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updated 3:55 PM CEST, Oct 21, 2017

Salvini freddo con Berlusconi: "Premier chi prende più voti? Non ho bisogno del suo permesso". E sul Milan: "Sono profondamente depresso"

"Non ho bisogno del suo permesso per chiedere il voto ai cittadini italiani per cambiare questo Paese. Ho letto che ha già fatto tutto: programma, squadra di Governo con ministri e viceministri. Se avremo tempo e modo ci incontreremo altrimenti più avanti". Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, a margine dell'inaugurazione dell'Esposizione Internazionale sull'ospitalità a Rho Fiera Milano, replica così, in modo anche un po' brusco, alle parole di del leader di Forza Italia che nei giorni scorsi, insieme al governatore lombardo Maroni, aveva parlato di piena sintonia col Carroccio anche su programma e possibile governo futuro - (VIDEO)

Il referendum in Catalogna cambierà anche questa Europa? in arrivo altre quattro consultazioni

Dopo la Catalogna andata al voto Domenica 1 Ottobre, altre quattro regioni appartenenti ad altrettanti stati europei, hanno previsto un referendum per l'autonomia o l'indipendenza entro la fine del 2018


I catalani sono stati chiamati al voto per decidere l'indipendenza della loro regione, un voto che ha tenuto e tiene ancor oggi alte le tensioni tra Barcellona e Madrid che minaccia l'abolizione dell'articolo 155 e quindi cancella in sostanza l'autonomia della regione catalana. Ma se analizziamo lo stato delle cose, alla fine nulla potranno ottenere nel breve i catalani, un risultato positivo che Madrid non accetta, non perchè poco democratica ma perchè non può permettersi di perdere una delle sue regioni più attive sul lato economico. Una situazione in cui anche altre quattro regioni di stati europei rischiano di ritrovarsi nei prossimi mesi, con il rischio di uno scontro frontale con il loro stato sovrano.

22 ottobre in Veneto e Lombardia. Siamo un paese giovane, uniti solo nel 1871. Da qui le forti identità regionali e anche qualche desiderio di indipendenza. In Veneto e in Lombardia si terranno un referendum sulla loro indipendenza o meglio, autonomia fiscale. Annunciato nel mese di marzo dai leader delle due regioni e sponsorizzato in primis dalla Nuova Lega di Matteo Salvini, sarà puramente un referendum consultivo e non avrà alcun valore legale. L'obiettivo? Mettere pressione su Roma nel campo fiscale. Veneto e Lombardia, che insieme rappresentano un quarto del PIL italiano, danno oggi al governo centrale circa 70 miliardi di euro all'anno. Per quanto riguarda il risultato di questa consultazione, i governi delle due regioni vogliono ridurre questa somma a 14 miliardi. Come dicevamo grande l'ottimismo della Nuova Lega di Matteo Salvini che nel 2014 fece un sondaggio su internet, il cui risultato fu ampiamente a favore di una autonomia fiscale. In generale quale valore può avere un sondaggio web? purtroppo solo quello di alzare il gradimento di chi vuole ottenere consensi populisti e muovere l'opinione pubblica. 

25 aprile 2018 nelle Isole Faroe Questo arcipelago, che si trova a metà strada tra il Regno Unito e l'Islanda, è tornato alla sovranità danese nel 1386. Le isole, popolate da circa 50.000 abitanti, dal 1948 hanno uno status speciale che da loro ampia autonomia ... insufficiente a giudicare oggi i sostenitori dell'indipendenza. L'idea di un vecchio referendum è stata a lungo ostacolata da una grave crisi economica, causata del crollo dell'industria della pesca. Nel 2004, gli indipendenti finalmente hanno votato. Il 50,72% dei Ferroviari (su un monte votanti che ha raggiunto il 91,1% della popolazione), hanno dichiarato di essere favorevoli all'indipendenza. Ma Copenaghen rifiuta di prendere in considerazione questo risultato. Lo scorso febbraio, tuttavia, il governo di Faroe ha dato notizia che terrà un referendum per l'autonomia il 25 aprile 2018.

Autunno 2018 in Scozia . La Scozia  proporrà alla sua popolazione un referendum nell'autunno del 2018. Un possibile divorzio che avverrebbe dopo "311 anni di matrimonio". Fu infatti nel 1707 che il trattato di Unione fu firmato tra il Regno d'Inghilterra e il Regno di Scozia. Una idea di separazione nata e rafforzata dopo la decisione del Regno Unito di lasciare l'Unione europea, gli scozzesi sono "eurofili", in quell'occasione il 62% si espresse per rimanere all'interno dell'UE. Lo scorso marzo, il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon ha annunciato il referendum, ma nulla ci dice che la Scozia prenda il volo da sola. La sua economia, fortemente dipendente dal petrolio, sarebbe stata indebolita e l'istituzione di un vero confine con il Regno Unito, non sarebbe una buona notizia per le relazioni commerciali con i vicini più prossimi. Purtroppo per gli scozzesi esiste un ostacolo molto duro da superare: per tenere ilreferendum, Edimburgo dovrebbe prima accordarsi con Londra e ottenere il benestare reale. E per il momento, Westminster fa finta di non sentire.

Un referendum in Corsica ...  Giovedì scorso durante l'assemblea corsa, il Presidente della Giunta, Gilles Simeoni, dal partito nazionalista "Per la Corsica", ha messo le cose in chiaro: "L'autodeterminazione è il processo con cui il popolo democraticamente e liberamente svolge le sue scelte essenziali. Una nozione questa che non deve creare alcun pregiudizio istituzionale, ma che ci deve far riflettere sulla necessità di un referendum per l'indipendenza, questo orientamento non è ancora nel programma ma potrebbe entrarci nel breve periodo".

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Sanzioni alla Russia, in tre anni ci sono costate 30 miliardi di euro

Una nuova ricerca dell'Istituto austriaco di ricerca economica (WIFO) dice che le sanzioni economiche dell'UE contro la Russia, introdotte tre anni fa, sono costate molti miliardi di euro ai paesi europei.


L' indagine , condotta su richiesta del Parlamento europeo e pubblicata venerdì, ha mostrato che le esportazioni dell'UE verso la Russia, dal 2014 hanno visto una diminuzione annuale pari al 15,7 per cento, raggiungendo in questi giorni la pesante soglia del 40%.

Le sanzioni dell'UE contro la Russia sono state introdotte nel 2014 per il presunto coinvolgimento del paese nel conflitto nell'Ucraina orientale. Le sanzioni riguardano principalmente i settori finanziari, energetici e di difesa della Russia e colpiscono anche alcuni funzionari governativi, uomini d'affari e figure pubbliche. Mosca ha risposto imponendo un embargo sui prodotti agricoli, sui prodotti alimentari e sulle materie prime dei paesi che hanno aderito alle sanzioni anti-russe. Da allora le parti hanno più volte ampliato e ampliato le misure restrittive, ricordiamo che prima delle sanzioni la Russia era il primo partner commerciale per la UE, oggi la Russia si colloca al quinto posto dietro gli Stati Uniti, la Svizzera, la Cina e la Turchia.

Il WIFO ha calcolato che le esportazioni UE in Russia sono passate da un fatturato di 120 miliardi di euro di quattro anni fa, ai 72 miliardi di euro del 2016.

Secondo la ricerca, lo stato più colpito è stato Cipro, in quanto l'esportazione verso la Russia è diminuita del 34,5 per cento negli ultimi due anni; La Grecia ha subito una caduta del 23,2%; Le esportazioni della Croazia sono diminuite del 21 per cento.

Le esportazioni austriache in Russia sono diminuite di quasi il 10% circa 1 miliardo di euro, la Polonia e il Regno Unito hanno perso 3 miliardi di euro ciascuno. 

L'Italia si colloca a metà classifica con una perdita del 15% nei tre anni, le imprese italiane hanno perso più di 10 miliardi di euro a causa delle sanzioni dell'UE contro il governo di Mosca. "Le relazioni altalenanti e molto tese tra la Russia e l'UE hanno colpito molti settori dell'economia italiana: le sanzioni anti-russe sono controproducenti", ha dichiarato il capo del dipartimento commerciale russo, Sergey Cheremin a margine della sua conferenza su "i nuovi rapporti commerciali tra Italia e Russia", appena terminata. 

E ha aggiunto, "la guerra commerciale ha già portato ad una perdita totale di oltre 10 miliardi di euro a causa della riduzione delle esportazioni di beni italiani in Russia, solo il Veneto ha perso più di 3 miliardi di euro, in quanto il complesso agroindustriale della regione è stato il più colpito". Solo nel 2016, il commercio tra Mosca e le società italiane è sceso del 4,6% passando a 4,3 miliardi di dollari. Tuttavia vediamo una piccola luce all'orizzonte, dal primo trimestre di quest'anno, il commercio tra ha cominciato di nuovo a crescere..

Il presidente della Camera di commercio italiana-russa, Rosario Alessandrello, ha dichiarato che la risposta della Russia alle sanzioni dell'UE, ha colpito l'economia italiana e in particolare le piccole e medie imprese del nostro paese. L'Italia ha perso 11-12 miliardi di euro nelle esportazioni e 200.000 posti di lavoro a causa delle contromisure russe, spiega il funzionario, aggiungendo che la Russia è il mercato commerciale più vicino e più adatto agli italiani. "Anche i mercati sud e nordamericani possono essere interessanti, ma non possono sostituire la Russia" , ha aggiunto Alessandrello, "l'Italia non può permettersi di perdere il mercato Russo". La piccola presenza di piccole società italiane sul mercato russo ha reso l'Italia più vulnerabile rispetto alla Germania, rappresentata in Russia da un gran numero di grandi imprese. Sempre secondo Alessandrello, quasi 70 aziende italiane si sono delocalizzate spostando la loro produzione direttamente in Russia, "Due anni fa hanno iniziato a investire nella localizzazione per mantenere il mercato non solo attraverso le importazioni, ma anche attraverso la produzione completa o parziale direttamente sul territorio". 

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Sanzioni alla Russia, in tre anni ci sono costate 30 miliardi di euro

Una nuova ricerca dell'Istituto austriaco di ricerca economica (WIFO) dice che le sanzioni economiche dell'UE contro la Russia, introdotte tre anni fa, sono costate molti miliardi di euro ai paesi europei.


L' indagine , condotta su richiesta del Parlamento europeo e pubblicata venerdì, ha mostrato che le esportazioni dell'UE verso la Russia, dal 2014 hanno visto una diminuzione annuale pari al 15,7 per cento, raggiungendo in questi giorni la pesante soglia del 40%.

Le sanzioni dell'UE contro la Russia sono state introdotte nel 2014 per il presunto coinvolgimento del paese nel conflitto nell'Ucraina orientale. Le sanzioni riguardano principalmente i settori finanziari, energetici e di difesa della Russia e colpiscono anche alcuni funzionari governativi, uomini d'affari e figure pubbliche. Mosca ha risposto imponendo un embargo sui prodotti agricoli, sui prodotti alimentari e sulle materie prime dei paesi che hanno aderito alle sanzioni anti-russe. Da allora le parti hanno più volte ampliato e ampliato le misure restrittive, ricordiamo che prima delle sanzioni la Russia era il primo partner commerciale per la UE, oggi la Russia si colloca al quinto posto dietro gli Stati Uniti, la Svizzera, la Cina e la Turchia.

Il WIFO ha calcolato che le esportazioni UE in Russia sono passate da un fatturato di 120 miliardi di euro di quattro anni fa, ai 72 miliardi di euro del 2016.

Secondo la ricerca, lo stato più colpito è stato Cipro, in quanto l'esportazione verso la Russia è diminuita del 34,5 per cento negli ultimi due anni; La Grecia ha subito una caduta del 23,2%; Le esportazioni della Croazia sono diminuite del 21 per cento.

Le esportazioni austriache in Russia sono diminuite di quasi il 10% circa 1 miliardo di euro, la Polonia e il Regno Unito hanno perso 3 miliardi di euro ciascuno. 

L'Italia si colloca a metà classifica con una perdita del 15% nei tre anni, le imprese italiane hanno perso più di 10 miliardi di euro a causa delle sanzioni dell'UE contro il governo di Mosca. "Le relazioni altalenanti e molto tese tra la Russia e l'UE hanno colpito molti settori dell'economia italiana: le sanzioni anti-russe sono controproducenti", ha dichiarato il capo del dipartimento commerciale russo, Sergey Cheremin a margine della sua conferenza su "i nuovi rapporti commerciali tra Italia e Russia", appena terminata. 

E ha aggiunto, "la guerra commerciale ha già portato ad una perdita totale di oltre 10 miliardi di euro a causa della riduzione delle esportazioni di beni italiani in Russia, solo il Veneto ha perso più di 3 miliardi di euro, in quanto il complesso agroindustriale della regione è stato il più colpito". Solo nel 2016, il commercio tra Mosca e le società italiane è sceso del 4,6% passando a 4,3 miliardi di dollari. Tuttavia vediamo una piccola luce all'orizzonte, dal primo trimestre di quest'anno, il commercio tra ha cominciato di nuovo a crescere..

Il presidente della Camera di commercio italiana-russa, Rosario Alessandrello, ha dichiarato che la risposta della Russia alle sanzioni dell'UE, ha colpito l'economia italiana e in particolare le piccole e medie imprese del nostro paese. L'Italia ha perso 11-12 miliardi di euro nelle esportazioni e 200.000 posti di lavoro a causa delle contromisure russe, spiega il funzionario, aggiungendo che la Russia è il mercato commerciale più vicino e più adatto agli italiani. "Anche i mercati sud e nordamericani possono essere interessanti, ma non possono sostituire la Russia" , ha aggiunto Alessandrello, "l'Italia non può permettersi di perdere il mercato Russo". La piccola presenza di piccole società italiane sul mercato russo ha reso l'Italia più vulnerabile rispetto alla Germania, rappresentata in Russia da un gran numero di grandi imprese. Sempre secondo Alessandrello, quasi 70 aziende italiane si sono delocalizzate spostando la loro produzione direttamente in Russia, "Due anni fa hanno iniziato a investire nella localizzazione per mantenere il mercato non solo attraverso le importazioni, ma anche attraverso la produzione completa o parziale direttamente sul territorio".

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Ue, Juncker insulta gli Stati membri: "Stupito dall'ignoranza dei leader nazionali". E vuole togliere l'unanimità sulla politica estera comune

Affondo del presidente della Commissione contro le cancellerie dei Paesi europee che non sono d'accordo con lui. E sull'euro e Schengen dice...


Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, a otto giorni dal discorso sullo Stato dell'Unione, replica alle reazioni arrivate dalle capitali ad alcune delle sue proposte, come quella di decidere a maggioranza qualificata in materia di politica estera, rinfacciando ad alcuni capi di Stato e di governo la loro "ignoranza"in materia dei trattati Ue. "Le nuove ambizioni nella politica di difesa - ha detto Juncker, durante la plenaria del Comitato Economico e Sociale Europeo a Bruxelles - non hanno alcun senso se noi siamo bloccati dall'unanimità a livello di Consiglio dei ministri sulla politica estera". 

"Sono molto sorpreso, devo dire - ha continuato - di vedere che in molti Paesi, e anche a livello di capi di Stato e di governo, ci si sia stupiti: ricordare le disposizioni del trattato e destare sorpresa ricordandole, dimostra la condizione di ignoranza di molti di coloro che pretendono di poter dirigere in ogni circostanza l'Europa". 

"Lo stesso vale per l'euro - ha proseguito Juncker - non ho proposto, mercoledì scorso davanti al Parlamento, di fare degli Stati membri non euro degli Stati membri dell'Eurozona".

"Ho semplicemente ricordato - ha detto ancora Juncker - quello che prevede il Trattato, cioè che tutti gli Stati, salvo la Danimarca e la Gran Bretagna, che lascerà l'Unione, che rispondono ai criteri hanno non solo il diritto, ma anche il dovere di divenire membri dell'Eurozona". 

"La mia intenzione - ha continuato - non è di forzare la marcia dei Paesi non euro verso il paradiso monetario, che non esiste, ma di dire che, se volete, vi aiuteremo a concretizzare la volontà di entrare, ragione per la quale ho proposto degli strumenti di preadesione". 

"Lo stesso - ha concluso il presidente della Commissione - vale per Schengen: perché rifiutare ai nostri amici bulgari e romeni l'ingresso nell'area Schengen, dal momento che dal 2013 rispettano tutti i criteri? Si tratta delle disposizioni del trattato, senza forzare la mano a nessuno".

(Fonte: Adnkronos)

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Catalogna, tensione alle stelle: la polizia spagnola compie 14 arresti tra i rappresentanti del governo di Barcellona

La Guardia civil irrompe negli uffici della Generalitat con l'obiettivo di stoppare ogni attività, istituzionale, tecnica e logistica, legata al referendum per l'indipendenza in programma il primo ottobre. Per Madrid la consultazione non si deve tenere, costi quel che costi. Proteste di piazza, ma Rajoy commenta: "Dai giudici l'unica risposta possibile" - (VIDEO)


La polizia spagnola ha arrestato il segretario dell'Economia della Catalogna Josep Maria Jové durante un raid in diversi uffici governativi. Lo riferiscono fonti all'interno del governo regionale parlando di un totale di 14 funzionari e politici finiti in manette La Guardia Civil è entrata negli uffici locali dell'economia, degli interni, degli affari esteri, del welfare, delle telecomunicazioni e delle imposte. Jové è il braccio destro del presidente dell'opposizione della Catalogna Oriol Junqueras.

La mossa, che costituisce una svolta nella strategia di Madrid per impedire il referendum sull'indipendenza del primo ottobre, ha provocato la protesta spontanea di migliaia di persone, che sono scese in piazza in difesa delle istituzioni catalane, bloccando alcune strade del centro di Barcellona. 
Il presidente Carles Puigdemont ha immediatamente convocato una riunione urgente del suo governo. "Stanno attaccando le istituzioni di questo paese, quindi i cittadini. Non lo permetteremo" ha reagito su twitter Junqueras. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha detto che la risposta di Madrid alla sfida dell'indipendenza catalana "non può essere diversa da quella decisa".

Nell'aula del Congresso dei deputati spagnolo a Rajoy si è duramente contrapposto il dirigente della sinistra repubblicana catalana Gabriel Rufian: "Tolga le sue sporche mani dalla Catalogna" gli ha intimato. Il blitz contro le istituzioni catalane ha provocato la dura reazione anche di Podemos: "È una vergogna" ha detto il segretario Pablo Iglesias, "in Spagna tornano a esserci detenuti politici". Il sindaco di Barcellona Ada Colau, eletta con Podemos, ha denunciato "uno scandalo democratico". Continuano inoltre le perquisizioni della polizia spagnola e i sequestri di materiale elettorale per il referendum. Secondo la tv pubblica Tve la polizia spagnola ha sequestrato ieri negli uffici di una società di posta privata 45mila convocazioni inviate per la costituzione dei seggi elettorali. Il ministro delle finanze spagnolo Stobal Montoro intanto ha confermato il blocco delle finanze del governo di Barcellona deciso venerdì dal governo di Madrid.

Centinaia di persone stanno scendendo in strada, in queste ore a Barcellona, in risposta all'appello del presidente del Parlamento catalano Jordi Sanchez, che ha esortato a una manifestazione pacifica davanti al ministero regionale dell'Economia, dopo le perquisizioni negli uffici del governo e l'arresto di 13 funzionari. Lo riferisce La Vanguardia, mentre il premier spagnolo Mariano Rajoy ha chiesto al presidente catalano Carles Puigdemont di fare "marcia indietro" e di "rispettare la legge", rinunciando al referendum sull'indipendenza del primo ottobre. In piazza la folla si sta intanto radunando e canta l'inno catalano "Els Segadors" e grida "Libertà", "Indipendenza" e "Via le forze di occupazione spagnole".

 

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Immigrazione, i sindaci della Lega dicono no al Protocollo per l'accoglienza dei richiedenti asilo: "Pronti a fare blocchi stradali"

Protesta davanti alla Prefettura di Milano di alcuni amministratori di Comuni dell'area metropolitana che non accettano il piano di distribuzione degli aspiranti profughi voluto dal governo e ratificato oggi alla presenza del ministro Minniti proprio a Palazzo Diotti. Le nostre interviste - (VIDEO)


Una delegazione di sindaci leghisti della Città Metropolitana di Milano ha manifestato fuori dalla Prefettura di Milano per dire "no" al Protocollo, alla cui firma era presente anche il ministro dell'Interno, Marco Minniti, redatto dalla Prefettura per distribuire i profughi tra i vari Comuni del Milanese.

I sindaci del Carroccio, con la fascia tricolore, hanno inteso esprimere la loro contrarietà "perché - ha spiegato il sindaco di Parabiago Raffaele Cucchi - non abbiamo le risorse da destinare nemmeno ai nostri cittadini e il nostro personale sarebbe chiamato a far fronte ad un lavoro insostenibile".

"Siamo qui per dire no - ha aggiunto il capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Milano, Alessandro Morelli - a un piano imposto dal prefetto senza che i sindaci siano stati consultati: e sono i sindaci ad essere stati eletti e non il prefetto".

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