forze di lavoro potenziali).

Le variazioni degli stock sottintendono cambiamenti nella condizione delle persone nel mercato del lavoro, misurati dai dati di flusso a distanza di dodici mesi. Nel complesso si assiste a un maggiore ingresso nell'occupazione dei disoccupati, soprattutto tra i giovani, di individui con elevato livello di istruzione, e tra i residenti nel Nord. Crescono anche le transizioni dallo stato di inattività verso la disoccupazione, soprattutto per le forze di lavoro potenziali; tra gli scoraggiati l'aumento delle transizione è anche verso l'occupazione.

Dal lato dell'offerta di lavoro, nel terzo trimestre del 2017 l'occupazione presenta una nuova crescita congiunturale (+79mila, 0,3%) dovuta all'ulteriore aumento dei dipendenti (+101mila, +0,6%), soltanto nella componente a tempo determinato a fronte della stabilità del tempo indeterminato. Continuano invece a calare gli indipendenti (-22mila, -0,4%). Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente arrivando al 58,1%. I dati mensili più recenti (ottobre 2017) mostrano, al netto della stagionalità, una sostanziale stabilità del numero di occupati rispetto a settembre.

Il lavoro, la sicurezza, i temi etici: Stefano Parisi presenta il suo programma. L'intervista completa al Comizio

Ai nostri microfoni il leader di Energie per l'Italia, a margine della due giorni organizzata al Teatro Parenti di Milano, illustra le idee e le iniziative del suo movimento in vista delle prossime elezioni. Un'azione politica che si inserisce nell'area del centrodestra cui però l'ex candidato sindaco chiede impegni precisi e coerenti - (VIDEO)

Ma quale crescita? Il Paese è fermo e rinuncia al proprio futuro. Che fine farà la nostra Italia?

Il quadro delineato dal Censis (Istituto che si spera non venga accusato di produrre fake news...) è impietoso e rende ben poco credibili gli entusiasmi propagandistici del governo e della "grande" stampa. Lo scenario è sconfortante ed è quello di una Nazione che sembra aver rinunciato ad esistere in quanto tale. Eppure le "priorità" oggi sono quelle imposte dal pensiero unico e messe in scena dal circo politicamente corretto, con tanto di fantasmi e pericoli inesistenti agitati per distrarre e confondere un popolo già smarrito e disorientato. E' ancora il caso di ascoltarli o ci diamo una mossa? - (LEGGI TUTTO)


L'Italia sta abdicando rispetto al suo futuro che è di fatto "rimasto incollato al presente". E, mancando di "un ordine sistemico, la società italiana ha compiuto uno sviluppo senza espansione economica". E' il quadro delineato dal Censis nella Considerazione generale del 51° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2017 che l'Istituto ha pubblicato oggi. "La società appare sconnessa, disintermediata, a scarsa capacità di interazione, a granuli via via più fini" scrivono gli analisti del Censis. "La ripresa registrata in questi ultimi mesi sembra indicare, più che l’avvio di un nuovo ciclo di sviluppo, il completamento del precedente" indicano ancora.

"Nella ripresa - si legge - persistono trascinamenti inerziali da maneggiare con cura. Non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore. L’87,3% degli italiani appartenenti al ceto popolare pensa che sia difficile salire nella scala sociale, come l’83,5% del ceto medio e anche il 71,4% del ceto benestante. Pensano che al contrario sia facile scivolare in basso nella scala sociale il 71,5% del ceto popolare, il 65,4% del ceto medio, il 62,1% dei più abbienti".

Il Censis segnala che "gli ultimi anni, segnati da livelli di crescita misurata in pochi o nessun punto decimale del Pil, hanno cambiato il Paese. In risposta alla recessione, la società italiana si è mossa quasi esclusivamente lungo linee meridiane, attraverso processi a bassa interferenza reciproca, con l’effetto di disarticolare le giunture che uniscono le varie componenti sociali". E "le riforme dell’apparato istituzionale per la scuola, il fisco, la sanità, la difesa interna e internazionale, le politiche attive per il lavoro, gli incentivi alle imprese, il rammendo delle grandi periferie urbane, fino alle riforme di livello costituzionale, sono rimaste prigioniere nel confronto di breve termine", insomma all'Italia manca la capacità di guardare oltre, di guardare avanti.

Gli analisti del Censis avvertono che "siamo un Paese invecchiato che fatica ad affacciarsi sullo stesso mare di un continente di giovani; impotente di fronte a cambiamenti climatici e a eventi catastrofici che chiedono grandi risorse e grande impegno collettivo; ferito dai crolli di scuole, ponti, abitazioni a causa di una scarsa cultura della manutenzione; incerto sulla concreta possibilità di offrire pari opportunità al lavoro e all’imprenditoria femminile, immigrata, nelle aree a minore sviluppo; ambiguo nel dilagare di nuove tecnologie che spazzano via lavoro e redditi; incapace di vedere nel Mezzogiorno una riserva di ricchezza preziosa per tutti".

Il Censis parla anche di "affermazione di consumi mediatici e di palinsesti informativi tutti giocati sulla presenza e sulla rappresentazione individuali, con un linguaggio spesso involgarito". Il Rapporto segnala un "assestamento verso una sobrietà diffusa nei consumi" che ha aperto "spazi all’economia low cost e alla condivisione di mezzi e patrimoni". "La contrazione dei consumi e degli investimenti ha portato le imprese a concentrarsi sulla ripresa di capacità competitiva. Così, tanti settori nell’anno -spiega il Censis- hanno accelerato in fatturato e produttività: dall’agroalimentare all’automazione, dai macchinari alla nautica e all’automobile, dall’ingegneria al design e al lusso".

"Si sono però indebolite -avverte l'istituto italiano di ricerca socio-economica- le funzioni selettive esercitate dalla politica industriale e di investimento, con uno spostamento verso interventi a pioggia con i bonus o i crediti di imposta, e con programmi orientati alla rimodulazione lineare della spesa più che al sostegno del tessuto imprenditoriale". "Si sono quasi azzerate le funzioni di innervamento da parte delle amministrazioni pubbliche dei principali processi di miglioramento tecnologico, con un ritardo nella digitalizzazione della macchina burocratica divenuto patologico".

Il Censis punta il dito anche sulla "inefficiente dispersione dei tanti progetti di informatizzazione, con una preoccupante incapacità di fermare investimenti finiti in un vicolo cieco e con un quadro via via più incerto su come tradurre in passi concreti il riallineamento all’agenda europea". In questi anni, prosegue il Censis, "l’innovazione tecnologica è stata il fattore propulsivo dominante" ma la "fiducia verso il futuro cresce tra chi ha saputo stare dentro le linee di modernizzazione, meno tra chi subisce la fragilità del tessuto connettivo e di protezione sociale".

"Il futuro si è incollato al presente. Ma proprio lo spazio che separa il presente dal futuro è il luogo della crescita" avverte ancora il Censis che rileva una politica che "invece ha mostrato il fiato corto" e di "decisori pubblici rimasti intrappolati nel brevissimo periodo".

"Se chi ha responsabilità di governo e di rappresentanza si limita a un gioco mediatico a bassa intensità di futuro, resteremo nella trappola del procedere a tentoni, senza metodo e obiettivi, senza ascoltare e prevedere il lento, silenzioso, progredire del corpo sociale" argomenta il Censis nel suo nuovo Rapporto.

(Fonte: Adnkronos)

Radio e auroradio, dal 2020 saranno solo digitali

Dopo la televisione anche la radio è pronta a lanciarsi verso una vera e propria rivoluzione e, come è successo per le tv, anche in questo caso sarà un cambiamento forzato.

Il Governo ha presentato un emendamento in commissione Bilancio del Senato che prevede l'addio alle radio analogiche. 

Da Gennaio 2020 tutte le radio in vendita dovranno essere dotate anche di un chip per la trasmissione digitale.

Il percorso però comincia già dal 2019: “per favorire l’innovazione tecnologica – si legge nell’emendamento del governo - a partire dal primo giugno 2019 gli apparecchi atti alla ricezione della radiodiffusione sonora venduti dalle aziende produttrici ai distributori al dettaglio” dovranno integrare “un’interfaccia che consenta all’utente di ricevere i servizi della radio digitale”.

Le trasmissioni in analogico dunque (la classica radio che siamo abituati ad ascoltare ora) continueranno anche dopo il 2020, ma la diffusione obbligatoria della nuova tecnologia permetterà di definire il percorso che porterà a fissare una data per il definitivo "switch-off" dell’analogico, esattamente come è successo per la televisione.

Altri stati europei sono già più avanti rispetto all’Italia in questo percorso. In Norvegia sono già partiti con lo spegnimento delle classiche Fm/Am, la Svizzera inizierà a farlo nel 2020 seguita a ruota da Gran Bretagna e Danimarca.

Da noi invece se ne parlerà solamente dopo che la tecnologia delle DAB (Digital Audio Broadcasting) sarà abbastanza diffusa.

Il decreto comunque non impone lo spegnimento alle emittenti della trasmissione analogica AM/FM: chi vorrà potrà continuare a trasmettere normalmente e allo stesso modo i produttori potranno inserire ugualmente il tuner analogico dentro le radio: quello che non potrà mancare sarà un sintonizzatore digitale.

L’ impatto sarà molto forte soprattutto per quanto riguarda il mondo dell’auto.

Tra qualche anno le radio in casa saranno praticamente scomparse, mentre invece l’autoradio continuerà ad essere presente su ogni autovettura. 

Al momento la possibilità di avere una radio digitale in auto è solo un optional e molto spesso pure costoso, dal 2020 invece tutte le case automobilistiche si dovranno adeguare, volenti o nolenti.

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