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updated 6:37 AM UTC, Sep 21, 2018

Roma, D'Alema si scusa con Di Francesco: "Il mio un giudizio affrettato"

L'esponente di Mdp, noto tifoso giallorosso, aveva espresso giudizi poco lusinghieri sull'operato del tecnico affermando che la squadra capitolina "non ha gioco e quest'anno è destinata a lottare per la salvezza". L'allenatore aveva evitato la polemica pur senza rinunciare a una frecciatina nei confronti dell'ex premier definendolo ironicamente "un esperto di vittorie"


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"Da romanista chiedo scusa a Di Francesco, il mio è stato un giudizio affrettato". Massimo D'Alema, durante la trasmissione di Rai 3 'Carta Bianca', fa un passo indietro e porge le sue scuse al tecnico della Roma Eusebio Di Francesco dopo le polemiche dei giorni scorsi. L'ex premier aveva attaccato l'allenatore della squadra giallorossa sostenendo che la Roma "non ha gioco e quest'anno è destinata a lottare per la salvezza". A stretto giro era arrivata la replica: "Visto che è un grande esperto di vittorie - aveva ribattuto ironico Di Francesco - chiederò a lui le condizioni giuste per poterlo fare". Ieri sera, invece, il dietrofront inaspettato di D'Alema. "Posso dire qualcosa di romanista?", afferma in diretta tv, "Da romanista chiedo scusa a Di Francesco perché è una persona seria, perché è stato protagonista di una grande stagione della Roma nel passato, la sua figura di calciatore è legata ad una grande Roma del passato e dello scudetto e perché sono convinto che progressivamente sta imponendo il suo stile, il mio è stato un giudizio affrettato".

(Fonte: Adnkronos)

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Catalogna, tensione alle stelle: la polizia spagnola compie 14 arresti tra i rappresentanti del governo di Barcellona

La Guardia civil irrompe negli uffici della Generalitat con l'obiettivo di stoppare ogni attività, istituzionale, tecnica e logistica, legata al referendum per l'indipendenza in programma il primo ottobre. Per Madrid la consultazione non si deve tenere, costi quel che costi. Proteste di piazza, ma Rajoy commenta: "Dai giudici l'unica risposta possibile" - (VIDEO)


La polizia spagnola ha arrestato il segretario dell'Economia della Catalogna Josep Maria Jové durante un raid in diversi uffici governativi. Lo riferiscono fonti all'interno del governo regionale parlando di un totale di 14 funzionari e politici finiti in manette La Guardia Civil è entrata negli uffici locali dell'economia, degli interni, degli affari esteri, del welfare, delle telecomunicazioni e delle imposte. Jové è il braccio destro del presidente dell'opposizione della Catalogna Oriol Junqueras.

La mossa, che costituisce una svolta nella strategia di Madrid per impedire il referendum sull'indipendenza del primo ottobre, ha provocato la protesta spontanea di migliaia di persone, che sono scese in piazza in difesa delle istituzioni catalane, bloccando alcune strade del centro di Barcellona. 
Il presidente Carles Puigdemont ha immediatamente convocato una riunione urgente del suo governo. "Stanno attaccando le istituzioni di questo paese, quindi i cittadini. Non lo permetteremo" ha reagito su twitter Junqueras. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha detto che la risposta di Madrid alla sfida dell'indipendenza catalana "non può essere diversa da quella decisa".

Nell'aula del Congresso dei deputati spagnolo a Rajoy si è duramente contrapposto il dirigente della sinistra repubblicana catalana Gabriel Rufian: "Tolga le sue sporche mani dalla Catalogna" gli ha intimato. Il blitz contro le istituzioni catalane ha provocato la dura reazione anche di Podemos: "È una vergogna" ha detto il segretario Pablo Iglesias, "in Spagna tornano a esserci detenuti politici". Il sindaco di Barcellona Ada Colau, eletta con Podemos, ha denunciato "uno scandalo democratico". Continuano inoltre le perquisizioni della polizia spagnola e i sequestri di materiale elettorale per il referendum. Secondo la tv pubblica Tve la polizia spagnola ha sequestrato ieri negli uffici di una società di posta privata 45mila convocazioni inviate per la costituzione dei seggi elettorali. Il ministro delle finanze spagnolo Stobal Montoro intanto ha confermato il blocco delle finanze del governo di Barcellona deciso venerdì dal governo di Madrid.

Centinaia di persone stanno scendendo in strada, in queste ore a Barcellona, in risposta all'appello del presidente del Parlamento catalano Jordi Sanchez, che ha esortato a una manifestazione pacifica davanti al ministero regionale dell'Economia, dopo le perquisizioni negli uffici del governo e l'arresto di 13 funzionari. Lo riferisce La Vanguardia, mentre il premier spagnolo Mariano Rajoy ha chiesto al presidente catalano Carles Puigdemont di fare "marcia indietro" e di "rispettare la legge", rinunciando al referendum sull'indipendenza del primo ottobre. In piazza la folla si sta intanto radunando e canta l'inno catalano "Els Segadors" e grida "Libertà", "Indipendenza" e "Via le forze di occupazione spagnole".

 

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Salvini a Pontida si candida a premier e ne ha per tutti: attacca giudici e banche e promette "mano libera" alle Forze dell'ordine. Nasce la nuova Lega "nazionale"?

Il segretario parla ai suoi dal palco del tradizionale raduno bergamasco e ribadisce la linea "post padana" del Carroccio: "Dalle Alpi alla Sicilia riprendiamo in mano il nostro Paese". E annuncia battaglia sui reati d'opinione: "Al governo cancelleremo la legge Mancino e la legge Fiano, le idee non si processano, queste cose si facevano in Unione sovietica". Bossi per la prima volta non viene fatto parlare, Maroni critico - (VIDEO)


FORZE DELL'ORDINE - "Quando saremo al governo daremo mano libera agli uomini e alle donne delle forze dell'ordine per poterci difendere e riportare siurezza onestà e pulizia nelle nostre città". E' un passaggio dell'intervento di Matteo Salvini, nel raduno di Pontida.

"Noi stiamo con le forze dell'ordine, stiamo con chi ci difende senza 'se' e e senza ma'. Se su centinaia di migliaia di poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, forestali e agenti della polizia penitenziaria ce ne sono due che sbagliano, quei due e quei due soli visto che hanno sbagliato, dovranno pagare fino in fondo -afferma-. Ma quando andiamo al governo, daremo mano libera agli uomini e alle donne delle forze dell'ordine per poterci difendere e riportare sicurezza onestà e pulizia nelle nostre città".

GOVERNO - "Da oggi parte una lunga marcia per cambiare il Paese e andare al Governo", dice il segretario federale della Lega Nord. "L'anno prossimo - dice - saremo a Pontida con la Lega e il Centrodestra al Governo e con l'Italia che riparte nel nome del lavoro, della sicurezza e della democrazia. Qualche giudice che vuole fermare un partito o finire sul giornale, magari rispondendo agli ordini di qualcun altro, non può mettere il bavaglio a un milione di militanti".

A chi gli chiede come farà ora la Lega, dopo il sequestro dei conti: "Andiamo avanti senza soldi, aiutati dei cittadini. chiederemo aiuto agli italiani", spiega Salvini. Quanto a Silvio Berlusconi, "non l'ho sentito, ma in questi giorni ho parlato poco al telefono", aggiunge. E su un incontro con il leader di Forza Italia a settembre afferma: "può essere, siamo solo a metà mese".

BOSSI - Quest'anno al raduno di Pontida non ha parlato Umberto Bossi. La decisione l'ha presa il segretario federale, che precisa: "A Pontida ci siamo tutti", anche Umberto Bossi, "ma nei momenti eccezionali parla uno". Dal canto suo, il Senatur ha fatto sapere di essere "abbastanza" arrabbiato per l'esclusione dalla scaletta degli interventi. "Salvini - dice ai giornalisti - mi ha detto che non voleva farmi fischiare, ma è un segnale che devo andarmene via".

MARONI - Che Umberto Bossi non abbia parlato al raduno della Lega, "mi dispiace perché Pontida è Bossi - dice il governatore della regione Lombardia, Roberto Maroni -. La decisione l'ha presa il segretario Matteo Salvini. Per me Bossi a Pontida ha sempre diritto di parola".

VIA LEGGE FIANO E MANCINO - Parlando dal palco, Salvini annuncia che una volta al Governo, "la legge Mancino e la legge Fiano le cancelleremo, perché solo in Unione sovietica processano le idee". "Si comportano come in un regime", aggiunge.

GIUDICI ELETTI DA POPOLO - Il segretario della Lega scalda poi i suoi militanti con una proposta di legge per "giudici eletti direttamente dal popolo". "Devono solo dire 'sì o no'", dice il segretario della Lega Nord. Quanto al sequestro dei conti della Lega, il leader del Carroccio sottolinea: "Se pensano di bloccarci rubando il frutto del nostro lavoro hanno sbagliato a capire, i giudici andassero a sequestrare i conti dei mafiosi in giro per l'Italia perché qui c'è gente per bene".

BANCHE - Citando i casi di Banca Etruria e delle banche venete, Salvini commenta: "Quando andremo al Governo, qualcuno di questi banchieri, di questi signori che oggi, dopo tutto quello che è successo, vanno in giro con l'autista, andrà in galera e sono i loro conti correnti che verranno sequestrati".

VACCINI - Sulla questione dei vaccini obbligatori, Salvini afferma che "sono un regalo miliardario a qualche multinazionale" mentre "un Paese serio e un Paese libero che mette in vena dieci vaccini in poco tempo deve garantire esami gratuiti per-vaccinali". Il segretario della Lega annuncia inoltre che una volta al Governo, abolirà il decreto Lorenzin.

  • Pubblicato in Politica

Pisapia: "Un patto di governo col Pd? Complicato. Ecco il centrosinistra che vorrei". E sulla legge elettorale...

Il pensiero dell'ex sindaco di Milano e leader di Campo progressista a L'Intervista di Maria Latella su Skytg24: "Un accordo tra dem e Forza Italia sarebbe incompatibile con l'elettorato dei due schieramenti. Da parte nostra lavoriamo per un'alleanza capace di trovare sintesi su un programma comune" - (VIDEO)


"Un patto di governo con il Pd è molto complicato di fronte ad una legge proporzionale, gli accordi su un progetto si fanno prima delle elezioni e non dopo. La discussione si fa prima ma questo pare non sia possibile. Da parte nostra lavoriamo per un nuovo centrosinistra capace di trovare sintesi su un programma comune". Lo afferma Giuliano Pisapia, leader di Campo progressista, a L'Intervista di Maria Latella su Skytg24.

"Il nome che avrà lo si deciderà insieme, campo progressista è un'esperienza di buona politica che abbiamo lanciato in tanti a marzo a Roma. Campo progressista mette insieme non solo i tanti disillusi ma tutte le realtà del civismo locale, io vorrei che si tornasse a quella rivoluzione gentile che è presente in tante località del Paese da quelle realtà può ripartire un nuovo centrosinistra che può dare un segnale di dignità e sobrietà nel fare politica", ha detto ancora Pisapia.

"Sarà lui a decidere, sicuramente ha dato un segnale di apprezzamento al progetto anche a una situazione di aperta critica rispettosa verso quello che sta avvenendo a livello nazionale non tanto sugli accordi per la legge elettorale, che non condivido, ma è naturale che si cerchi una più ampia alleanza sulle riforme. Oltre a questo c'è anche l'idea di un'alleanza dopo le elezioni tra destra e un partito che si ritiene di centrosinistra, questo è sbagliato", ha detto poi il leader di Campo Progressista parlando di Romano Prodi e dell'ipotesi che partecipi alla kermesse in programma a luglio.
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"Un patto tra Pd e Fi sarebbe incompatibile con l'elettorato dei due schieramenti come può il Pd che si è opposto alla cancellazione del falso in bilancio fare un'alleanza con chi lo ha cancellato? Io credo che siano punti base che distinguono destra e sinistra e unire il Pd per come è nato con FI è deludere tanti cittadini che lo hanno votato e rischiare per due generazioni di non dare risposte di centrosinistra al paese", ha sottolineato ancora Pisapia.

"Hanno già un'idea di future alleanze, tra di loro e poi sanno perfettamente che in questa situazione hanno maggiore possibilità di presenza parlamentare perché credono di essere solo loro 4 in Parlamento ma questo significa guardare agli interessi del proprio schieramento e non al Paese, è una scelta sbagliata che invece dovrebbe portare ad un patto di fine legislatura per fare le riforme importanti soprattutto quelle già approvate da uno dei rami del Parlamento", ha poi continuato Pisapia a chi gli chiede perché Renzi, Grillo e Berlusconi vogliono la fine anticipata della legislatura.

"Via i capilista bloccati è un piccolo passo avanti che non risolve il problema sollevato dalla Consulta è cioè la governabilità. Speriamo che non sia una legge anticostituzionale, per il momento lo è su due punti: la governabilità e la rappresentanza, due punti principali", ha rilevato poi Pisapia parlando della legge elettorale.

"Lo dicono tutti gli economisti e lo dice indirettamente anche Padoan e l'Europa. In sei mesi si possono terminare tante riforme che darebbero maggiore credibilità a chi si presenta alle elezioni", ha sostenuto infine il leader di Campo Progressista.

Senti l'intervento di Giuliano Pisapia su Sky

Elezioni anticipate, Sala avverte i suoi: "Chi si candida lasci subito la giunta per rispetto della città"

Il sindaco di Milano, a margine delle celebrazioni del 2 giugno per la Festa della Repubblica, parla delle ipotesi di rimpasto nel caso qualche assessore comunale dovesse impegnarsi nelle prossime politiche o regionali che sembrano avvicinarsi: "Non voglio fermare nessuno nelle legittime ambizioni che tutti possono avere, ma le regole sono chiare: "Se qualcuno decide di percorrere un'altra via deve abbandonare l'amministrazione il giorno stesso" - (VIDEO)


Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha parlato al termine della cerimonia dell'alzabandiera per la Festa della Repubblica in Piazza Duomo. Tra i temi affrontati coi giornalisti quello di un possibile rimpasto in giunta, qualora qualche assessore (si è parlato di Carmela Rozza) si candidasse alle prossime elezioni politiche o regionali anticipate.

"Io non voglio fermare nessuno nelle legittime ambizioni che tutti possono avere. Non ritengo - ha dichiarato il primo cittadino - che ci sarà un grandissimo rimpasto, ma le regole sono chiare: se qualcuno decide di percorrere un'altra via, più che legittimamente, deve lasciare il giorno stesso la giunta perché la cosa che non posso permettere è che Milano abbia la sensazione di una giunta disattenta. In ogni caso - ha chiarito oggi Sala - sceglierò come ho sempre fatto con la mia testa come ricostruire la giunta. Onestamente, però, non mi aspetto una grande migrazione, ma chi si candida deve lasciare immediatamente per rispetto della città".

Maroni e il centrodestra unito: "Sostengo sempre il modello Lombardia. Voto anticipato per Parlamento e Regione? Vedremo cosa succede a Roma, ma spero di sì"

Il governatore, che ha firmato il decreto che stabilisce che il referendum per l'Autonomia si terrà domenica 22 ottobre, parla della possibilità che ci siano le elezioni politiche in autunno. A quel punto, dice "perché non accorparle alle regionali come nel 2013? I lombardi risparmierebbero molte risorse" - (VIDEO)


"Avevo ipotizzato gia' mesi fa uno scenario di voto anticipato. Mi pare che oggi si stia andando velocemente in questa direzione". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, a margine della seduta di giunta di oggi, conversando con i giornalisti a proposito di possibili elezioni politiche in autunno. Ipotesi che potrebbe coinvolgere anche la Regione. "Se a Roma decidono di anticipare le consultazioni per il rinnovo del Parlamento, visto che nel 2013 si e' votato regionali e politiche insieme, non vedo perche' non farlo nuovamente. Cosi', i lombardi risparmierebbero anche molte risorse", ha spiegato il Governatore, aggiungendo che per la Lombardia votare in tempi brevi, "per tante cose sarebbe un bene. A fine anno - ha osservato - ci saranno alcune scadenze importanti, come la decisione UE sulle Agenzie, ad esempio. E avere gia' a ottobre un nuovo Governo della Regione Lombardia con una prospettiva di cinque anni e non di cinque mesi, penso possa essere utile".

Legge elettorale, Berlusconi: "Fosse per me sbarramento all'8%. Non si torni alla Prima Repubblica"

Il leader di Forza Italia è intervenuto in Regione Lombardia per la consegna del premio "Rosa Camuna 2017": "Si va verso un sistema proporzionale che è un sistema di giustizia. In un paese dove ci sono tre poli non si può applicare il maggioritario per evidenti ragioni e quindi 20% di elettori e 20% di parlamentari". L'intervista - (VIDEO)


"Oggi leggevo i giornali che dicevano 'Berlusconi è in disaccordo alla soglia del 5%', ma è esattamente il contrario, fosse per me lo porterei all’8%". Lo ha detto il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi durante la cerimonia per la consegna del premio "Rosa Camuna 2017", voluta dalla Regione Lombardia. Berlusconi dunque è tornato a parlare delle consultazioni per la legge elettorale sul modello tedesco.

"Mi sembra che si stia andando verso una legge elettorale condivisa come io ho sempre auspicato e si va verso un sistema proporzionale che è un sistema di giustizia. In un paese dove ci sono tre poli non si può applicare il maggioritario per evidenti ragioni e quindi 20% di elettori e 20% di parlamentari. Credo sia una cosa giusta e in Germania dura da 70 anni", ha affermato l'ex premier che ha auspicato un "centrodestra unito". Lo sbarramento, a suo avviso è "necessario per non tornare ai tempi della Prima Repubblica"e per quanto riguarda la soglia si è detto convinto che "il concorso tra le varie forze politiche sia verso il numero 5".

Martina (Pd): "Referendum sull'Autonomia della Lombardia, siamo alla solita propaganda di Maroni". E sulla legge elettorale...

Il vicesegretario del Partito democratico liquida la consultazione di ottobre accusando il governatore leghista di utilizzare alcuni temi per attrarre consenso: "Se la Regione in questi anni avesse voluto veramente fare un lavoro sul federalismo decentrato avrebbe potuto farlo senza spendere 50 milioni di euro e senza perdere tempo". L'intervista - (VIDEO)


"Adesso il lavoro da fare è chiudere definitivamente con le legge elettorale" ha detto Maurizio Martina, vice segretario del Pd e ministro delle Politiche Agricole che ha aggiunto "C’è un dato certo: la mossa del Pd ad aprire un confronto di questo tipo ha rideterminato il posizionamento di tutte le altre forze politiche. Ma ora dobbiamo chiudere questo ragionamento per il bene del Paese, poi faremo tutte le altre valutazioni del caso".

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