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updated 4:18 PM UTC, Jan 20, 2018

Elezioni anticipate, Napolitano contrario: "Nei Paesi civili si vota a scadenza naturale". Salvini lo massacra: "Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita"

Il leader leghista, rilancia l'accusa di tradimento della Nazione nei confronti dell'ex Presidente della Repubblica che sul quadro politico attuale aveva detto: "Per togliere le fiducia a un governo deve accadere qualcosa. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno". Reagisce anche Giorgia Meloni: "Vergogna! Basta con gli inciuci di palazzo, coi voltagabbana e i prestanome di qualcuno: il popolo sovrano vuole votare ora e scegliere un governo che faccia i suoi interessi #elezionisubito"


 

Nel dibattito sulla fine prima del tempo della legislatura, con conseguente ritorno alle urne, entra anche l'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si dice contrario al voto anticipato.

"Nei paesi civili alle elezioni si va a scadenza naturale e a noi manca ancora un anno", ha detto il senatore a vita. "Per togliere le fiducia a un governo deve accadere qualcosa. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno".

Parole che hanno scatenato la veemente reazione dei fautori della necessità del ritorno urgente alle urne, a cominciare da Matteo Salvini. "Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita", ha scritto su Twitter il leader leghista.

  

Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita.pic.twitter.com/dOGXFKfdMh

Il post di Salvini

 

 

A fargli eco, anche Giorgia Meloni: "Vergogna! Basta con gli inciuci di palazzo, coi voltagabbana e i prestanome di qualcuno: il popolo sovrano vuole votare ora e scegliere un governo che faccia i suoi interessi #elezionisubito".

 

Pd nella bufera, Scalfarotto: "Scissione? Se qualcuno vuole perdere..."

Il sottosegretario allo Sviluppo Economico parla della legge elettorale e delle frizioni all'interno del suo partito che negli ultimi giorni sono aumentate con le prese di posizione molto critiche nei confronti del segretario Renzi di Bersani, che ipotizza la nascita di un "nuovo Ulivo", di D'Alema, Emiliano ed altri: "Ci sono personaggi della nostra politica che hanno servito il Paese per lunghi decenni che dovrebbero prendere atto che la realtà è cambiata e che si sta costruendo una sinistra di governo che si assume le sue responsabilità e non fa solo testimonianza di principi che senza i voti non diventeranno mai realtà". L'intervista de ilComizio.it - (VIDEO)


Matteo Renzi con Pier Luigi Bersani

 

"Se Renzi forza, rifiutando il congresso e una qualunque altra forma di confronto e di contendibilità della linea politica e della leadership per andare al voto, è finito il Pd. E non nasce la cosa 3 di D'Alema, di Bersani o di altri, ma un soggetto ulivista, largo plurale, democratico”. Lo dice Pier Luigi Bersani all'Huffington Post.

L'ex segretario chiede il congresso anticipato e una nuova legge elettorale, altrimenti la strada non potrà che essere quella di una rottura. "Io lavoro per evitarla", sottolinea ma serve un cambio di rotta altrimenti "la sconfitta, andando avanti così, non è evitabile. Napolitano ha ragione, ma io non sto dicendo che non si può votare prima della scadenza naturale. Sto dicendo: andiamoci con ordine, dopo un Congresso e con una legge elettorale decente".

"C’è Renzi nel Pd, ma anche tanti altri. È ora che dicano qualcosa perché così si va a sbattere e si dissolve il Pd. Chiedo che qualcuno apra bocca". Un accenno poi alla polemica sui vitalizi scatenata dalle parole di Matteo Renzi: "Non può insultare il Parlamento. I vitalizi non ci sono più dal 2012 e ci sono qui dentro deputati 30enni che non sono qui ad aspettare i 65 anni per avere qualche euro di contributi. Non so se siano bersaniani o renziani: oggi ne ho visto qualcuno che piangeva".

Replica Matteo Orfini a Carta Bianca su Rai 3: "Bersani vuole rifare l'Ulivo, Rossi parla di socialismo. A questo punto rifacciamo il Pci... Questo gioco dell'oca non funziona molto. Abbiamo fatto il Pd proprio per superare quei partiti che non funzionavano più".

"Qualora ci dovesse essere una accelerazione sul voto non faremo in tempo a fare il Congresso, ma se c'è l'esigenza di ridiscutere con quale candidato andiamo alle elezioni, come chiede Bersani, potremmo tranquillamente trovare il modo di fare le primarie prima delle elezioni" aggiunge Orfini, specificando che "il segretario del partito non ha intenzione di sottrarsi".

A rispondere è anche Arturo Parisi, tra i fondatori dell'Ulivo con Romano Prodi. "Io so una cosa sola - dice Parisi all'Adnkronos - Che nel campo del centrosinistra il segno dell'Ulivo è stato dall'inizio il segno dell'unità. Unità contro ogni separazione e oltre ogni distinzione e provenienza passata".

"Anche quando nel '98 gli ulivisti furono costretti a prendere atto della rottura dell'Ulivo imposta da Cossiga, lo fecero - spiega Parisi - per riprendere con più forza la loro battaglia per l'unità". "Ripeto: dire Ulivo significa dire unità, dirsi ulivisti equivale a dirsi impegnati a frenare e ricucire ogni divisione, e a lavorare per il consolidamento e l'allargamento dell'unità presente", conclude.

(Fonte Adnkronos)

Il lavoro non c'è: disoccupazione giovanile al 40%. L'Italia e gli italiani avranno un futuro?

Preoccupano gli ultimi dati dell'Istat. Il dato generale rimane stabile al 12% ma aumenta la percentuale dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni senza un'attività remunerata


 

Rimane stabile a dicembre il tasso di disoccupazione che si attesta al 12% mentre quello dei 15-24enni - cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) - è pari al 40,1% in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. E' quanto emerge dalle rilevazioni diffuse oggi dall'Istat.

 

La stima dei disoccupati a dicembre è in aumento su base mensile (+0,3%, pari a +9mila); crescita attribuibile alla componente femminile a fronte di un calo per quella maschile e si distribuisce tra le diverse classi di età ad eccezione dei 25-34enni.

Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione dei giovani, invece, dal calcolo sono per definizione esclusi gli inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi.

La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni è in diminuzione nell’ultimo mese (-0,1%, pari a -15mila). Il calo interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Il tasso di inattività è stabile al 34,8%.

Nel periodo ottobre-dicembre alla sostanziale stabilità degli occupati si accompagna la crescita dei disoccupati (+2,6%, pari a +78mila) e il calo delle persone inattive (-0,6%, pari a -78mila).

GLI OCCUPATI - A dicembre la stima degli occupati è stabile rispetto a novembre, sintesi di un aumento per la componente maschile e di un equivalente calo per quella femminile. Aumentano gli occupati di 25-34 anni, mentre calano gli over 35. A crescere, in questo mese, è l’occupazione dipendente a termine mentre calano gli indipendenti. Il tasso di occupazione è stabile al 57,3%.

Nell’arco del trimestre ottobre-dicembre si registra una sostanziale stabilità nella stima degli occupati rispetto al periodo precedente, sia tra gli uomini sia tra le donne. Segnali di crescita si rilevano per ultracinquantenni, dipendenti a termine e indipendenti, mentre si registra un calo per i 15-49enni e i dipendenti permanenti.

(Fonte: Adnkronos)

Caos Pd, Emiliano: "Carte bollate per arrivare al congresso". Orfini e Guerini: "Non conosce lo statuto". Rossi: "Lancio una petizione"

Dopo la dura presa di posizione di Massimo D'Alema che, con il suo "liberi tutti", aveva reso più concreto il rischio di una scissione nel partito, arrivano nuovi affondi. Alzano la voce il presidente di Regione della Regione Puglia e il governatore toscano. Nel mirino il segretario Renzi, difeso da suoi che contrattaccano: "Se ne riparla a dicembre 2017"


 

E' caos nel Pd. L'intervista rilasciata a 'In mezz'ora' da Michele Emiliano, in cui il politico ha espresso la necessità di convocare un congresso, ha aperto una profonda spaccatura del partito. Sulla scia delle parole dell'ex presidente del Consiglio, Massimo D'Alema, il governatore della Puglia si è scagliato contro il segretario del partito, Matteo Renzi perché "non sta rispettando le norme dello Statuto" e "non sta aprendo il congresso". Secondo Emiliano "si può arrivare persino alle carte bollate" per obbligare Renzi a fare il congresso per cui ha esortato l'ex premier ad "iniziare immediatamente la procedura".

Le parole di Emiliano hanno subito ricevuto una pioggia di repliche. "Mi auguro che l'Emiliano magistrato conosca la legge meglio di come l'Emiliano politico conosce lo statuto del suo partito", ha commentato su Twitter il presidente del Pd, Matteo Orfini.

Sulla stessa linea il vice segretario dem, Lorenzo Guerini. "L'unico che non rispetta lo Statuto è chi non lo legge", ha ribattuto Guerini, spiegando che "il congresso viene convocato dall'assemblea nazionale, non dal segretario e va fatto, secondo l'art. 5 dello Statuto del nostro partito, nel dicembre 2017".

E' intervenuto nel dibattito anche il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che ha deciso di lanciare una petizione. "Io proporrò una petizione", ha annunciato Rossi in un'intervista a Controradio, "una petizione di poche righe, rivolta a elettori e iscritti, che vada alla direzione nazionale con la richiesta di convocazione di un congresso immediato".

(Fonte: Adnkronos)

 

Cosa aveva detto D'Alema:

 

Cambiare politica per riconquistare un popolo che ha voltato le spalle ma per cambiare politica il Pd deve cambiare segretario. E' l'opinione di Massimo D'Alema, che ha chiuso l'assemblea di "Scelgo no", i comitati che si sono battuti contro la modifica della Costituzione firmata Renzi-Boschi, sommersa da 20 milioni di voti contrati al referendum del 4 dicembre.

"Questo incontro - ha chiarito subito chiudendo i lavori dell'incontro che si è svolto al centro congressi Frentani - non è una riunione per festeggiare il risultato del referendum. No e Sì sono alle nostre spalle, quel dibattito è chiuso. Il risultato così straordinario è dovuto anche al fatto che, cittadini che non votavano più alle elezioni politiche o alle amministrative, hanno votato il referendum e, tra questi, molti elettori della sinistra. Organizzare queste forze, sviluppare un dibattito, creare i comitati, raccogliere fondi e adesioni", è la missione che d'ora in avanti attende le articolazioni di 'Scelgo no'.

"Noi non stampiamo tessere, non faremo il tesseramento. Non vogliamo generare equivoci e tutti ci direbbero 'ecco vogliono fare un partito, saremmo tormentati da un sistema informativo che è orientato a sostenere l'establishment, l'unica categoria che è stata veramente favorita dal governo in questi anni. Compresi molti proprietari di giornali che non si fanno pregare nel dimostrare la propria gratitudine", ha aggiunto l'ex presidente del Consiglio.

"Abbiamo rotto con il nostro popolo - ha osservato D'Alerma addentrandosi nel dibattito sul partito e sul congresso - certo non è un processo iniziato adesso. Però, non c'è dubbio, che la politica seguita dal governo negli ultimi tre anni ha sicuramente e fortemente accelerato questo processo".

"In questa situazione cosa deve fare il centro sinistra? Precipitare verso le elezioni? Come - ha domandato ancora D'Alema - con quale progetto politico e con quali alleanze? Ho letto che il presidente del Pd ha detto: 'entro 10 giorni o si approva una nuova legge elettorale che vogliamo noi, o si va a votare subito...'. E' sconcertante, io sono sconcertato da questo atteggiamento".

"Quando poi leggo Zanda dire che 'si può andare a votare perché la sentenza della Consulta ha sostanzialmente confermato l'impianto dell'Italicum...' Direbbe il Poeta: 'non so se il riso o la pietà prevale'. Che cosa gli devi dire a uno così. In questi casi è meglio se arriva uno con un camice bianco che gli dice 'stia tranquillo, venga con me, non si agiti'. Passare da una legge super maggioritaria al proporzionale puro e per lui non fa differenza".

"Noi - ha proseguito D'Alema - abbiamo la responsabilità di correre in soccorso di un gruppo dirigente che ha smarrito la ragione. Quello che si deve fare è semplice: il governo deve andare avanti, introdurre qualche elemento di discontinuità almeno sul Jobs act e sulla Buona scuola, perché questo può aiutare il centro sinistra a recuperare consensi e credibilità. Poi bisogna mettere mano alla legge elettorale, discutendo in Parlamento, trovando un compromesso".

"Renzi diceva 'con me sono finiti gli inciuci' ma a me pare che con questa legge elettorale l'unica forma di governo possibile e è un super inciucione, perché, con la proporzionale pura, la somma Pd-Fi non farà maggioranza. Per cui nemmeno l'accordo, che a mio avviso già hanno con Berlusconi, garantisce una maggioranza di governo. Quindi noi rischiamo di avere un governo M5S-Lega, che è la previsione più ragionevole. Non dimentichiamoci che la linea 'al voto al voto' è la linea che abbiamo seguito alle comunali a Roma e sappiamo bene come è andata a finire".

Di conseguenza D'Alema ha sottolineato che "il governo fa quel che deve e il Pd fa il suo congresso, che è necessario per fare un bilancio di questi anni e intraprendere una strada che possa portare credibilmente il nostro partito a fare quel che ora non è in grado di svolgere: essere la forza centrale di un centro sinistra allargato. Io penso che si dovrebbe andare alle elezioni con una lista che vada oltre i confini del Pd e non nel senso del listone Alfano-Pisapia, peraltro già fallito in partenza".

"Il segretario del Pd - ha affermato D'Alema - ha il dovere di convocare il congresso e di spiegare cosa vuole fare. Ritengo si debba lavorare al processo di riorganizzazione del centro sinistra, con una nuova piattaforma politica rispetto ai programmi applicati in questi anni, che ci hanno portato a gravi sconfitte, delle quali un gruppo dirigente che dovrebbe prendersi le responsabilità, anzichè fare finta di nulla".

"Abbiamo lasciato per strada un pezzo fondamentale del nostro mondo e difficilmente lo recupereremo senza un cambio di rotta e, affettuosamente aggiungo, senza un cambio di leadership. Perché non si cambia politica se non si cambia leadership".

"Se invece ci troveremo di fronte alla sordità del gruppo dirigente, se prevarrà l'idea di precipitare verso le elezioni allo scopo di poter uniformare i gruppi parlamentari, senza un progetto di governo e alleanze, al solo scopo di ridurre deputati e senatori all'obbedienza e normalizzare il partito, allora deve essere chiaro che una scelta di questo tipo renderebbe ciascuno di noi libero. Alcuni di noi, quelli che invece ritengono ancora di avere delle responsabilità e degli obblighi nei confronti della sinistra, non sarebbero nemmeno liberi di decidere ma dovrebbero agire".

(Fonte: Adnkronos)

 

Immigrazione, Maroni: "Minniti non cambi idea sui Cie. E Dall'Europa zero risultati. Il 2 febbraio vedrò Donald Trump"

Il presidente della Regione Lombardia auspica che il ministro dell'Interno mantenga i propositi espressi a fine dicembre scorso durante un vertice in Prefettura a Milano e commenta le politiche allo studio dell'Unione Europea che prevedrebbero anche un blocco navale al largo delle coste libiche per controllare le partenze dei barconi: "Da anni Bruxelles fa solo annunci senza alcuna concretezza". L'intervista de ilComizio.it - (VIDEO)


"A Roma Minniti ha parlato dei Cie in maniera diversa rispetto a quanto aveva fatto a Milano. Secondo me, l'ha fatto sotto la pressione di alcuni governatori di centrosinistra che non vogliono i Cie. Se fosse così, mi dispiacerebbe. Io gli do credito, rimango a quanto ha detto a Milano al comitato per l'Ordine e la sicurezza. Spero non cambi idea. Aspettiamo i fatti concreti, perché fino ad ora abbiamo ascoltato solo parole".

Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, conversando con i giornalisti, su precisa domanda de ilComizio.it, a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università degli Studi di Milano, a proposito dell'emergenza immigrazione. Duro il giudizio del governatore sulle politiche allo studio dell'Unione europea: "Da anni l'Ue annuncia, sta pensando, ha programmi... Concretezza zero, risultati zero".

Sempre sollecitato da noi Maroni ha anche detto: "Vedrò il presidente americano Donald Trump il 2 di febbraio al 'National prayer breakfast'". Il presidente lombardo sarà negli Stati Uniti, "fra Washington e New York, e - ha sottolineato - parteciperò a un incontro alle Nazioni Unite sul tema dell'immigrazione. Voglio capire se loro hanno programmi, progetti, idee".

Casa, il viceministro Nencini: "Grandi città a rischio banlieue. Affrontare i problemi dell'immigrazione e della fragilità sociale"

A Palazzo Lombardia il workshop "Abitare nel futuro. Prospettive per le politiche abitative, tra sviluppo urbano ed inclusione sociale", cui ha partecipato anche il rappresentante del governo, oltre a quelli di Comune, Regione, Cassa depositi e prestiti e Fondazione Cariplo. "Da Milano deve partire un progetto pilota per tutto il Paese". La nostra intervista - (VIDEO)


"Vogliamo utilizzare Milano per costruire uno schema flessibile di governo delle grandi città italiane, perché i fenomeni sono e saranno gli stessi: forti migrazioni, forte fragilità sociale e questi due fattori o cominciano a essere affrontati o, altrimenti, anche noi rischiamo le banlieue parigine. Siamo qui per un progetto pilota: Milano è la porta per il futuro". Lo ha dichiarato il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Riccardo Nencini, a margine del workshop "Abitare nel futuro. Prospettive per le politiche abitative, tra sviluppo urbano ed inclusione sociale", che si è tenuto a Palazzo Lombardia, sede dell'amministrazione regionale, alla presenza oltre che del governo, del Comune di Milano, della Regione, della Cassa depositi e prestiti e della Fondazione Cariplo.

Milano, Sala: "Affrontare il problema della casa in una Milano che sta cambiando"

Il sindaco parla a margine a margine del workshop "Abitare nel futuro. Prospettive per le politiche abitative, tra sviluppo urbano ed inclusione sociale" a Palazzo Lombardia cui hanno partecipato oltre al Comune, la Regione, il Governo, la Cassa depositi e prestiti e la Fondazione Cariplo. Un momento di riflessione e confronto sulle politiche urbane realizzate e in corso di realizzazione. "E'finita l'epoca delle speculazioni edilizie", dice il primo cittadino della metropoli. La nostra intervista - (VIDEO)


"Milano può essere un buon laboratorio per un paio di motivi: stiamo lavorando bene insieme tra Comune, Regione, Fondazione Cariplo e Cassa depositi e prestiti, quindi un modello condiviso; secondo, Milano sta cambiando, è destinata a diventare la città più giovane d'Italia ma è chiaro che, a livello di abitare, c'è un bisogno". Lo ha dichiarato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, a margine del workshop "Abitare nel futuro. Prospettive per le politiche abitative, tra sviluppo urbano ed inclusione sociale", che si è tenuto a Palazzo Lombardia, sede dell'amministrazione regionale. "Io penso - ha aggiunto Sala - che stia radicalmente cambiando la situazione: penso e spero che sia finita l'epoca delle speculazioni edilizie e che si vada verso un modello di affitto residenziale a canoni calmierati e adeguati, come in tutta Europa". "Quindi, bene investire ancora in immobili ma - ha concluso - accettando rendimenti bassi ma sicuri e andando incontro alle esigenze della gente". 

Pensioni, Boeri contro il governo: "La manovra scarica gli oneri sulle generazioni future. Sistema iniquo"

Il presidente dell'Inps demolisce la riforma contenuta nella Legge di Stabilità che favorirebbe i pensionati "ricchi", senza preoccuparsi di chi verrà dopo: "Aumenta il debito implicito, in Italia c'è un problema serio di povertà"


"Questa è una manovra ma che fa aumentare il debito implicito e ogni manovra che lo fa scarica oneri sulle generazioni future. E questa è una manovra che lo fa in modo non irrilevante". Così il presidente dell'Inps, Tito Boeri, a Tutto pensioni 2017 del Sole 24 Ore riferendosi alle innovazioni introdotte con la Legge di stabilità. Per Boeri la manovra "aumenta la spesa pensionistica aumentando la generosità di trattamenti su categorie che hanno già fruito di trattamenti più vantaggiosi di chi ne fruirà in futuro". Il presidente dell'Inps ha puntato l'indice sull'estensione della 14/a, dando un giudizio sostanzialmente positivo sull'Ape sociale. "L'intervento sulla 14/a può venire a premiare delle persone che si trovano in famiglie dove ci sono altre persone che hanno pensioni elevate o patrimoni ingenti". Mentre in Italia "c'è un problema molto serio di povertà. Se guardiamo i dati sui consumi è raddoppiata negli anni della crisi nella fascia al di sotto dei 65 anni, e su questo continuiamo a non intervenire in modo sistematico".

"Nell'ambito del sistema pensionistico permangono forti iniquità, differenze di trattamento macroscopiche anche alla stessa generazione, e su questo fin qui non si è intervenuti" ha aggiunto. Per questo per Boeri bisogna sempre guardare al debito implicito, su cui ha spiegato, "ho visto tanto scetticismo". Il debito implicito, ha invece concluso, "è l'insieme delle impegni presi dallo Stato nei confronti degli attuali contribuenti, pensionati e contribuenti futuri. E se si dice che il debito implicito è qualcosa che non ha valore si sta implicitamente dicendo che in futuro si taglieranno le pensioni".

 Conoscere l'entità del debito implicito in ogni riforma del sistema pensionistico è fondamentale per l'equità intergenerazionale, ha più volte ribadito il presidente dell'Inps. "Se avessimo avuto calcoli del debito implicito negli anno '60, '70 e '80 le 'baby pensioni' non sarebbero state introdotte perché ci si sarebbe resi conto degli oneri pesantissimi che introducevano".

Le nuove possibilità offerte dal sistema pensionistico, come l'Ape sociale e l'Ape volontaria, genereranno una grande domanda di informazione e l'Inps per rispondervi deve avere nuovo personale. Ha spiegato Boeri. "Dopo tanti anni in cui erano state inasprite le condizioni anagrafiche e contributive per andare in pensione, c'è una parziale liberalizzazione, molto selettiva però che spingerà molte persone a chiedere maggiori informazioni. Noi siamo impegnati come Inps a fare una campagna di informazione a vasto raggio. Chiediamo al parlamento e al governo di aiutarci in questa operazione dandoci la flessibilità di assumere. L'Inps sta perdendo circa 100 dipendenti ogni mese. Abbiamo bisogno per poter essere presenti sul territorio, per andare incontro alle richieste e alla domande dei pensionandi, di rafforzare la nostra presenza".

In arrivo 150 mila buste arancioni su Ape - Un kit informativo pubblicato sul sito istituzionale e 150mila buste arancioni integrate con le informazioni sulle innovazioni pensionistiche, dirette soprattutto alla platea interessata all'Ape sociale, l'anticipo pensionistico. Così l'INPS si appresta a rispondere alle domande di informazioni su novità introdotte dalla legge di bilancio 2017 che arrivano dai pensionandi. A spiegarlo è stato lo stesso presidente Tito Boeri a Tutto pensioni 2017 - Il Sole 24 Ore. "Obiettivo della campagna è spingere il maggior numero di persone ad avere una identicità digitale per interloquire con noi, per avere man mano informazioni e simulazioni su questa innovazione dell'Ape". Interessata è una platea di 285.000 persone, che hanno i requisiti per eccedere alla misura, di cui però la maggior parte già dotate delle credenziali per l'accesso al sito".

(Fonte Ansa)

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